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lunedì, Aprile 27, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Amianto, sentenza della Cassazione: Apicella riconosciuto “vittima del dovere”

amianto e giustizia (Foto free di Sang Hyun Cho da Pixabay)
amianto e giustizia (Foto free di Sang Hyun Cho da Pixabay)

Una decisione destinata a fare giurisprudenza nel campo delle patologie legate all’amianto. La Corte di Cassazione ha riconosciuto in via definitiva lo status di “vittima del dovere” a Claudio Apicella, ex finanziere di mare di 78 anni, residente a Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto.

La notizia è stata diffusa dallOsservatorio Nazionale Amianto (ONA), che ha seguito il caso.

Esposizione all’amianto durante il servizio

Secondo l’Avv. Ezio Bonanni, Apicella ha prestato servizio per oltre trent’anni nella Guardia di Finanza, operando su diverse unità navali tra Taranto, Palermo e la Toscana.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli tecnici come motorista e direttore di macchina.

Le patologie riconosciute dai giudici

Secondo quanto accertato nei procedimenti giudiziari, Apicella ha sviluppato patologie tipiche dell’esposizione alle fibre di amianto, tra cui placche pleuriche e  asbestosi

Le perizie tecniche, ritenute affidabili dai giudici, hanno confermato il nesso causale tra malattia e attività lavorativa, in particolare durante il servizio svolto in Toscana.

Cassazione: respinto il ricorso dei Ministeri

La sentenza della Cassazione chiude definitivamente un lungo iter giudiziario.

La Suprema Corte ha infatti rigettato il ricorso presentato dai Ministeri competenti.  Confermando le decisioni già adottate dal Tribunale di Grosseto e dalla Corte d’Appello di Firenze.

Questo passaggio rende definitivo il riconoscimento dei diritti dell’ex militare.

Risarcimento e benefici economici

Con il riconoscimento dello status di “vittima del dovere”, Apicella ha diritto ai benefici previsti dalla normativa.

Tra assegni e arretrati maturati a partire dal 2015, l’importo complessivo supera i 390mila euro.

Un risultato significativo, che rappresenta anche un precedente importante per casi simili.

Un precedente storico nel settore

A sottolineare la portata della sentenza è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale di Apicella: “Un precedente di valore storico: è il primo caso di un finanziere di mare riconosciuto vittima del dovere per esposizione all’amianto”.

La pronuncia della Cassazione potrebbe infatti aprire la strada ad altri riconoscimenti per lavoratori e militari esposti all’amianto durante il servizio.

Amianto e forze armate: un problema ancora aperto

Il caso Apicella riporta al centro dell’attenzione il tema dell’amianto nelle forze armate e nei corpi dello Stato.

Per decenni, molti operatori hanno lavorato in ambienti contaminati senza adeguate protezioni, sviluppando patologie anche a distanza di anni.

Questa sentenza rappresenta quindi non solo un traguardo personale, ma anche un passo avanti nella tutela dei diritti delle vittime dell’amianto.

La decisione della Cassazione segna un punto fermo nella giurisprudenza italiana.

Il riconoscimento di Claudio Apicella come “vittima del dovere” dimostra che è possibile ottenere giustizia, anche dopo anni di battaglie legali.

Allo stesso tempo, evidenzia la necessità di continuare a investire in prevenzione, bonifica e tutela della salute, per evitare che tragedie simili si ripetano in futuro.

Il valore delle testimonianze dei familiari delle vittime dell’amianto

Sig.ra Mara Sabbioni, figlia di una vittima dell'amianto
Sig.ra Mara Sabbioni, figlia di una vittima dell'amianto

Ascoltare per comprendere il valore della sofferenza

Durante il Convegno del 30.03.2026 alla Sala del Carroccio al Campidoglio, l’occasione si è prestata anche all’ascolto delle preziose testimonianze dei familiari delle vittime dell’amianto.

Le testimonianze, rappresentano pienamente la portata devastante della pericolosità dell’amianto. Quali siano le concrete e dirette conseguenze per la vita, la salute e la dignità della persona e di interi nuclei familiari.

In apertura degli interventi sulle testimonianze riguardo le vittime dell’amianto, il Sig.re Ennio Pietrangeli.

