Immunoterapia Pembrolizumab per la lotta contro il cancro

L’immunoterapia con il farmaco Pembrolizumab è stata approvata, per la prima volta, nel 2015. La somministrazione dell’anticorpo monoclonale è risultata efficace per pazienti con il melanoma in fase avanzata, non operabile, che non rispondono più ad altre terapie.

Si tratta di un farmaco diretto contro specifiche molecole espresse sulle cellule del sistema immunitario. Pembrolizumab è un’agonista delle cellule tumorali, con bersaglio molecolare preciso, in grado di modulare il funzionamento del sistema immunitario. 

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L’immunoterapia passiva per la lotta contro il cancro

La somministrazione dell’anticorpo monoclonale Pembrolizumab rientra nel protocollo di immunoterapia passiva. Si tratta di una serie di strategie terapeutiche che prevedono la somministrazione di molecole in grado di modulare la risposta immunitaria contro le cellule del tumore. In generale, gli anticorpi monoclonali sono molecole prodotte in laboratorio, dirette contro specifici recettori individuati sulle cellule del tumore. Il legame tra l’anticorpo monoclonale ed il recettore, blocca la proliferazione delle cellule ed alcuni meccanismi utili alla progressione della patologia.

Il miglior risultato ottenuto in campo oncologico è la somministrazione degli anticorpi monoclonali diretti contro i punti di controllo del sistema immunitario. Si tratta dei cosiddetti “checkpoint immunologici“, ovvero dei meccanismi di accensione e spegnimento delle risposte immunitarie.

Questo nuovo approccio si basa su risultati sperimentali che mostrano come le cellule del tumore riescono a sfuggire al controllo del sistema immunitario, utilizzando normali circuiti di regolazione delle risposte immunitarie.

Inoltre, i successi terapeutici raggiunti in questo campo non consistono solo nell’eliminazione delle cellule tumorali. Un altro grande vantaggio è rappresentato dallo sviluppo di una memoria immunologica.

Meccanismo di azione dell’immunoterapia con Pembrolizumab

L’immunoterapia dei tumori mediante il blocco dei “checkpoint” immunitari rappresenta, ad oggi, uno degli approcci più promettenti per sconfiggere il tumore.

Differentemente dai protocolli di cura tradizionali e della maggior parte delle terapie a bersaglio molecolare, l’immunoterapia dei tumori ha come bersaglio il sistema immunitario e la sua interazione con il cancro.

Tale approccio terapeutico è frutto di recenti scoperte che affermano che le cellule trasformate utilizzano dei normali circuiti di regolazione delle risposte immunitarie.

I circuiti di regolazione in questione sono il recettore CTLA-4 ed il recettore PD-1, con il ligando PD-L1. Pembrolizumab rappresenta proprio l’anticorpo monoclonale diretto contro il recettore PD-1 per i pazienti affetti da un gran numero di tumori. Di seguito vediamo quali sono le patologie che hanno ricevuto l’approvazione per la nuova cura.

Immunoterapia con l’antibiotico Pembrolizumab

Pembrolizumab, commercializzato con il nome di Keytruda, è il secondo anticorpo monoclonale anti-PD1 ad aver ricevuto l’approvazione per differenti neoplasie. La Food and Drug Administration, il 15 Settembre del 2015, ha approvato il farmaco per i pazienti con melanoma avanzato o non resecabile che non rispondono più ad altri farmaci.

Il farmaco, in Italia, arriva nel 2017 e riceve, inizialmente, l’approvazione per il tumore della pelle in fase avanzata e metastatica e per il carcinoma polmonare non a piccole cellule.

Le patologie curate con l’immunoterapia e Pembrolizumab

Solo in tempi più recenti, il farmaco Pembrolizumab è stato approvato per la cura del carcinoma polmonare metastatico, tumore dell’esofago, tumore dello stomaco, del fegato, tumore della vescica e per il carcinoma uroteliale metastatico. Tuttavia, anche forme di tumore del sangue, come ad esempio il Linfoma di Hodking, hanno restituito esiti positivi che hanno determinato l’approvazione del farmaco.

L’ampio spettro di patologie che rispondono all’immunoterapia mediante la somministrazione di anticorpi monoclonali rappresenta un vero e proprio successo oncologico. Grazie all’immunoterapia con Pembrolizumab, un gran numero di pazienti ottengono nuove chance di sopravvivenza.

