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martedì, Settembre 15, 2026
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Morte per diagnosi errata: Asl condannata a risarcire

diagnosi errata

Errore medico: risarciti familiari del paziente deceduto

Errata diagnosi: confondono i sintomi di una leucemia con quelli di una colica renale. Per questo, perde la vita S.M., a soli 26 anni. Secondo la mia visione giuridica, anche in caso di perdita di chance sussiste la responsabilità e l’obbligo risarcitorio. Il caso in esame era stato trascurato anche dopo la morte del paziente. Grazie al supporto medico legale, e allo staff del mio studio (Studio Legale Bonanni), ho potuto dimostrare l’errore medico.

La ASL Roma 6, già Roma H, ha trascurato le mie sollecitazioni e quindi ho dovuto ricorrere al Giudice. Da qui, la condanna del Tribunale di Velletri.

Tribunale di Velletri: risarcimento record per diagnosi errata

Un errore medico, una diagnosi errata che ha portato alla morte, in soli cinque giorni, S.M., 26 anni di Anzio. La asl Roma H è stata condannata, con sentenza del Tribunale di Velletri, al pagamento di quasi ottocentomila euro. Questo importo è stato nel frattempo corrisposto. Infatti, in seguito al pignoramento, i familiari della vittima hanno ricevuto le somme dovute.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”.

Questa in sintesi la sentenza con la quale la ASL Roma H, ora Roma 6, è stata condannata al risarcimento record, che con gli interessi, ha sfiorato il milione di euro.

Leucemia fulminante: il paziente poteva essere salvato

Secondo quanto sostenuto dal medico legale di parte, qualora il paziente fosse stato trattato e stabilizzato, il decorso della malattia sarebbe stato bloccato. In ogni caso, quantomeno rallentato.

La malattia ematologica acuta, leucemia fulminante, è stata non diagnosticata dai sanitari dell’Ospedale di Anzio. Avevano, infatti, diagnosticato una semplice ‘colica renale’.

Certamente, un errore medico: la negligenza, imprudenza ed imperizia, che è costata la vita ad un giovane di 26 anni. Sì, perché S.M. aveva appena 26 anni, rientrato in casa, dopo due giorni, è sprofondato nel coma. Eppure, “i sintomi della leucemia erano chiaramente evidenti e la neoplasia facilmente diagnosticabile. Tuttavia, senza alcun esame strumentale, il paziente è stato dimesso, senza la presa in carico”, così, il medico legale di parte.

Diagnosi errata: fatale il ritardo nella diagnosi e delle cure

Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. S.M., quindi, è morto proprio per la negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. Il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome doveva essere immediatamente trattato e stabilizzato.

Una diagnosi errata e ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine. Questo trattamento avrebbe sicuramente permesso la sopravvivenza, ovvero maggiori chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni.

Una storia straziante: il paziente è dimesso senza cure

E’ il 4 dicembre di qualche anno fa. L’aria è gelida, le temperature quasi vicino lo zero. Si comincia a respirare aria di festa. Il Natale è vicino. Stefano è a casa. All’improvviso accusa lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli tolgono il respiro. Non ce la fa a resistere.

Stefano è giovane, solare, pieno di vita, non è ipocondriaco. Sta male sul serio. E’ in quel preciso momento che comincia il count down dei suoi ultimi cinque giorni.

Stefano è sorretto dai genitori. Sale in macchina e, insieme ai suoi affetti più cari, raggiunge il pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno. I medici lo visitano e poco dopo lo dimettono.

Sospetta colica reale sinistra”, questa la diagnosi. La cura? Antibiotici e riposo.

Diagnosi errata: il paziente in coma

Dopo due giorni S.M., mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, perde conoscenza. Entra in un coma profondo dal quale non ne esce più perché muore dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, trasportato d’urgenza nella struttura dai sanitari del 118. E’ nel pronto soccorso della clinica che i camici bianchi diagnosticano unaleucemia mieloide acuta.

Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica, che avrebbero permesso la diagnosi.

Infatti, i risultati degli esami clinici, o meglio dell’emocromo, avrebbero evidenziato la leucemia. Infatti, sarebbero risultate completamente alterate. Così, avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica renale” non poteva che essere errata.

Vittima di diagnosi errata: danno al paziente

S.M. con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, Stefano avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia. Ma tutto questo non è avvenuto a causa di una diagnosi errata.

E poi chissà se la vita avrebbe potuto riservargli anche una rinascita con un trapianto o un autotrapianto midollare. Chi può più dirlo, ora! A Stefano però, tutto questo è stato negato. Dai primi dolori, a chiudere per sempre gli occhi sono solo trascorse 120 ore. Le ultime, le più lunghe e interminabili che mamma e papà difficilmente dimenticheranno.

Lo squarcio nei cuori dei genitori, quella ferita che ha devastato la loro anima, rimarrà aperta per sempre. Un figlio non si dimentica. Un figlio continui ad amarlo anche non potendolo più accarezzare.

