Chemioipertermia intraperitoneale per la lotta contro il cancro

La chemioipertermia intraperitoneale è un approccio chemioterapico che prevede la somministrazione di alte dosi di chemioterapici e di una fonte di calore a livello della sede del tumore. L’acronimo HIPEC, dall’inglese Hyperthermic IntraPEritoneal Chemotherapy, sta ad indicare un protocollo di cura utilizzato per la risoluzione di differenti neoplasie. Tra questi vi sono i tumori primitivi e secondari del peritoneo, complessivamente ostici da controllare con i classici protocolli di cura oncologici. La cavità peritoneale, in particolare, rappresenta uno spazio virtuale delimitato da membrane che caratterizza gli organi addominali. L’insorgenza di tumori a livello della cavità peritoneale rende inefficace la maggior parte dei protocolli di cura per le neoplasie.

Nei prossimi paragrafi affronteremo il trattamento della chemioipertermia intraperitoneale e sue particolarità. Inoltre, affronteremo le attività di sensibilizzazione promosse dall’Osservatorio Nazionale Amianto nel campo dell’oncologia. Infatti, il cancro, come il resto delle patologie può essere controllato, fermato e curato tramite le attività di prevenzione. In particolare, la prevenzione primaria per evitare l’insorgenza della malattia, e la prevenzione secondaria e terziaria per le differenti fasi della patologia.

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Chemioipertermia intraperitoneale: come funziona

La chemioipertermia intraperitoneale è un protocollo di cura piuttosto recente. Consiste nella somministrazione localizzata di alcuni farmaci citotossici in associazione all’applicazione di fonte di calore a livello del tumore. Il farmaco maggiormente utilizzato per la chemioipertermia intraperitoneale è il cisplatino, un chemioterapico che ha permesso la guarigione per un gran numero di tumori. In associazione al cisplatino, il tumore è interessato da una fonte di calore con temperatura di 40-44°C. La duplice applicazione del farmaco e della fonte di calore permette a questi ultimi di agire in sinergia nei confronti della massa del tumore. Così facendo, i pazienti affetti da neoplasia sviluppano una maggiore probabilità di guarigione dalla malattia.

Infatti, uno dei limiti della chemioterapia è proprio l’effetto sistemico dei farmaci chemioterapici, che una volta somministrati, possono arrecare danni anche alle cellule sane del nostro organismo. Con la chemioipertermia peritoneale, invece, questo limite viene ampiamente superato. Sia i farmaci che il trattamento termico sono somministrati direttamente a livello del tumore. Questa particolarità permette di utilizzare dosi di farmaci molto più elevate rispetto alla via endovenosa. Così facendo, il farmaco raggiunge delle concentrazioni maggiori nel sito del tumore, limitando il più possibile gli effetti collaterali.

Il peritoneo e la chemioterapia tradizionale

Il peritoneo è una membrana sierosa che caratterizza gli organi addominali. Rappresenta la membrana più estesa del nostro organismo in quanto si trova in continuità con la maggior parte degli organi umani. La membrana si caratterizza per la presenza di una barriera plasmatico-peritoneale che rappresenta il vero e proprio limite della chemioterapia. Questa barriera impedisce il passaggio ad alcune molecole, tra cui anche i farmaci antitumorali e chemioterapici. Per questo motivo, la ricerca medica ha messo a punto questo nuovo trattamento che permette al farmaco di concentrarsi esclusivamente a livello peritoneale. Infatti, fino a qualche anno fa, i tumori che si sviluppavano a livello peritoneale erano considerati inguaribili. Di conseguenza, la chemioterapia era vista come trattamento palliativo e non di tipo terapeutico.

Ad aumentare l’effetto citotossico dei farmaci subentra il calore. La combinazione dei farmaci con il tumore permette di aumentare l’effetto neoplastico rispetto al tessuto sano, proprio perché il calore ha un effetto tossico maggiore sul tessuto neoplastico. Questa caratteristica è dovuta al fatto che, la massa tumorale è altamente vascolarizzata proprio per permettere alle cellule di replicarsi velocemente ed assicurare loro le sostanze metaboliche per farlo. In particolare, l’azione del calore, in concomitanza della chemioterapia, a livello del sito del tumore, permette:

  • l’assorbimento dei farmaci attraverso la barriera plasmatico-peritoneale;
  • l’inibizione della sintesi di alcune molecole indispensabili per la cellula;
  • l’alterazione strutturale e funzionale del citoplasma cellulare.

Somministrazione della chemioipertermia intraperitoneale

La somministrazione della chemioipertermia peritoneale intraperitoneale prevede l’utilizzo di un particolare macchinario per raggiungere il peritoneo. Il macchinario consiste di un sistema di pompe che permettono il riscaldamento della massa tumorale, di mantenere la temperatura costante durante il trattamento e di monitorare i parametri di sicurezza del protocollo di cura. L’applicazione del protocollo può avvenire con due metodiche che prevedono la somministrazione della chemioterapia con la tecnica:

  • ad addome aperto: quando sull’addome del paziente è effettuata un’incisione mediana che permette una migliore diffusione del calore e quindi dei farmaci antitumorali. Tuttavia, lo svantaggio principale di questa metodica è il rischio di complicazioni post intervento e la dispersione del calore;
  • ad addome chiuso: quando la cavità addominale è aperta e successivamente chiusa per permettere l’installazione delle pompe di calore in modo tale che il calore non venga disperso nell’ambiente circostante. Il vantaggio principale di questa tecnica è la minima perdita del calore, mentre lo svantaggio è la mancata distribuzione del calore agli organi interessati dalla neoplasia.

