Chirurgia nel Cancro: cause, asportazione ed assistenza

 
 

La chirurgia è uno dei trattamenti di elezione nella cura del cancro. In caso di diagnosi precoce del tumore e quando la massa tumorale è sufficientemente piccola e circoscritta, la sola operazione potrebbe essere sufficiente a guarire il cancro, asportando completamente la neoplasia.

L’intervento chirurgico ha lo scopo di asportare il tessuto cancerogeno e l’intero tumore. In molti casi si utilizza in concomitanza con la radioterapia e con la chemioterapia per ridurre le dimensioni del tumore prima dell’operazione e per aumentarne le possibilità di successo. In molti casi radio e chemio seguono l’intervento chirurgico per eliminare le cellule tumorali che, in sede di intervento, non si è riusciti ad estirpare. 

ChirurgiaChirurgia del cancro: come funziona l’intervento?

L’eventualità dell’intervento chirurgico per l’asportazione del cancro viene stabilita in relazione al tipo di tumore, alla posizione ed alla stadiazione ed estensione ed in base alle condizioni generali di salute del paziente. Come funziona l’intervento chirurgico per asportare il cancro? Distinguiamo la chirurgia di asportazione del cancro in tre diverse fasi che includono la preparazione all’intervento chirurgico, l’intervento stesso e la degenza post-operatoria.

Preparazione: dagli esami alla chirurgia

Oltre alle procedure di indagine, endoscopiche e di biopsia, scelte a seconda del tipo di cancro e della sua posizione, prima dell’intervento chirurgico si procede agli esami di routine che servono a valutare lo stato di salute del paziente oncologico, la capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni, la funzionalità dei reni, del fegato e del cuore. Di solito questi esami prevedono:

    • Rx torace Radiografia del torace standard 
    • ECG a riposo Elettrocardiogramma a riposo 
    • Metabolismo glicemico
    • Glicemia
    • Esami di funzionalità renale che includono Creatininemia e/o livelli di Urea nel sangue
    • Potassiemia, Sodiemia, Cloruremia
    • Esame di funzionalità epatica ALT e AST
    • Emocromo completo che include l’Emoglobinemia, la conta dei Globuli Bianchi e delle Piastrine
    • Esami della coagulazione che includono il Tempo di Protrombina (PT), il Tempo di Tromboplastina Parziale attivato (aPTT) 
    • International Normalised Ratio (INR)
    • Test di gravidanza per le donne con età inferiore a 50 anni

Durante la preparazione all’operazione si consiglia di smettere di fumare (se si ha questa abitudine), di preparare casa e famigliari alla successiva degenza post-operatoria e di informarsi bene, attraverso il proprio medico, sulla preparazione necessaria all’intervento (cosa e quando mangiare e bere prima dell’operazione ecc…).

Il colloquio con il chirurgo è un momento importantissimo della preparazione alla chirurgia. In questa sede il paziente è informato sulle ragioni dell’intervento e sulle eventuali opzioni terapeutiche alternative, sugli obiettivi dell’intervento stesso e sulle sue modalità, sui possibili rischi e sugli effetti collaterali. Raccomandiamo di fare quante più domande possibili senza lasciare nulla al caso. 

Al termine del colloquio con il chirurgo il paziente è chiamato a sottoscrivere un consenso informato, cioè un documento in cui autorizza il chirurgo ad intervenire. In questa fase il medico ha il dovere di prospettare al paziente tutte le possibili evenienze, anche quelle più rare. Anche in questo caso è consigliato non lasciare niente al caso ed informarsi su statistica e probabilità delle singole evenienze.

Intervento chirurgico e norme da seguire

Le norme da seguire nel giorno dell’intervento chirurgico vengono chiaramente comunicate dal team medico prima dell’operazione. Di solito includono alcune norme basilari come quella di non introdurre cibi solidi a partire da almeno sei ore prima dell’intervento e liquidi a partire da almeno due ore. Ricordiamo che, a seconda del tipo di intervento, le norme possono cambiare. Un apposito camice operatorio viene fornito al paziente che si spoglia dei propri indumenti ed accessori (gioielli, eventuali piercing, lenti a contatto e dentiera). 

