L’INAIL HA UFFICIALMENTE CONFERMATO L’ORIGINE PROFESSIONALE DELLA MALATTIA, PER AMIANTO, A PASQUALE RUSSO, DIPENDENTE DELLA SEDE RAI DI NAPOLI, DECEDUTO ALL’ETÀ DI 76 ANNI PER MESOTELIOMA PLEURICO IL 31 AGOSTO 2020. L’UOMO AVEVA PRESTATO SERVIZIO PER L’EMITTENTE RADIOTELEVISIVA DAL 1977 AL 2007, DATA DEL PENSIONAMENTO. COME SI LEGGE NELL’ESPOSTO DENUNCIA PRESENTATO DALLA VEDOVA, ASSUNTA ATARDO, “QUALE CAPO OPERAIO COSTRUTTORI, IN FALEGNAMERIA E IN PARTE NEGLI STUDI TELEVISIVI PER MONTAGGIO E SMONTAGGIO RELATIVE ALLA REALIZZAZIONE DI COSTRUZIONI SCENOGRAFICHE PER PRODUZIONI IN STUDIO ED ESTERNO”
Ancora morti in RAI
Pasquale Russo morto di mesotelioma per aver respirato amianto mentre lavorava in Rai
Dopo i decessi di Mariusz Marian Sodkiewicz, (lo scorso 13 maggio) e del giornalista Franco Di Mare (17 maggio) entrambi causati dal mesotelioma, la RAI Radiotelevisione italiana S.p.A è scossa da un altro tragico evento, che impone la presa d’atto di un rischio che deve essere affrontato e risolto.
La figlia Lucia di Pasquale Russo ha deciso, così, di rivelare la storia del suo papà, che aveva lavorato per programmi come “Avanspettacolo”, “Domenica In”, “Sotto le stelle”, “Furore”, “Blu Notte”, “Un posto al Sole” e tanti altri.
Il fatto
Durante il periodo in cui prestava servizio in RAI, Pasquale utilizzava l’amianto e materiali che contenevano questa sostanza nel corso delle sue mansioni, specificamente nell’allestimento delle scene.
Tuttavia, non aveva ricevuto alcuna informazione preventiva riguardo la pericolosità di tali materiali e il loro potenziale rischio per la salute, compreso il rischio di sviluppare il cancro. «Quando chiedemmo a mio padre come fosse possibile che avesse dell’amianto nei polmoni, ci stupì dicendo che in RAI, oltre ad essere stato presente in parte della struttura, poi bonificata, l’amianto veniva utilizzato spesso dai costruttori, per degli anni, finché non fu smaltito completamente». Così commenta Lucia Russo. «Ci raccontò, ad esempio, che si usavano i fogli di amianto nella costruzione di camini da scena, oppure “per tagliare le vie di fuga”. Insomma per diverse costruzioni».
«Quanto ai controlli sanitari sui dipendenti RAI, – prosegue Lucia – avvenivano ogni sei mesi e comprendevano visite mediche tra cui radiografie al torace, esami del sangue e elettrocardiogrammi. Nonostante queste procedure, mio padre non ha mai avuto informazioni della pericolosità dell’amianto né di eventuali problemi di salute correlati».
I primi sintomi della malattia da amianto
Russo aveva lavorato per programmi come “Avanspettacolo”, “Domenica In”, “Sotto le stelle”, “Furore”, “Blu Notte”, “Un posto al Sole” e tanti altri
A maggio 2020, Pasquale iniziava a mostrare i primi sintomi di spossatezza, fastidi allo stomaco e al fianco, e qualche colpo di tosse. A luglio 2020, dopo una serie di esami e una TAC, gli fu diagnosticato un mesotelioma.
Il 24 agosto 2020, consapevole del fatto che non gli restasse molto tempo da vivere, chiamò a sé i figli e la moglie, «ci ringraziò per tutto ciò che avevamo fatto e chiese di essere accompagnato con la terapia del dolore. Mio padre morì il 31 agosto 2020», conclude Lucia.
