Chemioterapia Actinomicina D per la cura dei tumori

La chemioterapia con il farmaco actinomicina D è un protocollo di cura utilizzato per la cura di numerosi tumori ed in fase di sperimentazione per patologie asbesto correlate. Queste ultime sono patologie che insorgono a causa dell’esposizione ad agenti cancerogeni, rappresentati da polveri e fibre di amianto. Gli agenti cancerogeni, in generale, sono sostanze chimiche che per contatto, inalazione o ingestione causano la trasformazione cellulare e di conseguenza i tumori. La scoperta di alcune sostanze citotossiche ha così dato il via ad un nuovo protocollo di cura per le neoplasie. Si tratta della chemioterapia, una terapia sistemica che permette la guarigione di un gran numero di tumori.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme al suo Presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, offre assistenza legale e assistenza medica gratuita a coloro che sono stati esposti all’amianto. In particolare, possono ricevere assistenza medica e legale coloro che ricevono una diagnosi di patologia asbesto correlata o che si sottopongono a chemioterapia. Scopri come entrare in contatto con l’Osservatorio ed il protocollo di cura con l’antibiotico actinomicina D.

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Actinomicina D: antibiotico per la chemioterapia

Il farmaco Actinomicina D è stato il primo antibiotico naturale con attività citotossica ad esser stato scoperto. Il farmaco Actinomicina D, denominato anche dactinomicina, è un agente chemioterapico che appartiene al gruppo delle actinomicine, ovvero antibiotici naturali prodotti da alcuni batteri della specie Streptomyces. É stato isolato per la prima volta nel 1940 e somministrato per il trattamento di alcune forme tumorali. Le prime applicazioni con il farmaco sono risultate particolarmente tossiche per l’uomo. Infatti, l’actinomicina D, oltre ad avere un’azione citotossica nei confronti del tumore, ha un effetto tossico anche sugli organi del paziente. Per questo motivo, solo in tempi più recenti, sono state sviluppate delle varianti delle molecole meno tossiche per l’uomo, ma comunque efficaci contro il tumore.

L’Actinomicina D appartiene alla classe dei farmaci intercalanti, ovvero farmaci in grado di intercalarsi all’interno della doppia elica del DNA, per interferire con i processi di replicazione cellulare. Questi farmaci sono utilizzati nella chemioterapia anticancro per la loro azione citotossica nei confronti delle cellule che si moltiplicano velocemente, come avviene per i tumori. Gli antibiotici citotossici, oltre ad interferire con i processi di replicazione cellulare legandosi a livello del patrimonio genetico, interagiscono anche con particolari enzimi. Un esempio sono gli enzimi “topoisomerasi“, enzimi indispensabili per la replicazione cellulare. Il legame degli antibiotici con la famiglia degli enzimi della topoisomerasi impediscono di portare a termine il processo di divisione cellulare. In questo modo, la progressione della massa tumorale si arresta.

Antibiotici citotossici per la cura dei tumori

L’actinomicina D non è l’unico anticorpo ad azione citotossica ad essere utilizzato per la cura dei tumori. Vi sono anche numerosi protocolli di cura che prevedono la somministrazione di queste particolari molecole, che tuttavia possono essere somministrate anche con ulteriori protocolli di cura. Queste molecole sono gli anticorpi monoclonali, particolari farmaci prodotti in laboratorio grazie alla tecnologia del DNA ricombinante. Il protocollo di cura realizzato tramite la somministrazione degli anticorpi monoclonali prende il nome di immunoterapia passiva. La terapia mira a potenziare il sistema immunitario nei confronti delle cellule del tumore. Si tratta del protocollo più recente della medicina oncologica, che tuttavia non può essere applicato indistintamente per tutti i tumori.

La cura del cancro può prevedere la combinazione di più protocolli di cura. La combinazione di differenti terapie permette ai soggetti oncologici di ottenere maggiore successo nel processo di guarigione. Ad esempio, quando il tumore si trova in uno stadio iniziale, la somministrazione della chemioterapia con l’operazione chirurgica aumenta la percentuale di successo nel processo di guarigione. Anche la radioterapia può essere applicata in via del tutto esclusiva o in combinazione con la chemioterapia e l’operazione chirurgica. In ultimo, la radioterapia, come anche la chemioterapia e l’operazione chirurgica possono essere applicate a scopo palliativo. Infatti, in alcuni casi, la riduzione della massa tumorale allevia il paziente da fastidiosi disturbi ed effetti collaterali.

Chemioterapia con il farmaco actinomicina D

Le actinomicine, grazie alle loro proprietà citotossiche, esplicano un effetto antineoplastico. Sono utilizzate principalmente per il trattamento di differenti forme di tumori pediatrici, come:

  • il tumore di Wilms, o nefroblastoma, un tumore che interessa il surrene);
  • il rabdomiosarcoma, un tumore maligno che si sviluppa nei tessuti connettivi;
  • il carcinoma del testicolo.

