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venerdì, Giugno 14, 2024

Mesotelioma pleurico: aspettative di vita e sopravvivenza

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Il mesotelioma pleurico è un tumore raro che colpisce il mesotelio della pleura e che è causato esclusivamente dall’esposizione all’amianto, essendo di tipo monofattoriale. Sono rari, infatti, i casi in cui la sua origine è legata all’esposizione a radiazioni ionizzanti. Le possibilità di sopravvivenza della vittima di mesotelioma pleurico sono spesso poche.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, solo nel 2020, ha ricevuto segnalazione di circa 2000 casi di mesotelioma, che negli anni seguenti sono notevolmente aumentate. Il picco di insorgenza della malattia era previsto per il decennio 2020-2030, come rivela anche il VII Rapporto Renam. L’ONA APS e l’Avvocato Bonanni hanno messo a disposizione per le vittime dell’esposizione all’amianto un servizio di consulenza gratuita legale e medica.

consulenza sopravvivenza
Indice dei contenuti

  • Tassi di sopravvivenza per le vittime

  • Terapie e trattamenti

  • Quali sono i diritti delle vittime?

  • Tempo di lettura: 9 minuti

    Mesotelioma pleurico: si può sopravvivere?

    Il mesotelioma pleurico è il più diffuso, ma anche aggressivo, tra i mesoteliomi. Inoltre, è tra le patologie asbesto-correlate con funzione di marcatore sociale, essendo causato esclusivamente dall’esposizione all’amianto.

    Il 93% dei mesoteliomi coinvolge la pleura, il 5% coinvolge il peritoneo (mesotelioma peritoneale) e in misura ancora minore la tunica vaginale del testicolo (mesotelioma testicolare) e il pericardio (mesotelioma pericardico). Inoltre, a seconda delle caratteristiche delle cellule, si distinguono quattro sottotipi di mesotelioma pleurico:

    • mesotelioma pleurico epitelioide, il più comune e con migliore prognosi;
    • sarcomatoide o fibroso;
    • misto o bifasico;
    • desmoplastico, il più raro.

    Nella pubblicazione “Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate”, n. 15, maggio-giugno 2012 – Quaderni del Ministero della Salute, il Ministero della Salute ha confermato che il mesotelioma è dose dipendente e legato all’esposizione a dosi massicce di asbesto (ulteriori approfondimenti su mesotelioma e asbesto sono disponibili anche nelle monografie dello IARC).

    Tra tutte le malattie causate dalle fibre d’amianto, il mesotelioma è quella più aggressiva e a esito infausto. L’approccio al tumore della pleura è, infatti, spesso difficoltoso e complesso, in ogni fase del suo percorso. Le possibilità di sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico variano in base alla precocità della diagnosi, all’età e allo stato di salute del paziente stesso.

    Inoltre, considerando la lunga latenza dell’esposizione all’amianto, la diagnosi di questa patologia spesso avviene in un’età avanzata. Questo influisce sull’efficacia della terapia e in molti casi preclude la partecipazione a trattamenti di cura sperimentali. Rispetto alle altre neoplasie respiratorie, infatti, i tassi di sopravvivenza a questa malattia sono ancora molto bassi. Ma la guarigione non è esclusa con i nuovi passi avanti fatti dalla ricerca.

    Il tasso di sopravvivenza

    Il tasso di sopravvivenza nei casi di mesotelioma pleurico è inferiore al 10%. Questi dati dimostrano come solo il 10% dei pazienti affetti da questa patologia hanno possibilità di sopravvivenza nei cinque anni successivi alla diagnosi. Tuttavia, ogni situazione è unica nel suo genere, quindi non bisogna mai lasciarsi scoraggiare dalla statistica, essendo stime generali.

    E’ di fondamentale importanza capire quali siano le cellule che risultano colpite dal mesotelioma. A seconda dell’entità della massa tumorale, infatti, si può procedere con differenti tipi di trattamenti e cure, che potrebbero determinare una migliore aspettativa di vita, anche rispetto alle statistiche generali.

