Processo Eternit: storia e definizione

Il processo Eternit è così definito perché vede imputato Stephan Schmidheiny. Così nel processo Eternit I, come in quello Eternit Bis, che è stato spezzettato. Quello di Torino è stato definito con la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione (Tribunale Penale di Torino, sentenza n. 2438 del 23.05.2019).

Poi pende anche quello a Napoli, in Corte d’Assise. In tutti questi procedimenti, l’ONA è costituita parte civile. L’Avv. Ezio Bonanni è uno dei protagonisti di questi processi.

La tutela legale nel processo Eternit

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Eternit: il processo del secolo

L’Eternit è, al tempo stesso, il cemento amianto e il fibrocemento e la ragione sociale della omonima multinazionale. Il proprietario di Eternit, Stephan Schmidheiny, è stato sottoposto a diversi procedimenti penali.

La multinazionale Eternit in Italia

In Italia lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato ha iniziato la sua produzione il 19/03/1907, fino al 06/06/1986. Successivamente, con la L. 257/1992, il minerale è stato posto al bando e anche negli altri siti la produzione venne meno.

Nel tempo, questo stabilimento ebbe circa 5000 dipendenti, in alcuni contesti, fino a 3500 contemporaneamente. 

Quasi tutti sono deceduti per patologie asbesto correlate. Così, tutti gli altri dipendenti degli altri stabilimenti. Sono stati 5 in Italia, da Bagnoli a Cavagnolo, da Rubiera a Siracusa, oltre a Casale Monferrato.

Un vero e proprio disastro ambientale, ai sensi dell’art. 434 c.p., poiché ad ammalarsi sono stati anche tutti coloro che hanno abitato nei dintorni di questi stabilimenti. In più, i coniugi e i figli dei dipendenti.

Per questi motivi, il Tribunale di Torino, già con sentenza n. 565/2012, aveva condannato sia Stephan Schmidheiny che Louis De Cartier, confermata dalla Corte d’Appello, ma annullata dalla Cassazione, I sez. pen., n. 7945/2015, per prescrizione del reato.

Queste sono vittime di un crimine, e si tratta di un crimine contro l’umanità. Per questo crimine, qualcuno dovrà pagare.

La serie di processi che hanno dato avvio alle indagini prendono il nome di Processo Eternit 1 e Processo Eternit-bis.

Eternit: la fabbrica della morte

Eternit è un marchio registrato, il nome di un’azienda conosciuta in tutto il mondo per la produzione di fibrocemento di amianto. Utilizzato in edilizia per progettare e rivestire strutture di vario genere, data la sua resistenza e durevolezza, l’amianto è un materiale che tende a sgretolarsi nel tempo. Quelle microparticelle, a lungo andare, possono rivelarsi cancerogene e sono, quindi, pericolosissime per l’uomo.

Il brevetto Eternit è del 1901. Nel 1903 fu acquistato dall’azienda svizzera Schweizerische Eternitwerke AG, che circa vent’anni dopo cambiò il suo nome semplicemente in Eternit. Dal 1906 in poi furono aperte diverse fabbriche Eternit anche in Italia.

Nel 1933, l’azienda divenne proprietà della famiglia svizzera Schmidheiny. Quarant’anni dopo, insieme ai belgi De Cartier, divenne proprietaria anche degli stabilimenti italiani.

Le malattie, però, arrivano prima. Già negli anni Cinquanta, in uno degli stabilimenti a Casale Monferrato, si registrano diverse morti di operai per patologie respiratorie.

Piano piano, cominciano ad ammalarsi anche persone non strettamente correlate alla fabbrica (magari residenti nelle zone limitrofe). Le morti cominciano a diventare numerose. Verso la fine degli anni Settanta, il sindacalista CGIL Bruno Pesce, insieme a un operaio dell’Eternit, Nicola Pondrano, avviano una serie di indagini per fare luce su quelle morti così sospette. Nel 1986 Eternit chiude: l’azienda in Italia fallisce pezzo dopo pezzo.

Diversi anni dopo, nel 2004, fu trasmessa la segnalazione alla Procura della Repubblica di Torino, per cui, si avviarono le indagini a fronte delle quali i due proprietari degli stabilimenti furono rinviati a giudizio per i reati di cui agli artt. 434 e 437 c.p.

Il processo Eternit: Schmidheiny e De Cartier alla sbarra

Le indagini iniziate nel 2004, hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Stephan Schmidheiny. Il processo è iniziato il 06.04.2009. Sono state presentate 2889 atti di costituzione di parte civile, che corrispondono ad altrettante vittime. 

Finalmente, il 13.02.2012, ci fu la sentenza e Louis De Cartier e Stephan Schmidheiny, i due proprietari della multinazionale Eternit, sono stati condannati a 16 anni di reclusione. 

