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martedì, Settembre 27, 2022
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

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diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Tumori pediatrici, “Io corro per loro” e per la ricerca

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tumori pediatrici

Il mese di settembre è dedicato alle attività di sensibilizzazione sui tumori pediatrici. Un mese importante in cui le associazioni dei genitori riunite in una rete mondiale, la Childhood Cancer International – Cci, si mettono in prima linea per chiedere cure adeguate e una qualità della vita sempre migliore per la salute dei propri figli colpiti da questa grave malattia.

In Italia la Fiagop, (Federazione italiana associazione genitori e guariti oncoemetologia pediatrica), che rappresenta la Cci, ha appena terminato una campagna di sensibilizzazioneAccendi d’oro, accendi la speranza 2022“. Tantissime le iniziative pubbliche realizzate, che termineranno il 16 ottobre con una grande corsa a sostegno della ricerca sul cancro pediatrico. Si chiama “Io corro per loro“. La data, fissata per il 25 settembre, è stata poi posticipata per le elezioni politiche”.

Tumori pediatrici, l’80% dei piccoli pazienti guarisce

In occasione della Settimana sono stati diffusi alcuni dati. Purtroppo in Italia il numero di neoplasie maligne (leucemie, linfomi e tumori solidi), atteso ogni anno nella fascia di età 0-19 anni, è di circa 2.200 casi, circa 1400 bambini e 800 ragazzi (35.000, in tutto, in Europa).

La ricerca accademica e clinica ha fatto in questi anni grandi passi avanti e circa l’80% dei 2200 bambini e degli adolescenti colpiti dal cancro, grazie a questo, guarirà. Purtroppo, però, circa 500 tra bambini e ragazzi, non sopravvivrà al tumore. Ed è per questo che continuare a finanziare la ricerca è così importante.

Tumori pediatrici, monumenti illuminati d’oro

La Fiagop ha organizzato l’accensione dei monumenti più importanti d’Italia con l‘oro, colore che ricorda quanto siano preziosi i bambini e gli adolescenti colpiti dal tumore. I volontari delle associazioni hanno distribuito un nastrino dorato, simbolo della lotta al cancro pediatrico.

“Ti voglio una sacca di bene”

L’associazione ha poi inviato volontari e cittadini a donare il sangue, ma anche plasma, piastrine e midollo osseo. L’obiettivo era quello di ottenere ciò che serve per l’oncoematologia pediatrica. Ad ogni donatore è stato consegnato un diploma di partecipazione.

“Io Corro per loro – Bambini senza cancro”

Il 16 ottobre, a Roma, negli giardini di Villa Borghese, si terrà, infine, la seconda edizione di “Io Corro per Loro – Bambini senza cancro”. C’è anche la possibilità di partecipare alla passeggiata, per sostenere il bando di ricerca europeo “Fight Kids Cancer” con le donazioni versate dai partecipanti. Sarà poi possibile farlo anche “connessi”, percorrendo l’itinerario preferito, in Italia e nel mondo.

Per tutti l’iscrizione si effettua sul sito iocorroperloro.it. I bambini fino ai 10 anni possono partecipare gratuitamente.

Sarà una giornata di festa alla quale interverranno anche campioni sportivi e molti ospiti. Annalisa Minetti, atleta paralimpica e artista, sarà la madrina dell’evento.

Tante le iniziative per i bambini

Per l’occasione sono state organizzate tante iniziative di animazione per i bambini. Ci saranno anche i cani e conduttori della Scuola Italiana Cani Salvataggio.

L’intero ammontare delle donazioni sarà devoluto da Fiagop al programma Fight Kids Cancer.

Terapia efficace contro la Sla, scoperta eccezionale

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Una nuova scoperta riaccende le speranze per i malati di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Un approccio terapeutico innovativo ha dato, infatti, ottimi risultati nel rallentare e in alcuni casi invertire la progressione clinica della malattia.

Cura contro la Sla, studio sul New England journal of medicine

A comunicarlo sono stati i ricercatori che stanno sperimentando il tofersen, un oligonucleotide antisenso (Aso) che blocca la sintesi di una proteina, la superossido dismutasi 1 (Sod1), una delle cause della Sla. Questa proteina, infatti, quando muta non solo non riesce a svolgere il suo ruolo, ma si aggrega con altre copie di se stessa e provoca, così, danni al sistema nervoso. Lo studio è stato pubblicato sul “New England journal of medicine“.

