Causa di servizio: riconoscimento, indennizzo e tutela legale

Causa di servizio: riconoscimento ed indennizzo

La causa di servizio è la malattia professionale dei dipendenti pubblici. Il riconoscimento della causa di servizio, e il diritto all’indennizzo presuppone il nesso di causa tra il lavoro e l’insorgenza di una malattia o di una lesione, rispetto alla quale lo Stato garantisce un indennizzo. In caso di riconoscimento della dipendenza dal servizio di una infermità o di lesioni fisiche, temporanee o permanenti (compresa la morte), contratte a causa del servizio prestato.

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Assistenza legale per il riconoscimento di causa di servizio

L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, assiste tutti coloro che hanno subito infermità per motivi di servizio. L’indennizzo per causa di servizio, dà diritto poi al riconoscimento della qualità di vittima del dovere, ove le attività siano state svolte in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Coloro che sono vittime di infermità per causa di servizio hanno diritto anche all’integrale risarcimento di tutti i danni, sia patrimoniali che non patrimoniali.

I titolari del diritto al riconoscimento di causa di servizio

L’art. 6 del Decreto Legge 201/2011 (decreto Salva Italia) ha abrogato gli istituti dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di  servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata, per i quali permane unicamente il diritto a richiedere l’aggravamento per patologie già riconosciute.

Infatti, il personale di pubblico impiego che ha subito infermità è ormai soggetto esclusivamente all’Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’INAIL con conseguente applicabilità della relativa normativa contenuta nel T.U. INAIL e nel D.lgs. 38/2000.

Per i titolari di causa di servizio, prima dell’entrata in vigore dell’art. 6, Legge 201/2011, trovano applicazione le norme in vigore prima della modifica legislativa e quindi i benefici di legge già acquisiti, ivi compresa la possibilità di ottenere il riconoscimento dell’aggravamento nel rispetto dei termini di legge. Così le richieste/domande amministrative di causa di servizio presentate prima della fine del 2011, che seguiranno l’iter delle c.d. cause di servizio.

Normativa delle cause di servizio ancora applicabile per le Forze Armate e per il comparto sicurezza

L’intervento normativo di cui all’art. 6, L. 201/2011, non trova applicazione per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni del personale delle Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica), dell’Arma dei Carabinieri, delle Forze di Polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato e Polizia Penitenziaria) e militare (Guardia di finanza) e del comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico, per i quali  rimane in vigore la precedente normativa.

I diritti di coloro che hanno ottenuto il riconoscimento di causa di servizio

Questo riconoscimento è previsto per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche appartenenti alle Forze di polizia (cause di servizio polizia penitenziaria), alle Forze armate (causa di servizio esercito – pensione privilegiata militari tabella b), per la pensione privilegiata comparto sicurezza ed ad altre categorie indicate dalla legge. 

È il corrispettivo della Pubblica Amministrazione di quello che nei rapporti di impiego privato è noto come infortunio sul lavoro. Nel settore privato, ovvero nel pubblico impiego privatizzato, trova applicazione la normativa INAIL. 

Presupposti per il riconoscimento della dipendenza della causa di servizio

Affinché sia riconosciuta la dipendenza da causa di servizio, è necessario che l’infermità o le lesioni derivino da fatti accaduti in servizio o per cause inerenti al servizio (ambiente, condizioni di lavoro, esposizione a cancerogeni, etc.).

Viene riconosciuta la causa di servizio anche in via concausale, ovvero anche se il servizio abbia concorso con altri fattori o circostanze nel far insorgere infermità o lesioni. Con il riconoscimento di causa di servizio è possibile ottenere una causa di servizio ed un equo indennizzo con le relative prestazioni economiche.

Assistenza legale gratuita riconoscimento causa di servizio

L’Avv. Ezio Bonanni, nonchè presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, con il suo staff di avvocati online assiste gratis tutte le vittime dell’amianto per la tutela dei loro diritti e per fargli ottenere il riconoscimento di causa di servizio.

Chiedere assistenza legale gratuita è semplicissimo. Basta compilare il formulario o chiamare il numero verde gratuito 800 034 294.

