Benefici contributivi amianto: cosa sono e come funzionano

I lavoratori esposti all’amianto o che hanno contratto una malattia professionale a causa dell’amianto hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

L’accredito delle maggiorazioni amianto dà diritto ad anticipare il pensionamento (prepensionamento) e, per chi è già in pensione, ad aumentare i ratei.

Per i lavoratori esposti amianto che hanno ottenuto il riconoscimento di patologia asbesto correlata, qualsiasi essa sia (anche quelle non tabellate e al di là del grado invalidante) vi è il diritto al prepensionamento per le vittime grazie all’art. 13 comma 7 Legge 257/1992.

I benefici contributivi amianto

I benefici amianto sono maggiorazioni contributive Inps attraverso le quali è possibile accedere anticipatamente al pensionamento e con un importo maggiorato. Il diritto spetta ai dipendenti (sono esclusi gli autonomi) che hanno svolto attività professionale in esposizione all’asbesto per almeno 10 anni entro il 2 ottobre 2003 (art. 13 comma 8 L. 257/92).

In caso di insorgenza di malattia professionale, rientrante nelle cosiddette patologie asbesto correlate, invece, non è previsto alcun limite temporale di esposizione (art. 13 comma 7 L. 257/92).

I benefici contributivi amianto sono utili:

  • per il prepensionamento;
  • per la rivalutazione delle rendite INAIL;
  • per la rivalutazione della pensione Inps (che si ottiene con la domanda amministrativa all’Inps);
  • per la rivalutazione pensioni INAIL.

L’assistenza legale ONA per i benefici contributivi

L’Osservatorio Nazionale Amianto  – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni, pioniere nella difesa delle vittime dell’amianto, assistono i lavoratori esposti ad amianto (o asbesto) con un apposito servizio di assistenza legale e medica gratuita. Rivolgendovi ad ONA, attraverso il numero verde, il form che trovate qui sotto o nelle Sedi Territoriali dell’associazione, otterrete assistenza legale gratuita ai fini del prepensionamento amianto e della rivalutazione dei ratei mensili esposti amianto, per effetto dell’accredito delle maggiorazioni contributive.

ONA assiste pazienti e cittadini per una prima consulenza gratuita online e in tutto il processo di riconoscimento della malattia professionale, prepensionamento, risarcimento danni e ottenimento dell’indennizzo Fondo Vittime Amianto. ONA svolge anche attività medica gratuita grazie al suo pool di medici volontari, utile a fornire i certificati per la rendita INAIL ed in sinergia con il team di avvocati si occupa di prevenzione primaria, secondaria e terziaria. 

Nel caso di rigetto della domanda amministrativa per l’accredito delle maggiorazioni amianto, il lavoratore deve depositare il ricorso amministrativo Inps, per ottenere la pensione Inps, oltre alla rendita INAIL, ricorsi INAIL e il risarcimento danni, in caso di danno biologico amianto.

L’ONA e tutte le tutele legali per gli esposti amianto

Fin dal gennaio 2000, ONA ha avviato migliaia di azioni legali per la condanna dell’Inps al prepensionamento per patologia amianto, rivalutazioni rendite INAIL e ricorso rivalutazione pensione per esposizione amianto. I soggetti esposti ad amianto che hanno contratto una delle malattie asbesto correlate durante l’attività lavorativa hanno diritto al risarcimento dei danni amianto, ovvero:

  • indennizzo INAIL (risarcimento INAIL);
  • alle prestazioni del Fondo Vittime Amianto;
  • risarcimento dei danni differenziali e complementari da parte del datore di lavoro;
  • riconoscimento della causa di servizio (equo indennizzo) e riconoscimento di vittima del dovere (nel caso dei lavoratori pubblici);
  • prepensionamento amianto (prosegui la lettura per approfondimento).

Le vittime di danni per esposizione ad amianto negli ambienti lavorativi e di vita, hanno diritto al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali (biologici, morali ed esistenziali). In questo caso è indispensabile l’accertamento medico legale per il riconoscimento della rendita INAIL, o della qualità di vittima del dovere, con il risarcimento dei danni complementari, differenziali e/o all’integrale risarcimento dei danni al netto delle prestazioni previdenziali già ricevute.

Anche i famigliari delle vittime hanno diritto al risarcimento dei danni, in particolare il coniuge e i figli della vittima, anche per lesione del vincolo parentale. La Corte di Cassazione, III Sez. Civile, con la Sentenza 19.02.2013, n. 4033, ha puntualizzato che “il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile esistenziale, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili”.

Presentazione del libro Morti bianche in Sicilia, un libro di Ezio Bonanni, presidente dell’ONA

 

La Cassazione SS.UU. sentenza 15350 del 22 luglio 2015, ribadisce il principio di diritto della risarcibilità di tutti i danni sofferti anche dai famigliari, sia per le “perdite di natura patrimoniale o non patrimoniale che dalla morte possono derivare ai congiunti della vittima, in quanto tali e non in quanto eredi ” (sulla base delle norme di cui agli artt. 29, 30 e 31 Cost. – Sentenze n. 8827 ed 8828 del 2003 , ribadito da SS.UU., Sentenza 6572/2006 e SS.UU. Sentenza 26972/2008).

