Chemioterapia Gemcitabina per la cura dei tumori

La chemioterapia gemcitabina è un protocollo terapeutico somministrato sia a scopo terapeutico che a scopo palliativo per un gran numero di tumori. In particolare, la gemcitabina è un farmaco antineoplastico che svolge un’azione citotossica nei confronti delle cellule del tumore. In particolare, il chemioterapico interagisce con alcune componenti della fase del ciclo cellulare per impedire la replicazione delle cellule. La sua funzione è permessa dal fatto che la gemcitabina ha una struttura molecolare molto simile a quella dei nucleosidi. Quest’ultime sono molecole che costituiscono la base del patrimonio genetico.

Indice

Tra le patologie tumorali che beneficiano dell’azione citotossica, vi sono anche le patologie asbesto correlate. In particolar modo, il mesotelioma pleurico maligno, una forma rara di tumore che insorge a livello della membrana protettiva dei polmoni. L’insorgenza del mesotelioma, in generale, è associata esclusivamente all’esposizione a polveri e fibre di amianto, un potente cancerogeno. Per questo motivo, il mesotelioma ha quasi sempre una prognosi sfavorevole, nonostante lo sviluppo di nuovi regimi chemioterapici. La gemcitabina, per queste persone, rappresenta un trattamento palliativo che mira a migliorare sensibilmente la qualità di vita, riducendo i sintomi della patologia. Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto offre assistenza medica gratuita a coloro che si sottopongono a trattamento chemioterapico con la gemcitabina.

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Gemcitabina citotossica per le cellule tumorali

La gemcitabina è un farmaco antimetabolita. I farmaci antimetaboliti sono farmaci che presentano una struttura molecolare molto simile alle molecole che compongono l’organismo umano. In particolare, la gemcitabina presenta una struttura molto simile ad alcuni componenti del DNA. Per questo motivo, una volta somministrato, il farmaco supera la membrana cellulare e viene metabolizzato a livello del nucleo. Qui, interagisce con i meccanismi di sintesi del DNA cellulare, rallentando così la sintesi dei nuovi componenti ed il ciclo cellulare. In questo modo, viene bloccata la crescita della massa del tumore.

In realtà, il chemioterapico interferisce con il ciclo cellulare anche con un secondo meccanismo. Una volta metabolizzata, la gemcitabina interagisce con particolari enzimi, specifici per ciascuna delle fasi del ciclo cellulare. Gli antimetaboliti, infatti, possono essere classificati anche in base alle sostanze con cui interferiscono. Dopo l’incorporazione nel DNA, la gemcitabina induce il processo di morte cellulare programmata che prende il nome di apoptosi.

Destinatari della chemioterapia con gemcitabina

La gemcitabina è un farmaco somministrato per la cura di numerose neoplasie. La terapia può prevedere la sola somministrazione del farmaco, o la somministrazione combinata con altri farmaci e/o protocolli di cura. Ad esempio, quando i tumori sono localmente avanzati, terapie come la radioterapia e l’immunoterapia passiva con la somministrazione di anticorpi monoclonali permettono di raggiungere maggiori benefici. Anche l’operazione chirurgica, in associazione con la chemioterapia con gemcitabina permette ai pazienti oncologici di evitare inutili sofferenze. In quest’ultimo caso, la terapia non è più a scopo terapeutico ma a scopo palliativo.

Tuttavia, più in generale, la chemioterapia tramite gemcitabina è approvata per il carcinoma:

  • della vescica, avanzato o in fase metastatica;
  • della mammella non operabile, che non ha risposto alle precedenti cure chemioterapiche;
  • dell’ovaio, in forma avanzata o in forma metastatica;
  • del polmone non a piccole cellule, avanzato o in forma metastatica;
  • mesotelioma pleurico maligno;
  • del pancreas.

Monoterapia e terapia di combinazione con gemcitabina

I protocolli di cura della chemioterapia con gemcitabina possono prevedere la sola somministrazione del farmaco, o la combinazione della terapia con ulteriori protocolli di terapia. La gemcitabina è somministrata in:

  • via esclusiva (protocollo di monoterapia), per il trattamento di prima linea in pazienti con carcinoma del pancreas o in pazienti con particolari condizioni di salute;
  • associazione con il cisplatino (trattamento combinato), per il trattamento del carcinoma della vescica in stadio avanzato e metastatico, e per il carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase metastatica;
  • combinazione con il carboplatino (trattamento combinato) per la cura dei pazienti con carcinoma dell’ovaio localmente avanzato o metastatico e in pazienti con forme di recidiva;
  • insieme al paclitaxel (trattamento combinato) per la cura di pazienti con carcinoma della mammella non operabile, localmente ricorrente o metastatico.

