Eternit cemento amianto fibrocemento: le tutele

Eternit: cemento amianto e fibrocemento: impasto di cemento amianto e sinonimo del brevetto e marchio Eternit. Successivamente, anche multinazionale della famiglia Schmidheiny.

Sempre e comunque sinonimo di morte. Anche il processo del secolo è stato definito: processo Eternit. Ora è in corso il secondo filone di questo processo, dopo che in Eternit I ci fu l’assoluzione per prescrizione.

Tutela legale e medica eternit cemento amianto fibrocemento

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Eternit: la storia del suo utilizzo

Nel 1901, l’inventore e imprenditore austriaco, Ludwig Hatschek, brevetta un materiale composto da cemento e amianto e decide di chiamarlo Eternit (eternit cemento amianto fibrocemento), dal latino aeternitas (eternità), per sottolineare la sua resistenza e durevolezza.

Nel 1902, l’imprenditore Alois Steinmann decide di acquistare la licenza per avviare la produzione di Eternit e l’anno dopo, nel 1903, fonda la Schweizerische Eternitwerke AG a Niederurnen. Da quel momento in poi, cominciamo ad associare la parola Eternit all’amianto.

L’Eternit si comincia a diffondere con velocità: nel 1911 nelle fabbriche comincia la produzione di lastre e tegole; nel 1928 comincia quella dei tubi; nel 1933, comincia la produzione delle lastre ondulate.

La multinazionale Eternit

Questa multinazionale fonda lo stabilimento di Casale Monferrato e, poi, altri quattro stabilimenti, quello di Napoli Bagnoli, Cavagnolo e Priolo Gargallo. Nel frattempo, viene creata anche la Fibronit, da Broni a Bari, passando per Massa Carrara.

Nel 1938, la produzione di fibrocemento arriva anche a Napoli, nel quartiere di Bagnoli. A partire dagli anni Quaranta e Cinquanta, l’Eternit comincia a essere impiegato come materiale per la produzione di prodotti di utilizzo quotidiano. Nel 1955, nascono stabilimenti in altre parti d’Italia. Il materiale in fibrocemento comincia a diffondersi a macchia d’olio.

La prova del danno amianto e la sua messa al bando

Le prove che l’amianto potesse rivelarsi una sostanza tossica e pericolosa risalgono già agli anni Sessanta. Alcune ricerche condotte in quegli anni, infatti, hanno dimostrato che le polveri d’amianto fossero alla base di gravi patologie, come asbestosi e mesotelioma pleurico.

Nonostante questo, sia Eternit che Fibronit continuarono le produzioni pressoché indisturbate, almeno fino al 1986, anno della loro chiusura. Per oltre 25 anni, le case produttrici di amianto hanno messo in pericolo la vita dei loro operai senza pensare in alcun modo alle conseguenze.

Nel 1992, la Legge 257 chiede la chiusura di tutti gli stabilimenti Eternit presenti in Italia: ad oggi, però, ci sono ancora almeno 40 milioni di tonnellate di amianto che non sono state neppure bonificate.

Il ruolo di ONA Onlus nella lotta contro Eternit e amianto

Le fibre di amianto sono pericolose per la salute, e ne siamo al corrente dagli anni Sessanta. Si tratta di fibre con un’elevata capacità di frammentazione, dovuta spesso a utilizzo o sbalzi di temperatura. Quando le fibre di amianto si sfaldano, le particelle si riducono in polvere e risultano facilmente inalabili o ingeribili dall’uomo.

L’amianto è una sostanza patogena e altamente cancerogena, responsabile di diverse malattie fibrotiche: ispessimenti pleurici, placche pleuriche ed asbestosi, e neoplasie, tumore polmoni, laringe, faringe, stomaco, colon, ed ovaie.

Nel 2018, durante la presentazione del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia”, Ezio Bonanni ha riportato l’attenzione su questo argomento annoso e difficile da affrontare, per sottolineare i rischi potenziali e reali di questo minerale. Già da tempo, ONA Onlus, in collaborazione con il team legale di Ezio Bonanni, lavora costantemente per bandire l’amianto da ogni struttura esistente in Italia. Il suo impegno, inoltre, si focalizza anche sulla possibilità di accesso a indennità e rimborsi per le vittime del dovere esposte ad amianto nel corso della loro vita lavorativa.

Utilizzo dell’eternit cemento amianto fibrocemento in Italia

L’Eternit in Italia è stato il sinonimo della multinazionale della famiglia Schmidheiny e, al tempo stesso, del cemento amianto. Per questi motivi, cemento amianto e fibrocemento, sono i sinonimi di eternit, ovvero di questa particolare tecnica di lavoro.

L’amianto, infatti, era impastato con il cemento.

Il maggior utilizzo di minerali di amianto in Italia si è verificato proprio con il suo impiego in edilizia, cioè, con i prodotti dello stabilimento Eternit e di altri stabilimenti similari.

