Vittime del dovere: tutela legale

Sono vittime del dovere coloro che hanno donato la loro vita per la collettività. In quanto tali, hanno diritto al riconoscimento dello status e all’accredito delle prestazioni previdenziali. Infatti, con tale riconoscimento si acquistano una serie di diritti, reversibili ai superstiti. 

Le norme di cui all’art. 1 co. 563 della Legge 266/2005 identificano la casistica per la quale si ha diritto a tale riconoscimento. Si sommano alle ipotesi tassative anche tutti i casi di malattie professionali insorte in seguito a esposizione a sostanze cancerogene. Tra queste ci sono anche le malattie asbesto correlate e quelle dovute all’esposizione ad altri agenti cancerogeni.

In modo particolare, subiscono danni alla salute gli appartenenti alle Forze Armate e al Comparto Sicurezza, perché esposti ad amianto, radiazioni ionizzanti, uranio impoverito.

Le vittime possono chiedere il riconoscimento della causa di servizio. Allo stesso tempo con questo quid pluris possono chiedere il riconoscimento dello status di vittima del dovere. 

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni sono stati tra i primi in Italia a chiedere e ottenere tali riconoscimenti. L’art. 20 della Legge 183/2010 è stata la prima misura tecnico normativa in questo senso. Sono stati tutelati, infatti, coloro che avevano subito danno biologico per esposizione ad amianto nelle navi della Marina Militare.

Tra le finalità dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni vi è prima di tutto la prevenzione primaria, poi quella secondaria e infine terziaria, a tutela delle vittime dovere. Si garantisce, così, un servizio di consulenza gratuita medica e legale.

Consulenza vittime del dovere

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Vittime del dovere: riconoscimento e tutela legale

In questi ultimi anni, il numero dei casi di coloro che hanno contratto infermità per effetto delle condizioni di rischio è in aumento. Le attività specifiche di cui all’art. 1, co. 563, L. 266/2005, sono all’origine del maggior numero di casi. Inoltre, ci sono poi tutte le infermità contratte per le condizioni ambientali sfavorevoli

Ci riferiamo in modo particolare alle situazioni di esposizione ai cancerogeni. Queste ultime rientrano nel caso dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005 e art. 1 del d.p.r. 243/2006. Infatti, la normativa fa riferimento alle particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, come l’esposizione a cancerogeni (Cassazione Sez. L Cass. civ., Sez. lavoro, Ord., 19/01/2021, n. 823).

Il rischio amianto diffuso in Italia è illustrato dall’Avv. Ezio Bonanni nella pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2021”. Questo quadro comprende anche le condizioni di rischio per le Forze Armate e il Comparto Sicurezza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto significativi risultati nella tutela di queste vittime e i loro familiari. Infatti, con le ultime pronunce, oltre al diritto alle prestazioni previdenziali, sono stati riconosciuti anche i danni. Si tratta di risultati significativi. 

Per questi motivi, è stato istituito un particolare servizio di assistenza per tutte le vittime, le quali possono chiedere l’assistenza legale. Questo servizio di tutela legale è molto importante perché ha permesso il riconoscimento di molti diritti. Infatti, oltre al diritto alle prestazioni previdenziali vi è quello al risarcimento danni. In particolare, tra i diversi strumenti di tutela delle vittime del dovere, vi è la loro rappresentanza nelle istituzioni.

Questi diritti debbono essere riconosciuti anche a chi non è dipende dello Stato e si è sacrificato per la collettività.

Vittime del dovere news: le informazioni per le vittime

L’ONA Notiziario – Il Giornale Sull’Amianto è lo strumento di informazione fondamentale per tutti i cittadini. Tutte le informazioni sulle vittime del dovere e i loro diritti sono raccolte nella categoria vittime del dovere news.

Queste informazioni del notiziario amianto sono molto importanti ed estese anche agli altri cancerogeni, cui sono esposti coloro che svolgono le attività che danno diritto al riconoscimento di vittima del dovere.

Vittime del dovere: attività di servizio riconosciute

I dipendenti pubblici che svolgono determinate attività, nel caso in cui riportino delle infermità, compresa la morte, hanno diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Infatti, ci sono alcune attività di servizio che comportano rischi aggiuntivi, ovvero lo svolgimento di missioni che danno diritto ad alcune prestazioni previdenziali ulteriori. In particolare, la normativa specifica è quella dell’art. 1, commi da 562 a 565, della Legge n. 266 del 23 dicembre 2005.