«È quantomai opportuno e doveroso che la RAI esegua e porti a termine la bonifica, così da smaltire l’amianto non ancora bonificato, e così da evitare ulteriori esposizioni professionali a polveri e fibre di amianto, oltre che risarcire le vittime, come il caso Russo Pasquale, senza ulteriori ritardi». A dichiararlo, l’avv.Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari della vittima.
L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza per le vittime di amianto e/o mesotelioma. Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente scrivere all’associazione attraverso ilsito istituzionale, e/o telefonare al numero verde 800 034 294. L’associazione interverrà con una consulenza gratuita e con l’assistenza medica e legale, se richieste.
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto
DI AMIANTO IN MARINA MILITARE NE ERANO ZEPPE LE UNITÀ NAVALI DI VECCHIA GENERAZIONE. SALVATORE, UN LUOGOTENENTE, SI È AMMALATO DI ASBESTOSI POLMONARE A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO. ASSISTITO DALL’AVV. EZIO BONANNI E DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO ED È STATO EQUIPARATO ALLE VITTIME DEL DOVERE. IL DANNO BIOLOGICO È PARI AL 17%. PER QUESTI MOTIVI, HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO E LA LIQUIDAZIONE DELLA SPECIALE ELARGIZIONE PER CIRCA 50MILA EURO. DOPO L’ISTRUTTORIA E L’ACCERTAMENTO MEDICO LEGALE, A FRONTE DELLE SPECIFICHE RESPONSABILITÀ, IL TAR HA LIQUIDATO UN ULTERIORE IMPORTO DI 50MILA EURO
La battaglia di Salvatore: una storia di esposizione e ingiustizia
La presenza di amianto nelle navi della Marina Militare ha causato l’asbestosi a un ex militare
Salvatore, 63enne originario di Palermo, ha prestato servizio nella Marina Militare dal 1978 al 2014, come capo radiotelegrafista di bordo. Durante questo periodo, ha svolto le sue attività a terra, negli arsenali e a bordo per 17 anni e 11 mesi, di cui circa 12 anni nei sommergibili della classe “Toti”.
Durante questo periodo, Salvatore ha subito una massiccia esposizione all’amianto, utilizzato come materiale coibente e isolante. Nonostante fosse ben nota da tempo la lesività dell’amianto, Salvatore non fu mai informato dalla Marina Militare, né dotato di strumenti di protezione individuale.
Nel 2005, seguendo le indicazioni del ministero della Difesa, Salvatore aveva presentato una domanda all’INAIL di Siracusa per il riconoscimento dell’esposizione all’asbesto, al fine di ottenere i benefici previdenziali previsti dalla legge. Nel 2013, però, l’INAIL aveva riconosciuto l’esposizione solo per un periodo inferiore ai dieci anni, dal 1986 al 1995, ignorando il periodo più lungo dichiarato dallo stesso dicastero.
La richiesta del riesame
Questo riconoscimento parziale ha avuto conseguenze significative: il militare non ha potuto accedere ai benefici previdenziali completi previsti dal comma 8 dell’art. 13 della legge n. 257/1992, subendo un ritardo nel raggiungimento dei requisiti pensionistici e ricevendo una prestazione pensionistica ridotta. Per tali motivi, aveva chiesto il riesame della sua istanza all’INAIL di Siracusa, senza tuttavia ricevere alcuna risposta.
Nel 2014, Salvatore ha ottenuto il congedo per infermità. Sia il ministero della Difesa sia INAIL avevano attestato l’esposizione all’amianto. Di conseguenza, il 16 ottobre 2019, è seguita l’iscrizione del ricorrente nel registro dei lavoratori esposti all’amianto da parte della Regione Siciliana.
Nel 2020 è arrivata la diagnosi di asbestosi polmonare, riconosciuta come “dipendente da causa di servizio”. Nel 2021, Salvatore è stato equiparato alle “Vittime del dovere” e la Regione Sicilia lo ha ufficialmente inserito nel registro dei lavoratori esposti all’amianto, confermando così la sua esposizione.