Tant’è vero che, dopo la II Guerra Mondiale, l’uso del cemento amianto e degli ondulati, tra cui quello per i tetti, è aumentato.

L’aumento di uso di amianto è stato vertiginoso. 

L’uso del cemento-amianto in Italia

L’utilizzo in edilizia è stato massivo, compreso nei tetti, nelle coibentazioni e negli impianti. Si stimano, infatti, circa 3.748.550 tonnellate di fibra grezza estratte dalla miniera di Balangero (in Piemonte) e circa 1.900.885 tonnellate di materiale utilizzato per la produzione di fibrocemento.

L’Eternit si è diffuso in maniera esponenziale e tantissime aziende hanno cominciato a utilizzarlo soprattutto nella produzione di coperture per tetti e condutture per acqua potabile.

L. 257/1992 e messa al bando dei prodotti in cemento-amianto

L’amianto è stato messo al bando in 62 stati in tutto il mondo, tra cui Arabia Saudita, Argentina, Australia, Cile, Croazia, Gabon, Giappone, Honduras, Islanda, Kuwait, Norvegia, Seychelles, Uruguay, oltre a quelli dell’Unione Europea. Nonostante il bando, la produzione di Eternit continua a superare i 2 milioni di tonnellate nel mondo.

In Italia, solo 6 regioni hanno censito la presenza di amianto nel territorio. Di queste 6, solo il Piemonte, la Provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta hanno concluso le procedure; le altre 3, Campania, Emilia Romagna e Marche hanno registrato solo gli edifici pubblici e le imprese.

Tutte le altre (Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto e la Provincia Autonoma di Bolzano) sono ancora molto indietro con la procedura.

Le mappature parziali, ad oggi, hanno evidenziato la presenza di amianto in 370.000 strutture. Le coperture in Eternit rivestono 58.000.000 di metri quadrati (214.469 edifici privati, 50.744 edifici pubblici, 20.296 siti industriali, 18.945 onduline amianto).

Eternit: produzione di amianto compatto

La pericolosità dell’amianto dipende dal suo grado di friabilità. In linea di massima, però, l’amianto tende a logorarsi nel tempo, per via di usura e variazioni atmosferiche. Per questo motivo, è fondamentale effettuare una bonifica, a prescindere dalla tipologia di amianto di cui si dispone.

A seconda dell’indice di friabilità, le strutture in amianto possono essere compatte o friabili.

L’amianto compatto è l’amianto a basso indicie di friabilità, per via del potere aggrappante delle fibre. Con il passare del tempo, però, anche quello compatto rischia di logorarsi, soprattutto a causa di agenti atmosferici o usura data dal tempo. L’amianto compatto si trova spesso nelle coperture, in tubazioni e canne fumarie, in serbatoi e cassoni dell’acqua.

L’amianto friabile è quello solitamente più pericoloso, perché le particelle sono facilmente disgregabili e diventano volatili in poco tempo. Si trovano spesso in pavimentazioni, pannelli divisori e pareti, coibentazioni e controsoffitti.

Dichiarare la presenza di amianto ed eternit è obbligatorio

Chiunque sia in possesso di un immobile o per qualche ragione si ritrovi a gestirne uno (come ad esempio un amministratore condominiale o un dirigente scolastico), è obbligato a controllare che non vi sia traccia di amianto o Eternit. Come previsto dall’art. 2051 c.c., il proprietario o gestore di quell’immobile deve provvedere anche alla manutenzione dello stabile stesso.

Procedura di segnalazione della presenza di cemento amianto

Nel caso in cui dovesse rilevarne la presenza, deve allertare immediatamente le autorità competenti, come ad esempio l’ASL. A segnalazione ricevuta, l’ASL invierà sul luogo un esperto che accerti lo stato di friabilità del minerale, compilando un certificato di “valutazione del rischio”.

Se l’amianto è particolarmente friabile, è necessario procedere con la bonifica, che prevede la rimozione e lo smaltimento delle lastre di amianto. Se, invece, ci troviamo di fronte ad amianto ancora in buone condizioni, è possibile fare sì una bonifica, ma richiedendo semplicemente un incapsulamento.

Ogni forma di danno recato agli inquilini, deve essere risarcito dal proprietario o gestore, che ne risulta così direttamente responsabile.

Ci sono poi modalità precise per ottenere l’intervento della ASL:

In questo caso, ONA Onlus offre un servizio di assistenza gratuita, sia tecnica che legale, per procedere con eventuali segnalazioni e richieste. L’amianto, infatti, deve essere sempre segnalato, a prescindere dallo stato in cui versa.

Come comportarsi in caso di acquisto di immobile con amianto?

Durante una compravendita, è possibile ritrovarsi a dover acquistare un immobile contenente amianto. Non è detto che il proprietario o venditore ne sia al corrente, perché l’amianto si trova spesso anche nelle tubature o nelle canne fumarie.

