Pembrolizumab come cura del tumore al polmone

Pembrolizumab, come cura del tumore al polmone, è un farmaco usato durante la chemioterapia.

Il cancro ai polmoni è una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati. Rappresenta il 15% di tutte le diagnosi di tumore negli uomini e il 12% nelle donne. In particolare, in Italia, il tumore del polmone è la prima causa di decesso per tumore negli uomini e la terza nelle donne, con quasi 34.000 morti in un anno.

Questi dati sono riportati nell’ultima monografia dello IARC. Inoltre tra i principali fattori a determinare l’insorgenza di questa neoplasia vi è l’amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e il presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, assistono le vittime di tutte le patologie asbesto correlate. Tra queste c’è anche il tumore al polmone. Chiunque può fare richiesta per ricevere assistenza medica e legale gratuita, tramite il formulario nella pagina o chiamando il numero verde.

INDICE

La cura di Pembrolizumab per le vittime di tumore del polmone
L’efficacia della terapia: modalità di somministrazione
Le controindicazioni del farmaco
Come ricevere servizi di assistenza medica e legale?

Tempo stimato di lettura: 6 minuti

Pembrolizumab Keytruda: chemioterapia tumore al polmone

Pembrolizumab Keytruda è un farmaco immunoterapico. Agisce inibendo PD-1. Stimola, così, le cellule del sistema immunitario a sviluppare una risposta immunitaria contro le cellule del tumore. La sua azione si basa sullo stesso meccanismo del Nivolumab.

Il sistema immunitario protegge l’organismo da infezioni virali o batteriche. Tuttavia è anche in grado di riconoscere le cellule tumorali. Ha, inoltre, sviluppato meccanismi di regolazione. Così la risposta infiammatoria, conseguente al riconoscimento di un patogeno, si autolimita nel tempo.

Questo meccanismo consente che l’azione del sistema immunitario determini l’eliminazione dei patogeni. Al tempo stesso, previene l’integrità dei tessuti del corpo umano.

Si tratta, quindi, di segnali di interruzione per la prosecuzione della risposta infiammatoria. Si attivano quando il patogeno esterno è stato eliminato, prima che si crei un danno irreversibile per l’organismo. Uno di questi modi di spegnimento della risposta infiammatoria è rappresentato dal sistema PD-1/PD-L1/PD-L2.

Le cellule tumorali sfruttano il sistema PD-1/PD-L1/PD-L2 per non essere riconosciute dal sistema immunitario. Questo, quindi, essendo inibito, non è in grado di contrastare la crescita del tumore stesso.

Il principio attivo di Pembrolizumab è un anticorpo monoclonale. È un tipo di proteina concepito per riconoscere e legarsi a una struttura specifica.

Nel caso di Pembrolizumab, esso blocca l’interazione del PD-1 con i suoi ligandi, PD-L1 e PD-L2. Attiva i linfociti T. Questi possono influenzare l’attività sia delle cellule tumorali sia delle altre. Impedisce, così, a tale recettore di inibire le cellule immunitarie. In questo modo aumenta la capacità del sistema immunitario di distruggere le cellule tumorali.

Altri farmaci chemioterapici sono Alectinib, Atezolizumab, Brigatinib, Cisplatino, Carboplatino, Ceritinib, Crizotinib, Dabrafenib, Durvalumab, Etoposide, Gemcitabina, Gefitinib, Erlotinib, Afatinib, Osimertinib, Nintedanib, Pemetrexed, Taxolo, Trametinib, Vinorelbina.

Dosaggio e studi clinici sull’efficacia del farmaco

Pembrolizumab si somministra endovena. La dose è di 200 mg. Generalmente, infatti, l’infusione del farmaco è di 2 mg per chilogrammo di peso corporeo. La durata della somministrazione è di circa 30 minuti. Essa viene ripetuta ogni 21 giorni.

Questo farmaco è adatto al trattamento del carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule (adenocarcinoma). La terapia può essere sia di prima linea che di seconda.

Uno dei primi studi a valutare l’efficacia del Pembrolizumab è stato lo studio KEYNOTE-010. È stato condotto su 1.000 pazienti, precedentemente sottoposti a terapia di prima linea con sali di platino. Questi sono stati randomizzati tra Pembrolizumab e Docetaxel/Taxotere.

I risultati hanno dimostrato che Pembrolizumab aumenta la sopravvivenza. Essa è di circa 11 mesi. Invece la sopravvivenza con il Docetaxel è di circa 8 mesi. Lo studio prevedeva l’arruolamento solo dei pazienti con espressione immunoistochimica positiva della proteina PD-L1.