Mancato riconoscimento dei diritti: Salvatore si rivolge all’ONA
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni ha difeso il sottufficiale nella sua battaglia legale
Nonostante questi traguardi, Salvatore ha continuato la sua lotta per ottenere il riconoscimento completo dei suoi diritti, inclusa la determinazione del grado di invalidità e la ricerca di un adeguato risarcimento per i danni subiti, non solo per l’asbestosi polmonare ma anche per i disturbi psicologici manifestati e per il timore di ricevere una diagnosi di patologia di esito mortale. Si è quindi rivolto all’ONA. Grazie all’azione legale portata avanti dall’avv. Ezio Bonanni, con il verdetto del TAR, finalmente il militare ha ottenuto giustizia.
Il TAR Lazio ha riconosciuto a Salvatore un risarcimento di circa 50mila euro per danni biologici, patrimoniali e non patrimoniali, oltre alla rivalutazione e agli interessi. Questa sentenza rappresenta una conquista significativa nella battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la tutela dei militari e dei civili esposti all’amianto e altri cancerogeni.
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza medica e legale di tutti coloro che hanno subito esposizione ad amianto e altri veleni. Si può contattare l’associazione al numero verde 800 034 294, oppure scrivere attraverso il sito istituzionale.
tavole di eternit e lavoratori con le dovute precauzioni intenti a rimuoverlo
NEGLI ULTIMI ANNI, LA CONSAPEVOLEZZA DEI PERICOLI ASSOCIATI ALL’AMIANTO È CRESCIUTA IN MODO SIGNIFICATIVO, PONENDO MAGGIORI ACCORTEZZE PER IL SUO CORRETTO SMALTIMENTO. QUESTO PROCESSO, PERÒ, HA UN COSTO FINANZIARIO NON INDIFFERENTE, PER QUESTA RAGIONE IL NOSTRO PAESE SI È MOBILITATO PROPONENDO ALCUNI BONUS AMIANTO. IN PARTICOLARE, IL BANDO ISI, IN SCADENZA IL 30 MAGGIO 2024
Perchè è importante smaltire?
Le fibre di amianto, se sospese nell’aria e respirate possono causare gravissimi danni, anche irreversibili. Oltre a essere un diretto pericolo per gli individui, se smaltito inadeguatamente può anche contaminare l’ambiente circostante. A causa di queste minacce, molti Paesi hanno messo in pratica ulteriori normative con procedure specifiche per il suo adeguato smaltimento e trasporto, ponendo maggiore attenzione anche alla salute dei lavoratori a rischio.
Bando Isi: un ottimo compromesso
Nonostante le varie premesse iniziali occorre specificare che il processo di smaltimento ha un costo finanziario non indifferente, per questa ragione anche il nostro Paese si è adeguatamente mobilitato con alcuni bonus.
In particolare, vi ricordiamo il Bando Isi, in scadenza il 30 maggio 2024 alle ore 18:00. Il Bando Isi ha lo scopo di realizzare progetti con il fine di migliorare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.
Incoraggiando anche le piccole imprese all’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature che siano una soluzione meno inquinante ma più pratica e sostenibile, favorendo così sia gli individui che l’ambiente.
Permette alle imprese di sfruttare il finanziamento a fondo perduto fino al 65% della spesa, valido solo su progetti non ancora realizzati. L’ordine di accesso è decretato dall’ordine cronologico di arrivo delle domande, alla scadenza verrà poi valutata l’accessibilità.
Altri finanziamenti messi a disposizione dallo Stato
Oltre al Bando Isi, in scadenza a breve, riguardiamo anche gli altri finanziamenti messi a disposizione dallo Stato, sfruttabili per la rimozione dell’eternit a patto che i lavori rientrino nelle condizioni decretate.
Bonus ristrutturazioni 2024: Permette a coloro che eseguono lavori edilizi di ristrutturazione di ottenere un rimborso del 50% con un tetto massimo di 96mila euro per unità immobiliare, differentemente dagli anni passati quando, il massimo rimborso era del 36%, fino a un ammontare complessivo di 48mila euro. La normativa è valida per le spese effettuate entro il 31 dicembre 2024. Dal primo gennaio 2025, salvo proroghe, la detrazione tornerà alla sua misura ordinaria, cioè come in riferimento agli anni passati. Maggiori dettagli possono essere visualizzati nell’apposita pagina.