Figlio di un docente e assistente tecnico agli per i laboratori di studi scolastici, vittima dell’amianto, la storia personale e la lotta con suo padre contro l’amianto di cui ne è stato poi vittima.

La testimonianza, rappresenta come segue al contempo un grido di dolore e una profonda richiesta verso la politica.

Ennio Pietrangeli:

Sig.re Ennio Pietrangeli, figlio di una vittima dell'amianto
Sig.re Ennio Pietrangeli, figlio di una vittima dell’amianto

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“I laboratori dell’istituto romano dove ha lavorato mio padre, sono ancora esistenti. La polvere di amianto era presente assieme a mio padre ed i ragazzi nella scuola.

Erano i primi anni ‘90, quando mio padre fu messo alla gogna contro un sistema consolidato.

A cinquant’anni il killer invisibile ha presentato a mio padre il conto. Cercando di capire il perché di tutto questo, mio padre ha iniziato a leggere la dottrina sul tema amianto.

Dopo la morte di mio padre ed i tre anni di malattia dove è lui stesso morto un pezzo per volta, sono entrato in in contatto con l’Avv.to Ezio Bonanni.

Purtroppo, le conseguenze asbesto correlate, sono state provate proprio tutte da mio padre.

Purtroppo, si fa finta di non vedere davvero il problema.

Anche io ero studente, come tanti altri che hanno studiato in queste scuole. E pensiamo purtroppo che tutti si potranno ammalare.

Sono arrabbiato con parte della giustizia, non includendo gli esponenti della giustizia che cercano anche di riflettere sul tema.

L’interpretazione della legge, è influenzata anche dal pensiero personale.

Mentre la politica può agire con le menti adatte e il loro background per trovare delle soluzioni.

Non andiamo da nessuna parte, e continuiamo a contare solo morti. Ed i morti fanno male.

Assistere il calvario di mio padre e vederlo morire giorno per giorno, è inspiegabile.

Ma i politici insieme ai professionisti possono trovare la vera chiave di volta”.

La ricerca della prova scientifica inconfutabile

La partecipazione dei congiunti e familiari delle vittime dell’amianto ha proseguito nel corso dell’evento dedicato ai temi della bonifica dell’amianto, sostenendo l’importanza di ogni suo contenuto sulla base di vere esperienza di vita e dolore.

Anche la Sig.ra Mara Sabbioni,  è figlia di una vittima di gravissima patologia correlata alla esposizione all’amianto.

In questo caso, la comparsa della malattia è stata improvvisa e silente per anni. Non preannunciata da sintomi fisici e per questo davvero traumatica per gli stessi familiari coinvolti nella grande perdita.

L’importanza delle testimonianze, risiede nella forza delle stesse persone che hanno provato lo stesso calvario della vittima dell’amianto. Entrando in una dimensione d’impatto, sconosciuta, in un contesto da comprendere e combattere.

Sig.ra Mara Sabbioni, figlia di una vittima dell'amianto
Sig.ra Mara Sabbioni, figlia di una vittima dell’amianto

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Mara Sabbioni:

“Dopo undici mesi di terribile calvario nel 2013, quando mio padre è morto per un mesotelioma pleurico ho conosciuto l’Avv.to Ezio Bonanni.

Poi, abbiamo scoperto causalmente che la causa della patologia di cui era affetto mio padre fosse nelle fibre di amianto. Infatti, mio padre, quotidianamente le respirava, proprio per il suo ruolo di motorista navale, nella Marina Militare. Nell’incarico dal Porto di Messina alle Isole Eolie del trasporto dell’acqua.

Per noi, è stata una scoperta terrificante, sopraggiunta quando mio padre tra l’altro era giovane, aveva cinquantasette anni ed io ventitre. Devastante vedere la sua sofferenza.

Da figlia, riconosco il sentimento della rabbia, non solo sentimento distruttivo. Ma quel sentimento che mi ha permesso di costruire anche grazie all’Avv.to Bonanni.

Mi ha permesso di rendere concreto questo sentimento che mi stava facendo implodere. Non potendo aiutare e salvare mio padre.

