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domenica, Ottobre 25, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

“Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano una “leucemia mieloide acuta”.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Amianto e rifiuti pericolosi tra Bagheria e Casteldaccia (PA): nove persone denunciate

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

La gestione illecita dei rifiuti e dell’amianto è al centro dell’attenzione in provincia di Palermo. Tra Bagheria e Casteldaccia, un’indagine condotta dalla Guardia costiera di Porticello, insieme alla Capitaneria di porto di Palermo, ha portato alla denuncia di nove persone.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Termini Imerese, riguarda presunte condotte di gestione non autorizzata di rifiuti speciali e pericolosi. Per due degli indagati viene contestata anche l’ipotesi di combustione illecita di rifiuti.

Nel corso dell’operazione sono stati eseguiti tre provvedimenti cautelari di obbligo di dimora. Si tratta di misure adottate nell’ambito del procedimento, mentre le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il presunto sistema di smaltimento sarebbe stato documentato attraverso videoriprese, rilevamenti GPS, appostamenti e pedinamenti, effettuati anche durante le ore notturne.

Eternit, carcasse di automobili e componenti contaminati

Durante le verifiche, i militari avrebbero individuato diverse aree utilizzate per l’accumulo di materiali di scarto.

Tra i rifiuti rinvenuti figurano lastre di eternit, carcasse di autoveicoli, frigoriferi, batterie al piombo, cavi elettrici e componenti meccanici con residui di olio esausto.

Sono stati inoltre segnalati apparecchi di refrigerazione contenenti gas e parti di televisori ed elettrodomestici.

La presenza di materiali così diversi rende necessario valutare le caratteristiche dei singoli rifiuti e le modalità con cui sono stati depositati o eventualmente trattati.

Particolare attenzione riguarda le lastre, che potrebbero contenere amianto, una sostanza pericolosa per la salute quando le fibre vengono disperse nell’aria e inalate. La composizione e lo stato dei materiali devono essere verificati attraverso gli accertamenti tecnici appropriati.

Combustione illecita dei rifiuti: i possibili rischi ambientali

Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda le ipotesi di combustione illecita contestate a due indagati.

Bruciare rifiuti senza le necessarie autorizzazioni e al di fuori delle procedure previste può provocare conseguenze ambientali significative. A seconda dei materiali coinvolti, la combustione può generare fumi, particolato e sostanze nocive, con possibili ricadute sulla qualità dell’aria e sull’ambiente circostante.

Quando sono presenti rifiuti contenenti sostanze pericolose, diventano fondamentali la caratterizzazione dei materiali, la verifica delle modalità di smaltimento e gli eventuali interventi di messa in sicurezza e bonifica.

Per quanto riguarda l’amianto, occorre distinguere tra la presenza di manufatti contenenti la sostanza e un’effettiva dispersione di fibre. Il rischio dipende anche dalle condizioni dei materiali e dalle attività che possono danneggiarli.

La corretta gestione dei rifiuti pericolosi richiede pertanto procedure specifiche, operatori autorizzati e controlli adeguati.

Sequestrati terreni, immobili e veicoli

L’operazione della Guardia costiera ha coinvolto circa cinquanta militari e dieci mezzi.

Nel corso degli interventi sono stati sottoposti a sequestro quattro veicoli, tre terreni agricoli e tre unità immobiliari, per una superficie complessiva indicata in circa 5.000 metri quadrati.

I provvedimenti mirano a impedire l’ulteriore utilizzo dei beni interessati nell’ambito delle condotte contestate, secondo quanto disposto dalle autorità competenti.

Gli accertamenti dovranno chiarire l’origine dei materiali, le modalità di conferimento e le eventuali responsabilità connesse alla loro gestione.

Amianto e tutela della salute: il commento dell’ONA

La vicenda richiama l’attenzione sul problema dell’abbandono dei rifiuti pericolosi e sulla necessità di prevenire situazioni che possono compromettere la sicurezza ambientale.

