Smaltimento amianto bonifica: tutela tecnica e legale

Lo smaltimento amianto è la forma di bonifica più efficace dei materiali contenenti asbesto. In questo modo, si rimuovono tutti i materiali dannosi e, quindi, si bonifica in modo totale e completo.

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Bonifica con rimozione: smaltimento amianto

Oltre al confinamento e all’incapsulamento, il metodo di bonifica più efficace è lo smaltimento amianto. Questo sistema di bonifica consiste nello smaltimento amianto e, cioè, nella sua rimozione.

In sostanza, se ci troviamo di fronte ad una struttura in amianto, già degradata e, quindi, con aerodispersione, l’unico sistema è quello dello smaltimento amianto.

Le lastre in cemento amianto, in particolare quelle dei tetti, sono destinate a frammentarsi. Poste in opera, ormai, da più di 28 anni, prima del 28.04.1993, risentono della perdita del potere aggrappante del cemento.

Questa perdita di potere aggrappante determina il rilascio e, quindi, l’aerodispersione di polveri e fibre. Quindi, è fondamentale, innanzitutto, l’incapsulamento, e, quindi, l’uso di liquido aggrappante e, poi, evidentemente, la rimozione di questi materiali.

Il rischio di aerodispersione di polveri e fibre di materiali di amianto e fibre asbestiformi, si manifesta con le lastre più degradate. Queste ondoline soggette agli agenti atmosferici, danno rilascio di fibre.

Ora che sono più di 30 anni che subiscono questi insulti fisico chimici, evidentemente, il rilascio è più elevato.

L’ONA consiglia di rivolgersi a ditte specializzati per verificare se i materiali hanno effettivamente componenti in amianto, e, quindi, in caso positivo, verificare anche l’indice di aerodispersione.

Al di là di quanto stabilito nella tabella del D.M. 06.09.1994, rileva anche il grado di erosione dei materiali. Infatti, quelli sottoposti a più agenti atmosferici, danno elevato rilascio di fibre.

Prima di procedere, però, alla spiegazione della rimozione, proviamo a fare una panoramica essenziale sull’amianto, sui suoi utilizzi e sui suoi pericoli potenziali.

Cos’è l’amianto o eternit?

Assai diffuso nelle costruzioni italiane degli anni Cinquanta e Sessanta, l’amianto è una sostanza altamente cancerogena e responsabile di tantissime patologie asbesto correlate e non solo.

Questa capacità lesiva dei minerali di asbesto è stata confermata anche dallo IARC:

È ancora oggi una delle concause maggiori del tumore del polmone e nonostante siano trascorsi diversi anni dalla sua illegalità, in Italia ci sono ancora tantissimi edifici carichi di amianto. Molti di questi sono ancora in utilizzo.

Occorre, quindi, lo smaltimento amianto, che permette di rimuoverlo. Infatti, l’amianto è una sostanza pericolosa e silenziosa. Queste fibre sono un killer silenzioso che si insinua nei nostri polmoni e fa esplodere la malattia quando è ormai troppo tardi: per evitare che la malattia insorga è fondamentale preoccuparsi di bonificare le aree interessate. L’obbligo di bonifica risale sempre al 1992, ma ad oggi sono pochissime le realtà che si sono messe in regola.

Si tratta, quindi, dello smaltimento amianto che è lo strumento più efficace di bonifica.

Amianto: perché lo smaltimento dell’asbesto

L’amianto è un minerale a struttura fibrosa facilmente disgregabile, soprattutto a causa di usura e utilizzo. Una volta disgregato, però, rilascia nell’aria sostanze tossiche che, una volta inalate, possono rivelarsi altamente dannose per il nostro organismo.

Ampiamente utilizzato nelle costruzioni pubbliche e private fino agli anni Ottanta, negli anni Novanta ci si è accorti della sua potenziale pericolosità. La legge 257/92 ha introdotto, in Italia, il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto.

Una legge, però, non è bastata a limitare i danni, per due ragioni: prima di tutto, l’amianto provoca malattie silenziose che tendono ad esplodere dovo diversi anni dall’esposizione.

Inoltre, l’unico modo per poter limitare davvero i danni è la messa in sicurezza degli spazi contenenti amianto, attraverso bonifica, incapsulamento, confinamento e rimozione.

L’amianto è un assassino silenzioso: per questo è necessaria la prevenzione primaria.