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Chi ha diritto alla causa di servizio nel 2020

La Legge 22 dicembre 2011, n. 214 ha lasciato il diritto al riconoscimento di causa di servizo solo “per il personale appartenente al comparto sicurezza, difesa, vigili del fuoco e soccorso pubblico”, e quindi per:

  • militari delle Forze Armate e dei corpi ad ordinamento militare (causa di servizio esercito – pensione privilegiata militari);
  • Polizia (compresa cause di servizio polizia penitenziariae il Corpo Forestale dello Stato);
  • Vigili del Fuoco.

Causa di servizio ed equo indennizzo: per i dipendenti civili dell’amministrazione pubblica rimane comunque garantita la tutela Inail assicurata in alcune fattispecie (art. 127, comma 2, del TU. e del DM 10/10/1985).

Procedimento per il riconoscimento di causa di servizio

In caso la Pubblica amministrazione non proceda d’ufficio per l’accertamento di dipendenza da causa di servizio, la vittima diretta o in caso di decesso i suoi familiari, possono farne richiesta se rientrano nelle categorie delle Forze Armate e dei corpi dell’ordinamento militare, ovvero del pubblico impiego non privatizzate. 

In questo caso, è sufficiente presentare la domanda amministrativa per ottenere l’invalidità di servizio e l’equo indennizzo causa di servizio e/o la pensione anticipata per pensione per causa di servizio

Termine della presentazione della domanda

La richiesta/domanda amministrativa deve essere presentata presso l’ufficio o il comando (in caso di militare) presso il quale lavora o presta servizio entro 6 mesi dalla data in cui si è verificato l’infortunio o l’evento dannoso o, comunque, da quando ha preso consapevolezza di essere malato e delle conseguenze invalidanti delle patologie riconosciute per causa di servizio.

In caso di cessato rapporto di lavoro, il termine è di 5 anni dopo la cessazione e 10 anni se la vittima è affetta da morbo di Parkinson.

In caso di patologie asbesto correlate, ciò che rileva è la lungo latenza di queste malattie causate dalle fibre di amianto.

Contenuto della domanda amministrativa di riconoscimento della causa di servizio

Nella domanda causa di servizio / richiesta di riconoscimento di causa di servizio vanno allegati tutti i documenti medici rilevanti al fine di dimostrare il nesso causale tra il servizio svolto e la lesione subita e va indicato:

  • il tipo di infermità o lesione subita;
  • i fatti che l’hanno determinata durante lo svolgimento del servizio;
  • le conseguenze sull’integrità psicofisica e sull’idoneità al servizio.

Gli accertamenti di una causa di servizio

In forza del D.P.R. 461/01 (dpr 461), la domanda amministrativa è istruita dal comitato di verifica per le cause di servizio (CMO) ad istanza dell’Amministrazione di appartenenza. Questo organo è deputato ad accertare il nesso causale, ovvero la riconducibilità dell’infermità, ovvero della morte della vittima con il servizio. E’ sufficiente anche la concausa, e il rapporto causale o concausale deve essere “efficiente e determinante” – art. 64, D.P.R. 1092/73).

L’amministrazione competente inoltra la domanda causa di servizio alla Commissione Medica Ospedaliera (CMO), comitato di verifica per le cause di servizio competente per territorio che procede visitando la vittima e stabilendo l’idoneità al servizio, l’entità della menomazione e l’ascrivibilità alle categorie di cui al dpr. 834/81 in base alla percentuale del danno da consultare nelle tabelle delle cause di servizio.

Di seguito sarà possibile consultare la tabella della causa di servizioe tabella B.

Obbligo di esaustività della disamina e della  pronuncia

L’Amministrazione ha l’obbligo di una disamina completa dei fatti di cui alla domanda amministrativa. Non di rado in caso di denuncia di malattia professionale asbesto correlata, in particolare per i militari di leva, il Ministero della Difesa dichiara direttamente l’inammissibilità della richiesta di riconoscimento di causa di servizio, che è accompagnata, di solito, anche dalla richiesta di riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Questo modus operandi è contestato dall’Avv. Ezio Bonanni. La Pubblica Amministrazione ed in particolare il Ministero della Difesa, quando dichiara direttamente l’inammissibilità della domanda amministrativa, senza alcuna istruttoria, viola il principio di legalità, oltre a ledere i diritti soggettivi delle vittime ed in caso di decesso anche dei familiari.