Diagnosi errata e risarcimento medico

Il diritto alla salute è il presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Infatti, non vi può essere l’esercizio del diritto di libertà, piuttosto che del diritto al lavoro, se non si è in piena efficienza psicofisica. A maggior ragione, nel caso di S.M., che ha perso la vita proprio perché non è stato stabilizzato.

Recentemente tutta la normativa, in materia di responsabilità medica, ha trovato un definitivo assetto proprio in seguito alla c.d. Legge Gelli Bianco. Si tratta del riordino normativo di tutta la complessa materia della responsabilità medica, anche oltre la problematica del ritardo diagnostico.

Proprio il ritardo diagnostico è  uno dei temi fondamentali per quanto riguarda la responsabilità medica nei casi di mesotelioma, diagnosticati in ritardo. Questi profili sono stati attenzionati dall’ONA, che poi ha proseguito con la tutela anche per altri casi di errore medico.

Responsabilità medica in caso di diagnosi errata

Nel caso in cui ci si trovi di fronte ad errore diagnostico ed anche al ritardo nella diagnosi, sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni. Infatti, nel caso di S.M. il Tribunale di Velletri ha accolto la domanda di risarcimento del danno.

Il profilo più rilevante è proprio quello della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, cui si aggiunge quello extracontrattuale.

Quindi, il paziente che subisce un danno può chiederne il risarcimento integrale. I danni risarcibili sono sia quelli non patrimoniali che patrimoniali.

Tra i primi, vi è il danno biologico, quello morale e quello esistenziale. Poi ci sono i danni economici. Inoltre, in caso di decesso, i familiari hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dal loro congiunto.

Risarcimento danni, diagnosi errata, errore medico

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, tutela quindi, anche i pazienti, senza dimenticare poi il ruolo importante dei medici, per l’assistenza sanitaria. In questa triste esperienza del Covid-19, il sistema sanitario nazionale e i sanitari hanno dato prova di capacità e dedizione. Per questi motivi, le azioni sono sempre intentate contro la struttura sanitaria e solo per ottenere il risarcimento del danno, in casi di effettiva responsabilità.

Consulenza, risarcimento danni diagnosi errata

Proprio perché non si può dimenticare il ruolo fondamentale dei medici, in particolare durante la pandemia Covid-19, nella quarta ondata del gennaio 2022, è necessario circoscrivere l’azione.

In sostanza, agire solo nei casi in cui vi sia un’effettiva responsabilità. Per questi motivi, si può approfondire sul tema malasanità proprio in questo sito.

Chiedi la tua consulenza legale gratuita errore medico, facendone richiesta scritta all’Associazione. Otterrete, gratuitamente, la consulenza legale gratis errore medico, con un parere completo con le norme ed i riferimenti giurisprudenziali. Così, in questo modo, sarà possibile orientarsi e determinarsi per agire per la tutela di diritti.

Diagnosi errata malattie amianto: tutela medica e legale

Nei casi di malattia asbesto correlata, in particolare in caso di mesotelioma, con ritardo diagnostico, è chiaro che c’è responsabilità. Ho, infatti, sempre sostenuto che la diagnosi precoce è fondamentale. L’esperienza mi ha dato sempre ragione. Sono centinaia i casi per i quali la diagnosi precoce ha evitato il peggio. In particolare, nei casi di mesotelioma e di tumore del polmone.

Infatti, per legge, coloro che sono stati esposti a cancerogeni, in particolare ad amianto, hanno diritto alla c.d. sorveglianza sanitaria. Il tutto, come stabilito dall’art. 259 del D. Lvo 81/08 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo, con queste misure di c.d. prevenzione secondaria, è possibile attenuare gli effetti delle esposizioni pregresse.

Per chiedere assistenza medica e legale ci si potrà rivolgere all’Associazione ONA: Tutela Legale ritardo diagnosi malattie asbesto correlate.

La tutela dei sanitari, vittime del Covid-19

In ogni caso, l’ONA supporta tutti i cittadini, dal punto di vista medico e legale. Con il recente Governo Draghi, sono stati implementati i fondi della sanità pubblica. Però, questo non è sufficiente. E’ indispensabile valorizzare il nostro personale medico e paramedico, adeguare le retribuzioni.

Per i nostri numerosi medici, infermieri ed altro personale medico che hanno subito danno per l’epidemia Covid-19, necessario anche il riconoscimento di vittima del dovere.

In questo momento particolare, se si fa riferimento ad una sentenza del Tribunale che condanna delle strutture sanitarie, non si può non ricordare il sacrificio dei nostri sanitari.

Questo non lo possiamo dimenticare. Ecco perchè, già nel marzo del 2020, quando cominciavano a morire con i loro pazienti, ne ho invocato la tutela.

Tanto è vero che, anche nella trasmissione di ONA Tv “lavoratori e tutele nell’era del coronavirus”, ne abbiamo parlato.

