Amianto danno psicologico e risarcimento

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La lesione psicologica da esposizione e il risarcimento

L’ONA ha tra le sue finalità la tutela della salute e dell’ambiente. Prima di tutto è necessario affermare il principio della prevenzione primaria. Poi, per chi è stato già esposto, il risarcimento del danno, che ha pure una componente psicologica: amianto danno psicologico e risarcimento.

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Infatti, tutti i minerali di amianto, sia i serpentini, tra i quali il crisotilo e gli anfiboli tra i quali l’amosito, la crocidolite, la tremolite, l’actinolite, l’antofillite, sono cancerogeni, come confermato dallo IARC (World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans – Vol. 100C “Arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C – A review of human carcinogens” ASBESTOS – Lyon, France 2012.).

Quindi, tutte le esposizioni ai minerali di asbesto provocano danni alla salute. Infatti le fibre di asbesto attivano l’infiammazione, come chiarito da Cassazione, IV Sez Pen. 45935/2019. Ne consegue che colui che è stato esposto ad amianto subisce dei danni psicologici (amianto danno psicologico e risarcimento).

Risarcimento danno psichico da amianto

Queste finalità risarcitorie del danno psicologico, sono perseguite attraverso la costituzione di un vero e proprio pool di professionisti psicologi, tra i quali il Dott. Alessandro Ruta.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, guida il pool di legali che rappresentano e difendono le vittime dell’amianto, anche per far ottenere loro il risarcimento del danno psicologico (amianto danno psicologico e risarcimento). L’ONA si prefigge l’obiettivo di ottenere il risarcimento di tutti i danni non patrimoniali, tra i quali  anche quelli psichici e/o psicologici.

La rilevazione del danno psichico e psicologico

L’accresciuta consapevolezza che anche le persone non direttamente esposte alle lavorazioni di amianto si possono ammalare di mesotelioma, è decisiva.

Infatti, si è raggiunta la prova che rileva su base giudiziaria, che queste esposizioni lasciano a livello psicologico un’impronta allarmante. Determinando reazioni di diverse intensità emotive come: paura, ansia, angoscia, disperazione, rabbia, ecc..

In più, queste reazioni ci sono anche fra tutti, compresi quei cittadini che vivono in zone considerate ad alto rischio asbesto-correlato.

Danni da esposizione ambientale a sostanze tossiche

La percezione di una minaccia ambientale, non adeguatamente spiegata e affrontata pubblicamente dalla classe politica, ha alimentato un danno psicologico collettivo. Provocando così, un danno psichico per ciascuno dei cittadini, inteso nella sua componente psicobiologica e morale.

In più, molti cittadini hanno totale mancanza di fiducia nelle istituzioni garanti della salute. Infatti, queste persone, in particolare coloro che vivono in territori particolarmente contaminati, come i cittadini di Taranto, considerano inefficaci tutte le azioni che mirano ad eliminare il pericolo ambientale in cui si trovano a vivere.

Dall’altra, molti di loro, una volta apprese le lacune del sistema, per una questione di giustizia, si sono impegnate nell’ONA e in altre associazioni ambientaliste.

Infatti, queste associazioni, sono animate dal fine di solidarietà sociale, (art. 2 della Costituzione), ed è per questo motivo che tutte queste associazioni hanno la finalità di tutelare la salute e l’ambiente.

La salute psichica come fondamentale diritto del cittadino

Il concetto di salute non può prescindere da quello di benessere psicofisico. Infatti, per salute dobbiamo intendere il “completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità” (Punto I, Dichiarazione di Alma Ata, 1978).

Per cui, questi danni di natura ambientale, e cioè l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, inducendo preoccupazione provoca un danno alla salute.

Non è un caso che negli ultimi decenni sono in continuo aumento le richieste di risarcimento dei danni cd Toxic Tort. Ossia, gli illeciti nei quali il danno è causato dalla sola esposizione a sostanze tossiche, indipendentemente dall’insorgenza di patologia.

