Incapsulamento amianto: un metodo di bonifica

La bonifica con l’incapsulamento amianto

Incapsulamento amianto. Tra le tecniche di bonifica più diffuse, l’incapsulamento è sicuramente la soluzione ideale. Ma questo non sempre, come chiarito dall’avv. Ezio Bonanni e dall’ONA.

Tanto è vero che è raccomandato come strumento per evitare la più alta dispersione di fibre, in attesa dello smaltimento amianto.

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Incapsulamento amianto

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Quando incapsulare e quando smaltire l’amianto?

I minerali di amianto sono dannosi per la salute umana. Provocano infatti malattie infiammatorie e cancerogene.

Tanto è vero che l’unico strumento di tutela è la prevenzione primaria. Questo strumento di tutela si realizza con la bonifica che evita l’esposizione alla fibra killer.

Quindi, è necessaria la bonifica amianto. Tra i vari sistemi oltre al confinamento e allo smaltimento amianto, vi è infatti, l’incapsulamento.

Questo sistema può essere applicato quando la struttura in asbesto è ancora in buone condizioni, e si può arginare il problema. Lo smaltimento, che è l’unico metodo in grado di risolvere, è quindi demandato un periodo successivo.

L’incapsulamento, infatti, è una tecnica pratica, veloce e relativamente economica, in grado di incapsulare letteralmente le fibre di amianto all’interno delle lastre. In questo modo si riduce quasi a zero il rischio di diffondere particelle potenzialmente pericolose sia per l’uomo che per la natura.

Prima di procedere alla spiegazione dell’incapsulamento, però, proviamo a fare una panoramica essenziale sull’amianto, sui suoi utilizzi e sui suoi pericoli potenziali.

Cos’è l’amianto e com’è stato utilizzato?

Assai diffuso nelle costruzioni italiane fino ai primi anni 90. La sua messa al bando risale al 28 aprile 1993, data in cui è entrata in vigore la Legge 257/92.

Quindi fino ai primi anni 90 tutto è stato costruito in amianto. L’Italia è stata uno dei maggiori utilizzatori di amianto e di materiali contenenti amianto. Poiché come abbiamo detto l’amianto è una sostanza altamente cancerogena, c’è in atto una strage.

Questa strage di mesoteliomi risulta anche dal VI Rapporto ReNaM , e ciò è stato denunciato dall’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA.

Infatti, nella pubblicazione:

Risulta che ogni anno in Italia perdono la vita non meno di 6000 persone, a causa dell’utilizzo di questi minerali di asbesto.

Infatti, ancora oggi ci sono in Italia non meno di 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, in almeno 1 milione di siti e micrositi.

Per questi motivi oltre alla prevenzione primaria è necessaria anche la prevenzione secondaria prevenzione terziaria.

L’amianto è una sostanza pericolosa e silenziosa, che si insinua nei nostri polmoni e fa esplodere la malattia quando è ormai troppo tardi: per evitare che la malattia insorga è fondamentale preoccuparsi di bonificare le aree interessate. L’obbligo di bonifica risale sempre al 1992, ma ad oggi sono pochissime le realtà che si sono messe in regola.

Amianto: il killer silenzioso

L’amianto è un minerale a struttura fibrosa facilmente disgregabile, soprattutto a causa di usura e utilizzo. Una volta disgregato, però, rilascia nell’aria sostanze tossiche che, una volta inalate, possono rivelarsi altamente dannose per il nostro organismo.

Ampiamente utilizzato nelle costruzioni pubbliche e private fino agli anni Ottanta, negli anni Novanta ci si è accorti della sua potenziale pericolosità. La legge 257/92 ha introdotto, in Italia, il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto.

Una legge, però, non è bastata a limitare i danni, per due ragioni: prima di tutto, l’amianto provoca malattie silenziose che tendono ad esplodere dovo diversi anni dall’esposizione. Inoltre, l’unico modo per poter limitare davvero i danni è la messa in sicurezza degli spazi contenenti amianto, attraverso bonifica, incapsulamento, confinamento e rimozione.

Un assassinio che conta 107mila morti ogni anno nel mondo

L’amianto è un assassino silenzioso, che ogni anno uccide circa 6 mila persone solo in Italia (più di 100 mila in tutto il mondo). Le patologie asbesto correlate (così sono definite le malattie legate all’esposizione ad amianto) sono diverse e tutte preoccupanti: le più “leggere” sono le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici, l’asbestosi e le complicanze cardiocircolatorie. Le più “pericolose”, invece, sono i tumori veri e propri: mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore del colon retto, tumore dello stomaco, tumore della faringe e della laringe, tumore delle ovaie.

