Bonifica eternit amianto confinamento

Bonifica eternit amianto confinamento. È sufficiente installare la barriera a tenuta che separa i materiali di amianto dalle aree dell’edificio. Questi interventi sono eseguiti sulla base delle norme del D.M. 06/09/1994 e al D.M. 20/08/1999.

Intervento ONA per bonifica eternit confinamento amianto

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La bonifica eternit amianto con il confinamento: come fare

Tra le tecniche di bonifica vi sono, oltre all’incapsulamento e alla rimozione, anche il confinamento, con il quale si instaura una barriera che copre l’amianto.

In questo modo i minerali di amianto, che sono fibrosi, perdono la loro capacità di dispersione delle fibre.

le più diffuse, il confinamento dell’amianto è la soluzione ideale, se le lastre in amianto su cui bisogna agire sono in discrete condizioni o per qualche motivo non possono essere rimosse.

Il confinamento, infatti, è una tecnica veloce ed economica, che consente di agire rapidamente sulle lastre di amianto. Per funzionare correttamente, però, ha bisogno di accompagnarsi all’incapsulamento preventivo delle fibre, così da ridurre a zero il rischio di diffondere particelle potenzialmente pericolose, sia per l’uomo che per la natura.

Prima di procedere alla spiegazione della bonifica eternit amianto confinamento, però, proviamo a fare una panoramica essenziale sull’amianto, sui suoi utilizzi e sui suoi pericoli potenziali.

Perché evitare la dispersione amianto con il confinamento

Assai diffuso nelle costruzioni italiane degli anni Cinquanta e Sessanta, l’amianto è una sostanza altamente cancerogena e responsabile di tantissime patologie asbesto correlate e non solo.

È ancora oggi una delle concause maggiori del tumore del polmone e nonostante siano trascorsi diversi anni dalla sua illegalità, in Italia ci sono ancora tantissimi edifici carichi di amianto. Molti di questi sono ancora in utilizzo.

L’amianto è una sostanza pericolosa e silenziosa, che si insinua nei nostri polmoni e fa esplodere la malattia quando è ormai troppo tardi: per evitare che la malattia insorga è fondamentale preoccuparsi di bonificare le aree interessate. L’obbligo di bonifica risale sempre al 1992, ma ad oggi sono pochissime le realtà che si sono messe in regola.

Amianto: il killer silenzioso

L’amianto è un minerale a struttura fibrosa facilmente disgregabile, soprattutto a causa di usura e utilizzo. Una volta disgregato, però, rilascia nell’aria sostanze tossiche che, una volta inalate, possono rivelarsi altamente dannose per il nostro organismo.

Ampiamente utilizzato nelle costruzioni pubbliche e private fino agli anni Ottanta, negli anni Novanta ci si è accorti della sua potenziale pericolosità. La legge 257/92 ha introdotto, in Italia, il divieto di estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto.

Una legge, però, non è bastata a limitare i danni, per due ragioni. Prima di tutto, l’amianto provoca malattie silenziose che tendono ad esplodere dovo diversi anni dall’esposizione.

Inoltre, l’unico modo per poter limitare davvero i danni è la messa in sicurezza degli spazi contenenti amianto, attraverso bonifica, incapsulamento, confinamento e rimozione.

L’amianto è un assassino silenzioso, che ogni anno uccide circa 6 mila persone solo in Italia (più di 100 mila in tutto il mondo).

Le patologie asbesto correlate (così sono definite le malattie legate all’esposizione ad amianto) sono diverse e tutte preoccupanti: le più “leggere” sono le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici, l’asbestosi e le complicanze cardiocircolatorie.

Le più “pericolose”, invece, sono i tumori veri e propri: mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore del colon retto, tumore dello stomaco, tumore della faringe e della laringe, tumore delle ovaie.

Amianto cancerogeno: le conferme dello IARC

Le fibre e polveri di amianto, inalate ed ingerite, sono cancerogene. Ciò si ripercuote sulla salute, soprattutto, se vi sono esposizioni ad altri cancerogeni.