Tuttavia, la chemioipertermia intraperitoneale può essere associata ad ulteriori protocolli di cura per permettere ai soggetti oncologici di ottenere risultati migliori. Ad esempio, la chemioipertermia intraperitoneale è associata alla chirurgia citoriduttiva. La terapia, con l’acronimo CRS, ovvero CytoReductive Surgery, prevede l’asportazione (mediante chirurgia) di un numero maggiore di cellule. Così facendo, il volume della massa tumorale si riduce notevolmente, fino a scomparire del tutto.

Effetti collaterali della chemioipertermia intraperitoneale

La chemioipertermia intraperitoneale può essere somministrata ai malati oncologici solamente in alcuni centri specializzati. Questi centri devono essere dotati sia di personale sanitario adeguatamente preparato per la somministrazione del trattamento che di strumentazione adeguata alla terapia. Il trattamento, infatti, richiede l’ospedalizzazione della persona e successivo ricovero nell’Unità di Terapia Intensiva Chirurgica. Per quanto riguarda gli effetti collaterali, questi sono specifici per il trattamento e possono variare da individuo ad individuo.

Infatti, non tutti i pazienti sottoposti a chemioipertermia intraperitoneale riferiscono gli stessi effetti collaterali. Ad esempio, può accadere che durante l’intervento chirurgico possano verificarsi alcune complicazioni che richiedono la necessità di tornare nuovamente in sala operatoria. Inoltre, il fatto stesso che il trattamento consente la somministrazione di una dose più elevata del farmaco chemioterapico, questa pratica potrebbe comportare una reazione tossica al trattamento. Infine, dopo l’intervento possono essere necessari uno o più cicli di chemioterapia endovenosa sistemica aggiuntivi, con relativi effetti avversi.

I destinatari della chemioipertermia intraperitoneale

La chemioipertermia intraperitoneale è risultata efficace per differenti forme di neoplasia. In particolare si tratta di tumori primitivi, ovvero neoplasie che investono un solo organo ed interessano le membrane degli organi. In secondo luogo vi sono i tumori metastatici, che coinvolgono differenti strutture anatomiche, e che si localizzano a livello della cavità peritoneale. Un esempio di tumore primitivo è proprio il mesotelioma peritoneale maligno, un tumore che si sviluppa a partire dalle cellule del mesotelio.

Il mesotelioma peritoneale è una patologia asbesto correlata e monofattoriale, la cui insorgenza è da attribuire all’esposizione a polveri e fibre di amianto. Questo agente cancerogeno è stato utilizzato in maniera ubiquitaria su tutto il territorio nazionale, proprio per il suo basso costo e le molteplici caratteristiche chimico-fisiche, proprie del minerale. Altre patologie asbesto correlate che possono essere curate tramite HIPEC sono: il tumore dell’ovaio, il tumore dello stomaco ed il tumore del polmone.

Amianto e fibra killer ancora presente su tutta la penisola italiana

L’amianto è un minerale fibroso che per molti anni è stato estratto dalle miniere, in particolare presso l’Amiantifera di Balangero. Quest’ultima è una miniera a cielo aperto di amianto situata in provincia di Torino, attiva fino agli anni ’90. Con la scoperta della cancerogenicità dell’amianto, confermato anche nell’ultima monografia IARC, ha portato alla cessazione di ogni attività correlata all’amianto. Infatti, con la legge 257 del 1992, è stata vietata l’estrazione, la commercializzazione e qualsiasi utilizzo del minerale. Tuttavia, nonostante la messa al bando dell’amianto, la Penisola italiana risulta ancora contaminata dalla fibra killer.

Grazie all’attività di monitoraggio e di sorveglianza epidemiologica, oggi sappiamo che sul territorio italiano ci sono ancora 58milioni di mq di coperture in cemento-amianto. Questi dati provengono dall’Ona, Osservatorio Nazionale Amianto che, grazie allo strumento gratuito, l’APP Amianto, raccoglie segnalazioni da cittadini ed istituzioni. L’applicazione è disponibile gratuitamente anche da smartphone. Oltre alle coperture di amianto, sono state segnalate oltre 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto in almeno 2.400 scuole e circa 250 ospedali.

Inoltre, il dato epidemiologico è stato affrontato dall’Avv. Ezio Bonanni, autore de “il Libro bianco delle morti di amianto in Italia (Ed. 2021)“. All’interno della pubblicazione, consultabile gratuitamente, sono riportati i dati ufficiali della mappatura dell’amianto, il fenomeno epidemiologico delle patologie asbesto correlate e l’importanza delle attività di bonifica. L’avvocato Bonanni, pioniere in Italia per le cause contro l’amianto, tutela le vittime dell’asbesto ed i loro familiari. Lo sportello online offre servizio di consulenza gratuita e legale grazie alla partecipazione di un team di medici e legali, specialisti del settore. Scopri come entrare in contatto con gli specialisti dello sportello online.

Assistenza medica e legale gratuita dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme al suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, offre il servizio di assistenza medica gratuita e assistenza legale gratuita a coloro che ricevono una diagnosi di patologia asbesto correlata. Possono usufruire del servizio non solo le vittime primarie, ma anche i loro familiari, affinché sia possibile ottenere i benefici contributivi. Infatti, coloro che subiscono una lesione alla salute, per esposizione a polveri e fibre di amianto, possono vedersi riconoscere le prestazioni di natura economica. Contatta il numero verde 800 034 294, oppure invia un messaggio via whatsapp o compila il modulo di richiesta contatti nella pagina.

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