Per approfondire: risarcimento danni amianto nuove tabelle ed E. Bonanni e G. Ugazio, “Patologie Ambientali e Lavorative”, Ed. Minerva Medica, Torino, 2011.

Chi ha diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto?

L’art. 13 della Legge 257/1992, per far fronte alla crisi occupazionale legale alla dismissione dell’utilizzo dei minerali di amianto, e per indennizzare i lavoratori esposti anche nel caso di assenza del danno biologico amianto (Cassazione Sez. Lav. 25000/2014), ha riconosciuto degli indennizzi contributivi (maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto) distinguendo le diverse fattispecie:

  • lavoratori delle miniere (comma 6);
  • vittime patologie asbesto correlate (comma 7);
  • lavoratori esposti ad asbesto non malati (comma 8);
  • lavoratori esposti ad asbesto nei siti oggetto ad atto di indirizzo ministeriale (art. 1, co. 20, 21, 22, L. 257/92).

La rivalutazione contributiva per coloro che siano rimasti esposti all’amianto (non ammalati di patologie amianto) è valida solo in caso di concentrazioni pari o superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative per oltre 10 anni (ex art. 13 comma 8 legge 257/92), riconosciuta indipendentemente dalla diagnosi di malattia asbesto correlata, ‘in funzione compensativa dell’obiettiva pericolosità dell’attività lavorativa spiegata’ (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 4913 del 2001 ed ex multis).

L’avente diritto deve riuscire a renderne la prova, pur con elevato grado di probabilità.

Coefficiente 1,5 benefici amianto: come funziona

I benefici contributivi con il coefficiente 1,5 permettono di raggiungere anticipatamente l’età pensionabile e/o di aumentare l’importo economico della pensione. Per esempio, se si ha lavorato per 20 anni di cui 12 anni in esposizione ad asbesto, il periodo utile ai fini del diritto alla pensione sarà di 26 anni (12 x 1,5 + 8 anni).

I benefici contributivi prevedono una maggiorazione dell’1,5% in caso di:

  • malattia professionale riconosciuta dall’INAIL(certificato art. 13, comma 7, Legge 257/1992);
    attività lavorativa svolta nelle miniere o nelle cave di amianto (art. 13, comma 6, Legge 257/1992);
    esposizione qualificata pari a 100 fibre/litro per oltre dieci anni (art. 13, comma 8, Legge 257/1992) per i lavoratori assicurati presso l’INAIL che abbiano maturato il diritto a pensione entro il 2 ottobre 2003 o che abbiano presentato domanda amministrativa o giudiziale per il riconoscimento dell’esposizione all’amianto entro il 2 ottobre 2003.

Coefficiente 1,25 benefici amianto: quando si applica

Per coloro che sono stati soltanto esposti a polveri e fibre di amianto, per più di 10 anni, e per i quali non trova applicazione la precedente e più favorevole normativa (art. 13 comma 8 L. 257/92), il coefficiente di maggiorazione amianto è ridotto ad 1,25, rispetto al coefficiente originario di 1,5.

In questo caso il coefficiente è utile ai soli fini della rivalutazione della prestazione, senza possibilità di prepensionamento per amianto (art. 47 co. 1 della L. 326 del 2003), con l’onere di depositare presso l’INAIL la domanda di certificazione di esposizione entro e non oltre il 15.06.2005 e di dimostrare il superamento della soglia di esposizione delle 100 ff/ll nella media delle 8 ore lavorative per ogni anno e per oltre 10 anni.

Superamento della soglia di esposizione ad amianto a 100ff/l

Come calcolare la soglia di esposizione ad amianto a 100ff/l per calcolo ottenere la condanna dell’INPS all’accredito dei benefici contributivi amianto? Per dimostrare un’esposizione ad una soglia maggiore di 100 fibre/litro di polveri e fibre di amianto si utilizza la legge scientifica elaborata dall’INAIL, cui vanno aggiunti i valori della banca dati Amyant INAIL. Così facendo si può effettuare il calcolo complessivo dell’esposizione con cui dimostrare il superamento della soglia delle 100 ff/ll per ogni anno e per oltre 10 anni.

Nel corso del seminario “Esposizione all’amianto: responsabilità civile e penale” che si è tenuto il 17 dicembre 2016 presso il Tribunale di Taranto, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni, con l’Ordine degli Avvocati di Taranto e la Scuola Forense di Taranto, l’ingegner Giulio Pinto, CTU del Tribunale di Taranto, ha tenuto la relazione dal titolo “Modalità di accertamento dell’esposizione ad amianto e ad altri agenti tossico-nocivi e cancerogeni”, e confermato le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni circa la possibilità di quantificare i livelli espositivi a polveri e fibre di amianto utilizzando metodi presuntivi, partendo dalla banca dati Amyant e con l’utilizzo dell’algoritmo dell’ente tedesco Berufsgenossenschaften. 

L’avvocato Ezio Bonanni ha presentato un relazione intitolata “Malattie professionali e da esposizione ambientale, ad agenti tossico nocivi, e accertamento del nesso causale, in materia penale, civile e previdenziale. Quantificazione dei danni” in cui ha ripercorso la storia della giurisprudenza e quali dsoo i passi necessari per ottenere le tutele previdenziali e contributive in caso di esposizione professionale.