L’Avv. Ezio Bonanni è stato protagonista di questo processo.

La sentenza di primo grado arriva il 13 Febbraio 2012. Louis De Cartier e Stephan Schmidheiny sono condannati a 16 anni per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Quattro anni in meno rispetto alla richiesta del procuratore generale, Guariniello.

Poiché ci fu la dichiarazione di prescrizione per il caso Bagnoli, vi fu l’appello, sia del Procuratore della Repubblica, che dell’Avv. Ezio Bonanni. 

La Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna, anzi, l’ha estesa anche per Eternit Bagnoli. La pena è stata aumentata a 20 anni.

A Giugno del 2013, più di un anno dopo, si conclude in processo di secondo grado: Stephan Schmidheiny è condannato a 18 anni di carcere, due anni in più rispetto alla sentenza di primo grado. De Cartier, nel frattempo, è morto. La sentenza di secondo grado riconosce la responsabilità penale per i siti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Bagnoli e Rubiera. In quell’occasione sono stanziati fondi per circa 90 milioni di euro, da destinarsi come risarcimento danni alle vittime del dovere e ai loro familiari.

Processo Eternit: il reato cade in prescrizione

Il 19 Novembre del 2014. La Corte di Cassazione annulla le precedenti condanne sulla base della prescrizione (art. 434 c.p.) con sentenza n. 7941. Il reato sussiste, ma sono trascorsi troppi anni tra l’esposizione all’amianto e l’effettiva malattia delle vittime.

La Corte di Cassazione dichiara che la prescrizione avviene nella misura in cui gli eventi si sarebbero consumati successivamente alla chiusura degli stabilimenti Eternit, avvenuta nel 1986. E poiché il processo ruota intorno al disastro ambientale (non al reato di omicidio) è pressoché impossibile dimostrare le concause.

Con l’annullamento della Corte di Cassazione, sono stati annullati anche i risarcimenti a favore delle vittime. La colpa, quindi, sembra essere delle patologie asbesto correlate, malattie spesso silenziose che si manifestano in tutta la loro forza solo quando non c’è più niente da fare, né da un punto di vista medico, né da un punto di vista legale.

Nonostante la prescrizione in Cassazione, le inchieste rimangono aperte.
Il 20 Novembre 2014 si muove verso Stephan Schmidheiny l’accusa di omicidio volontario continuato e pluriaggravato di 258 persone. Tra le aggravanti contestate, anche i c.d. motivi abietti. Questi consistono nella volontà di profitto e nel mezzo insidioso (l’amianto).

Tra le 266 vittime, figurano 66 ex dipendenti delle fabbriche di Casale Monferrato e Cavagnolo. Tutti gli altri (la maggioranza) sono residenti nelle aree limitrofe. La maggior parte di loro è morta per mesotelioma (una patologia asbesto correlata piuttosto grave) e le ultime morti risalgono al 2014. La prescrizione è in qualche modo servita a chiudere il capitolo del disastro ambientale per aprire quello relativo agli omicidi volontari.

Corte di Cassazione: cadono le accuse per un vizio di forma

Proseguendo con le indagini e i processi, il reato passa da omicidio volontario a colposo, con l’aggravante della colpa cosciente. Le due sentenze sono impugnate dalla Procura della Repubblica di Torino e della Procura Generale presso la Corte di Appello di Torino: la Corte di Cassazione li dichiara inammissibili per un vizio di forma, a seguito dell’udienza del 13 dicembre 2017.

Nel corso di quell’udienza, l’Avv. Ezio Bonanni insiste perché i due ricorsi trovino accoglimento: nel passaggio da omicidio volontario a omicidio colposo, infatti, gran parte dei casi di decessi per patologie asbesto correlate rischiano di essere annullate. A nulla servono, però, gli sforzi: la Corte di Cassazione rimane ferma sui suoi punti e continua a dichiarare entrambi i ricorsi inammissibili.

Processo Eternit Bis a Torino: condanna dell’imputato

Durante l’udienza del 20 Novembre 2018, il PM Colace chiede la condanna dell’imputato a 7 anni di reclusione.

Il 25 Gennaio 2019, il Tribunale Penale di Napoli rinvia a giudizio Stephan Schmidheiny per omicidio colposo. In quell’occasione è accolta la tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA Onlus, e dei due Pubblici Ministeri, Frasca e Giuliano. Le richieste avanzate da ONA sono state appoggiate anche dall’Avv. Flora Rose Abate, già legale all’interno di ONA Onlus.

Le difese dell’imputato si discutono il 7 Febbraio 2019: a questa data fa seguito la sentenza di condanna di Stephan Schmidheiny, emessa dal Tribunale di Torino.