Mi sembra doveroso ed onesto, ricordare anche la memoria di tutti i nostri caduti nella guerra al Covid-19, che non si è ancora conclusa.

Assegno Ordinario di Invalidità (AOI): tutele per militari e vittime del dovere

Foto di Piotr Zakrzewski da Pixabay
Foto free di Piotr Zakrzewski da Pixabay

Militari, forze dell’ordine e vittime del dovere: quali prestazioni previdenziali possono spettare in caso di invalidità?
L’invalidità può incidere infatti profondamente sulla vita professionale di un lavoratore. Per chi ha prestato servizio nelle Forze Armate, nelle forze dell’ordine o nel settore pubblico, conoscere le prestazioni previdenziali disponibili è particolarmente importante.

Tra gli istituti da esaminare c’è l’Assegno ordinario di invalidità (AOI), previsto dalla Legge 222/1984. Si tratta di una prestazione economica riconosciuta dall’INPS ai lavoratori la cui capacità lavorativa risulta ridotta a causa di un’infermità fisica o mentale.

La disciplina dell’AOI presenta caratteristiche specifiche. Non richiede necessariamente la cessazione dell’attività lavorativa, ha una durata iniziale di tre anni e può diventare definitiva dopo tre riconoscimenti consecutivi.

Per militari, appartenenti alle forze dell’ordine e dipendenti pubblici, tuttavia, occorre distinguere le regole generali da quelle degli ordinamenti speciali. In particolare, la pensione privilegiata e le prestazioni per causa di servizio seguono presupposti differenti.

Assegno ordinario di invalidità: la differenza con l’invalidità civile

L’AOI è una prestazione previdenziale. Il suo riconoscimento dipende dalla riduzione della capacità lavorativa e dalla presenza di una determinata anzianità contributiva.

La pensione di invalidità civile, invece, appartiene al sistema assistenziale e si basa su requisiti diversi.

La distinzione è importante perché non si tratta di prestazioni intercambiabili. Un lavoratore deve individuare l’istituto corretto in relazione alla propria situazione sanitaria, contributiva e professionale.

L’AOI, inoltre, non impone di interrompere l’attività lavorativa. Il beneficiario può continuare a svolgere un lavoro dipendente o autonomo, tenendo conto delle regole previste per il cumulo tra redditi e prestazione.

Requisiti AOI: quando è possibile presentare la domanda

Per ottenere l’Assegno ordinario di invalidità è necessario soddisfare due condizioni: una sanitaria e una contributiva.

Il requisito sanitario: capacità lavorativa ridotta

L’infermità fisica o mentale deve determinare una riduzione permanente della capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato.

La capacità lavorativa deve risultare ridotta a meno di un terzo.

In termini percentuali, il requisito corrisponde a un’invalidità superiore al 66,66%, secondo la formulazione riportata nella disciplina previdenziale.

L’accertamento viene effettuato dagli organi medico-legali competenti dell’INPS, sulla base della documentazione sanitaria e delle verifiche previste.

Il requisito contributivo: 5 anni di contribuzione

L’AOI richiede una storia contributiva minima.

Il lavoratore deve avere almeno 5 anni di assicurazione e contribuzione complessiva, pari a 260 settimane. e d almeno 3 anni di contribuzione, pari a 156 settimane, versati o accreditati nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda.

I due requisiti devono essere presenti contemporaneamente.

AOI e lavoro: l’assegno è compatibile con lo stipendio?

Una delle caratteristiche dell’Assegno ordinario di invalidità è la possibilità di continuare a lavorare.

La prestazione è compatibile con il lavoro dipendente e con quello autonomo. Non esiste un tetto massimo di reddito che determini automaticamente la perdita del diritto all’assegno.

Tuttavia, il reddito da lavoro può incidere sull’importo effettivamente percepito.

Le riduzioni dell’AOI per redditi da lavoro

La disciplina richiamata nel testo prevede riduzioni collegate al trattamento minimo INPS e agli scaglioni stabiliti dalla Tabella G della Legge 335/1995.

Il sistema indicato è il seguente:

Reddito fino a 4 volte il trattamento minimo INPS

Non si applica la riduzione percentuale prevista per il cumulo. L’assegno viene erogato al 100%.

Reddito compreso tra 4 e 5 volte il trattamento minimo INPS

È prevista una riduzione del 25% sulla quota interessata dalla riduzione.

Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo INPS

La riduzione indicata è pari al 50% sulla quota interessata.

Il calcolo concreto dipende dall’importo dell’assegno e dal reddito da lavoro percepito.

Seconda trattenuta per cumulo lavoro-pensione

Oltre alle riduzioni percentuali, il testo di riferimento richiama una seconda trattenuta applicabile in determinate condizioni.

La trattenuta interviene quando, dopo l’applicazione delle riduzioni, l’importo residuo dell’AOI supera ancora il trattamento minimo INPS.