Ecobonus 2024: Garantisce un’agevolazione fiscale per gli interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici; installazioni di pannelli solari, sostituzione di finestre, l’installazione o sostituzione degli impianti di climatizzazione. La detrazione può variare dal 50% al 75%.
Superbonus 2024: Anche in questo caso si tratta di un’agevolazione indirizzata a specifici interventi di riqualificazione generale, riguardanti tutti i cantieri fermi, la detrazione cambia in base al soggetto.
L'uscita dalla chiesa della salma di Franco Di Mare
LUNEDÌ 13 MAGGIO ABBIAMO DETTO ADDIO A MARIUSZ MARIAN SODKIEWICS, EX DIPENDENTE RAI, MORTO DI MESOTELIOMA E ORA CI TROVIAMO A PIANGERE UN’ALTRA VITTIMA DELLA STESSA MALATTIA. FRANCO DI MARE, STORICO CONDUTTORE TELEVISIVO, GIORNALISTA E INVIATO DELLA RAI, CI HA LASCIATI ALL’ETÀ DI 68 ANNI. LA SUA MALATTIA, COLLEGATA ALL’ATTIVITÀ DI INVIATO DI GUERRA, HA EVIDENZIATO I RISCHI MORTALI CHE MOLTI GIORNALISTI CORAGGIOSI COME LUI AFFRONTANO SUL CAMPO. I FUNERALI IL 20 MAGGIO, ALLA CHIESA DEGLI ARTISTI DI PIAZZA DEL POPOLO-ROMA
La triste morte, a causa di mesotelioma, di Franco Di Mare
Franco Di Mare è deceduto a causa di un mesotelioma, una terribile forma di cancro dovuta all’esposizione all’amianto
Quella di Franco Di Mare è stata una morte annunciata in diretta, come un tragico capitolo di una cronaca già scritta. Il 28 aprile scorso, il giornalista aveva scioccato il pubblico televisivo raccontando la storia della sua malattia a “Che tempo fa” con Fabio Fazio, sul Nove, sottolineando l’indifferenza dell’azienda di Stato di fronte al suo dramma. Una storia che evidenzia la triste tendenza: altri dipendenti Rai si sono ammalati, esposti all’amianto anche solo lavorando in sede, lasciando un’ombra di preoccupazione su un’azienda che, secondo testimonianze, anche dello stesso Di Mare in tv, sembra non prestare la dovuta attenzione alla salute dei suoi lavoratori.
Ma l’amianto, come la livella di Totò, non risparmia nessuno.
Mesotelioma: un trend in crescita
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito nel 2023 circa 110 casi di mesotelioma, con un impatto di circa 100 decessi, e più di 220 diagnosi di tumore del polmone asbesto correlato, con circa 200 decessi, quindi complessivamente 300 deceduti. E non finisce qui.
Secondo l’ONA, nei prossimi anni assisteremo al picco massimo delle vittime, un drammatico traguardo che si preannuncia sinistro e doloroso.
Le parole profetiche dell’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, non sono frutto di una sfera di cristallo, ma derivano da una conoscenza acuta della realtà. Purtroppo, l’escalation di morti a causa di mesotelioma ed altre malattie asbesto correlate, e persone che continuano ad ammalarsi conferma le tesi portate avanti dal legale da oltre vent’anni. Nonostante l’entrata in vigore della legge 257/92, in Italia rimangono ancora 40milioni di tonnellate di amianto da bonificare, una cifra comunque sottostimata.
Inoltre, i tempi di latenza fra l’esposizione e l’insorgenza di patologie correlate all’amianto sono lunghissimi, anche oltre cinquant’anni. Questa combinazione di fattori rende la situazione estremamente critica e urgente.
Per questo motivo, oltre a farsi portavoce delle battaglie legali, Bonanni, promuove numerose iniziative di sensibilizzazione. «È necessario un impegno congiunto per affrontare questa emergenza sanitaria e garantire un futuro migliore per le generazioni future».