 

Benefici amianto: siti oggetto di atti di indirizzo


La L.257/92 ha messo al bando i minerali di amianto ed ha indennizzato i lavoratori esposti con le cosiddette maggiorazioni contributive. Non sempre l’INAIL ha riconosciuto questi diritti e ne è nato un enorme contenzioso. Per risolvere questo contenzioso, e per il riconoscimento dei giusti diritti dei lavoratori esposti a polveri e fibre di amianto, il Ministero del Lavoro ha emanato gli atti di indirizzo ministeriali, ovvero un accertamento che certifica la sussistenza del rischio amianto con esposizione superiore alle 100 ff/l nella media delle 8 ore lavorative. 

In questo modo, il legislatore ha introdotto i c.d. benefici amianto, ovvero le rivalutazioni contributive per esposizione professionale ad amianto con il coefficiente 1,5, con prolungamento rispetto agli originari riconoscimenti, fino all’inizio delle bonifiche, ovvero fino al 2 ottobre 2003.

Negli atti di indirizzo il governo ha dettato all’INAIL le linee guida generali per formulare dei giudizi e definire le numerose domande dei lavoratori che si assumevano titolari del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto.

Gli atti di indirizzo non contengono rilievi tecnici e non risultano formulati sulla base di accertamenti, né contengono delle prescrizioni specifiche, limitandosi a dettare le linee cui l’INAIL avrebbe dovuto attenersi (e alle quali non si è attenuta, come dimostrano le numerose sentenze di condanna degli enti previdenziali emesse in seguito ai numerosi ricorsi con i quali i lavoratori hanno dovuto domandare tutela giurisdizionale dei loro diritti). Restano inoltre esclusi dai riconoscimenti gli addetti alle aree amministrative ed ai servizi di supporto logistico.

I dubbi ed i contrasti insorti in dottrina e in larga parte della giurisprudenza circa il valore legale e la legittimità degli atti di indirizzo ministeriali, sono stati definitivamente superati con l’approvazione dell’art. 18, comma 8, della l. 179 del 2002.

In questa legge, che ha ad oggetto ‘disposizioni in materia di tutela ambientale’ il legislatore ha ritenuto di dover sancire la legittimità delle certificazioni rilasciate dall’INAIL in seguito agli atti di indirizzo ministeriali: “le certificazioni rilasciate o che saranno rilasciate dall’Inail sulla base degli atti d’indirizzo emanati sulla materia del Ministero del lavoro e delle politiche sociali antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge sono valide ai fini del conseguimento dei benefici previdenziali previsti dall’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni” (art. 18, comma 8, legge 179/02).

Con l’art. 1, commi 20, 21 e 22, della legge n. 247 del 2007, il Legislatore è intervenuto ancora in materia di benefici contributivi per esposizione ad amianto per i lavoratori dei siti oggetto di atto di indirizzo ministeriale, per stabilire che, per coloro che non fossero stati ancora collocati in pensione al momento dell’approvazione della legge, per attribuirgli il diritto al loro conseguimento fino al 02.10.03:

20. Ai fini del conseguimento dei benefìci previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono valide le certificazioni rilasciate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) ai lavoratori che abbiano presentato domanda al predetto Istituto entro il 15 giugno 2005, per periodi di attività lavorativa svolta con esposizione all’amianto fino all’avvio dell’azione di bonifica e, comunque, non oltre il 2 ottobre 2003, nelle aziende interessate dagli atti di indirizzo già emanati in materia dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.

21. Il diritto ai benefìci previdenziali previsti dall’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, per i periodi di esposizione riconosciuti per effetto della disposizione di cui al comma 20, spetta ai lavoratori non titolari di trattamento pensionistico avente decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della presente legge.

22. Le modalità di attuazione dei commi 20 e 21 sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge”.

Come si ottiene il rionoscimento di malattia professionale?

Per il riconoscimento delle malattie professionali l’eventuale concorso di cause extraprofessionali non esclude il nesso causale ai fini dell’indennizzo Inail, e per il risarcimento di tutti i danni. Ne consegue che i lavoratori esposti amianto, vittime di patologie asbesto correlate, hanno diritto anche ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Che cos’è la malattia professionale?

L’INAIL (Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) definisce malattia professionale (o “tecnopatia”)  una “patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo)”. La malattia professionale è quindi una patologia, con una causa diretta ed efficiente (cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente), contratta nell’esercizio e/o insorta a causa delle lavorazioni rischiose, così come riportato nel Testo Unico.

La malattia professionale si differenzia dalla comune malattia, in quanto quest’ultima di solito non correlata al lavoro e va distinta dall’infortunio, che è un evento traumatico che si verifica durante l’orario di lavoro, in maniera violenta e concentrata nel tempo.

I requisiti di una malattia per essere classificata come professionale sono:

  • essere causata dall’esposizione a determinati rischi correlati al tipo di lavoro, come il contatto con polveri e sostanze nocive, rumore, vibrazioni, radiazioni, o misure organizzative che agiscono negativamente sulla salute;
  • il rischio deve agire in modo prolungato nel tempo e quindi la causa deve essere lenta.

