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domenica, Luglio 26, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Bonifica amianto in Friuli Venezia Giulia: contributi regionali al 70% dal 2027

Bonifica amianto - immagine AI generata con Canva free
Bonifica amianto - immagine AI generata con Canva free

Approvato un emendamento all’Assestamento di bilancio che aumenta il sostegno economico della Regione Friuli Venezia Giulia agli interventi di rimozione e bonifica dell’amianto.

Dal 1° gennaio 2027 la Regione Friuli Venezia Giulia potrà coprire fino al 70% dei costi per gli interventi di bonifica dell‘amianto. La novità è contenuta in un emendamento approvato nell’ambito dell’Assestamento di bilancio regionale, che prevede la riprogrammazione del fondo già esistente destinato a finanziare la rimozione dei materiali contenenti amianto.

L’obiettivo della misura è rafforzare il sostegno economico a favore di cittadini, imprese ed enti locali chiamati ad affrontare interventi di bonifica spesso complessi e costosi.

La proposta approvata dal Consiglio regionale

L’emendamento è stato presentato dal consigliere regionale Massimo Mentil (Partito Democratico), primo firmatario del testo, insieme ai consiglieri Igor Treleani e Mauro Di Bert, ed è stato approvato dall‘Assemblea legislativa.

Secondo quanto dichiarato da Mentil, l’aumento della quota di finanziamento regionale dal 50% al 70% rappresenta un intervento significativo per affrontare una delle principali criticità ambientali e sanitarie ancora presenti sul territorio.

Il consigliere ha evidenziato come il maggiore contributo pubblico possa favorire la rimozione dell’amianto e sostenere concretamente chi deve realizzare lavori di bonifica.

Maggiore sostegno per edifici pubblici e privati

L’incremento del contributo regionale è destinato a rendere più accessibili gli interventi di bonifica sia negli edifici pubblici sia in quelli privati. La disponibilità di risorse aggiuntive potrà infatti ridurre il peso economico delle operazioni di rimozione e smaltimento dell’amianto, incoraggiando un numero maggiore di interventi sul territorio.

Bonifica amianto: un investimento per salute e ambiente

“La rimozione dell’amianto rappresenta una delle principali azioni di prevenzione per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Sebbene l’utilizzo dell’amianto sia vietato in Italia dal 1992, numerosi edifici conservano ancora coperture, tubazioni o altri manufatti realizzati con materiali contenenti fibre di amianto. L’aumento dei contributi regionali può rappresentare un incentivo importante per programmare interventi di bonifica, favorendo la messa in sicurezza degli immobili e contribuendo alla riduzione dei rischi connessi alla presenza di questo materiale.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale sull’Amianto.

Fonte: Consiglio Regionale Friuli Venezia Giulia

Bonifica amianto a Bagnolo in Piano: rimossi 180 quintali dal tetto di un condominio

amianto foro generico (immagine free ai esclusivamente decorativa)
amianto foro generico (immagine free ai esclusivamente decorativa)

Prosegue l’attività di bonifica dell’amianto sul territorio italiano. A Bagnolo in Piano, in provincia di Reggio Emilia, è stato completato un intervento di rimozione del cemento-amianto dal tetto di un Condominiosituato in via Roma.

L’operazione ha riguardato circa 900 metri quadrati di copertura in cemento-amianto. Per un quantitativo complessivo di circa 180 quintali di materiale. Successivamente avviato alle procedure di smaltimento previste dalla normativa vigente.

Al posto della vecchia copertura è stato realizzato un nuovo tetto con pannelli sandwich. Completato con nuove lattonerie e con l’installazione di una linea vita certificata, destinata a garantire la sicurezza durante gli interventi di manutenzione.

Un intervento di prevenzione per salute e ambiente

L’intervento è stato possibile grazie all’impegno dei residenti del condominio, che hanno sostenuto i costi necessari per la rimozione della copertura e per la successiva riqualificazione dell’edificio.

Il sindaco Pietro Cortenova ha affermato che  la rimozione del materiale costituisca un obiettivo di interesse collettivo, precisando che i lavori non sono stati eseguiti in presenza di una situazione di pericolo imminente, ma nell’ambito di una scelta preventiva finalizzata a eliminare un materiale potenzialmente pericoloso e a migliorare la sicurezza dell’immobile.

Nuove bonifiche in programma

L’Amministrazione comunale ha inoltre reso noto che un intervento analogo è attualmente in fase di valutazione per un altro condominio.

L’iniziativa conferma l’attenzione crescente verso la progressiva eliminazione delle coperture in cemento-amianto ancora presenti sul territorio, attraverso interventi programmati che consentono di ridurre nel tempo la presenza di materiali contenenti amianto negli edifici.