Il danno da esposizione non è soltanto quello del singolo o di pochi lavoratori all’interno di uno stabilimento. Esso coinvolge anche intere popolazioni esposte a cancerogeni, tra i quali anche l’amianto, come per il caso di Casale Monferrato.

Il disagio psicologico da esposizione amianto

Non è difficile immaginare come la sola esposizione a materiale cancerogeno, porta la persona a vivere un forte disagio, tensione e preoccupazione.

Normalmente, questi sintomi tumore ai polmoni si sperimentano di fronte a situazioni ambientali considerate potenzialmente minacciose per la propria vita.

Il funzionamento cognitivo ed emotivo della vittima amianto

Solitamente l’individuo sano di fronte ad una minaccia ambientale risolve il problema eliminandolo. Ma la costante esposizione diventa quel fattore responsabile di quell’affaticamento mentale che si considera produttore di stress.

A certi livelli, una costante esposizione, altera il funzionamento cognitivo ed emotivo dell’individuo. Ad esso viene gravemente incisa la qualità della vita, nel suo ambiente, le relazioni affettive, sociali e ricreative.

I danni psichici da esposizione a sostanze cancerogene

La letteratura scientifica ha ipotizzato diversi effetti dovuti allo stress ambientale sull’individuo. Tra questi vi sono: disturbi cognitivi, timore di ammalarsi, ipocondria, sintomatologie psicosomatiche, nevrosi e idee ossessive, depressione, riduzione delle ore di sonno, disturbi di attacchi di panico, abbassamento del sistema immunitario, problemi cardiocircolatori, ecc..

Il disagio psichico del lavoratore esposto ad amianto

I disagi psichici possono presentarsi singolarmente e/o associati ad altri disturbi. Quando sono costanti ed eccessivi finiscono per costituire una vera e propria patologia psichica. Spesso per contrastare i sintomi, si richiede anche l’intervento psicofarmacologico.

Alterazioni psicologiche e ripercussioni relazionali

In altre situazioni, le alterazioni psicologiche non sono tali da produrre una psicopatologia (danno psichico). Piuttosto, producono una modificazione peggiorativa dell’equilibrio psicologico e dello stile di vita nell’ambito dei rapporti sociali, della famiglia e degli affetti in un ottica relazionale ed emotiva.

La paura di ammalarsi di tumore asbesto correlato

In questo modo avviene un condizionamento della qualità della vita detto danno esistenziale. Ed è quello che già accade a coloro che apprendono la notizia di una minaccia ambientale nelle vicinanze delle loro abitazioni. Generando così la paura di ammalarsi di un tumore, in particolare il mesotelioma.

Paura di ammalarsi di mesotelioma

Coloro che sono stati esposti ad amianto, se affetti da placche ed ispessimenti pleurici, che costituiscono la fase infiammatoria precancerosa, hanno delle rilevanti probabilità di ammalarsi di mesotelioma pleurico.

Infatti, la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che tutte le esposizioni provocano l’infiammazione (Aspirin delays mesothelioma growth by inhibiting HMGB1-mediated tumor progression), e che, quindi, avviano la fase displasica, e costituiscono l’inizio della c.d. malattia, che può essere l’infiammazione pleurica e, quindi, una forma di pleurite, ovvero placche ed ispessimenti pleurici e poi, nel tempo, mesotelioma pleurico.

Il cambiamento catastrofico per la vittima amianto

Il cambiamento catastrofico del loro abituale modo di vivere la quotidianità. Oltre al danno catastrofico di chi ha contratto patologie asbesto correlate, c’è anche il danno di coloro che ancora non si sono ammalati e vivono con la paura di ammalarsi.

Ad oggi, ci sono ancora intere collettività, i cui singoli vivono chiusi in casa con le tapparelle sempre abbassate.

