Cisplatino come cura del tumore al polmone

Cisplatino, come cura del tumore al polmone, è un farmaco utilizzato durante la chemioterapia. È il farmaco principale per il trattamento dei tumori polmonari, sia di quelli non a piccole cellule (adenocarcinoma o NSCLC) sia del microcitoma (SCLC). La malattia può essere anche allo stadio avanzato o metastatico.

La chemioterapia è uno degli approcci terapeutici che può aumentare la sopravvivenza della vittima di tumore al polmone. Senza trattamento, la sopravvivenza mediana è soltanto di 6-12 settimane. Invece si riscontra, in soggetti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, con metastasi in altre sedi dell’organismo, l’aumento della sopravvivenza media a 9 mesi, grazie alla chemioterapia.

Il cancro del polmone è una delle prime cause di morte nei Paesi industrializzati. In Italia, infatti, il tumore del polmone è la prima patologia responsabile di morte per tumore negli uomini e la terza nelle donne, con quasi 34.000 morti in un anno. Si ha conferma di ciò dallo IARC nella monografia “Asbestos – chrysotile, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite and anthophyllite“.

Tra i fattori che possono provocare l’insorgere di questa neoplasia c’è l’esposizione ad amianto. L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto – e l’Avv. Ezio Bonanni forniscono servizi di assistenza medica e legale gratuita per tutte le vittime di patologie asbesto correlate, come il cancro polmonare.

INDICE

Cisplatino: approccio terapeutico per le vittime di carcinoma polmonare
Le regole riguardo il dosaggio del farmaco
Gli effetti indesiderati causati dal Cisplatino
Studi scientifici riguardo l’efficacia del trattamento
Come ricevere la tutela medica e legale?

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

Cisplatino: farmaco per chemioterapia tumore al polmone

Cisplatino è un farmaco chemioterapico appartenente alla famiglia degli agenti alchilanti. Il farmaco agisce interagendo con il DANN delle cellule tumorali. Riduce così la crescita e la proliferazione del tumore. Allo stesso modo agisce anche il Carboplatino.

Nello specifico, il Cisplatino è in grado di formare legami con i due filamenti che costituiscono il DNA. Il doppio filamento di DNA è costituito da quattro unità fondamentali chiamate basi azotate. Queste molecole sono citosina, timina, adenina e guanina.

Il Cisplatino esplica la sua azione citotossica legandosi ad un atomo di azoto presente nella struttura della guanina. Ma è in grado di formare legami anche con l’adenina. Il legame del Cisplatino ai filamenti di DNA impedisce che questo sia trascritto e replicato. Condanna così le cellule ad andare incontro al meccanismo di morte cellulare programmata (apoptosi).

È considerato un potente agente antitumorale. Perciò rientra nella lista dei farmaci essenziali redatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La scoperta del Cisplatino o cloruro di Peyrone

Si descrive per la prima volte l’azione del Cisplatino nel 1845, grazie al chimico italiano Michele Peyrone. Infatti il “cloruro di Peyrone” è stato, per molto tempo, un altro nome del farmaco.

Nel 1965, il chimico americano Barnett Rosenberg e i suoi colleghi dell’Università del Michigan condussero esperimenti per studiare i possibili effetti di un campo elettrico sulla crescita di colture cellulari batteriche.

L’esperimento venne condotto su colture batteriche di Escherichia coli, incubate in un mezzo di coltura contenente cloruro d’ammonio, indispensabile per la crescita batterica. Il tutto era all’interno di una camera contenente due elettrodi al platino.
Gli scienziati notarono che, nel momento in cui il campo elettrico veniva applicato, si assisteva ad un arresto della replicazione batterica.

Tuttavia, non si interrompeva la crescita dei batteri. Ma questi crescevano in maniera anomala. Gli scienziati dedussero quindi che, applicando il campo elettrico, si generassero specie chimiche in grado di alterare la crescita batterica e di bloccarne la replicazione.

Gli studi proseguirono e si arrivò alla deduzione che l’azione citotossica era dovuta alla formazione di un complesso organometallico: il Cisplatino.

Modalità di dosaggio della terapia di Cisplatino

La somministrazione del Cisplatino è in vena. Quando il farmaco è assunto in monoterapia, può essere somministrato in due differenti modi:

  • dose unica, in una quantità che varia dai 50 ai 120 mg/m2 di superficie corporea ogni 3-4 settimane;
  • dosi frazionate, in una quantità che varia dai 15 ai 20 mg/m2 al giorno, per cinque giorni consecutivi, ogni 3-4 settimane.

In genere, però, si somministra in associazione ad un altro farmaco. Questo può essere la Vinorelbina, la Gemcitabina, il Pemetrexed, il Taxotere/Docetaxel o l’Etoposide.

Qualora il Cisplatino sia utilizzato in chemioterapia di associazione, la dose somministrata dev’essere ridotta. La dose diventa di circa 20 mg/m2. Si somministra in dose unica, ogni 3-4 settimane.

Inoltre, a causa della tossicità renale del Cisplatino, nei pazienti affetti da disfunzioni renali è necessario diminuire ulteriormente la dose somministrata.

