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giovedì, Settembre 10, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Festa Provinciale Avanti! 2026 a Roccagorga: ambiente, lavoro e giustizia

locandina Avanti! - nell'immagine Sandro Pertini
locandina Avanti! - nell'immagine Sandro Pertini

Il 19 e 20 settembre 2026, in Piazza VI Gennaio a Roccagorga, torna la Festa Provinciale dello storico giornale Avanti! Due giornate dedicate ai valori della libertà e della giustizia, con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente e alla dignità del lavoro.

La manifestazione sarà dedicata a Giacomo Matteotti, martire socialista assassinato dai fascisti, e a Ugo Intini, tra i più longevi direttori del giornale socialista, scomparso recentemente. La sua figura sarà ricordata anche attraverso una mostra dedicata alla sua storia e al suo impegno.

Il programma propone incontri, dibattiti, momenti di confronto politico e istituzionale, oltre a iniziative culturali e musicali. Al centro della due giorni ci saranno temi di grande attualità per il territorio e per il Paese: amianto, ambiente, lavoro, cultura, turismo, intelligenza artificiale ed ecosocialismo.

Sabato 19 settembre: l’apertura della Festa Avanti! 2026

La Festa Provinciale Avanti! 2026 prenderà il via sabato 19 settembre alle ore 15.00, con l’inaugurazione ufficiale della manifestazione e l’apertura della mostra “Ugo Intini. I protagonisti e la storia”, realizzata da Luigi Sposi e Angelo Falasca.

L’esposizione costituisce un momento di memoria e approfondimento dedicato a una delle figure più significative della storia recente del giornalismo socialista.

Amianto, ambiente e lavoro nella provincia di Latina

Alle 18.30 sarà la volta del dibattito “Amianto, ambiente, lavoro, cultura e turismo nella provincia di Latina”.

L’incontro sarà un tavolo di confronto aperto ai partiti, ai sindacati e ai sindaci della provincia di Latina. Un appuntamento pensato per affrontare alcune delle principali questioni ambientali e occupazionali del territorio, mettendole in relazione con le prospettive di sviluppo, cultura e turismo.

A presiedere il confronto sarà Giovan Battista Giorgi, ex presidente ASTRAL Lazio, insieme alla dott.ssa Carla Mioni.

A moderare sarà lavvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS.

Tra i partecipanti figurano il dott. Fabio Massimo Gallo, già presidente f. f. della Corte d’Appello di Roma, e il dott. Arturo Cianciosi, vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS.

Parteciperanno inoltre Domenico Tibaldi, Emilio Donaggio e Lino Ciarmatore.

Sono stati invitati Federico Carnevale, presidente della Provincia di Latina; Eligio Tombolillo, sindaco di Pontinia; Barbara Petroni, sindaco di Roccasecca dei Volsci; Carla Amici, sindaco di Roccagorga; Andrea Dell’Omo, sindaco di Norma; Giuseppina Giovannoli, sindaco di Sermoneta; Anna Maria Bilancia, sindaco di Priverno; Lidano Lucidi, sindaco di Sezze; e Tonino Terra, consigliere di Aprilia.

L’invito è stato esteso anche ai consiglieri di Maenza, Anzio, Nettuno, Pomezia, Ventotene e Ponza, oltre ai consiglieri regionali e ai parlamentari della provincia di Latina.

Bobo Craxi alla Festa Provinciale Avanti!

Alle 19.30 è previsto l’intervento dell’on. Bobo Craxi, componente della Direzione Nazionale del PSI.

Saranno presenti anche la segreteria e il Direttivo di Avanti PSI Provincia di Latina, insieme ai Presidenti Onorari e al Presidente del partito provinciale.

Sarà un ulteriore momento di confronto politico all’interno di una manifestazione che vuole riportare al centro del dibattito i valori e le battaglie della tradizione socialista, declinandoli alla luce delle sfide contemporanee.

La prima giornata si concluderà alle 21.30 con le esibizioni musicali a cura di Valentino & Marcellino.

Domenica 20 settembre: dignità del lavoro e intelligenza artificiale

La seconda giornata della Festa Provinciale Avanti! sarà dedicata a un altro tema destinato a incidere profondamente sul futuro della società e del lavoro: l’intelligenza artificiale.

Alle 17.30 si terrà il dibattito “La dignità del lavoro da Leone XIII a Leone XIV e l’intelligenza artificiale”.

A introdurre l’incontro sarà Angelica Fiore, giornalista Rai, mentre la moderazione sarà affidata all’avvocato e giornalista Ezio Bonanni, presidente onorario PSI.

