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Smaltimento amianto in Italia: quanto manca al termine?

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Ne è trascorso di tempo da quando è stata scoperta la pericolosità dell’amianto. Eppure, il percorso di bonifica di tutti gli edifici per i quali è stato largamente utilizzato questo materiale nocivo per l’ambiente e la salute non è ancora giunto al termine. Purtroppo, essendo stato utilizzato fino all’inizio negli Anni ’90, prima della messa al bando del suo impiego, l’amianto è ancora ampiamente presente all’inderno di numerosi edifici, pubblici e privati. La situazione smaltimento amianto sembra essere ancora a una fase intermedia.

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Purtroppo, la situazione dello smaltimento dell’amianto ancora oggi non volge al termine per due principali motivi. Innanzitutto, per effettuare lavori di rimozione di questa sostanza i costi sono abbastanza alti; inoltre, essendo un’operazione molto delicata deve essere svolta esclusivamente da personale altamente qualificato.

L’ampio utizzo dell’amianto prima dello smaltimento

L’amianto è stato scoperto negli Anni ’50, quando era sinonimo di avanguardia e ancora non si era consapevoli della sua potenziale pericolosità. Proprio per questa mancata conoscenza del suo lato scuro, se ne è fatto largo utilizzo negli anni a seguire, soprattutto nei lavori di edilizia. I fogli di amianto venivano impiegati principalmente nei rivestimenti dei tetti e nella costruzione delle tegole, quindi esposti ad eventuali intemperie, che non ne garantivano la giusta conservazione. Non solo, le misture di asbesto venivano anche utilizzate nell’isolamento termico delle caldaie, nei rivestimenti ignifughi degli impianti elettrici, nelle cisterne e serbatoi. E ancora, nelle canne fumarie, nelle pareti e nei pannelli divisori. Addirittura, sono state trovate tracce di amianto negli elementi termoisolanti degli elettrodomestici, come il forno da cucina, il ferro da stiro e freni e frizioni delle automobili.

Solo trent’anni dopo dalla sua scoperta e il suo ampio utilizzo, negli Anni ’80, si è iniziata a esprimere qualche perplessità riguardo l’azione delle molecole di amianto che venivano disperse nell’aria. Non si trattava solamente di un danno ambientale, ma anche di un pericolo per la salute pubblica. Infatti, essendo stato perlopiù utilizzato nei rivestimenti esterni degli edifici, l’amianto era soggetto a deterioramento a seguito dell’azione degli agenti atmosferici ai quali era sottoposto. Il danneggiamento, infatti, rende questa sostanza maggiormente friabile e l’azione del vento fa sì che le fibre di asbesto si disperdano nell’ambiente, provocando danni anche alla salute umana.

Smaltimento amianto: a che punto siamo?

Dopo aver gradualmente ridotto l’utilizzo di amianto, nel marzo del 1992 è stata emanata la nuova legge di messa al bando dell’uso dell’absesto. La stessa ne ha anche impedito la commercializzazione. Un evento significativo, ma che non è bastato ad arrestare il problema. Infatti, essendone stato fatto un ampio utilizzo, principalmente nelle operazioni di ricostruzione a seguito delle demolizioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ancora oggi lo smaltimento è in corso. Le prime bonifiche sono iniziate a seguito della messa in vigore della legge sul divieto. Ma sono numerosi, ancora oggi, gli edifici che presentano tracce di questa sostanza killer.

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Ancora oggi, dopo più di trent’anni dall’uscita delle legge che vieta l’utilizzo, lo smaltimento non è ancora giunto al termine. Ma potrebbe essere arrivato a una fase intermedia. Sono ancora tante le strutture che presentano rivestimenti, soprattutto sui tetti e sulle tegole, con misture di eternit. Le pratiche per riconoscerlo sono però abbastanza semplici e veloci. Basterà, infatti, informarsi sull’anno di costruzione dello stabile o del periodo in cui è stato effettuato il successivo rivestimento. In alternativa, controllare il marchio di fabbrica del manufatto, generalmente individuabile sul rivestimento stesso.