In particolar modo, ci si riferisce a coloro che non rispondono più alle terapie tradizionali. Infatti, protocolli di cura come la chemioterapia, la radioterapia e l’operazione chirurgica, sebbene siano i protocolli di cura utilizzati maggiormente con i pazienti oncologici, non sono sempre efficaci.

Infatti, la particolarità di questo trattamento risiede proprio nel fatto che, per ottenere un maggior successo terapeutico, la neoplasia deve essere in uno stato avanzato.

Somministrazione e posologia di Pembrolizumab

L’immunoterapia con l’anticorpo monoclonale Pembrolizumab deve essere somministrata e seguita da un’equipe medica specializzata nelle cure oncologiche. Innanzitutto, lo specialista deve sottoporre il paziente a test diagnostici in grado di rilevare la presenza della molecola bersaglio della terapia.

Solo se il paziente oncologico risulta essere positivo per l’espressione della molecola PD-1, allora potrà seguire la terapia. Inoltre, è di fondamentale importanza valutare anche lo stato di salute della persona e lo stadio della patologia affinché la terapia si riveli efficace.

Il protocollo di terapia con Pembrolizumab

La somministrazione del farmaco Pembrolizumab avviene per via endovenosa. Il farmaco, infatti, è commercializzato allo stato liquido, in soluzione dal colore leggermente opalescente, tendente al giallo. Il metodo di somministrazione prevede un trattamento per infusione nell’arco di circa 30 minuti, che può essere ripetuto nel tempo fino a quando la terapia apporta i suoi benefici.

Il farmaco può essere somministrato sia in monoterapia che in terapia di combinazione con altri protocolli di cura. Tra questi, la chemioterapia e l’operazione chirurgica. Quando il trattamento è combinato, Pembrolizumab è somministrato per primo rispetto alla terapia secondaria.

La dose raccomandata, invece, per gli adulti è di 200 mg ogni tre settimane, o 400 mg ogni 6 settimane. La posologia del farmaco è strettamente influenzata dalla tollerabilità della terapia, dallo stato di salute della persona e dalla risposta del tumore al farmaco.

In alcuni pazienti sono state osservate anche risposte atipiche al farmaco. Infatti, il monitoraggio dei pazienti che si sono sottoposti alla terapia con Pembrolizumab, ha rivelato la comparsa di nuove e piccole lesioni nei primi mesi. Dopodiché, ha fatto seguito una riduzione della massa tumorale.

Per approfondire la scheda tecnica di Pembrolizumab.

Effetti collaterali dell’immunoterapia

Uno dei maggiori vantaggi dell’immunoterapia è il fatto che gli effetti collaterali riscontrati in coloro che ricevono il trattamento sono davvero contenuti. Questa particolarità risiede nel fatto che gli anticorpi monoclonali si limitano a modulare l’attivazione e lo spegnimento delle cellule del sistema immunitario.

Per questo motivo, gli effetti collaterali maggiormente riscontrati sono le reazioni avverse immuno-correlate, ovvero reazioni che dipendono dall’attivazione del sistema immunitario.

Effetti collateralia dell’immunoterapia con Pembrolizumab

La somministrazione dell’anticorpo Pembrolizumab è più comunemente associata a reazioni avverse immuno-correlate, che si manifestano con lieve entità. Infatti, solo raramente, le reazioni avverse comportano la sospensione della terapia. Gli effetti collaterali maggiormente riscontrati sono:

  • la stanchezza,
  • i disturbi gastrointestinali, come: diminuzione dell’appetito, diarrea, vomito e nausea;
  • l’anemia, ovvero diminuzione dei livelli di ferro nel torrente ematico;
  • la leucopenia, ovvero la diminuzione del numero di globuli bianchi e rossi nel torrente circolatorio;
  • l’ipertensione;
  • l’ipotiroidismo;
  • la perdita di peso ingiustificata.

La maggior parte di questi effetti collaterali possono essere facilmente gestiti mediante la prescrizione medica di farmaci di uso quotidiano.

Ulteriori informazioni per l’immunoterapia Pembrolizumab

La modulazione del sistema immunitario può rappresentare una lama a doppio taglio. Infatti, sbloccare farmacologicamente i sistemi di controllo comporta l’insorgenza di reazioni infiammatorie sistemiche che possono colpire anche i tessuti sani dell’organismo.

