Asbesto amianto: assistenza legale alle vittime

L’asbesto amianto identifica quei minerali fibrosi che si suddividono in fibre sempre più sottili.

Questi minerali di amianto si distinguono in due gruppi: anfiboli (dal greco αμφίβολος e dal latino amphibolus che significa ambiguo) e serpentini. Di quest’ultimo fa parte anche il crisotilo. Oltre all’amianto crisotilo, ci sono gli anfiboli, che sono actinolite, amosite, crocidolite, tremolite e antofillite.

Inalare o ingerire fibre di amianto può essere molto dannoso per la propria salute. Per questo l’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, tutelano chi è esposto a questo potente cancerogeno. Questi possono richiedere una consulenza gratuita per salvaguardare i propri diritti.

consulenza asbesto amianto

Inoltre l’associazione è in prima linea per portare avanti la prevenzione primaria e la bonifica dei siti contaminati. Solo in questo modo è infatti possibile fermare la strage che ogni anno provoca la fibra killer.

In questo giornale è possibile restare costantemente aggiornati sulla materia e gli sviluppi giudiziari, consultando la categoria news amianto.

Indice

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Asbesto amianto: che cosa sono questi minerali?

Con il termine amianto, asbesto sinonimo, si indicano tutti quei minerali a struttura fibrosa che hanno capacità di suddividersi longitudinalmente in fibre sempre più sottili. In questo modo, le fibre si moltiplicano.

Se inalate o ingerite, le fibrille di amianto causano fibrosi, infiammazione e possono provocare varie neoplasie. Per questo l’amianto è considerato altamente lesivo per la salute umana.

Tutti i minerali di asbesto, anche quelli che non rientrano nella classificazione dell’art. 247 del Dlgs. 81/2008, come la fluoro-edenite, provocano gravi danni alla salute.

I danni alla salute dovuti all’esposizione

Sono molteplici le malattie asbesto correlate. Ci sono quelle di origine fibrotica, come asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, che hanno minore tempo di latenza. Invece, le malattie neoplastiche, tra le quali il mesotelioma, il tumore del polmone, della laringe e delle ovaie, hanno tempi di latenza più lunghi.

I danni alla salute provocati dall’amianto sono confermati dalla letteratura scientifica, come dimostra l’ultima monografia IARC.

La presenza di asbesto amianto in Italia

Le fibre di amianto asbesto, detto anche eternit, sono altamente inquinanti. Poiché l’Italia è stato il secondo produttore e utilizzatore di amianto, fino all’entrata in vigore della L. 257/92, proseguono le esposizioni.

Infatti, nonostante la messa al bando, sono ancora presenti 40mila di tonnellate di materiali contenenti amianto in Italia, in circa 3.000 applicazioni. Risultano contaminati molti edifici pubblici, tra cui scuole e ospedali. Ci sono ancora in Italia oltre un milione di siti e micrositi con amianto.

Nel corso del 2021 si conferma un trend in aumento di malattie asbesto correlate, con almeno 7.000 decessi. Quindi, è fondamentale accelerare le bonifiche dei siti contaminati e rafforzare le tutele sanitarie e previdenziali.

Per questi motivi, l’ONA ha approntato una serie di strumenti, tra i quali l’APP amianto, che permette ai cittadini di segnalare le aree a rischio e di creare una mappatura. Per poter segnalare un sito contaminato, dopo aver inserito i propri dati, potranno essere aggiunte fino a 5 foto e la geolocalizzazione.

Infatti le tutele dell’ONA riguardano prima di tutto la prevenzione primaria, che si sostanzia nell’evitare ogni forma di esposizione. Poi porta avanti la prevenzione secondaria, cioè incentivare la sorveglianza sanitaria di chi è esposto nei luoghi di lavoro per condurre a una diagnosi precoce e cure tempestive. Infine la prevenzione terziaria permette la tutela dei diritti delle vittime e dei loro familiari.