In sede chirurgica viene in molti casi effettuata l’asportazione dei linfonodi adiacenti al tumore (in altri casi viene fatto prima dell’operazione), che vengono esaminati al microscopio, per conoscere l’eventualità che il cancro abbia raggiunto il sistema linfatico. In base alla situazione che si rende evidente durante l’operazione può sorgere la necessità di estendere l’intervento oltre i limiti previsti o, al contrario, di non procedere come era stato preventivato.

A seconda dei casi, l’asportazione di un tumore può essere effettuata in regime di day surgery, cioè senza pernottare in ospedale. Questo succede per esempio nei casi di tumore della pelle che possono essere asportati in anestesia locale quando non necessitano di ampie suture. In genere il ricorso all’anestesia comporta il ricovero in ospedale per almeno uno o due giorni. 

Degenza post-operatoria e tempi di recupero

Immediatamente dopo l’intervento chirurgico è normale avvertire sonnolenza, debolezza e confusione, a volte accompagnati anche da un senso di nausea e di freddo. Queste forme di malessere variano in intensità e tipologia a seconda del tipo di operazione e delle caratteristiche individuali del paziente. 

La ferita può essere fastidiosa e alcuni movimenti possono risultare dolorosi per cui spesso vengono somministrati degli antidolorifici.  Per evitare l’insorgenza di complicazioni post-operatorie, quali infezioni della ferita e polmoniti, vengono solitamente somministrati degli antibiotici. Per evitare l’insorgere di trombosi si raccomanda di alzarsi appena possibile dal letto (una volta che il medico lo ritiene opportuno) e di fare esercizi per le gambe. In alcuni casi vengono prescritti appositi farmaci anticoagulanti che a volte vengono proseguiti anche a casa.

I tempi di recupero variano a seconda dell’operazione e delle caratteristiche individuali. Solitamente è normale sentirsi stanchi e affaticati anche dopo qualche settimana dall’intervento e ricorrere al riposo per recuperare. Prima delle dimissioni il paziente viene informato sul comportamento da tenere una volta giunto a casa. Anche in questo caso è bene fare quante più domande possibili, senza temere di essere di disturbo. Riportiamo alcune delle cose da sapere su come comportarsi durante la degenza post-operatoria a casa: 

    • Come medicare ferita e punti
    • Quando e come ci si può lavare
    • Come e quanto gradualmente si può riprendere a mangiare normalmente
    • Quali e quante attività e sforzi vanno evitati
    • Quali medicine bisogna prendere
    • A chi rivolgersi in caso di necessità

Quando è indicata la chirurgia del cancro?

L’intervento chirurgico è indicato per rimuovere tumori sufficientemente localizzati e in fase non troppo avanzata. A volte la chirurgia viene utilizzata per rimuovere metastasi isolate o per ridurre i sintomi provocati dalla compressione di una massa tumorale sugli organi circostanti migliorando così la qualità di vita del paziente.

L’intervento chirurgico è dunque controindicato quando il tumore è molto esteso e la malattia è in fase avanzata e in tutti quei casi in cui il cancro è localizzato in una posizione per cui l’intervento chirurgico rischierebbe di danneggiare gravemente importanti organi adiacenti.

La chirurgia è altresì non indicata se il paziente soffre di linfoma o leucemia, e in tutti quei casi in cui le cellule tumorali circolano nel sistema linfatico o nel sangue. Fra i più comuni tumori in cui è necessaria e consigliata la chirurgia troviamo il Mesotelioma.

Cura ‘Mesotelioma’ e ‘Libro Bianco delle morti di amianto in Italia’ – Prof. Marcello Migliore

Le tipologie di chirurgia esistenti

Oltre alla chirurgia tradizionale per alcuni tipi di tumore può essere utilizzata la cosiddetta chirurgia robotica. In questo caso, attraverso particolari macchinari in dotazione al chirurgo, egli interviene manovrando speciali sonde che sono in grado di permettere l’intervento chirurgico. 

