Danno catastrofale: riconoscimento e risarcimento

Il danno catastrofale indica la sofferenza, spirituale o intima, patita dalla vittima nell’assistere al progressivo svolgimento della propria condizione esistenziale verso il fine-vita.

Fa parte della categoria del danno non patrimoniale (ex art. 2059 c.c.) ed è rivendicabile iure hereditatis dai familiari (Cass.,7126/2013), in quanto patito dalla vittima prima del suo decesso.

Tuttavia, per sussistere questo pregiudizio, la vittima deve avere consapevolezza della propria fine imminente: “percezione della morte incombente, di una catastrofe non evitabile ma che inesorabilmente si avvicina, annientando tutte le funzioni vitali, fino all’ultimo respiro”. Per questo è anche chiamato danno da lucida agonia.

Oltre ai danni non patrimoniali, la vittima che ha contratto una malattia professionale ha diritto all’integrale risarcimento dei danni, compresi quelli patrimoniali (danno emergente e lucro cessante).

L’ONA–Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’Avvocato Bonanni, assistono legalmente le vittime e i loro familiari per salvaguardare i loro diritti.

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In particolare si occupano di tutelare cittadini e lavoratori esposti a dannosi agenti cancerogeni, come l’amianto. L’esposizione a esso, infatti, è molto pericolosa per la salute, come conferma anche l’ultima monografia IARC.

Perciò è importante evitare siti contaminati e segnalare le aree a rischio tramite l’APP Amianto, per provvedere alla bonifica. Purtroppo, nonostante la messa al bando di materiali contenenti asbesto con la Legge 257/92, essi sono ancora presenti in edifici privati e pubblici. Lo denuncia l’Avvocato Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Itali – Ed.2022“.

Indice dei contenuti

  • Cos’è il danno catastrofale?

  • Danno catastrofale: come si calcola

  • Tempo di lettura:7 minuti

    Danno catastrofale: definizione e requisiti

    Il danno catastrofale fa riferimento a un bene essenziale: la vita. Il diritto alla vita è riconosciuto dall’art. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dall’art. 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani e dall’art. 2 della Costituzione italiana. Perciò il bene vita assume rilevanza in termini economici in quanto, la sua lesione o aggressione, può essere fonte di risarcimento.

    In particolare, il danno catastrofale rappresenta un tipo di pregiudizio che attiene alla psiche del soggetto. Infatti la vittima, essendo cosciente nell’intervallo di tempo che va dall’evento lesivo all’evento morte, si rende conto dell’arrivo imminente dell’exitus.

    È la paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali“.

    I presupposti che indicano la presenza del danno catastrofale (Cass., 29492/2019) sono:

    • stato di coscienza e comprensione da parte della vittima della propria irrimediabile condizione clinica;
    • non immediatezza del decesso in seguito alle lesioni, dovendo la vittima permanere in vita per un intervallo di tempo anche minimo ma oggettivamente apprezzabile.

    Danno catastrofale come danno da lucida agonia

    Il danno da lucida agonia è quindi risarcibile solo se la vittima è in grado di comprendere che la propria fine è imminente.

    Infatti, secondo la Suprema Corte, il danno catastrofale consiste in una manifestazione psichica-emotiva profonda del soggetto umano e dunque in una riflessione e comprensione dell’irreversibile processo che in breve tempo determinerà il venire meno della propria esistenza.

    Quindi è necessario lo stato di coscienza. La vittima deve avere effettiva consapevolezza di sé e della situazione che sta vivendo. La Corte esclude, perciò, il risarcimento di questo danno in tutti i casi in cui, nel periodo di sopravvivenza, vi sia assenza di attività cerebrale e il soggetto sia in stato di totale incoscienza (stato vegetativo).

    In definitiva è essenziale la prova della “cosciente e lucida percezione” del sopraggiungere della propria morte, poiché, in assenza di essa, non esisterebbe l’antefatto logico (recte fattore) determinante la sofferenza.

    Pregiudizio di natura morale o biologica?

    La giurisprudenza è divisa nel riconoscere il danno catastrofale. Infatti spesso è identificato in altri tipi di pregiudizi. Per esempio un primo orientamento lo considera di natura morale. Per questo è chiamato anche danno morale soggettivo.

    Secondo questa prospettiva, il pregiudizio catastrofale consiste in una forma lessicale descrittiva di un danno morale di estrema intensità, in quanto riflette il senso di disperazione del soggetto in attesa consapevole della propria morte, evento avvertito come ineluttabile.

    Essendo un danno risarcibile esclusivamente iure hereditatis, esso si estrinsecherebbe nella sofferenza, nello sconforto e nel turbamento patito dai familiari della vittima. Irrilevante sarebbe ogni riferimento alla durata del pregiudizio, caratteristica tipica del danno biologico. Conterebbe solamente l’intensità della sofferenza.