Inoltre, la Corte di Cassazione ha chiarito che il riconoscimento di vittima del dovere è dovuto anche a coloro che non sono dipendenti pubblici. Poi ci sono altri casi nei quali c’è il diritto al riconoscimento di equiparato a vittima del dovere.

L’art. 1 comma 563, L. 266/2005, qualifica la fattispecie: “Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  • nello svolgimento del servizio di ordine pubblico;
  • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  • in operazioni di soccorso;
  • in attività di tutela della pubblica incolumità;
  • a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità”.

Equiparazione a vittime del dovere: le tutele

Oltre ai casi specifici di infortuni sul lavoro e malattie professionali, ci sono le infermità dovute ad esposizione a sostanze cancerogene. Il caso dell’asbesto, detto anche amianto, è emblematico della necessità di tutela. Il primo caso fu quello delle vittime dell’amianto in Marina Militare, per cui vi fu l’intervento dell’allora Presidente Senatore Giorgio Napolitano.

Quindi, la disciplina in favore delle vittime del dovere ha contemplato anche le vittime per servizio in particolari condizioni ambientali e operative eccedenti l’ordinarietà (art. 1, co. 564, L. 266/2005 e art. 1 del d.p.r. 243/2006)., Quindi in questo modo la tutela si è ampliata e si tutelano tutte le vittime, anche quelle dei cancerogeni. 

Infatti, con il DPR 7 luglio 2006, n. 243 (in Gazzetta ufficiale, 8 agosto, n. 183), è stato emanato il regolamento:

Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005 n. 266″.

In seguito alla Relazione finale della Commissione D’Inchiesta Uranio Impoverito (07.02.2018), sono state confermate le denunce dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni. Quindi, l’associazione prosegue nella tutela, unitamente all’Osservatorio Vittime Del Dovere.

I diritti delle vittime del dovere e degli equiparati

L’art. 1 del DPR 243/06, in base all’art. 1 del comma 564, L. 266/2005, identifica tra i soggetti tutelati, coloro che hanno subito tali infermità o la morte, per alcune delle attività che meritano tutele.

In questo modo, anche a queste vittime e ai superstiti, sono attribuiti i benefici vittima del dovere.

Nel dettaglio, questi benefici vittime del dovere sono le “provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 204″.

A tal proposito, va ricordato che ci sono delle fattispecie specifiche che rientrano nelle tutele delle vittime del dovere benefici.

L’art. 1 del regolamento precisa:

  • per benefici e provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 204;
  • missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall’autorità gerarchicamente o funzionalmente sovraordinate al dipendente;
  • per particolari condizioni ambientali od operative, implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

I soggetti tutelati: Forze Armate e Forze dell’ordine

La Legge 466/1980 identifica i destinatari delle tutele. Queste norme sono ormai superate. Infatti nel corso dei decenni successivi la tutela è stata ampliata. Per questi motivi, aldilà dell’elenco, sono tutelate tutte le vittime. 

Sono tutelati gli appartenenti alle Forze armate dello Stato in servizio di ordine pubblico o di soccorso e:

  • magistrati ordinari;
  • militari dell’Arma dei Carabinieri;
  • Corpo di finanza;
  • Corpo delle guardie di pubblica sicurezza;
  • agenti di custodia;
  • personale del Corpo forestale dello Stato;
  • funzionari di pubblica sicurezza;
  • Corpo di polizia femminile;
  • personale civile dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena;
  • Vigili del Fuoco.

Quindi, nelle tutele sono ricompresi anche coloro che non sono dipendenti pubblici come chiarito da SS.UU. 22753/2018. In più lo sono anche i soggetti equiparati, tra i quali anche le vittime amianto. Rientrano, quindi, in queste tutele, coloro che hanno svolto servizio in esposizione a cancerogeni (Cassazione Civile, Sezione lavoro, 4238/2019; Cass., sez. lav., n. 20446/2019). 

Le tutele dei danneggiati equiparati a vittime del dovere

I equiparati vittime del dovere, compresi i militari di leva, hanno gli stessi diritti delle vittime del dovere. Dunque si prescinde dalla sussistenza o meno di un rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione.

Quindi innanzitutto rientrano nelle tutele le vittime dovere che hanno subito le infermità nello svolgere servizio nelle attività proprie di cui all’art. 1 comma 563 L. 266/2005. Poi ci sono anche coloro che hanno subito un danno biologico e quindi delle infermità nello svolgere servizio in condizioni ambientali lesive (art. 1, comma 564, L. 266/2005).