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni, si occupa da circa 25 anni della tutela delle persone esposte all’amianto e della promozione della prevenzione dei rischi connessi a questa sostanza. Abbiamo quindi chiesto un commento alla notizia.

«La presenza di materiali potenzialmente contenenti amianto in aree destinate all’accumulo incontrollato di rifiuti impone verifiche puntuali e interventi tempestivi, nel rispetto delle procedure previste dalla normativa. È fondamentale accertare la natura dei materiali, valutare le eventuali condizioni di rischio e garantire che la rimozione e lo smaltimento siano affidati a soggetti autorizzati. La prevenzione deve essere accompagnata da controlli efficaci e da una corretta informazione dei cittadini».

Amianto, meccanico muore di tumore la vedova vince contro INAIL

Avv. Ezio Bonanni, ONA
Avv. Ezio Bonanni, ONA

Amianto – Per quasi dieci anni ha portato avanti una battaglia giudiziaria per ottenere il riconoscimento della malattia professionale che aveva causato la morte del marito, ex meccanico COTRAL. Una battaglia iniziata dopo il dolore della perdita e proseguita nonostante il primo rifiuto dell’INAIL e una sentenza sfavorevole del Tribunale di Viterbo. Oggi, una donna di 80 anni, residente a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, ha ottenuto giustizia dalla Corte d’Appello di Roma, che con una sentenza appena diventata definitiva ha riconosciuto l’origine professionale del tumore ai polmoni che nel 2016 aveva ucciso il coniuge.

Quasi un quarto di secolo dedicato al lavoro

L’uomo, anche lui di Soriano nel Cimino, aveva lavorato per 24 anni, dal 1976 al 2000, nella manutenzione dei mezzi COTRAL, in particolare sulla linea Roma–Viterbo. Ogni giorno interveniva su freni, guarnizioni e componenti meccaniche contenenti amianto, lavorando materiali che liberavano fibre e polveri nell’aria delle officine.

All’inizio del 2016 erano comparsi i primi problemi respiratori, accompagnati da forte stanchezza e perdita di appetito. Gli accertamenti avevano rivelato un carcinoma neuroendocrino polmonare. Il 29 settembre dello stesso anno l’uomo era morto, a 71 anni, nel suo paese d’origine.

Da quel momento, per sua moglie è cominciata un’altra battaglia

Convinta che la malattia fosse legata al lavoro svolto per tanti anni dal marito, la donna aveva chiesto all’INAIL il riconoscimento dell’origine professionale del tumore. La domanda era stata respinta e neppure il successivo ricorso al Tribunale di Viterbo aveva avuto esito favorevole.

Ma la vedova non si è arresa. Assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha impugnato la decisione, portando il caso davanti alla Corte d’Appello di Roma.

La sentenza, oggi definitiva, ha ribaltato la precedente decisione, riconoscendo il collegamento tra l’esposizione all’amianto e la malattia che aveva provocato la morte del lavoratore. Determinante è stata la consulenza tecnica, che ha individuato proprio nel periodo di servizio presso COTRAL l’esposizione responsabile della patologia.

Stima ONA, riconoscimento di circa 200.000 euro

La Corte ha ribadito anche un principio importante per tutte le vittime dell’amianto: quando è accertata l’esposizione professionale e la malattia rientra tra quelle riconosciute dalla normativa, non spetta ai familiari dimostrare che il tumore non abbia avuto altre cause. È l’INAIL a dover fornire un’eventuale prova contraria.

La decisione riconosce alla vedova il diritto alla rendita ai superstiti e alle ulteriori prestazioni previste dalla legge, per un valore economico complessivo di circa 200mila euro (stima ONA).

