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domenica, Maggio 17, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Zero amianto, zero rischi. Toscana, 1,5 milioni per bonificare

amianto, bando
amianto, bando

La Regione Toscana accelera sulla bonifica dell’amianto e mette a disposizione 1,5 milioni di euro per interventi di rimozione negli immobili pubblici. Il nuovo finanziamento, approvato con la delibera regionale dell’11 maggio, sostiene gli enti locali impegnati nella messa in sicurezza di strutture dove sono ancora presenti materiali contenenti amianto.

L’iniziativa riguarda Comuni, Province, Unioni di Comuni e Città Metropolitana di Firenze, con contributi destinati alla rimozione di coperture, manufatti e depositi che possono rappresentare un rischio per la salute pubblica.

Amianto negli edifici pubblici: al via il nuovo bando regionale

Il piano regionale nasce con l’obiettivo di ridurre progressivamente la presenza della pericolosa sostanza sul territorio toscano. Sebbene il materiale sia vietato da anni, molte strutture costruite in passato conservano ancora componenti in eternit o cemento-amianto.

Il bando finanzia interventi di bonifica su edifici pubblici situati in Toscana, a condizione che gli immobili non siano utilizzati per attività economiche.

Potranno essere rimossi coperture e strutture in amianto e cemento amianto, materiali friabili, elementi contenenti vinyl-amianto, aree di deposito contaminate.

L’obiettivo è garantire ambienti più sicuri e ridurre i rischi legati all’esposizione alle fibre di amianto.

Contributi fino al 100% delle spese

La Regione Toscana coprirà integralmente i costi ritenuti ammissibili per gli interventi di bonifica.

Ogni progetto potrà ricevere un finanziamento massimo di 300 mila euro. Le richieste dovranno essere inviate esclusivamente online attraverso il sistema telematico regionale.

Le domande saranno valutate dal Settore regionale dedicato alle politiche ambientali, che predisporrà la graduatoria finale in base ai criteri previsti dal bando e alle risorse disponibili.

Regione Toscana: sicurezza e tutela della salute

Il presidente Eugenio Giani ha spiegato che la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici rappresenta una scelta importante per migliorare la sicurezza dei luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini.

Secondo la Regione, contrastare la presenza di materiali nocivi nelle costruzioni pubbliche significa investire nella tutela della salute e nella qualità dell’ambiente urbano.

Anche l’assessore all’ambiente David Barontini ha evidenziato come il provvedimento aiuti concretamente gli enti locali nella gestione delle bonifiche, proseguendo il percorso già avviato negli anni precedenti con interventi dedicati a scuole e strutture sanitarie.

Perché la bonifica dell’amianto è ancora fondamentale

Per molti anni l’amianto è stato impiegato nell’edilizia grazie alle sue proprietà isolanti e resistenti al fuoco. Con il tempo, però, è emersa la pericolosità delle fibre rilasciate dai materiali deteriorati.

L’esposizione prolungata all’amianto può provocare gravi malattie respiratorie e patologie tumorali. Per questo motivo la bonifica e lo smaltimento controllato restano essenziali per proteggere cittadini e lavoratori.

La presenza di vecchie coperture o manufatti deteriorati continua infatti a rappresentare un problema in numerosi edifici costruiti prima del divieto definitivo.

Piano amianto Toscana: avanti con la riqualificazione

Il nuovo stanziamento rientra nelle azioni previste dal Piano regionale amianto e punta a favorire una progressiva riqualificazione del patrimonio pubblico.

La strategia regionale unisce sicurezza ambientale, prevenzione sanitaria e sostenibilità, promuovendo interventi che migliorano la qualità degli edifici e del territorio.

Con questa misura la Toscana conferma l’impegno verso la riduzione dei rischi ambientali e la creazione di spazi pubblici più sicuri e salubri per tutti i cittadini.

Fonte: Regione Toscana

Vittime del dovere e famigliari: benefici fiscali pensioni 2026, nuove regole INPS

(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)
(Foto di hamonazaryan1 da Pixabay)

Dal 2026 cambiano le regole sui benefici fiscali per i trattamenti pensionistici delle vittime del dovere, dei soggetti equiparati e dei familiari superstiti. Con la circolare INPS n. 51 del 30 aprile 2026, l’Istituto ha recepito il nuovo orientamento della Corte di Cassazione e dell’Agenzia delle Entrate, ampliando l’esenzione fiscale su tutte le pensioni percepite dai beneficiari.

La novità principale riguarda l’estensione dell’esenzione IRPEF e delle addizionali regionali e comunali a tutti i trattamenti pensionistici, anche se non collegati direttamente all’evento che ha determinato il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Cosa prevede la nuova circolare INPS

La circolare INPS 51/2026 supera le precedenti indicazioni contenute nei messaggi INPS n. 1412 del 2017 e n. 3274 del 2017.

