Elefante, grande mammifero ancora sulla Terra

Elefante: carta d’identità del pachiderma 

L’elefante è una delle specie animali a rischio sul pianeta. Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura – Iucn, è considerato in pericolo e vulnerabile.

Tra le cause della diminuzione del numero degli esemplari ci sono sempre l’inquinamento e la caccia.

elefante

La tutela dell’ambiente quindi è uno degli obiettivi da portare avanti anche per la salvaguardia di tante specie animali e non solo per la salvezza dell’essere umano. Ne è convinto da sempre l’Osservatorio nazionale amianto che lotta per ambienti più salubri sul luogo di lavoro, ma anche più in generale, liberi da qualsiasi cancerogeno e inquinante.

Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, oltre al suo decennale lavoro al fianco delle vittime amianto si fa portavoce di tante battaglie per l’ambiente ed è tra i fondatori del comitato Amici di Papa Francesco, da sempre sensibile ai temi ambientali e di sicurezza sul lavoro.

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Cominciamo a conoscere l’elefante a partire dal nome e dalle sue caratteristiche fisiche.

Indice dei contenuti
Elefante africano, elefante indiano
Il ruolo chiave degli elefanti nell’ecosistema
Proboscide: un lungo naso
Elefante, zanne d’avorio
Curiosità in pillole  
Speedy Gonzales con le orecchie lunghe
Strano modo di comunicare
Lo sapevi che?
Stranezze sessuali
Elefante a rischio estinzione: caccia e bracconaggio
Estinzione, altre cause
Estinzione: perdita dell’habitat
Perché gli elefanti non si sono del tutto estinti?
Proteggiamo l’elefante
Classificazione sistematica di Linneo (1758) 
  • Regno: Animalia
  • Phylum: Chordata
  • Classe: Mammalia
  • Ordine: Proboscidea
  • Famiglia: Elephantidae
  • Genere: Elephas
  • Specie: E. maximus

Dieta: Erbivoro 

Dimensioni: Altezza alle spalle: 2,4-3,2 metri

Peso: 2700 chilogrammi – 6000 chilogrammi

Età media: fino a 70 anni.

Elefante africano, elefante indiano

L’elefante africano è leggermente più grande della specie asiatica.

Ha delle grandi orecchie a forma di continente africano, mentre quelle del cugino asiatico sono più piccole e la loro forma ricorda l’India. 

Fino a poco tempo fa si pensava che gli elefanti della foresta africana fossero una sottospecie dell’elefante africano, ma una nuova ricerca ha scoperto che in realtà si tratta di due specie differenti: 

  1. Elefanti della savana: vagano sulle pianure dell’Africa sub-sahariana e sono molto grossi;
  2. Elefanti della foresta: vivono nelle foreste dell’Africa centrale e occidentale. 

Gli elefanti africani maschi possono raggiungere 3 m di altezza e pesare tra 4.000 e 7.500 kg. Gli elefanti asiatici sono leggermente più piccoli: raggiungono i 2,7 m di altezza e pesano tra i 3.000 e i 6.000 kg.

Il ruolo chiave degli elefanti nell’ecosistema

Svolgono un ruolo chiave nel loro ecosistema, in quanto “creano” il loro habitat in molti modi: 

  • Durante la stagione secca, usano le zanne per scavare i letti dei fiumi prosciugati. L’acqua che affiora fa sì che molti animali possano bere;
  • Il loro sterco è pieno di semi ed è un buon habitat per i coleotteri dello sterco;
  • Il loro passaggio apre dei varchi, che facilitano l’accesso a zebre e altri animali nella foresta”.

Proboscide: un lungo naso

La proboscide è un “lungo naso” che contiene circa 40.000 muscoli. 

Viene usata per annusare, respirare, barrire (quando avverte il pericolo), bere e anche per afferrare le cose, specialmente un pasto potenziale.

La capacità “prensile” si deve a due finte dita che si trovano sulla punta della proboscide (gli elefanti asiatici ne hanno solo uno).

Esse consentono all’animale di eseguire manovre delicate come: scegliere una bacca dal terreno o strappare una singola foglia da un albero. 

Gli elefanti usano la proboscide anche per aiutare a sollevare o spingere uno dei loro cuccioli su un ostacolo e per salvare un altro pachiderma bloccato nel fango. 

Infine, come i nostri neonati umani succhiano il pollice, un cucciolo di elefante succhia spesso la proboscide.