Infatti, i “soggetti equiparati a vittime del dovere”, hanno gli identici diritti delle vittime del dovere e sono rappresentate e tutelate dall’ONA.

Vittime del dovere e prevenzione primaria

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno a più riprese denunciato l’assenza di effettiva tutela del cittadino dipendente delle Amministrazioni e anche militare. Infatti, tenendo conto che questi dipendenti pubblici sono sottoposti a molti rischi, è importante rimuovere almeno quelli cancerogeni.

In buona sostanza, di fronte all’epidemia di infermità, tra cui quelli di mesotelioma, è necessario estirpare il rischio alla radice. Per questi motivi l’ONA persegue salute e prevenzione nei luoghi di lavoro.

Quindi è fondamentale la sicurezza sul lavoro che riguarda anche il Comparto Sicurezza e quello delle Forze Armate. In questo modo, si tutela anche il diritto alla salute. Infatti, la salute si tutela con l’ambiente salubre, sulla base dell’equazione: ambiente pulito = salute; ambiente contaminato = malattia.

Secondo le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, serve a poco indennizzare le vittime e i familiari. La cosa importante, infatti, è la prevenzione primaria che è l’unico strumento di tutela della salute e si sostanzia nell’evitare ogni esposizione cancerogena.

È in corso, quindi, una dura disputa giudiziaria, nella quale Antonio è sostenuto legalmente dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA. Quello di Antonio Dal Cin è uno dei casi più emblematici.

Gli altri diritti delle vittime del dovere

Oltre alle prestazioni previdenziali legate allo status di vittima del dovere, ci sono anche altri diritti. Tra questi ci sono la pensione privilegiata e l’equo indennizzo. Perciò, è necessario chiedere ed ottenere la tutela legale.

In questo modo, il riconoscimento dello status di vittima del dovere è lo strumento tecnico per ottenere il risarcimento dei danni.

Molto emblematico sul punto è quanto affermato dal TAR Liguria, sentenza n. 204/2021. Infatti, con questa sentenza si è affermato il principio che gli atti di riconoscimento costituiscono confessione (TAR Lazio, Sez. I bis, n. 11985/2018) e al tempo stesso “riconoscimento di debito”.

Tanto è vero che in quella sentenza si legge: “Tale provvedimento costituisce riconoscimento del debito da parte dell’amministrazione, atteso che, come chiarito dalla Corte di Cassazione per la ricognizione di debito” non sono richieste formule speciali o particolari, essendo sufficiente che esso risulti univoco, nel senso che promani da un atto o fatto incompatibile con la volontà di non riconoscere il diritto rispetto alla quale la prescrizione ha già iniziato il suo decorso”.

Questi principi sono stati affermati già dalla Corte di Cassazione Civile, VI sezione, n. 13897 del 06.07.2020.

Vittime dell’amianto e vittime del dovere

L’esposizione ad amianto tra i dipendenti pubblici, in particolare quelli della difesa e del Comparto Sicurezza, è stata sempre molto elevata, anche dopo l’introduzione del divieto di cui alla L. 257/92.

L’asbesto è stato utilizzato in tutti i sistemi d’arma, nelle installazioni e perfino nelle unità navali, negli aeromobili e negli elicotteri. Quindi ne sono stati esposti i dipendenti del Ministero della Difesa (Marina, Esercito, Aeronautica e Carabinieri) e del Comparto Sicurezza (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza).

Amianto/asbesto: epidemia in Marina Militare

L’utilizzo di amianto, in particolare nelle unità navali della Marina Militare Italiana, e nelle basi a terra, da quella di Taranto a quella di La Maddalena, a quella di La Spezia e a quella di Augusta e in tutte le altre basi ed arsenali, e perfino negli alloggi, ha provocato un fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate.

In particolare, sono stati registrati 530 mesoteliomi solo tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina. L’amianto è causa di mesotelioma, il tumore del polmone, della laringe, della faringe, del colon, oltre ad altre neoplasie del tratto gastrointestinale, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici

Processo Marina bis: tutela dei diritti delle vittime

È nelle fasi finali il processo Marina bis. Sul banco degli imputati, per la morte di 11 militari per mesotelioma da amianto, siedono Guido Venturoni Agostino Di Donna, Angelo Mariani, Sergio Natalicchio, Mario Di Martino e Umberto Guarnieri. Sono accusati di omicidio colposo.

Il 23 marzo 2022 il procuratore generale ha discusso per oltre 6 ore chiedendo alla fine la condanna per i 6 imputati. La pena di giustizia, per la precisione, che sarà la Corte di Appello a quantificare.