Perché è importante rimuovere il cemento-amianto

“Il cemento-amianto, comunemente conosciuto come eternit, è stato largamente utilizzato in edilizia fino al divieto introdotto in Italia con la legge n. 257 del 1992. Quando il materiale si deteriora o viene danneggiato, può rilasciare fibre di amianto nell’ambiente, che, se inalate, rappresentano un rischio per la salute. Per questo gli interventi di bonifica eseguiti secondo le procedure previste dalla normativa costituiscono uno strumento fondamentale di prevenzione, contribuendo a ridurre l’esposizione alle fibre di amianto e a migliorare la sicurezza degli edifici e dell’ambiente circostante.” Ha commentato la notizia l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: Reggionline

Amianto, Marina Militare: condanna definitiva, risarcimento morte militare

amianto, avv. Ezio Bonanni
amianto, avv. Ezio Bonanni

Il Tribunale di Torino ha riconosciuto il diritto al risarcimento per i familiari di un militare della Marina Militare deceduto a causa di un mesotelioma pleurico, patologia correlata all’esposizione all’amianto. La sentenza, divenuta definitiva dopo il passaggio in giudicato, riguarda una vicenda iniziata oltre quindici anni fa e rappresenta un importante riconoscimento per la famiglia coinvolta.

La storia del militare e della sua famiglia

Secondo quanto reso noto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni il protagonista della vicenda era un militare, identificato con le iniziali S.C., che aveva prestato servizio dal 7 luglio al 10 novembre 1972 anche a bordo della nave Amerigo Vespucci durante il periodo di leva. Il veliero della scuola della marina era considerato “il più bello del mondo”.

Al momento della scomparsa aveva circa quarant’anni e lasciò la moglie e una figlia di dieci anni.

“Questa sentenza restituisce dignità a un uomo che aveva servito il proprio paese e che ha pagato quel servizio con la vita – dichiara Ezio Bonanni– Nessun risarcimento potrà colmare il vuoto lasciato a una moglie e a una figlia così giovani, ma il riconoscimento delle responsabilità rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo un’attesa troppo lunga”. 

La sentenza del Tribunale di Torino

In base alla sentenza, il Ministero della Difesa è stato condannato a risarcire la moglie e la figlia del militare con un importo stimato secondo ONA complessivo di 187.745 euro, oltre agli interessi maturati.

Amianto e tutela dei militari

Il tema dell’esposizione all’amianto nelle Forze Armate è stato al centro di numerosi procedimenti giudiziari e iniziative di sensibilizzazione negli ultimi anni. L’Osservatorio Nazionale Amianto, continua a seguire casi relativi a patologie asbesto-correlate e alle richieste di riconoscimento dei diritti delle vittime e dei loro familiari.

La vicenda esaminata dal Tribunale di Torino evidenzia l’importanza della prevenzione e della tutela della salute nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione ai contesti in cui vi sia stata una possibile esposizione a materiali contenenti asbesto.

Amianto e telegrafisti: ONA e addetti a trasmissioni (VIDEO)

Bonanni e Abbate
Bonanni e Abbate

L’amianto continua a rappresentare un tema di grande attualità sul fronte della tutela della salute del personale militare che in taluni casi si è trovato a contatto con questo materiale. Se il dibattito pubblico si concentra spesso sui motoristi navali, secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) anche altre categorie avrebbero affrontato, nel corso degli anni, condizioni di lavoro caratterizzate dalla presenza del minerale.

Tra queste figurano alcuni addetti alle trasmissioni, i telegrafisti e i radiotelegrafisti impiegati in vari settori.

È questo il tema affrontato nel corso di un’intervista del giornalista Luigi Abbate all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Bonanni: “L’attenzione non può fermarsi”

Nel corso dell’intervista, Bonanni invita ad ampliare lo sguardo sulle categorie professionali interessate dalle esposizioni.
“Son  diversi  i soggetti, gli operatori colpiti da amianto, con particolare riferimento anche ad alcune categorie delle Forze Armate lato senso intese.”

Secondo il presidente dell’ONA, gli addetti alle trasmissioni rappresentano una categoria che merita particolare attenzione.

I precedenti giudiziari richiamati dall’ONA

Nel suo intervento Bonanni richiama anche alcuni procedimenti giudiziari che, secondo quanto riferisce, hanno riguardato il personale addetto alle trasmissioni.
“Ci sono già dei precedenti giudiziari. Ripenso al caso celeberrimo dell’addetto alle trasmissioni per il quale il Tribunale di Trani ha riconoscimento lo status si Vittima del Dovere per il suo impegno in Marina e ad altre pronunce.”