Il processo Eternit-bis a Napoli

Il processo comincia il 12 Aprile 2019 ed è tutt’ora in corso.

Il 15 Maggio 2019 si tiene la seconda udienza dibattimentale del processo Eternit-bis. Il processo si svolge nell’aula 116, dinanzi la II Sezione della Corte di Assise di Napoli, presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere Maurizio Conte.

In quell’occasione, la Corte rigetta la richiesta di estromissione avanzata dalla difesa dell’imputato nell’udienza precedente e ammette la costituzione di parte civile di ONA Onlus. Dal canto suo, ONA decide di costituirsi parte civile anche nel processo Eternit-bis di Vercelli, per le quali Stephan Schmidheiny è stato rinviato a giudizio per la morte di 392 persone, decedute per patologie asbesto correlate.

Il 24 Gennaio 2020, il Tribunale di Novara, nella figura del DUP Dott. Fabrizio Filice, rinvia nuovamente a giudizio Stephan Schmidheiny. L’accusa che pende su Schmidheiny è di omicidio volontario di 392 persone, di cui 62 dipendenti dell’Eternit di Casale Monferrato e di 330 residenti delle zone limitrofe. Le vittime sarebbero tutte decedute a causa di mesotelioma per l’esposizione a inquinamento da amianto ambientale.

Ne bis in idem: rigetto dell’eccezione

Il 31 Maggio 2020, nell’aula 116, dinanzi la II Sezione della Corte di Assise di Napoli, presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere Maurizio Conte, proc. n. 5231/17, si svolge l’udienza dibattimentale del processo Eternit-bis sullo stabilimento di Bagnoli.

Secondo la difesa di Stephan Schmidheiny, l’imputato dovrebbe essere prosciolto sulla base del ne bis in idem, secondo cui un imputato non dovrebbe essere accusato due volte per lo stesso reato. Il motivo per cui la difesa di Schmidheiny si impunta su questo cavillo riguarda il precedente processo per i reati commessi di cui agli artt. 434 e 437 c.p., ormai caduto in prescrizione.

Il GUP di Torino, però, ha rifiutato il bis in idem, poiché si tratta di fattispecie di reato, diverse e nuove, dato che nel nuovo processo è contestato il reato di omicidio. Allo stesso modo si è espresso anche il GUP di Napoli e in ugual modo si sono espressi i PPMM. Anche ONA Onlus ha rifiutato il bis in idem.

Sia nel caso di Bagnoli che in quello di Casale Monferrato, si tratta di omicidio volontario. Tutte le richieste di Stephan Schmidheiny sono state rigettate.

Il processo finale si svolgerà presso la Corte d’Assise del Tribunale di Novara il 27 Novembre 2020.

Il ruolo dell’ONA nel chiedere giustizia

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni sono stati protagonisti nel chiedere giustizia per le vittime dell’amianto. Tra di loro, in modo particolare, tutte quelle che sono decedute perché hanno lavorato negli stabilimenti Eternit.

Ma non solo. Ci sono poi anche coloro che sono deceduti semplicemente perché abitavano nei dintorni degli stabilimenti. Si continua a morire anche tra la popolazione a distanza di decenni.

È questa l’emergenza di Casale Monferrato.

Amianto cancerogeno: violazione delle misure di sicurezza

La pericolosità dell’eternit, che, spesso, è sinonimo di amianto, risiede anche nel comportamento dei titolari delle posizioni di garanzia.

Se, infatti, già dì per sé, si tratta di un materiale cancerogeno, compreso il crisotilo, come confermato dallo IARC (Asbestos – chrysotile, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite and anthophyllite), sono evidenti le responsabilità dei titolari della società. 

Infatti, non si comprende per quale motivo abbiano tenuto tale comportamento.

Il negazionismo della famiglia Schmidheiny

Le ragioni delle responsabilità della famiglia Schmidheiny, ed in particolare, di Stephan, risiedono nel suo comportamento. Infatti, per molto tempo, fu proprio Stephan Schmidheiny a tentare di occultare la pericolosità dell’uso dell’amianto.

Per questi motivi, già nel primo processo Eternit, fu riconosciuta la sua responsabilità per dolo. Il fatto stesso che la Cassazione abbia annullato, solo per prescrizione, conferma la fondatezza delle accuse.

L’impegno dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni prosegue

L’ONA si è impegnata anche sul territorio di Casale Monferrato. con molte manifestazioni.Processo Eternit: conferenza di Casale Monferrato

Il giorno 16.02.2015, in Casale Monferrato, l’ONA si è mobilitata con la presenza dell’Avv. Ezio Bonanni.

L’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni ha permesso di ottenere un importante risultato: la condanna di Stephan Schmidheiny per la morte di Testore Giulio, ciò per il reato di omicidio colposo con colpa cosciente.

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