Nel 12-20% dei pazienti con SLA familiare si riscontra la mutazione nel gene Sod1 e nell’1-2% dei pazienti senza una storia familiare di SLA. Per chi è portatore di queste mutazioni, i risultati rappresentano una scoperta epocale che cambierà il trattamento della loro patologia e potrà dare ampi benefici.

Il professor Chiò: “Risultato clinico straordinario”

“Si tratta di una risultato clinico straordinario, mai osservato precedentemente nel trattamento di questa gravissima malattia – ha detto il professor Adriano Chiò del Dipartimento di Neuroscienze ‘Rita Levi Montalcini’ dell’Università di Torino – Una pietra miliare per la ricerca”. Il professore è co-autore dello studio e direttore del Centro regionale esperto per la Sla (Cresla) dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. L’unico centro in Italia ad essere stato coinvolto direttamente nella conduzione della sperimentazione internazionale.

La sperimentazione su 108 pazienti

I ricercatori hanno analizzato gli effetti di questa nuova terapia su 108 pazienti con Sla con mutazioni in Sod1. Due gruppi, a rapida e lenta progressione, hanno sostenuto due fasi. La prima è durata 6 mesi ed la seconda che è ancora in corso. Si stanno, infatti, valutando ora gli effetti del trattamento precoce rispetto a quello ritardato sulla salute dei pazienti.

I danni della Sla

La Sla è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni: le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria.

I primi segni della malattia compaiono quando la perdita progressiva dei motoneuroni supera la capacità di compenso dei motoneuroni superstiti fino ad arrivare ad una progressiva perdita di forza muscolare. Nella maggior parte dei casi con risparmio delle funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali (vescicali ed intestinali).

Anche psicologicamente è devastante: la Sla, infatti, pur bloccando progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare e la volontà di rapportarsi agli altri. La mente resta vigile, ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile.

Economia, ambiente, aborto: ne parla Cinzia Pellegrino

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Cinzia Pellegrino

Cinzia Pellegrino, Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di Fratelli d’Italia e candidata per il Senato nel collegio Lazio 2, ha accettato di rilasciare un’intervista per l’Ona notiziario amianto, in occasione delle imminenti elezioni politiche.

Buongiorno, come è nata la sua passione per la politica e che cosa poi negli anni le ha trasmesso?

“Ero molto attenta ai temi della giustizia e della difesa dei più deboli già alle superiori, dove prima ho ricoperto il ruolo di rappresentante di classe e poi mi sono candidata alla rappresentanza d’Istituto. Nel 2001, con le liste di Azione Universitaria, sono stata eletta rappresentante al CUS dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, risultando la prima donna a ricoprire questo incarico nonché la donna eletta con il maggior numero di preferenze in assoluto. Dopo gli studi ho continuato il mio attivismo politico, prima in Alleanza Nazionale, poi nel PDL e nel 2012 ho deciso di seguire Giorgia Meloni nella fondazione di Fratelli d’Italia. Inizialmente ho presieduto al ruolo di Responsabile Provinciale del Dipartimento tutela Vittime, fin quando nel 2016 sono giunta ad esserne nominata Coordinatore Nazionale”.

Perché è nato il Dipartimento tutela Vittime di FdI e qual è il suo compito sul territorio?

“Questa struttura interna al partito è stata una grande intuizione di Giorgia Meloni, che ha voluto prevedere, prima fra tutti, una specifica delega dove si trattassero argomenti riguardanti la violenza sulle donne per poi accompagnarli ad una progettualità istituzionale. Anche in questo Giorgia ha fatto la differenza: anni di femminismo e di Casa Internazionale sulle donne non hanno aiutato a diminuire il numero delle vittime, che invece sono state spesso strumentalizzate per fini politici, come quello di ottenere spazi comunali senza bando e senza costi dove istruire le donne con l’ideologia marxista e peggio ancora gender.

Per me il Dipartimento non è una spilla da portare sul petto ma uno strumento per compiere la mia missione: portare nel mondo un cambiamento, combattendo ogni giorno per la tutela dei diritti umani. Questo è il motivo per il quale è nato e per il quale continua a sussistere”.

Nel caso fosse eletta quale sarebbe la priorità nel suo impegno politico? Quale problema o situazione le preme che venga affrontata?

“Per Fratelli d’Italia risolvere il carobollette e aiutare il nostro Paese a risollevarsi economicamente. A queste aggiungo che è importante dare una risposta all’aumento di reati che conseguono all’immigrazione selvaggia e alla scarsa volontà da parte di alcuni stranieri di rispettare le leggi italiane e del diritto.

