La prevenzione secondaria nella cura dei tumori

La prevenzione è parte integrante di ogni terapia riguardante la lotta ai tumori. Senza ombra di dubbio, è opportuno parlare di prevenzione quando si parla di patologie a 360 gradi, ma nel caso di malattie tumorali, la prevenzione va sempre messa al primo posto. La ragione è molto semplice: la maggior parte dei tumori è asintomatica, nei suoi stadi iniziali, e diventa evidente quando ormai è troppo tardi per intervenire.

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I minerali di amianto e i rischi per la salute

L’amianto provoca l’infiammazione e, nei casi più gravi neoplasie come, ad esempio, il cancro. Tutti i minerali asbestiformi sono cancerogeni.

Questi minerali si dividono in serpentini, nei quali è compreso il crisotilo e gli anfiboli.

Negli anfiboli troviamo:

La cancerogenicità dell’amianto e dei suoi minerali, è stata considerata già a partire dal 1987 dallo IARC (IARC Monographs supplement 7, Asbestos (group 1), 106-116, 1987).

L’importanza della soverglianza sanitaria

Per questa ragione, effettuare controlli costanti ci aiuterà senza dubbio a individuare eventuali anomalie in anticipo, giusto in tempo per incominciare una terapia mirata alla distruzione delle cellule tumorali.

La sorveglianza sanitaria è fondamentale per ottenere una diagnosi precoce della malattia, così come una cura tempestiva e al primo stadio del cancro può far sperare in una guarigione.

Ci sono tre tipologie di prevenzione: prevenzione primaria, secondaria e terziaria. Tutte e tre le tipologie sono fondamentali per individuare e riconoscere una patologia giusto in tempo per intervenire. Dopo aver approfondito il tema della prevenzione primaria, in questo articolo proveremo ad approfondire la prevenzione secondaria: in cosa consiste e perché è fondamentale nella lotta ai tumori? Proviamo a scoprirlo insieme.

Prevenzione primaria, secondaria e terziaria

Prima di approfondire la prevenzione primaria, proviamo a fare una panoramica generale su tutte e tre le forme di prevenzione. Cosa intendiamo per prevenzione primaria, secondaria e terziaria? Quali sono le differenze e perché è spesso importante che concorrano insieme nella lotta contro i tumori?

Prevenzione primaria

La prevenzione primaria è la forma più semplice di prevenzione. Consiste nell’adottare comportamenti e stili di vita che riducano o evitino la comparsa o lo sviluppo di una malattia più o meno grave. Grazie alla prevenzione primaria si cerca di ridurre all’osso l’esposizione di una persona a eventuali rischi e/o abitudini che possono portare, alla lunga, alla comparsa di un tumore.

Fa parte della prevenzione primaria cercare di condurre prima di tutto una vita sana, lontana da vizi come fumo e alcol, favorendo un sonno sereno durante la notte e una vita attiva durante il giorno, mangiando sano e praticando sport.

Non solo: fanno parte della prevenzione primaria anche i vaccini per contrastare virus che possono portare alla formazione di tumori (come ad esempio il papilloma virus o l’epatite B).

Inoltre, fa parte della prevenzione primaria anche la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro attraverso bonifica o rimozione dell’amianto (o di altre sostanze cancerogene). Così facendo, è possibile evitare l’esposizione alle tossicità: solo così è possibile evitare che le persone si ammalino.

Prevenzione secondaria

La prevenzione secondaria è il passo successivo alla prevenzione primaria e consiste nella diagnosi tempestiva e precoce di una determinata patologia. In questo modo, è possibile intervenire in tempo per contrastare il suo più o meno rapido decorso.

La prevenzione secondaria agisce solitamente sulle persone che hanno già contratto la malattia ma sono al primo stadio o risultano ancora asintomatiche (ma sono entrate in contatto con sostanze patogene e/o risultano predisposte geneticamente).

Più si è veloci nell’intervento, più è facile fermare in tempo il tumore. Per questo motivo, la prevenzione secondaria deve essere concomitante alla primaria. Una volta che si è adottato uno stile di vita più sano e il posto di lavoro è messo in sicurezza, occorre cominciare a effettuare tutte le visite del caso per poter scongiurare o contrastare le patologie più gravi.

Con la prevenzione secondaria si cerca di individuare la patologia poco prima che si manifesti e diventi, così, più grave del previsto. Nel caso in cui, per esempio, si ha la certezza che una persona abbia lavorato a contatto con amianto e affini, è possibile fare qualche controllo preventivo, così da valutare se il rischio è potenziale o reale e correre ai ripari. I controlli sono importanti anche in assenza di sintomi, ovviamente.

