Capecitabina: farmaco chemioterapico per la cura dei tumori

La capecitabina è un farmaco chemioterapico utilizzato per la cura di differenti patologie tumorali. Questo farmaco appartiene alla classe dei farmaci antimetaboliti, cioè diretti verso prodotti metabolici utilizzati dalle cellule cancerose per sopravvivere. La somministrazione del farmaco causa la morte delle cellule cancerose alleviando inutili sofferenze ai pazienti affetti da tumore. I destinatari del trattamento con il farmaco capecitabina sono i pazienti con: tumore del colon, colon-retto, tumore dello stomaco e tumore al seno.

Tutte queste patologie hanno come fattore eziologico comune l’amianto, un potente cancerogeno bandito dal mercato a causa della sua pericolosità. Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Amianto offre assistenza medica e legale gratuita a coloro che sono stati esposti a polveri e fibre di amianto ed hanno ricevuto una diagnosi di tumore. L’associazione è l’unica, in Italia, a dar voce a tutte le vittime dell’amianto, nonché ai loro familiari. Già da diversi anni è impegnata in attività di sensibilizzazione legate alla sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro e per le sostanze cancerogene. Richiedi una consulenza gratuita per approfondire il tema, oppure resta aggiornato con la sezione news.

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Il cancro: come prevenire e curare i tumori

Il cancro è un termine che racchiude al suo interno una serie di patologie accomunate tutte da caratteristiche molto simili tra loro. Le caratteristiche maggiormente condivise tra le varie forme di tumore sono la rapidità con cui le cellule si dividono e la capacità di invadere i tessuti vicini. La crescita dei tumori è molto lenta all’inizio e man mano aumenta con l’aumentare della massa tumorale. Per questo motivo, coloro che ricevono una diagnosi di tumore maligno hanno delle possibilità di sopravvivenza davvero basse.

Tuttavia il cancro può essere evitato o guarito mediante la prevenzione ed i programmi di educazione alla salute. Condurre uno stile di vita sano e sottoporsi regolarmente a controlli e screening, permette di individuare la patologia quando si trova in uno stadio iniziale. Scopri l’importanza della prevenzione e tutela la tua salute.

Indice

Tempo di lettura: 8 minuti

Per le patologie localizzate e di dimensioni inferiori, il protocollo terapeutico maggiormente utilizzato è l’operazione chirurgica. In questo modo, la massa neoplastica viene rimossa direttamente dall’organo interessato. Altri protocolli di cura che possono essere applicati quando la patologia si trova nel suo stadio iniziale sono la radioterapia e l’immunoterapia. Quando la neoplasia si trova in stadio avanzato o ha sviluppato metastasi, allora il protocollo di cura maggiormente utilizzato è la chemioterapia. Questa terapia si basa sulla somministrazione di farmaci in grado di “aggredire” le cellule tumorali per impedire la moltiplicazione e replicazione cellulare.

Chemioterapia con capecitabina: farmaco e tumori

I farmaci chemioterapici sono farmaci ad azione terapeutica, che non prevengono la formazione del tumore, bensì mirano ad eliminare le cellule cancerose. Per farlo, i farmaci citotossici utilizzano differenti bersagli molecolari e meccanismi di azione che variano in base al tipo di tumore e alle cause responsabili della sua formazione. Il farmaco capecitabina, in particolare, è un farmaco antimetabolita. Questo vuol dire che svolge la sua azione interferendo con alcuni prodotti del DNA, inibendo la formazione dei nucleotidi che altrimenti promuovono la replicazione del tumore.

La capecitabina è utilizzata per il trattamento di differenti neoplasie, sia in monoterapia che in terapia di combinazione. Questi protocolli di cura sono risultati efficaci per la cura del tumore del colon in stadio avanzato o metastatico, il tumore del colon-retto in fase avanzata, per il tumore dello stomaco e per il tumore della mammella in fase metastatica.

Monoterapia e terapia di combinazione per la capecitabina

Il farmaco Capecitabina si presenta sotto forma di compresse, disponibili da 500 mg e da 150 mg. La prescrizione e l’assunzione del farmaco deve avvenire sotto stretto controllo di un medico specializzato nell’uso di medicinali citotossici. La sorveglianza deve essere rigida, soprattutto durante il primo ciclo di trattamento, in modo da poter optare per un protocollo di cura più idoneo alla persona.