Fino a oggi, l’esenzione fiscale veniva applicata soltanto alle pensioni collegate all’evento che aveva dato origine al riconoscimento dello status di vittima del dovere o soggetto equiparato.

Chi ha diritto all’esenzione fiscale

L’agevolazione riguarda vittime del dovere, soggetti equiparati alle vittime del dovere e familiari dei superstiti aventi diritto.

L’esenzione si applica ai trattamenti pensionistici derivanti da iscrizioni assicurative obbligatorie. A queste sono comprese le pensioni ottenute tramite cumulo contributivo, totalizzazione, computo nella Gestione Separata.

Esenzione IRPEF su tutte le pensioni

La novità più importante introdotta dalla circolare INPS è che l’esenzione dall’IRPEF non riguarda più soltanto la pensione collegata all’evento traumatico o di servizio.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, la normativa deve essere interpretata in modo più ampio, garantendo una tutela economica concreta ai beneficiari.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 4873 del 25 febbraio 2025 e con la sentenza n. 15121/2024, ha chiarito che il beneficio fiscale si estende a tutti i trattamenti pensionistici percepiti dai soggetti aventi diritto.

Da quando decorre il beneficio

L’INPS ha precisato che l’esenzione fiscale viene applicata dal primo rateo utile di pensione pagato nel 2026.

Inoltre, l’Istituto provvederà al rimborso delle trattenute fiscali già applicate sui ratei pensionistici da gennaio 2026.

Questo significa che i beneficiari riceveranno automaticamente il recupero delle somme trattenute nei primi mesi dell’anno.

Rimborso anni precedenti al 2026

Per gli anni fiscali antecedenti al 2026, il rimborso non sarà automatico.

I soggetti interessati dovranno presentare apposita istanza direttamente all’Agenzia delle Entrate, seguendo le modalità ordinarie previste per le richieste di rimborso fiscale.

Domanda e istruzioni operative

L’INPS ha annunciato che le istruzioni operative per presentare le domande di esenzione o di ricostituzione pensionistica saranno pubblicate con un successivo messaggio.

Le indicazioni riguarderanno sia le pensioni di nuova liquidazione sia quelle già in pagamento.

Perché cambia l’interpretazione della norma

Il cambiamento nasce dal consolidato orientamento della Corte di Cassazione, che ha ritenuto troppo restrittiva la precedente interpretazione dell’INPS.

Secondo i giudici, la finalità della legge è garantire un sostegno economico reale alle vittime del dovere e ai loro familiari, attraverso una tutela fiscale ampia e non limitata a una sola pensione.

Anche l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 68 del 4 dicembre 2025, ha confermato questa interpretazione invitando gli uffici territoriali a riesaminare le pratiche pendenti.

ONA e Osservatorio Vittime del Dovere

L’Osservatorio Vittime del Dovere, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, offre assistenza gratuita a tutti i cittadini e i lavoratori esposti ad amianto e altri cancerogeni.

Amianto e vittime del dovere: la vicenda giudiziaria del maresciallo Ciro M.

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

La vicenda del maresciallo Ciro M., ex militare dell’Aeronautica Militare deceduto per mesotelioma, richiama l’attenzione sul tema dell’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e sui procedimenti giudiziari avviati dai familiari per il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il caso riguarda il riconoscimento dello status di vittima del dovere e le successive azioni legali promosse dalla famiglia del militare.

Il decesso del maresciallo Ciro M.

Ciro M., maresciallo dell’Aeronautica Militare, ha attività di manutenzione sugli aeromobili durante il servizio. Nel 2015 è deceduto a causa di un mesotelioma, patologia frequentemente associata, in letteratura scientifica, all’esposizione ad amianto.

Nel 2021 è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere. Secondo quanto dichiarato dall’Avv. Bonanni, il riconoscimento è stato concesso alla vedova, mentre sono sorte controversie in merito alla posizione degli orfani non fiscalmente a carico.

I procedimenti giudiziari

 “La famiglia ha avviato diversi procedimenti giudiziari per ottenere il riconoscimento dei benefici economici e dei risarcimenti richiesti.In particolare la vedova avrebbe ottenuto il riconoscimento di importi successivamente ricalcolati.

Mentre le richieste degli orfani non fiscalmente a carico sarebbero state inizialmente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre la Corte di Cassazione avrebbe disposto un nuovo esame della vicenda davanti alla Corte di Appello competente. Le azioni civili per il risarcimento dei danni risultano invece ancora pendenti”. – Ha affermato Bonanni.