Ulteriori indicazioni sulla somministrazione del farmaco Pembrolizumab con immunoterapia è sul fatto che il farmaco potrebbe alterare la capacità di guidare veicoli e quella di utilizzare macchinari. In questo caso, i medici raccomandano ai pazienti e ai loro familiari di sostenere i propri cari durante la terapia.

Immunoterapia con Pembrolizumab, gravidanza e fertilità

Per questo motivo, le donne in età fertile devono utilizzare delle misure contraccettive di qualsiasi tipo durante l’immunoterapia. Infatti, i medici oncologi sconsigliano di iniziare un percorso di gravidanza durante la somministrazione di anticorpi monoclonali. La somministrazione di questi farmaci è risultata pericolosa per il feto e per la madre, mostrando un aumento di perdite fetali durante la terapia.

Per evitare il rischio potenziale di perdita del feto durante la gravidanza e l’aumento del tasso di aborti o di bambini nati morti, gli oncologi devono valutare attentamente il rapporto tra benefici e rischi della futura madre e del bambino.

Raccomandazioni simili sono riportate anche per le giovani mamme che si trovano nella fase di allattamento. Non è ancora chiaro se gli anticorpi possono essere escreti nel latte materno, ma il rischio per i neonati/lattanti non può essere escluso. Per questo motivo, la decisione se interrompere l’allattamento o la terapia con Pembrolizumab deve essere presa tenendo in considerazione i benefici della terapia.

Immunoterapia e patologie asbesto correlate

L’immunoterapia mediante la somministrazione dell’anticorpo monoclonale si è rivelata particolarmente efficace verso un gruppo di patologie, indicate come patologie asbesto correlate.

Si tratta di una serie di patologie che scaturiscono per esposizione diretta, indiretta e per contaminazione degli ambienti ad agente cancerogeno, ovvero all’amianto. Quest’ultimo, un minerale estratto dalle rocce ed utilizzato in tantissimi settori, tra cui quello dell’edilizia, dei trasporti, etc.

Come ribadito anche nell’ultima monografia IARC, tutti i minerali dell’asbesto sono cancerogeni. Si tratta di sostanze fibrose, la cui aerodispersione causa principalmente il tumore del polmone.

In particolare, il mesotelioma della pleura, l’asbestosi polmonare, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici. Altre neoplasie del polmone sono il microcitoma e l’adenocarcinoma polmonare.

Altre patologie asbesto correlate

Tuttavia, le fibre di amianto non si limitano ad arrecare danni solamente al polmone. A causa della loro particolare morfologia, le fibre riescono a raggiungere anche altri distretti corporei. Per questo motivo, vi sono altre patologie asbesto correlate, quali:

Avv. Ezio Bonanni e le patologie asbesto correlate

L’Avv. Ezio Bonanni è pioniere, in Italia, per le cause contro l’amianto. Da più di 20 anni difende le vittime primarie della fibra killer ed i loro familiari, promuovendo le attività di prevenzione, educazione e sensibilizzazione alla salute e al benessere collettivo. In particolare, l’Avv. Bonanni, durante tutta la sua carriera, si è dedicato alla stesura di differenti pubblicazioni che possono essere consultate gratuitamente al seguente link.

In particolare, il fenomeno epidemiologico delle patologie asbesto è stato affrontato con dovizia di particolari nel “Il Libro bianco delle morti di amianto in Italia (Ed. 2022)“.

Infatti, i programmi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria sono sostenuti anche dall’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto. Si tratta della prima associazione italiana istituita con il fine di schierarsi e difendere tutte le vittime dell’amianto.

Grazie allo sportello online, l’associazione offre assistenza legale e medica gratuita a tutti coloro che ricevono la diagnosi di patologia asbesto correlata.

Assistenza ONA e immunoterapia con Pembrolizumab

L’immunoterapia dei tumori mediante il blocco dei checkpoint immunitari, ha aggiunto un nuovo pilastro nella terapia contro il cancro, cambiando l’esito di alcuni gruppi di pazienti con tumore in stadio avanzato.

Tuttavia, il campo dell’immunoterapia, malgrado l’enorme passo avanti, è ancora nella sua fase iniziale poiché attualmente ci sono molte più domande che risposte e le sfide da vincere sono molteplici. Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce l’importanza di tornare ad investire sulla ricerca oncologica.

Contatta l’Osservatorio amianto al numero verde 800 034 294, oppure tramite il form sottostante. Un team di medici e legali specializzati in materia, coordinati dall’Avv. Bonanni, risponderà a tutte le tue domande in modo completamente gratuito.

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