ASBESTOSI

L‘Osservatorio Nazionale Amianto assiste i lavoratori esposti asbesto vittime di patologie asbesto correlate, tra le quali l’asbestosi, con un pool di professionisti, tecnici, medici ed avvocati, in grado di fornire assistenza tecnica, medica e legale gratuita. L’Ona ti tiene informato con il suo notiziario.Numero verde ona

L’asbestosi è una malattia respiratoria cronica provocata asbesto, con decorso progressivo, a carico dei polmoni, che limita la respirazione ed è irreversibile, con continui peggioramenti. In molti casi degenera in tumore polmonare e in mesotelioma pleurico, in altri provoca la morte con complicazioni cardiocircolatorie. Tutti coloro che sono stati professionalmente esposti ad asbesto debbono essere sottoposti a controlli sanitari per la diagnosi precoce e per le terapie.

Asbestosi: i servizi di assistenza

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste gratuitamente le vittime di asbestosi per la terapia e cura e per la tutela legale. Se sei vittima asbestosi, contattaci attraverso lo Sportello Nazionale Amianto per ottenere assistenza medica e tecnica. Per assistenza legale gratuita contatta lo studio legale dell’Avv. Ezio Bonanni: Consulenza legale gratuita.

L’ONA ha messo a disposizione anche il numero verde gratuito 800 034 294 per una prima consulenza telefonica.

Per l’assistenza medica e radiologica, ci si può rivolgere rispettivamente al Prof. Fabrizio Cantini e alla Prof.ssa Antonietta Mazzei, facendone richiesta presso lo Sportello Nazionale Amianto.

Asbestosi e danni da asbesto: tutela medica e tutela legale

L’ONA assiste gratuitamente lavoratori e cittadini esposti e vittime amianto / asbesto per:

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, assiste le vittime di asbestosi da più di 20 anni. Per approfondimenti

Asbestosi

Danni da amianto: risarcimenti, rendite e benefici contributivi 

Asbestosi: assistenza sanitaria

L’ONA offre assistenza medica e tutela legale per le vittime asbestosi con i suoi medici volontari e avvocati online. È possibile ottenere il rilascio della prima certificazione di malattia professionale che permette l’avvio della procedura amministrativa per l’accredito della rendita Inail e la tutela dei diritti:

  • Rendita/indennizzo INAIL;
    • inabilità inferiore al 6%: l’inail non indennizza il danno biologico. Il datore di lavoro deve dunque risarcire per intero tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale ed esistenziale), provocato dall’esposizione professionale amianto / asbesto (Cass. sez. lav., n. 2491/2008)
    • indennizzo danno biologico (grado invalidante dal 6% al 15%): il datore di lavoro deve risarcire i danni differenziali (e cioè la maggiore entità del danno biologico) e per intero tutti gli altri danni (morali ed esistenziali e patrimoniali), provocati dall’asbestosi;
    • rendita inail: grado di invalidità provocato dall’asbestosi, a partire dal 16%. In questo caso l’inail indennizza il danno biologico e il danno patrimoniale da diminuite capacità di lavoro e il datore di lavoro deve risarcire solo i danni differenziali sul biologico e patrimoniale, e i danni complementari (gli altri danni patrimoniali e non patrimoniali, tra i quali il danno morale e il danno esistenziale).
    • Benefici contributivi per esposizione amianto (art. 13 comma 7 Legge 257/1992);
    • Pensione immediata vittime asbestosi (art. 1 comma 250, L.232/06);
    • risarcimento danni asbestosi;
    • risarcimento danni differenziali e complementari vittima asbesto e risarcimento danni famigliari;

I dipendenti del Ministero della Difesa e del Dipartimento Sicurezza che per motivi di servizio sono stati esposti asbesto e hanno contratto asbestosi, con l’ONA possono ottenere il riconoscimento di vittima del dovere, oltre a:

Asbestosi: approfondimento sulla tutela legale

L’ONA offre il servizio di assistenza legale con avvocati coordinati dall’Avv. Ezio Bonanni.
Per saperne di più sull’assistenza legale:
Per il riconoscimento della rendita INAIL:
I malati di asbestosiplacche pleuriche ispessimenti pleurici da asbesto con riconoscimento INAIL della malattia professionale hanno diritto al rilascio della certificazione di esposizione amianto / asbesto (art. 13 comma 7 L. 257/92) e il prepensionamento pari al 50% del periodo di riconoscimento, oppure la rivalutazione della prestazione pensionistica.
Tutti i lavoratori esposti asbesto con riconoscimento di asbestosi come malattia professionale hanno diritto al pensionamento immediato nel caso in cui con le maggiorazioni contributive pari al 50% del periodo di esposizione non vi fosse il raggiungimento dell’anzianità contributiva sufficiente (art. 1 co. 250 L. 232/16).
Entro il 31 marzo 2019 le vittime asbestosi che hanno con riconoscimento INAIL e/o di causa di servizio possono presentare la domanda INPS per il pensionamento anticipato (pensione immediata per asbestosi).
Per saperne di più:
Pensione immediata per i lavoratori malati da amianto

I malati di asbestosi per motivi di servizio nelle Forze Armate (Marina, Esercito e Aeronautica) hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio con equiparazione alle vittime del dovere e parificazione alle vittime del terrorismo, con immediato pensionamento.

Asbestosi: come evitare che si trasformi in mesotelioma e cancro ai polmoni 

L’amianto / asbesto provoca asbestosi, ispessimenti della pleura e placche pleuriche da asbesto e anche complicazioni cardiache, e in molti casi la degenerazione neoplastica in cancro polmonare e mesotelioma della pleura / mesotelioma pleurico. L’asbestosi è una malattia asbesto correlata che non guarisce e che se non è curata può portare alla morte.
Il Dipartimento assistenza e tutela legale asbestosi dell’ONA ha già conseguito significativi risultati nella cura dell’asbestosi grazie ad una qualificata assistenza medica, attraverso la quale è possibile limitare le gravi conseguenze dell’esposizione asbesto e ottenere la tutela dei diritti.
L’asbestosi può degenerare anche in mesotelioma pleurico e in tumore del polmone.

Asbestosi e  cardiopatia

I malati di asbestosi, a causa delle complicanze cardiocircolatorie e cardiovascolari, sono vittime di cardiopatia da amianto che deve essere indennizzata dalI’INAIL,  con la determinazione dell’entità del danno biologico e tenga conto anche dei danni cardiaci asbesto(art. 145 D.P.R. 1124/65).

Epidemiologia asbestosi

L’asbestosi è una malattia prevalentemente di origine di tipo professionale: per contrarla è necessaria infatti una intensa esposizione asbesto / amianto che nella maggioranza dei casi interessa proprio i lavoratori. A partire dagli anni ’30, l’asbesto, date le sue caratteristiche chimico – fisiche, è stato ampiamente utilizzato proprio nella produzione industriale. Con la L. 257 del 1992 (“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”) in Italia è stato introdotto il divieto di “estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto / Eternit, prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto” (art. 1.co. 2), a partire dal 365° giorno dall’entrata in vigore della legge, con la possibilità di con la possibilità di continuarne l’utilizzo fino ad esaurimento scorte alla data del 28.04.1994 e deroghe “per una quantità massima di 800 kg e non oltre il 31.10.2000” (art. 1 co. 2).

In Italia, a partire dal 28.04.1993, le fibre asbesto e i materiali contenenti amianto (Eternit) non possono essere più fabbricati e posti in opera, ma non c’è obbligo di bonifica. Tra il 1945 e il 1992, sono state lavorate 2.748.550 tonnellate di amianto.