Posologia e somministrazione della chemioterapia con gemcitabina

La gemcitabina è un farmaco venduto allo stato di polvere che deve essere disciolta in una soluzione fisiologica per poter essere somministrata. La quantità di farmaco da somministrare tiene conto della patologia, dello stato di salute del soggetto oncologico, e della possibilità di combinazione di ulteriori protocolli di cura. Tuttavia, generalmente, la posologia del farmaco è di 1-1,25 g/m2 di superficie corporea, quantità che diviene inferiore nel caso di combinazione del trattamento. Infatti, in fase di sperimentazione, la gemcitabina somministrata giornalmente ha mostrato un alto tasso di mortalità tra i soggetti riceventi ed una minima attività antitumorale. Se il chemioterapico è somministrato a distanza di qualche giorno (ogni tre o quattro giorni), si assiste ad un’elevata attività antitumorale per molti tumori.

Una volta disciolta la polvere, il farmaco assume una colorazione piuttosto chiara, che può essere infusa in differenti modi. L’infusione per via endovenosa, secondo una modalità definita “goccia a goccia“, avviene mediante una cannula introdotta direttamente in vena. Altrimenti, la somministrazione endovenosa prevede l’utilizzo di un catetere venoso centrale, inserito sotto cute in prossimità di una vena vicino alla clavicola. Infine, l’ultima modalità di somministrazione prevede l’utilizzo della linea PICC, inserita in una vena periferica a livello del braccio.

Effetti collaterali della chemioterapia con gemcitabina

La gemcitabina, come la maggior parte dei farmaci, non è indenne da effetti collaterali avversi, dovuto proprio agli effetti generalizzati della chemioterapia. Gli effetti collaterali maggiormente riscontrati tra coloro che si sottopongono a trattamento con la gemcitabina sono i disturbi gastrointestinali. Tra questi: nausea, vomito che possono essere facilmente gestiti tramite farmaci antiemetici e antidiarroici. Altri effetti collaterali sono la disfunzione epatica, con alterazioni dei valori delle transaminasi epatiche, e compromissione della funzionalità renale. In particolar modo quando il protocollo di terapia è combinato con la radioterapia.

Tra gli effetti collaterali anche la tossicità ematologica, dovuta alla soppressione della funzionalità midollare che comporta una netta diminuzione di alcune componenti del sangue, come: globuli rossi, bianchi e piastrine. Come effetto collaterale di questa disfunzionalità, i pazienti accusano: stanchezza, spossatezza, malessere generale, capogiri, etc. Per questo motivo, i pazienti prima di sottoporsi al trattamento con gemcitabina devono seguire esami ematologici.

Gli esami ematologici sono condotti anche alla fine di ogni ciclo di chemioterapia, soprattutto se il protocollo di cura è combinato. La gemcitabina è sconsigliata nei soggetti con particolari patologie cardiovascolari. Il farmaco, quando assunto in monoterapia o in terapia di combinazione aumenta la permeabilità capillare, che se non riscontrata tempestivamente può causare morte. Per approfondire la scheda tecnica di Gemcitabina.

Ulteriori informazioni sulla chemioterapia con gemcitabina

Gli effetti tossici dovuti alla somministrazione della gemcitabina dipendono da differenti fattori. Tra questi, la dose del farmaco, la frequenza con cui il farmaco è somministrato, la compatibilità con ulteriori cure (radioterapia e immunoterapia) ed il volume del tessuto irradiato. Infatti, la gemcitabina è particolarmente sensibile alle radiazioni. Per questo motivo, è importante che le persone non si sottopongono a radiazioni durante il trattamento per evitare reazioni tossicologiche.

Secondo alcuni studi clinici, la somministrazione di gemcitabina è sconsigliata agli uomini che vogliono concepire un figlio durante la terapia. Infatti, per loro il consiglio è di aspettare almeno sei mesi dal termine della terapia. I medici possono consigliare agli uomini la conservazione del liquido seminale prima del trattamento con gemcitabina. Stessa cosa per le donne in gravidanza o che vogliono concepire un bambino. Al di là del farmaco chemioterapico utilizzato in chemioterapia, le donne in gravidanza devono evitare di sottoporsi a cicli di chemioterapia, se non strettamente necessari. Anche durante l’allattamento, i medici sconsigliano alle donne di sottoporsi alla chemioterapia.