Tra i protagonisti del confronto ci sarà frate Paolo Benanti, francescano e teologo, membro del comitato ONU sull’intelligenza artificiale.

Interverrà anche mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, Sezze, Priverno e Terracina.

Il dibattito vedrà inoltre la partecipazione del dott. Jampier Pellorca, esperto di AI Governance ed etica dell’intelligenza artificiale. Il suo lavoro riguarda le regole, i rischi legali e le ricadute sociali dell’utilizzo dell’IA sulle persone e sulle imprese.

Un confronto che mette quindi in relazione la tradizione della dottrina sociale, la tutela della dignità del lavoro e le trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie.

L’ecosocialismo e la “Laudato si’”

Nel corso dell’incontro interverrà anche l’on. Gianfranco Schietroma, segretario regionale di Avanti PSI Lazio, con un intervento dedicato all’ecosocialismo e al rapporto con l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.

Il tema dell’ambiente torna così a intrecciarsi con quello del lavoro e della giustizia sociale, creando un filo conduttore tra i diversi appuntamenti della manifestazione.

Enzo Maraio, Bonanni e il confronto

Alle 19.00 interverranno l’avv. Ezio Bonanni, presidente onorario PSI Latina, e l’on. Enzo Maraio, segretario nazionale del PSI e assessore regionale al Turismo della Campania.

Sarà un momento centrale della Festa, con un confronto politico sui temi che attraversano il programma e sulle prospettive del socialismo contemporaneo.

La musica chiude la Festa Avanti! 2026

La manifestazione si concluderà domenica sera alle 21.00 con l’esibizione musicale di Francesco e Daniela in “Dolci Note di Romagna”.

La musica accompagnerà così la conclusione di due giornate che uniranno memoria, politica, cultura e partecipazione.

Due giornate nel segno della libertà e della giustizia

La Festa Provinciale Avanti! 2026 di Roccagorga si propone come uno spazio di confronto su alcune delle questioni più importanti del presente.

Dalla tutela dell’ambiente alla sicurezza sul lavoro, dalla questione dell’amianto alla valorizzazione del territorio, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sulla società, il programma mette in relazione diritti, sviluppo, innovazione e giustizia sociale.

La scelta di dedicare la manifestazione a Giacomo Matteotti e Ugo Intini aggiunge inoltre una forte dimensione di memoria.

Da una parte il sacrificio di Matteotti, simbolo della difesa della libertà e della democrazia contro il fascismo. Dall’altra la lunga esperienza di Intini nel giornalismo socialista e nella vita politica italiana.

Appuntamento quindi il 19 e 20 settembre 2026 in Piazza VI Gennaio a Roccagorga, per una Festa Provinciale Avanti! che mette insieme storia e futuro, ambiente e lavoro, cultura e politica, nel segno dei valori di libertà e giustizia.

Consulta il programma 

Amianto, uno studio scientifico in Lettonia indica soluzioni sostenibili

Amianto e ricerca, immagine AI generata da Canva
Amianto e ricerca, immagine AI generata da Canva

Uno studio pubblicato recentemente da Janis Butkevics e Dzintra Atstaja ha analizzato la problematica amianto, concentrandosi in particolare sulla situazione della Lettonia e sulle possibili alternative al conferimento in discarica. Da sempre l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni è in prima fila sulle novità riguardanti la materiale e quindi anche della ricerca. Divulghiamo quindi i passaggi significativi della pubblicazione su Sustainability. 

La ricerca prende in esame sia gli aspetti ambientali sia quelli economici, sociali, tecnologici e normativi

L’Italia rappresenta uno dei casi citati dalla ricerca, anche se la parte empirica dello studio si concentra sulla Lettonia.

Come sappiamo nel 1992 l’Italia ha introdotto il divieto di utilizzo ed estrazione dell’amianto.  In Francia invece il divieto nazionale è stato introdotto nel 1996. La ricerca evidenzia inoltre la necessità di considerare anche la presenza naturale di rocce contenenti amianto, che ha richiesto attività specifiche di mappatura. In Svezia, si evidenzia una presenza significativa di materiali contenenti amianto negli edifici costruiti prima degli anni Ottanta. La Polonia rappresenta un altro caso rilevante. Nel Paese sarebbero presenti oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti contenenti amianto, con oltre il 90% costituito da materiali in cemento-amianto. In Lituania, invece, le stime riportate dalla ricerca arrivano a circa 4,5 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

Il ruolo della discarica nello smaltimento dell’amianto

Il conferimento in discariche autorizzate è ancora una delle principali modalità di gestione dei rifiuti contenenti amianto.