Come funziona la chirurgia robotica? Il chirurgo ha una visione tridimensionale di insieme ingrandita e attraverso un joystick è in grado di muoversi all’interno del corpo a 360° (la mano umana ha la possibilità di ruotare di 180° con 4 gradi di libertà, quella del robot può muoversi a 360° con 7 gradi di libertà).

Il movimento dell’operatore nella chirurgia robotica è demoltiplicato.

– Dott. Mauro R. Benvenuti

Questo vuol dire che a uno spostamento di un centimetro della mano dell’operatore corrisponde grosso modo un solo millimetro sul campo operatorio, aggiungendo un grande vantaggio in termini di precisione.

La mano robotica non può inoltre, per definizione, essere soggetta a tremore. Di solito questa tecnica è preferita alla chirurgia tradizionale negli interventi per i quali l’apporto del robot può essere decisamente rilevante ai fini dell’esito finale. La chirurgia robotica è per esempio utilizzata per intervenire su tumori polmonari e del mediastino, del colon retto e della cervice uterina. In ogni caso spetta al chirurgo decidere caso per caso se adottare o meno la tecnica robotica.

Chirurgia: per quali tumori si usa?

Nel caso in cui lo stadio, la localizzazione e la salute generale del paziente lo consentano, spetta al medico stabilire se intervenire o meno chirurgicamente previo consenso del paziente. 

Nel caso di tumore alla laringe il trattamento di elezione è, insieme alla radioterapia, che negli stadi più avanzati è usata in associazione a chemioterapia, la chirurgia esportativa. Il tumore della laringe è un tumore della gola, ovvero una neoplasia che si sviluppa a livello della laringe.

Il trattamento chirurgico viene eseguito solo qualora si sia certi di eradicare il tumore sia a livello della lesione primitiva (T) che dei linfonodi del collo (N). Questo tipo di trattamento ha il vantaggio di una durata più breve e di risparmiare al paziente gli effetti tossici della radioterapia e della chemioterapia. Il trattamento radio-chemioterapico d’altra parte, pur essendo gravato da una durata maggiore e da effetti collaterali che possono prolungarsi nei mesi, consente di preservare tutte le strutture anatomiche e quindi di mantenere integra la funzione d’organo.

Anche il tumore alla faringe, come quello alla laringe, è un tumore della gola che si sviluppa a livello della faringe. Essa è un canale cilindrico muscolo-membranoso, lungo circa 15 centimetri che si trova tra la bocca, la cavità nasale e l’esofago. La faringe fa parte delle “vie aerodigestive superiori”, così chiamate perché permettono il percorso del cibo dalla bocca verso l’esofago tramite il meccanismo della deglutizione, nonché il passaggio dell’aria verso la trachea ed i polmoni.

La radioterapia, associata a chemioterapia di potenziamento della radioterapia negli stadi più avanzati della malattia, è il trattamento di elezione nel tumore alla faringe. La chirurgia micrografica consente nel rimuovere il tumore con una minore asportazione del tessuto sano preservando, se possibile, le funzioni d’organo. Essa viene scelta nei casi in cui sia possibile erdicare completamente il tumore.

In questo caso lo sviluppo di tessuto canceroso avviene a livello dell’esofago, di solito nel suo rivestimento interno o presso le cellule che ne rivestono le ghiandole. Più raramente a livello del tessuto muscolare esterno dell’organo.

L’esofago è il condotto attraverso cui gli alimenti ed i liquidi che ingeriamo passano dalla gola allo stomaco. Lungo dai 25 ai 30 centimetri e largo intorno ai 2-3 centimetri, attraverso le contrazioni del tessuto muscolare in fase di deglutizione, spinge il cibo verso il basso in direzione dello stomaco.

Il trattamento standard più diffuso nella cura del cancro dell’esofago è l’esofagectomia in anestesia generale suturando l’esofago a livello del collo con lo stomaco (più raramente con il colon). 

Chemioterapia e/o radioterapia possono essere effettuate prima dell’operazione chirurgica di rimozione della neoplasia, per ridurre le dimensioni del tumore aumentando le probabilità di successo dell’intervento chirurgico. 

