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Amianto a Piano Torre, Cosenza: sicurezza pubblica a rischio

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

Terreni ed edifici in condizioni precarie e con rischio amianto quelli del rione Piano Torre, Cosenza. Il territorio è stato acquistato da una società privata da cui ora ne dipende la gestione. Un grave rischio per i cittadini.

Un quartiere in trasformazione

I residenti del quartiere denunciano un ambiente radicalmente trasformato e totalmente in rovina da quando, tra compravendite e dismissioni è stato acquistato da una società privata.  Un cambio di gestione che da area idilliaca, con i caratteristici giardini profumati affacciati sul mare, che ha reso Piano Torre quasi irriconoscibile.

Palazzi abbandonati con la presenza di animali infestanti e costruzioni vecchie in costante rischio di crollo. Gran parte del territorio dunque è preda dell’incuria tanto che alcuni dei residenti hanno definito la situazione come “indecente”. Anche lo storico parco giochi, fulcro del divertimento giovanile di molte generazioni è stato rimosso dalla nuova società, gesto che ha lasciato un segno evidente nella vita della comunità locale.

Rischio amianto: la preoccupazione maggiore

Oltre agli evidenti rischi derivanti da terreni poco stabili e resi ancora più saturi dalle evidenti perdite d’acqua delle condutture, la principale fonte di preoccupazione per i residenti è rappresentata dalla presenza di amianto in alcuni edifici della parte più ripida del quartiere.  L’intera comunità è ancora scossa dall’inquietudine e dalla paura che l’esposizione a questa fibra killer genera.

Una bonifica urgente

Già in passato, una delegazione di abitanti dello storico quartiere si recò in Comune per chiedere interventi di riqualificazione. Il Sindaco, Giovanni Politano, in merito agli interventi di rimozione e smaltimento dei manufatti di amianto, si era espresso affermando come questo sia un compito di esclusiva competenza dell’Asp. Questa dovrà rimuovere un grande quantitativo di amianto presente in lastre e manufatti che marciscono all’aperto delle corti e dei giardini. Il resto delle operazioni dovrà riguardare un’approfondita pulizia urbana di giardini e immobili. Purtroppo i tempi della burocrazia che la società privata sembra voler estendere all’infinito, continuano a tenere i cittadini in un’ansiosa e costante attesa dei provvedimenti che dovrebbero avere come obiettivo quello di garantire, una volta per tutti un ambiente pulito, salubre e sicuro, per la salute di tutti.


Mesotelioma: i dati del rapporto Emilia Romagna

Mesotelioma: i dati del rapporto Emilia Romagna
Mesotelioma: i dati del rapporto Emilia Romagna

“Il mesotelioma maligno in Emilia Romagna”, è il nome del rapporto dati aggiornato al 31 dicembre 2023, a cura di A. Romanelli, C. Storchi, L. Mangone. La Regione Emilia, in particolare la provincia di Rimini, conta la cifra di 158 vittime per mano del killer amianto, nonostante la legge italiana lo abbia messo definitivamente al bando con la legge 257/1994.

Grazie al Rem, (registro mesoteliomi) l’Emilia-Romagna mette in atto un’ accurata sorveglianza epidemiologica fornendoci dal 1995, i dati circa l’insorgenza e l’incidenza del mesotelioma tra la popolazione.

Mesotelioma: un accenno alla malattia

Il mesotelioma maligno, è un tumore che insorge a seguito di esposizione professionale o ambientale ad amianto. Tale neoplasia nasce dalle cellule del mesotelio, ossia le sottili membrane che rivestono gli organi interni del nostro organismo. Il base alla differente area che ricopre il mesotelio, il tumore prenderà il corrispettivo e specifico nome. Abbiamo dunque diversi tipi di mesotelioma:

  • pleurico: cancro della pleura, nella zona toracica.

 

  • peritoneale: neoplasia rara del peritoneo, nell’addome.

 

 

  • pericardico: neoplasia che colpisce il pericardio, ossia la zona intorno al cuore.

 

 

Il periodo di latenza, ossia il periodo che intercorre tra l’esposizione ad amianto e la comparsa del tumore, è molto lunga, cioè di 35-40 anni. L’insorgenza dei sintomi avviene generalmente dopo aver cessato l’attività lavorativa.