La produzione di asbesto amianto nel mondo

Nonostante la dimostrata capacità cancerogena dell’amianto, l’utilizzo di minerali di asbesto prosegue in diversi Paesi del mondo. Secondo l’OMS, sono ancora 125milioni i lavoratori esposti ad amianto.

Currently, about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace”.

In più stima circa 107.000 decessi ogni anno. Ma considera solo tre malattie asbesto correlate (asbestosi, mesotelioma e tumore al polmone) e solo quelle di origine lavorativa. A questo dato vanno aggiunte tutte le vittime delle altre patologie asbesto correlate e quelle dovute ad esposizione ambientale. Infine manca anche il censimento delle vittime appartenenti a quei paesi che fanno ancora largo uso del minerale, come gli “stati canaglia”: Cina, Unione Sovietica e India.

Per fortuna, però, negli ultimi anni, anche grazie all’impegno delle associazioni, la produzione di amianto è diminuita. Tuttavia, soltanto Unione Europea, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone,  Honduras,  Kuwait, Seychelles e Uruguay, hanno messo al bando l’amianto.

Invece in altri Paesi, come gli Stati Uniti, la  normativa è contraddittoria. Infatti, il divieto sussiste solo con riferimento a nuovi utilizzi di materiali di amianto. Inoltre, nel 2018, è stato rivalutato l’utilizzo di amianto nell’edilizia. In realtà, però, avendo portato le condanne a risarcimenti del danno molto elevati, nella maggior parte dei casi si evita comunque l’uso dell’amianto. Infatti anche negli Stati Uniti l’uso di questi minerali di asbesto è diminuito del 99%.

La produzione nel mondo continua per circa 2 milioni di tonnellate di amianto.  Nel 2014,  la Russia ne ha estratto circa 1.100.000, la Cina oltre 400.000, il Brasile circa 284.000, il Kazakhstan 240.000, l’India 270.000.

La situazione in Italia denunciata dall’Avvocato Bonanni

In Italia la strage dovuta all’amianto prosegue date le poche bonifiche effettuate sul territorio. Questa situazione di emergenza è denunciata dall’Avvocato Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2021“. Questa pubblicazione è un duro atto d’accusa per l’incapacità dimostrata dall’Italia di affrontare il problema. È possibile visionare la Conferenza di presentazione del libro: “Gli atti della conferenza: come la ricerca scientifica può sconfiggere i tumori da amianto“.

Perfino il testo normativo elaborato dalla Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, dell’allora Ministro Costa, non è stato mai portato all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Oggi, questo testo di legge amianto è ancora in un cassetto. Ma intanto si continua a morire di malattie asbesto correlate e continuano le esposizioni. Questa la denuncia dell’Avv. Ezio Bonanni, riportata dall’inchiesta del 12.02.2022 di “Il Fatto Quotidiano”. Si auspica l’utilizzo dei fondi del PNRR per la bonifica amianto.

Amianto e disastro ambientale: i casi di Ilva ed Eternit

In Italia interi territori e molte città sono ancora contaminati. In molti casi il rischio si esposizione è correlato all’utilizzo industriale dell’amianto in grandi stabilimenti. Tra questi, uno dei casi più emblematici è quello dell’ILVA di Taranto.

Ma la produzione di cemento amianto ha provocato un disastro ambientale anche a Casale Monferrato e a Broni. Un vero e proprio fenomeno epidemico che continua a colpire anche le popolazioni di queste città e dei territori circostanti. Qui i casi di mesotelioma pleurico e decessi superano anche di 40 volte quelli del resto d’Italia.

L’elevato numero di vittime ha imposto lo svolgimento di numerosi processi. Ciò è avvenuto, per esempio, per il caso Eternit. Il primo procedimento del processo Eternit, detto “Eternit I”, è terminato in Cassazione con la prescrizione, dopo le condanne in 1° e in 2° grado.

L’Avv. Ezio Bonanni, componente del Collegio di difesa delle vittime, è ora impegnato negli altri procedimenti. Alla sbarra è chiamato ancora il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, il quale deve rispondere di questa strage, in quanto amministratore dell’Eternit.

