Inibitori orali di EGFR: cura tumore al polmone

Inibitori orali di EGFR: cura tumore al polmone somministrata durante la chemioterapia. Questa è uno degli approcci terapeutici per le vittime di tumore polmonare.

La principale causa di questa neoplasia è il fumo di sigaretta. Ma questo fattore agisce in sinergia con altri agenti cancerogeni, come l’amianto. Infatti l’esposizione ad asbesto determina, ogni anno, circa 70.000 decessi per cancro ai polmoni. Le capacità cancerogene della fibra killer sono anche confermate dallo IARC, nella sua ultima monografia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e il suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, assistono le vittime di tutte le patologie asbesto correlate. Tra queste c’è anche il tumore del polmone. Si può così ricevere assistenza medica e legale gratuita.

INDICE

Carcinoma polmonare: terapia con inibitori orali di EGFR
Le proprietà del Gefitinib
Come agisce l’Afatinib
L’azione antitumorale di Erlotinib
Gli effetti indesiderati provocati dagli inibitori di EGFR
Quali farmaci evitare durante la terapia?
Assistenza medica e legale

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

Inibitori orali di EGFR: farmaci per cura tumore al polmone

Gli inibitori orali di EGFR agiscono legandosi al recettore di EGFR. Bloccano così le capacità di fattore di crescita per la cellula tumorale.

La mutazione del gene EGFR è presente in circa il 20% dei tumori polmonari non a piccole cellule (adenocarcinoma). Generalmente i pazienti sono non fumatori e più frequentemente donne.

La delezione nell’esone 19 e mutazioni puntiformi nell’esone 21 del gene EGFR rappresentano le mutazioni più frequenti. Tuttavia ne esistono altre più rare.

Per esempio esistono quelle a carico dell’esone 18 oppure le inserzioni dell’esone 20. Queste altre mutazioni considerate più rare coprono circa il 15% di tutte le mutazioni di EGFR riscontrate. Le più frequenti sono le inserzioni dell’esone 20 (6%). Poi ci sono le mutazioni dell’esone 18 (3%), dell’esone 21 (1%) e dell’esone 19 (<1%).

Gefitinib, Erlotinib e Afatinib hanno rappresentato lo standard terapeutico nel trattamento dei pazienti con mutazione del gene EGFR. Da gennaio 2019 è stato introdotto anche Osimertinib. Gefitinib e Erlotinib rappresentano farmaci di prima generazione. Afatinib è un farmaco di seconda generazione. Osimertinib è un inibitore di EGFR di terza generazione.

In otto studi clinici, Gefitinib, Erlotinib e Afatinib hanno dimostrato la netta superiorità rispetto alla chemioterapia standard a base di platino. Si è verificata infatti la riduzione numerica e dimensionale delle lesioni. Inoltre è aumentata anche la sopravvivenza libera da progressione. Questi farmaci determinano il 60-70% di risposte obiettive. Mentre la chemioterapia ne ha solo il 35-40%.

Inibitori orali di EGFR: Gefitinib come cura

Gefitinib è un inibitore della proteina tirosina-chinasi. Blocca specifici enzimi denominati “tirosine-chinasi”. Tali enzimi sono presenti sulla superficie delle cellule del cancro. Il farmaco così rallenta la crescita e la diffusione del tumore.

È utilizzato nel trattamento di pazienti adulti con adenocarcinoma, localmente avanzato o metastatico.

Viene usato nei casi in cui le cellule del cancro presentano una mutazione genetica. Queste producono una proteina denominata “recettore del fattore di crescita dell’epidermide” (EGFR). L’EGFR è coinvolto nella crescita e nella diffusione delle cellule del tumore.

Lo studio ADJUVANT ha confrontato l’efficacia di Gefitinib con Cisplatino e Vinorelbina. Quest’ultimo farmaco è utilizzato solitamente come trattamento adiuvante per i pazienti con adenocarcinoma in stadio iniziale resecato.