I familiari delle vittime (già riconosciute vittime del dovere), si sono costituiti parte civile e sono assistiti, tra gli altri, dall’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.

Ci aspettiamo una sentenza coraggiosa – ha detto l’avvocato Bonanni subito dopo la sua discussione – che sia da monito per chiunque voglia mettere davanti alla salute dei lavoratori, compresi i militari, già esposti a molti pericoli, condotte che violano l’obbligo di tutela della salute, che vale per tutti, compresi i servitori dello Stato.

La morte di 982 militari per mesotelioma, è solo la punta dell’iceberg rispetto ad una epidemia che è tutt’ora in corso, perché le bonifiche sono state tardive e incomplete. In questo momento, in cui ci sono venti di guerra, il ruolo delle Forze Armate è sempre più importante, e quindi dobbiamo salvaguardare i nostri uomini e donne, in divisa, da questi rischi del tutto inutili e inaccettabili”.

Le vittime delle missioni: vittime del terrorismo

Il personale civile e militare delle Forze Armate è stato impiegato in diverse missioni, tra cui quelle in Afghanistan, Libano, Kosovo, nel Mediterraneo e in Libia. Nel corso di queste missioni, si sono verificati diversi attacchi terroristici, come nel caso degli attentati di Nassiriya, dal 2003 al 2006 nel corso della guerra d’Iraq. La missione italiana denominata “Operazione Antica Babilonia” ha provocato un totale di 50 vittime, tra cui 25 italiani.

Tra le vittime anche Matteo Vanzan. Questi, primo caporal maggiore dei Lagunari, è deceduto in combattimento in Iraq. Egli era impegnato in missione di protezione della sede CPA di Nasiriyya (presso la Base Libeccio) durante gli scontri del maggio 2004 contro le milizie sciite di Muqtada al-SadrQueste vittime hanno diritto al riconoscimento di vittima del terrorismo.

Uranio impoverito e vittime del dovere

Nel corso delle diverse missioni italiane all’estero, e anche in quelle in Italia, si è verificata la condizione di rischio del personale civile e militare delle Forze Armate (Marina Militare, Esercito Italiano, Aeronautica Militare, e Carabinieri), in seguito ad esposizione ai diversi agenti cancerogeni e all’uso di proiettili all’uranio impoverito (in particolare in quelle balcaniche, tra cui il Kosovo).

Questa situazione ha determinato quella condizione di rischio che è alla base dell’epidemia che ha colpito i nostri militari al rientro dalle missioni. Casi di linfoma di Hodgkin, leucemie e altri tumori del sistema emolinfopoietico, oltre a quelle asbesto correlate. Le vittime dell’uranio impoverito sono anch’esse equiparate alle vittime del dovere, con diritto alle relative prestazioni.

Diritto al risarcimento dei danni della vittima del dovere

Le vittime del dovere e i loro familiari hanno diritto a ottenerne il riconoscimento, cui consegue oltre alle prestazioni proprie per coloro che hanno ottenuto il riconoscimento di causa di servizio, anche le prestazioni previdenziali di vittima del dovere, con gli stessi importi riconosciuti alle vittime del terrorismo, e il risarcimento dei danni.

I danni possono essere non patrimoniali (danno biologico, danno morale e danno esistenziale e per lesione dei diritti costituzionali subiti dalla vittima del dovere).  Lo strumento di calcolo del danno non patrimoniale è costituito dalle Tabelle del Tribunale di Milano. Abbiamo poi i danni patrimoniali (danno emergente e lucro cessante), legati alle diminuite capacità di lavoro.

In caso di decesso, i familiari delle vittime del dovere, il coniuge e i figli, hanno diritto anche al risarcimento dei danni. Il risarcimento ai familiari della vittima prevede i pregiudizi iure proprio e quelli iure hereditatis.

Prestazioni per le vittime del dovere e familiari superstiti

Le vittime del dovere hanno diritto alla tutela legale. In questo modo, con il loro riconoscimento, hanno diritto alle prestazioni previdenziali:

  • Speciale elargizione da € 200.000, oltre la rivalutazione monetaria in ipotesi di inidoneità al servizio o di invalidità non inferiore all’80% (negli altri casi, € 2.000 per punto percentuale, oltre rivalutazione monetaria).
  • Assegno vitalizio mensile di € 500,00, a condizione che abbiano una lesione invalidante pari al 25%.
  • Speciale assegno vitalizio di € 1.033,00 mensili, a condizione che abbiano una lesione invalidante pari al 25%.
  • Due annualità di pensione per gli aventi diritto alla reversibilità.
  • Esenzione Irpef sulle pensioni.
  • Assunzione per chiamata diretta con precedenza assoluta rispetto a ogni altra categoria.
  • Esenzione dal pagamento del ticket sanitario.
  • Accesso alle Borse di studio.
  • Assistenza psicologica.