    Cosa dicono le pubblicazioni internazionali

    Secondo l’Office for National Statistic britannico (Cancer Survival in England: patients diagnosed between 2010 and 2014 and follone up to 2015), nei casi in cui la malattia è localizzata il 35% dei pazienti sopravvivono oltre un anno dalla diagnosi e il 5% oltre cinque anni. Invece, qualora il mesotelioma pleurico non sia localizzato, solo l’1% dei pazienti raggiunge la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi, mentre il 15% dei pazienti sopravvive almeno un anno.

    L’American Cancer Society riporta i valori medi di sopravvivenza dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno, calcolati sulla base di casistiche internazionali comprendenti pazienti affetti da mesotelioma trattati chirurgicamente nel periodo 1995-2009. In base allo stadio della patologia, la sopravvivenza ha una media di 21 mesi quando il mesotelioma è al I stadio, mentre l’aspettativa di vita scende a 12 mesi quando il tumore è già al IV stadio.

    Sono parecchi gli studi internazionali pubblicati negli anni più recenti, che hanno registrato un aumento di aspettativa di sopravvivenza in proporzione alla precocità della diagnosi. Per citarne qualcuna: Weiquan Zhang, Xinshu Wu et al. Advances in the diagnosis, treatment and prognosis of malignant pleural mesothelioma. Ann Transl Med. 2015 Aug; 3(13): 182.

    Nello studio di J. Faig (J. Faig, S. Howard, et al. Changing Pattern in Malignant Mesothelioma Survival, Transl Oncol 2015), sono stati analizzati 380 casi di mesotelioma, diagnosticati dal 1992 al 2012, le cui percentuali di sopravvivenza a 1, 3, 5 e 10 anni erano pari rispettivamente al 73,1%, 22,9%, 12% e 4,7%.

    Pubblicazioni ancora più recenti hanno individuato percentuali addirittura del 15% per una sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi: Brit J Ind Med 1960; 17: 260-271. WAGNER J.C., Epidemiology of diffuse mesothelial tumors: Evidence of an association from studies in South Africa and the United Kingdom, Ann NY Acad Sci 1965; 132: 575-578.

    Sopravvivenza e aspettative di vita: trattamento e cura del mesotelioma

    Le aspettative di vita, ovviamente, variano a seconda del tipo di trattamento e cura a cui può accedere il paziente. Il trattamento multimodale è uno dei trattamenti più efficaci, a cui spesso ne consegue una maggiore aspettativa di vita.

    Il trattamento sperimentale combinato di chirurgia e chemioterapia ipertermica intratoracica (HITHOC, Hyperthermic intrathoracic chemotherapy), è stato eseguito in Sicilia nel 2012 dal Prof. Marcello Migliore, che al momento opera presso lo University Hospital di Cardiff, avendo l’Azienda Ospedaliera bloccato questo tipo di trattamento. Con dieci anni di ritardo, questa procedura è stata adottata nel 2021 anche dal Policlinico Gemelli.

    Combinazione di chirurgia e chemioterapia intra-operatoria (HITHOC)

    La chemioterapia ad alte temperature è risultata maggiormente efficace, penetrando anche nelle strutture, a differenza dei farmaci che entrano in circolo solo in minima parte. In questo modo, si riescono ad evitare anche rovinosi effetti collaterali.

    Il funzionamento della combinazione tra chirurgia e chemioterapia intra-operatoria è abbastanza complesso, ma si può riassumere in pochi passaggi. In seguito alla resezione chirurgica della pleura (pleurectomia e decorticazione, per la rimozione della massa tumorale visibile), il torace del paziente viene riempito con la soluzione fisiologica (salina), che viene riscaldata lentamente, fino a raggiungere i 41°. In questo modo, come ha spiegato il Prof. Marcello Migliore, le cellule del tumore si indeboliscono e si evita il danneggiamento di quelle sane. A questo punto, si somministra il farmaco chemioterapico nella cavità toracica del paziente. Solitamente, si utilizza il cisplatino eventualmente con aggiunta di doxorubicina, con dose elevata, proprio perché non incide nella cavità toracica, per 45-90 minuti. Solo successivamente, attraverso il dranaggio i liquidi in eccesso vengono rimossi.