È questo il caso delle malattie provocate dalla inalazione a polveri e fibre di asbesto (sinonimo amianto), potente agente cancerogeno che agisce sull’organismo umano con tempi di latenza che possono arrivare anche a 30/40 anni.

Queste malattie vanno sempre riconosciute e indennizzate da INAIL. Nel caso in cui il lavoratore esposto ad amianto abbia contratto una delle patologie asbesto correlate, sia quelle delle tabelle, che qualsiasi altra anche non vi fosse contemplata, e a prescindere dal raggiungimento del grado invalidante del 6%, si ha il diritto alle maggiorazioni contributive con il coefficiente 1,5, utile per prolungare del 50% il periodo contributivo in esposizione ad amianto, utile ai fini del prepensionamento, e della rivalutazione del diritto a pensione, ai sensi dell’art. 13 comma 7 L. 257/92.

Per approfondire: il libro bianco delle morti di amianto in Italia.

Quali sono le malattie amianto correlate?

Le polveri e le fibre di asbesto, definite fibre killer, se respirate ed ingerite, causano infiammazione e cancro. Gli organi colpiti sono quelli dell’apparato respiratorio e poi quelli gastrointestinali in prima istanza.

Le fibre longitudinali di amianto provocano prima di tutto le cosiddette malattie infiammatorie da asbesto (asbestosi, ispessimenti pleurici e placche pleuriche) e in seguito possono provocare tumore del polmone, mesotelioma (pleurico, ma anche cancro del pericardio, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo) cancro della laringe, della faringe, dell’esofago, dello stomaco, del colon e delle ovaie, nonché altri tipi di neoplasie. 

Patologie asbesto correlate nelle liste dell’inail

L’INAIL ha inserito alcune malattie da amianto di origine professionale in 3 Liste. Nella lista I figurano le malattie asbesto correlate la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità“. Queste malattie si presumono di origine professionale e quindi l’INAIL deve fornire l’indennizzo danno biologico ed erogare la rendita INAIL in quanto è sufficiente la prova della presenza dell’asbesto nell’ambiente lavorativo per ottenere il riconoscimento delle prestazioni previdenziali, senza dover superare alcune valore limite o alcuna soglia.

Per approfondire: Patologie asbesto correlate riconosciute dall’INAIL

Patologie asbesto-correlate nella Lista I dell’INAIL

Le patologie inserite nella lista I dell’INAIL sono assistite da presunzione legale di origine e la sola presenza nell’ambiente lavorativo ne sancisce l’indennizzabilità, a prescindere dalla soglia (Cass. Sez. Lav. 23653/2016), con certificazione di esposizione ad amianto ex art. 13 comma 7 L. 257/1992, e dunque la rivalutazione amianto dall’INPS, anche in caso di danno biologico che fosse valutato inferiore al 6% (Cass., Sez. lav., n. 30438/2018).

Qui trovate tutte le patologie asbesto correlate che figurano nella Lista I dell’INAIL. 

Patologie asbesto-correlate nella Lista II dell’INAIL

Nella Lista II ci sono le malattie da amianto la cui origine lavorativa è definita dall’INAIL di limitata probabilità.  Con il riconoscimento della malattia per esposizione professionale a polveri e fibre di amianto, il lavoratore ha diritto al riconoscimento delle maggiorazioni contributive ad esposizione ad amianto con l’articolo 13 comma 7 della legge 257 del 1992, prepensionamento e rivalutazione ratei pensione.

La lista III comprende esclusivamente il Tumore all’esofago la cui origine lavorativa viene considerata dall’INAIL come ritenuta possibile.

Tutte le vittime amianto, le cui malattie sono riconosciute conseguenza dell’esposizione professionale ad amianto, hanno diritto al rilascio della certificazione Inail di esposizione amianto ex art. 13 comma 7 L. 257 del 1992, per ottenere dall’Inps l’accredito delle maggiorazioni contributive con il coefficiente 1,5, utile a maturare anticipatamente il diritto a pensione per un periodo pari al 50 % di quello di esposizione, e a rivalutare la prestazione pensionistica eventualmente in godimento.

Il lavoratore vittima amianto, per ottenere dall’Inps l’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione amianto deve depositare la domanda amministrativa all’Inps, corredandola con il certificato INAIL. Anche senza tale certificazione, può essere depositata la domanda amministrativa e in caso di rigetto può essere inoltrato il ricorso Inps (ricorso amministrativo Inps al Comitato Provinciale) e in caso di rigetto può essere proposto ricorso giudiziario al Giudice del Lavoro per ottenere la condanna dell’Inps all’accredito delle maggiorazioni amianto.

Le attività lavorative con esposizione ad amianto

Il DM 27.10.2004 ha ricompreso tra le attività lavorative che comportano esposizione ad asbesto:

coltivazione, estrazione o trattamento di minerali amiantiferi;
produzione di manufatti contenenti amianto;
fornitura a misura, preparazione, posa in opera o installazione di isolamenti o di manufatti contenenti amianto;
coibentazione con amianto, decoibentazione o bonifica da amianto, di strutture, impianti, edifici o macchinari;
demolizione, manutenzione, riparazione, revisione, collaudo di strutture, impianti, edifici o macchinari contenenti amianto;
movimentazione, manipolazione ed utilizzo di amianto o di manufatti contenenti amianto; distruzione, sagomatura e taglio di manufatti contenenti amianto;
raccolta, trasporto, stoccaggio e messa a discarica di rifiuti contenenti amianto.