In caso di decesso, le prestazioni maturate dalla vittima debbono essere erogate ai suoi eredi legittimi. Inoltre, essendo anche superstiti, hanno diritto alla costituzione delle relative prestazioni previdenziali.

Le prestazioni di vittima del dovere sono costituite rispettivamente in favore del coniuge e degli orfani, e, in loro assenza, dei genitori e dei fratelli, cui debbono essere liquidate le stesse prestazioni inizialmente erogate o cui avrebbe avuto diritto il deceduto, con decorrenza dalla data della morte.

I diritti negati agli orfani di vittima del dovere

In alcuni casi gli orfani di vittima del dovere non vedono riconosciuti i propri diritti, se, quando è avvenuto il decesso del familiare, non erano a carico fiscale.

Perciò i ministeri, tra cui il Ministero della Difesa, possono rigettare la richiesta in questo caso, se la prestazione è erogata già al coniuge della vittima. Il rigetto si basa sull’art. 6 della L. 466/1980 e su SS.UU. 22753/2018.

L’Avvocato valuta, però, entrambi questi appigli irrilevanti e ha ottenuto l’appoggio di diverse Corti di merito. Per esempio, la Corte di Appello di Genova, in funzione di Magistratura del lavoro, n. 575/2019 ha ritenuto, infatti, non applicabile l’art. 6 della L. 466/1980 perché fa riferimento alla sola speciale elargizione.

In più, anche l’applicazione di SS.UU. 22753/2018 risulta infondata, dato che questa pronuncia fa riferimento solo ai fratelli e sorelle non a carico.

Recentemente la Corte di Cassazione ha affrontato la delicata questione tramite Civile Ord. Sez. 6 Num. 15224 del 2021. Ma ha dichiarato di non aver ancora una posizione in merito.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche sulla base di quest’ultima ordinanza, continua la sua azione di tutela. Invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze vittime del dovere risultate negative.

Vittime del dovere e la giurisdizione risarcimento danni

La giurisdizione distingue i militari di carriera dai dipendenti civili oppure i militari di leva. La giurisdizione del TAR riguarda i militari, tutti coloro il cui rapporto non è privatizzato, e, in caso di decesso, per i danni iure hereditario. Se invece si vuole far valere altro profilo di responsabilità, per esempio quella extracontrattuale, la giurisdizione è del tribunale civile. Per i diritti previdenziali la giurisdizione appartiene alla Corte dei Conti, ad eccezione delle prestazioni di vittime del dovere, per le quali è il Tribunale civile, in funzione di magistratura del lavoro.

Inoltre la giurisdizione è sempre del Giudice Ordinario per il caso di militari di leva e per i danni iure proprio dei familiari.

Azione civile  per il risarcimento danni

La vittima del dovere oppure i familiari, in caso di decesso, hanno diritto al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi.

Per ottenere tali risarcimenti, le vittime del dovere possono intraprendere diverse azioni:

  • costituirsi parte civile nel processo penale e chiedere la condanna del Ministero, sia esso della Difesa, dell’Interno, o dell’Economica e delle Finanze, in solido con gli imputati, al risarcimento dei danni da reato (lesioni colpose in caso di patologia e omicidio colposo in caso di decesso);
  • esercitare l’azione civile presso il TAR, facendo valere la responsabilità contrattuale per violazione dell’obbligo di sicurezza;
  • esercitare l’azione civile con azione presso il Tribunale di Roma, chiedendo la condanna del Ministero responsabile, per i profili di responsabilità extracontrattuale e civile da reato.

In particolare i militari  possono rivolgersi al TAR per la responsabilità contrattuale e al Giudice civile per la responsabilità extracontrattuale (SS.UU. della Corte di Cassazione, n. 95733 del 05.05.2014 in precedenza SS.UU. 3183/2012).

Compensatio lucri: sottrazione degli indennizzi dal credito

L’Avvocatura dello Stato difende il Ministero della Difesa e degli altri Ministeri convenuti, in caso di azione di risarcimento danni. L’eccezione principale sollevata dall’avvocatura dello Stato è sempre quella di negare , anche quando c’è stato il riconoscimento.  Poi in subordine eccepisce la compensatio lucri cum damno.