Questi minerali di asbesto, solo in Italia nel 2019, hanno ucciso più di 6 mila persone (più di 100 mila in tutto il mondo). Le patologie asbesto correlate (così sono definite le malattie legate all’esposizione ad amianto) sono diverse e tutte preoccupanti.

Alcune, sono considerate delle semplici cicatrici. Ci riferiamo alle malattie infiammatorie e, cioè, alle placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, che, invece, sono il campanello di allarme del mesotelioma.

Infatti è in corso l’epidemia di mesoteliomi che risulta anche dal censimento INAIL con il VI Rapporto ReNaM.

Poi c’è l’asbestosi con le sue complicanze cardiocircolatorie. Spesso, questa malattia evolve nel tumore del polmone.

Le più “pericolose”, invece, sono i tumori veri e propri: mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore del colon retto, tumore dello stomaco, tumore della faringe e della laringe, tumore delle ovaie.

Smaltimento amianto: rilevanza dell’indice aerodispersione

Come abbiamo già approfondito, l’amianto è una sostanza illegale dal 1992, anno in cui è stata approvata una legge che puntava anche alla bonifica di tutte le aree realizzate con fibre di amianto.

Dal 1992 ad oggi, però, sono pochissime le aree che hanno subito una reale bonifica. E quando c’è stata, è stata fatta nel modo sbagliato.

Esistono, infatti, due tipologie di amianto: amianto compatto e amianto friabile. L’amianto compatto quando si scompone o si smantella non si sgretola e non rilascia particelle tossiche nell’aria. Quello friabile, invece, quando si scompone (o si smantella) si sgretola e rilascia particelle tossiche nell’aria, inquinando l’ambiente e mettendo a rischio la salute delle persone.

L’amianto compatto può essere smantellato dal luogo in cui è stato installato, mentre quello friabile deve essere necessariamente incapsulato.

In un caso o nell’altro è necessario agire, perché il deterioramento dell’amianto è una questione annosa che ha bisogno di essere risolta.

Se l’amianto anziché bonificato rimane lì dov’è stato installato, il rischio di deterioramento dovuto all’usura del tempo o alla scarsa manutenzione può provocare danni irreversibili, sia per l’ambiente che per la salute delle persone.

Le tecniche di bonifica per l’amianto

Quando ci troviamo di fronte a costruzioni in amianto, ci sono tre strade che è possibile percorrere: il confinamento, la rimozione e l’incapsulamento.

Il confinamento consiste nell’isolare completamente l’intero ambiente in cui si trova l’amianto, così da evitare la dispersione di fibre nell’aria facilmente respirabili.

La rimozione (la tecnica più diffusa), consiste proprio nello smantellamento delle lastre di amianto, ma è consigliabile farlo solo se si lavora in sicurezza – e se l’amianto in questione è protetto.

L‘incapsulamento consiste, infine, nell’incapsulare letteralmente l’amianto all’interno di un’altra sostanza, così da proteggerlo dall’usura data da tempo, clima e utilizzo. Ha una controindicazione da non sottovalutare: se il materiale incapsulante non è resistente, l’amianto che si trova incapsulato rischia di fuoriuscire comunque a causa di botte, traumi e vandalismi di vario genere.

La rimozione dell’amianto

La rimozione dell’amianto è senza dubbio la tecnica di bonifica più diffusa in assoluto, ma anche la più pericolosa. Da un certo punto di vista, la rimozione è da preferirsi, soprattutto se il rischio potenziale di esposizione è molto elevato, se l’amianto è logorato e c’è la possibilità che si sprigionino particelle tossiche nell’aria.

Da un altro punto di vista, però, è una procedura assai rischiosa, soprattutto per gli addetti ai lavori che si preoccupano di smaltire le lastre di amianto dopo averle smontate.

Come è facile immaginare, gli addetti ai lavori devono indossare tute e maschere di protezione per evitare di respirare le particelle volatili e tossiche dell’amianto.

Per farlo, devono essere in possesso di tutto ciò che rispecchia le normative vigenti, incluse le certificazioni riguardanti la messa in sicurezza degli spazi contenenti amianto.

La rimozione dell’amianto è una pratica costosa e che richiede un tempo di lavorazione piuttosto lungo.

Nel caso in cui l’amianto si trovi in una posizione esposta, magari in una zona residenziale e molto abitata e versa in condizioni precarie, la rimozione è da ritenersi obbligatoria.