Esposizione ad asbesto amianto ambientale e lavorativa

Anche la sola esposizione ambientale è pericolosa per la salute umana, come ha rimarcato più volte l’ONA. Infatti, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. Tutte le esposizioni sono lesive per la salute.

Per questo è importante tutelare la salubrità dell’ambiente e contrastare all’inquinamento ambientale. Così si può raggiungere l’obiettivo di bloccare definitivamente l’insorgere delle malattie asbesto correlate.

Inoltre, una serie di attività lavorative si stanno dimostrando a rischio esposizione ad amianto. In questi campi è anche dimostrato un progressivo aumento di mortalità per patologie fibrosanti a carico delle sierose.

I dati epidemiologici aggiornati sono riportati dal Secondo Rapporto Mesotelioma ONA  e dal VII Rapporto ReNaM

La maggior incidenza dei casi di malattie asbesto correlate si verifica nei settori produttivi. In particolare le vittime sono appartenenti al settore dell’edilizia, della cantieristica  navale e del trasporto ferroviario. Inoltre, un’elevata incidenza di malattie asbesto correlate si verifica tra coloro che hanno svolto servizio nelle Forze Armate. I casi riscontrati sono soprattutto tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana.

Perfino le scuole e gli ospedali debbono essere ancora bonificati. Più di 2400 scuole, 800 biblioteche e centri di studio, 250 ospedali e 300.000 km di tubature di acqua contengono materiali in asbesto.

scuola- asbesto amianto

In particolare si è approfondito il rischio amianto negli ospedali nella terza puntata di ONA News: “Amianto negli ospedali, ammalarsi dove ci si cura“. Invece il primo appuntamento con ONA News ha trattato, invece, del pericolo che ancora si corre nelle scuole: “Amianto nelle scuole, un pericolo ancora presente“.

La messa al bando dell’amianto: Legge 257 del 1992

In Italia, nel periodo dal 1946 fino al 1992, sono state utilizzate e lavorate 3.748.550 tonnellate di asbesto.

Con la Legge 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto killer), è stato introdotto il divieto di estrazione, lavorazione e produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto. Ne è stata altresì impedita la commercializzazione, ma senza il divieto di uso dei prodotti già realizzati.

Infatti la messa al bando dell’amianto è riferita solo alle nuove produzioni e non contiene l’obbligo di rimuovere l’amianto già posto in opera.

Questa condizione ha determinato e determina un notevole ritardo nella bonifica e messa in sicurezza dei luoghi contaminati.

Bonifica asbesto amianto: quali sono gli obblighi previsti?

Nonostante la messa al bando, nel nostro Paese non vi è l’obbligo di rimozione amianto. Tuttavia la bonifica svolge un ruolo fondamentale per prevenire i danni alla salute, che si manifestano già con la semplice esposizione eternit. 

Quindi è doveroso comunicare alle autorità sanitarie (ASL) la presenza del manufatto contenente amianto o del presunto sito contaminato.

La comunicazione avviene tramite la compilazione del modulo e l’inoltro agli uffici competenti. A questo punto tecnici specializzati si occuperanno di effettuare un sopralluogo al fine di valutare l’indice di aerodispersione delle fibre di amianto e  la percentuale di rischio. Per le operazioni di bonifica è fondamentale rivolgersi a una ditta di professionisti regolarmente iscritti all’Albo Gestori Ambientali.

Tecniche bonifica: incapsulamento come rimedio provvisorio

La tecnica di bonifica dell’incapsulamento(D.M. 20/08/1999, in relazione al D.M. 06.09.1994) è la forma più economica e meno rischiosa per la bonifica dei materiali di asbesto.

Questo metodo di bonifica consiste nell’utilizzo di un liquido aggrappante per ricoprire le superfici di materiali di amianto. Ciò impedisce il rilascio delle fibre. Infatti il liquido ingloba queste fibre e non permette che si propaghino nell’ambiente di vita e di lavoro. 