La loro finalità è quella di evitare di respirare le fibre di amianto. Questo modifica anche le altre abitudini di vita, come per esempio li dissuade dal fare sport, passeggiate o altre attività nei parchi di zona.

Ma la paura di ammalarsi si manifesta anche all’idea di un futuro prossimo, posticipano così il progetto di mettere su famiglia, ecc.

Effetti della minaccia ambientale nei rapporti padre figlio

Ciò che, invece, andrebbe approfondito, sono gli studi sugli effetti di una minaccia ambientale nel sistema di attaccamento genitore/bambino.

La letteratura internazionale si è ampiamente focalizzata sulla responsabilità del caregiver, nel favorire uno stile di attaccamento sicuro nel bambino.

Sottolineando, così, l’importanza della qualità delle risposte del genitore nei confronti delle preoccupazioni del bambino alla separazione ed esplorazione dell’ambiente.

I disturbi psicologici del genitore vittima amianto

Si evidenziano come i disturbi psicologici del genitore anche periodi di ansia e /o depressione non patologica. Elementi che col tempo possono modificare anche l’atteggiameno nei confronti dei propri figli e diventare patogeni.

Infatti, ad esempio, una madre che per proteggere il proprio bambino dai pericoli ambientali, cambia improvvisamente il suo stile di educazione, diventa eccessivamente protettiva, severa, e non tollera più che il proprio bambino sia fuori dalla portata del suo controllo visivo quando esplora l’ambiente.

In più, tutto questo in un clima di estrema tensione e preoccupazione e, quindi, in questo caso, il pregiudizio è anche esistenziale.

Le malattie asbesto correlate e le ripercussioni psicologiche

Per quanto riguarda la giurisdizione nel nostro paese, si rileva che sta affrontando questo vasto problema e propende per la sua risarcibilità anche da parte di quei cittadini che abitando nelle vicinanze delle grandi imprese di estrazione o lavorazione di asbesto.

La Corte di Cassazione ha, infatti, annullato la condanna di  Stephan Schmidheiny, titolare dell’Eternit, solo per prescrizione e, quindi, ciò conferma la risarcibilità dei danni da esposizione ad amianto, anche in assenza di patologia, ovvero dei danni di natura morale per aver vissuto in un luogo contaminato (Cass., I sez. pen., sent. n. 7941/2015).

Infatti, non manca mai, in questi casi, la preoccupazione di poter contrarre, oltre al mesotelioma pleurico, anche altri tipi di mesoteliomi, tra i quali il mesotelioma del peritoneo, del pericardio, della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone e di altri organi delle vie respiratorie.

Il danno psichico come lesione biologica

Avvicinandoci al nostro tema di interesse, purtroppo, c’è anche da dire, che molte domande di risarcimento per danno da esposizione sono state rigettate per mancanza di allegazione della documentazione medica/psicologica necessaria e che provasse l’effettiva sofferenza patita dalla vittima. Di fatto, il danno non patrimoniale costituisce un “danno conseguenza”.

La deduzione e la prova del danno psicologico

Con la recente giurisprudenza, definita San Martino II, si è affermato, con forza, il principio dell’onere di deduzione e prova di tutti i danni, a maggior ragione di quelli che vanno oltre la lesione organica.

Infatti, pur non potendo esaurire il complesso dei valori e dei diritti della persona nell’aspetto organico, ovvero della rilevanza ai fini risarcitori del solo danno organico, ricomprendendo la persona tutti i profili compresi quelli psicologici e morali, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ribadito che tutti i danni debbono essere dedotti, provati e dimostrati.

Il ruolo dello psicologo nella relazione della prova del danno

L’ONA ha costituito il dipartimento di assistenza psicologica delle vittime amianto, sia per coloro che sono stati solo esposti, sia per coloro che, purtroppo, si sono ammalati.