Il Consiglio di Stato, decisione n. 3418/2019, pubb. 24.05.2019, ha precisato che in caso di mancata disamina dei fatti, in sede giudiziaria, si ha diritto al riconoscimento di quanto oggetto di richiesta amministrativa.

Il nesso causale

Ne consegue che, agli effetti della sentenza del Consiglio di Stato n. 3418/2019, pubblicata il 24.05.2019, e con riferimento a Consiglio di Stato nella sentenza n. 837/2016 (principio già sancito dalla sentenza del TAR Lazio – Roma, Sez. I bis, n. 4345/2015) rileva l’assenza di motivazione, ovvero la mancata disamina di tutti i fatti, come emerge dalla motivazione.

In questo caso, l’assenza di motivazione, in sede giudiziaria si traduce con la conferma del nesso causale e quindi il riconoscimento della causa di servizio e la liquidazione dell’equo indennizzo ed in ogni caso, tale accertamento rileva anche ai fini dell’accredito della pensione privilegiata e del riconoscimento della qualità di vittima del dovere e il risarcimento del danno.

Acclarato che il militare, ovvero l’appartenente alle forze dell’ordine, è stato assunto in ottimo stato di salute e che è stato poi attinto da agenti patogeni e cancerogeni, piuttosto che da pratiche vaccinali errate, il nesso causale trova conferma se il Ministero non rende la prova di un decorso alternativo, che sia extraprofessionale.

Il Consiglio di Stato, n. 837/2016, ha affermato il principio secondo il quale “all’interessato basta dimostrare l’insorgenza della malattia in termini probabilistici-statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l’insorgenza della neoplasia ed i contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare”.

Le tabelle di causa di servizio

Tabella causa di servizio A: nella causa di servizio A sono comprese le infermità con percentuale di grado invalidante (tabella causa di servizio A):

  • 1° categoria (100-80%);
  • 2° categoria (80-75%);
  • 3° categoria (75-70%);
  • 4° categoria (70-60%);
  • 5° categoria (60-50%);
  • 6° categoria (50-40%);
  • 7° categoria (40-30%);
  • 8° categoria (30-20%).

Tabella causa di servizio B: mentre la causa di servizio B contiene infermità e lesioni che comportano una invalidità del 20-10%.

Sempre secondo la causa di servizio tabella b la dipendenza viene riconosciuta, si costituisce l’accertamento definitivo (tabella b causa di servizio).

Il parere espresso dalle commissioni mediche competenti viene poi eventualmente confermato dal Comitato tecnico di verifica sulle cause di servizio e, infine, ratificato con un decreto dell’Amministrazione pubblica a cui appartiene il dipendente.

In caso di parere negativo, il decreto potrà essere impugnato dalla vittima in sede giurisdizionale. 

Nell’accertamento della sola concausa, la causa di servizio è riconosciuta anche nel caso di una “predisposizione del dipendente alla patologia“.

A tal fine è necessario che:

  • senza il fatto di servizio l’infermità si sarebbe prodotta in forma notevolmente più lieve o diversa;
  • rispetto ad altri fattori (predisposizione, colpa lieve) il fatto di servizio possa essere ritenuto quello, anche quantitativamente, più rilevante;
  • l’evento causale sia direttamente riconducibile al servizio prestato.

Pensione di invalidità per causa di servizio

La vittima di causa di servizio ha diritto all’invalidità, con l’incremento dello stipendio pari al 2,5% oppure all’1,25% se l’invalidità rientra nelle prime sei o nelle ultime due categorie stabilite dalla legge.

Gli invalidi per servizio che rientrano nelle prime quattro categorie possono presentare domanda per ottenere due mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio svolto, fino al limite massimo di 5 anni.

 

Equo indennizzo per causa di servizio

Il dipendente, vittima di infortunio, ovvero di malattia professionale e cioè di infermità per motivi di servizio, che sono state riconosciute, ha diritto ad ottenere gli importi che gli sono dovuti a titolo di equo indennizzo e agli altri causa di servizio benefici.

L’equo indennizzo causa di servizio è una prestazione una tantum corrisposta dal datore di lavoro di entità variabile a seconda della gravità delle patologie riconosciute per causa di servizio, della malattia per causa di servizio e alle funzioni e al livello retributivo del richiedente al momento della presentazione della domanda.