Sulla base dei risultati, il farmaco ha ricevuto l’approvazione per il trattamento di seconda linea dei pazienti con espressione immunoistochimica del PD-L1 ≥ 1%.

L’utilizzo del Pembrolizumab è stata esteso al trattamento di prima linea sulla base dei risultati dello studio di fase III KEYNOTE-024. È stato condotto su 305 pazienti, risultati altamente positivi per l’espressione della proteina PD-L1 (≥ 50%).

L’efficacia del farmaco è stata confrontata con quella della chemioterapia a base di platino. I risultati mostrano il netto vantaggio di Pembrolizumab in termini di risposte obiettive. Ciò vuol dire una riduzione dimensionale della malattia.

Si verifica anche l’aumento del 50% della sopravvivenza libera da progressione. Dopo 12 mesi di osservazione, il 48% dei pazienti sottoposti a Pembrolizumab non aveva ancora sviluppato una progressione di malattia.

Così, nel 2016, l’EMA ha esteso l’utilizzo del Pembrolizumab come terapia di prima linea nei pazienti con espressione di PD-L1 ≥ 50%.

Pembrolizumab - Numero Verde Assistenza Tumore Polmonare

Altri utilizzi della terapia con Pembrolizumab

Pembrolizumab Keytruda non è solo indicato per il trattamento dell’adenocarcinoma ma anche per i pazienti affetti da melanoma. Questo è spesso non operabile o diffuso nell’organismo.

L’efficacia del farmaco è stata dimostrata da un primo studio clinico. Questo comprendeva 540 pazienti. Questi erano stati trattati in precedenza con un altro anticorpo monoclonale usato nella terapia del melanoma, Ipilimumab.

La dose somministrata è di 2 mg/kg, ogni tre settimane. Oppure può diventare 10 mg/kg di peso corporeo, ogni tre settimane.

Dai risultati è emerso che, a distanza di 6 mesi dall’avvio del trattamento, la malattia non era peggiorata nel 34 % dei pazienti trattati con Pembrolizumab. Mentre non si era presentato nessun peggioramento nel 16 % dei pazienti in cura con chemioterapia.

Il secondo studio esaminava, invece, 834 pazienti non trattati in precedenza con Ipilimumab. I pazienti trattati con Pembrolizumab Keytruda sono sopravvissuti fino a 5,5 mesi senza progressione della malattia. Invece la sopravvivenza è stata di 2,8 mesi nei pazienti trattati con Ipilimumab.

Fino al 71% dei pazienti è sopravvissuto almeno 12 mesi dall’inizio della terapia. Mentre la percentuale scende al 58 % nei soggetti in cura con Ipilimumab.

Pembrolizumab: effetti collaterali cura tumore al polmone

Gli effetti collaterali della terapia di Pembrolizumab sono principalmente immuno-correlati. La stimolazione del sistema immunitario può sviluppare delle reazioni autoimmuni nei confronti dell’organismo.

Tuttavia la maggior parte delle reazioni avverse sono reversibili. Inoltre si gestiscono interrompendo temporaneamente il trattamento. Un’alternativa è somministrare corticosteroidi o mettere in atto terapie di supporto.

Gli effetti indesiderati sono polmonite, colite, epatite, nefrite e endocrinopatie. Inoltre possono manifestarsi dispnea, febbre, tosse, dolori addominali, diarrea, fino ad arrivare alla perforazione intestinale.

In più si possono verificare alterazioni della funzionalità epatica, renale e del sistema endocrino. In quest’ultima sono comprese l’ipofisite, il diabete mellito, l’ipotiroidismo o l’ipertiroidismo. Bisogna, quindi, prestare attenzione alla comparsa di stanchezza, tachicardia e sudorazioni.

Altre reazioni avverse sono uveite, artrite, miosite, pancreatite e reazioni cutanee. Infine ci sono sindrome di Guillain-Barré, sindrome miastenica, anemia emolitica e crisi epilettiche parziali.

Tutela medica e legale ONA: vittime tumore al polmone

L’ONA si occupa di assistere tutte le vittime di tumore al polmone, mesotelioma o altre malattie asbesto correlate.

Si può fare richiesta di assistenza medica gratuita. Si possono ricevere una diagnosi precoce, terapie tempestive e sorveglianza sanitaria. Anche le vittime di malasanità possono vedere riconosciuta la responsabilità medica.

Grazie al team di avvocati, coordinati dall’Avv. Bonanni, si offre un servizio di assistenza legale gratuita. Le vittime possono così ottenere il riconoscimento di tutti i diritti e benefici previsti dalla legge, come il risarcimento dei danni.