Un trattamento indegno: la triste indifferenza
«È una morte inaccettabile e i responsabili vanno individuati e puniti» sottolinea Ezio Bonanni, legale del giornalista. «Una morte ingiusta anche per il trattamento ricevuto dalla Rai che lo stesso Di Mare ha denunciato».
Lo scorso novembre, Di Mare aveva moderato il convegno organizzato proprio dall’ONA, a Roma, dal titolo: “Amianto e Uranio, in guerra e in pace: ricchezza e povertà dall’energia alla salute”. Un momento di confronto e riflessione per affrontare tematiche cruciali legate alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute pubblica.
Ma chi era Franco Di Mare?
Una vita dedicata al giornalismo e alla famiglia.
La carriera di Franco Di Mare è stata caratterizzata da un impegno straordinario nel mondo del giornalismo. Prima di assumere importanti ruoli dirigenziali in Rai, ha trascorso vent’anni come inviato di guerra, affrontando le atrocità e le sfide dei conflitti nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. Pur consapevole dei pericoli, ha continuato a svolgere il suo lavoro con coraggio e determinazione.
Tuttavia, è stato proprio durante il suo servizio in Bosnia che ha respirato le particelle di amianto le quali, quasi trent’anni dopo, hanno scatenato nel giornalista il mesotelioma.
Durante i conflitti bellici, specialmente durante la guerra nei Balcani negli anni ’90, i proiettili contenenti uranio impoverito venivano utilizzati per colpire edifici e strutture nemiche. Quando questi colpivano edifici che contenevano materiali contenenti amianto, come il cemento-amianto usato per la costruzione di quasi tutte le strutture, il calore generato dalle esplosioni provocava la nebulizzazione del minerale che, di conseguenza, si disperdeva nell’aria circostante.
«Non sono stato più bravo di tanti colleghi che hanno perso la vita. Non sono stato più bravo di Ilaria Alpi, Maria Grazia Cutuli, Miran Hrovatin. Sono stato solo più fortunato. La paura lucida ti dà una chiave, può anche andare male», aveva spiegato Di Mare in una lunga intervista a Il Foglio pochi giorni fa, riferendosi ai vent’anni di inviato sui fronti caldi di guerra dove a ogni angolo si rischiava la pelle.
Un lato meno conosciuto
Oltre alla sua carriera professionale, Franco Di Mare è stato anche un uomo di grande cuore. Durante il suo servizio in Bosnia, ha compiuto un gesto straordinario adottando una neonata di dieci mesi da un orfanotrofio locale. Questo atto d’amore ha cambiato la vita di entrambi, portando gioia e speranza in mezzo alla tragedia della guerra.
Ma altri intrecci e coincidenze del destino hanno segnato la sua lunga carriera. Tornando a casa nell’estate del ’92 con la figlia adottiva Stella, avrebbe dovuto partecipare a un programma televisivo su Rai2 intitolato “Lezioni di mafia“, un progetto ideato dall’allora direttore del TG2 Alberto La Volpe(1933-2017), in collaborazione con Giovanni Falcone. Tuttavia, quel maledetto 23 maggio 1992, mentre Di Mare era sull’aereo, avvenne la strage di Capaci (autostrada A29 – Palermo), in cui persero la vita il magistrato, la moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Una straordinaria forza interiore
Anche ammalato di mesotelioma, Franco Di Mare ha mostrato una straordinaria forza interiore e un impegno costante per la giustizia e l’umanità. Le sue parole e la sua testimonianza, hanno sollevato importanti questioni sulla sicurezza dei giornalisti sul campo e sull’importanza di riconoscere e affrontare i rischi legati all’amianto.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo del giornalismo e nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto e amato. Franco Di Mare sarà ricordato non solo per il suo contributo al giornalismo italiano, ma anche per il suo coraggio, la sua umanità e il suo straordinario spirito di sacrificio. Che la sua memoria continui a ispirare e a illuminare il cammino di coloro che lavorano per la verità e la giustizia.