Scoprire la responsabilità dello Stato e il fatto di averlo sottratto negli anni della sua gioventù da anni di vita, mentre lavorava e poi strapparcelo nel fiore del suo ruolo come: padre, marito, amico, lavoratore.

Sono grata all’Avv.to Bonanni per tutta la sua forza.

Ho assistito molto mio padre, dal momento di apprensione della sua malattia fino al decesso. E proprio per indole personale, di figlia in cerca di salvezza per il proprio genitore, ma anche per il mio ruolo lavorativo di biologa, ho studiato tutto lo scibile sull’amianto.

La divisa di mio padre, conservata da sempre e a contatto degli abbracci di mia madre a mio padre di ritorno dal lavoro, costituisce tutt’ora un rischio.

Analizzandola presso l’Asl e l’Istituto Superiore di Sanità dove lavoro, si è certificato con documentazione fotografica e relazionale la prova vincente della presenza di amianto sulla divisa a distanza di molti anni.

Lo Stato non ha potuto più opporre resistenza.

Le famiglie si trovano a vivere questa immane tragedia, il killer silenzioso dell’amianto che coinvolge ed uccide l’intera famiglia. Noi, abbiamo combattuto contro la malattia e lo Stato.

I tentativi e la lotta contro il riconoscimento della colpevolezza, è stata dura.

Dopo trenta anni, è agghiacciante riconoscere il rischio e il danno subito. Mio padre non ha avuto prima nessun sintomo ed era una persona molto forte. Ma è stato un calvario enorme.

Alla fine abbiamo creduto in questa battaglia, dove hanno provato a dire di tutto. E soltanto davanti all’evidenza scientifica trovando le fibre di amianto nel cappello e la divisa si sono arresi.

I risultati ottenuti non mi ridaranno indietro mio padre, la ferita e la cicatrice resteranno.

Ma sono sempre contenta di sapere che il nostro impegno con l’Associazione possa aiutare i familiari a sentirsi capiti e supportati in azioni legali. Constatando che da privati cittadini non sapremmo condurre.

Sottolineo l’importanza di ogni parola detta, in quanto non dobbiamo mai dimenticare nessuna delle vittime”.

L’importanza di informazione e la comprensione per le nuove generazioni

Infine e sempre con grande attenzione, all’ascolto di una donna che ha perso suo marito in un tempo velocissimo senza alcun evidente riconoscimento degno e pari alla perdita subita.

La Sig.ra Silvana Zambonini, offre uno spunto di riflessione rivolto soprattutto per i giovani.

Sottolineando l’importanza di una informazione destinata a tutti e che sia soprattutto “dei giovani”. Gli stessi giovani che si trovano coinvolti nella questione della pericolosità dell’amianto.

Come sfuggire a delle domande legittime e tacere di fronte alla gravità e il pericolo in cui incorrono proprio i minori agli albori della loro esistenza.

Sig,ra Mara Sabbioni moglie di una vittima dell'amianto
Sig,ra Silvana Zambonini, moglie di una vittima dell’amianto

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Silvana Zambonini:

“Non sono preparata sull’amianto ed ho solo immaginato di essere una dei ragazzi presenti nella scuola dove c’è amianto. Curiosa di sapere cos’è l’amianto.

Se uso l’intelligenza artificiale vedo che è un minerale che conosceva Marco Polo.

Ma del dolore vissuto non se ne parla.

Mio marito in cinque mesi se ne è andato per amianto.

Ma anche io sono malata di amianto e per la prima volta mi sono occupata di amianto. Ne ho sentito parlare dal 1995, ed ho respirato per trentatre anni una fibra di amianto al giorno.

L’umanità dov’è e dove stiamo andando?

Continuiamo a parlare di bonifica e sappiamo che nella “Terra dei Fuochi” sono morti bambini dove è stato interrato amianto ad altri materiali.

La sofferenza di chi rimane quando una persona se ne va.

E allora cosa dobbiamo fare per i bambini, per i ragazzi che vogliono sapere di più sull’amianto?

Informare è prevenzione al contempo. Per questo, ringrazio oggi l’Avv.to Ezio Bonanni oggi mio legale, con il quale cerco di far riconoscere il dolore dalla perdita di mio marito. Cercando un degno riconoscimento a ciò che non può essere definito un “lutto naturale””.