La chemioterapia con actinomicina D è somministrata anche per la cura della leucemia mieloide acuta (LMA), una particolare patologia che interessa gli elementi del sangue e del midollo osseo. I pazienti affetti da LMA candidabili alla terapia sono coloro che non hanno mai intrapreso un percorso terapeutico o che presentano forme recidive del tumore. Anche la leucemia linfocitica acuta prevede la somministrazione dell’antibiotico, come trattamento di seconda linea. Attualmente, il farmaco è in attesa di approvazione anche per la cura di numerosi tumori, tra cui le patologie asbesto correlate.

Posologia e somministrazione della chemioterapia con actinomicina D

L’actinomicina D è commercializzata sotto forma di polvere disciolta in una soluzione fisiologica e si presente con una colorazione cromatica tendente al giallo. La posologia del farmaco è fortemente dipendente dalla combinazione o meno del protocollo di cura. Quando i pazienti oncologici si sottopongono a somministrazione del singolo farmaco chemioterapico, la posologia del farmaco è maggiore rispetto a quando il protocollo di cura è combinato. Inoltre, in caso di tossicità dei farmaci è possibile modulare la posologia del farmaco, tenendo conto che questa non può più essere incrementata.

La via di somministrazione per il farmaco chemioterapico è principalmente in vena. Il protocollo di cura prevede la somministrazione per iniezione in vena attraverso una cannula, ovvero un tubicino sottile che viene introdotto a livello venoso, nel braccio o nella mano. Un altro metodo di somministrazione è quello che avviene “goccia a goccia” attraverso una cannula. In questo caso, il catetere venoso centrale è inserito sotto cute, in un seno venoso a livello della clavicola. L’infusione goccia a goccia è realizzata anche tramite un PICC, acronimo dall’inglese peripherally inserted central catheter, che è inserita in una vena periferica, di solito del braccio.

Effetti collaterali della chemioterapia con actinomicina D

La chemioterapia con actinomicina D provoca effetti collaterali differenti tra i vari pazienti oncologici. Questo perché, gli effetti citotossici della chemioterapia dipendono dallo stato di salute del paziente, dallo stadio del tumore e dalla posologia del farmaco. Alcuni pazienti sono investiti da pochissimi effetti collaterali, altri invece accusano reazioni collaterali gravi, tali da sospendere il trattamento o modificare il protocollo di cura. Per questo motivo, la chemioterapia deve essere somministrata sotto stretto controllo di una equipe medica, in grado di riconoscere le reazioni tossiche al farmaco. Inoltre, è necessario comunicare all’oncologo qualsiasi effetto collaterale connesso con la terapia.

Più in generale, tutti i farmaci chemioterapici generano un senso di fatica, diminuzione dell’appetito, disturbi gastrointestinali, nausea, vomito e diarrea. La maggior parte di questi effetti collaterali può essere facilmente gestito tramite la somministrazione di differenti farmaci. Ad esempio, la nausea ed il vomito possono essere controllati tramite la somministrazione di farmaci antiemetici. Altri effetti collaterali sono: la caduta dei capelli, riduzione delle cellule ematiche prodotte a livello del midollo osseo, dolori addominali, ulcerazioni gastrointestinali, cheilitedisfagia, esofagite, proctitestomatite ulcerosa. La chemioterapia può provocare anche l’alterazione della funzione epatica. Per questo motivo, prima di sottoporsi ad un trattamento chemioterapico, i soggetti oncologici devono sottoporsi ad esami clinici, strumentali e diagnostici.

Ulteriori informazioni sulla chemioterapia con actinomicina D

Durante i cicli di chemioterapia è opportuno mantenere una buona comunicazione con tutta l’equipe medica. In questo modo, i medici potranno modificare la terapia sulla base del successo del protocollo, sulle condizioni di salute del paziente e sugli effetti collaterali riscontrati. Di conseguenza, i pazienti in terapia devono comunicare tutti i farmaci assunti quotidianamente, poiché alcuni di questi potrebbero interferire con la riuscita della chemioterapia.

Durante la terapia può verificarsi anche la fuoriuscita del liquido dal sito di puntura. Quando i farmaci fuoriescono dal sito di iniezione, possono danneggiare il tessuto circostante provocando dolore e bruciore a livello dell’area interessata. Quando si verifica questa circostanza, il paziente deve riferire immediatamente all’oncologo o all’infermiere. La somministrazione di alcuni farmaci chemioterapici potrebbe anche modificare il colore delle urine, una condizione, questa, che permane per almeno 24 ore successive all’infusione. Per questo motivo, i medici consigliano di mantenere un buono stato di idratazione sia prima, che durante e dopo la chemioterapia.

Il trattamento chemioterapico può incidere anche sulla fertilità delle persone. Nelle donne i chemioterapici provocano l’interruzione del flusso mestruale, mutazioni cellulari e problemi legati alla gestazione. Di conseguenza, alle donne fertili si consiglia di attendere almeno cinque anni dal termine dell’ultima infusione, così da permettere all’organismo di riacquisire le condizioni di salute. Anche negli uomini la chemioterapia causa infertilità. Per questo motivo, l’oncologo dovrebbe informare i pazienti della possibilità di conservazione del liquido seminale prima di iniziare la chemioterapia.