I funerali
L’arrivo del feretro di Franco Di Mare alla Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo- Roma
Alle ore 14 di lunedì 20 maggio, si sono celebrati nella Chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo a Roma, i funerali dell’ex giornalista Rai scomparso.
Tra i presenti, Bruno Vespa, Maurizio Gasparri, Marco Rizzo, Francesco Giorgino, Alberto Matano, Eleonora Daniele, Nunzia De Girolamo, la direttrice di Radio 2 Simona Sala, il presidente della Fnsi Vittorio Trapani, Leopoldo Mastelloni, Michele Mirabella, Valerio Rossi Albertini e Beppe Fiorello. E poi, l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio, il direttore generale Giampaolo Rossi e la presidente Marinella Soldi,
Durante l’omelia, Don Walter Insero, parroco della Basilica Santa Maria in Montesanto, ha ricordato Franco Di Mare «Era, un uomo di fede. Custodiva nel suo giubbetto antiproiettile l’immagine della Madonna di Fatima per sentirsi protetto».
Tuttavia, «in lui la fede aveva comunicato a vacillare a causa di un episodio» prosegue. Franco aveva vissuto un momento di profonda crisi di fede dopo aver assistito personalmente a un bombardamento che aveva causato la morte di numerosi bambini.Questo tragico evento lo aveva portato a chiedersi perché il male esistesse e perché Dio sembrasse aver abbandonato quelle innocenti vittime».
«Ci volle delle del tempo per elaborare quella sofferenza.Poi comprese che la responsabilità di tali atrocità non scaturiva dall’indifferenza di Dio, ma dall’uomo, dal libero arbitrio. L’umanità ha la libertà di scegliere tra il bene e il male», aggiunge il prete e le tragiche conseguenze delle scelte sbagliate ricadono sugli innocenti.
Questo riconoscimento ha aiutato Di Mare a trovare una nuova comprensione della fede.
Il funerale di Franco Di Mare: il ricordo della figlia, della moglie e del parroco
La figlia Stella, commossa, ricorda.
«Il mio ultimo grazie è per lui. Ho vissuto con lui una vita fuori dal comune. L’eredità che mi ha lasciato non è biologica ma emotiva, personale. Non mi ha mai fatto dubitare delle mie possibilità e miei limiti me li ha sempre spostati. Sapeva che sarei potuta andare piu in la».
E la moglie Giulia, sposata pochi giorni fa «Franco non era assolutamente concorde con quello che sto facendo adesso», ha esordito alla fine della cerimonia funebre Giulia Berdini, la moglie di Di Mare, ricordando il marito scomparso. «Perdonami se oggi il dolore vince e non riesco a trovare la forza di sorridere come desideravi tu. Lo farò, domani spero. Ma oggi, perdonami, non ci riesco proprio. Spero di averti fatto felice. E, se qualche volta non è successo, perdonami».
HA LUOGO OGGI 18 MAGGIO 2024, NEL COMUNE DI PONTECORVO, IN PROVINCIA DI FROSINONE, LA PRIMA CONFERENZA A LIVELLO NAZIONALE SULLE MAROCCHINATE. IL CONVEGNO È STATO ORGANIZZATO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLE MAROCCHINATE. LA GIORNATA È STATA PROPRIO ISTITUITA IN RICORDO DELLE 60 MILA VITTIME, DONNE E UOMINI ITALIANI, VIOLENTATI DALLE TRUPPE COLONIALI FRANCESI NEL PERIODO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. L’INTENTO DELL’INCONTRO DI FARE LUCE E RIFLETTERE SU UNA DELLE PAGINE PIÙ TRAGICHE SCRITTE DALLA STORIA ITALIANA
Le “Marocchinate”
Il termine “Marocchinate” è stato coniato a seguito dei terribili fatti che hanno interessato la popolazione italiana, soprattutto donne e bambini, durante la Campagna d’Italia, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Le truppe coloniali francesi erano, infatti, costituite circa al 60% da reparti di origine nordafricana, marocchini, appunto; da ciò nasce effettivamente tale termine.