In conclusione

Possiamo cogliere ogni aspetto umano e il dramma che si esprime nella memoria del dolore profondo, conservato dai familiari delle vittime dell’amianto. Persone provate da veri e propri calvari, molto spesso inaspettati e in momenti importanti della propria vita personale e familiare.

Parlarne del dolore, dell’inaspettato, dell’immediatezza di una perdita cara, della gravità e la superficialità di non saper rimediare e soprattutto riconoscere, ha un significato preciso.

Rendere le preziose testimonianze, un valore aggiunto all’opera intrapresa di prevenzione, dimostra pienamente quanto essa contenga un altissimo valore.

Come detto durante gli interventi e i racconti dei familiari delle vittime, nonostante nulla possa restituire la perdita di una persona cara sussiste però una luce di umanità. L’importanza di saper riconoscere il dolore, dare un nome e una risposta dove c’è stata una responsabilità grave e palese, è necessario.

Ringraziando i presenti con ogni testimonianza resa, essendosi associati al lavoro quotidiano di ONA per la lotta all’amianto, auspichiamo che la battaglia per l’amianto possa sempre più diventare un faro di speranza.

Riuscendo a sostenere le vittime, purtroppo, delle morti da amianto. Ma al contempo puntare alla prevenzione, non permettendo a questa carneficina da tempo in atto di continuare a seminare vittime.

 

 

 

 

Giornata Mondiale Vittime Amianto: intervista a Ezio Bonanni sul convegno alla Camera

Giornata Mondiale Vittime Amianto, intervista all'Avv. Ezio Bonanni
Giornata Mondiale Vittime Amianto, intervista all'Avv. Ezio Bonanni

Il 28 aprile alle ore 15, presso la Camera dei Deputati, si terrà un importante evento dedicato alla Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto.

L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), rappresenta un momento di memoria, ma anche un’occasione concreta per rilanciare la lotta contro una delle emergenze sanitarie più gravi in Italia.

Durante un’intervista al giornalista Luigi Abbate, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha spiegato il significato profondo di questa giornata.

Il significato del 28 aprile: memoria e impegno

Il 28 aprile non è solo una ricorrenza simbolica. È una giornata dedicata a tutte le vittime dell’amianto e, più in generale, alle vittime del lavoro.

Come sottolinea Bonanni: “Il 28 aprile è la giornata internazionale dedicata alle vittime dell’amianto e in generale anche alle vittime del lavoro”.

Il presidente dell’ONA ha ricordato anche il dolore personale e collettivo legato a queste tragedie: “Dobbiamo ricordare anche i numerosi caduti, non solo i miei due cugini venuti a mancare per mesotelioma, ma anche tutti gli altri”.

Amianto in Italia: una strage ancora in corso

Nonostante il divieto dell’amianto risalga al 1992, le conseguenze continuano a essere devastanti.

Malattie come mesotelioma, tumore del polmone, altre patologie asbesto correlate continuano a causare migliaia di vittime ogni anno.

Bonanni evidenzia chiaramente la portata del problema “Le patologie asbesto correlate hanno purtroppo mietuto vittime in tutti gli ambiti e in tutti i settori, anche per esposizione ambientale”.

Questo significa che il rischio non riguarda solo i lavoratori, ma anche cittadini esposti indirettamente.

Prevenzione e bonifica: le priorità urgenti

Secondo l’ONA, la strada da seguire è chiara: prevenzione primaria e bonifica.

Bonanni lo ribadisce con forza “Dobbiamo perseguire la prevenzione primaria e quindi la bonifica e messa in sicurezza dei luoghi di vita e di lavoro”.

Non solo. Serve anche una visione più ampia: “È necessario evitare le future esposizioni e una preventiva valutazione delle nuove sostanze messe in commercio”.

La battaglia per la giustizia

Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Molte famiglie delle vittime si trovano a combattere lunghe battaglie legali per ottenere giustizia.

Bonanni descrive questa situazione senza mezzi termini: “L’amianto è una metafora della lotta della vita contro la morte, della luce contro il buio, della moralità contro la prepotenza”.