Qualora si prendesse consapevolezza di eventuali tracce di amianto nei materiali di costruzione dell’edificio, bisognerà prontamente denunciarlo all’ente competente territoriale. Purtroppo, i costi per la bonifica dell’amianto e il conseguente smaltimento sono ancora oggi molto alti. Eppure, per incentivarne il processo lo Stato negli ultimi anno ha promosso numerosi incentivi per le aziende, ma anche per i privati. Si tratta dell’unico modo per favorire e velocizzare lo smaltimento dell’eternit per giungere a una soluzione definitiva. Bisogna, infine, sempre ricordare che per la bonifica e lo smaltimento occorre rivolgersi a ditte autorizzate e competenti nel proprio territorio, le cui liste sono facilmente consultabili anche on-line.

Malattie professionali in crescita: l’amianto spaventa

Malattie professionali, spavento amianto
Malattie professionali, Credits: Pixabay

Si parla sempre più spesso di morti bianche e infortuni sul lavoro, ma mai abbastanza di malattie professionali. Quest’ultime, infatti, hanno subito un significativo incremento nell’ultimo anno. Ciò su cui principalmente bisognerebbe riflettere sono le cause che provocano le infermità, di cui l’amianto sembra essere in cima alla lista.

Malattie professionali
Malattie professionali, Credits: Pixabay

I numeri delle denunce delle malattie professionali iniziano a spaventare, soprattutto dopo l’improvviso incremento che c’è stato negli ultimi anni. I principali responsabili sarebbero l’amianto e il silice.

Malattie professionali: il riconoscimento dell’INAIL

Il lavoratore che contrae una malattia professionale è tutelato dell’ente INAIL. Infatti, quest’ultimo garantisce al dipendente un’assicurazione in temi di infortuni e di malattie professionali. Tra queste due categorie c’è una netta differenza. L’infortunio, infatti, è riferito a un evento traumatico; invece, la malattia professionale viene contratta durante il decorso dell’attività lavorativa e si protrae nel tempo a causa delle attività esercitate. Essa potrebbe insorgere anche a seguito di lunghe esposizioni che si verificano durante le attività lavorative.

Il tema delle malattie professionali, molto spesso viene sottovalutato, nonostante siano stati fatti parecchi passi avanti nel riconoscimento nelle tabelle pubblicate dall’INAIL. Fondamentale, in questi casi è la tutela legale al fine di ricevere un indennizzo, che spetta di diritto al lavoratore. Tra le denunce fatte negli ultimi anni, un posto di rilievo nella lista dei potenziali artefici dell’insorgenza di patologie professionali è destinato all’amianto e il silice. Si tratta di due sostanze che inalate e manipolate, a lungo termine, potrebbero portare alla comparsa di malattie potenzialmente gravi, che il più delle volte portano al decesso del paziente affetto.

L’importanza dell’assistenza medica e legale

Fondamentale, nel percorso di riconoscimento della malattia professionale è l’assistenza medica e legale, al fine di ricevere un indennizzo per il periodo di esposizione a materiali potenzialmente nocivi. In materia di patologie asbesto correlate, un ruolo di spicco lo ha svolto e continua a svolgerlo l’Osservatorio Nazionale Amianto, di cui l’Avv. Ezio Bonanni ne è Presidente, fornendo addirittura un servizio di assistenza legale gratuito on-line. In questo modo diventa più facile accedere al sistema assicurativo dell’INAIL. Quest’ultimo ha istituito, infatti, un sistema di indennizzo attraverso un primo accertamento tecnico della condizione di rischio e una successiva valutazione medico legale.

Malattie professionali
Malattie professionali, Credits: Pixabay

Solo a seguito di tutti i dovuti controlli in merito alla storia lavorativa del paziente, o della vittima in questione, e alle esposizioni subite nel corso del periodo in cui ha prestato attività lavorative, si può giungere al calcolo dell’indennizzo spettante. In questo caso, qualora la malattia professionale fosse riconosciuta nella lista I dell’INAIL, il risarcimento viene immediatamente riconosciuto. Se, invece, la patologia non dovesse rientrare nella lista in questione, il percorso legale potrebbe essere più lungo e tortuoso.