Questa soluzione limita il rischio di esposizione. Tuttavia  questo metodo di bonifica è uno strumento provvisorio. Decorsi alcuni anni, il liquido perde la sua capacità aggrappante e le fibre tornano a disperdersi negli ambienti, con il rischio di essere inalate.

La bonifica asbesto amianto con il confinamento

La tecnica del confinamento è più efficace e sicura. Prevede l’installazione di una barriera che separi i materiali di asbesto (D.M. 06/09/1994 e D.M. 20/08/1999).

Anche questa soluzione di bonifica non è però definitiva. Infatti il rischio di propagazione delle fibre, sebbene limitato, può tornare in caso di eventi disastrosi, come i terremoti.

La rimozione dell’amianto: tecnica di bonifica definitiva

Solo la rimozione dell’amianto e dei materiali contaminati amianto è lo strumento certo e definitivo, che riduce il rischio zero.

Infatti, rimuovere e smaltire in discarica i rifiuti di amianto è l’unico modo in grado di tutelare la propria salute. Ogni rischio è ormai definitivamente scongiurato, in assenza del materiale contaminante.

Necessità del bando globale di asbesto amianto

Il trend dei casi di malattie amianto è in aumento, per l’eccessivo utilizzo dei minerali di asbesto e il ritardo delle bonifiche. La Legge 257 del 1992, infatti, non ha imposto l’immediata bonifica. Per cui, nei luoghi di lavoro, le esposizioni alla fibra killer sono continuate anche dopo il 1992.

A livello globale, anche l’OMS è intervenuta in tal senso nella sua pubblicazione “Asbestos: elimination of asbestos-related diseases“. L’OMS ha disposto il bando globale dell’asbesto o amianto con una raccomandazione:

L’eliminazione delle malattie legate all’amianto dovrebbe avvenire attraverso le seguenti azioni di salute pubblica:

  • riconoscendo che il modo più efficace per eliminare le malattie legate all’amianto è interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto;
  • sostituire l’amianto con materiali più sicuri;
  • sviluppare meccanismi economici e tecnologici per stimolarne la sostituzione;
  • adottare misure per prevenire l’esposizione all’amianto in loco e durante la rimozione dell’amianto;
  • migliorare la diagnosi precoce, il trattamento, la riabilitazione sociale e medica delle malattie legate all’amianto;
  • creare i registri delle persone con esposizioni passate e/o attuali all’amianto.

L’ONA ha rivolto un appello all’OMS affinché tali indicazioni diventino degli obblighi di legge, per tutelare la salute e l’ambiente. Le lobby dell’amianto hanno finora fatto pressione sull’OMS perché queste indicazioni non diventassero un obbligo volto a vietare l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto.

Le diverse patologie asbesto correlate

I minerali di asbesto amianto sono tutti dannosi per la salute umana. Innanzitutto provocano effetti infiammatori e poi cancerogeni.

L’INAIL è l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro. Questo ente assicura le prestazioni sociali previste dall’art. 38 della Costituzione. In altre parole permette il mantenimento del reddito dei lavoratori e delle famiglie in caso di infortunio o di malattia professionale.

Malattie asbesto correlate riconosciute: Lista I

L’INAIL indennizza i lavoratori che sono vittime di patologie asbesto correlate. Le malattie riconosciute sono divise in tre liste. Le malattie della Lista I devono essere sempre indennizzate. Per queste, infatti, vi è la presunzione legale di origine. Ciò vuol dire che l’onere della prova è sempre a carico dell’INAIL.

La Lista comprende le seguenti malattie fibrotiche:

Poi ci sono le malattie neoplastiche:

Malattie asbesto correlate della Lista II e III dell’INAIL

Le neoplasie che sono riconducibili all’esposizione ad asbesto per limitata probabilità sono inserite nella Lista II dell’INAIL. Questa comprende:

Invece la Lista III racchiude solo il tumore dell’esofago. In questo caso l’origine professionale è ritenuta possibile per l’esposizione ad amianto.