E aggiunge: “Le vittime e i loro familiari sono spesso costretti ad agire legalmente per ottenere il riconoscimento dei loro diritti”.

Una situazione che evidenzia criticità profonde nel sistema di tutela.

Il ruolo della giustizia e delle istituzioni

Nonostante le difficoltà, resta centrale il ruolo della magistratura.

Bonanni sottolinea: “Proseguiremo in modo inflessibile rivolgendoci alla magistratura, che è l’unico potere dello Stato che ci può dare speranza di giustizia”.

La scelta della Camera dei Deputati come sede dell’evento ha un forte valore simbolico: portare il tema amianto al centro del dibattito politico e istituzionale.

Evento 28 aprile alla Camera: come partecipare

L’appuntamento è fissato per il  28 aprile alle ore 15:00 presso la Camera dei Deputati – Sala Matteotti

L’evento sarà trasmesso anche in diretta attraverso i canali ufficiali dell’ONA.

Come ricorda Bonanni: “Segniamo questa data in rosso sul calendario”.

Un impegno per un futuro senza amianto

Ricordare le vittime è fondamentale, ma lo è ancora di più evitare nuove tragedie.

Gli obiettivi sono molteplici: accelerare le bonifiche, rafforzare la prevenzione e garantire giustizia a chi è stato colpito. Solo così sarà possibile costruire un futuro davvero libero.

Vedi la videointervista a Bonanni a cura di Luigi Abbate

ONA, Camera dei deputati. Convegno “Amianto, giorno della memoria, dalla prevenzione alla bonifica”.

AMIANTO GIORNO MEMORIA
AMIANTO GIORNO MEMORIA

In occasione della Giornata Mondiale per le Vittime dell’Amianto del 28 aprile, ONA organizza a Roma presso la Camera dei Deputati il convegno dal titolo “Amianto, il giorno della memoria, dalla prevenzione alla bonifica”.

L’appuntamento è presso la Sala Matteotti della Camera in Piazza del Parlamento, 9.

Per l’occasione verrà presentato il libro Amianto, dalla prevenzione alla bonifica” dell’autore Ezio Bonanni, avvocato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

I partecipanti dell’iniziativa

I saluti istituzionali sono affidati all’On. Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati e già Ministro dell’Ambiente.

Per quanto riguarda i relatori, oltre al già citato Ezio Bonanni:

  • Fabio Massimo Gallo Già presidente F.F. della Corte di Appello di Roma
  • Giampiero Cardillo,Generale, Comitato Tecnico ONA
  • Stella Di MareTestimonianza, figlia del giornalista Franco di Mare
  • On.le Ilaria Fontana Vicepresidente M5S Camera
  • Modera l’evento Stefania Divertito, Giornalista Ambientale.

Amianto in Italia: un’emergenza ancora attuale

Nonostante il bando dell’amianto risalga al 1992, il problema è tutt’altro che superato. Nel nostro Paese infatti sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, spesso in edifici pubblici, scuole, ospedali e infrastrutture.

L’esposizione alle fibre di amianto è responsabile di gravi patologie, tra cui mesotelioma, asbestosi e vari tipi di tumore. Ogni anno si registrano migliaia di decessi legati a queste malattie, spesso con lunghi tempi di latenza.

Secondo l’ONA, è fondamentale accelerare le attività di mappatura, bonifica e prevenzione per ridurre il rischio sanitario e ambientale.

Il convegno ONA: dalla memoria all’azione

L’iniziativa organizzata dall’ONA si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo di unire memoria e azione concreta. Bonanni sottolinea da anni l’urgenza di affrontare il problema in modo sistemico:

“L’amianto continua ad essere un problema globale. È necessario intervenire subito con una bonifica capillare e con politiche efficaci di prevenzione per salvare vite umane”.

E aggiunge:

“Non basta ricordare le vittime, bisogna evitare che ce ne siano altre. La tutela della salute deve essere una priorità assoluta per le istituzioni”.

Prevenzione e bonifica: le priorità

Il convegno punta a mettere al centro due pilastri fondamentali: prevenzione e bonifica.