L’asbesto è stato utilizzato insieme ad altri materiali in circa 3000 applicazioni, in concentrazioni dal 5 al 15%, quindi i materiali che lo contengono sono circa 45.000.000 di tonnellate, tenendo conto che quasi nulla è stato bonificato: 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti asbesto sono ancora presenti in Italia in circa 1.000.000 di micrositi, in più di 50.000 siti e in alcune decine di siti di interesse nazionale, con esposizioni Eternit nei luoghi di vita e di lavoro e sempre più patologie asbesto correlate, il cui picco che è previsto per il 2030.

L’asbestosi provoca ogni anno circa 600 decessi solo in Italia e solo con la bonifica è possibile sconfiggere questa epidemia.

Asbestosi: professioni a rischio

L’ONA assiste tutti i lavoratori vittime asbestosi asbesto. La maggiore incidenza di casi di asbestosi si riscontra nelle seguenti attività produttive:

  • estrazione della fibra grezza dalle cave
  • isolanti termici ed elettrici (idraulica, cabine elettriche, ecc.)
  • produzione di caldaie e scaldabagni
  • edilizia (Eternit – cemento amianto; e ristrutturazioni)
  • produzione e lavorazione di mescole impiegate nelle pastiglie dei freni a disco
  • tessitura di fibre per tute e guanti termici in tessuto amianto – amianto friabile (vigili del fuoco, piloti, ecc,)
  • cantieristica navale (in particolare Fincantieri S.p.a.)
  • settore ferroviario – Ferrovie dello stato (isolante impiegato nella costruzione delle carrozze dei treni, ma anche altre categorie, compresi abitanti negli intorni delle stazioni ferroviarie)
  • industria chimica
  • forze armate con particolare riferimento ai motoristi navali e altre specialità di coperta, e sommergibilisti

Patogenesi dell’asbestosi

Per potere patogeno si intende la capacità delle fibre asbesto (in particolare quelle di diametro inferiore a 0,5 μm) di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio. Giunte nei bronchioli respiratori e negli alveoli polmonari le fibre asbesto generano infiammazione e provocano l’attivazione dei macrofagi alveolari che tentano di eliminare il corpo estraneo. Nel caso in cui si tratti di fibre lunghe, i macrofagi vanno incontro a morte cellulare rilasciando nell’organismo la fibra non espulsa, sostanze ossidanti, enzimi litici e fattori chemiotattici per i neutrofili. Il processo infiammatorio si perpetua e vengono richiamati nuovi macrofagi. Il successivo rilascio di radicali liberi con effetto citotossico diretto sulle cellule che rivestono gli alveoli e i pneumociti di I tipo e la stimolazione della proliferazione e dell’attivazione dei fibroblasti dell’interstizio provocano deposizione di collagene con ispessimento della parete bronchiale ed alveolare, e cioè fibrosi polmonare interstiziale diffusa.

Anatomia patologica dell’asbestosi

La fibrosi polmonare interstiziale coinvolge inizialmente i bronchioli respiratori e i dotti alveolari per poi estendersi agli alveoli. La modificazione del tessuto del parenchima dà origine alla formazione di tralci fibrosi che circondano ampie zone aeree dando vita a delle vere e proprie cisti che possono raggiungere il diametro di 5 mm (c.d. “favo di api”).
Inizialmente ad essere coinvolti sono i lobi inferiori e le zone sub – pleuriche poi, in un secondo momento, i lobi medi e superiori.
Caratteristico dell’asbestosi è il riscontro dei “corpuscoli dell’asbesto”. Questi tendono ad assumere la forma di bastoncelli di colore bruno – dorato lunghi fino a 80 μm. Le loro estremità sono rigonfie e sono formati da fibre asbesto rivestite da strati di un particolare magma creato dalla fagocitosi da parte dei macrofagi in cui si mescolano ferritina e una sostanza proteica. A volte tendono ad assumere una forma a “grani di rosario”.
Generalmente si tende a riscontrare in concomitanza con l’asbestosi la presenza di “placche pleuriche” addensamenti ad elevato contenuto di collagene e calcio della pleura parietale presenti, nella maggior parte dei casi, sulle cupule diaframmiche e sulle zone anteriori e postero – laterali. Queste sono, molto spesso, le uniche manifestazioni della pregressa esposizione asbesto.