Il mesotelioma è il tumore maligno provocato esclusivamente dall’esposizione ad amianto. L’intervento chirurgico permette di estirpare completamente il cancro nel caso in cui la malattia sia localizzata e il paziente in un buono stato di salute generale. Un trattamento che combina chirurgia, radioterapia e chemioterapia. L’intervento chirurgico deve essere il più possibile conservativo (pleurectomia-decorticazione) e costituito dalla rimozione della sola pleura, viscerale e parietale (e talvolta di pericardio e diaframma), senza rimuovere il polmone.  Successivamente, il paziente può essere trattato con la chemioterapia, e ciò al fine di evitare eventuali recidive. Qui trovate le info sulle nuove linee guida nella cura del mesotelioma.

Il carcinoma ovarico è una neoplasia che si sviluppa a livello delle ovaie. Le ovaie sono due organi femminili che hanno le dimensioni di una grossa mandorla e che si trovano una a destra e una a sinistra dell’utero, al quale sono connesse dalle tube. Le ovaie servono a produrre gli ormoni sessuali femminili e gli ovociti, ovvero le cellule riproduttive femminili.

In caso di tumore alle ovaie, chemioterapia e/o radioterapia possono essere effettuate in forma audiovante prima dell’operazione chirurgica per ridurre le dimensioni del tumore aumentando le probabilità di successo dell’intervento chirurgico. La chirurgia è il trattamento di prima scelta per il tumore dell’ovaio e se la malattia è in fase molto iniziale, l’intervento chirurgico può essere risolutivo.

Quando il tumore è limitato a uno e entrambe le ovaie, l’intervento mira ad asportare la massa tumorale e a eseguire delle biopsie per stabilire la reale diffusione della malattia. L’isterectomia totale consiste nell’asportazione dell’utero e della cervice. L’annessiectomia unilaterale è l’intervento di asportazione di un ovaio e di una salpinge (anche detta tuba di Falloppio). L’annessiectomia bilaterale è l’intervento di asportazione di entrambe le ovaie e tube di Falloppio. 

Tumore al colon-retto

Il tumore del colon-retto è una neoplasia che ha origine a livello del colon, del retto e dell’appendice. La terapia per porre rimedio al tumore al colon è innanzitutto l’approccio chirurgico per asportare la massa tumorale. La chirurgia segue in molti casi la radioterapia neoaudiuvante e si associa a una conseguente chemioterapia.

Tumore al polmone

Il tumore al polmone è una neoplasia che si sviluppa a livello dei polmoni. Essi sono due “sacche” di tessuto spugnoso, posizionate nella parte centrale del petto e assolvono alle funzioni si respirazione (attraverso la quale viene ossigenato il sangue di tutto il corpo) e di espirazione (attraverso la quale viene eliminata l’anidride carbonica).

Esistono due tipi di cancro ai polmoni, differenziati in base alla tipologia di cellule cancerogene.

La chirurgia, quando possibile, è l’opzione terapeutica di prima scelta per il carcinoma polmonare non a piccole cellule resecabile non metastatico. L’intervento può essere preceduto o seguito dalla chemioterapia o dalla radioterapia. Si può procedere con la lobectomia (asportazione di un lobo polmonare), bilobectomia se nel polmone destro, che ha tre lobi, si asportano due lobi, segmentectomia (asportazione di uno o più segmenti polmonari), resezione a cuneo (asportazione di una piccola parte di polmone).

Negli ultimi anni si ricorre sempre più frequentemente alla chirurgia robotica (VATS, chirurgia toracica video-assistita) che utilizza una via di accesso meno invasiva rispetto alla chirurgia a torace aperto.

Chirurgia in caso di tumore da asbesto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA è un’associazione ONLUS di utilità sociale che si occupa di assistere tutti i lavoratori e i cittadini che sono stati o sono esposti ad asbesto e ad altre sostanze cancerogene, vittime del dovere o di malasanità dal punto di vista medico e legale. I malati di tumore per esposizione ad asbesto hanno diritto a:

 

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Contatta l’Osservatorio Nazionale Amianto per ottenere la tua assistenza medica legale e consulta la pagina dei servizi gratuiti ONA.