Le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

«Questa vicenda racconta la determinazione di una donna che non ha accettato che la morte del marito restasse priva di un riconoscimento. Una donna che, dopo aver condiviso una vita con il suo compagno, ha scelto di difenderne la memoria e i diritti, affrontando un percorso giudiziario lungo e complesso – dichiara l’avvocato Bonanni –. È una storia che richiama l’attenzione anche sui rischi ai quali sono stati esposti per decenni i lavoratori della manutenzione automobilistica e ferroviaria, spesso a contatto con materiali contenenti amianto, le cui conseguenze sulla salute possono manifestarsi molti anni dopo».

Comunicato stampa ONA

Amianto a Plymouth (UK): perché la spiaggia di Mount Batten è chiusa?

In una spiaggia del Regno Unito è stato ritrovato amianto (Foto free esclusivamente decorativa di nwatson12 da Pixabay)
In una spiaggia del Regno Unito è stato ritrovato amianto (Foto free esclusivamente decorativa di nwatson12 da Pixabay)

La splendida spiaggia di Mount Batten, uno dei punti di riferimento più amati dai nuotatori e dai residenti di Plymouth, in Inghilterra, è attualmente chiusa al pubblico: la decisione è scattata a causa di un problema ambientale che dura ormai da oltre sei anni, ossia il continuo spiaggiamento di frammenti e fibre di amianto.
Il blocco totale dell’accesso è avvenuto a seguito di analisi  sulla sabbia. I test hanno rilevato una concentrazione di fibre. A dichiararlo è la BBC.

I rischi per la salute e i dati della contaminazione

“L’esposizione prolungata e l’inalazione delle fibre di amianto sono strettamente collegate a gravi patologie polmonari che possono manifestarsi anche a distanza di decenni.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia.

I dati raccolti dalle autorità locali dal 2019 a oggi delineano una situazione complessa:
Oltre 1,5 tonnellate di materiale contaminato sono state rimosse dall’area negli ultimi anni.
Tra i materiali rinvenuti ci sono sia la varietà di amianto bianco (crisotilo) sia la più pericolosa variante di amianto blu (crocidolite)
I primi interventi nel 2019 avevano portato alla rimozione iniziale di circa 500 kg di residui tossici.
Nonostante i campionamenti dell’aria non abbiano fortunatamente mostrato tracce di fibre volatili, la presenza di amianto direttamente nella sabbia ha spinto il Comune di Plymouth a scegliere la via della massima prudenza, vietando l’accesso alla spiaggia per tutelare i cittadini.

Da dove proviene l’amianto? L’ipotesi degli esperti

Il mistero lprincipale riguarda la fonte di questa costante contaminazione. Sebbene non ci siano ancora certezze assolute, archeologi marittimi ed esperti locali ipotizzano che la causa potrebbe forse essere legata alla vecchia base aerea della RAF (Royal Air Force), attiva sulla penisola fino al 1992.
Secondo questa ricostruzione, i materiali edili e le coperture contenenti amianto utilizzati all’epoca sarebbero stati sepolti nel terreno. Oggi, a causa della forte erosione costiera, il mare starebbe progressivamente scavando la scogliera, portando alla luce i vecchi detriti e trascinandoli a riva con le maree. Ma si tratta, è bene ribadirlo, solo di un’ipotesi.

L’impatto sulla comunità e sull’economia locale

Per moltissimi nuotatori regolari, la spiaggia rappresentava un punto di ritrovo sociale fondamentale, accessibile anche ad anziani e persone con mobilità ridotta.
Secondo quanto dichiarato dall’emittente, alcune attività ristorative vicine avrebbero già registrato forti cali di fatturato, arrivando in certi casi alla chiusura.
La chiusura della spiaggia è in contrasto con l’obiettivo originale che vede l’area di Plymouth Sound nominata come primo Parco Marino Nazionale del Regno Unito.
La deputata locale è intervenuta attivamente in Parlamento per chiedere un intervento d’urgenza e lo stanziamento di fondi speciali per la bonifica.

Quali saranno i prossimi passi?