Cumulo dei benefici contributivi per esposizione ad asbesto

L’art. 4 del DM 27.10.2004 prevede il divieto di cumulo. Ciò significa che in caso di svolgimento delle attività di cui al punto c), non è possibile cumulare i benefici del DM 27.10.2004 con altri che anticipino il diritto a pensione, come per esempio quelli spettanti per i lavori usuranti, per servizi di confine e per i servizi prestati dai lavoratori portuali. Conseguentemente, al momento del pensionamento il lavoratore dovrà scegliere se usufruire dei benefici di cui al DM 27.10.2004 o ad altri benefici.

Non rientrano nel divieto di cumulo i benefici previdenziali dovuti ad un particolare status del lavoratore (invalido, non vedente, sordomuto) o derivanti da particolari infermità di oggetto di tutela previdenziale.

Pensione ferrovieri: come funziona il pensionamento

Tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato vi è un’altissima incidenza di casi di patologie asbesto correlate. Ciò è causato dall’imponente utilizzo di amianto nelle carrozze ferroviarie, che sono state scoibentate e bonificate soltanto a partire dalla fine degli anni ’80 e fino a tempi piuttosto recenti.

Le Ferrovie dello Stato hanno fatto uso di amianto non solo nelle vetture ferroviarie e nelle locomotive, ma anche nelle massicciate ferroviarie.

Per gli esposti ad asbesto nel settore della produzione dei rotabili ferroviari sono state introdotte norme specifiche, tra cui l’art. 1, comma 246 Legge 205 del 2017 (legge sull’amianto), oltre ai benefici contributivi cui hanno comunque diritto vittime ed esposti.

Molti ferrovieri e i famigliari dei deceduti sono stati assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni, che ha ottenuto risarcimenti record in loro favore.

L’Ona assiste i lavoratori ferrovieri esposti all’amianto per:

  • il prepensionamento/pensione amianto, tra i quali coloro che rientrano nella Legge speciale pensionamento ferrovieri amianto (pensioni ferrovieri)
  • domanda pensione amianto Inps, con dichiarazione del datore di lavoro circa la presenza di amianto/effettuazione di bonifica amianto;
    documentazione attestante il periodo di bonifica asbesto;
    documentazione attestante la durata dell’attività del lavoratore interessato presso il sito specifico.

Procedura amministrativa per i benefici amianto

Qual è l’iter da seguire per ottenere i benefici contributivi amianto? Il lavoratore che ha diritto ad ottenere i benefici contributivi per esposizione ad amianto deve presentare la domanda all’Inps per il riconoscimento e l’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto (art. 13, comma 8, legge 257/1992). Qui sotto riassumiamo l’iter da seguire:

  • domanda amministrativa all’Inps per accredito dei benefici amianto;
  • provvedimento amministrativo Inps di accoglimento o di rigetto (anche per silenzio rigetto) della domanda amministrativa di accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto; 
  • ricorso Inps al Comitato Provinciale Inps entro 90 giorni in caso di rigetto o silenzio/rigetto (dopo 120 giorni dalla domanda senza una pronuncia dall’Ente Previdenziale).

Dopo 90 giorni la procedura amministrativa è conclusa e il lavoratore può ricorrere al Giudice del Lavoro, oppure  alla Corte dei Conti (in caso di lavoratore nel settore pubblico), per ottenere la condanna dell’Inps all’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione asbesto.

Decadenza triennale dei benefici amianto

Il termine massimo per proporre ricorso all’INAIL prima della decadenza è di 3 anni dalla fine del procedimento amministrativo che in tutto può durare al massimo 300 giorni. La decadenza comporta l’estinzione totale del diritto e la perdita prepensionamento e aumento ratei pensione. Per questo motivo è preferibile iniziare il più presto possibile l’azione giudiziaria dopo il rigetto da parte dell’Inps e comunque entro i tre anni dalla fine del procedimento amministrativo (nel massimo 3 anni e 300 giorni e comunque non oltre 3 anni e 300 giorni dal deposito della domanda amministrativa, come sancito dall’art. 47 del DPR 639 del 1970).

L’art. 47, comma 2, del DPR 30.04.1970 n. 639, nel testo originario, stabiliva che nelle controversie pensionistiche l’avente diritto dovesse proporre azione giudiziaria immediata entro il termine di 10 anni dalla data di comunicazione della decisione definitiva del ricorso da parte dei competenti organi dell’Istituto (o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronuncia della decisione), pena la decadenza dal diritto. Questo termine è stato successivamente ridotto a 3 anni, trascorsi i quali avviene l’estinzione al diritto a percepire i ratei pregressi e l’inammissibilità della domanda giudiziale.

La giurisprudenza della Sezione Lavoro tende ad affermare la decadenza dal diritto alla rivalutazione contributiva ex art. 13, comma 8, l. 257/92, anche per coloro che sono in pensione, facendo decorrere il relativo termine dei 3 anni e 300 giorni dal deposito della domanda amministrativa. Da questo momento inizia a decorrere il termine triennale, in seguito al quale vi è la dichiarazione di decadenza e la perdita totale del diritto. 