I soldati, soprattutto a seguito dello sfondamento della Linea Gustav da parte degli Alleati, hanno saccheggiato e compiuto razzie in ogni territorio nel quale sono passati mentre proseguivano la loro avanzata. Donne, bambini, uomini sono tutti rimasti vittime delle azioni violente perpetuate dai militari sotto bandiera francese, che hanno compiuto stupri ed esecuzioni, oltre a trasgredire ogni regola.
Il ricordo per le vittime
Tra le proposte di legge appare proprio quella dell’istituzione della “Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime delle Marocchinate”. Un appello a cui si unisce a gran voce anche l’Associazione Nazionale Vittime Delle Marocchinate (ANVM), con lo scopo di sensibilizzare le istituzioni tutte, affinché vengano ricordate le 60mila vittime italiane. Quest’anno l’impegno si rafforza con l’inaugurazione della prima conferenza di carattere nazionale dedicata proprio alla commemorazione dei perseguitati.
Conferenza marocchinate
Una semplice ma efficace iniziativa che mira alla sensibilizzazione e promuove la conoscenza di tali fatti, seppur brutali. La speranza è quella che la storia – così come dovrebbe essere – lasci un insegnamento alle generazioni future, con l’auspicio di non incorrere nuovamente negli stessi errori del passato.
L’impegno giuridico per le “Vittime delle Marocchinate”
La prima conferenza a livello nazionale organizzata per le vittime delle marocchinate si svolgerà oggi, 18 maggio, dalle ore 17.00, nella Sala del Consiglio Comunale di Pontecorvo, in provincia di Frosinone.
Il convegno è a ingresso libero, fino ad esaurimento posti. Si prevede l’intervento di relatori provenienti da differenti ambiti che proporranno nuovi spunti di riflessione sulle vicende che hanno interessato in prima linea i territori della “Ciociaria”, oltre al versante sud della Toscana.
Apre la serie di interventi Massimo Porcelli che illustrerà i fatti salienti avvenuti tra gli anni 1943-1945. Ma prima sarà accolto sul palco Emiliano Ciotti, presidente nazionale dell’ANVM, per i saluti di benvenuto anche da parte del sindaco di Pontecorvo, Anselmo Rotondo.
L’avv. Ezio Bonanni
L’intervento dell’avv. Ezio Bonanni
«Affronterò le ripercussioni in ambito giuridico e la causa ancora in corso nell’interesse delle vittime dei crimini di guerra commessi durante la Campagna d’Italia», preannuncia l’avv. Ezio Bonanni, tra gli organizzatori del convegno.
Una prima denuncia è già stata depositata, precisa il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Quindi si attendono i prossimi risvolti della causa incardinata al Tribunale Civile di Roma.
«A nostro modo di vedere – continua Bonanni -, le condotte poste in essere da coloro che hanno stuprato e ucciso, costituiscono dei fatti di reato e crimini contro l’umanità – comunque non prescrittibili – e per i quali vi è una responsabilità civile degli Stati. Mi riferisco a quegli Stati di cui facevano parte i militari responsabili, ma anche più in generale a tutti gli Stati non belligeranti».
Tra i responsabili figura anche lo Stato italiano, che non ha adeguatamente protetto i cittadini, essendo tra l’altro co-belligerante. Infatti, dopo l’armistizio, l’Italia combatté al fianco degli angloamericani e delle stesse truppe francesi che si sono rese responsabili di questi crimini.
«Per questo motivo – spiega il legale -, abbiamo ritenuto opportuno agire innanzi il Tribunale Civile di Roma evidenziando le responsabilità degli Stati Uniti d’America, dell’Inghilterra e della Francia. Innanzitutto, come responsabilità vicaria e, comunque, per difetto di vigilanza, “culpa in vigilando” e omessa protezione dei cittadini, estese anche allo Stato italiano. Attiveremo, quindi, un’azione a carico della Presidenza del Consiglio per il diritto al risarcimento dei danni. Tra l’altro, portando eventualmente in detrazione gli importi miserrimi che a suo tempo furono liquidati e che, comunque, non costituiscono il risarcimento di quel danno effettivo che le parti hanno subito in prima persona, così come i loro familiari ed eredi».
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.OkNoLeggi di più