Le compresse di Capecitabina sono assunte per intero: non possono essere né tagliate, né frantumate. Il paziente può facilitare il processo di ingestione con dell’acqua, purché assuma le compresse entro 30 minuti dalla fine del pasto. La posologia del farmaco dipende dal protocollo di cura, ma anche e soprattutto dalla tollerabilità al farmaco. Tuttavia, nel caso di:

  • trattamento in monoterapia per il carcinoma del colon, del colon-retto e della mammella, la dose iniziale consigliata è 1.250 mg/m2, somministrata due volte al giorno, per 14 giorni, seguita da un periodo di 7 giorni di intervallo;
  • terapia di associazione per il carcinoma del colon, del colon-retto e gastrico, la dose iniziale consigliata di capecitabina deve essere ridotta a 800 – 1.000 mg/m2, somministrata due volte al giorno per 14 giorni, seguiti da un periodo di 7 giorni di intervallo. L’associazione solitamente avviene con un anticorpo monoclonale (bevacizumab), o con un altro farmaco chemioterapico.

Come già affermato in precedenza, la posologia del farmaco può variare da paziente a paziente sulla base della tossicità generata dal farmaco. In caso di effetti collaterali di portata maggiore, l’oncologo può valutare la possibilità di diminuire la dose, che però non può essere aumentata successivamente. Inoltre, le dosi di capecitabina omesse a causa di tossicità non possono essere sostituite con un altro farmaco.

Effetti collaterali del farmaco Capecitabina

Le reazioni avverse al farmaco dipendono, sostanzialmente, dallo stato di salute del paziente, dalla tollerabilità al farmaco e dall’assunzione di altri medicinali. Infatti, non sempre gli individui riferiscono gli stessi effetti collaterali. Questo perché i farmaci non agiscono in maniera specifica sulle cellule del tumore, ma colpiscono prevalentemente le cellule con elevato tasso di replicazione. Coloro che si sottopongono ad un protocollo di cura chemioterapico sono continuamente monitorati dal medico oncologo, in modo tale da evitare qualsiasi tipo di complicazione o reazione avversa grave. Tra gli effetti collaterali comuni, compaiono più frequentemente:

  • reazioni allergiche al farmaco, manifestate con eruzione cutanea accompagnata da prurito, rialzo termico, brividi, rossore localizzato, senso di vertigini, cefalea, mancanza di respiro, ansia e aumento della minzione;
  • disturbi dell’apparato gastrico, come nausea, vomito e diarrea che possono essere facilmente gestiti con farmaci antiemetici e antidiarroici;
  • dolore ed ulcere nel cavo orale, con conseguente perdita del senso del gusto. Per questo motivo è importante assumere molti liquidi e tenere pulito il cavo orale;
  • crampi addominali e stitichezza, che possono essere alleviati tramite la somministrazione di lassativi ed una dieta ricca di fibre;
  • dolore e arrossamento degli arti superiori e inferiori, che si manifestano a causa dell’accumulo del farmaco nell’organismo, motivo per il quale viene diminuita la dose del farmaco;
  • riduzione del numero dei globuli bianchi e delle cellule ematiche, poiché sono cellule ad elevato tasso di replicazione. Come conseguenza il paziente accusa stanchezza, debolezza e malessere generale;
  • caduta dei capelli, che solitamente si manifesta dopo tre o quattro settimane dalla somministrazione della prima dose di chemioterapia. Anche le ciglia, le sopracciglia e altri peli della superficie corporea possono diradarsi fino a cadere.

Per approfondire la scheda tecnica di Capecitabina.

Come prepararsi al trattamento con la capecitabina

Prima di intraprendere qualsiasi tipo di percorso terapeutico, i pazienti devono sottoporsi ad uno screening completo effettuato dall’equipe che seguirà l’efficacia del trattamento. Così, anche per la chemioterapia, i pazienti, oltre ad essere informati su eventuali conseguenze del trattamento, devono sottoporsi ad una serie di controlli. Un esempio sono le analisi del sangue, necessarie per valutare il numero di piastrine e globuli bianchi presenti nel torrente ematico. Inoltre, i pazienti devono riferire al medico oncologo i farmaci utilizzati nel quotidiano, in modo che questi non possano in nessun modo interferire con il trattamento.