Questa soluzione consente di confinare il materiale in strutture sottoposte a requisiti specifici. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, il deposito in discarica può essere considerato soprattutto una soluzione di contenimento.

La ricerca sottolinea quindi l’interesse verso tecnologie capaci di modificare in modo permanente la struttura delle fibre.

L’obiettivo è passare, quando tecnicamente ed economicamente possibile, dal semplice confinamento a un processo di inertizzazione.

Come identificare l’amianto prima della demolizione

Prima di una demolizione o di una ristrutturazione è importante conoscere la composizione dei materiali presenti nell’edificio. Questo consente di separare i materiali pericolosi dagli altri rifiuti da costruzione e demolizione.

Tra le tecniche analizzate dalla letteratura citata nello studio figurano:

  • imaging iperspettrale, eventualmente combinato con metodi statistici come il PLS-DA;
  • fluorescenza a raggi X (XRF);
  • campionamento dei materiali e analisi di laboratorio.

La scelta della tecnica dipende dal progetto, dalle apparecchiature disponibili, dalle competenze degli operatori e dalla necessità di effettuare l’analisi sul posto oppure in laboratorio.

In alcuni casi può quindi essere utile combinare più tecniche.

Un ulteriore problema è costituito dall’assenza, in molti edifici esistenti, di informazioni digitali complete sui materiali e sui componenti costruttivi. Questo rende più difficile individuare rapidamente le sostanze potenzialmente pericolose.

Audit predemolizione e nuove tecnologie

L’audit pre-demolizione è un’ispezione approfondita di un edificio prima della sua demolizione o ristrutturazione per identificare, quantificare e classificare tutti i materiali presenti, inclusi quelli pericolosi.

Può comprendere l’analisi della documentazione disponibile e le ispezioni sul posto.

Tuttavia, la ricerca evidenzia che potrebbe non essere sufficiente per identificare ogni possibile fonte di contaminazione.

I tempi limitati dei progetti di demolizione possono inoltre rendere difficile effettuare inventari completi.

Per questo gli autori indicano nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale possibili strumenti di supporto.

L’imaging iperspettrale, in particolare, può essere impiegata per distinguere i materiali contenenti amianto da altri materiali  Si tratta di una tecnica analitica avanzata che combina la fotografia digitale e la spettroscopia per catturare lo spettro della luce di una scena diviso in centinaia di bande strette e continue.

Come deve essere gestita la rimozione dell’amianto

“La rimozione dei materiali contenenti amianto richiede procedure specifiche.” Dichiara l‘Avv. Ezio Bonanni commentando la ricerca. La quale conferma l’importanza di:

  •  una adeguata formazione degli operatori;
  • utilizzo di dispositivi di protezione individuale adeguati come respiratori, tute protettive, guanti;
  • monitoraggio della qualità dell’aria;
  • controlli sanitari periodici;
  • contenimento delle fibre durante le operazioni.

Per ridurre la possibilità di dispersione delle fibre durante la rimozione, i materiali possono essere bagnati con acqua prima della movimentazione. La letteratura analizzata considera anche l’utilizzo di soluzioni sigillanti specifiche come alternativa o integrazione alla bagnatura.

La gestione dei rifiuti contenenti amianto deve rispettare regole specifiche

Nella ricerca si prendono in considerazione trattamenti in grado di modificare la struttura dell’amianto e ridurne o eliminarne le caratteristiche pericolose.

Sono state analizzate procedure di stabilizzazione, inertizzazione. Oltre a vari  trattamenti chimici, termici, biologici e meccanici.

Stabilizzazione e inertizzazione: qual è la differenza?

La stabilizzazione punta principalmente a ridurre la possibilità di dispersione delle fibre.L’amianto, tuttavia, rimane sostanzialmente presente. L’inertizzazione*, invece, mira a modificare la struttura cristallochimica delle fibre fino a trasformarle in un materiale non fibroso.

Questa seconda strada sembrerebbe essere particolarmente interessante per l’economia circolare. Se il materiale trattato raggiunge caratteristiche adeguate e viene certificato secondo le norme applicabili, può infatti diventare potenzialmente utilizzabile come materia prima secondaria.

Trattamento chimico dell’amianto

I trattamenti chimici utilizzano specifici reagenti per modificare o disgregare la struttura delle fibre. La ricerca cita, tra gli esempi studiati in laboratorio, l’utilizzo di acidi organici e inorganici per trattare il crisotilo.

Alcuni esperimenti hanno prodotto sali di magnesio e silice amorfa come prodotti finali.