Le percentuali indicate sono differenti in base al tipo di attività lavorativa.

Lavoro dipendente

Per il lavoro dipendente, la trattenuta prevista nel testo è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo.

Lavoro autonomo

Per il lavoro autonomo, la trattenuta indicata è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo. Le riduzioni e le trattenute devono essere calcolate considerando la situazione individuale del beneficiario.

Durata dell’Assegno ordinario di invalidità

L’AOI non nasce necessariamente come prestazione definitiva.

Come dicevamo, la sua durata iniziale è di tre anni e il rinnovo non avviene automaticamente.

Il lavoratore deve presentare domanda di conferma nei 180 giorni antecedenti la scadenza, sottoponendosi a una nuova verifica sanitaria.

La richiesta deve quindi essere effettuata nei termini previsti, evitando di attendere la scadenza senza aver avviato la procedura.

Dopo tre riconoscimenti l’AOI diventa definitivo

Dopo tre riconoscimenti consecutivi, per un totale di 9 anni, l’assegno diventa quindi definitivo a vita.

Restano salve le eventuali revisioni straordinarie previste dalla disciplina INPS.

Il riconoscimento definitivo rappresenta una tappa importante per il beneficiario, ma non esclude ogni possibile verifica successiva.

Trasformazione dell’AOI in pensione di vecchiaia

Al raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla legge, l’Assegno ordinario di invalidità si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia, purché siano presenti i requisiti richiesti.

Il testo di riferimento indica:

  • Età pensionabile ordinaria: 67 anni.
  • Requisito contributivo: di norma 20 anni.
  • Cessazione del rapporto di lavoro dipendente.

La trasformazione deve essere valutata sulla posizione previdenziale del singolo lavoratore e sulle norme applicabili al momento del passaggio.

AOI e dipendenti pubblici: l’estensione prevista dal testo

La disciplina dell’Assegno ordinario di invalidità è stata storicamente riferita ai lavoratori del settore privato, agli autonomi e ai parasubordinati.

Il testo di partenza richiama un’estensione al settore pubblico attraverso il Decreto-Legge n. 25/2025.

Secondo la ricostruzione riportata, la decorrenza sarebbe il 16 marzo 2025.

Dipendenti pubblici assunti dal 16 marzo 2025

La disciplina descritta prevede che i dipendenti pubblici assunti dal 16 marzo 2025 in poi possano accedere all’AOI secondo le regole della Legge 222/1984 previste per il settore privato.

In questa ricostruzione, il lavoratore potrebbe cumularlo con lo stipendio, continuare a lavorare. Oppure essere assegnato a mansioni adeguate alla ridotta capacità lavorativa.

Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco: ordinamenti speciali – esclusione

Il testo di riferimento indica l’esclusione dalla disciplina AOI dei lavoratori appartenenti ai comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso pubblico.

Rientrano nella descrizione le Forze Armate, la Polizia di Stato e i Vigili del Fuoco.

Per questi lavoratori, il testo richiama gli ordinamenti speciali e le pensioni privilegiate.

È importante distinguere la disciplina previdenziale generale dalle regole applicabili al personale dei comparti speciali.

Dipendenti pubblici: gli istituti tradizionali di inabilità

Per i dipendenti pubblici che non rientrano nella disciplina AOI descritta, il testo richiama alcuni istituti tradizionali di tutela.

Tra questi figurano la dispensa dal servizio per inidoneità fisica e le pensioni di inabilità.

Dispensa dal servizio per inidoneità fisica

La dispensa dal servizio per inidoneità fisica rappresenta uno degli istituti previsti per il pubblico impiego.

La procedura richiamata nel testo comprende il previo tentativo di ricollocazione in altre mansioni.

L’obiettivo è verificare se il dipendente possa continuare a svolgere attività lavorativa compatibile con le proprie condizioni.

Pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro

Il testo richiama la pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro.

Sono richiesti almeno 15 o 20 anni di servizio effettivo, in relazione al regime applicabile.

Il riconoscimento comporta la risoluzione del rapporto di lavoro.

La disciplina deve essere valutata in base all’ordinamento previdenziale e alla posizione individuale del dipendente pubblico.

Pensione di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa

Un ulteriore istituto richiamato è quello previsto dall’articolo 2, comma 12, della Legge 335/1995.

La pensione di inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa è destinata ai lavoratori che risultano totalmente e irreversibilmente impossibilitati a svolgere qualsiasi lavoro.

Si tratta di un istituto distinto dall’AOI, poiché presuppone una condizione di inabilità totale e permanente a qualsiasi attività lavorativa.

Militari riformati e vittime del dovere: perché serve una valutazione specifica

Per gli ex militari riformati e per le vittime del dovere, la corretta individuazione della prestazione previdenziale è particolarmente importante.

L’invalidità può essere collegata a una condizione sanitaria, ma anche a una causa di servizio. Le due situazioni non devono essere confuse.