    In una delle precedenti puntate di ONA TV Amianto e malattie del lavoro, il Prof. Marcello Migliore è intervenuto spiegando nel dettaglio questa tecnica e i risultati che permette di ottenere, in termini di efficacia e di sicurezza.

    L’ONA e l’impegno per i malati di mesotelioma

    L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto è in prima linea in Italia nella lotta al rischio amianto. Oltre alle attività di prevenzione, si occupa della tutela legale delle vittime delle patologie asbesto-correlate, tra cui il mesotelioma maligno della pleura. L’associazione si avvale dell’operato del suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni e il suo team di avvocati e collaboratori, per garantire la tutela necessaria, in ambito medico e legale. L’ONA ha istituito il dipartimento di terapia e cura del mesotelioma, creando addirittura un protocollo per il trattamento e cura di questa patologia, così come delle altre asbesto correlate. Il ruolo chiave nel dipartimento è stato assunto dal Prof. Marcello Migliore, ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania.

    Tutela legale per le vittime di mesotelioma

    L’ONA si batte per la prevenzione primaria, che consiste nell’evitare l’esposizione all’amianto tout court. A questo proposito, il Consensus Report di Helsinki, nella sua revisione del 2014, ha stabilito che il mesotelioma e le altre patologie asbesto correlate possono essere debellate solo evitando l’esposizione ad amianto. Pertanto, è necessario bloccare la produzione, anche al di fuori dell’Italia e dell’Europa, e bonificare i siti ancora contaminati.

    Per coloro che, invece, hanno subito un’esposizione è fondamentale la prevenzione secondaria, ossia la diagnosi precoce che gioca un ruolo fondamentale nelle possibilità di sopravvivenza ed efficacia dei trattamenti. Questo è essenziale per migliorare le aspettative di vita dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico. I trattamenti più efficaci dovrebbero essere a disposizione di tutti i cittadini italiani, senza disparità sociali.

    L’ONA si occupa di tutelare gratuitamente i diritti di tutti coloro ammalati di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate, per l’ottenimento di tutti i risarcimenti e i benefici previsti dalla legge. Ai fini della prevenzione è importante anche aggiornare l’app amianto, creata dall’ONA, che rappresenta un significativo contributo alla mappatura dei siti di amianto ancora presenti, oltre ad essere utile alla prova di esposizione per la tutela legale.

    I diritti delle vittime di mesotelioma

    In caso di insorgenza di mesotelioma, sia esso di origine ambientale che di origine lavorativa, le vittime hanno diritto ad una serie di prestazioni sanitarie ed economiche. Coloro che contraggono il mesotelioma per esposizione ambientale, hanno diritto ad accedere alla prestazione una tantum dall’INAIL. In caso di malattia di origine professionale, si ha diritto, invece, alla rendita INAIL. Inoltre, i malati di mesotelioma hanno il diritto ad accedere al Fondo Vittime Amianto.

    In caso di decesso della vittima, gli eredi legittimi del lavoratore deceduto per mesotelioma hanno diritto a tutta una serie di prestazioni (rendita di reversibilità e prestazione aggiuntiva dal fondo vittime amianto). La vittima di mesotelioma ha diritto ai benefici contributivi e se necessario al prepensionamento amianto.

    Per i dipendenti pubblici non assicurati INAIL, non compresi nelle disposizioni di cui all’art. 6, L. 201/2011 (Forze Armate, Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare e del Comparto Vigili del Fuoco e soccorso pubblico), trova applicazione il meccanismo di riconoscimento della causa di servizio e dell’equo indennizzo.

    Queste prestazioni costituiscono solo degli indennizzi. Infatti, le vittime di mesotelioma hanno diritto anche all’integrale risarcimento dei danni, compresi quelli esistenziali, morali e iure proprio per i familiari.

    Come richiedere la consulenza gratuita?

    L’ONA e l’Avvocato Ezio Bonanni forniscono assistenza medica e legale gratuita alle vittime di mesotelioma. È possibile avere maggiori informazioni chiamando il numero verde o compilando il form online.

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