I risultati sperimentali sono interessanti, ma esistono ancora ostacoli importanti.

Tra questi rientrano la sicurezza nella gestione delle sostanze chimiche, la difficoltà di gestione dei residui secondari. Oltre a i notevoli costi di processo e la difficoltà nel passaggio dalla scala di laboratorio alla produzione industriale.

Trattamento termico

Secondo i ricercatori il trattamento termico dell’amianto potrebbe essere una delle soluzioni considerate più mature dalla letteratura analizzata. La ricerca esamina diverse tecnologie, tra cui: processi idrotermali, microonde, sistemi al plasma, vetrificazione,pirolisi.

Gli studi citati indicano che temperature superiori a 700 °C possono produrre importanti modificazioni strutturali. Altri risultati riportati nella ricerca indicano che la calcinazione del cemento-amianto intorno ai 1000 °C potrebbe distruggere la struttura pericolosa dell’amianto.

L’utilizzo di sistemi alimentati da energie rinnovabili o di tecnologie a basse emissioni potrebbe contribuire, secondo la ricerca, a migliorare la sostenibilità dei processi termici.

 La vetrificazione al plasma: il caso INERTAM

Uno degli esempi più avanzati citati nello studio è l‘impianto INERTAM di Morcenx, in Francia.

La struttura è operativa dal 1999 e utilizza una tecnologia basata su torce al plasma. Le temperature possono superare i 1500 °C. Ed il processo porta alla vetrificazione dei rifiuti contenenti amianto.

Il materiale risultante, commercializzato con il nome Cofalit, è stato certificato come non pericoloso secondo quanto riportato nella ricerca e può essere utilizzato in alcune applicazioni di ingegneria civile, come materiale di riempimento.

Il caso è particolarmente interessante perché mostra come un rifiuto pericoloso possa essere trasformato, attraverso un trattamento adeguato, in un materiale potenzialmente utilizzabile.

Tuttavia, i costi di investimento e di gestione rimangono un ostacolo alla diffusione su larga scala.

Le possibilità dei trattamenti biologici

La ricerca prende in considerazione anche approcci biologici.

Alcuni microrganismi e i siderofori prodotti da funghi e batteri sono stati studiati per il trattamento di materiali e terreni contaminati. Sono state inoltre analizzate le potenzialità di piante e metaboliti vegetali.

Tuttavia, si tratta ancora di un settore in fase iniziale. Sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter valutare.

Il trattamento meccanico non è sufficiente da solo

Anche la macinazione è stata studiata come possibile passaggio del trattamento.

La riduzione dimensionale può influenzare la reattività e la stabilità del materiale nelle fasi successive. Tuttavia, la ricerca sottolinea che il trattamento meccanico, considerato da solo, non è normalmente sufficiente per neutralizzare completamente i rischi associati all’amianto.

Può invece essere valutato come fase preparatoria per altri trattamenti, compresi quelli termici.

Il caso della Lettonia

Come anticipato la parte empirica dello studio si concentra sulla Lettonia.

Dal 1° gennaio 2001 il Paese ha vietato la commercializzazione e l’utilizzo dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto. La Lettonia non dispone di depositi naturali di amianto. I materiali presenti derivano quindi principalmente dall’importazione di fibre o di prodotti finiti.

Una valutazione del 2023 ha stimato la presenza di circa 1 milione di tonnellate di coperture in cemento-amianto nel patrimonio edilizio lettone.

Le quantità variano molto tra i diversi territori. Le concentrazioni più elevate indicate nello studio riguardano Riga e la regione di Dienvidkurzeme, con stime rispettivamente di circa 49.000 e 53.000 tonnellate.

Circa il 60% delle coperture contenenti amianto si troverebbe su edifici non residenziali e il restante 40% su edifici residenziali.

La superficie media stimata di una copertura in cemento-amianto è di circa 140 metri quadri. Al 1° gennaio 2022, la superficie complessiva stimata delle coperture in cemento-amianto raggiungeva circa 83,6 milioni di metri quadri.

## Le regole per la gestione dei rifiuti pericolosi

La ricerca richiama quattro principi fondamentali:

Tracciabilità

I rifiuti pericolosi devono poter essere seguiti attraverso il loro percorso di gestione, con documentazione verificabile.

Divieto di miscelazione

I rifiuti pericolosi non devono essere miscelati con altre tipologie di rifiuti quando ciò compromette una gestione corretta o altera la classificazione.

Etichettatura e imballaggio

I materiali devono essere identificati, confezionati e gestiti secondo i requisiti previsti.