    A contrapporsi a questa considerazione vi è un altro orientamento minoritario, che sostiene la natura biologica del danno catastrofale. La particolare intensità della sofferenza patita dalla vittima in quell’intervallo temporale andrebbe a sopperire la valutazione della durata del pregiudizio e della brevità della vita residua.

    Hanno chiarito la questione le Sezioni Unite, le quali hanno privilegiato la tesi della natura morale del danno catastrofale. Si sostiene, infatti, che la sofferenza provata dalla vittima si esplicherebbe in un forte e intenso turbamento che, però, non potrebbe essere ricondotto a una patologia della psiche, requisito indispensabile del danno biologico.

    Differenze tra danno terminale e catastrofale

    Spesso si confonde il danno catastrofale, detto anche danno morale terminale, con il danno biologico terminale. Tuttavia la Corte di Cassazione ha reso note delle precisazioni.

    Per il danno morale terminale o da lucida agonia o catastrofale o danno catastrofico, subito dalla vittima per la sofferenza provata nell’avvertire coscientemente l’ineluttabile approssimarsi della propria fine, assume rilievo il criterio dell’intensità della sofferenza provata, a prescindere dall’apprezzabile intervallo di tempo tra lesioni e decesso della vittima. Nella diversa ipotesi di morte cagionata dalla lesione, quando tra le lesioni colpose e la morte intercorra un apprezzabile lasso di tempo (nel caso in esame 3 giorni), viene ritenuto risarcibile il danno biologico terminale” (Cass., 6691/2018).

    Inoltre aggiunge che per il tempo di permanenza in vita, per effetto della percezione, anche non cosciente, della gravissima lesione dell’integrità personale della vittima nella fase terminale della sua vita, il diritto di credito al relativo risarcimento viene ritenuto trasmissibile iure hereditatis.

    Il danno biologico terminale, essendo pregiudizio della salute, è massimo nella sua entità e intensità (Cass., 3549/2004), in quanto conduce a morte un soggetto in un limitato ma apprezzabile lasso di tempo (Cass., 3766/2005).

    Calcolo danno catastrofale per risarcimento

    Il danno non patrimoniale ha una natura composita. È composto da molteplici voci aventi una rilevanza meramente descrittiva e non una differenza ontologica (danno esistenziale, morale e biologico).

    Nonostante l’esistenza di varie tipologie, il giudice liquida il risarcimento in un’ottica unitaria. Infatti non è possibile considerare due o più volte le stesse voci, che si differenziano solo mediante le diverse denominazioni formali (Cass., 1361/2014 e Cass., 3374/2015).

    Per quanto riguarda il danno catastrofale, esso prima entra a far parte del patrimonio della vittima e poi può essere invocato dagli eredi, come pregiudizio iure hereditatis.

    Tale voce di danno è liquidabile dal giudice esclusivamente in via equitativa, tenendo conto dell’enormità della sofferenza psichica patita e della durata di tale sofferenza (Cass. Civ., Sez. III, ordinanza 16592/2019).

    Nell’ambito del danno catastrofale calcolo si basa sulle tabelle riguardanti l’invalidità temporanea. Per danno catastrofale quantificazione avviene secondo gli importi massimi previsti per il danno biologico temporaneo assoluto.

    Nel dettaglio, questo sistema assegna a ogni giorno di sofferenza una valutazione monetaria decrescente, che eguaglia il valore del danno biologico temporaneo ordinario al raggiungimento del centesimo giorno. Perciò il periodo di tempo risarcibile per questa voce di danno è limitato.

    Personalizzazione del risarcimento dei danni

    Inoltre, in sede di liquidazione, il giudice dovrà effettuare una valutazione personalizzata. Tiene così conto delle circostanze del caso concreto, dell’entità della lesione alla salute, talmente grave da non permettere più alcun recupero (Cass. Civ., Sez. III, 3374/2015).

    I primi 3 giorni possono essere risarciti secondo valutazioni personalizzate del giudice in base alla gravità eccezionale dell’evento fino a un tetto massimo di 30.000 euro. Dal quarto giorno in poi, la liquidazione del danno sarà comunque personalizzabile, a seconda delle peculiarità concrete del caso, fino a un aumento massimo del 50% del valore espresso in tabella.

    Infine l’entità del risarcimento valuta anche l’età della vittima e il contesto socio-economico di riferimento.

    Diritti delle vittime: assistenza legale

    L’ONA e l’Avvocato Ezio Bonanni assistono tutte le vittime per la tutela dei propri diritti grazie al servizio di consulenza legale gratuita.

    In particolare aiutano chi ne fa richiesta a ottenere l’integrale ristoro dei danni. Infatti la materia risarcitoria è alquanto complessa. I vari aspetti della disciplina sono chiariti dalla pubblicazione dell’Avvocato Bonanni: “Il danno da amianto-Profili risarcitori e tutela medico-legale“.

    Oltre alla tutela legale, chi subisce un danno alla propria salute può usufruire della consulenza medica gratuita. Questa è resa possibile grazie all’impegno di medici volontari, coordinati dal Dott. Cianciosi.

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