Chemioterapia per la cura delle patologie asbesto correlate

La chemioterapia rappresenta il protocollo di cura maggiormente utilizzato per la cura delle patologie asbesto correlate. Queste patologie sono tutte caratterizzate da una prognosi infausta poiché i tempi di latenza sono molto lunghi e lo sviluppo è privo di campanelli di allarme. Quando le persone ricevono una diagnosi di patologia asbesto correlata, la prognosi è spesso infausta. Per questo motivo, la chirurgia rappresenta il protocollo di cura maggiormente indicato.

Una neoplasia, quando raggiunge dimensioni importanti, non può essere asportata tramite l’operazione chirurgia. L’intervento potrebbe disperdere le cellule della massa tumorale in altri organi del corpo e provocare il fenomeno delle metastasi. Tuttavia, la chirurgia potrebbe essere applicata prima dell’intervento chirurgico proprio per ridimensionare il volume della massa del tumore così da procedere con l’operazione. Viceversa, l’operazione chirurgica, quando possibile, può essere effettuata come trattamento palliativo. In questo caso, con l’intervento è possibile ridurre i sintomi da compressione dovuti al volume della massa neoplastica.

Patologie asbesto correlate: quali sono

Sono definite patologie asbesto correlate tutte quelle neoplasie che insorgono a causa dell’esposizione a polveri e fibre di amianto. L’amianto, un minerale fibroso, che si caratterizza per la capacità di rilasciare fibre nell’aria che, a contatto con le membrane degli organi, è responsabile del processo di cancerogenesi. Gli organi maggiormente colpiti sono:

Il mesotelioma e l’amianto in Italia

Il mesotelioma rappresenta la patologia asbesto correlata maggiormente riscontrata tra i lavoratori che sono stati esposti alle polveri e alle fibre di amianto. Si tratta di una patologia monofattoriale che insorge esclusivamente a causa dell’amianto. Per questo motivo, in Italia, è stato istituito il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM) coinvolto nella sorveglianza epidemiologica per questa forma di neoplasia. Nell’ultimo rapporto pubblicato dal ReNaM (VII Rapporto Mesoteliomi), si evince che dalla messa al bando dell’amianto, con la L. 257/1992, negli ultimi 30 anni sono stati circa 31.572 casi di mesotelioma maligno.

La patologia, oltre ad essere particolarmente invalidante, ha un tasso di mortalità molto alto. Basti pensare che solo sulla nostra penisola, ogni anno, sono diagnosticate circa 7.000 morti per esposizione all’amianto. Il tema delle morti per amianto è centrale in una delle tante pubblicazioni dell’Avv. Ezio Bonanni, che da oltre 20 anni si schiera al fianco delle vittime della fibra killer. Ne Libro bianco delle morti di amianto in Italia (Ed. 2021, l’autore denuncia l’abuso dell’utilizzo del minerale su tutto il territorio e rende pubblici i dati aggiornati sulle morti di amianto in Italia.

App amianto: strumento gratuito per segnalare amianto

L’APP Amianto è uno strumento gratuito realizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto per informare e sensibilizzare cittadini e istituzioni in fatto di amianto. Grazie all’app, è possibile consultare gratuitamente tutte le attività dell’associazione e seguire attivamente la lunga battaglia contro la fibra killer. Inoltre, sempre tramite l’app, tutti i cittadini possono segnalare gratuitamente siti caratterizzati dalla presenza di amianto e partecipare alla mappatura ufficiale.

Grazie alle numerose segnalazioni pervenute tramite l’app, l’Osservatorio ha divulgato i terribili dati dell’amianto relativi alla penisola italiana. Sembrerebbe, infatti, che in Italia vi siano ancora 58milioni di mq di coperture in cemento-amianto e oltre 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. Inoltre, l’ONA denuncia anche la presenza di amianto in almeno 2.400 scuole e circa 250 ospedali. Inoltre, secondo uno studio europeo, i lavoratori esposti a cancerogeni in Italia, sono circa 4.200.000 su 21.8 milioni di lavoratori complessivi.

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Assistenza medica e chemioterapia con actinomicina D

L’Osservatorio Nazionale Amianto è stata istituita nel 2008 con lo scopo di dare voce a tutte le vittime dell’amianto, nonché ai loro familiari. Svolge servizio di assistenza e consulenza medico legale gratuita su tutto il territorio nazionale, grazie all’istituzione di differenti dipartimenti. Questi ultimi assistono cittadini e lavoratori esposti ad agenti cancerogeni, raccolgono dati sulla storia professionale e sulle abitudini di vita della vittima e dei suoi familiari. Solo in questo modo è possibile raccogliere informazioni sui siti contaminati dalla fibra killer.

Per ricevere assistenza legale e assistenza medica gratuita, immediata contatta l’Osservatorio Nazionale Amianto tramite il form, oppure chiama il numero verde 800 034 294. Un pool di medici ed avvocati sarà a tua disposizione per una consulenza gratuita.

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