In chemioterapia possono essere assunti altri farmaci antitumorali. Questi sono Alectinib, Atezolizumab, Brigatinib, Ceritinib, Crizotinib, Dabrafenib, Durvalumab, Gefitinib, Erlotinib, Afatinib, Osimertinib, Nintedanib, Nivolumab, Pembrolizumab, Taxolo, Trametinib.

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Cisplatino: effetti collaterali chemioterapia tumore polmone

L’assunzione di Cisplatino può comportare la comparsa di effetti indesiderati. Gli effetti collaterali molto comuni sono quelli riscontrati in più di 1 paziente su 10. Sono tossicità renale, nausea, vomito ed anoressia. Può causare anche alterazioni nel valore degli elettroliti sierici. Ciò potrebbe richiedere una terapia sostitutiva.

Alcuni effetti potrebbero anche essere irreversibili. Per esempio il Cisplatino può causare la neuropatia sensoriale periferica, cioè l’intorpidimento o formicolio degli arti. Inoltre può portare ad una diminuita capacità uditiva (ototossicità).

Altri disturbi che compaiono comunemente sono la tossicità vestibolare, ovvero disturbi dell’equilibrio, e la riduzione della capacità del midollo osseo di produrre cellule ematiche. Questo effetto può, a sua volta, aumentare il rischio di infezioni, diminuire la capacità di coagulazione del sangue o causare anemia.

Esistono poi degli effetti collaterali meno frequenti. Questi sono singhiozzo, perdita del gusto, crampi muscolari, attacchi epilettici, broncospasmo ed ipotensione, cioè l’abbassamento della pressione arteriosa.

Inoltre il Cisplatino può provocare l’aumento transitorio dei valori della funzionalità epatica e pancreatica, e mucosite, cioè l’infiammazione della bocca o del rivestimento dell’apparato gastrointestinale.

Altre controindicazioni sono brachicardia, tachicardia e altre aritmie, neuriti ottiche, rigonfiamento della retina e cecità. Il Cisplatino può causare anche reazioni allergiche, come orticaria, eritema o prurito.

Quando il Cisplatino è combinato con altri chemioterapici, tali effetti collaterali potrebbero essere potenzialmente gravi. Potrebbe essere necessario richiedere le trasfusioni di cellule ematiche per anemia o emorragia, il trattamento di infezioni o la somministrazione di farmaci per stimolare la riformazione di midollo osseo.

Infine si raccomanda di non concepire un bambino durante il trattamento con il Cisplatino. Il farmaco può infatti compromettere lo sviluppo del feto. Si sconsiglia anche l’allattamento durante la terapia.

Cura del tumore al polmone: interazioni con altri farmaci

Il Cisplatino può provocare delle controindicazioni anche se assunto contemporaneamente ad altri farmaci.

Per esempio la somministrazione in concomitanza di farmaci ototossici (tossici per l’orecchio), come aminoglicosidi e diuretici dell’ansa, può intensificare la tossicità del Cisplatino a carico dell’orecchio. Anche l’ifosfamide, un agente alchilante antitumorale, può aumentare il rischio di perdita dell’udito.

L’uso contemporaneo di agenti mielosoppressori o la radioterapia possono aumentare l’attività mielosoppressiva del Cisplatino. Mentre, se il farmaco è somministrato in associazione a vinblastina o bleomicina, si può provocare il fenomeno di Raynaud.

La somministrazione concomitante di Cisplatino e Docetaxel può indurre effetti neurotossici più gravi rispetto a quelli indotti dall’assunzione singola dei due farmaci.

Infine l’efficacia del Cisplatino può essere ridotta dall’assunzione di alcuni agenti chelanti, come la penicillamina.

L’efficacia del Cisplatino come cura del tumore al polmone

Diversi studi scientifici hanno avuto lo scopo di dimostrare l’efficacia del Cisplatino.

Uno studio è stato condotto per stabilire l’efficacia e la sicurezza di terapie combinate con Pemetrexed, Docetaxel e Cisplatino. È stato compiuto su 97 pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato.

I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi. Al primo è stato somministrato Cisplatino in associazione a Pemetrexed (un agente antimetabolita), mentre all’altro gruppo è stato somministrato Cisplatino in associazione a Docetaxel (un agente antimitotico).

Lo studio ha mostrato che le due strategie terapeutiche hanno la medesima efficacia. La terapia con Pemetrexed e Cisplatino, però, ha mostrato un tasso di incidenza di effetti collaterali significativamente inferiore rispetto alla terapia con Docetaxel.

Vittime tumore al polmone: assistenza medica e legale ONA

L’ONA si occupa di assistere tutte le vittime di tumore al polmone, mesotelioma o altre malattie asbesto correlate.

Grazie al team di avvocati, coordinati dall’Avv. Bonanni, si offre un servizio di assistenza legale gratuito. Le vittime possono così ottenere il riconoscimento di tutti i diritti e benefici previsti dalla legge, come il risarcimento dei danni.

Si può fare richiesta anche di assistenza medica gratuita per ottenere una diagnosi precoce, terapie tempestive e sorveglianza sanitaria. Infine l’ONA fornisce la tutela anche per coloro che sono vittime di malasanità, assicurando la responsabilità medica.

È possibile fare richiesta specifica attraverso il formulario nella pagina oppure chiamando il numero verde gratuito.