Amianto friabile e amianto compatto: come distinguerli

Come abbiamo già approfondito, l’amianto è una sostanza illegale dal 1992, ma senza che ci sia un obbligo chiaro di bonifica.

Per cui approvare la Legge 257/92 non è sufficiente. Occorre porre in sicurezza tutti i siti e così l’incapsulamento amianto è una prima misura. Certo, non risolutiva ma importante.

Infatti con questo sistema, il liquido aggrappante impedisce alle fibre di aerodisperdersi e cioè ne blocca la diffusione.

Dal 1992 ad oggi, però, sono pochissime le aree che hanno subito una reale bonifica. E quando c’è stata, è stata fatta nel modo sbagliato.

Esistono, infatti, due tipologie di amianto: amianto compatto e amianto friabile. Se compatto l’amianto quando si scompone o si smantella non si sgretola e non rilascia particelle tossiche nell’aria.

L’amianto friabile, invece, quando si scompone (o si smantella) si sgretola e rilascia particelle tossiche nell’aria, inquinando l’ambiente e mettendo a rischio la salute delle persone.

L’amianto compatto può essere smantellato dal luogo in cui è stato installato, mentre quello friabile deve essere necessariamente incapsulato.

In un caso o nell’altro è necessario agire, perché il deterioramento dell’amianto è una questione annosa che ha bisogno di essere risolta.

Se l’amianto anziché bonificato rimane lì dov’è stato installato, il rischio di deterioramento dovuto all’usura del tempo o alla scarsa manutenzione può provocare danni irreversibili, sia per l’ambiente che per la salute delle persone.

Le tecniche di bonifica per l’amianto

Quando ci troviamo di fronte a costruzioni in amianto, ci sono tre strade che è possibile percorrere: il confinamento, la rimozione e l’incapsulamento.

Il confinamento consiste nell’isolare completamente l’intero ambiente in cui si trova l’amianto, così da evitare la dispersione di fibre nell’aria facilmente respirabili.

La rimozione (la tecnica più diffusa), consiste proprio nello smantellamento delle lastre di amianto, ma è consigliabile farlo solo se si lavora in sicurezza – e se l’amianto in questione è protetto.

L’incapsulamento consiste, infine, nell’incapsulare letteralmente l’amianto all’interno di un’altra sostanza, così da proteggerlo dall’usura data da tempo, clima e utilizzo. Ha una controindicazione da non sottovalutare: se il materiale incapsulante non è resistente, l’amianto che si trova incapsulato rischia di fuoriuscire comunque a causa di botte, traumi e vandalismi di vario genere.

L’incapsulamento dell’amianto: cos’è e come funziona

L’incapsulamento dell’amianto consiste nel trattamento di superfici contenenti amianto con prodotti che penetrano all’interno delle fibre o le ricoprono totalmente fino a diventare una pellicola superficiale.

Tecnicamente, si tratta di una copertura che deve essere richiesta espressamente dal proprietario della struttura contenente amianto all’azienda che si occupa direttamente di svolgere il lavoro.

L’azienda incaricata deve presentare al richiedente un attestato che certifichi che i lavori saranno svolti a norma di legge, come previsto dal D.M. del 20 agosto 1999.

Ai lavori deve, poi, seguire un programma di manutenzione, che deve essere effettuata per evitare che la protezione si logori nel tempo (rendendo vano l’incapsulamento).

Pro e contro dell’incapsulamento dell’amianto

Come ogni operazione di bonifica (e non solo), anche l’incapsulamento ha vantaggi e svantaggi che devono essere posti sulla bilancia. Proviamo a vederli insieme.

Tra i vantaggi, c’è sicuramente una riduzione considerevole del rilascio di fibre, un risparmio notevole in tempi e costi rispetto allo smantellamento e una riduzione del rischio per gli addetti ai lavori.

Tra gli svantaggi, però, c’è la possibilità di dover smantellare l’amianto, prima o poi, perché potrebbe comunque logorarsi sotto la copertura. La manutenzione, come anticipato, è necessaria e potrebbe essere necessario perfino un secondo intervento.