L’Avvocatura dello Stato sostiene che dall’importo dovuto alla vittima primaria, deve essere portato in detrazione. Lo stesso sostiene per i superstiti di vittime del dovere, cioè i familiari in caso di decesso. Diventano titolari delle prestazioni rispettivamente di coniuge e orfani di vittima del dovere, in assenza dei genitori o dei fratelli.

In questi casi, secondo l’avvocatura dello Stato, deve essere sottratto quanto liquidato a titolo di prestazione di vittima del dovere. Quindi nel cosiddetto danno iure hereditario deve essere sottratto l’importo già liquidato ovvero già maturato dal defunto. Inoltre questo stesso principio si applica anche  per i danni iure proprio dei familiari. Dunque nell’azione di risarcimento danni  di questi ultimi l’avvocatura eccepisce la compensatio nel caso siano titolari delle prestazioni di equiparati a vittime del dovere.

In questo caso, sarà necessario dimostrare le effettive entità del pregiudizio prima di tutto non patrimoniale e poi patrimoniale subito dalla vittima primaria, e, in caso di decesso, anche degli stretti congiunti, ancorché titolari delle prestazioni di coniuge ed orfani di vittima del dovere.

Responsabilità civile e l’obbligo del risarcimento dei danni

La salute è il diritto più importante (art. 32 della Costituzione), la cui lesione determina gravi pregiudizi anche nell’esercizio degli altri diritti della vittima e dei suoi familiari, e, in molti casi, il decesso, che ha ulteriori più gravi ripercussioni, sia nei periodi appena antecedenti il trapasso sia per il proseguo nei confronti dei familiari.

L’art. 2087 c.c. e tutte le altre norme di tutela della salute e dell’incolumità psicofisica, trovano applicazione anche in favore di coloro che sono dipendenti pubblici e privati delle Forze Armate (Marina Militare, Esercito, Aeronautica Militare, Carabinieri) e del Comparto sicurezza, del Ministero dell’Interno (Polizia di Stato e Vigili del Fuoco) e del Ministero dell’economia e delle finanze (Guardia di Finanza) e del Ministero della Giustizia (Polizia Penitenziaria), come risulta da Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., n. 3615/2016.

Commissione d’Inchiesta e le responsabilità dello Stato

Infatti, nel corso della XVII legislatura, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati, costituita per accertare i rischi dei militari, ha confermato le responsabilità dello Stato. 

Tant’è vero che, lo stesso Avv. Ezio Bonanni, nell’audizione del 06.12.2017 della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, ha confermato questa situazione di rischio.

Quindi, la Relazione Finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati del 07.02.2018, conferma quanto dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni. Per questi motivi, l’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni prosegue per la tutela dei diritti delle vittime.

Danni alla salute dei vaccini e dell’uranio impoverito

Le pratiche vaccinali dei militari hanno favorito l’insorgenza di malattie e, in alcuni casi, purtroppo, anche la morte. Sono più di 400 i nostri militari impiegati in missione che, dopo essere stati sottoposti a pratiche vaccinali, hanno contratto una serie di tumori.

Un ulteriore agente di rischio per i nostri militari in missione, è costituito dallo svolgimento della loro attività in luoghi nei quali erano stati impiegati i proiettili ad uranio impoverito: Bosnia (1995), Kosovo (1998) e Iraq (1991 e 2003).

Nella Relazione Finale del 07.02.2018, si fa riferimento ai numerosi casi di neoplasie del sangue e del sistema linfatico nei nostri giovanissimi militari sottoposti alla pratica vaccinale e impiegati in territori contaminati con proiettili ad uranio impoverito.

  • leucemia, per 236 ammalati e 97 deceduti;
  • tumori del sistema linfatico, per 27 ammalati e 3 morti;
  • linfomi, per 846 ammalati e 91 deceduti;
  • neoplasie del sangue, per 22 ammalati di cui 3 deceduti;
  • neoplasie dei tessuti molli, per 118 ammalati di cui 21 deceduti.

Lorenzo Motta: danni da vaccini e uranio impoverito

Lorenzo Motta è il coordinatore del dipartimento per la tutela delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati. È egli stesso vittima. La sua triste vicenda, oltre ad essere approdata presso la Commissione d’Inchiesta, ha impresso una svolta nella battaglia giudiziaria per la tutela di tutte le vittime dei vaccini contaminati e dell’uranio impoverito.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni si sono da tempo mobilitati per il riconoscimento dei diritti delle vittime del dovere e dei loro familiari. Il Ministero della Difesa in modo particolare, e anche gli altri Ministeri, con l’Avvocatura dello Stato, negano sistematicamente i diritti delle vittime del dovere, rendendo necessario dover agire in sede giudiziaria, sia per ottenere l’accredito delle prestazioni previdenziali di vittima del dovere, sia del risarcimento di tutti i danni, subiti dalla vittima primaria e dai loro familiari. 