Per ottenere questa prestazione è necessario presentare una domanda contestuale a quella di causa di servizio entro 6 mesi dalla notifica del riconoscimento della causa di servizio o dalla data in cui si è verificato l’evento dannoso. In caso di domanda “non tempestiva” viene meno il diritto all’ equo indennizzo anche se viene riconosciuta la causa di servizio.

Per ottenere la liquidazione del causa di servizio equo indennizzo e altri benefici causa di servizio è necessario che siano accertati:

  • il nesso con-casuale tra infermità e fatti di servizio;
  • l’invalidità permanente;
  • una menomazione che rientri in una delle categorie delle tabelle causa di servizio di legge.

Se viene riconosciuta la pensione per causa di servizio, pensione privilegiata comparto sicurezza, l’equo indennizzo viene erogato in forma ridotta. L’equo indennizzo viene invece corrisposto per intero in caso di riconoscimento del solo diritto all’indennità una tantum (benefici causa di servizio).

Causa di servizio e domanda di aggravamento

In caso di aggravamento della lesione per la quale è stato concesso il causa di servizio equo indennizzo, è possibile presentare domanda di causa di servizio aggravamento(domanda aggravamento causa di servizio), ovvero richiedere la revisione dell’equo indennizzo già concesso (art. 14, comma 4, dpr 461) entro 5 anni dalla data di comunicazione del provvedimento(domanda aggravamento causa di servizio.)

Pensione privilegiata per causa di servizio

Pensioni privilegiate per causa di servizio: il dipendente pubblico che, a causa della malattia per causa di servizio o della lesione subita per fatti di servizio, diventa inabile assoluto o permanente, ha diritto all’erogazione della pensione privilegiata.

La pensione di privilegio è una prestazione pensionistica riconosciuta in seguito a infermità o lesioni contratte per causa di servizio. Per ottenere la pensione privilegiata non è richiesto alcun requisito di anzianità contributiva.

La pensione privilegiata per causa di servizioè erogata domanda dell’interessato (o degli eredi), che va presentata entro 5 anni dalla data di cessazione del servizio o entro 10 anni in caso di morbo di Parkinson. Non ci sono limiti di tempo per la richiesta per le pensioni privilegiate per causa di serviziose si è già fatta richiesta e si è già ottenuto il riconoscimento di dipendenza da causa di servizio. 

Per la pensione di invalidità a differenza delle pensioni privilegiate per causa di servizio è rilevata una sola condizione fisica di inabilità all’attività lavorativa, mentre per la pensioni privilegiate per causa di servizio è necessario che l’infermità dipenda dal servizio prestato, quale causa o concausa preponderante per l’insorgere della malattia causa di servizio o della lesione (o della morte).

La pensione privilegiata per causa di servizio e l’equo indennizzo possono essere quindi ottenuti contemporaneamente

Pensione privilagiata: come fare

La pensione privilegiata è erogata dall’INPS, cui è stato fuso l’INPDAP, che originariamente erogava queste prestazioni pensionistiche.

Per il personale militare o per quello cui si applicano le disposizioni stabilite per i militari, il diritto alla pensione di privilegio si consegue secondo quanto previsto dall’articolo 67, decreto del Presidente della Repubblica 1092/1973.

Il trattamento pensionistico di privilegio potrà essere riconosciuto anche qualora l’infermità/lesione sofferta dall’interessato non abbia determinato l’inidoneità al servizio. L’art. 67, del Decreto del Presidente della Repubblica, n. 1092/73, non prevede l’inidoneità al servizio.

I diritti dei militari per lesioni da servizio

Il militare che riporti lesioni o infermità ascrivibili a una delle categorie della tabella A annessa al d.p.r. 915/1978 e s.m.i. a seguito di fatti derivanti dall’adempimento di obblighi di servizio, che siano stati causa o concausa efficiente e determinante, ha diritto:

  • alla pensione, se le lesioni o le infermità non siano suscettibili di miglioramento, in ordine al danno biologico, ovvero della lesione dell’integrità psicofisica (articolo 67, d.p.r. 1092/1973);
  • all’assegno rinnovabile, nel caso in cui le lesioni o le infermità siano riconosciute suscettibili di miglioramento (articolo 68, del d.p.r. 1092/73).