Esposizione amianto: Emilia Romagna e Provincia di Rimini

Dal rapporto dati sul mesotelioma, risulta che la provincia di Rimini ha diagnosticato dal 1996, 158 casi di Mesotelioma maligno, di cui: 94 di origine professionale, 11 per esposizione ambientale o familiare. Quest’ultimi potrebbero essere dovuti al lavoro di un familiare o alla presenza di coperture in Eternit accanto all’abitazione.

Dai dati inoltre, una chiara incidenza del tumore in base al settore professionale di riferimento. Nello specifico sono 3 i settori individuati maggiormente a rischio esposizione amianto, anche ad attività terminata da anni.

  • Il 13,8% dei casi di MM riguarda i lavoratori del settore edilizia e costruzioni;

 

  • 1l 10,1% quelli delle manutenzioni nell’ambito ferroviario;

 

  • il 9% i metalmeccanici;

Amministrazioni Locali e segnalazioni amianto

Grazie all’intervento del Patronato Inca Cgil e di AFeVA (associazione familiari vittime di amianto), molte famiglie colpite dal dramma della morte per amianto, sono riuscite ad ottenere una rendita, riuscendo ad avere in parte giustizia. In particolare La Camera del Lavoro Cgil, consente di ottenere informazioni chiare ed effettuare segnalazioni in merito alla presenza di amianto sul territorio.

Oltre allo sportello AFeVA, presso l’Ambulatorio Amianto di Rimini dell’Azienda Ausl Romagna, si può attivare un protocollo specifico di sorveglianza sanitaria per coloro che sono stati esposti ad amianto. Il servizio è disponibile senza prescrizione medica unicamente compilando e inviando un modulo scaricabile dal sito.

La mappatura amianto in Emilia Romagna

Il ruolo delle Amministrazioni comunali continua ad essere centrale all’interno del “Piano regionale amianto”, non ancora integralmente attuato. Occorre ribadire che un punto essenziale e strategico continua ad essere quello della mappatura completa dell’amianto nell’ Emilia Romagna. È proprio dal rilevamento delle zone in cui questo materiale tossico è presente che può avere luogo tutto l’iter di segnalazioni e azioni che ne prevedono la rimozione, attraverso l’intera bonifica delle aree, e lo smaltimento necessari e indispensabili per eliminare il rischio di mesotelioma.

Amianto: come smaltirlo in modo sostenibile

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Le paure connesse alla pericolosità dell’amianto sono reali e fondate. A seguito della scoperta della sua pericolosità, avvenuta ormai circa cinquanta anni fa, è passato parecchio tempo prima dell’effettivo divieto di utilizzo e commercializzazione di questo materiale. Anzi, è da ricordare che l’asbesto è stato largamente utilizzato, in particolar modo nelle ricostruzioni effettuate a seguito delle demolizioni avvenute durante la seconda guerra mondiale e nel periodo del boom economico.

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Non tutti sono però a conoscenza di alcuni metodi attraverso i quali è possibile smaltire l’amianto in maniera sostenibile. È importante, infatti, smaltire questa sostanza cancerogena quando ne vengono trovate tracce, soprattutto nelle costruzioni, in maniera del tutto sicura per l’ambiente e per la salute pubblica.

I danni che provoca l’amianto alla salute e all’ambiente

Seppure è stato fatto per parecchio tempo un ampio utilizzo di questo materiale, l’amianto rimane una delle sostanze più pericolose e nocive, per la salute ma anche per l’ambiente che ci circonda. Il grado di pericolosità di questa sostanza, infatti, aumenta in base allo stato in cui si presenta, a seconda del processo di conservazione che ha subito. Spesso, infatti, l’asbesto veniva utilizzato in misture impiegate poi nella costruzione di edifici in cemento, oppure nei rivestimenti esterni delle abitazioni. Per questo motivo, il più delle volte era esposto alle intemperie, non garantendone la corretta conservazione e, di conseguenza, aumentandone la friabilità. Proprio questa sua caratteristica rende possibile la formazione di polveri e fibre di amianto. Quest’ultime, aerodisperse, diventano potenzialmente pericolose oltre che per l’ambiente, anche per chi le inala, e quindi per la salute umana.