Impianti specifici

Gli impianti destinati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti pericolosi devono rispettare requisiti specifici per ridurre i rischi ambientali e sanitari.

Il costo dello smaltimento può rappresentare un ostacolo

In Lettonia, secondo i dati riportati nello studio, i rifiuti contenenti amianto possono essere conferiti in dieci discariche autorizzate. (Ricordiamo che in Italia sono attualmente 15, n.d.r).

Come per tutti i Paesi del mondo la ricerca segnala che il rischio di costi elevati possano incentivare comportamenti non conformi, come il conferimento improprio o la classificazione errata dei rifiuti.

“E’ da sottolineare che come per l’Italia e a livello internazionale, i costi sanitari superano di gran lunga i costi di prevenzione, bonifica, messa in sicurezza ed eliminazione”. Continua Bonanni commentando la ricerca.

 Il sondaggio: cosa pensano le famiglie

La ricerca ha utilizzato un approccio misto, combinando analisi della letteratura, documenti normativi, dati quantitativi e interviste qualitative.

Il sondaggio ha coinvolto 2005 persone residenti in Lettonia, di età compresa tra 18 e 75 anni.

Il 67% dei partecipanti aveva avuto esperienza diretta con attività di costruzione, ristrutturazione, demolizione o lavori sul proprio terreno o su quello della famiglia.

Il questionario comprendeva 65 domande relative alla gestione dei rifiuti, alle pratiche di smaltimento, alla conoscenza dei rischi ambientali e alla disponibilità a pagare per servizi di gestione più sostenibili.

Uno dei risultati più interessanti riguarda la distanza tra ciò che le persone sanno e ciò che dichiarano di voler fare.

L’81% degli intervistati ha riconosciuto che le coperture contenenti amianto devono essere considerate rifiuti pericolosi e separate dagli altri materiali da costruzione.

Tuttavia, il 28% ha dichiarato di considerare il riutilizzo delle lastre contenenti amianto nella propria proprietà (dato piuttosto allarmante).

Solo il 53% ha indicato l’intenzione di utilizzare servizi professionali per la gestione dei rifiuti contenenti amianto.

Secondo gli autori, questi dati mostrano la necessità di intervenire non soltanto sull’informazione, ma anche sull’accessibilità economica e pratica dei servizi di smaltimento.

Cosa hanno evidenziato le interviste agli esperti

La seconda parte della ricerca empirica ha coinvolto otto stakeholder*, intervistati tra gennaio e marzo 2025.

Il gruppo comprendeva tre rappresentanti di organismi regolatori, tre dirigenti di aziende di gestione dei rifiuti e due consulenti ambientali specializzati in rifiuti pericolosi.

Tutti gli otto esperti hanno evidenziato la necessità di considerare con attenzione il superamento della dipendenza dalla discarica.

Sette esperti su otto hanno indicato come ostacolo la mancanza di una visione nazionale chiara verso un futuro senza amianto.

Sei su otto hanno segnalato l’assenza di incentivi sufficienti all’innovazione e di percorsi regolatori chiari per la classificazione dei materiali trattati.

Il tema economico è stato indicato da tutti gli otto esperti

La realizzazione di impianti avanzati per il trattamento dell’amianto richiede investimenti elevati. Per un Paese con volumi relativamente limitati, un impianto nazionale potrebbe quindi incontrare difficoltà economiche.

Gli autori indicano per questo la possibilità di sviluppare forme di cooperazione regionale, soprattutto tra Paesi vicini.

Una struttura condivisa potrebbe aumentare i volumi trattati e migliorare le economie di scala.

Naturalmente, una simile soluzione richiederebbe accordi normativi, logistici e tecnici tra i Paesi interessati.

Come finanziare la rimozione dell’amianto

Il finanziamento è uno dei punti centrali dello studio.

Il sondaggio mostra che il 91% degli intervistati sostiene un’iniziativa finanziata dallo Stato per favorire la rimozione dell’amianto.

Tra le possibilità discusse dagli autori compare una tassazione differenziata dei rifiuti conferiti in discarica.

Anche in Italia gli incentivi fiscali sono tra le soluzioni proposte da Bonanni.

L’obiettivo sarebbe utilizzare gli strumenti fiscali per incentivare una gestione più sostenibile dei materiali riciclabili e, contemporaneamente, generare risorse da destinare alla gestione dei rifiuti pericolosi.

La struttura concreta di un simile sistema dovrebbe comunque essere valutata sulla base del quadro normativo ed economico di ciascun Paese.

Per il futuro, sarà quindi necessario combinare prevenzione, informazione, finanziamenti, competenze tecniche, innovazione tecnologica e regole chiare.