Vittime del dovere nella Marina Militare

Nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati del 07.02.2018, si fa riferimento alle numerose indagini, tra cui quelle della Procura della Repubblica di Padova, che avevano già certificato 1.101 casi di vittime tra gli appartenenti alla Marina Militare Italiana.

Risultano censiti 530 casi di mesotelioma già fino al 2015, e il numero di casi è in costante aumento. I casi di mesotelioma, nel personale civile e militare della Marina Militare, sono solo la punta dell’iceberg della strage silenziosa di vittime dell’amianto tra coloro che hanno svolto servizio imbarcati oppure a terra.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito, con riferimento a tutte le vittime di patologie asbesto correlate nella Marina Militare, compresi i familiari dei militari, circa 3000 decessi, con un progressivo aumento del numero dei casi. Con l’art. 20, L. 183/2010, c’è stata l’equiparazione delle vittime dell’amianto in Marina Militare alle vittime del dovere, e tale processo di equiparazione si è poi esteso a tutte le altre Forze Armate.

Il Consiglio di Stato (01.06.2010, n. 02526/2010) ha stabilito che “ai fini del riconoscimento della condizione di equiparato alla vittima del dovere (vittime del dovere equiparazione), è necessario e sufficiente che il militare abbia contratto l’infermità in occasione o a seguito dello svolgimento della attività di servizio a bordo di unità navali, ovvero su mezzi o in infrastrutture militari nei quali era documenta la presenza di amianto”. 

Vittime del dovere senza essere dipendenti pubblici

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con Sent. n. 22753/2018, ha confermato le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni circa la sussistenza del diritto a ottenere la costituzione delle prestazioni di vittima del dovere anche per coloro che non sono dipendenti pubblici, che però hanno subito lesione all’integrità psicofisica, e per i loro familiari in caso di decesso, nello svolgere un servizio per la  Pubblica Amministrazione:

“Questa Corte (cfr. SU n. 233000/2016) ha riconosciuto la natura assistenziale dei benefici a favore delle vittime del dovere consistente in un sostegno che lo Stato offre a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di amministrazioni pubbliche da cui siano derivati particolari rischi“.

La richiamata pronuncia precisa ulteriormente che “tale diritto non rientra nello spettro di diritti e doveri che integrano il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Si tratta infatti di un diritto che si colloca fuori e va al di là di tale rapporto, contrattualizzato o meno che esso sia, potendo riguardare anche soggetti che con l’amministrazione non abbiano un rapporto di lavoro subordinato ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio“.

Gli stessi diritti riconosciuti alle vittime del terrorismo

L’Avv. Ezio Bonanni è il pioniere della tutela delle vittime dell’amianto in Italia e delle vittime del dovere. Si tratta di coloro che hanno contratto infermità o sono deceduti per motivi di servizio. Infatti, l’origine di queste infermità è per esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, che perciò sono equiparati.

L’azione di rappresentanza e difesa dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha permesso di tutelare tutte le vittime. Il Legislatore ha iniziato, da tempo, un percorso di equiparazione delle vittime del dovere con le vittime del terrorismo, come chiarito dalla Corte di Cassazione.

Infatti, “In tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata“.

Così prosegue la Corte di Cassazione:

Essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cosi., come risulta dal diritto vivente rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria”.

Questi principi della Corte di Cassazione, SS. UU. Sentenza n. 7761/17, sono chiari.  L’assegno vitalizio è dovuto nella misura di € 500,00, cioè lo stesso importo erogato alle vittime del terrorismo.

Riconoscimento benefici familiari anche non a carico fiscale

L’Avvocatura Generale dello Stato eccepisce che i familiari che non erano nel carico fiscale della vittima, in caso di decesso, non hanno diritti. In particolare ci si riferisce alle prestazioni connesse al riconoscimento di vittima del dovere.