Questo tipo di prevenzione, però, può molto poco, se non c’è una bonifica o una rimozione dell’amianto dalle aree cosiddette a rischio. Per quanto si possa prevenire una malattia con controlli costanti, se quella persona continuerà l’esposizione sarà sempre a rischio.

Prevenzione terziaria

La prevenzione terziaria è la fase finale del percorso della prevenzione e non riguarda la prevenzione in senso stretto, quanto la gestione effettiva della malattia. Quando il paziente ha contratto la patologia e ha cominciato le cure, deve preoccuparsi delle cosiddette recidive: il rischio, cioè, che la malattia ritorni anche se non c’è più traccia di essa nel paziente stesso.

La prevenzione terziaria mira proprio a questo: a sincerarsi che il paziente continui ad avere uno stile di vita sano e adeguato alla sua condizione clinica e che si preoccupi di portare a termine tutte le sue terapie in modo corretto.

Con la prevenzione terziaria, il paziente può tornare ad avere una vita normale, ordinaria, insieme alle persone che fanno parte della sua vita lavorativa e familiare. Deve farlo con attenzione, però, e continuando a monitorare il percorso della sua malattia.

Nel caso, poi, di malattia professionale, se il paziente può ritornare a lavoro deve farlo in totale sicurezza e quindi solo dopo che le strutture sono state messe a norma. Grazie alla prevenzione terziaria, è possibile contrastare il ritorno della malattia, per questo è molto importante (almeno quanto la primaria e la secondaria).

Una volta riscontrata la malattia, quindi, la prevenzione terziaria mira ad auspicare per il paziente una vita più idonea e più “sana”, proprio in virtù e nel rispetto della propria malattia. Un esempio può essere quello della dieta per un diabetico o per una persona affetta da grave obesità: un regime alimentare adeguato certamente non debella la patologia, ma sicuramente rafforza il sistema immunitario di chi la ospita.

Fa parte, poi, della prevenzione terziaria l’impegno profuso dai team legali preposti nell’ottenimento di indennità e risarcimenti per essere stati esposti a sostanze cancerogene o in maniera inconsapevole o in maniera poco idonea (senza tutele per il lavoratore): Ed è in questi casi che subentrano realtà strutturate e impegnate come ONA Onlus.

Il ruolo di ONA – Onlus nella prevenzione

L’associazione ONA – Onlus (Osservatorio Nazionale Amianto) si occupa da tantissimo tempo di tutelare i diritti e la salute di tutte quelle persone cui è stata riconosciuta la condizione di vittima del dovere e di tutti i lavoratori che nel corso della loro vita hanno contratto malattie professionali.

L’Avv. Ezio Bonanni, insieme al suo pool di tecnici ed esperti (in ambito tecnico, medico e legale), cerca di lavorare al fianco dei suoi clienti per ottenere diritti e indennità, portando avanti un percorso che mira soprattutto alla prevenzione primaria, secondaria e terziaria.

La prevenzione è fondamentale, per evitare che la malattia faccia il suo corso. Ed è fondamentale per migliorare la propria qualità della vita, in generale. Per questo motivo, ONA Onlus e il team dell’Avv. Ezio Bonanni combattono quotidianamente per affermare l’importanza della prevenzione, a ogni livello possibile.

Tra i compiti più importanti di ONA Onlus, quindi, c’è sicuramente quello di focalizzarsi sulla prevenzione, sia primaria che secondaria e terziaria. La prevenzione terziaria, poi, è parte integrante del loro impegno legale nell’ottenere, per i propri clienti, indennità e risarcimenti per aver contratto malattie professionali sul posto di lavoro.

L’importanza della prevenzione secondaria

Prevenire è meglio che curare, diceva un vecchio adagio. E non c’è verità più grande come in questi casi. Quando si parla di tumori e patologie correlate all’esposizione a sostanze patogene, la prevenzione è pressoché vitale.

Soprattutto la prevenzione secondaria, che attraverso analisi e screening ci può aiutare a riconoscere una patologia sul nascere e ad affrontarla nel modo più giusto.

Grazie alla prevenzione secondaria, infatti, è possibile che la neoplasia sia ancora poco estesa, che ci siano poche metastasi presenti in prossimità del tumore e che, quindi, sia più elevata la possibilità di guarire.

Fa parte della prevenzione secondaria lo screening oncologico, per esempio, con il quale è possibile riconoscere subito lo stadio della malattia e la gravità della sua presenza nell’organismo.