Tra gli obiettivi oltre a sviluppare sistemi capaci di ridurre progressivamente il rischio associato a questo materiale c’è il sogno quindi di trasformare un rifiuto problematico in una risorsa gestibile secondo i principi dell’economia circolare.

 

Amianto, Esercito e Vigili del Fuoco: mesotelioma e vittima del dovere, vicenda in appello

statua della giustizia
Giustizia (Foto free di Frank Magdelyns da Pixabay)

Una lunga storia professionale tra Esercito e Vigili del Fuoco, l’esposizione all’amianto e, molti anni dopo, la diagnosi di mesotelioma pleurico. È la vicenda esaminata dal Tribunale di Catania nella sentenza n. 1935/2026, pubblicata il 29 aprile 2026.

Il caso riguarda un ex dipendente dei Vigili del Fuoco di Catania, indicato negli atti con le iniziali C.R.L.M., deceduto nel dicembre 2023 all’età di 72 anni.

Il Tribunale ha riconosciuto il rapporto tra l’esposizione professionale ricostruita nel corso del giudizio e la patologia, riconoscendo inoltre all’uomo lo status di equiparato alle vittime del dovere.

La decisione, tuttavia, è stata impugnata dai Ministeri della Difesa e dell’Interno. La controversia proseguirà quindi nei successivi gradi di giudizio.

Amianto, una storia di esposizione iniziata nell’Esercito

La ricostruzione contenuta nella pronuncia prende in esame diversi periodi della vita lavorativa dell’uomo.

Il primo risale al servizio militare di leva nell’Esercito, dove svolgeva mansioni di “marconista carro”. Secondo quanto esaminato dal giudice, durante quel periodo il militare sarebbe entrato in contatto con mezzi, apparati e materiali che all’epoca potevano contenere amianto.

L’esposizione non si sarebbe però limitata agli anni del servizio militare.

Successivamente, infatti, l’uomo iniziò la propria lunga attività professionale nei Vigili del Fuoco di Catania.

Quarant’anni nei Vigili del Fuoco

Per circa quattro decenni l’uomo prestò servizio presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

In una prima fase lavorò nell’area destinata alle attività di rimessa. In seguito si occupò anche di interventi di riparazione e manutenzione di veicoli e attrezzature tecniche.

È proprio questa lunga attività lavorativa a essere stata analizzata nel procedimento.

La sentenza ha preso in considerazione la documentazione disponibile, le testimonianze raccolte e gli elementi emersi dalla consulenza tecnica d’ufficio.

Il quadro ricostruito nel processo ha portato il Tribunale a riconoscere un ruolo concausale dell’esposizione all’amianto nell’insorgenza della malattia.

La diagnosi di mesotelioma pleurico

Il 16 dicembre 2019 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico di tipo epitelioide.

Si tratta di una neoplasia strettamente associata all’esposizione alle fibre di amianto e caratterizzata, spesso, da una lunga latenza tra esposizione e comparsa della malattia.

L’uomo è morto il 28 dicembre 2023, circa quattro anni dopo la diagnosi.

Nel procedimento giudiziario sono stati quindi ricostruiti sia la storia professionale sia i diversi periodi nei quali, secondo gli elementi acquisiti, sarebbe avvenuta l’esposizione.

Il ruolo della prevenzione del rischio amianto

Un altro aspetto esaminato nella sentenza riguarda le misure di prevenzione.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, nel corso del giudizio non sarebbe stata fornita dimostrazione sufficiente dell’adozione, durante i periodi considerati, di adeguate misure di protezione specificamente riferite al rischio amianto.

Il giudice ha inoltre esaminato gli aspetti relativi all’informazione dei lavoratori, ai dispositivi di protezione e alla sorveglianza sanitaria.

Si tratta di elementi particolarmente importanti nelle controversie riguardanti le esposizioni professionali, soprattutto quando la malattia compare molti anni dopo il periodo lavorativo.

Il riconoscimento come vittima del dovere

Il Tribunale di Catania ha quindi accolto in larga parte il ricorso e ha riconosciuto la posizione dell’uomo nell’ambito della tutela prevista per le vittime del dovere.

Dopo la morte, la controversia è stata portata avanti dalla vedova, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il riconoscimento giudiziario comporta conseguenze anche sul piano dei benefici spettanti ai familiari, secondo quanto stabilito dalla normativa applicabile.

La decisione è stata impugnata

La sentenza di primo grado non rappresenta però la conclusione della vicenda.

Il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno hanno proposto impugnazione, contestando la decisione del Tribunale.