La pensione privilegiata e gli altri benefici previsti per il personale dei comparti speciali seguono regole proprie.

Per questo motivo, la verifica deve riguardare condizioni sanitarie, anni di contribuzione,  l’eventuale riconoscimento della causa di servizio. Oltre ovviamente al regime previdenziale applicabile, la presentazione della documentazione amministrativa e medica e eli eventuali benefici spettanti ai superstiti.

Mesotelioma e amianto nella Marina Militare, sentenza di primo grado: risarcimento di oltre 860mila euro

Avv.Ezio Bonanni
Avv.Ezio Bonanni

Una lunga carriera nella Marina Militare, quasi diciannove anni di servizio e, secondo quanto ricostruito nel procedimento giudiziario, una prolungata esposizione ad ambienti nei quali era presente amianto. È la vicenda di C.C., originario di Napoli, morto nell’ottobre 2020 dopo una malattia durata oltre cinque anni.

L’uomo aveva costruito la propria famiglia nel Casertano, terra d’origine della moglie, dove sono nati anche i loro due figli. In seguito, la famiglia si era trasferita a Valmontone, in provincia di Roma.

La sua storia è ora al centro di una sentenza del Tribunale di Roma. In primo grado, il giudice ha accertato la responsabilità del Ministero della Difesa e ha disposto a favore della moglie e dei due figli un risarcimento complessivo superiore a 860mila euro. La decisione  sarebbe stata impugnata.

Il servizio nella Marina Militare

C.C. aveva prestato servizio nella Marina Militare con il grado di sottufficiale e svolgeva mansioni di elettricista.

Nel corso di quasi diciannove anni di attività aveva lavorato a bordo di diverse unità navali e in strutture della Marina.

Le sue attività comprendevano il controllo, la riparazione e la manutenzione degli impianti elettrici, oltre agli interventi sulla relativa componentistica.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, proprio durante queste attività il militare sarebbe entrato ripetutamente in contatto con polveri e fibre di asbesto.

Il Tribunale ha ricostruito un’esposizione protratta nel tempo e ha rilevato, nell’ambito del giudizio, che non sarebbe stata fornita la prova dell’adozione di misure ritenute adeguate a tutelare il lavoratore dal rischio legato all’amianto.

La diagnosi di mesotelioma nel 2015

La malattia si manifestò a distanza di molti anni rispetto al periodo di servizio.

Nei primi mesi del 2015 comparvero i primi sintomi. Il 6 marzo 2015 arrivò la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno.

Da quel momento C.C. affrontò un lungo percorso medico e terapeutico, durato più di cinque anni. La malattia lo accompagnò fino alla morte, avvenuta nell’ottobre 2020.

Il rapporto tra la patologia e il servizio prestato nella Marina Militare era stato riconosciuto già quando l’uomo era ancora in vita. Nel 2018, infatti, gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere.

La richiesta di risarcimento della famiglia

Dopo la morte di C.C., la moglie e i due figli hanno chiesto il risarcimento dei danni conseguenti alla perdita del loro familiare.

Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda risarcitoria. Per la vedova, il giudice ha riconosciuto anche il *danno economico* collegato alla perdita del contributo che il marito avrebbe continuato a garantire alla famiglia.

Il risarcimento complessivo riconosciuto in primo grado supera così gli *860mila euro*.

La pronuncia, tuttavia, non è definitiva: la decisione del Tribunale di Roma è stata infatti impugnata.

Il commento dell’avvocato Ezio Bonanni

E’ intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, legale della vicenda.

“Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni.

“La decisione del Tribunale– spiega il legale- mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato”.

11 settembre, amianto e aria a New York: come consultare l’archivio

Amianto, Archivio 11 settembre
Amianto, Archivio 11 settembre

A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, il sindaco di New York Zohran Mamdani rende pubblico un vasto archivio sulla qualità dell’aria a Lower Manhattan, sull’esposizione alle polveri di amianto e sulla gestione dell’emergenza. Tra i documenti disponibili anche 68 scatole di atti ritrovate negli archivi municipali.

A distanza di un quarto di secolo dagli attentati dell’11 settembre, torna al centro dell’attenzione una delle questioni più controverse legate al dopo Ground Zero: che cosa venne rilevato sulla qualità dell’aria e quali informazioni erano disponibili alle autorità nelle settimane e nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle?

Il Comune di New York ha aperto al pubblico un nuovo archivio digitale dedicato agli effetti ambientali e sanitari dell’attacco. La prima tranche comprende oltre 170.000 pagine di documenti riguardanti la qualità dell’aria, i rischi per la salute e le decisioni assunte dalle amministrazioni cittadine dopo la tragedia.

Già L’avv. Ezio Bonanni, in un articolo del 2023 dal titolo “11 settembre: gli effetti dell’amianto si fanno sentire” parlò delle possibili malattie asbesto correlate che vigili del fuoco, operatori e persone presenti durante l’attentato.