Infatti, anche coloro che non hanno ancora contratto una vera e propria patologia asbesto correlata, debbono essere sottoposti a continui controlli sanitari, e sono in attesa di patologia, e questa condizione comporta già di per se dei disagi e delle preoccupazioni.

Poi ci sono i casi per i quali c’è stata già la diagnosi, magari di una patologia infiammatoria, come per esempio le placche e gli ispessimenti pleurici, e c’è il rischio di evoluzione in mesotelioma pleurico, che si verifica almeno nel 10% dei casi, e poi per circa il 20% in tumori del polmone, essendo queste patologie legate ad elevata esposizione a minerali di asbesto, le cui fibre stazionano negli alveoli polmonari, oltre invadere la pleura per continuità e attraverso il flusso linfatico.

La risarcibilità del danno psichico come danno morale

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 24217/2017, ha confermato la decisione della Corte di Appello di Venezia di condannare il datore di lavoro al risarcimento del danno da paura di ammalarsi, che il lavoratore ha subito in quanto esposto ad amianto e, per di più, con placche pleuriche.

In questo caso, come chiarito dalla Corte di Cassazione, la Corte di Appello di Venezia ha quantificato il danno morale della vittima, tenendo conto del “patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi)“.

Queste conclusioni della Corte di Appello di Venezia, sono state confermate dalla Corte di Cassazione, la quale ha ritenuto che la “quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, sia scaturito da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito” e, quindi, questi danni debbono essere risarciti, quale che sia la loro definizione nominalistica.

Tutela legale per risarcimento danno psichico

Quindi l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA sostengono la risarcibilità anche del danno morale per paura di ammalarsi, con personalizzazione sulla base del danno biologico che, in caso di placche pleuriche è limitato, e inferiore alle altre componenti del pregiudizio non patrimoniale di cui la vittima ha diritto all’integrale ristoro.

Danno psichico in caso di neoplasia asbesto correlata

Nel caso di malattia asbesto correlata, di natura neoplastica, le chance di sopravvivenza sono minime.

Infatti, la vittima ha la piena consapevolezza di dover morire, in seguito alla diagnosi e alla prognosi infausta, ed è per tali ragioni che, nel personalizzare l’entità del danno non patrimoniale della vittima primaria, si dovrà tenere, nella debita considerazione, la componente psicologica, ovvero l’aggravamento del danno biologico, anche di quello terminale, a causa dell’imminenza dell’exitus.

Al di là delle definizioni di danno catastrofale e di danno tanatologico, quello che rileva è che l’essere umano è un tutt’uno, e fin dalle tesi di Melchiorre Gioia, deve tenersi conto del corpo e dell’anima, per quantificare i danni, e quindi le tabelle del Tribunale di Milano, con gli importi ivi riportati, possono costituire solo una indicazione e l’indirizzo per l’esercizio del potere di quantificazione su base equitativa del danno non patrimoniale, subito dalla vittima primaria, nella sua agonia verso la morte.

I danni psichici di natura morale della vittima primaria

In alcuni casi, ove la vittima abbia una strutturazione psicologica tale per cui la lucida consapevolezza di dover morire non dovesse incidere nella sfera biologica, non di meno, tale pregiudizio, deve essere attenzionato ai fini della personalizzazione nella quantificazione del danno non patrimoniale.

Danno generalizzato e collettivo da inquinamento

Come detto, il pregiudizio dovuto all’inquinamento, ovvero all’esposizione all’amianto e altri cancerogeni, deve essere dimostrato in sede di giudizio.

In altre parole, il danno psichico, psicologico e morale debbono essere dedotti e dimostrati dal danneggiato e dai suoi familiari.

Ne consegue che dovrebbe essere di suo particolare interesse allegare tutte le prove necessarie per la verifica della risarcibilità del danno da pericolo, che consiste nelle conseguenze negative che la preoccupazione di subire un pregiudizio comporta, indipendentemente dallo sviluppo della patologia fisica, e come tale da classificarsi a seconda delle sfumature quale pregiudizio del danno psichico, esistenziale o morale.