Prescrizione dei benefici contributivi

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, a partire dalla sentenza amianto n. 25000 del 2014, ha radicalmente modificato la sua giurisprudenza ed ha ritenuto che anche i benefici contributivi, in quanto indennizzi per l’esposizione ad amianto fossero assoggettati alla prescrizione decennale di cui all’ articolo 2946 c.c.. Il termine di prescrizione decennale del diritto ai benefici amianto, secondo l’originaria interpretazione della Corte di Cassazione, era fatto decorrere dalla data della pensione. Successivamente il termine iniziale di prescrizione del diritto ai benefici amianto fu fatto decorrere dalla domanda all’INAIL, che doveva essere presentata entro il 15 giugno 2005 (Corte di Cassazione, Sezione VI, ordinanza n. 2856/2017).

In molti casi, le eccezioni di prescrizioni dell’Inps hanno trovato accoglimento, e pertanto i lavoratori esposti ad amianto hanno subito la declaratoria giudiziale di estinzione del loro diritto per prescrizione. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno sostenuto l’illegittimità costituzionale delle norme di prescrizione di benefici amianto sulla base del cosiddetto “diritto vivente” per tutelare i diritti dei lavoratori esposti ad amianto, di cui si assume la natura previdenziale, e quindi la imprescrittibilità benefici amianto ai sensi dell’art. 38 della Costituzione.

Come ottenere l’accredito dei benefici contributivi

Per ottenere tutela legale per l’accredito dei benefici contributivi in favore dei lavoratori esposti ad amianto e il rigetto dell’eccezione di prescrizione sollevata dall’INPS, il lavoratore deve chiedere l’ammissione della prova testimoniale, attraverso cui replicare all’INPS e dimostrare che la consapevolezza della violazione del diritto è avvenuta successivamente.

Se all’esito del procedimento amministrativo Inps, anche dopo aver proposto il ricorso amministrativo al Comitato provinciale Inps, non lo ottiene, può ricorrere al Giudice del Lavoro, e se dipendente pubblico, alla Corte dei Conti, e chiedere la condanna giudiziale dell’Inps alla maggiorazione contributiva.

Per i lavoratori che non hanno ancora contratto patologia asbesto correlata, il corredo documentale deve contenere anche consulenza tecnica di parte che certifichi il superamento della soglia dell 100 ff/ll nella media dell 8 ore lavorative per ogni anno e per oltre 10 anni, in assenza di certificazione INAIL ex art. 13 comma 8 L. 257/92. Il ricorso giudiziario a carico di Inps deve essere specifico (414 c.p.c.), con descrizione dell’ambiente lavorativo, delle attività e mansioni, con riferimento all’aerodispersione delle polveri e fibre di amianto e della loro inalazione, e quindi esposizione diretta, indiretta e per contaminazione dell’ambiente lavorativo, al fine di rendere la prova anche su base presuntiva del superamento della soglia.

Nel ricorso giudiziario ex artt. 414 e 442 c.p.c., oltre al corredo documentale, il lavoratore deve aggiungere i documenti medici comprovanti il danno biologico, gli atti INAIL di riconoscimento di malattia professionale e il certificato di esposizione ex art. 13 comma 7 L. 257/92. Non occorre dimostrare un’esposizione ultra decennale amianto, nè il superamento della soglia delle 100 ff/ll nella media delle 8 ore lavorative. Questi diritti non sono assoggettati alla disciplina della decadenza per il mancato deposito per la domanda Inail entro il 15 giugno 2005, e la prescrizione inizia a decorrere solo dal riconoscimento della malattia da parte dell’Inail.

Per tali ragioni, nel caso di decadenza triennale, di decadenza per mancato deposito della domanda all’Inail entro il 15 giugno 2005, e di prescrizione decennale del diritto ex art. 13 comma 8 L. 257/92, il lavoratore vittima di amianto può ottenere le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto con l’accredito ex art. 13 comma 7 L. 257/92.

Legge Fornero: pensione quota 100

L’art. 24 della c.d. Legge Fornero stabiliva la non applicabilità per i lavoratori esposti ad amianto che, alla data del 31.12.2011, avevano già maturato il diritto a pensione.

In seguito agli ultimi interventi del Governo su iniziativa Ministro Salvini la legge Fornero ha subito sostanziali modificazioni per permettere il pensionamento quota 100 (riforma legge Fornero amianto). In esso rientrano anche i lavoratori esposti ad amianto. La pensione quota 100 è la prestazione economica che l’Inps eroga a domanda dei lavoratori dipendenti ed autonomi che maturano i requisiti di legge sulla pensione con la cosiddetta quota 100 nel periodo compreso tra il 01 gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

La prestazione pensionistica spetta a tutti i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (AGO) che comprende il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni speciali per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri) e le forme sostitutive ed esclusive che gestisce l’Inps, ed ai lavoratori iscritti alla gestione separata.