Se invece le infermità o lesioni sono ascrivibili alla tabella B, annessa al d.p.r. 915/1978 e s.m.i., il militare, vittima di causa di servizio, ovvero di infermità e lesioni conseguenza della causa di servizio, ha diritto a un’indennità una tantum commisurata a una o più annualità della pensione di ottava categoria, con un massimo di cinque annualità, secondo la gravita` dell’infermità riscontrata (articolo 69 del Testo Unico 1092/1973 e articolo 4, comma 2, legge 9/1980).

Assenze per causa di servizio dipendenti pubblici

In caso di riconoscimento di causa di servizio, la vittima ha diritto ad alcuni benefici come assenze per infortunio o malattia, regolate nei relativi contratti di categoria. I dipendenti pubblici dei ministeri mantengono il posto di lavoro fino alla guarigione clinica completa della malattia per causa di servizio per dipendenti pubblici.

Causa di servizio per la scuola:i dipendenti pubblici della scuola hanno diritto alla causa di servizio scuola se hanno contratto malattia per causa di servizio dipendenti pubblici, mantengono il posto di lavoro e percepiscono l’intera retribuzione per un massimo di 36 mesi (causa di servizio scuola).

Pensione privilegiata per enti locali: i dipendenti degli enti locali, della sanità e degli enti pubblici non economici (pensione privilegiata enti locali parastatali) conservano il posto e percepiscono l’intera retribuzione fino a guarigione avvenuta, a patto che questa avvenga entro 36 mesi.

Malattie professionali, ovvero infermità con riconoscimento dello status di vittima del dovere

Con la legge 23 dicembre 2005 n. 266 (cui ha fatto seguito il regolamento di esecuzione, fornito con il D.P.R. 243/2006) e precisamente in riferimento all’art. 1 commi 562, 563, 564 e 565, il legislatore ha inteso ridisegnare retroattivamente, ampliando la nozione preesistente di Vittime del dovere.

Il riconoscimento è stato esteso ai dipendenti pubblici, ampliando la platea già prevista dall’art. 3, L. 13 agosto 1980, n. 466. Sono “vittime del dovere” coloro che hanno subito lesioni per causa di servizio, compreso quelle mortali, in alcune attività specifiche. La nozione di vittima del dovere è stata disegnata ex novo. L’art. 1, co. 563, L. 266/2005, con estensione non più ai soli soggetti di cui all’art. 3, L. 466/1980, ma a tutto il pubblico impiego. Sono state aggiunte fattispecie tipiche, prima limitate solo a operazioni di soccorso, repressione della criminalità, ordine pubblico) rispetto alla previgente nozione.

Le vittime del dovere (art. 1, co. 563, L. 266/2005)

Art. 1 comma 563. Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  1. nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  2. nello svolgimento del servizio di ordine pubblico;
  3. nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  4. in operazioni di soccorso;
  5. in attività di tutela della pubblica incolumità;
  6. j) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità”.

gli equiparati alle vittime del dovere

Il comma 564, dell’art. 1, L. 266/2005 ha completato il sistema. E’ stata creata la categoria “soggetti equiparati alle vittime del dovere”: coloro che abbiano perso l’integrità fisica in casi diversi da quelli, ritenuti ex se pericolosi dal legislatore e contemplati dal comma 563 appena richiamato, ossia in ogni tipo di missione, purché comandata o autorizzata, che si riveli o diventi più pericolosa della norma, per la sussistenza o la sopravvenienza di particolari condizioni di maggior rischio.

Così recita il comma 564: “Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

La legge, al comma 564, prefigurava l’emissione di successivo decreto, che è venuto alla luce con il DPR 7 luglio 2006, n. 243 (in Gazzetta ufficiale, 8 agosto, n. 183): “Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, COMMO 565, della legge 23 dicembre 2005 n. 266″.