La prevenzione passa attraverso il monitoraggio degli edifici contaminati, l’informazione ai cittadini e la tutela dei lavoratori esposti.

La bonifica, invece, richiede investimenti concreti e una strategia nazionale coordinata. Senza interventi strutturali, il rischio è che l’amianto continui a causare vittime anche nei prossimi decenni.

Come evidenziato da Bonanni: “Serve un piano nazionale straordinario per eliminare definitivamente l’amianto dal territorio italiano. Solo così possiamo fermare questa emergenza”.

Un impegno a lungo termine

La Giornata Mondiale per le Vittime dell’Amianto non vuole ridursi a mera commemorazione, ma essere un’occasione pratica per rilanciare l’impegno collettivo.

Eventi come quello organizzato dall’ONA alla Camera dei Deputati contribuiscono a mantenere alta l’attenzione su un tema che riguarda la salute pubblica, la giustizia sociale e la tutela dell’ambiente.

La volontà è quella di trasformare la memoria in azioni concrete per un futuro libero dall’amianto.

 

Amianto, Flash News quotidiane da Nord a Sud Italia

amianto, avv. Ezio Bonanni
amianto, avv. Ezio Bonanni

Una giornata ricca di novità sul fronte nazionale per quanto riguarda l‘amianto.

News di bonifiche, prese di posizione, nuove ricerche, scoperte di discariche abusive, organizzazione di seminari arrivano come un’onda in tempesta ricordandoci quanto il rischio sia quotidiano e presente.

Piemonte, per Deambrogio l’amianto è stato a lungo sottovalutato

Prende posizione il Partito della Rifondazione Comunista in Piemonte con il segretario regionale Alberto Deambrogio. Tra ritardi e pochi fondi emerge la necessità di un approccio sistemico ed efficace. Del resto in Piemonte la ferita è ancora sanguinolente: basti pensare alla vicenda Eternit a Casal Monferrato.

Sicilia, scoperta discarica abusiva

1.000 metri quadrati sequestrati a Casteltermini dagli agenti della Polizia Provinciale del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Azione effettuata presso la contrada Manganaro. La causa una enorme quantità di rifiuti abbandonati illecitamente, tra cui eternit. Necessaria quindi la tempestiva messa in sicurezza del sito e la bonifica.

Calabria, a Trebisacce seminario su amianto e radon

Un confronto scientifico presso il il Polo Liceale “Galileo Galilei” allo scopo di sensibilizzare le nuove generazioni su ambiente e salute. L’incontro si è svolto il 18 aprile con la presenza, tra gli altri, del Sindaco di Trebisacce Franco Mundo. L’esperto invitato a parlare di asbesto è stato l’ingegnere Giuseppe Infusini, presidente di Osservatorio Nazionale Amianto Cosenza.
Infusini ha presentato la relazione intitolata “Amianto: un killer silenzioso ed invisibile”, offrendo una panoramica sulla impellente necessità di bonifiche.

Per quanto riguarda il radon, invece, l’approfondimento è stato effettuato dalla dottoressa Valeria Lupiano, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalla geologa PhD Marina Muto- Il tema del rischio oncologico dall’esposizione combinata con il radon è stato affrontato dal dottor Nicola Rotolo Chirurgia Toracica, Università dell’Insubria.

Toscana, amianto abbandonato sotto la superstrada

Il 20 aprile una scoperta amara quella del Comune di Castagnato Carducci.  Infatti una gigantesca quantità di amianto è stata abbandonata sotto la superstrada.
Immediato l’intervento di Anas per la messa in sicurezza della zona. Lo smaltimento dell’amianto comporterà costi altissimi. Proseguiranno quindi le indagini per individuare i colpevoli del grave reato ambientale.

Lazio, il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“L’amianto comporta gravi costi alla collettività in termini umani, ambientali, sanitari. La bonifica è l’opzione per eccellenza. Sogniamo un mondo senza più cancerogeni e patologie asbesto correlate. Sino ad allora continuerà il nostro impegno con le unghie e con i denti per le vittime dell’amianto e per i loro famigliari.” – Ha commentato lAvv. Ezio Bonanni, presidente di ONA.

In copertina, l’Avv. Ezio Bonanni.