I documenti sull’aria di Ground Zero

Tra i materiali pubblicati figurano rapporti del Department of Environmental Protection (DEP), documenti del Records and Information Services, del Department of Buildings, del Fire Department e del Department of Design and Construction.

La documentazione riguarda in particolare le condizioni ambientali di Lower Manhattan, le attività di monitoraggio e le risposte istituzionali all’emergenza.

Uno degli aspetti che ha attirato maggiore attenzione riguarda la presenza di amianto nelle aree interessate dalle operazioni di soccorso e bonifica.

Nel corso della presentazione del nuovo archivio, Mamdani ha affermato che i documenti mostrano come l’amianto fosse stato individuato in numerosi punti sottoposti a controllo.

Il caso dell’amianto dopo il crollo delle Torri Gemelle

Il crollo del World Trade Center provocò la dispersione nell’ambiente di una enorme quantità di polveri, anche di asbesto, e materiali derivanti dalla distruzione degli edifici.

Negli anni successivi, numerosi studi hanno analizzato l’esposizione di soccorritori, lavoratori, residenti e persone che frequentavano Lower Manhattan.

Il Comune precisa inoltre che il portale sarà aggiornato nel corso dei prossimi 12 mesi con ulteriori materiali.

 “Harding Memo” e le possibili conseguenze

Tra i documenti più attesi figura il cosiddetto Harding Memo, una comunicazione dell’ottobre 2001 indirizzata all’allora vicesindaco di New York.

Secondo la ricostruzione contenuta nei materiali presentati dal Comune si ipotizzava il rischio che la città potesse essere coinvolta in un numero molto elevato di richieste di risarcimento legate alle conseguenze delle decisioni assunte dopo gli attentati.

Il Comune di New York ha annunciato anche l’intenzione di aiutare alcuni cittadini a recuperare la documentazione necessaria per dimostrare la propria presenza nella cosiddetta Exposure Zone e accedere ai programmi federali dedicati alla salute.

Un archivio in evoluzione

Il Comune inoltre ha chiarito che le circa 170.000 pagine sono soltanto una parte della documentazione e che nuove pubblicazioni sono previste nei prossimi 12 mesi.

Per consultare i documenti invitiamo quindi ad inserire nel campo di ricerca la parola chiave “asbestos” in questo archivio.

 

Amianto, bivacco chiuso a Cervignano (Friuli): stop utilizzo e piano CAI

Amianto e bivacchi ( Foto di Ralf Ruppert da Pixabay)
Amianto e bivacchi ( Foto di Ralf Ruppert da Pixabay)

Il bivacco Giusto Gervasutti, gestito dalla sezione CAI (Club Alpino Italiano) di Cervignano del Friuli non è attualmente utilizzabile: la decisione è stata presa dopo il riscontro di un deterioramento del rivestimento interno, che può rendere accessibile lo strato isolante sottostante contenente amianto.

Un bivacco è un ricovero alpino fisso, incustodito e solitamente gratuito.

Il Club Alpino Italiano ha già avviato un programma di monitoraggio e ha destinato 400.000 euro agli interventi sui ricoveri che presentano maggiori criticità.

Bivacco Gervasutti, utilizzo vietato

La sezione CAI di Cervignano del Friuli ha comunicato lo stop all’utilizzo del bivacco Gervasutti a causa delle condizioni del rivestimento interno.

La struttura, secondo quanto riferito dalla sezione non sarà più al momento utilizzata normalmente come ricovero. La situazione è comunque gestita con particolare cautela in attesa delle indicazioni degli organismi competenti.

Il tema dell’amianto nei vecchi bivacchi

Il caso del Gervasutti non riguarda soltanto una singola struttura. Il CAI ha infatti avviato un’attività specifica per individuare e valutare i bivacchi più datati nei quali possono essere presenti materiali contenenti asbesto.

La valutazione deve tenere conto soprattutto dello stato di conservazione e dell’eventuale deterioramento dei materiali.

Per questo motivo il CAI ha scelto di procedere attraverso verifiche tecniche e sopralluoghi, evitando valutazioni generalizzate basate esclusivamente sull’età o sul modello costruttivo dei bivacchi.

Il fondo da 400.000 euro del CAI

Come anticipato, per affrontare il problema, il Club Alpino Italiano ha previsto un fondo di 400.000 euro, accompagnato dalla creazione di un gruppo di lavoro dedicato.

L’obiettivo è costruire una fotografia aggiornata delle condizioni dei bivacchi e stabilire quali strutture necessitino di interventi prioritari.

Il programma punta quindi a concentrare le risorse dove le verifiche tecniche evidenzieranno le maggiori necessità, affiancando agli interventi anche un’attività di monitoraggio.

Un algoritmo per stabilire le priorità

Tra gli strumenti messi a punto dal gruppo di lavoro c’è anche un sistema di valutazione basato su diversi parametri.