Cancro: cause e numeri in Italia

Il termine “cancro” definisce una serie di patologie di tipo neoplastiche, altrimenti chiamate “tumori”, che si caratterizzano per il comportamento anomalo di un gruppo di cellule. Gli hallmarks, ovvero i segni distintivi delle cellule tumorali, sono:

  • proliferazione incontrollata;
  • evasione del sistema di sorveglianza del sistema immunitario;
  • invasione dei tessuti ed organi vicini;
  • acquisizione dell’immortalità cellulare;
  • induzione dell’angiogenesi;
  • resistenza ai segnali di morte.

Secondo alcuni studi, tra le cause che scaturiscono questi comportamenti anomali cellulari vi sono: i fattori ambientali, l’uso eccessivo di farmaci, stile di vita sregolato e scarsa attenzione e prevenzione alla salute. Tra le cause responsabili del cancro vi sono anche un gran numero di sostanze cancerogene, la maggior parte delle quali è presente nei luoghi di lavoro. Per questo motivo, è fondamentale informarsi sulla sicurezza sul lavoro. Infatti, secondo uno studio europeo, i lavoratori esposti a cancerogeni sulla Penisola sono circa 4.200.000 su 21.8 milioni di lavoratori complessivi.

Solo in Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 2 milioni e 250 mila persone affette da neoplasie. Questi numeri, rappresentano quasi il 4% della popolazione italiana, composta per la gran parte da donne e anziani. Durante la pandemia mondiale, i dati del cancro in Italia e nel mondo sono stati differenti. L’emergenza sanitaria ha fatto collassare il sistema di monitoraggio Nazionale, rallentando i programmi di screening, diagnosi e operazioni chirurgiche, nonché altri protocolli di cura. Per questo motivo, nei prossimi anni, ci dobbiamo aspettare numeri maggiori, come diretta conseguenza della pandemia.

Chemioterapia e patologie asbesto correlate

La chemioterapia rappresenta uno dei primi protocolli di cura adottati per la cura di moltissime neoplasie. La terapia è stata scoperta quasi per caso, durante la seconda guerra mondiale. In particolare, l’esplosione di una nave carica di gas di mostarda si è rivelata tossica per un gran numero di persone esposte ai fumi dell’esplosione. Questo avvenimento ha portato alla scoperta di alcune molecole tossiche per l’organismo umano e animale.

La tossicità di queste molecole è proprio la citotossicità, ovvero quell’azione in grado di indurre un danno ad una cellula. I meccanismi con i quali le sostanze chemioterapiche inducono a morte le cellule del tumore sono differenti, e sulla base di queste caratteristiche possono essere distinti i differenti farmaci chemioterapici. Tuttavia, la caratteristica comune dei protocolli di chemioterapia è che i farmaci non hanno un’azione selettiva nei confronti delle cellule tumorali. Esse colpiscono tutte le cellule che hanno un’elevata capacità di replicazione. Per questo motivo, le sostanze citotossiche sono state sfruttate per la cura dei tumori.

Le patologie asbesto correlate sono tutte quelle patologie che condividono lo stesso meccanismo di formazione della neoplasia. Innanzitutto sono chiamate patologie asbesto correlate perché l’agente eziologico comune è l’asbesto, ovvero l’amianto. Questo minerale cancerogeno, (come ribadito anche nell’ultima monografia IARC), si contraddistingue per la sua matrice fibrosa. Le fibre di amianto possono essere rilasciate nell’aria per effetto degli agenti atmosferici e successivamente inalate o ingerite dalle persone. Una volta superate le barriere chimico-fisiche della persona, le sottilissime fibre di amianto si insediano a livello delle membrane degli organi. Una volta penetrate, accendono una lunga e prolungata risposta infiammatoria che da vita alla trasformazione cancerosa delle cellule.

Monitoraggio e sorveglianza epidemiologica amianto

La nostra Penisola è uno dei paesi maggiormente coinvolti nel monitoraggio delle patologie causate dall’amianto. Per questo motivo, è stato istituito il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), il cui compito è proprio quello di valutare l’incidenza delle patologie ad eziologia professionale per amianto. In questo modo, sarà possibile individuare le fonti di esposizione ancora ignote e procedere con la bonifica degli ambienti.