Sarà quindi il giudizio di appello a stabilire se il riconoscimento ottenuto in primo grado verrà confermato, modificato o eventualmente riformato.

Bonanni: «Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie»

Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, che assiste la vedova e che da anni segue procedimenti riguardanti l’esposizione professionale all’amianto:

«Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo. Le istituzioni dovrebbero essere le prime a riconoscere il sacrificio dei propri uomini, non costringere le loro famiglie a estenuanti battaglie per ottenere giustizia».

Amianto e mesotelioma: il problema della lunga latenza

La vicenda richiama ancora una volta uno degli aspetti più complessi delle malattie correlate all’amianto: il lungo intervallo di tempo tra l’esposizione e la comparsa della patologia.

Una persona può essere stata esposta alle fibre durante il periodo lavorativo e ricevere una diagnosi molti decenni più tardi.

Questo rende particolarmente importante ricostruire la storia professionale, gli ambienti di lavoro, le mansioni svolte e i materiali utilizzati.

Nel caso esaminato dal Tribunale di Catania, proprio la ricostruzione dei diversi periodi di servizio ha avuto un ruolo nel procedimento.

La battaglia giudiziaria continua

Con l’impugnazione dei Ministeri, la vicenda passa ora a una nuova fase.

L’eventuale conferma del riconoscimento ottenuto in primo grado sarà quindi affidata al giudizio di appello.

 

Sospiro (CR) 166mila euro per eliminare l’amianto dal centro sportivo Jumbo

Fotovoltaico
Fotovoltaico (Foto free di andreas160578 da Pixabay)

Il Comune di Sospiro, in provincia di Cremona, prepara la candidatura al bando regionale per la bonifica dell’amianto negli edifici pubblici. Il progetto riguarda la copertura degli spogliatoi del centro sportivo comunale Jumbo e comprende anche un nuovo impianto fotovoltaico.

Un intervento da 166mila euro per rinnovare la copertura e rimuovere i manufatti contenenti amianto.

È questo il contenuto del progetto esecutivo già approvato dall’amministrazione comunale, che sarà candidato al bando regionale dedicato alla rimozione e alla sostituzione dell’amianto negli edifici pubblici.

L’avviso prevede la possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto fino al 100% della spesa ammissibile, con un tetto massimo fissato a 350mila euro.

Via la copertura in cemento-amianto

Il progetto nasce dalla relazione tecnica e dalla valutazione dello stato di conservazione della copertura esistente.

I lavori prevedono innanzitutto la rimozione e lo smaltimento di poco più di 275 metri quadrati di copertura in cemento-amianto.

Successivamente sarà interessata dai lavori anche la tettoia sul lato nord dell’edificio, che verrà smontata e poi riposizionata.

Il progetto prevede inoltre la realizzazione di una nuova struttura di supporto composta da profili omega in acciaio zincato, sulla quale sarà installata la nuova copertura.

Pannelli coibentati

Il nuovo manto sarà costituito da pannelli coibentati, con lamiera esterna effetto coppo e finitura di colore rosso.

L’intervento comprende anche il rifacimento degli elementi destinati alla raccolta e allo smaltimento delle acque piovane, con la sostituzione di canali di gronda, pluviali, converse e scossaline in lamiera.

Non si tratta quindi soltanto della rimozione del materiale esistente, ma di una riqualificazione complessiva della copertura degli spogliatoi.

 Previsto anche un impianto fotovoltaico

Tra le opere inserite nel progetto figura anche la realizzazione di un impianto fotovoltaico.

L’intervento combina quindi la bonifica della copertura con lavori finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio che ospita gli spogliatoi del centro sportivo.

Il costo complessivo previsto è di 166mila euro. La scadenza per presentare la candidatura al bando regionale è fissata al 10 novembre 2026, mentre la graduatoria definitiva degli interventi finanziati è attesa entro la fine di marzo 2027.

Il progetto si inserisce nella riqualificazione del centro sportivo

Secondo una delle fonti per il vicesindaco di Sospiro Mauro Demicheli, il progetto costituisce un ulteriore tassello del percorso di riqualificazione avviato dall’amministrazione comunale nel centro sportivo.

L’intervento sugli spogliatoi è solo uno altri lavori già realizzati o programmati nel polo sportivo, tra cui interventi sugli impianti e attività di messa in sicurezza delle tribune in relazione alla normativa vigente.

Sempre secondo quanto dichiarato dal vicesindaco, una volta completato anche questo intervento, non dovrebbero rimanere altri edifici comunali con componenti in amianto.