Questo studio di fase III è stato condotto in 220 pazienti con mutazione del gene EGFR, dopo la chirurgia. I partecipanti sono stati randomizzati tra Gefitinib per 24 mesi o Vinorelbina e Cisplatino ogni 3 settimane, per un totale di quattro cicli.

I risultati hanno dimostrato che Gefitinib riduce in maniera significativa (del 40%) il rischio di recidive di malattia. In più prolunga la sopravvivenza libera da recidive di oltre 10 mesi. Inoltre, questo farmaco è meglio tollerato rispetto alla chemioterapia.

La terapia comporta la dose raccomandata di una compressa al giorno. Può essere disciolta in acqua.

Inibitori orali di EGFR: Afatinib come cura

Afatinib è usato nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (adenocarcinoma). Si sceglie soprattutto in caso di tumore in fase avanzata o metastatica. Inoltre i pazienti sottoposti a questa terapia hanno una mutazione dei geni per la proteina EGFR. Questa è implicata nella stimolazione della crescita cellulare.

Le proteine EGFR appartengono alla famiglia ErbB. Afatinib è un bloccante della famiglia ErbB. La proteina stimola le cellule a dividersi in maniera incontrollata. Inibendo la sua azione, Afatinib permette di controllare la divisione cellulare. Di conseguenza, rallenta la crescita e la diffusione del carcinoma.

Afatinib è il trattamento di cui abbiamo più dati clinici a supporto della sua efficacia. Negli studi clinici di fase II e di fase III i risultati hanno dimostrato che il farmaco determina il 70% di risposte obiettive nei pazienti con mutazioni o duplicazioni degli esoni 18 o 21. Il controllo della malattia è di più di 10 mesi. La sopravvivenza globale è di 19 mesi circa.

Nei pazienti con mutazioni dell’esone 20, invece, il tasso di risposta è di circa il 14%. La sopravvivenza globale è di 15 mesi. Infine, nei pazienti con inserzioni dell’esone 20, il tasso di risposta era inferiore al 9%. La sopravvivenza globale è inferiore ai 9 mesi.

Un altro studio ha coinvolto 345 pazienti con tumori con mutazione dei geni EGFR. I pazienti trattati con Afatinib sono sopravvissuti in media 11 mesi senza progressione della malattia. Invece i mesi si riducevano a 7 nei pazienti trattati con Pemetrexed e Cisplatino.

La dose raccomandata è di 40 mg, una volta al giorno. Il dosaggio può essere incrementato fino a un massimo di 50 mg al giorno. Le compresse devono essere assunte a digiuno.

Inibitori orali di EGFR: Erlotinib come cura

Anche l’uso di Erlotinib è indicato per il trattamento dell’adenocarcinoma in stadio avanzato.

La sua azione antitumorale consiste nell’inibire il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR). L’EGFR è infatti coinvolto nei processi di proliferazione e metastasi delle cellule tumorali. Pertanto, il farmaco è in grado di arrestare la diffusione della massa tumorale.

La somministrazione è orale, sotto forma di compresse. Il dosaggio generalmente è di 150 mg al giorno. Ogni compressa dovrebbe essere assunta un’ora prima o due ore dopo il pasto.

Altri farmaci antitumorali sono Alectinib, Atezolizumab, Brigatinib, Carboplatino, Ceritinib, Crizotinib, Dabrafenib, Durvalumab, Gemcitabina, Etoposide, Nintedanib, Nivolumab, Pembrolizumab, Taxolo, Taxotere, Trametinib.

Inibitori orali di EGFR - Numero Verde Assistenza Tumore Polmonare

Effetti collaterali chemioterapia tumore al polmone

Chi assume farmaci inibitori orali di EGFR può presentare effetti collaterali. Tra questi ci sono diarrea, rash, alterazioni dell’apparato gastrointestinale e del sistema epatobiliare.