Il Comune di Plymouth ha dichiarato che la riapertura della spiaggia è una priorità assoluta. Tuttavia, l’amministrazione ha sottolineato che l’operazione richiede tempi tecnici inevitabili. Si tratta infatti di un intervento complesso che necessita dell’individuazione scientifica della fonte e di un piano di bonifica strutturale.
Attualmente sono in corso analisi anche in altre zone costiere limitrofe per verificare che la contaminazione sia circoscritta solo all’area di Mount Batten.

Amianto, storie di bonifiche e sequestri della settimana in Italia

Amianto, microcantieri - immagine generata con CANVA
Amianto, microcantieri - immagine generata con CANVA

Quotidianamente l’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni combatte per i diritti dei lavoratori esposti all’asbesto ed altri cancerogeni. Lo fa non solo attraverso battaglie legali ed assistenza, ma anche mediante una costante informazione anche attraverso i media.

Il divieto introdotto in Italia con la legge 257 del 1992 ha fermato l’impiego del materiale nei termini previsti dalla normativa. Tuttavia, non ha eliminato automaticamente i manufatti già installati negli edifici, negli impianti e nelle infrastrutture.

In questo articolo, riportiamo notizie sul tema, coerentemente con la funzione del nostro giornale, un notiziario sull’amianto.

Vigonza (Pd) eliminato eternit dal tetto del magazzino comunale

Terminati rimozione e smaltimento di un tetto in eternit del magazzino comunale di Vigonza, in provincia di Padova. Azione rientrante nella tabella di marcia della giunta del sindaco Gianmaria Boscaro, determinato a liberare le strutture pubbliche dall’amianto.

Ovviamente le procedure di messa in sicurezza e bonifiche hanno visto il coinvolgimento di ditte autorizzate e specializzate. Un passo avanti per la salute dei cittadini e per l’ambiente.

Continua la bonifica ex amantiferia di Balangero e Corio (TO)

Fu la più grande miniera di amianto in Europa e una tra le maggiori nel mondo. E che, con i suoi 310 ettari, copriva una buona parte dei territori comunali di Balangero e di Corio, in Piemonte.

La città metropolitana di Torino, rende pubblica in una nota che la bonifica dell’amiantifera di Balangero e Corio stanno procedendo. Inoltre i lavori sono stati oggetto di un sopralluogo istituzionale che ha interessato anche il “volume confinato”, ovvero il sito definitivo dove verranno conferiti i rifiuti provenienti esclusivamente dalla bonifica dell’amiantifera.

Al sopralluogoper la verifica dell’avanzamento della bonifica,  presenti i Sindaci dei Comuni di Balangero e Corio, i rappresentanti dell’Unione montana delle Valli di Lanzo Ceronda e Casternone e la Città metropolitana di Torino, socio della R.S.A. s.r.l. – Società per il Risanamento e lo Sviluppo Ambientale dell’ex miniera di amianto di Balangero e Corio.

Contemporaneamente in corso i lavori di realizzazione dell’impianto fotovoltaico da parte dell’Unione Montana.

Ex Ilva di Taranto, udienza in Cassazione

Tra le notizie più rilevanti di questi giorni c’è il procedimento relativo allo stabilimento siderurgico di Taranto. Già l’Avv. Ezio Bonanni, aveva espresso il proprio parere a riguardo durante una intervista con il giornalista Luigi Abbate in un articolo.

L’udienza dinanzi alle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione , si è svolta il 20 ottobre 2026. L’oggetto riguarda i ricorsi presentati dalle società coinvolte nella gestione dell’impianto contro il provvedimento che aveva disposto lo stop dell’area a caldo.

Durante l’udienza, il procuratore generale ha sostenuto che fosse necessario valutare il rapporto tra la protezione della salute e la continuità della produzione industriale.