Una volta effettuato lo screening e riconosciuta la patologia, sarà poi necessario procedere con la richiesta di ulteriori esami ancora più approfonditi e di un eventuale trattamento localizzato (come ad esempio chemioterapia e radioterapia).

Il programma di screening dell’ONA

L’ONA è l’associazione di tutela delle vittime dell’amianto e di tutti gli altri cancerogeni. Applica il principio di precauzione, sia con riferimento alla prevenzione primaria, che a quella secondaria.

Principi della prevenzione secondaria:

  1. la malattia è un reale problema di salute;
  2. è disponibile un trattamento per i pazienti affetti da tumori;
  3. esistono strutture sanitarie in grado di fare diagnosi e terapia;
  4. si può riscontrare uno stadio asintomatico della malattia;
  5. è disponibile un test preliminare e poco invasivo;
  6. il test deve essere di facile accesso per la popolazione;
  7. il percorso della malattia deve essere facilmente riconoscibile;
  8. gli operatori sanitari sono a conoscenza delle linee guida su come trattare i pazienti;
  9. il servizio sanitario nazionale deve poter sostenere i costi dello screening;
  10. identificare i casi di malattia deve essere un processo costante, non una tantum;
  11. lo screening è da raccomandare se si determina la riduzione di tumori o recidive;
  12. lo screening è da raccomandare se è in grado di ridurre il rischio di mortalità.

ONA e tutela delle vittime dell’amianto

La prevenzione secondaria, però, ha valore solo e soltanto se è stata applicata a fondo la prevenzione primaria, con l’assunzione di uno stile di vita sano e l’applicazione di tutte le normative riguardanti la sicurezza sul lavoro.

Quando nel 1992 è passata la Legge 257 che vietava l’utilizzo dell’amianto, ritenuto cancerogeno e pericoloso, pochissime aziende si sono adeguate alle normative vigenti e altrettanto poche sono state le prese di posizione a riguardo.

Gli anni sono trascorsi e con loro anche il rischio sempre più alto per i dipendenti di contrarre malattie. E le patologie asbesto correlate sono tra le più insidiose, latenti e asintomatiche quali sono. La faccenda è stata presa sotto gamba e nel giro di pochi anni è diventata assai più problematica del previsto.

La Legge 257/1992 non è sufficiente

E dire che la prevenzione primaria salverebbe tantissime persone. Non solo: ridurrebbe al minimo ogni possibilità legata al rischio di contrarre la malattia. Eppure, in Italia, ancora oggi (quasi 30 anni dopo la legge sull’amianto), siamo ancora in prima linea a lottare nella speranza di essere ascoltati. Perché le vittime del dovere non hanno ancora la voce in capitolo che meritano, invece, di avere.

Per questa ragione, ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni sono in prima linea a combattere al loro fianco, nella speranza di dare loro la visibilità che meritano, i diritti che meritano, le indennità che meritano. L’importanza che meritano.

Non basta, però. Non basta perché quello che cambierebbe davvero le cose sarebbe proprio lei, la prevenzione. La prevenzione primaria, ovviamente, ma anche quella secondaria, basata anche su una più efficace sorveglianza sanitaria anche a favore di chi è stato esposto ad amianto o altre sostanze ugualmente cancerogene.

L’obbligo giuridico della sorveglianza sanitaria

E anche se l’articolo 259 del D. L.vo 81/2008 parla chiaro e riconosce nella ASL la figura incaricata ad applicare la prevenzione secondaria nelle malattie tumorali, in Italia sono ancora pochi i centri che se ne occupano e fanno carico nel modo giusto.

L’importanza di una diagnosi precoce

La diagnosi precoce è la chiave, dunque. Senza una diagnosi precoce, gli stadi della malattia avanzano indisturbati e la mortalità aumenta a vista d’occhio. ONA Onlus è consapevole dell’importanza della prevenzione secondaria ed è per questo che ha attivato una campagna di sensibilizzazione delle ASL e delle Regioni perché si attivi una sorveglianza sanitaria più efficace e più efficiente. Come afferma lo stesso Avv. Ezio Bonanni:

“È per questo che abbiamo avviato un dipartimento ONA sulla malasanità e una sezione di questo notiziario specifica. Ma non basta, perché occorre dare, a coloro che sono stati contaminati e ancora di più a coloro che hanno l’asbestosi, la possibilità di cercare di arrestare la progressione della malattia e/o la sua degenerazione in patologia neoplastica. Come dare un segnale di speranza?”

Ci vuole coesione, supporto, lavoro di squadra. La scienza deve entrare in campo per mappare, bonificare, migliorare i trattamenti sanitari e puntare tutto sulla prevenzione, a ogni livello possibile.

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