Sono tanti i danni e le patologie che può provocare questa sostanza alla salute. Tra questi, le più diffuse sono quelle all’apparato respiratorio. L’asbesto, così come le fibre e le polveri che ne derivano, è causa del mesotelioma. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule mesoteliali, coloro che formano il mesotelio, lo strato di tessuto che avvolge i polmoni. La pericolosità di questa patologia risiede principalmente nel fatto che i sintomi iniziano a manifestarsi solamente in uno stadio avanzato, quando risulta ormai impossibile intervenire. L’amianto è però deleterio anche per l’ambiente. Infatti, la sua dispersione aumenta l’inquinamento di corsi e pozzi di acqua, facendo morire la fauna e alternando la flora presente in essi. Per i motivi sopraelencati, è importante procedere sempre con una bonifica e un conseguente smaltimento, che può avvenire anche in maniera sostenibile.

Smaltimento amianto
Smaltimento amianto, Credits: Pixabay

Metodi sostenibili per lo smaltimento

Oggi sono utilizzati per lo smaltimento dell’amianto principalmente tre metodi. La rimozione, si occupa dell’eliminazione definitiva dei materiali inquinanti. Purtroppo, questo sistema tende ad esporre gli operatori spesso all’inalazione delle polveri e fibre di asbesto, provocando inevitabilmente un ulteriore danno alla salute. In alternativa, è possibile procedere con l’incapsulamento, molto più sicuro. Attraverso l’utilizzo di prodotti, questi penetrano e ricoprono completamente le fibre di amianto che vengono così inglobate in una pellicola protettiva. In questo modo, oltre a non essere prodotti rifiuti, infatti, viene tutelata anche la salute degli operatori che svolgono queste mansioni. Infine, c’è il confinamento, che consiste nel creare una barriera che divide l’amianto dal resto della costruzione. Ma quest’ultima operazione prevede inevitabilmente l’incapsulamento della materia nociva.

Non tutti sono a conoscenza dell’estistenza di ulteriori metodi per lo smaltimento delle fibre di asbesto, magggiormente sostenibili. In particolare, questi provocherebbero una significativa riduzione dell’inquinamento ambientale a seguito della bonifica dei siti contententi amianto. Tra questi ci sono l’inertizzazione e la vetrificazione. Attraverso queste operazioni, infatti, i rifiuti di eternirt vengono distrutti in inceneritori a temperature di almeno 1600°C. Esposte a tale calore, infatti, le fibre vengono distrutte definitivamente. A seguito della fusione si ricava un prodotto inerte ed insolubile, simile al vetro, che può essere addirittura rimesso in commercio per vari usi. Infine, c’è la nodulizzazione. Quest’ultima operazione prevede la polverizzazione della sostanza nociva in impianti specializzati e la successiva ricomposizione con specifici materiali collanti, che ne permettono lo stoccaggio in ulteriori siti.

Giuncaggio: ambientalisti contro la discarica, appello al Parlamento

unione europea giuncaccio: ambientalisti contro la discarica
unione europea giuncaccio: ambientalisti contro la discarica

Una forte opposizione contro la discarica amianto, quella sollevata dal collettivo Tavignanu Vivu. Al centro la polemica contro la realizzazione del progetto di discarica nel sito di Giuncaggio (Corsica) accanto al fiume Tavignano.

Il progetto di una discarica per amianto

Nato nel 2015 dalla società Oriente Environment, tale progetto prevede la creazione di una discarica enorme. Questa da quanto risulta, sarebbe predisposta per accogliere lungo i suoi 16 ettari, circa 70.000 tonnellate di rifiuti. Ad aggravare la faccenda, il fatto che la discarica è stata pensata per ospitare anche un deposito di amianto. Oltre allo stoccaggio di rifiuti domestici e assimilabili non pericolosi infatti, saranno accolti circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti di amianto. Per ultimo, la realizzazione di una cava e di una piattaforma di transito dei rifiuti con lavaggio del suolo dal volume complessivo molto elevato.

Un area naturale a rischio

Il sito sul quale nascerà il progetto di Giuncaggio, è stato annoverato nella lista dei siti Natura 2000. Un’area di interesse ecologico, naturalistico e faunistico situata accanto al fiume Tavignano. Il comitato ambientalista, Tavignanu Vivu avvertendo e prevedendo la chiara minaccia ambientale che ciò comporterebbe, si stanno battendo per scoraggiare la realizzazione di tale progetto.  I 215 membri e sostenitori gridano al disastro ecologico e sociale.

