Cancro al Colon: una vittoria contro INAIL

Il cancro del colon-retto è una malattia dell’intestino crasso o del retto, che si colloca tra le prime cause di morte al mondo. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Simona Mazza.

La ricerca medica sulla relazione tra tumore del colon-retto e amianto suggerisce che vi sia un nesso causale, culminante in tassi di cancro del colon-retto più alti tra le persone che hanno lavorato con l’amianto. 

Studi sul cancro colorettale e sull’amianto

L’esposizione professionale all’amianto è stata analizzata  i  un importante studio sul cancro tra il 1984 e il 2004. Gli esperti hanno esaminato 3.897 pazienti che sono stati esposti al lavoro in amianto. Hanno poi esaminato il potenziale legame tra l’amianto e vari tumori specifici e hanno scoperto che il tumore del colon-retto era elevato tra gli uomini che erano stati esposti per via professionale all’amianto. Gli autori dello studio hanno detto che l’età, una storia di fumo e altri fattori sono stati valutati nei risultati.

Amianto e cancro 

Un interessante studio, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, ha scoperto che un tipo specifico di amianto, l’amianto anfibolo, può essere potenzialmente associato al cancro del colon-retto, ma può essere il risultato di una certificazione impropria della causa della morte. Gli autori hanno riportato dati che suggeriscono che l’amianto serpentino non è collegato ad un aumentato rischio di cancro del colon-retto.

Il caso Carmine Tammone

Nonostante l’evidente correlazione tra malattia e l’esposizione alla fibra killer, un lavoratore nato in provincia di Matera, Carmine Tammone, ha dovuto tribolare per il riconoscimento dei suoi diritti.
L’uomo per 50 anni ha lavorato nei cantieri navali, ed è andato in pensione nel 1995.
Purtroppo, come spesso accade, la pensione non è stata il preludio di un meritato riposo, ma l’inizio di un vero e proprio incubo.
Nel 1997 infatti al Signor Carmine è stato diagnosticato un cancro al colon e si è dovuto sottoporre ad un delicato intervento chirurgico.

Oltre il danno la beffa

Sebbene il cancro al colon sia riconosciuto come patologia asbesto correlata inserita nella LISTA II, l’INAIL di Latina ha negato al Signor Carmine il diritto alla rendita.

La reazione del Presidente ONA

Il ruggito dell’Avv. Ezio Bonanni non è tardato ad arrivare.
Chiamato a difendere il Sig. Tammone Carmine, l’avvocato Bonanni si è rivolto al Tribunale, il quale dopo aver disposto gli accertamenti, ha condannato l’INAIL a costituire la rendita. 
L’INAIL, ha tuttavia impugnato la sentenza di condanna presso la Corte di Appello di Roma.
Secondo l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, le capacità cancerogene dell’amianto non sono riconducibili all’esposizione lavorato a e, sempre secondo l’INAIL, il cancro al colon non deve essere riconosciuto come malattia professionale.

Accertamenti su accertamenti 

La Corte di Appello di Roma, dopo aver disposto ulteriori accertamenti medico legale, ha smentito le tesi dell’INAIL confermando che l’amianto è dannoso per la salute umana. 

Una vittoria di Ezio Bonanni 

L’udienza del 18/09/2018 ha dato finalmente voce a tutte le vittime di amianto che ad oggi non riescono ad ottenere degno riconoscimento alle loro sofferenze.
Merito va all’avvocato Ezio Bonanni, che si è battuto strenuamente per riaffermare l’imprescindibile diritto alla salute ed alla giustizia delle vittime di amianto.
Il Presidente della Corte di Appello di Roma ha accolto in pieno le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni rigettando l’appello e condannando l’INAIL al pagamento delle spese.

«Ho lavorato una vita nei cantieri navali. Non vedevamo ad un metro di distanza per le polveri di amianto. Tutti i miei colleghi, purtroppo sono già morti, e io sono vivo per miracolo, solo perché, grazie allo Sportello Amianto, creato dal comitato delle vittime, già nei primi anni 2000 nell’Agro Pontino, e all’impegno del Dott. Arturo Cianciosi, sono riuscito ad estirpare il cancro, e così sono salvo, anche se con dei grossi problemi. Poi è iniziata la trafila con l’INAIL che negava e nega i diritti alle vittime, agli orfani, alle vedove, è una cosa veramente vergognosa. Come aderente all’ONA avrei voluto iniziare uno sciopero della fame per protestare per il comportamento dell’INAIL. Dopo una lunga battaglia in primo grado, dove il mio medico di parte Dott. Arturo Cianciosi è riuscito a dimostrare che l’amianto fa male anche al colon, e quindi la vittoria delle tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, l’INAIL si è scatenata in appello. Subito dopo la sentenza di condanna hanno notificato l’appello e mi hanno costretto a quasi altri 4 anni di causa, perché hanno impugnato tutto, hanno negato anche l’evidenza. Intendo ringraziare pubblicamente l’Avv. Ezio Bonanni. Sono più che soddisfatto dei risultati raggiunti, soprattutto grazie all’impegno dell’Avv. Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto» –  dichiara il Sig. Tammone Carmine.

A lui fa eco il Presidente ONA Ezio Bonanni «Non comprendo le ragioni per le quali l’INAIL opponga tutta questa resistenza. Se c’è uno sventurato lavoratore malato di cancro per via dell’esposizione lavorativa ad amianto, perché negare il riconoscimento dei suoi diritti? Soprattutto per quale motivo, dopo una sentenza schiacciante di condanna in primo grado, si continua con l’atto di appello? Qui c’è un vero e proprio accanimento, ingiusto e ingiustificato, contro gli sventurati lavoratori vittime dell’amianto».

Per ulteriori informazioni e per ricevere assistenza vi invitiamo a dare un’occhiata al sito istituzionale ONA oppure chiamare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Leave a Comment

Your email address will not be published.