Malattie professionali asbesto correlate

Come abbiamo detto già in precedenza, i maggiori responsabili delle malattie professionali denunciate negli ultimi anni sono il silice e l’amianto. Quest’ultimo è causa delle cosiddette patologie asbesto correlate, tra le quali la più aggressiva è il mesotelioma. Nonostante siano passati più di trent’anni dall’uscita della legge che ha messo al bando l’utilizzo dell’amianto, gli effetti dell’esposizione a fibre di asbesto sono ancora visibili sulla salute e sull’ambiente. Infatti, per quanto siano state effettuate molteplici bonifiche negli ultimi anni, ancora in molti edifici sono presenti tracce di questa sostanza pericolosa per l’ambiente e deleteria soprattutto per l’essere umano.

Gli effetti dell’esposizione ad amianto sono visibili solo dopo molto tempo dall’esposizione stessa. Per questo motivo, le conseguenze del largo utilizzo dell’amianto rappresentano ancora oggi un potenziale rischio per la salute umana. La forma più comune con cui si è fatto utilizzo in edilizia dell’asbesto è il fibrocemento, anche chiamato eternit. Si tratta, infatti, di una mistura di cemento e amianto, ancora presente in molti edifici, pubblici e privati.

Tra le malattie professionali più diffuse a seguito di lunghe esposizioni ad amianto, denunciate nel biennio 2017-2019, e in forte crescita negli anni a seguire, ci sono i tumori maligni di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. È il caso del mesotelioma pleurico, che colpisce il mesotelio della pleura, ossia quel sottile strato, detto anche “foglietto”, che riveste i polmoni e la parete interna del torace. In caso di mesotelioma, i sintomi si manifestano attraverso difficoltà respiratorie, causate dall’accumulo di liquido nella cavità pleurica, detto versamento pleurico. Purtroppo, la manifestazione dei sintomi spesso avviene quando la malattia è già a uno stadio avanzato. Proprio la latenza e la scarsa prevenzione finiscono così per diventare letali per i pazienti affetti.

Un metodo per trasformare l’amianto in protesi

Un metodo per trasformare l'amianto in protesi
Creazione di protesi osee-Un metodo per trasformare l'amianto in protesi

La startup siracusana Cirtaa ha brevettato un metodo per trasformare l’amianto in un biomateriale sostenibile, adatto alla produzione di protesi.

Che cos’è Cirtaa?

Cirtaa, ovvero il Centro Internazionale delle Ricerche sul Trattamento e Applicazioni dell’Asbesto s.r.l. , è una startup nata nel 2021 con l’intento di sviluppare sistemi di inertizzazione dei materiali in amianto. Il suo amministratore unico Paolo Tuccitto è l’inventore di 5 brevetti industriali che hanno l’obiettivo di trattare e riciclare l’amianto. Le conquiste di Cirtaa sono il prodotto di una fruttuosa collaborazione, durata anni, con l’Università di Siena, di Milano Bicocca e l’Università di Catania. La startup ha vinto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile per il settore economia circolare, alla fiera Ecomondo di Rimini, giunta nel 2023 alla sua tredicesima edizione. Cirtaa inoltre si appresta a ritirare presso la Camera dei Deputati anche il Premio innovazione America, assegnato dalla Fondazione Italia-Usa.

La trasformazione dell’amianto in biomateriale sostenibile

L’asbesto, da minerale cancerogeno e ad alta pericolosità, viene trasformato in materiale che può essere impiegato nell’industria biomedica: è questa una delle sfide di Cirtaa. In particolare potrebbe essere utilizzato nella creazione di protesi, andando a sostituire il titanio, che spesso comporta episodi di rigetto. L’amianto mutato in forsterite (silicato di magnesio inerte) può interagire con il tessuto osseo, essere assorbito e poi sostituito dal nuovo tessuto che si rigenera. Il processo di inertizzazione dell’asbesto e la sua trasformazione in materiale dal largo impiego (differenti settori industriali, elettronica aerospaziale, centrali nucleari) costituisce un virtuoso esempio di economia circolare.

La prospettiva della realizzazione di un impianto

Paolo Tuccitto auspica di poter costruire quanto prima, in collaborazione con enti di ricerca e università, un primo impianto di inertizzazione e trasformazione dell’amianto, individuando un’area idonea in Italia o all’estero. Il progetto risolverebbe numerosi problemi legati allo smaltimento dell’asbesto, restringendo i tempi di risoluzione e arginando i rischi per la salute dei cittadini.

Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”

Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”
Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”

A Cagliari nel quartiere residenziale di Bonaria, scoperta discarica di rifiuti tossici. Gli ecologisti del Grig (Gruppo di intervento giuridico), hanno presentato un’istanza per richiedere la bonifica dell’area e maggior controllo.