Troppe volte la sinistra lo ha affrontato con superficialità o con vizio ideologico, come ad esempio ha fatto con il “caso Saman”. Le intercettazioni telefoniche riferite al padre dimostrano come quell’omicidio sia stato un crimine premeditato e basato sul fondamentalismo religioso, per la cui prevenzione a nulla sarebbe servita la tanto sbandierata legge Ascari. Per salvare Saman era necessario dare completa attuazione a quegli strumenti che potevano impedirle di incontrare i suoi carnefici.

Estendere il rilascio del permesso di soggiorno alle ragazze che denunciano per sottrarsi ai matrimoni combinati non ha nulla a che fare con le violenze alle quali vengono sottoposte. E’ solo un’ulteriore strumentalizzazione di tragedie a scopo ideologico, come è solita fare la sinistra, solo un altro modo per la dare la cittadinanza a stranieri e forse sperare che presto diventino un proprio bacino elettorale. Nulla aggiunge ad una concreta tutela delle vittime e sarà cura di Fratelli d’Italia riprendere una battaglia seria per contrastare questi fenomeni dovuti all’integralismo religioso quando saremo al Governo.

Crede che il Reddito di cittadinanza debba essere mantenuto o sarebbero più efficaci politiche per il lavoro? Qual è la proposta per arginare la povertà che purtroppo è destinata a crescere visto il contesto mondiale?

“Sappiamo cosa sia la povertà e per questo vogliamo combatterla. Sappiamo cosa sia la povertà e per questo diciamo che il Reddito di cittadinanza è una misura sbagliata e ingiusta. Perché mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo, chi ha bisogno di assistenza e chi ha bisogno di un posto di lavoro. E sì, pensiamo che i 9 miliardi di euro di risorse pubbliche ogni anno destinate a questa misura possano essere spesi molto meglio. Cosa vogliamo fare? Proteggere i più fragili, come i diversamente abili, le famiglie senza reddito con figli a carico. Ma anche gli over 60 in cerca di lavoro. Per loro manterremo l’attuale sistema di tutela e proveremo anche ad aumentarlo”.

Quali sono le proposte per il lavoro e per i giovani che, mai come in questo momento, temono di non poter prevedere un futuro in Italia?

“Chi è in grado di lavorare deve avere la possibilità di essere formato per poter rispondere alle richieste di assunzione delle imprese. Abbiamo ingenti risorse del Fondo sociale europeo per fare proprio questo. 28 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, oltre a circa 8 miliardi di residui della programmazione precedente. Nel nostro modello chi si rivolge a un centro per l’impiego o a una agenzia del lavoro sarà immediatamente indirizzato a un corso di formazione. Con forti prospettive di rapida assunzione.

In casi di particolare disagio con quegli stessi fondi europei è possibile prevedere un sostentamento economico durante il periodo di formazione. Questo verrà accompagnato da reali misure di sostegno alle aziende che assumono. Dal taglio del cuneo fiscale a una tassazione di vantaggio con la formula del più assumi meno tasse paghi”.

Quale sarà il suo impegno in particolare per contrastare l’inquinamento in un contesto internazionale ancora più difficile?

“Fratelli d’Italia, ed io in prima linea, siamo pronti a difendere l’ambiente e la bellezza della nostra terra. Mentre la Sinistra parla di manifesti ideologici, noi affronteremo la questione in maniera seria, coerente, libera e innovativa, senza pregiudizi nei confronti dello sviluppo economico e delle nuove tecnologie. A cominciare dalla difesa del bene naturale per eccellenza: l’acqua. Bisogna superare gli ostacoli burocratici ed i dubbi riguardanti gli impianti di desalinizzazione dell’acqua marina. Fratelli d’Italia parla di sole, terra, aria ed acqua e del rapporto dell’uomo con essi”.

Pellegrino affronta poi un tema a lei caro, essendo legata a doppia cordata con l’Ona- Osservatorio nazionale amianto, la lotta all’asbesto: “A 30 anni dalla legge che mise al bando l’amianto in Italia solo lo 0,06% dei siti mappati ufficialmente è stato bonificato. I morti dovuti all’esposizione alla fibra killer sono in aumento e a questi si stanno aggiungendo i decessi di coloro che l’hanno inalata per contatto indiretto con gli indumenti portati in casa dai familiari operai.