Provincia di Caserta, sequestri e denunce per amianto abbandonato

Ritrovati rifiuti pericolosi e lastre di amianto in una zona privata di oltre 5MILA metri quadrati. L’operazione scattata dai carabinieri della Stazione di Grazzanise. Con il sostegno dei tecnici dell’Arpac – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania.
Denunciate quattro persone per ipotesi di reato e sequestro preventivo dell’intera area.

È sempre necessario distinguere il ritrovamento di materiale contenente amianto dalla dimostrazione di un’esposizione pericolosa per le persone. La valutazione dipende dalle condizioni del materiale, dalla possibilità di dispersione delle fibre e dalle caratteristiche dell’area.

Il commento dell’Avv. Ezio Bonanni (ONA)

A commentare le notizie, l’Avv. Ezio Bonanni, il quale consiglia: “Chi sospetta la presenza di amianto in un edificio o in un’area di lavoro dovrebbe evitare interventi improvvisati. In particolare, non bisogna assolutamente rompere, tagliare, forare o rimuovere autonomamente i materiali sospetti. Queste operazioni possono favorire la dispersione delle fibre, soprattutto quando il materiale è danneggiato.”

Ex Ilva e amianto. Bonanni (ONA): la priorità è la bonifica

Luigi Abbate ed Ezio Bonann
Luigi Abbate ed Ezio Bonann

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto continua a porre interrogativi sul rapporto tra attività industriali, tutela dei lavoratori e protezione della salute pubblica: tra gli aspetti discussi rientra anche la questione dell’amianto. Il tutto nell’ambito del confronto sulle condizioni ambientali dello stabilimento e sulle eventuali ricadute nelle aree circostanti.

A intervenire sul tema è l’avvocato Ezio Bonanni,presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Il quale ha richiamato l’importanza della prevenzione e della valutazione dei rischi connessi.

Amianto all’ex Ilva: la questione delle esposizioni

Nel corso dell’intervista, Bonanni ha acceso l’attenzione sulla necessità di considerare le possibili esposizioni all’amianto sia negli ambienti di lavoro sia nelle aree esterne. Si tratta di ambiti distinti, che richiedono valutazioni specifiche sulla base dei dati ambientali, delle condizioni operative e degli eventuali elementi disponibili.

Per quanto riguarda i lavoratori dell’acciaieria e delle imprese dell’indotto, l’eventuale esposizione a fibre di amianto costituisce una questione da esaminare attraverso la documentazione disponibile e gli accertamenti pertinenti.

Esposizione ambientale e famiglie

Un altro aspetto richiamato da Bonanni riguarda le possibili esposizioni indirette. Le quali che possono verificarsi quando materiali o indumenti contaminati vengono trasferiti dagli ambienti professionali a quelli domestici.

Il riferimento di Bonanni in tal senso è relativo all’esperienza di Casale Monferrato, territorio segnato dalle conseguenze sanitarie e ambientali legate alla storia della lavorazione dell’amianto. Il riferimento viene utilizzato per evidenziare l’importanza di approfondire le possibili modalità di diffusione delle fibre e di tutelare la salute delle comunità interessate.

La posizione di Ezio Bonanni sulla bonifica dell’amianto

Nel suo intervento, il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto indica nella prevenzione e negli interventi di risanamento un elemento prioritario per affrontare le problematiche legate alla presenza di amianto.

La bonifica dei materiali contenenti amianto costituisce uno degli strumenti per gestire i rischi associati a questi materiali. Le modalità degli interventi devono essere definite sulla base delle verifiche tecniche, delle condizioni degli impianti e delle disposizioni applicabili.

Ex Ilva, salute e decisioni giudiziarie

Il confronto sull’ex Ilva coinvolge questioni industriali, ambientali e sanitarie che richiedono un esame rigoroso delle informazioni disponibili. Nel corso dell’intervista, Ezio Bonanni ribadisce l’importanza degli interventi di prevenzione e risanamento, richiamando l’attenzione sulla necessità di affrontare le problematiche ambientali senza trascurare la tutela dei lavoratori e della popolazione.