Il caso Seveso e il risarcimento del danno non patrimoniale

E’ bene ricordare che la prima pronuncia dei giudici di Cassazione che aprì la strada a richieste risarcitorie, fu la sentenza 2515 del 21 febbraio 2002 intervenuta sulla vicenda del caso Seveso, che prevedeva che “in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo (art. 449 c.p.).

Infatti, il danno morale soggettivo lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinamenti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile.

Perciò, questo danno deve essere risarcito anche in via autonoma, pure nei casi nei quali non vi è lesione biologica, ovvero all’integrità psicofisica, ed anche quando non c’è il danno patrimoniale.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2515/2002, hanno, infatti, chiarito che, nel caso di reato ex art. 449 c.p., che è reato plurioffensivo, vi è l’offesa all’ambiente e alla pubblica incolumità e, allo stesso tempo, l’offesa ai singoli pregiudicati nella loro sfera individuale“.

Eternit: il risarcimento del danno morale di tutti gli abitanti di Casale

Ed ancora, facendo riferimento a fatti più recenti, anche a Torino all’interno del processo Eternit, veniva accolta la costituzione di parte civile delle persone fisiche residenti nei paesi in cui erano collocati vecchi stabilimenti Eternit o in zone limitrofe.

Infatti, già in primo grado, vi fu la condanna al risarcimento, poi confermata in appello. Successivamente, la Corte di Cassazione ha si annullato la sentenza, ma soltanto per prescrizione, per reato di cui all’art. 434 c.p.

Il danno dei singoli per disastro ambientale

Anche in assenza di lesione biologica, vi è il danno che il disastro ambientale provoca ai singoli che hanno, quindi, diritto al loro risarcimento.

Come affermato dal Tribunale di Torino, e confermato dalla Corte di Appello, ha fondamento la domanda risarcitoria di coloro che hanno subito i danni da mera esposizione all’asbesto.

Come detto, le fibre, provocano infiammazione, ed in ogni caso, preoccupazione, e, quindi, lo stress psicologico, tra cui la paura di ammalarsi, che è un danno risarcibile.

In quella sede i giudici hanno stabilito, da un lato, che “il danno definito dalle difese quale “esistenziale” può attualmente farsi rientrare nella nozione di danno non patrimoniale (ovvero di danno biologico), eventualmente risarcibile, qualora provato”.

Dall’altro lato, infatti, “lo stato di sofferenza o di turbamento della pretesa morale non potrà che essere provato caso per caso, ed essere valutato in sede di esame della fondatezza”.

In ogni modo, la risarcibilità di un danno da esposizione dipende dall’assolvimento di precisi oneri probatori relativi: alla gravità dell’evento; all’effettivo turbamento psichico subito; al nesso causale fra turbamento ed evento dannoso.

Amianto: quantificazione dei danni non patrimoniali

Sussiste il diritto di tutte le vittime ad ottenere il risarcimento del danno, compreso quello da esposizione ad amianto.

la cui quantificazione non può che essere equitativa (amianto danno psicologico e risarcimento).

Danno psicologico e risarcimento

Leggi di seguito per conoscere tutti gli approfondimenti sulle tutele risarcitorie per i danni da amianto e le nuove tabelle.

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Chiedo assistenza psicologica e legale gratuita

L’Organizzazione Nazionale Amianto (ONA), ha istituito un Dipartimento di Psicodiagnostica Clinica e Psicopatologia, dove è possibile ricevere una consulenza gratuita alle problematiche che riscontrate. Coloro che desiderano avere delucidazioni a riguardo possono contattare il Prof. Alessandro Ruta alla seguente email: studio.psiruta@yahoo.it.

Per approfondimenti sul amianto danno psicologico risarcimento, consulta: Danni psicologici secondari ad esposizione all’asbesto