L’idea è prendere in considerazione caratteristiche differenti per ogni bivacco, comprese le condizioni del materiale e il contesto nel quale la struttura è collocata.

I dati raccolti dovrebbero quindi consentire di elaborare una graduatoria delle priorità, distinguendo le situazioni che richiedono interventi da quelle che possono essere seguite attraverso controlli periodici.

Il monitoraggio coinvolge tecnici ed esperti

Il gruppo di lavoro istituito dal CAI comprende rappresentanti delle strutture interne dell’associazione e professionisti con competenze specifiche sul tema dell’amianto.

Il monitoraggio dovrebbe inoltre coinvolgere le realtà territoriali dell’arco alpino, così da raccogliere informazioni più complete sul patrimonio dei bivacchi e programmare gli interventi in maniera coordinata.

La posizione del Club Alpino Italiano

Il CAI ha sottolineato la necessità di affrontare la questione con attenzione, ma anche evitando generalizzazioni o allarmismi.

Il punto centrale del programma è infatti la valutazione concreta delle condizioni di ogni singola struttura.

Le sezioni e i gruppi regionali sono quindi chiamati a utilizzare gli strumenti messi a disposizione a livello nazionale e a segnalare le situazioni che richiedono verifiche o interventi.

Cosa cambia per gli escursionisti

Per gli appassionati che frequentano la montagna, la principale indicazione riguarda il rispetto delle comunicazioni ufficiali relative all’accessibilità dei bivacchi.

Nel caso del Gervasutti, l’utilizzo ordinario è vietato. L’accesso può essere previsto esclusivamente per situazioni di emergenza, secondo le indicazioni fornite dalla gestione locale.

Prima di affrontare itinerari che prevedono il passaggio o il pernottamento in un bivacco è quindi consigliabile verificare sempre le informazioni aggiornate del CAI e delle sezioni che gestiscono le strutture.

Un piano per mettere in sicurezza il patrimonio dei bivacchi

Il caso Gervasutti diventa così un’occasione per fare il punto sulle condizioni di un patrimonio importante per l’alpinismo e l’escursionismo italiano.

Il CAI ha scelto di affiancare alle singole segnalazioni iniziative ampie, basate su censimento, sopralluoghi, valutazioni tecniche e stanziamento di risorse.

Festa Provinciale Avanti! 2026 a Roccagorga: ambiente, lavoro e giustizia

locandina Avanti! - nell'immagine Sandro Pertini
locandina Avanti! - nell'immagine Sandro Pertini

Il 19 e 20 settembre 2026, in Piazza VI Gennaio a Roccagorga, torna la Festa Provinciale dello storico giornale Avanti! Due giornate dedicate ai valori della libertà e della giustizia, con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente e alla dignità del lavoro.

La manifestazione sarà dedicata a Giacomo Matteotti, martire socialista assassinato dai fascisti, e a Ugo Intini, tra i più longevi direttori del giornale socialista, scomparso recentemente. La sua figura sarà ricordata anche attraverso una mostra dedicata alla sua storia e al suo impegno.

Il programma propone incontri, dibattiti, momenti di confronto politico e istituzionale, oltre a iniziative culturali e musicali. Al centro della due giorni ci saranno temi di grande attualità per il territorio e per il Paese: amianto, ambiente, lavoro, cultura, turismo, intelligenza artificiale ed ecosocialismo.

Sabato 19 settembre: l’apertura della Festa Avanti! 2026

La Festa Provinciale Avanti! 2026 prenderà il via sabato 19 settembre alle ore 15.00, con l’inaugurazione ufficiale della manifestazione e l’apertura della mostra “Ugo Intini. I protagonisti e la storia”, realizzata da Luigi Sposi e Angelo Falasca.

L’esposizione costituisce un momento di memoria e approfondimento dedicato a una delle figure più significative della storia recente del giornalismo socialista.

Amianto, ambiente e lavoro nella provincia di Latina

Alle 18.30 sarà la volta del dibattito “Amianto, ambiente, lavoro, cultura e turismo nella provincia di Latina”.

L’incontro sarà un tavolo di confronto aperto ai partiti, ai sindacati e ai sindaci della provincia di Latina. Un appuntamento pensato per affrontare alcune delle principali questioni ambientali e occupazionali del territorio, mettendole in relazione con le prospettive di sviluppo, cultura e turismo.

A presiedere il confronto sarà Giovan Battista Giorgi, ex presidente ASTRAL Lazio, insieme alla dott.ssa Carla Mioni.

A moderare sarà lavvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS.

Tra i partecipanti figurano il dott. Fabio Massimo Gallo, già presidente f. f. della Corte d’Appello di Roma, l’On. Gerardo Labellarte, componente Direzione Nazionale PSI il e dott. Arturo Cianciosi, vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS.

Parteciperanno inoltre Domenico Tibaldi, Emilio Donaggio e Lino Ciarmatore.