Elefante, zanne d’avorio 

Gli elefanti africani hanno delle zanne che crescono continuamente. Delle zanne enormi possono indicarci l’età di un esemplare. Quelle dei maschi sono leggermente più grandi e vengono utilizzate anche durante i “combattimenti amorosi”.

Gli elefanti della savana hanno zanne curve, mentre quelli della foresta le hanno dritte. 

Le zanne altro non sono che dei denti incisivi molto sviluppati, che compaiono per la prima volta quando gli elefanti hanno circa due anni.

Essendo di avorio, sono oggetto di attenzione. Specialmente dei bracconieri, che non esistano a dare la caccia agli elefanti per arricchirsi attraverso il commercio clandestino. 

Curiosità in pillole

Gli elefanti hanno bisogno di circa 150 kg di cibo al giorno. Mangiano in continuazione, dalle 12 alle 18 ore consecutive. I cibi preferiti? Radici, erbe, frutta e corteccia.

Dormono molto e viaggiano per grandi distanze alla ricerca di cibo. Un singolo elefante può distruggere un’intera stagione di colture in una sola notte. 

Gli elefanti maschi trascorrono da 10 a 14 anni con le loro madri prima di formare i loro “gruppi”. Le femmine rimangono con le loro madri tutta la vita, in gruppi sociali “multigenerazionali di stampo matriarcale”. La matriarca è solitamente la più grande e più anziana.

Hanno una gravidanza più lunga di qualsiasi altro mammifero: quasi 22 mesi. Alla nascita possono pesare 120 kg e camminano entro un’ora. Dopo due giorni, possono tenere il passo con la mandria. Con questa incredibile tecnica di sopravvivenza le mandrie di elefanti possono continuare a migrare per trovare cibo e acqua.

Sono creature sociali e soffrono per la morte dei familiari. Amano i giochi d’acqua e si divertono un mondo a fare la doccia, risucchiando dapprima l’acqua nelle proboscidi per poi spruzzarla. Attraverso la proboscide, cospargono la loro epidermide di fango e sabbia. Questo consente loro di creare uno strato protettivo contro lo sporco e le scottature.

Usano il nasone anche per fare snorkeling durante il nuoto. Pieghe e rughe della loro pelle hanno il loro perché. Trattenendo fino a dieci volte più acqua della pelle “normale”, aiutano i pachidermi ad idratarsi e raffreddarsi. 

Speedy Gonzales con le orecchie lunghe

Un’altra curiosità sugli elefanti riguarda la loro velocità: normalmente si muovono a circa 4-6 km/h.

Guai a non farli arrabbiare! Se sono arrabbiati o devono scappare da un predatore raggiungono fino a 40 km/h. Per via della mole e della conformazione delle zampe, non sono in grado di saltare.

Strano modo di comunicare 

Comunicano attraverso le vibrazioni sonore dei loro barriti. Essi saranno acuti in caso di pericolo o bassissimi (ultrasuoni). In questo caso non potranno essere percepiti dalle persone.

Dato che imparano i diversi suoni per imitazione, così come avviene per altre specie di animali, ogni branco sviluppa un proprio “dialetto”, utile a cementare i legami tra i membri di uno stesso gruppo.

Distinguono difatti la differenza tra il richiamo dei familiari e quello degli estranei. Riconoscono le voci di almeno un centinaio di altri elefanti e sono in grado di registrare le posizioni di ben 17 diversi membri della famiglia. 

Comunicano anche attraverso il linguaggio del corpo, il tatto e il profumo. Infine, possono comunicare attraverso “segnali sismici” (suoni che creano vibrazioni a bassa frequenza nel terreno). 

Queste onde sono in grado di viaggiare sotto terra per più di due chilometri. La differenza di tempo tra la ricezione delle vibrazioni e l’ascolto del suono, permette all’elefante di calcolare con molta precisione la direzione e la distanza da cui proviene il messaggio. Questo consente loro di mettersi in salvo, nel caso in cui sentano rumori sospetti o di raggiungere le zone di pioggia nel caso in cui sentano che è scoppiato un temporale. Quale modo migliore per bere?

Lo sapevi che?

Gli elefanti si riconoscono in uno specchio, esattamente come noi.

Nel Monte Elgon National Park in Kenya, un gruppo di elefanti usa le zanne per estrarre il sale nelle grotte sotterranee. Si fanno strada con le proboscidi e poi gustano le zollette rompendole con le zanne.

Le loro cellule, o i loro neuroni, hanno dendriti particolarmente lunghi e ramificati. Questo spiega come mai gli elefanti elaborano maggiori informazioni rispetto agli altri mammiferi. 