Se l’acquirente di un immobile viene a conoscenza della presenza di amianto nello stabile che ha appena acquistato, può decidere di mantenere l’acquisto ma richiedere una riduzione del costo, come previsto dalla sentenza n.15742 del 23.06.2017 della Corte di Cassazione, sez. II.

Nel caso in cui il venditore sia a conoscenza della presenza di amianto e omette volutamente di comunicarlo all’acquirente, la vendita può essere annullata.

La lista dell’INAIL e le malattie asbesto correlate

L’amianto è responsabile di diverse malattie asbesto correlate. I dipendenti degli stabilimenti Eternit, per esempio, se affetti da patologie asbesto correlate, hanno diritto alla rendita INAIL e al risarcimento Eternit dei danni.

La lista I dell’INAIL comprende: asbestosi polmonare, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore ai polmoni, tumore della laringe, tumore dell’ovaio.

I processi a carico dei responsabili dell’Eternit

L’Italia è l’unica nazione nella quale si è tentato e si tenta di rendere giustizia alle vittime con l’utilizzo del procedimento penale. Infatti, oltre al processo Eternit I, per il quale la Cassazione ha dichiarato la prescrizione, sono in corso una serie di altri procedimenti.

Il processo Eternit I

Negli stabilimenti della multinazionale Eternit, 5 in Italia: Bagnoli, Cavagnolo, Rubiera, Siracusa e Casale Monferrato, si è utilizzato, per la maggior parte, amianto crisotilo.

Questo minerale è stato estratto dalla cava sita nei pressi dello stabilimento:

Per un periodo, questa miniera fu pure di proprietà della multinazionale Eternit e della famiglia Schmidheiny.

Inoltre, negli stabilimenti della multinazionale Eternit, si utilizzava anche amosite crocidolite che erano importati, e che arrivavano via treno o via gomma. Attraverso il porto di Genova per quanto riguarda Casale Monferrato, da Napoli per quanto riguarda Bagnoli, e così via.

Nel corso degli anni, sono stati migliaia i lavoratori esposti ad amianto e deceduti per malattie asbesto correlate. Oltre a loro, anche i familiari e gli abitanti dei quartieri limitrofi hanno messo a rischio la loro vita.

Il processo avviato per fare luce sulla vicenda ha preso il nome di Processo Eternit 1 ed ha visto come protagonista Stephan Ernest Schmidheiny. L’imprenditore svizzero è stato condannato a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit in Italia e nei territori limitrofi.

Eternit bis: processi ancora in corso

Successivamente prosciolto in via definitiva per intervenuta prescrizione del reato, è rimasto unico imputato nel Processo Eternit-bis per l’ipotesi di reato di omicidio volontario di 392 persone, di cui 62 dipendenti dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato e di 330 residenti delle zone limitrofe, tutti deceduti a causa di mesotelioma per l’esposizione ad inquinamento da amianto ambientale.

Il processo penale si svolgerà dinanzi alla Corte di Assise del Tribunale di Novara il prossimo 27 novembre. ONA Onlus si impegnerà per assistere tutti coloro che chiederanno di costituirsi parte civile (ONA Onlus si è già costituita parte civile nel procedimento penale).

Tutela legale delle vittime dell’eternit

Eternit non vuol dire soltanto la multinazionale, bensì, quel cemento amianto/fibrocemento, che ha provocato e continua a provocare molti morti. 

Infatti, il settore edile, è quello nel quale vi è un più alto numero di casi di mesotelioma (3.002 casi, pari al 15,5% dei casi totali in Italia).

Ciò è confermato anche dal VI Rapporto Mesoteliomi ReNaM INAIL.

Quindi, la tutela legale è estesa anche a coloro che si sono ammalati in altri ambiti per le successive lavorazioni dei materiali in amianto, in particolare le ondoline.

Tutela tecnica per la bonifica amianto cemento

Anche nel caso di cemento amianto si deve procedere alla bonifica e messa in sicurezza:

Si afferma, infatti, il principio della c.d. prevenzione primaria, che presuppone di evitare ogni forma di esposizione anche a basse dosi. Infatti, per il mesotelioma, il rischio sussiste anche in dosi basse.

L’unico strumento per vincere le malattie asbesto correlate, è quello di evitare ogni forma di esposizione, come ribadito dall’Avv. Ezio Bonanni e confermato anche dalla revisione del Consensus di Helsinki del 2014.

Prevenzione secondaria rischio cemento amianto fibrocemento

Per coloro che sono stati esposti ad amianto, comprese le fibre di crisotilo del cemento amianto e del fibrocemento, è necessaria la sorveglianza sanitaria. Solo in questo modo è possibile la diagnosi precoce e, quindi, i migliori risultati terapeutici.

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