Ad ogni modo, l’incapsulamento è consigliato su materiali poco deteriorati, poco friabili e di difficile accesso. Prima di ogni incapsulamento, è fondamentale che gli addetti ai lavori utilizzino le protezioni previste dalla legge e che valutino con attenzione le aree su cui dovranno lavorare.

Quando è opportuno effettuare l’incapsulamento dell’amianto?

L’amianto è un materiale fibroso che col tempo è destinato a sfaldarsi in piccolissime particelle volatili e respirabili dall’uomo. Queste particelle, come già anticipato più volte in questa e in altre sedi, sono pericolose sia per l’ambiente che per la salute delle persone, in quanto l’amianto è una sostanza cancerogena.

L’incapsulamento è una soluzione rapida e anche piuttosto economica, rispetto per esempio alla rimozione, ma può essere effettuata solo se l’amianto sottostante non è in condizioni particolarmente critiche, altrimenti il rischio è che rilasci ugualmente le particelle nell’aria.

Molto importante, anche se dovrebbe essere sottinteso: affidarsi unicamente a ditte specializzate, in possesso di tutti i requisiti ma soprattutto di tutti i permessi necessari per poter effettuare lavori di questo tipo su aree più o meno vaste.

Laddove è possibile, l’incapsulamento è sempre da favorire, perché congela l’amianto al di sotto della “capsula” di protezione e non crea rifiuti, che andrebbero smaltiti come rifiuti speciali e richiederebbero una preoccupazione in più.

È molto importante, però, come è già stato anticipato, che l’amianto non sia in pessime condizioni: se fosse arrivato al limite, si dovrà procedere allo smaltimento.

Gli incentivi dello Stato per la bonifica dell’amianto

Da quando l’amianto è diventato illegale, perché è stata resa nota la sua tossicità, pochissime realtà si sono realmente preoccupate di effettuare una bonifica. Così poche che lo Stato italiano si è preoccupato di stanziare fondi e promuovere incentivi per spingere le persone interessate a prendere provvedimenti.

L‘Avv. Ezio Bonanni, in collaborazione con ONA Onlus, di cui è presidente, si è battuto per diverso tempo per promuovere la bonifica dell’amianto, sia nelle abitazioni che sul posto di lavoro.

La rimozione o l’incapsulamento dell’amianto, infatti, fanno parte della prevenzione primaria, fondamentale per ridurre il rischio di contrarre patologie asbesto correlate.

Cosa vuol dire bonificare l’amianto? Vuol dire mettere in sicurezza gli spazi provvedendo allo smantellamento, all’incapsulamento o al confinamento delle fibre di amianto.

A seconda dello stato in cui versa l’amianto, è possibile effettuare una tipologia di bonifica differente. L’importante è farlo sempre seguendo le normative vigenti e affidandosi a personale competente e attrezzato, capace di lavorare in sicurezza.

Per tutti quelli che decideranno di effettuare bonifiche dell’amianto, lo Stato ha stanziato diversi incentivi: ci sono gli eco bonus, per lo smantellamento o isolamento di sostanze potenzialmente tossiche per l’ambiente; ci sono i bonus ristrutturazioni, soprattutto per i cittadini privati che devono bonificare l’amianto nelle proprie abitazioni; c’è il credito d’imposta, per tutte le aziende che hanno prodotto o lavorato a contatto con l’amianto almeno fino a poco prima dell’introduzione della legge del 1992.

Il ruolo di ONA Onlus nell’assistenza tecnica

ONA Onlus, l’Osservatorio Nazionale Amianto che si occupa di tutelare le vittime dell’amianto in Italia, ha istituito uno sportello dedicato all’assistenza tecnica, medica e legale per tutti i lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e a cui è stata riconosciuta la qualità di vittima del dovere.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’associazione ONA Onlus, lavora da quasi 20 anni a stretto contatto con un team di esperti per ottenere risarcimenti e indennità per tutti quelli che hanno contratto patologie sul posto di lavoro, spesso dopo esposizione a sostanze patogene.

La battaglia di ONA Onlus comincia con la prevenzione, a cominciare da quella primaria, che prevede la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, passando poi per quella secondaria, che riguarda proprio la sorveglianza sanitaria e i controlli sanitari di e sull’individuo, fino ad arrivare alla terziaria, che punta al reinserimento adeguato del paziente nella sua vita quotidiana.