Il tema degli orfani non a carico

Uno degli aspetti centrali della vicenda riguarda il possibile riconoscimento dei diritti agli orfani non fiscalmente a carico delle vittime del dovere.

Secondo quanto sostenuto da Bonanni, la decisione della Cassazione potrebbe avere rilievo anche in altri casi analoghi. Saranno tuttavia i giudici competenti a pronunciarsi definitivamente sulla questione nei successivi gradi di giudizio.

Amianto e Forze Armate

Negli anni il tema della presenza di amianto nelle Forze Armate è stato oggetto di dibattito pubblico, inchieste giornalistiche e contenziosi giudiziari.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto l’attenzione si è concentrata soprattutto su alcuni comparti militari, compreso quello aeronautico. Le eventuali responsabilità nei singoli casi vengono comunque valutate dalle autorità giudiziarie competenti sulla base degli elementi disponibili e delle consulenze tecniche.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA da anni offre attività di assistenza e tutela legale in favore dei militari e dei loro familiari nei procedimenti relativi all’esposizione ad amianto.

La vicenda giudiziaria legata alla morte del maresciallo Ciro M. è ancora in corso e saranno i tribunali competenti a definire in via definitiva le questioni aperte.

Il caso continua però ad alimentare il confronto sul tema della tutela delle vittime del dovere, dell’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e dei diritti riconosciuti ai familiari.

Amianto, Friuli Venezia Giulia: mappatura completa entro il 2027 grazie anche all’intelligenza artificiale

Friuli-Venezia_Giulia
Friuli Venezia Giulia (ph Wikipedia)

La Regione accelera sulle bonifiche: oltre 17mila interventi completati dal 2021

Il Friuli Venezia Giulia punta a completare entro il 2027 la mappatura dei siti con presenza di amianto. Un obiettivo strategico per arrivare, nell’arco di circa dieci anni, a una regione libera dalla fibra cancerogena. A fare il punto sul piano regionale è stato l’assessore alla Difesa dell’Ambiente ed Energia Fabio Scoccimarro, illustrando i risultati ottenuti negli ultimi anni e le nuove iniziative avviate per rafforzare prevenzione, monitoraggio e bonifiche.

La strategia regionale si concentra sull’individuazione delle coperture in Eternit, sull’aggiornamento costante dell’Archivio regionale amianto (Aram) e sul sostegno economico destinato a cittadini, imprese e Comuni per la rimozione dei materiali contaminati.

Intelligenza artificiale e nuove tecnologie per individuare l’amianto

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per individuare le coperture contenenti amianto. La sperimentazione, avviata nel 2024 su cinque Comuni, è stata successivamente estesa ad altri 32 territori tra il 2025 e il 2026.

La Regione ha sviluppato insieme a Insiel un sistema basato sull’analisi di immagini iperspettrali tramite reti neurali. I risultati ottenuti hanno spinto l’amministrazione regionale a investire ulteriormente nella tecnologia, con uno stanziamento di 750mila euro nel triennio.

Grazie a questo sistema avanzato sarà possibile completare entro la fine del 2027 la mappatura di altri 180 Comuni del Friuli Venezia Giulia.

 

Oltre 17mila bonifiche amianto dal 2021

Il percorso verso un Friuli Venezia Giulia “amianto free” procede anche attraverso gli interventi di bonifica. Attualmente nell’Archivio regionale amianto risultano censiti 24.801 edifici con la presenza di 26.437 manufatti contenenti amianto.

Dal 2021 a oggi sono state effettuate 17.652 bonifiche, con la conseguente eliminazione dei manufatti contaminati dal registro regionale. Solo nel 2026 gli interventi conclusi sono stati 830.

L’assessore Scoccimarro ha sottolineato che dietro questi numeri ci sono famiglie, abitazioni e attività produttive che possono contare su ambienti più sicuri e salubri. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è arrivare progressivamente all’eliminazione totale dell’amianto dal territorio.

“La bonifica, del resto è la prima arma contro l’amianto.” Afferma da sempre l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fondi per cittadini, imprese e Comuni

La Regione continua a sostenere economicamente le operazioni di rimozione dell’amianto. Il bando 2026 rivolto ai cittadini dispone di oltre 4 milioni di euro e ha già raccolto centinaia di richieste. Dal 2017 al 2025 le domande presentate sono state quasi 7mila, con oltre 5.800 contributi concessi per un valore complessivo vicino ai 28 milioni di euro.

Una parte significativa dei finanziamenti ha riguardato le imprese. Nei prossimi mesi è prevista anche la riapertura del canale dedicato alle aziende, dopo la revisione del regolamento regionale.