Bonifica e smaltimento amianto sono prioritari

E’, perciò, necessario considerare bonifica e smaltimento dell’amianto prioritari per ogni amministrazione e usare i fondi europei per le attività di sorveglianza primaria.
Diventa importante procedere ad un riordino della normativa vigente creando un testo unico. Che dia omogeneità e che preveda chiare specifiche per l’obbligo in carico ai Comuni di identificare ogni sito contenente amianto con segnaletica indicante pericolo di morte. E per il sanzionamento delle Regioni che non stabiliscono e rispettano un cronoprogramma di mappatura e bonifica. In particolare, bisogna dare priorità alla bonifica delle scuole. Per tutelare il diritto dei nostri figli a crescere in ambienti privi di rischi per la salute.

Occorre, ancora, prevedere l’istituzione di un registro dei tumori da amianto distinto da quello già esistente dei mesoteliomi. Infine bisogna modificare la L. 257/92 per consentire anche ai militari di avere accesso al pensionamento anticipato e procedere all’equiparazione delle vittime del dovere a quelle del terrorismo perché l’accesso al risarcimento sia un diritto che segua la strada della giustizia e dell’equità”.

Rispondendo ad accuse specifiche, Giorgia Meloni ha detto che non toccherà la legge sull’aborto. Lei cosa pensa al riguardo?

“Fratelli d’Italia non vuole abolire la legge 194, ma darle piena applicazione, compresa la parte che riguarda il sostegno alla maternità e al diritto alla vita.
Questo significa dare una reale possibilità di scelta alla donna. Quindi tutelare anche il suo diritto a non abortire e tenere il bambino.

Soprattutto, non lasciarla completamente sola in un momento così difficile della sua vita fornendole assistenza. Penso in particolar modo a tutte quelle madri che scelgono di abortire poiché non riuscirebbero a mantenere un figlio”.

Fair play for life, premiato il presidente Ona Ezio Bonanni

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Bonanni

Grande successo oggi a Roma, presso il Salone d’onore del Coni per l’evento “Fair play for life“. “Il Comitato nazionale italiano – ha spiegato il suo presidente, Ruggero Alcanterini, scende dal bordo del campo sportivo per entrare nella vita, per affrontare i problemi che gli si parano davanti, per offrire sempre maggiori opportunità ai giovani e a tutti, nel comune denominatore del rispetto”. Tra i tanti premiati anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

Al presidente Bonanni riconoscimento per l’impegno contro l’amianto

Il presidente Bonanni ha ricevuto l’importante riconoscimento per il suo impegno nella lotta all’amianto che in questi anni si è spostata dalle fabbriche anche nelle scuole, nelle palestre e negli impianti sportivi, dove purtroppo l’asbesto è ancora presente.
“Anche ieri- ha detto Bonanni nel suo intervento – abbiamo denunciato la copertura di una caldaia in amianto in una scuola di Roma e presentato l’ennesimo esposto in Procura.

Bisogna evitare qualsiasi esposizione. Abbiamo siti industriali, stadi, impianti sportivi costruiti prima del 1992 i cui hanno sempre fatto passare il principio della dose minima, che si baratta sostenere come innocua. Invece purtroppo anche tra i professori sono stati registrati casi di mesotelioma. Fondamentale la prevenzione primaria, che vuol dire evitare qualsiasi esposizione a cancerogeno”.

Bonanni: “Ona e Cnifp insieme per la prevenzione primaria”

“Anche lo Sport svolge un ruolo di prevenzione primaria perché previene tutta una serie di patologie. Ecco il legame tra l’Ona, attività sportiva e il fair play. Come avvocato ritengo il Fair play punto chiave, fondamentale, che anche nel mondo giudiziario e giuridico sta venendo meno, come nel mondo politico.

Per questo dobbiamo pensare a un concetto di transizione etica e morale e non soltanto ecologica e di sostenibilità sociale che deve riguardare anche tutti gli altri Paesi. L’Ona e il Cnifp – ha concluso il presidente Ona – hanno l’obiettivo comune della bonifica delle scuole, palestre e impianti sportivi”.

(Vedi la premiazione e l’intervento dell’avvocato Bonanni a questo link dal minuto 2:41:45)

“Una diversa prospettiva”, dal dolore alla rinascita

Un evento, quello di oggi nella Capitale, che ha visto scorrere personaggi di spicco della cultura, del cinema, dello Sport e che è stato a tratti anche emozionante. Come durante la visione del cortometraggio: “Una diversa prospettiva”, da una idea di Massimo Meschino, per la regia di Michele Conidi.