Quadro e decorso clinico dell’asbestosi

Spetto l’asbestosi si manifesta solo dopo molti anni dall’esposizione asbesto. Il malato asbestosi accusa difficoltà respiratoria sempre maggiore (dispnea), inizialmente solo a seguito di sforzi poi anche a riposo, e tosse cronica secca resistente a terapia, che lentamente degenera in insufficienza respiratoria ingravescente.
La gravità dell’insufficienza respiratoria è direttamente proporzionale a tre valori: durata, continuità ed intensità dell’esposizione. Raramente essa si accompagna ad un fenomeno detto: “dita a bacchetta di tamburo” (apice delle dita delle mani rigonfio che nei casi molto avanzati assume anche lo stato di cianosi).

Diagnosi asbestosi

I lavoratori esposti amianto vanno sottoposti a sorveglianza sanitaria e controlli medici periodici. L’asbestosi insorge solo nei lavoratori esposti asbesto, in quanto la dose deve essere elevata. La diagnosi è clinico – radiologica e vi si giunge con una serie di step:

  • anamnesi lavorativa;
  • sintomatologia (iniziale disagio respiratorio sotto sforzo);
  • visita medica e specialistica pneumologica (presenza di crepitii alle basi dei polmoni in caso di fibrosi polmonare);
  • radiografia e TAC del torace, specie quella HRCT ad alta risoluzione (fibrosi polmonare e pleurica, aree di enfisema polmonare, ispessimenti pleurici calcifici (placche pleuriche) con possibile versamento pleurico (pleurite benigna asbestosica) anche in assenza di tumore della pleura;
  • osservazione, a livello microscopico, dei corpuscoli dell’asbesto presenti nell’espettorato;
  • Prove di funzionalità respiratoria: verifica della eventuale alterazione ventilatoria restrittiva polmonare (riduzione dei volumi polmonari conseguenti all’asbestosi).

Terapia asbestosi

È bene sottolineare che non esiste una terapia specifica ciò che si tende a fare è, da un alto, migliorare le capacità respiratorie attraverso broncodilatatori e, dall’altro, controllare gli episodi più acuti e gravi di insufficienza respiratoria attraverso antibiotici e cortisonici.