 

Amianto e USA, bonifica ex Baker School: esempio per il recupero degli edifici

USA e amianto, foto Canva Ai generated
USA e amianto, foto Canva Ai generated

La decisione del Comune di Sparta (Stato Tennesee, USA) di finanziare la rimozione dell’amianto dall’ex Baker School riporta al centro il tema della bonifica degli edifici: il riconoscimento pubblico potrebbe inoltre contribuire a creare una competizione positiva tra enti e territori. Un intervento che potrebbe diventare un modello per incentivare il recupero di immobili da tempo inutilizzati.

Bonifica dell’amianto: il progetto per l’ex Baker School

La decisione è stata presa durante una recente riunione del consiglio comunale. Secondo quanto riferito dall’amministrazione, alla gara hanno partecipato sei imprese.

L’intervento riguarda in particolare le attività necessarie a mettere in sicurezza gli spazi interni e a preparare l’immobile per eventuali lavori successivi.

Il finanziamento arriva da un contributo pubblico destinato agli interventi ambientali. La disponibilità delle risorse, tuttavia, non sarebbe sufficiente a coprire l’intero processo di demolizione o di riqualificazione dell’edificio.

 Un primo passo verso la riqualificazione dell’area

La rimozione dell’amianto costituisce una fase preliminare importante quando si interviene su strutture datate che contengono materiali potenzialmente pericolosi come l’asbesto.

Nel caso dell’ex Baker School, l’amministrazione ha spiegato che le modalità con cui verrà effettuata la bonifica potranno incidere sulle successive operazioni edilizie.

L’obiettivo dichiarato dal Comune è arrivare, nel lungo periodo, alla completa liberazione dell’area. Per raggiungere questo risultato potrebbero essere necessari ulteriori finanziamenti.

L’amministrazione sta quindi valutando la possibilità di individuare altre fonti di sostegno economico.

Perché finanziare le bonifiche e premiarle è importante

Molti immobili pubblici o privati rimangono inutilizzati per anni perché la presenza di amianto o di altri materiali da bonificare rende particolarmente costoso avviare un intervento.

Il problema può creare un circolo vizioso: l’edificio non viene recuperato perché la bonifica è costosa e, allo stesso tempo, il passare degli anni può aumentare le difficoltà tecniche ed economiche dell’intervento.

Per tale motivazione strumenti di finanziamento pubblico dedicati alla rimozione dei materiali pericolosi possono rappresentare un incentivo concreto.

Come detto aspetto particolarmente interessante è la possibilità di trasformare iniziative di questo tipo in un modello di incentivo alle bonifiche.

La premiazione o il riconoscimento pubblico dei Comuni, delle imprese o degli enti che completano interventi di rimozione dell’amianto potrebbe contribuire a valorizzare le amministrazioni che affrontano il problema.

Un eventuale sistema di “Bonifica Awards”, ad esempio, potrebbe premiare progetti capaci di combinare sicurezza, sostenibilità, recupero del territorio e trasparenza nell’utilizzo dei finanziamenti.

Oltre il premio simbolico

Un programma strutturato potrebbe prevedere anche maggiore visibilità ai progetti virtuosi, accesso a percorsi di assistenza tecnica, riconoscimenti economici o punteggi aggiuntivi nei successivi programmi di finanziamento.

L’idea, in questo senso, sarebbe quella di trasformare una bonifica necessaria in un’opportunità per stimolare nuove iniziative.

Dalla rimozione dell’amianto al recupero degli spazi

La bonifica, da sola, non risolve necessariamente tutti i problemi di un edificio abbandonato.

Nel caso dell’ex Baker School, le risorse attualmente disponibili sono destinate alla fase relativa all’amianto e non sarebbero sufficienti per completare tutte le operazioni necessarie alla demolizione dell’immobile.

È proprio questo uno dei nodi più frequenti nei progetti di recupero.

Per ottenere risultati duraturi occorre infatti collegare la bonifica a un progetto successivo: demolizione, ristrutturazione, nuova destinazione d’uso o riqualificazione dell’area.

Un finanziamento iniziale può quindi rappresentare il punto di partenza di un percorso più ampio.

Anche altri interventi entrano nell’agenda del Comune

L’obiettivo potrebbe essere quello di rendere più conveniente, più rapido e più trasparente intervenire sugli edifici problematici, trasformando aree degradate o inutilizzate in nuovi spazi per la comunità.

La bonifica dell’ex Baker School potrebbe quindi essere letta non soltanto come un intervento locale, ma come uno spunto per discutere di politiche più ampie sulla sicurezza degli edifici, sulla rimozione dell’amianto e sul recupero del patrimonio immobiliare.