Particolare attenzione viene riservata inoltre ai Comuni impegnati nella bonifica di edifici pubblici e aree militari dismesse contaminate dall’amianto. Per il 2026 sono state presentate nove richieste di contributo, sostenute da uno stanziamento iniziale di 750mila euro.

Monitoraggio e prevenzione al centro della strategia regionale

Per rafforzare le attività tecniche e aggiornare la mappatura regionale, Arpa Friuli Venezia Giulia ha ricevuto un finanziamento di 103mila euro. Le informazioni raccolte vengono integrate nella piattaforma georeferenziata regionale e condivise con il Ministero dell’Ambiente, la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco.

La Regione punta così a costruire un sistema sempre più efficace di prevenzione, controllo e bonifica dell’amianto, riducendo i rischi sanitari legati all’esposizione alle fibre cancerogene e accelerando il percorso verso un territorio più sicuro.

Fonte: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia , Il Piccolo

Amianto, intervista staff ONA post convegno alla Camera (VIDEO)

Abbate, Piredda, Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto
Abbate, Piredda, Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto

Si è svolto il 28 aprile presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati il convegno dedicato al tema “Amianto, il giorno della memoria: dalla prevenzione alla bonifica”, promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Un appuntamento che ha riunito esperti, istituzioni e rappresentanti dell’associazione per affrontare uno dei temi sanitari e ambientali più urgenti in Italia: la prevenzione del rischio amianto e la bonifica dei siti contaminati.

Dalla messa in sicurezza delle scuole alla ricerca sul mesotelioma: al centro del dibattito il futuro della lotta all’amianto in Italia

L’incontro ha visto la partecipazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, insieme a numerosi rappresentanti istituzionali e componenti dello staff dell’associazione. Tra gli interventi più significativi anche quello dell’onorevole Sergio Costa, già ministro dell’Ambiente e attuale vicepresidente della Camera dei Deputati.

Durante il convegno è emersa con forza la necessità di passare dalle denunce ai fatti concreti, accelerando gli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei luoghi ancora contaminati dall’amianto. Secondo quanto evidenziato nel dibattito, la priorità dovrebbe riguardare scuole, ospedali, unità navali, vecchi rotabili ferroviari e tutti gli edifici pubblici e privati costruiti prima della legge 257 del 1992, che ha vietato l’utilizzo dell’amianto in Italia.

L’intervista all’avvocato Bonanni

L’avvocato Bonanni ha sottolineato l’importanza di recuperare il lavoro svolto dalla Commissione Amianto nella precedente legislatura, trasformando le proposte elaborate in misure operative concrete. “Tra i punti centrali per la lotta all’amianto abbiamo il finanziamento della ricerca scientifica, medica e biomedica sul mesotelioma, una delle patologie più gravi legate all’esposizione all’asbesto”. Ha affermato Bonanni.

Secondo Bonanni, “le aziende farmaceutiche investono ancora troppo poco nella ricerca sul mesotelioma, nonostante in Italia si registrino circa 2mila casi l’anno. Per questo motivo è stato chiesto un maggiore sostegno pubblico alla ricerca e al monitoraggio epidemiologico.”

Altro tema affrontato durante l’intervista con il giornalista Luigi Abbate riguarda il potenziamento dei COR regionali, i Centri Operativi Regionali che si occupano della registrazione dei casi di mesotelioma e delle malattie asbesto correlate. L’obiettivo è ottenere dati più precisi sul numero reale delle persone colpite da patologie causate dall’amianto, così da rafforzare gli strumenti di prevenzione primaria.

Nel corso del dibattito è stato ribadito il legame tra prevenzione primaria, secondaria e terziaria

La prevenzione primaria passa attraverso la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati. La secondaria riguarda invece la sorveglianza sanitaria e la diagnosi precoce per chi è stato esposto alle fibre cancerogene. La prevenzione terziaria comprende il riconoscimento dei diritti delle vittime, i risarcimenti e le sentenze giudiziarie che contribuiscono a far emergere il fenomeno.

L’intervista a Francesca Piredda, staff ONA

Abbate ha intervistato anche Francesca Piredda, componente dello staff ONA. La quale evidenziato l’importanza del “post bonifica”, spiegando come sia necessario sviluppare progetti di recupero e valorizzazione dei luoghi risanati per restituirli alla collettività.

Dal confronto è emersa quindi la necessità di trasformare la lotta all’amianto in un impegno istituzionale permanente e condiviso, al di là delle appartenenze politiche. Un tema che continua a coinvolgere migliaia di famiglie italiane e che richiede interventi urgenti per prevenire nuove esposizioni e nuove vittime.

Vedi la videointervista completa su ONA News