Ne sono seguite una serie di controversie giudiziarie. In un significativo numero di procedimenti, anche gli orfani non a carico hanno ottenuto il riconoscimento del diritto, con la condanna dei Ministeri.  I casi più significativi riguardano gli orfani nella Marina Militare, che hanno ottenuto gli stessi importi riconosciuti alle vittime del terrorismo.Intervento della Dott.ssa Renata Roffeni Tiraferri - Conferenza Roma 6 novembre 2018

Il Tribunale di Salerno, Sezione Lavoro, con sentenza 2334/2017 del 30.08.2017, ha condannato il Ministero della Difesa con diritto alle prestazioni di  orfano di vittima del dovere.  In particolare sono riconosciuti gli stessi importi riconosciuti alle vittime del terrorismo. In base all’art. 2 L. 407/1998 “l’importo mensile di €500,00, oltre perequazioni ex lege, e lo speciale assegno vitalizio vittime del dovere (vittime del dovere assegno vitalizio), dell’importo di €1.033,00, oltre perequazioni ex lege, a decorrere dal decesso“.

Vittime del dovere: stessi diritti vittime del terrorismo

L’Avv. Ezio Bonanni ha sempre sostenuto che le vittime del dovere non possano essere discriminate. Le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni erano state già accolte dal Tribunale di Cagliari, con sentenza n. 917/2016.

La sentenza, impugnata dal Ministero della Difesa, è stata confermata dalla Corte di Appello di Cagliari, Sez. Lavoro 345/17. Il tutto è coerente con la giurisprudenza della Suprema Corte (Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 7761/2017).

Tuttavia, le SS.UU. 22753/2018 hanno costituito un arresto giurisprudenziale, per altro contrario alla tendenza del Legislatore a uniformare i diritti delle due categorie.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni hanno, in più occasioni, con incontri istituzionali, contestato questa decisione. In ogni caso hanno messo in evidenza che fosse un caso differente  da quello degli orfani. Tanto è vero che le successive pronunce hanno riconosciuto in favore di questi ultimi le prestazioni di equiparati a vittime del dovere anche se non orfani a carico.

È fondamentale che i diversi disegni di legge in discussione in camera in Senato vengano portati al più presto all’approvazione.  L’ONA ribadisce con forza la necessità di evitare ogni forma di discriminazione delle vittime del dovere nei confronti di quelli del terrorismo e per quanto riguarda la tutela degli orfani non a carico.

L’Avv. Ezio Bonanni, nell’audizione della 1° Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica (29.10.2019), ha ribadito le tesi dell’ONA. In sostanza circa l’ingiusta discriminazione subita dalle vittime del dovere. L’ONA auspica che il disegno di legge vittime del dovere presentato dal Senatore Corbetta (Movimento Cinque Stelle), possa essere approvato.

Diritti orfani non a carico fiscale: aggiornamento 2022

Rispetto alle sentenze precedenti, che riconoscono i diritti degli orfani non a carico, la sentenza della Corte di Cassazione del 06.04.2022 segna una battuta di arresto.

Infatti la sentenza 11181/2022 ribadisce come l’espansione del diritto ai figli non conviventi sia dovuta solo in caso di assenza del coniuge superstite o del suo mancato godimento della pensione.

Tuttavia, per alcuni profili e principi, l’impegno portato avanti dall’ONA non viene meno. La via maestra è proprio quella di valorizzare il rapporto di filiazione e la specificità della famiglia nucleare, rispetto alla precedenti SSUU 22753/2018.

News vittime del dovere Graduatoria Nazionale

ONA News vittime del dovereONA news TV è lo strumento di informazione e comunicazione istituito dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Con questa trasmissione, l’associazione intende informare e formare tutti i cittadini in merito alle problematiche ambientali e sanitarie che affliggono il nostro Paese. In particolare la puntata “Vittime del dovere: serve maggiore attenzione” pone l’attenzione su questa tematica specifica.

Inoltre, per rimanere aggiornato sulle ultime novità vittime del dovere occorre consultare l’elenco vittime del dovere e la graduatoria vittime del dovere. La graduatoria nazionale vittime del dovere è in continuo aggiornamento.

Consulenza vittime del dovere: tutela legale e medica

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, assiste, tutela e difende il personale civile e militare esposto ad amianto e altri veleni, per il riconoscimento di vittima del dovere.

L’ONA ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere, per ottenere il riconoscimento dei diritti di coloro che hanno sacrificato la vita per gli altri. In più, la tutela è estesa anche alle vittime dell’amianto e degli altri cancerogeni. Infatti, lo svolgimento del servizio in Marina Militare, nell’Esercito e nel Comparto Sicurezza ha determinato l’esposizione ad amianto.

Tutte le vittime e i loro familiari possono chiedere assistenza gratuita,  chiamando il numero verde gratuito o compilando il form.

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