Urgenza bonifica, rischio di rifiuti tossici

Sono in costante crescita le segnalazioni per la presenza di rifiuti sul territorio. L’ultima a Bonaria, quartiere di Cagliari. Nello specifico è stata rinvenuta una recinzione fatiscente con all’interno la presenza di fabbricati interamente coperti con lastre di cemento-amianto, materiale altamente tossico. In più l’area risulterebbe del tutto abbandonata e nel totale degrado.

L’associazione ecologista Grig, ha oggi presentato un ulteriore istanza per chiedere la bonifica dell’ambiente e per far si che vengano predisposti controlli necessari. Importante l’istallazione di sistemi di video-sorveglianza per evitare ulteriori danni all’ambiente. L’associazione ambientalista ha parlato di “piccola terra dei fuochi” a poche decine di metri dalla basilica di Bonaria, vicino a tante abitazioni.

Ad essere partecipi di questa azione, il Comune di Cagliari, il Corpo forestale e di vigilanza, la ASL di Cagliari, i Carabinieri del nucleo operativo ecologico. Non è tardato l’avviso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Si attendono ancora risposte

Non si tratta del primo caso in cui il GRIG ha presentato istanze che non hanno avuto risposta. Il Gruppo ecologista infatti è già intervenuto in passato a favore di una bonifica ambientale dell’area, contenente rifiuti tossici, di cui una parte secondo gli accertamenti effettuati dalla Polizia municipale, è di proprietà comunale. La Polizia avrebbe inoltre già da tempo fornito alle amministrazioni informazioni chiare e precise sullo stato di totale degrado ambientale e igienico-sanitario della zona. Si attendono ora risposte urgenti e necessarie ad un problema che non può più passare inosservato.

Discarica a Caserta: l’associazione DEA scopre amianto e altri rifiuti

Discarica a Caserta, amianto e rifiuti
Discarica a Caserta: l'associazione DEA scopre amianto e altri rifiuti

Scoperti a San Tammaro, in provincia di Caserta cumuli di rifiuti tossici, tra i quali amianto, plastica e pneumatici in precedenza dati in fiamme.

Sempre più “Terra dei fuochi”

Nella mattinata di domenica, durante un monitoraggio ambientale svolto dai volontari dell’associazione DEA (Difesa Eco- Ambientale), sono stati rinvenuti diversi rifiuti tossici soggetti a rogo. A rendere grave la segnalazione, la presenza di amianto. Non è questo il primo caso di discarica a cielo aperto nelle campagne del casertano, un ambiente troppo spesso lasciato all’indifferenza di molti. Dell’inquinamento sarebbero responsabili le molte attività abusive operanti ancora sul territorio.

Rifiuti tossici e amianto in aperta campagna

Nel sito dell’agro sono stati trovati anche elettrodomestici, pneumatici occultati dentro sacchi neri, materassi, scarti di pelletteria, guaine e altri materiali. Ma a peggiorare la gravità della situazione la presenza di all’incirca 100 lastre ondulate di eternit rinvenute tra le stradine di campagna. L’emergenza è stata tempestivamente segnalata alle forze dell’ordine per via dell’alto rischio di propagazione nell’aria delle fibre tossiche. L’ amianto e le altre sostanze chimiche, propagandosi nell’aria, metterebbero seriamente a rischio l’ambiente, le specie animali che vi abitano, e anche gli abitanti delle zone limitrofe.

Avvio alla bonifica

A fronte dei lunghi anni che vedono queste territori invasi da tale silenzioso inquinamento, è sempre lo stesso il modus operandi messo in atto, ossia lo sversamento dei rifiuti prodotti da tali attività nei terreni loro circostanti. Un comportamento fuorilegge, che aggira le norme circa lo smaltimento dei rifiuti.

A seguito della denuncia da parte dei volontari DEA e degli Osservatori Civici Campania, si stanno dunque predisponendo le azioni necessarie per dare avvio alla bonifica dell’intera area, insieme ad un intensificazione dei controlli attraverso l’istallazione di telecamere. La speranza è quella di arginare questa situazione che da troppi anni affonda nel silenzio, e che vede malate tutte le terre di Napoli e provincia.