Rimuovere l’amianto, se in cattivo stato, è obbligatorio

La regione ha il dovere di censire tutti gli edifici pubblici e privati con coperture in amianto. Allo stesso tempo, però, è premura dei proprietari e dei responsabili della struttura contenente amianto segnalarne la presenza alle autorità o provvedere, eventualmente, alle spese di rimozione.

Per richiedere la rimozione dell’amianto, è necessario contattare una ditta specializzata e iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. È importante che siano ditte competenti, perché sono le uniche a poter effettivamente provvedere sia alla rimozione, che allo smaltimento, con successiva certificazione dei lavori effettuati.

È da ritenersi obbligatoria la segnalazione della presenza di amianto in un’abitazione privata o in un edificio pubblico. La segnalazione può essere fatta anche alla ASL, ai vigili urbani o al nucleo specializzato nella tutela ambientale dei Carabinieri.

Se l’amianto non è usurato, però, la rimozione non è obbligatoria, ma è possibile effettuare un incapsulamento e, dove necessario, anche un confinamento.

L’impegno di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

ONA Onlus (Osservatorio Nazionale Amianto) si batte da diverso tempo per l’ottenimento dei diritti e delle tutele dei lavoratori affetti da malattie professionali. Per questo motivo, focalizza molto spesso la sua battaglia sulla questione amianto.

Nello specifico, si preoccupa personalmente di creare una mappatura dei siti contaminati, grazie alle segnalazioni dei cittadini presso la Guardia Nazionale Amianto.

Inoltre, cerca di ottenere per chiunque debba effettuare lavori di bonifica dell’amianto bonus fiscali, sia alle imprese che alle famiglie, senza limiti e con la possibilità di detrazione fiscale completa delle spese di bonifica.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, inoltre, attraverso il suo Dipartimento “Bonifica e Decontaminazione”, ha stipulato convenzioni per ridurre le spese di bonifica e decontaminazione.

Gli incentivi dello Stato per la bonifica dell’amianto

Da quando l’amianto è diventato illegale, perché è stata resa nota la sua tossicità, pochissime realtà si sono realmente preoccupate di effettuare una bonifica. Così poche che lo Stato italiano si è preoccupato di stanziare fondi e promuovere incentivi per spingere le persone interessate a prendere provvedimenti.

L’Avv. Ezio Bonanni, in collaborazione con ONA Onlus, di cui è presidente, si è battuto per diverso tempo per promuovere la bonifica dell’amianto, sia nelle abitazioni che sul posto di lavoro. La rimozione o l’incapsulamento dell’amianto, infatti, fanno parte della prevenzione primaria, fondamentale per ridurre il rischio di contrarre patologie asbesto correlate.

Cosa vuol dire bonificare l’amianto? Vuol dire mettere in sicurezza gli spazi provvedendo allo smantellamento, all’incapsulamento o al confinamento delle fibre di amianto. A seconda dello stato in cui versa l’amianto, è possibile effettuare una tipologia di bonifica differente. L’importante è farlo sempre seguendo le normative vigenti e affidandosi a personale competente e attrezzato, capace di lavorare in sicurezza.

Per tutti quelli che decideranno di effettuare bonifiche dell’amianto, lo Stato ha stanziato diversi incentivi: ci sono gli eco bonus, per lo smantellamento o isolamento di sostanze potenzialmente tossiche per l’ambiente; ci sono i bonus ristrutturazioni, soprattutto per i cittadini privati che devono bonificare l’amianto nelle proprie abitazioni; c’è il credito d’imposta, per tutte le aziende che hanno prodotto o lavorato a contatto con l’amianto almeno fino a poco prima dell’introduzione della legge del 1992.

Il ruolo di ONA Onlus nell’assistenza tecnica

ONA Onlus, l’Osservatorio Nazionale Amianto che si occupa di tutelare le vittime dell’amianto in Italia, ha istituito uno sportello dedicato all’assistenza tecnica, medica e legale per tutti i lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e a cui è stata riconosciuta la qualità di vittima del dovere.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’associazione ONA Onlus, lavora da quasi 20 anni a stretto contatto con un team di esperti per ottenere risarcimenti e indennità per tutti quelli che hanno contratto patologie sul posto di lavoro, spesso dopo esposizione a sostanze patogene.

La battaglia di ONA Onlus comincia con la prevenzione, a cominciare da quella primaria, che prevede la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, passando poi per quella secondaria, che riguarda proprio la sorveglianza sanitaria e i controlli sanitari di e sull’individuo, fino ad arrivare alla terziaria, che punta al reinserimento adeguato del paziente nella sua vita quotidiana.

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