Asbestosi: intervista all’avv. Ezio Bonanni

Premetto di rilasciare la presente intervista solo in qualità di Avvocato che da oltre venti anni si occupa di vittime di patologie asbesto correlate e della tutela legale e giuridica delle vittime amianto. Consiglio pertanto a tutte le persone malate che necessitano informazioni di carattere medico di contattare esperti del settore. Lo staff ONA è a vostra disposizione.
Avv. Ezio Bonanni, quali sono i sintomi dell’asbestosi?
L’asbestosi è una malattia che si manifesta dopo 5, 10 e anche 20 anni dalla prima esposizione ad a, che è sinonimo di asbesto. Ha un decorso lento. I sintomi più evidenti che si acutizzano con il passare del tempo sono: fatica a respirare (sia dopo uno sforzo fisico che a riposo), tosse, dolore al torace e, raramente, rigonfiamento delle estremità delle dita che risultano deformate e arrossate.
Avv. Ezio Bonanni, come ci si ammala di asbestosi?
L’asbestosi è provocata dall’asbesto, sinonimo di amianto. Le fibre di asbesto, una volta inalate, invadono i polmoni e vengono quindi attaccate dai macrofagi che nel vano tentativo di eliminarle producono sostanze che vanno a determinare delle lesioni agli alveoli polmonari.
Avv. Ezio Bonanni, cosa sono gli alveoli polmonari e quale è l’effetto delle fibre di asbesto?
Le fibre di amianto / asbesto giungono agli alveoli polmonari, queste piccole cavità che svolgono una funzione fondamentale nella respirazione, ossia trasportare all’atto della inspirazione, l’ossigeno dai polmoni al sangue e, all’atto dell’espirazione, agevolare l’espulsione di anidride carbonica dal sangue mediante i polmoni e la bocca. A causa dell’esposizione all’asbesto gli alveoli subiscono delle lesioni che prendono il nome di fibrosi polmonare e che compromettono l’attività respiratoria.
Avv. Ezio Bonanni, quali sono i rischi professionali legali all’esposizione amianto e in particolare al rischio di asbestosi?
I lavoratori maggiormente esposti asbesto hanno anche il maggior rischio di ammalarsi di asbestosi, detta anche asbestosi pleurica, e di placche pleuriche e ispessimenti pleurici da asbesto. Tra questi lavoratori vi sono i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, della cantieristica navale, industrie produttrici di isolanti, di scaldabagni, di idraulica, di installazione caldaie, cantieri navali, industrie chimiche, manifatturiere, di plastica e gomma, industrie produttrici di lamiere sottili.
Avv. Ezio Bonanni,come avviene la diagnosi asbestosi?
Dopo aver constatato la presenza di una cattiva respirazione anche mediante l’utilizzo dello stetoscopio il medico di famiglia rivolgerà al paziente una serie di domande per raccogliere il maggior numero di informazioni relative: allo stile di vita condotto, al tipo di lavoro svolto e al tempo di esposizione alle fibre asbesto. Verrà poi richiesto di sottoporsi ad una serie di esami:

  • SPIROMETRIA: macchinario utilizzato per quantificare l’ossigeno ispirato e l’anidride carbonica espirata. I valori che questo esame fornisce sono utili a stabilire il buono o cattivo funzionamento dei polmoni;
  • RAGGI X: indispensabili per rilevare la presenza di lesioni provocate da asbestosi;
  • TAC: esame più dettagliato dei raggi X attraverso il quale è possibile diagnosticare un’asbestosi ancora agli albori.

Avv. Ezio Bonanni, come si cura l’asbestosi?
Per quello che ho appreso, in particolare dal Prof. Pietro Sartorelli, dal Prof. Luciano Mutti, dai compianti Dott. Paolo Pitotto e Prof. Claudio Bianchi, purtroppo l’asbestosi non può essere guarita anche se le cure più appropriate, come quelle fornite dai medici volontari dell’ONA, possono evitare il peggio e assicurare una migliore qualità della vita.

Linee guida per i lavoratori esposti ad asbesto affetti da asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici: 

  • Smettere di fumare, per prevenire il cancro polmonare e l’aggravarsi della malattia.
  • Vaccino antinfluenzale al fine di limitare il più possibile potenziali infezioni ai polmoni come quella da pneumococco
  • Fare uso di farmaci o presidi come bombole di ossigeno che facilitino e migliorino la respirazione. I farmaci, somministrati attraverso degli inalatori, rilassano la muscolatura delle vie aeree rendendo la respirazione meno faticosa (fra questi c’è un farmaco a base di teofillina che aiuta a dilatare le vie respiratorie e contemporaneamente rilassa i muscoli. Si assume per via orale e fra i suoi effetti collaterali ci sono: cefalea, nausea e vomito, irritabilità, problemi di stomaco e difficoltà a dormire). In casi di crisi respiratorie gravi è necessario utilizzare un concentratore di ossigeno. Questo tipo di apparecchio a corrente elettrica purifica l’aria così da renderla il più ossigenata possibile. Il paziente è libero di muoversi in casa grazie al lungo tubo che collega l’apparecchio alla mascherina del paziente. È severamente vietato fumare nella stanza ove è presente il concentratore di ossigeno per il pericolo di esplosioni. Qualora il paziente abbia necessità di uscire sostituirà questo apparecchio con la classica bombola di ossigeno.