Perché gli addetti alle trasmissioni sarebbero stati esposti

Secondo quanto illustrato dal presidente dell’ONA, la presenza di amianto sarebbe stata legata sia agli apparati tecnici sia agli ambienti destinati alle attività di trasmissione.
“La loro esposizione è dovuta principalmente al fatto che alcuni apparati di trasmissione, compresi i quadri elettrici che vi accedevano, potevano avere componentistiche d’amianto e poi perché i luoghi dove lavoravano dovevano essere insonorizzati e lo sono stati in questi casi con l’uso dell’amianto.” 

Bonanni aggiunge che questa situazione avrebbe determinato molteplici occasioni di esposizione.
“Questo ha determinato una duplice, triplice fonte di esposizione e dunque una incidenza molteplice.”

L’impegno dell’ONA per la tutela delle vittime del dovere

Nel finale dell’intervista il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce l’attività svolta dall’associazione a sostegno dei militari e dei loro familiari.
“Per questi motivi l’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Osservatorio Vittime del Dovere proseguono l’impegno per la loro tutela, la tutela dei loro familiari e quindi fanno valere anche le pronunce giudiziarie molteplici che sono già agli atti dell’archivio ONA.”

 

Terracina, controlli pesca illegale: segnalato a ONA amianto fiume Ufente

Foto free di Jürgen da Pixabay
Foto free di Jürgen da Pixabay

Un’operazione straordinaria di controllo sul territorio di Terracina ha portato alla scoperta di rifiuti pericolosi, tra cui presunte lastre di amianto, lungo il fiume Ufente. L’intervento, condotto dalle Guardie Ittiche Volontarie della FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) era finalizzato al contrasto della pesca illegale. Oltre al monitoraggio delle condizioni ambientali dei principali corsi d’acqua della zona.

Durante il servizio compilati verbali per violazioni delle norme sulla pesca e sequestrato il pescato ritenuto irregolare.

I corsi d’acqua interessati dai controlli

Le verifiche hanno riguardato diversi canali e fiumi del territorio comunale. Tra cui il fiume Sisto, il fiume Ufente, la Linea Pio, il Diversivo Linea Pio, il Canale Portatore e il Canale di Navigazione.

Nel corso delle ispezioni le Guardie Ittiche hanno segnalato la presenza di numerose microdiscariche abusive lungo gli argini. Tra i materiali rinvenuti figurano anche alcune lastre in eternit, abbandonate all’interno del fiume Ufente.

Segnalazione all’Osservatorio Nazionale Amianto

A seguito del ritrovamento, la FIPSAS ha trasmesso una segnalazione all’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall‘avvocato Ezio Bonanni, oltre a informare le autorità competenti affinché vengano effettuati gli accertamenti necessari e adottati gli eventuali interventi di bonifica.

L’Osservatorio Nazionale Amianto opera da anni nella tutela delle persone esposte ai materiali contenenti amianto, promuovendo la mappatura dei siti contaminati e sostenendo le attività di prevenzione e risanamento ambientale.

Bonanni: “Bonifica amianto indispensabile per tutelare ambiente e salute”

«Ogni segnalazione di possibile presenza di materiali contenenti amianto deve essere affrontata con tempestività. È fondamentale procedere con gli accertamenti tecnici e, qualora venga confermata la presenza del minerale, avviare rapidamente le operazioni di bonifica per proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini», dichiara l’avvocato *Ezio Bonanni*, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Bonanni ribadisce inoltre l’importanza della collaborazione tra associazioni, volontari e istituzioni per individuare e mettere in sicurezza i siti potenzialmente contaminati.

Le preoccupazioni della FIPSAS

La Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee evidenzia come l’abbandono di rifiuti interessi frequentemente le aree utilizzate per le competizioni sportive.

Secondo la FIPSAS, il degrado ambientale potrebbe compromettere l’organizzazione delle manifestazioni di pesca sportiva previste sul territorio di Terracina, con possibili ripercussioni anche sulle attività turistiche e commerciali collegate agli eventi.

Dodici sanzioni e fauna ittica reimmessa nel fiume

Nel corso dell’operazione le Guardie Ittiche hanno contestato 12 violazioni amministrative, per un importo complessivo di 1.800 euro. Le infrazioni riguardano la pesca notturna non autorizzata, la pesca in prossimità di manufatti idraulici e l’attraversamento di sbarramenti.

Sequestrato il pescato ritenuto irregolare. Recuperate quattro carpe ancora vive, del peso di circa cinque chilogrammi ciascuna e reimmesse nei corsi d’acqua.

Controlli per contrastare il degrado ambientale

La FIPSAS afferma che i controlli notturni rappresentano uno strumento fondamentale sia per contrastare la pesca illegale sia per salvaguardare l’integrità dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche del territorio.

Le segnalazioni relative alla presenza di rifiuti e di presunti materiali contenenti amianto saranno ora oggetto delle verifiche previste dalle autorità competenti, che valuteranno gli interventi necessari per la messa in sicurezza dell’area.

Fonte: Osservatorio Nazionale Amianto, Latina Oggi.