Il decreto per la classificazione degli equiparati alle vittime del dovere

L’art. 1 del DPR 243/06, fa riferimento al comma b) alle “missione di ogni genere” e al comma e) alle “particolari condizioni ambientali e operative”, quale ambito di operatività ed applicabilità dell’art. 1, comma 564, Legge 266/05:

  1. Ai fini del presente regolamento, si intendono:
  2. per benefici e provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 204;
  3. per missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall’autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinate al dipendente;
  4. per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

Tra i potenziali destinatari della disciplina ci sono, oltre alle categorie già elencate nella 1. 466/1980 (magistrati ordinari, militari dell’Arma dei Carabinieri; militari di Corpo di finanza; appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza; del Corpo degli agenti di custodia; al personale del Corpo forestale dello Stato, funzionari di pubblica sicurezza; personale del Corpo di polizia femminile; personale civile dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena; vigili del Fuoco; appartenenti alle Forze armate dello Stato in servizio di ordine pubblico o di soccorso), e anche tutti gli altri dipendenti pubblici, ovvero i dipendenti pubblici civili che siano incorsi in una di quelle situazioni disciplinate e che siano state considerate dal legislatore idonee a tal fine, i c.d. “soggetti equiparati”, ossia coloro che non abbiano riportato lesioni o la morte in una delle attività esercitata nelle funzioni sopra elencate che il legislatore ha ritenuto per loro natura pericolose, ma che abbiano riportate lesioni o la morte in altre attività, che pericolose lo fossero o lo fossero diventate per circostanze occasionali (c.d. occasione di lavoro), ecco dunque la ragione dell’esistenza del comma 564 che ha creato quella che tecnicamente si definisce la categoria di “soggetti equiparati a vittime del dovere”, con identici benefici.

Vittime di patologie asbesto correlate nella Marina Militare equiparati alle vittime del dovere

Con l’art. 20, L. 183/2010, coloro che sono vittime di patologie asbesto correlate (mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, delle ovaie, asbestosi, placche ed ispessimenti pleurici, nonchè degli altri organi del tratto gastrointestinale, faringe, trachea, stomaco, colon), per esposizione ad amianto nelle unità navali della Marina Militare Italiana, hanno diritto al riconoscimento di equiparati a vittime del dovere.

La procedura prevede, prima di tutto, il riconoscimento della causa di servizio, cui consegue, per effetto dell’art. 20, L. 183/2010, il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere e delle relative prestrazioni.

La condizione dirimente ai fini del riconoscimento della equiparazione a vittime del dovere per coloro che hanno contratto malattie amianto correlate in servizio nella Marina Militare Italiana, è legato al fatto che la vittima ha contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro o fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da cause di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative, quali l’impiego a bordo delle unità navali, ovvero sui mezzi o in infrastrutture militari nei quali era documentariamente presente amianto (cfr. Parere del Consiglio di Stato n. 1693/2010 del 04.05.20l0).

Le vittime del dovere per esposizione ad amianto nell’Esercito, aviazione e nei Carabinieri

L’esposizione ad amianto si è verificata anche nell’Esercito, nell’Aeronautica Militare e nei Carabinieri. Anche in questo caso, sussiste il diritto al riconoscimento della qualità di vittima del dovere e delle relative prestazioni.

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Relazione finale della Commissione di inchiesta della Camera dei Deputati

La Commissione Parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito e sugli altri cancerogni, ha terminato i suoi lavori con la relazione finale del 07.02.2018, con la quale ha descritto a tinte fosche la condizione dei nostri militari. La Commissione Parlamentare di Inchiesta ha emesso un duro atto di accusa nei confronti dei vertici delle nostre Forze Armate. Non solo amianto, ma anche uranio impoverito, pratiche vaccinali errate, radiazioni, benzene e altri cancerogeni.

Riconoscimento di vittima del dovere per le vittime dell’uranio impoverito

Le munizioni all’Uranio impoverito sono state utilizzate dagli aerei americani anticarro A10, in particolare nei conflitti in Bosnia (1995), Kosovo (1998) e Iraq (1991 e 2003). Tra i militari esposti, c’erano anche tantissimi italiani ed eranoprivi di adeguate protezioni.  A oggi sono 369 i deceduti e 7.500 i malati.

Il termine Uranio Impoverito traduzione dall’inglese di Depleted Uranium (nel gergo uranio depleto) è lo scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio nelle centrali nucleari.