Si possono verificare anche disturbi oculari, come cheratite, alterazioni dell’apparato respiratorio, del torace e del mediastino. Inoltre un effetto indesiderato non comune è interstiziopatia polmonare grave (ILD).

Nello specifico, l’assunzione di Gefitinib può provocare perdita di appetito, vomito, nausea, infiammazione della mucosa orale, aumento del livello di alanina aminotransferasi nel sangue e debolezza.

Mentre, per Afatinib, altri effetti indesiderati comuni sono infezione del letto ungueale, sanguinamento dal naso, dermatite acneiforme, prurito e secchezza cutanea.

Infine l’Erlotinib ha tra i suoi effetti collaterali specifici difficoltà respiratoria, rossore acuto, aumento della lacrimazione, visione offuscate e sensibilità alla luce. In più possono manifestarsi infiammazioni della parte colorata dell’occhio, congiuntivite, cheratocongiuntivite e infiammazione della cornea. Inoltre, sono stati riportati casi di ulcerazione e perforazione della cornea.

Si possono verificare anche gravi reazioni della pelle, come la formazione di vescicole o desquamazione, e patologie del sistema nervoso. Tra queste ci sono mal di testa, stanchezza, alterazioni della sensibilità cutanea, intorpidimento delle estremità e depressione.

Il trattamento a base di Erlotinib è sconsigliato in pazienti affetti da patologie epatiche, renali o disturbi della glucuronazione. Inoltre, durante la terapia, non bisogna fumare. Infatti il fumo è in grado di diminuire la concentrazione plasmatica. Si riduce, così, l’efficacia del farmaco.

Interazioni di Erlotinib con altri farmaci

Si possono verificare delle controindicazioni se la terapia viene somministrata contemporaneamente all’assunzione di altri farmaci. Per esempio la somministrazione concomitante di Erlotinib e di anticoagulanti (warfarin) può aumentare il rischio di sanguinamenti ed emorragie.

Anche assumere contemporaneamente farmaci utilizzati per diminuire la concentrazione ematica di colesterolo (statine) può causare un aumento del rischio di danni muscolari. Tra questi vi è la rabdomiolisi. Questa consiste nella rottura delle cellule del muscolo scheletrico. Ciò comporta il rilascio nel circolo sanguigno di sostanze contenute nella muscolatura, con conseguente danno renale.

L’associazione di Erlotinib e Capecitabina aumenta la concentrazione plasmatica dell’inibitore. Inoltre esistono altri medicinali che potrebbero sconvolgere l’efficacia della terapia. Questi sono:

  • antifungini (ketoconazolo);
  • antivirali inibitori della proteasi (ritonavir);
  • antibiotici (eritromicina e claritromicina);
  • farmaci utilizzati per il trattamento dell’epilessia (fenitoina e carbamazepina);
  • barbiturici;
  • rifampicina, antibiotico impiegato nella terapia della tubercolosi;
  • ciprofloxacina, antibiotico chinolonico;
  • farmaci impiegati per ridurre la secrezione acida dello stomaco (omeprazolo e ranitidina);
  • erba di San Giovanni, che possiede proprietà antidepressive.

Vittime tumore al polmone: servizi di assistenza ONA

Per le vittime di tumore al polmone, mesotelioma o altre malattie asbesto correlate, l’ONA fornisce diversi servizi di tutela.

Si può far richiesta di assistenza medica gratuita. Grazie ad essa la vittima può ottenere una diagnosi precoce, terapie tempestive e sorveglianza sanitaria.

Inoltre avvocati specializzati, coordinati dall’Avv. Bonanni, offrono anche un servizio di assistenza legale gratuito. In questo modo si possono vedere riconosciuti i propri diritti e benefici previsti dalla legge, come il risarcimento dei danni.

Anche alle vittime di malasanità sono offerti servizi di tutela. Si assicura così la responsabilità medica.