Alcuni farmaci possono modificare gli effetti del chemioterapico, oppure possono divenire inefficaci proprio per l’assunzione di farmaci chemioterapici. La capecitabina ha la capacità di modificare l’azione di alcuni farmaci anticoagulanti che servono per fluidificare il sangue. Inoltre, è responsabile della:

  • modificazione del colore delle urine;
  • infertilità;
  • chiazze cutanee dovute all’esposizione dei raggi UV;
  • impossibilità di allattamento per evitare effetti collaterali sul feto.

Tumore del colon e dello stomaco: patologie asbesto correlate

Sia il tumore del colon che il tumore dello stomaco sono patologie asbesto correlate. Le patologie asbesto correlate sono patologie che insorgono a causa dell’esposizione a polveri e fibre di amianto, per contaminazione diretta che per contaminazione indiretta e ambientale. L’amianto è un potente cancerogeno che ha avuto un largo utilizzo in Italia fino all’entrata in vigore della Legge 257 del 1992. Con questa legge sono state vietate tutte le attività direttamente collegate all’amianto: dall’estrazione, alla lavorazione e vendita di materiali puri o contenenti amianto.

Come ribadito dalla legge scientifica, le fibre di amianto causano danni irreversibili all’organismo. In particolare, quando le fibre killer vengono ingerite o inalate, si depositano a livello delle membrane degli organi e causano lunghi processi di infiammazione. Le membrane maggiormente interessate sono quelle che rivestono gli organi addominali, ovvero le membrane del mesotelio. Tuttavia, le fibre di amianto possono interessare anche altri organi, come il colon e lo stomaco.

Il processo di cancerogenesi, ovvero di trasformazione cellulare, è un processo molto lungo che impiega anche 30-40 anni. Motivo per il quale, le persone che vengono a contatto con la fibra killer ricevono una diagnosi tardiva e infausta. Per queste patologie, la chemioterapia rappresenta il protocollo di cura maggiormente indicato, proprio perché i farmaci citotossici raggiungono qualsiasi distretto corporeo e possono raggiungere tutte le cellule del tumore. Per approfondire il dato epidemiologico per le patologie asbesto correlate, è possibile consultare gratuitamente la pubblicazione dell’Avv. Ezio Bonanni ne “Il Libro Bianco delle Morti di Amianto in Italia – ed 2021”.

La strage dell’amianto in Italia e nel mondo

L’Osservatorio Nazionale Amianto, insieme al Presidente, l’Avv. Bonanni portano avanti una lunga battaglia contro l’amianto, difendendo le vittime e denunciando i ritardi delle bonifiche su tutta la Penisola italiana. Grazie all’associazione, oggi siamo in grado di quantificare l’abnorme quantità di amianto non ancora bonificato che continua a minacciare la salute e la sicurezza ambientale. Tutt’oggi vi sono ancora 58milioni di mq di coperture in cemento-amianto e oltre 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. Tra le strutture più a rischio anche le scuole, gli edifici pubblici e gli ospedali.

Per questo motivo, ancora oggi le morti di amianto sono elevate. Nel mondo, ogni anno si verificano circa 170 mila nuove diagnosi di tumori causati dalla fibra killer. Sulla nostra penisola, invece, ogni anno si verificano più di 2 mila nuove diagnosi di patologia asbesto correlata con oltre 7 mila casi di decesso. Questi dati sono costantemente monitorati dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi, una rete di centri organizzati su tutto il territorio che raccolgono i dati sulla questione epidemiologica dell’amianto.

Solo recentemente è stato pubblicato il VII Rapporto Mesoteliomi, con i nuovi casi censiti dal 2016 al 2018. L’Ente divulga quasi 4 mila casi di mesotelioma su tutta la penisola, registrati in soli due anni di sorveglianza. Tuttavia, è necessario considerare che in Campania e Abruzzo la sorveglianza epidemiologica è attualmente sospesa, mentre la rilevazione di Molise, Calabria e Sicilia, risulta incompleta.

Assistenza Osservatorio Nazionale Amianto

Coloro che ricevono una diagnosi di patologia asbesto correlata possono rivolgersi allo sportello di assistenza medica o assistenza legale gratuita per ricevere un primo parere medico o legale. Secondo la giurisdizione italiana, queste persone ed i loro familiari hanno diritto all’erogazione di particolari prestazioni economiche e di natura assistenziale. Contatta l’Osservatorio Nazionale Amianto tramite il form o tramite il numero verde e scopri quali sono i tuoi diritti, in quanto vittima di amianto.

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