Amianto friabile e amianto compatto

I materiali di amianto si distinguono anche sulla base dell’indice di friabilità, dettato anche dalla tabella n. 1 del D.M. 06.09.1994.

Queste fibre sono altamente cancerogene, senza che vi sia una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. Tant’è vero che, anche il c.d. amianto  compatto determina rischio, poiché le fibre possono, comunque, disperdersi ed essere inalate.

Esistono, infatti, due tipologie di amianto: amianto compatto e amianto friabile.  Quello compatto quando si scompone o si smantella non si sgretola e non rilascia particelle tossiche nell’aria. Friabile, invece, quando si scompone (o si smantella) si sgretola e rilascia particelle tossiche nell’aria, inquinando l’ambiente e mettendo a rischio la salute delle persone.

L’amianto compatto può essere smantellato dal luogo in cui è stato installato, mentre quello friabile deve essere necessariamente incapsulato.

In un caso o nell’altro è necessario agire, perché il deterioramento dell’amianto è una questione annosa che ha bisogno di essere risolta.

Se l’amianto anziché bonificato rimane lì dov’è stato installato, il rischio di deterioramento dovuto all’usura del tempo o alla scarsa manutenzione può provocare danni irreversibili, sia per l’ambiente che per la salute delle persone.

Le altre tecniche di bonifica dei materiali di amianto

Quando ci troviamo di fronte a costruzioni in amianto, ci sono tre strade che è possibile percorrere: il confinamento, la rimozione e l’incapsulamento.

La rimozione (la tecnica più diffusa), consiste proprio nello smantellamento delle lastre di amianto, ma è consigliabile farlo solo se si lavora in sicurezza – e se l’amianto in questione è protetto.

L’incapsulamento consiste, infine, nell’incapsulare letteralmente l’amianto all’interno di un’altra sostanza, così da proteggerlo dall’usura data da tempo, clima e utilizzo. Ha una controindicazione da non sottovalutare: se il materiale incapsulante non è resistente, l’amianto che si trova incapsulato rischia di fuoriuscire comunque a causa di botte, traumi e vandalismi di vario genere.

Il confinamento dell’amianto

Secondo quanto previsto dai D.M. 06/09/1994 e D.M. 20/08/1999, il confinamento è da preferire nel caso in cui l’aria provvista di amianto è a rischio contaminazione. Questo perché le fibre tendono a sfaldarsi con troppa facilità. Tali fibre, oltre a mettere a rischio la salute delle persone, sono un potenziale molto inquinante anche per l’ambiente.

Il confinamento consiste nell’installare una sovracopertura protettiva sul manto in amianto preesistente. Questo avviene dopo aver effettuato uno strato di incapsulamento per proteggere ulteriormente le fibre in amianto che tendono a sfibrarsi.

Come nel caso dell’incapsulamento, anche il confinamento ha bisogno dell’intervento di professionisti del settore, che si curino di redigere un piano di lavoro da presentare alla ASL di riferimento.

Unitamente a questo, effettueranno un sopralluogo per analizzare lo stato della copertura in amianto da bonificare e procederanno all’organizzazione dei lavori in piena sicurezza. In ultima fase, si occuperanno di fornire e posare il materiale necessario a incapsulamento e confinamento dell’amianto in questione.

Tutti i vantaggi del confinamento dell’amianto

Il confinamento dell’amianto, se effettuato nel modo giusto, blocca completamente l’accesso verso l’esterno delle fibre in amianto, mettendo in sicurezza gli spazi in questione. Inoltre, ha un costo inferiore rispetto alla rimozione e non produce rifiuti tossici pericolosi. Infine, può rimandare la data per la rimozione (che presto o tardi dovrà avvenire, ma non sarà più prioritaria, se il confinamento è stato effettuato nel modo giusto).