L’UI, è molto usato per il basso costo e per l’enorme stock – nel 2002 si calcolavano circa 1milione e 200mila tonnellate di materiale accumulato nei depositi in oltre quarant’anni – è usato sia nelle munizioni anticarro sia nelle corazze dei cingolati (vedi l’americano M1 Abrams). Grazie alle sue qualità piroforiche – cioè si accende spontaneamente al contatto con l’aria – quando un proiettile all’UI penetra all’interno di un carro armato, produce una fiammata che supera i 3mila gradi centigradi, riducendo tutto quanto è all’interno a un aerosol, le cui nanoparticelle (un millesimo di millimetro) di metalli pesanti se ingerite o inalate, sono causa di patologie cancerogene.

Riconoscimento di vittima del dovere anche in assenza di rapporto di lavoro con la PA

Le prestazioni di vittima del dovere debbono essere riconosciute in relazione alle infermità occasionate dalla prestazione di quelle particolari attività di dovere indicate nel testo normativo, a prescindere dalla sussistenza o meno di un rapporto di lavoro subordinato, come è stato peraltro ribadito nel capitolo 20 della SS.UU. 22753/2018.

Infatti le SS.UU., con sentenza n. 22753/2018, richiamano il precedente, e testualmente:

«20. Va, invece, ricordato che questa Corte (cfr. SU n. 233000/2016) ha riconosciuto la natura assistenziale dei benefici a favore delle vittime del dovere consistente in un sostegno che lo Stato offre a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di amministrazioni pubbliche da cui siano derivati particolari rischi. La richiamata pronuncia precisa ulteriormente che “tale diritto non rientra nello spettro di diritti e doveri che integrano il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Si tratta infatti di un diritto che si colloca fuori e va al di là di tale rapporto, contrattualizzato o meno che esso sia, potendo riguardare anche soggetti che con l’amministrazione non abbiano un rapporto di lavoro subordinato ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio”..».

I diritti delle vittime del dovere

In caso di riconoscimento della causa di servizio, per esposizione ad amianto, vi è anche il diritto al riconoscimento della qualità di vittima del dovere.

La Corte di Cassazione, Sez. Lav., con sent. n. 4238/2019 ha ribadito che, con riferimento a casi di patologie asbesto correlate, la dimostrazione dell’esposizione, nel periodo di servizio, integra i presupposti di cui all’art. 1 lett. c. del D.P.R. 243/06, e art. 1 co. 564 della L. 266/05, con il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza n. 4238/2019, ha stabilito che il comma 563, L. 266/2005, prevede le vittime del dovere in senso stretto ovvero “i soggetti di cui alla L. 13 agosto 1980, n. 466, art. 3 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità.” 5.- Il comma 564 prevede invece i soggetti “equiparati” alle vittime del dovere. La norma stabilisce: “Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative“.

6.- Successivamente, in attuazione di quanto stabilito dalla cit. L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 565 è stato emesso, col D.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, il Regolamento concernente i termini e le modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, che all’art. 1, comma 1, prevede che ai fini del presente regolamento, si intendono: a) per benefici e provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle L. 13 agosto 1980, n. 466, L. 20 ottobre 1990, n. 302, L. 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e L. 3 agosto 2004, n. 206; b) per missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall’autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente; c) per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.” 7.- Sul significato da attribuire alle previsioni normative concernenti i due fondamentali presupposti relativi alla “missione di qualunque natura” e alle “particolari condizioni ambientali od operative” sono intervenute più volte le Sez. Unite di questa Corte. In particolare la sentenza n. 759/2017 ha effettuato un’approfondita e puntuale esegesi della normativa primaria e regolamentare, alla quale questo Collegio intende dare continuità.

7.1. Essa ha affermato che il concetto di “missione di qualunque natura” deve essere inteso in un senso che possa essere correlato “sia ad un’attività di particolare importanza, connotata da caratteri di straordinarietà o di specialità; sia ad un’attività che tale non sia e risulti del tutto “ordinaria” e “normale”, cioè, in definitiva, rappresenti un “compito”, l’espletamento di una “funzione”, di un “incarico”, di una “incombenza”, di un “mandato”, di una “mansione”, che siano dovuti dal soggetto nel quadro dell’attività espletata”.