Per queste neoplasie inserite nella lista II e III non vi è la presunzione legale di origine. Perciò, per poter essere riconosciute e indennizzate, l’onere della prova è a loro carico del lavoratore.

Le altre malattie riconducibili all’amianto

La capacità lesiva delle fibre di amianto è tale per cui tutte le esposizioni provocano un danno alla salute. Infatti, ci sono tutta una serie di altre neoplasie per le quali si rileva una più alta incidenza epidemiologica tra coloro che sono esposti ad amianto.

Ciò vale, per esempio, per i tumori che colpiscono: cervello, colecisti, apparato emolinfopoietico, laringe-lingua, mammella, pancreas, prostata e tiroide. Poi c’è rene tumore, quello al testicolo, alla vagina-vulva e alla vescica.

Inoltre, ci sono una serie di malattie degenerative, come la miocardiopatia, il morbo di Alzheimer e l’autismo. Anche la Sclerosi Laterale Amiotrofica può essere annoverata tra le patologie per le quali è rilevante l’esposizione a fibre di asbesto. 

Infine recenti studi clinici hanno dimostrato che esiste una maggiore incidenza del mieloma e delle leucemie nelle popolazioni che sono state esposte all’amianto.

Oltre alle dimostrazioni scientifiche date dal Prof. Giancarlo Ugazio, ci sono altri studi che confermano la correlazione tra queste patologie e l’asbesto, in particolare per quanto riguarda le neoplasie che colpiscono la vescica e il sistema urinario:

Tutela legale delle vittime di asbesto amianto

L’epidemia tra i lavoratori è dovuta alla tardiva entrata in vigore del divieto di utilizzo dell’amianto (aprile 1993) e dei lunghi tempi di latenza.

In caso di danni da amianto, le vittime e i familiari hanno diritto alle prestazioni previdenziali e risarcitorie. Prima di tutto ci sono i benefici contributivi per esposizione ad amianto (art.13 comma 7 legge 257/92) e l’indennizzo INAIL.

Inoltre, sussiste il diritto all’integrale risarcimento dei danni, compresi quelli differenziali e complementari. In caso di decesso, queste prestazioni spettano ai familiari della vittima.

L’assistenza legale dell’ONA assicura a tutte le vittime e ai loro familiari la salvaguardia dei loro diritti. La tutela legale dell’ONA è una delle attività di maggior valore sociale dell’associazione vittime amianto.

Il team di legali, guidati dall’Avv. Ezio Bonanni, ha raggiunto eccellenti risultati in merito all’ottenimento di rendite, indennizzi previdenziali, riconoscimento dello status di vittime del dovere e risarcimento dei danni

Indennizzo INAIL per malattie professionali asbesto amianto

Una volta ottenuto il riconoscimento di malattia professionale da parte dell’INAIL, sussiste il diritto all’indennizzo INAIL. La prestazione indennizza il danno biologico subito per cause lavorative e la diminuzione di reddito causata dall’invalidità.

Queste prestazioni sono calcolate sulla base del grado invalidante:

  • se è inferiore al 6%, non sussiste il diritto all’indennizzo INAIL, perciò il risarcimento malattia professionale è totalmente a carico del datore di lavoro;
  • dal 6 al 15% è dovuto il solo indennizzo del danno biologico;
  • dal 16%, è dovuta la rendita INAIL.

Benefici contributivi e prepensionamento amianto 

I lavoratori esposti ad amianto, per più di 10 anni e in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll, hanno diritto ai benefici contributivi. Le maggiorazioni contributive consistono nella moltiplicazione del periodo di esposizione ultradecennale con il coefficiente 1,5, come stabilito dall’art. 13, co. 8, L. 257/92.

Chi ha subito dei danni biologici, anche minimi, può chiedere tale aumento contributivo, utile ad accedere al prepensionamento. Per chi fosse già in pensione, invece, è utile per la rivalutazione dell’entità dei ratei, come stabilito dall’art. 13, co. 7, L. 257/92. In questo modo, vi è il diritto all’adeguamento dei ratei della pensione, e, al tempo stesso, l’accredito delle differenze su i ratei medio tempore maturati, con conseguente liquidazione delle somme dovute.