Come nel caso dell’incapsulamento, anche il confinamento avrà bisogno di alcuni interventi di controllo e manutenzione nel corso degli anni, unicamente per valutare la messa in sicurezza degli spazi.

Quando effettuare il confinamento dell’amianto?

Il confinamento dell’amianto è da preferirsi se bisogna bonificare aree piuttosto ampie (per esempio coperture di capannoni) o dove l’area contaminata è a rischio di dispersione di fibre che può mettere a rischio la salute delle persone e l’ambiente circostante.

In ogni caso, il confinamento ci consentirà di risparmiare tempo e denaro e, soprattutto, di poter continuare a utilizzare gli spazi precedentemente occupati dall’amianto sicuri, però, di trovarci in un ambiente protetto.

L’amianto, quindi, può rimanere in sede e può farlo in sicurezza, perché sarà protetto da uno strato di materiale di incapsulamento e da una sovracopertura a protezione dell’intera area di interesse. L’importante, come sempre, è che sia una ditta professionale ad aiutarvi nell’operazione.

Un dettaglio importante da non sottovalutare riguarda, però, il peso delle lastre di confinamento dell’amianto: prima di procedere alla posa, è necessario controllare che la struttura in amianto sottostante sia in grado di sostenere il peso di tali lastre e che non si sgretoli sotto di esse negli anni a venire.

Gli incentivi dello Stato per la bonifica dell’amianto

Da quando l’amianto è diventato illegale, perché è stata resa nota la sua tossicità, pochissime realtà si sono realmente preoccupate di effettuare una bonifica. Così poche che lo Stato italiano si è preoccupato di stanziare fondi e promuovere incentivi per spingere le persone interessate a prendere provvedimenti.

L’Avv. Ezio Bonanni, in collaborazione con ONA Onlus, di cui è presidente, si è battuto per diverso tempo per promuovere la bonifica dell’amianto, sia nelle abitazioni che sul posto di lavoro. La rimozione o l’incapsulamento dell’amianto, infatti, fanno parte della prevenzione primaria, fondamentale per ridurre il rischio di contrarre patologie asbesto correlate.

Cosa vuol dire bonificare l’amianto? Vuol dire mettere in sicurezza gli spazi provvedendo allo smantellamento, all’incapsulamento o al confinamento delle fibre di amianto. A seconda dello stato in cui versa l’amianto, è possibile effettuare una tipologia di bonifica differente.

L’importante è farlo sempre seguendo le normative vigenti e affidandosi a personale competente e attrezzato, capace di lavorare in sicurezza.

Per tutti quelli che decideranno di effettuare bonifiche dell’amianto, lo Stato ha stanziato diversi incentivi. Ci sono gli eco bonus, per lo smantellamento o isolamento di sostanze potenzialmente tossiche per l’ambiente.

Ci sono i bonus ristrutturazioni, soprattutto per i cittadini privati che devono bonificare l’amianto nelle proprie abitazioni. C’è il credito d’imposta, per tutte le aziende che hanno prodotto o lavorato a contatto con l’amianto almeno fino a poco prima dell’introduzione della legge del 1992.

Il ruolo di ONA Onlus nell’assistenza tecnica

ONA Onlus, l’Osservatorio Nazionale Amianto che si occupa di tutelare le vittime dell’amianto in Italia, ha istituito uno sportello dedicato all’assistenza tecnica, medica e legale per tutti i lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e a cui è stata riconosciuta la qualità di vittima del dovere.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’associazione ONA Onlus, lavora da quasi 20 anni a stretto contatto con un team di esperti per ottenere risarcimenti e indennità per tutti quelli che hanno contratto patologie sul posto di lavoro, spesso dopo esposizione a sostanze patogene.

La battaglia di ONA Onlus comincia con la prevenzione, a cominciare da quella primaria, che prevede la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, passando poi per quella secondaria, che riguarda proprio la sorveglianza sanitaria e i controlli sanitari di e sull’individuo, fino ad arrivare alla terziaria, che punta al reinserimento adeguato del paziente nella sua vita quotidiana.

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