Riforma della Legge Fornero e pensione di invalidità

  • Lavoratori colpiti da malattie asbesto correlate

Nel caso di insorgenza di malattie asbesto correlate, riconosciute dall’INAIL, con la riforma legge pensioni sussiste il diritto alla moltiplicazione delle contribuzioni per il periodo di esposizione con il coefficiente 1,5, utile per maturare anticipatamente diritto a pensione e per aumentare l’entità dei ratei della pensione amianto (leggi sulle pensioni come l’art. 13 comma 7 Legge 257/1992).

Coloro che, per esposizione alle polveri e fibre asbesto si sono ammalati di malattie asbesto-correlate, riconosciute dall’INAIL come malattie professionali, hanno diritto, nel caso in cui con l’accredito delle maggiorazione amianto con l’articolo 13 comma 7 della leggi amianto 257 del 1992, non avessero maturato i contributi amianto necessari per il prepensionamento amianto, ad ottenere comunque ed immediatamente il diritto alla pensione con l’art. 1 comma 250 Legge 232/2016. Questa norma è stata modificata 41-bis del decreto legge 34/2019 convertito con la legge 58/2019, cd. decreto crescita. La novità consiste nel riconoscimento della pensione di inabilità di cui alla legge 222/1984 per i lavoratori in servizio o cessati dall’attivita’ al 30 giugno 2019, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme esclusive e sostitutive della medesima, affetti da qualsiasi patologia asbesto-correlata accertata e riconosciuta ai sensi dell’art. 13, comma 7, della legge 27 marzo 1992, n. 257, che abbiano contratto malattie professionali a causa dell’esposizione all’amianto documentate dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Prima di questa novella legislativa questa prestazione era riconosciuta solo per coloro che erano affetti da mesotelioma, tumore del polmone e asbestosi. In questo modo anche coloro che sono affetti da tumore della laringe, della faringe, dello stomaco, dell’esofago, del colon, e delle ovaie per esposizione professionale ad amianto, possono accedere all’immediato pensionamento.

Il coefficiente pensione 1,5 è valido a determinare l’anticipazione della maturazione del diritto a pensione, per un periodo pari al 50% di quello di esposizione  e a rivalutare le settimane contributive per pensione prestazione pensionistica, eventualmente già in godimento, con il 50% del valore della contribuzione, con conseguente aumento dell’entità dei ratei mensili della pensione (senza onere della prova di esposizione qualificata per oltre 10 anni, senza decadenza per mancato deposito domanda INAIL).

  • Lavoratori esposti ad asbesto sani

I lavoratori esposti ad amianto che non sono stati colpiti da malattia professionale asbesto correlata, hanno diritto ai benefici contributivi con coefficiente 1,25, utile ai soli fini della rivalutazione della prestazione, senza prepensionamento per amianto (art. 47 co. 1 della L. 326 del 2003 – legge pensione anticipata), con l’onere di depositare la domanda di certificazione all’INAIL entro il 15.06.2005, pena la decadenza.

Essi devono dimostrare il superamento dell’esposizione ad amianto ad una soglia maggiore alle 100 fibre/litro di polveri e fibre di asbesto, nella media delle 8 ore lavorative per ogni anno e per oltre 10 anni. In caso contrario i lavoratori esposti non possono accedere ai benefici contributivi amianto con la legge per pensione (art. 13, co. 8, legge amianto 257 del 1992, legge sull amianto modificata con l’art. 47 della legge 326 del 2003, nuova legge sulla pensione).

L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni assistono gratuitamente i lavoratori per il prepensionamento legge Fornero riforma Governo Di Maio Salvini.

Prepensionamento amianto nelle malattie asbesto-correlate

Le vittime di malattie asbesto-correlate, dopo aver ricevuto l’accredito delle maggiorazioni contributive ex art. 13 comma 7 L. 257/92, con il coefficiente 1,5, utile a maggiorare del 50% il periodo contributivo, per maturare anticipatamente il diritto a pensione (prepensionamento amianto), e per rivalutare la prestazione pensionistica, possono chiedere l’immediato pensionamento ovvero il prepensionamento per patologia con l’art. 1 comma 250 Legge 232/2016.

La norma non fa riferimento ad alcun limite del grado invalidante e non contiene limiti di soglia, a differenza del riconoscimento dei benefici contributivi, ex art. 13 co. 8 l. 257/92 (dichiarazione benefici contributivi). 

Possono richiedere il prepensionamento amianto con effetto immediato i lavoratori:

con riconoscimento INAIL e/o causa di servizio per asbestosi, tumore dei polmoni e mesotelioma e (comma 250-bis dell’articolo 1 della Legge n. 232/2016) tutti i soggetti ai quali è riconosciuta una qualunque malattia professionale asbesto-correlata da parte di INAIL, ora esteso per tutti i casi di patologie asbesto correlate.
anzianità contributiva di almeno 5 anni di cui 3 negli ultimi 5.

Per i lavoratori esposti amianto vittime di patologie asbesto correlate che, con la maggiorazione con il coefficiente 1,5 per il periodo riconosciuto di esposizione, maturano il diritto a pensione immediata, non è necessario né conveniente attivare la procedura con l’art. 1 comma 250 Legge 232/2016.

Interventi dell’Avv. Bonanni sulle tutele legali 

In questo video tratto dal seminario “Esposizione all’amianto: responsabilità civile e penale” del 17 dicembre 2016 presso il Tribunale di Taranto (organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni) l’avvocato, Presidente dell’ONA, ha ripercorso l’iter storico della giurisprudenza in materia di amianto spiegando i passi necessari per ottenere le tutele previdenziali e contributive in caso di esposizione professionale.