La petizione al Parlamento Europeo

Marie-Dominique Loye, membro del collettivo ha di recente presentato una petizione al Parlamento Europeo. Come ha dichiarato, l’obiettivo insito in tale azione è attirare l’attenzione sul progetto. Al centro i rischi, le incongruità e illegalità legate alle autorizzazioni ad esso necessarie. Queste sarebbero infatti del tutto contrarie alle norme europee circa la legge sui rifiuti, sulle acque, alla protezione della biodiversità e alla salute pubblica.

Il Comitato ha inoltre posto rilievo sulle mancanze che la Francia ha dimostrato concedendo l’autorizzazione al progetto senza fare i dovuti accertamenti. Per tali motivi l’ex prefetto di Haute-Corse, Francois Ravier, non aveva concesso inizialmente tale autorizzazione, con conseguente annullamento di tale decisione da parte del Tribunale di Bastia, che autorizzò le specifiche tecniche necessarie e conformi al diritto ambientale.

Ora il Ministero della Transazione Ecologica e il Comitato chiedono che il Parlamento Europeo riconosca espressamente di aver violato le direttive e la contrarietà del progetto agli obiettivi dell’Unione in termini di salute, agricoltura e biodiversità.

Per questo sono ora in corso le indagini che condurranno ad ulteriori accertamenti sulla questione il cui risultato verrà presentato in una relazione il 29 febbraio. Un attesa dunque che porterà l’esecutivo europeo a stabilire se il progetto di Giuncaggio è contrario o conforme alla legislazione.

La decisione sul progetto è attesa per metà Marzo e dipenderà dal Tribunale amministrativo d’appello.

Amianto: sequestrata una vasta area nel Comune di Volterra

amianto, giuncaccio
Giuncaggio: ambientalisti contro la discarica, appello al Parlamento

Posti sotto sequestro due fabbricati per la presenza di amianto. I finanzieri del Comando Provinciale di Pisa hanno sequestrato l’intera area di oltre 3.000 metri quadrati in località Tignamica.

Sotto sequestro l’area circostante e gli accertamenti USL

Un vasto terreno quello su cui sono stati individuati e segnalati rispettivamente due capannoni entrambi con copertura in cemento-amianto altamente pericolosa e tossica. Sul luogo, l’intervento dei militari assieme al personale tecnico dell’Ufficio I.P.N. USL, che ha accertato oltre al deterioramento delle lastre di amianto, anche il loro crollo sul terreno. Il loro conseguente sbriciolandosi, come hanno accertato i rilievi, ha determinato un potenziale rischio di contaminazione del suolo e delle falde acquifere.

Le indagini preliminari

In seguito a tali attività di verifica ed analisi, sono riusciti a risalire al proprietario del terreno, una donna di 32 anni, che in seguito è stata opportunamente denunciata alla Procura della Repubblica di Pisa. La donna è accusata di violazione delle norme relative alla gestione dei rifiuti speciali ed è stata segnalata alle Autorità competenti. Le indagini sono ancora in fase preliminare e la donna non sarà dichiarata colpevole fino a sentenza irrevocabile di condanna. A breve saranno predisposti i lavori di bonifica dell’intera area.

La Guardia di Finanza a tutela dell’ambiente

Le operazioni svolte in loco dalla Guardia di Finanza dimostrano il suo costante impegno a tutela della salute ambientale. Linquinamento incontrollato dei territori è una costante minaccia per la salute dei cittadini oltre che per l’intero pianeta. L’amianto infatti continua ad essere una presenza molto invadente e pericolosa sul territorio italiano. Oltre a contaminare il suolo provocando danni all’intero Ecosistema, l’amianto è un pericolo per l’essere umano e la sua salute.

È opportuno ricordare infatti che le fibre e le polveri di amianto sono altamente cancerogene. Esse si disperdono nell’aria e se inalate possono provocare danni all’apparato respiratorio fino a provocare la morte.

In merito all’inquinamento le Fiamme Gialle hanno sottolineato che la salute del territorio è un bene e un diritto di tutti e in quanto tale va tutelata e difesa.  Di fronte al degrado ambientale che affligge ancora il nostro paese, non è solo un interesse dello Stato ad essere leso, bensì tutti coloro che in quella situazione sono costretti a vivere, e che come in questi casi, trattandosi di amianto, a esporsi ad un pericolo che mette a rischio la vita.