Tutti sanno che sono famosi per la loro memoria, in pochi non sanno perché. Ciò si deve al fatto che la loro area del cervello associata alla memoria è più grande e più densa di quella delle persone.

Alcune prove suggeriscono che, anche dopo 27 anni di separazione, gli elefanti in cattività possono riconoscere l’odore dell’urina della madre. 

Stranezze sessuali

Concludiamo con delle curiosità a “sfondo sessuale”.

Sia i maschi sia le femmine si accoppiano con più di un individuo durante il calore. Ad ogni modo, le femmine tendono a partorire un unico cucciolo alla volta. Questo sistema di “accoppiamento multiplo” è conosciuto come poliginia o poligamia

Dopo la riproduzione sessuata, il maschio rimane per un certo tempo accanto alla femmina. Questo serve a evitare che altri maschi tentino di riprodursi con lei. E’ inoltre un buon modo per proteggerla da possibili pericoli e assicurarsi così la prole legittima.

Elefante a rischio estinzione: caccia e bracconaggio

Oggi purtroppo gli elefanti corrono seri rischi di estinzione. Una delle principali minacce deriva dal bracconaggio

Prima che gli europei iniziassero a colonizzare l‘Africa, c’erano circa 26 milioni di elefanti. All’inizio del XX secolo, il loro numero arriva a 10 milioni. Nel 1970, se ne contavano 1,3 milioni. 

Tra il 1970 e il 1990, la caccia sportiva e il bracconaggio hanno ridotto la popolazione di un’altra metà. 

Il bracconaggio ha continuato a minacciare entrambe le specie: gli elefanti della savana sono diminuiti del 30% tra il 2007 e il 2014, mentre gli elefanti della foresta sono diminuiti del 64%.

Oggi sono rimasti solo 400.000 elefanti. 

Nel 2021, l’Unione internazionale per la conservazione della natura li ha riconosciuti come specie separate per la prima volta, elencando gli elefanti della savana come “elefanti in via di estinzione”. Quelli della foresta, come “criticamente in via di estinzione”.  

Estinzione: altre cause

Difficoltà di riproduzione: il problema dell’estinzione è legato anche ai tempi di riproduzione dell’elefante. Con i tassi di riproduzione che si attestano intorno al 5 – 6%, le nuove nascite non arrivano a compensare le morti causate dai bracconieri. 

Estinzione: perdita dell’habitat

La cementificazione e la trasformazione dell’habitat in aree agricole, rientra tra le cause primarie di estinzione.

Turismo selvaggio: alcuni turisti, complici le autorità locali, pagano per cavalcare gli elefanti o per guardarli dipingere quadri, usando la proboscide.

Perché gli elefanti non si sono del tutto estinti?

Negli ultimi 50.000 anni i grandi mammiferi, si sono estinti. Gli elefanti africani e indiani invece resistono ancora. 

Secondo uno studio pubblicato su Palaeogeography, ciò si deve alla co-evoluzione e cooperazione tra umani e animali. Cosa che avrebbe permesso a questi ultimi di adattarsi alle modifiche dell’habitat.

Questi animali sono inoltre riusciti a sopravvivere al cambiamento climatico, grande protagonista delle estinzioni della storia. 

Nel caso dell’elefante indiano, pare addirittura che tutte le specie estinte, siano riuscite a sopravvissute a periodi di siccità. 

Proteggiamo l’elefante

Oltre ad essere stati inseriti nella lista delle specie in via d’estinzione Iucn, gli elefanti sono protetti a vari gradi, in tutti i paesi della loro gamma geografica. 

Sono anche protetti da accordi ambientali internazionali, quali: CITES e la Convenzione sulla conservazione delle specie migratorie.

Capitolo a parte merita il discorso “avorio”.

Nonostante gli sforzi, il bracconaggio è ancora difficile da contrastare.

Nel 2015, la Cina (che rappresentava il più grande mercato illegale e legale del mondo), ha accettato un divieto sul commercio interno dell’avorio. 

Da quel momento, la domanda di avorio sembra essere crollata. 

Oggi, proteggere gli elefanti dal bracconaggio richiede anche e soprattutto l’appoggio locale. 

Gli abitanti delle regioni con alti tassi di povertà e corruzione hanno maggiori probabilità di proteggere i bracconieri. 

Infine, è importante aiutare le comunità a sviluppare mezzi di sussistenza sostenibili, potrebbe diminuire il fenomeno del bracconaggio. 

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