Benefici contributiviLa situazione asbesto oggi in Italia 

In questo video trovate l’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, al convegno “Amianto, Stato dell’arte a 25 anni dalla legge 257/92” del 2017, presso Palazzo Montecitorio. Si fa il punto sulla situazione attuale della fibra killer in Italia con i dati effettivi delle vittime dell’esposizione all’amianto, i siti amianto in Italia, la possibilità per i cittadini di segnalare casi e siti presso il REPAC dell’ONA e la necessità di rispettare il principio di precauzione.

L’intervento si chiude con la proposizione dell’ONA di lavorare congiuntamente con le istituzioni (per coniugare la bonifica con l’ammodernamento delle infrastrutture e delle strutture industriali, di utilizzare i fondi strutturali europei e la leva fiscale,  di risolvere il conflitto di interesse dell’INAIL che al momento è ente accettatore e pagatore) per risolvere il problema impellente dell’asbesto in Italia non con i procedimenti penali e civili ma in un lavoro congiunto e propositivo. Fondo vittime amianto

Dopo alcuni decenni dalla legge 257/92 e dopo l’intervento di denuncia di ONA presso la Camera dei Deputati nulla è cambiato.

 

In questo video girato durante la conferenza “Amianto e mesotelioma” (Regione Lazio del 07.07.2017 ) l’Avv. Ezio Bonanni parla di siti ancora a rischio in Italia (scuole, ospedali, treni, navi, aerei e tutti gli stabilimenti produttivi) e di come sia necessario evitare le esposizioni ad amianto per evitare le patologie asbesto correlate. Si parla del reale rischio anche per i famigliari dei lavoratori esposti ad amianto e di quanto la prevenzione primaria e secondaria sia ancora insufficiente. 

Il secondo rapporto mesoteliomi ONA (a cura dell’avv. Ezio Bonanni)

Danni da amianto

APPROFONDIMENTO: Prepensionamento amianto

L’avv. Ezio Bonanni è stato il curatore del II rapporto Mesoteliomi. Questa pubbicazione costituisce una precisa identificazione delle lavorazioni a rischio amianto. L’avv. Ezio Bonanni ha approfondito le diverse condizioni di rischio, alla base dell’insorgenza del cancro del mesotelio.

I casi più numerosi sono quelli di tumore alla pleura (mesotelioma pleurico). Tutti gli altri mesoteliomi: quello del peritoneo (mesotelioma peritoneale), al pericardio (mesotelioma pericardico), mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, costituiscono una frazione inferiore.

Queste patologie sono quasi sempre ad esito infausto. Per questo motivo l’avv. Ezio Bonanni ha insistito perché coloro che ne fossero colpiti potessero accedere alla pensione di inabilità, nel caso in cui i benefici contribiutivi con l’art. 13 co. 7 legge 257/92, non permettessero di raggiungere i requisiti per la pensione. 

Benefici contributivi

In precedenza solo coloro che avevano ottenuto il riconoscimento del mesotelioma, del tumore del polmone e dell’asbestosi, potevano accedere al pensionamento immediato (pensione di inabilità amianto). Ora, tutti coloro che si ammalano di patologie asbesto correlate riconosciute, possono ottenere l’immediato pensionamento (art. 1, co. 250, L. 232/2016, come modificata 41-bis del decreto legge 34/2019 convertito con la legge 58/2019).

In questo video girato nel 2017 durante la conferenza stampa “Italia la Repubblica dell’amianto“, l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’ONA ha presentato presso la Sala del Carroccio, Palazzo del Campidoglio, a Roma, il Secondo Rapporto Mesoteliomi e ha reso pubbliche le segnalazioni di mesotelioma che la popolazione ha inoltrato alle piattaforme ONA. I dati sul mesotelioma sono importanti perché costituiscono anche una base epidemiologica delle categorie a rischio per dimostrare il nesso causale anche per altre patologie asbesto correlate. In altre parole, se in una lavorazione si registrano dei mesoteliomi, evidentemente c’è la prova che c’è stata un’esposizione ad amianto e quindi anche quando ci sono altre patologie, come per esempio il tumore del polmone, oppure della laringe, oppure faringe etc…., si può dimostrare il nesso causale ed ottenere il riconoscimento. Con il riconoscimento si accede al prepensionamento con l’aumento contributivo ex art. 13, co. 7, L. 257/92. Nel caso che l’aumento contributivo non fosse sufficente per raggiungere i requisiti, evidentemente, si potrà accedere al pensionamento con la pensione di inabilità. Il punto debole della pensione di inabilità è il fatto che non è ritenuto cumulabile con la rendita INAIL. 

Come richiedere l’assistenza legale gratuita ONA

Per richiedere l’assistenza medico legale gratuita dell’ONA è possibile chiamare il numero verde 800 034 294, contattare l’Osservatorio Nazionale Amianto attraverso il form che trovate qui in basso oppure rivolgersi direttamente agli uffici delle sedi territoriali ONA.

Per maggiori informazioni potete consultare la pagina dei servizi gratuiti ONA.