7.2. Quanto al concetto di condizioni ambientali ed operative “particolari”, le Sez. Unite hanno anzitutto affermato che la disposizione regolamentare cit., la quale definisce invece “le circostanze come straordinarie” potrebbe apparire esorbitante dai limiti indicati dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 565 che demandavano alla fonte regolamentare soltanto il compito di disciplinare “i termini e le modalità per la corresponsione delle provvidenze” e non di precisare tramite attività definitoria i concetti espressi dalla legge nel comma 564. Pertanto, secondo le stesse S.U., la formulazione del regolamento deve essere intesa nei limiti in cui non possa esorbitare dal rapporto con la legge e pertanto assegnandole un significato corrispondente a quello della legge: la quale sul punto va intesa nel senso che la condizione ambientale ed operativa particolare “è quella collocantesi al di fuori del modo di svolgimento dell’attività “generale”, id est “normale” in quanto corrispondente a come l’attività (in quel caso addestrativa ndr) era previsto si svolgesse”.

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’essere esposti ad amianto non può essere considerata una normale attività di servizio. In questo caso, ciò che rileva è proprio l’eccezionalità della lesione che giustifica, oltre al riconoscimento della causa di servizio, anche quello dellostatus di vittima del dovere.

La stessa Corte di Cassazione, Sez. Lav., con Sent. n. 20446/2019, ha infatti precisato: ‘va infatti osservato che la sentenza impugnata nell’interpretare il concetto di straordinarietà che deve connotare lo svolgimento di una missione, ha affermato che per missione deve essere inteso lo svolgimento dei compiti di istituto e che la straordinarietà consiste nella sussistenza di circostanze e fatti che abbiano esposto il dipendente a rischi maggiori rispetto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto;sulla scorta di tali corrette premesse (del tutto conformi alla giurisprudenza di legittimità per come delineata oramai da tempo dalle Sez. Unite di questa Corte, v. ad es. sent. n. 759/2017) la stessa Corte territoriale ha poi sostenuto che “la prolungata esposizione ad amianto di un dipendente all’interno di navi o nello svolgimento di attività lavorative costituisce un fatto che espone il dipendente a rischi maggiori rispetto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto; atteso che lo svolgimento delle ordinarie mansioni di aggiustatore meccanico e motorista non implica affatto l’esposizione all’amianto”;

4. – si tratta di una motivazione che, a differenza di quanto si afferma nel ricorso, non è soltanto logica e connotata da intrinseca coerenza tra premesse e conclusioni, ma è altresì rispondente all’esatta portata dei presupposti delineati dalla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 564; D.P.R. n. 243 del 2006, art. 1, comma C) e necessari ai fini del riconoscimento dei benefici in questione, secondo l’interpretazione che risulta oramai consolidata nella giurisprudenza di legittimità anche con riferimento all’ambito delle malattie
professionali (v. da ultimo Cass. 2019/4238)

Si conferma che le lesioni all’integrità psicofisica per esposizione ad amianto, implica che le lesioni all’integrità psicofisica costiuiscano le condizioni per il riconoscimento della qualità di vittima del dovere con le relative prestazioni.

Risarcimento danni in caso di riconoscimento di causa di servizio

In caso di riconoscimento di causa di servizio, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni che la vittima ha subito. In caso di decesso, gli eredi hanno diritto a vedersi liquidate le prestazioni maturate dalla vittima, prima della sua morte (liquidazione danni eredi defunto).

I familiari, ovvero gli stretti congiunti del militare deceduto, ovvero di colui che è stato riconosciuto quale vittima del dovere, per causa di servizio, hanno diritto a vedersi costituite iure proprio le prestazioni di vittima del dovere, ai sensi dell’art. 6, L. 466/80:

Sussiste, altresì, il diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni, compresi quelli sofferti iure proprio dai familiari della vittima. L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche grazie all’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto significativi risultati, per la tutela dei diritti per le vittime del dovere. Anche i figli non a carico al momento della morte, hanno ottenuto il riconoscimento delle prestazioni di vittima del dovere. La Corte d’Appello di Genova, Sez. Lav., Sent. n. 575/2019 ha accolto le richieste dell’orfana di vittima del dovere:

Questa sentenza è molto importante perchè è successiva a Cass. Sez. Lav., n. 22753/2018, che ha ristretto le maglie del riconoscimento per i familiari non a carico, riferita, però, ai fratelli della vittima. Questa giurisprudenza rischia di ribaltare i signficativi risultati già ottenuti dall’Avv. Ezio Bonanni.