Inizialmente, l’INPS si era ostinata a sostenere che l’accredito delle maggiorazioni contributive per le esposizioni ad amianto fosse subordinata al riconoscimento anche di un grado di invalidità almeno pari al 6%. La Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza n. 30438/2018, ha, invece, accolto le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni che si fondano sul tenore letterale della norma, che non richiede alcun grado di invalidità minima.

Diritto alla pensione di inabilità amianto: aggiornamenti

I lavoratori malati di amianto, in seguito alla mobilitazione dell’ONA, hanno ottenuto di essere immediatamente collocati in pensione, grazie alla pensione inabilità amianto.

Infatti l’art. 1, co. 250, L. 232 del 2016 è stato riformato. Perciò tutti coloro che hanno ottenuto dall’INAIL o da qualsiasi altro ente di assicurazione il riconoscimento di malattia professionale hanno diritto al pensionamento. Questo diritto prescinde dall’inserimento in una delle tabelle delle infermità diagnosticate.

Infatti l’art. 41-bis della legge 58 del 2019 ha ampliato la tutela di tutte le vittime. Per cui, l’originario comma 250 è stato integrato con i commi 250-bis e 250-ter all’art. 1 della L. n. 232/2016. L’INPS ha quindi introdotto nuove disposizioni, aggiornando i termini per il deposito della domanda amministrativa INPS. Il termine è il 31.03.2022. Se non rispettato la domanda verrà esaminata l’anno successivo, a partire da aprile.

Il diritto alla pensione di invalidità amianto si ha a prescindere dall’età anagrafica e dall’anzianità contributiva. Sono richiesti soltanto 5 anni di anzianità contributiva, di cui 3 negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda amministrativa.

Per avere un chiarimento sulle linee guida da seguire per l’inoltro della domanda è possibile consultare l’editoriale dell’Avvocato Bonanni: “Prepensionamento, pensione invalidità amianto per le vittime“. Inoltre occorre ricordare che la pensione d’invalidità non è cumulabile con la rendita INAIL.

Asbesto amianto: riconoscimento di vittima del dovere

L’amianto ha causato vittime anche nel settore delle Forze Armate e Comparto di Sicurezza. Chi si ammala per causa di servizio ha diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere. Ciò dà accesso a prestazioni aggiuntive, come l’equo indennizzo e la pensione privilegiata.

L’utilizzo di asbesto nelle unità navali e nelle basi a terra della Marina Militare Italiana aveva provocato, già nel 2015, 570 casi di mesotelioma. Lo denuncia la relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati.

Risarcimento dei danni per le vittime e i superstiti

Nella maggior parte dei casi i danni da amianto sono legati alle esposizioni lavorative. Infatti, sono proprio i luoghi di lavoro le sedi di più elevata esposizione. Per questo è importante porre attenzione alla sicurezza sul lavoro.

I lavoratori vittima di patologie asbesto correlate hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni. Infatti, oltre al danno biologico e a quello per diminuite capacità di lavoro indennizzati dall’INAIL, ci sono altri danni che devono essere risarciti.

I danni risarcibili sono quelli patrimoniali (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale, catastrofale, tanatologico). Il ristoro di questi pregiudizi è a carico del datore di lavoro.

L’associazione svolge un servizio di assistenza e consulenza legale per permettere alle vittime e ai superstiti, in caso di decesso, di ottenere la tutela dei propri diritti.

Chiedi la tua consulenza gratuita all’ONA

È possibile richiedere la propria consulenza legale gratuita o l’assistenza medica gratuita, chiamando il numero verde 800 034 294 o compilando il form.

In questo modo, coloro che hanno subito dei danni possono richiedere la salvaguardia dei propri diritti, ottenendo prestazioni assistenziali e risarcitorie.

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