Si tratta della storia vera di Michela, una ragazza che nel 2016 ha perso l’uso delle gambe in seguito ad un terribile incidente stradale. La persona che guidava era distratta al cellulare. Il corto vuole essere un monito per tutti: quando si guida il telefono non va usato. Ma è anche un messaggio di speranza. Michela ora fa parte della squadra nazionale Parolimpica di scherma.

“Abbiamo voluto sensibilizzare sulla disabilità -ha detto uno degli attori – e dare speranza a chi si trova bloccato all’improvviso, la vita cambia totalmente”. A tutto il cast è stato riconosciuto il premio Fair Play perché il cortometraggio spinge al rispetto della vita.

Il regista ha già ottenuto diversi riconoscimenti. Tra questi il premio Solidarietà al 1° Fashion Break Rules, premio corto segnalato e premio 3° classificato nella sezione “Finestra sociale” al 24° festival internazionale INVENTA UN FILM. Come pure da pochi giorni anche per il cortometraggio selezionato in Campidoglio per la manifestazione “Roma premia la cultura sociale”).

Si sono poi susseguiti ospiti illustri, con la moderazione della giornalista e scrittrice Lisa Bernardini, che con il suo libro ha ispirato il premio. Una bellissima mattinata per un incontro che non sarà fine a se stesso, ma dal quale nasceranno ancora nuove collaborazioni.

Lecce, rimossi in 3 anni 100mila chili di amianto

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Lecce

A Lecce sono stati rimossi in 3 anni 100mila chili di amianto. Un impegno per liberare il territorio dall’asbesto che va avanti. Nell’ultimo periodo, infatti, l’amministrazione ha disposto anche la bonifica di 2 siti inquinati di proprietà privata. Uno in via Pietro Marti e l’altro in via Merine.

Lecce, smaltite 2 coperture in amianto

Alcuni cittadini avevano segnalato la presenza di una copertura in amianto di un piccolo immobile in via Pietro Marti. Essendo un terreno di proprietà privata il proprietario è stato diffidato ad intervenire. L’uomo ha così contatto una ditta specializzata che ha rimosso il tetto in eternit, circa 800 chili di materiale.

I funzionari comunali hanno, invece, avevano invece notato un capannone in via Merine. La copertura sembrava proprio in amianto e così è stato verificato durante un sopralluogo. Anche in questo caso il proprietario ha provveduto alla rimozione e al corretto smaltimento in quanto il materiale era notevolmente deteriorato e quindi ancor più pericoloso. Sono stati rimossi 8870 chili di eternit.

Lecce, tecniche di bonifica amianto

Le tecniche di bonifica dell’amianto sono diverse. Se il materiale non è rovinato o friabile è possibile isolarlo attraverso il confinamento. Si tratta di una tecnica che consiste nell’installare una sovracopertura protettiva sul manto in amianto preesistente. Questo avviene dopo aver effettuato uno strato di incapsulamento per proteggere ulteriormente le fibre in amianto che tendono a sfibrarsi.

Quando, invece, l’eternit è ormai deteriorato e il cemento ha perso la sua capacità aggrappante permettendo alle fibre dell’amianto di liberarsi nell’aria, allora è necessario rimuovere il materiale e smaltirlo.

Per legge è necessario che lo faccia una ditta specializzata inserita in un apposito albo. Questo per la sicurezza degli operatori e dei residenti nelle vicinanze del sito contaminato.

Altre bonifiche sul territorio leccese

Dall’inizio dell’anno il settore Ambiente del Comune di Lecce ha provveduto a rimuovere 9.431 chili di materiali in eternit abbandonati. Troppe persone ancora lasciano i rifiuti, in questo caso rifiuti pericolosi, sul ciglio delle strade o in aperta campagna. In tutta Lecce sono quindi in totale 98.595 i chilogrammi rimossi dal 2019.

I rischi legati all’amianto

L’amianto, utilizzato nell’edilizia e in tantissimi altri modi dalle aziende fino alla sua messa al bando, è altamente cancerogeno. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, che da anni è al fianco delle vittime e delle loro famiglie, ha raccolto documenti e dati per denunciare quanto avvenuto, ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“. L’unico rapporto che registra il numero dei casi di mesotelioma è quello dell’Inail, VII Rapporto ReNaM, ma non tiene conto di tutte le altre patologie asbesto correlate.

L’amianto causa, infatti, il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. Ma anche asbestosi e infiammazioni. Per questo le bonifiche sono necessarie. Per aiutare in questo enorme compito l’Ona ha creato una App. Qui i cittadini possono segnalare tutti i siti contaminati ed evitare, consultando la App, esposizioni pericolose.