Il ReNaM ha una gerarchia su base regionale, organizzato su tutto il territorio con Centri di Organizzazione Regionale (COR). Il Cor, specifico per ogni regione, ha il compito di raccogliere dati sulla storia professionale e sulle abitudini di vita della vittima, ma anche dei loro familiari. Grazie all’operatività degli enti territoriali, siamo in grado di stimare, ogni anno, le nuove diagnosi di mesotelioma. Recentemente, il ReNaM ha pubblicato il VII Rapporto Mesoteliomi, con i nuovi casi censiti dal 2016 al 2018. L’Ente dichiara solamente 3792 casi di mesotelioma su tutta la Penisola, escluse le regioni Campania, Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia.

Mesotelioma pleurico e chemioterapia palliativa con Gemcitabina

Il mesotelioma è una neoplasia che colpisce le membrane degli organi addominali. Si tratta di tumori silenti, che al momento della diagnosi ricevono una prognosi infausta. Questo perché, la formazione dei tumori a causa dell’esposizione a polveri e fibre di amianto, ha tempi di latenza piuttosto lunghi. Infatti, le patologie asbesto correlate possono insorgere anche dopo 30 o 40 anni dall’esposizione alla fibra killer. Per queste patologie, la chemioterapia rappresenta il trattamento di cura maggiormente indicato.

In particolare, il mesotelioma pleurico maligno è una patologia che insorge a livello della pleura. Solitamente, coloro che sono attinti dalla patologia manifestano sintomi come dolore al torace, tosse, dispnea, emottisi, versamento pleurico, stanchezza e febbre. Quando la patologia si trova nel suo stadio avanzato, e quindi in fase metastatica, i sintomi diventano più gravi e comportano: dolore alle ossa, difficoltà respiratoria, etc. Per questi pazienti, la chemioterapia con gemcitabina assume un ruolo palliativo. La somministrazione del chemioterapico rallenta la progressione del ciclo cellulare del tumore e riduce, in alcuni casi, il volume della massa tumorale. Così facendo, i pazienti riscontrano maggiori benefici, ma non guariscono dalla patologia.

Ezio Bonanni e la cura del mesotelioma pleurico

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dedicato la sua carriera professionale alle vittime dell’amianto. In particolare, si è dedicato anche alla pubblicazione di materiale informativo relativo alle patologie asbesto correlate e al danno da amianto. Nel 2017, Bonanni pubblica “Come curare e sconfiggere il mesotelioma ed ottenere le tutele previdenziali ed il risarcimento danni“.

Si tratta del quaderno Tematico n. 123, in cui l’autore fornisce una serie di indicazioni molto utili per i lavoratori esposti ad amianto e sulla tutela legale. I lettori, per la prima volta, hanno a disposizione una guida completa ed esaustiva sul mesotelioma. Dallo sviluppo della malattia alla diagnosi, dalle cure alle forme di prevenzione per poter scongiurare il cancro. Nel libro, anche una sezione dedicata ai benefici contributivi per le vittime dell’amianto. Riconoscimento della malattia professionale e lo status di vittima del dovere, la rendita INAIL, la causa di servizio, il prepensionamento,e molto altro ancora. Il testo è disponibile per la consultazione gratuita online.

Per approfondire il tema dell’amianto in Italia, è possibile consultare gratuitamente “Il Libro Bianco delle Morti di Amianto in Italia – ed 2021”, redatto e pubblicato sempre dall’Avv. Bonanni.

APP Amianto, lo strumento gratuito per segnalare amianto

L’APP Amianto è uno strumento gratuito che ti permette di segnalare la presenza di amianto su tutto il territorio Italiano. Grazie all’applicazione, sviluppata su commissione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, permette di quantificare l’abnorme presenza di lastre in amianto ancora presenti su tutto il territorio. Infatti, dall’ultima mappatura ufficiale divulgata dall’ONA, emerge che in Italia vi sono ancora 58milioni di mq di coperture in cemento-amianto e oltre 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

L’applicazione è disponibile anche per smartphone e permette di inviare segnalazioni anche in forma completamente anonima.

Assistenza chemioterapia con gemcitabina

L’Osservatorio Nazionale Amianto è stato istituito nel 2008, con l’obiettivo di dare voce a tutte le vittime dell’amianto, nonché ai loro familiari. L’associazione, presente su tutto il territorio nazionale, offre non solo la tutela legale, ma anche assistenza medica gratuita. Un team di medici professionisti è a disposizione di coloro che si sottopongono a chemioterapia con gemcitabina o che vogliono ricevere maggiori informazioni sul trattamento.

Per entrare in contatto con l’ONA, basta compilare il modulo di richiesta contatti ed inserire più informazioni possibili, altrimenti si può prendere contatto tramite il numero verde.

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