Sono stati invitati Federico Carnevale, presidente della Provincia di Latina; Eligio Tombolillo, sindaco di Pontinia; Barbara Petroni, sindaco di Roccasecca dei Volsci; Carla Amici, sindaco di Roccagorga; Andrea Dell’Omo, sindaco di Norma; Giuseppina Giovannoli, sindaco di Sermoneta; Anna Maria Bilancia, sindaco di Priverno; Lidano Lucidi, sindaco di Sezze; e Tonino Terra, consigliere di Aprilia.

L’invito è stato esteso anche ai consiglieri di Maenza, Anzio, Nettuno, Pomezia, Ventotene e Ponza, oltre ai consiglieri regionali e ai parlamentari della provincia di Latina.

Bobo Craxi alla Festa Provinciale Avanti!

Alle 19.30 è previsto l’intervento dell’on. Bobo Craxi, componente della Direzione Nazionale del PSI.

Saranno presenti anche la segreteria e il Direttivo di Avanti PSI Provincia di Latina, insieme ai Presidenti Onorari e al Presidente del partito provinciale.

Sarà un ulteriore momento di confronto politico all’interno di una manifestazione che vuole riportare al centro del dibattito i valori e le battaglie della tradizione socialista, declinandoli alla luce delle sfide contemporanee.

La prima giornata si concluderà alle 21.30 con le esibizioni musicali a cura di Valentino & Marcellino.

Domenica 20 settembre: dignità del lavoro e intelligenza artificiale

La seconda giornata della Festa Provinciale Avanti! sarà dedicata a un altro tema destinato a incidere profondamente sul futuro della società e del lavoro: l’intelligenza artificiale.

Alle 17.30 si terrà il dibattito “La dignità del lavoro da Leone XIII a Leone XIV e l’intelligenza artificiale”.

A introdurre l’incontro sarà Angelica Fiore, giornalista Rai, mentre la moderazione sarà affidata all’avvocato e giornalista Ezio Bonanni, presidente onorario PSI.

Tra i protagonisti del confronto ci sarà frate Paolo Benanti, francescano e teologo, membro del comitato ONU sull’intelligenza artificiale.

Interverrà anche mons. Mariano Crociata, vescovo di Latina, Sezze, Priverno e Terracina.

Il dibattito vedrà inoltre la partecipazione del dott. Jampier Pellorca, esperto di AI Governance ed etica dell’intelligenza artificiale. Il suo lavoro riguarda le regole, i rischi legali e le ricadute sociali dell’utilizzo dell’IA sulle persone e sulle imprese.

Un confronto che mette quindi in relazione la tradizione della dottrina sociale, la tutela della dignità del lavoro e le trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie.

L’ecosocialismo e la “Laudato si’”

Nel corso dell’incontro interverrà anche l’on. Gianfranco Schietroma, segretario regionale di Avanti PSI Lazio, con un intervento dedicato all’ecosocialismo e al rapporto con l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.

Il tema dell’ambiente torna così a intrecciarsi con quello del lavoro e della giustizia sociale, creando un filo conduttore tra i diversi appuntamenti della manifestazione.

Enzo Maraio, Bonanni e il confronto

Alle 19.00 interverranno l’avv. Ezio Bonanni, presidente onorario PSI Latina, e l’on. Enzo Maraio, segretario nazionale del PSI e assessore regionale al Turismo della Campania.

Sarà un momento centrale della Festa, con un confronto politico sui temi che attraversano il programma e sulle prospettive del socialismo contemporaneo.

La musica chiude la Festa Avanti! 2026

La manifestazione si concluderà domenica sera alle 21.00 con l’esibizione musicale di Francesco e Daniela in “Dolci Note di Romagna”.

La musica accompagnerà così la conclusione di due giornate che uniranno memoria, politica, cultura e partecipazione.

Due giornate nel segno della libertà e della giustizia

La Festa Provinciale Avanti! 2026 di Roccagorga si propone come uno spazio di confronto su alcune delle questioni più importanti del presente.

Dalla tutela dell’ambiente alla sicurezza sul lavoro, dalla questione dell’amianto alla valorizzazione del territorio, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e sulla società, il programma mette in relazione diritti, sviluppo, innovazione e giustizia sociale.

La scelta di dedicare la manifestazione a Giacomo Matteotti e Ugo Intini aggiunge inoltre una forte dimensione di memoria.

Da una parte il sacrificio di Matteotti, simbolo della difesa della libertà e della democrazia contro il fascismo. Dall’altra la lunga esperienza di Intini nel giornalismo socialista e nella vita politica italiana.

Appuntamento quindi il 19 e 20 settembre 2026 in Piazza VI Gennaio a Roccagorga, per una Festa Provinciale Avanti! che mette insieme storia e futuro, ambiente e lavoro, cultura e politica, nel segno dei valori di libertà e giustizia.

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