Traffico di animali selvatici: ecomafie e conseguenze per la salute

In tempo di pandemia da Covid-19 si è sentito parlare molto di traffico di animali selvatici. Il traffico illegale di animali selvatici genera ogni anno un enorme indotto a livello mondiale che è superato solo dal traffico di armi e di droga. Oltre a mettere a rischio la biodiversità e a causare l’estinzione di numerose specie e quindi minacciare la salute dell’ambiente, minaccia gravemente anche la nostra salute.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e il suo Presidente, l’Avvocato Ezio Bonanni, consapevoli che non può esistere tutela della salute senza tutela dell’ambiente promuovono la salvaguardia ambientale (leggi tutto su Salute e ambiente). Si occupano in particolare di prevenzione rispetto al rischio di esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni e di tutela medica e legale gratuita degli esposti.

consulenza ONA disastro ambientale
Indice dei contenuti
Traffico di animali selvatici: cos’è?
Traffico di animali: un business milionario
Traffico di animali e zoonosi
Covid-19 e traffico illegale di animali selvatici
Conseguenze del traffico di animali selvatici
Rimedi e soluzioni
Bracconaggio e traffico di animali selvatici in Italia
Legge a tutela della fauna selvatica in Italia

Traffico di animali selvatici: cos’è?

In cosa consiste il traffico di animali selvatici? Il traffico di animali selvatici consiste nel commercio di animali selvatici in forma illegale. Si tratta di un reato ambientale che viene di solito perpetrato dalle cosiddette ecomafie. Parliamo di vere e proprie organizzazioni criminali che nel corso del tempo hanno messo su un’ampia rete per la cattura, il reperimento, il trasporto e la vendita di animali selvatici.

Il commercio include animali vivi, che vengono venduti come animali domestici o da collezione, e membra di animali selvatici deceduti. Corni, pelli, palchi e ossa possono vengono di solito acquistati come trofei. Altre membra e parti del corpo degli animali sono richieste per i loro presunti poteri curativi. Nella maggior parte dei casi sono usate nella medicina tradizionale orientale. La bile degli orsi tibetani, le pinne di squalo, le scaglie di pangolino sono alcuni degli ingredienti più gettonati della farmacopea popolare orientale. In altri casi vengono considerate parti fondamentali di amuleti, oppure vendute ai collezio nisti.

Anche in Italia c’è un mercato di membra di animali. Le zampe di tasso vengono ancora utilizzate come amuleto in molte zone del nostro paese e non è così difficile tuttoggi trovare tassi morti e privati delle zampe. Un tempo si credeva che il tasso, da animale notturno, fosse un acerrimo nemico delle streghe e delle creature malefiche e che in quanto tale fosse in grado di allontanare il male. I suoi peli venivano legati alle corna delle bestie da lavoro e custoditi in un astuccio rosso da portare al collo.

Coronavirus: traffico animali selvatici

Traffico illegale di animali: un business milionario

A quanto ammonta il business del traffico illegale di animali? Il giro d’affari del commercio illegale di fauna, secondo un report del Sole 24 Ore su dati del 2017, vale oltre 23 miliardi di dollari. A questa cifra già da capogiro, bisogna aggiungere i 36 miliardi della pesca illegale, i 157 del disboscamento illegale e ovviamente il volume immenso del commercio di specie protette (100 miliardi di euro solo per la UE) regolamentato dalla Convenzione internazionale CITES. .

Si tratta quindi di un giro di denaro immenso, preceduto in dimensioni solo dal traffico di armi e droga. I bracconieri vendono gli animali selvatici a prezzi piuttosto bassi. Il loro valore però aumenta nel passaggio da un acquirente all’altro della rete del traffico illegale. Questo è dovuto all’alta mortalità degli animali catturati.

Solo il 20% degli animali catturati sopravvive al viaggio. Di questi solo il 5% sopravvive ad un anno dalla cattura.

Traffico di animali: conseguenze e zoonosi

Sin dagli albori dell’evoluzione umana l’uomo è stato soggetto a malattie trasmesse dagli altri animali. Le civiltà di cacciatori-raccoglitori, divise in piccole tribù, non hanno avuto a che fare con grandi epidemie. Le grandi epidemie (di peste, di vaiolo ecc…) iniziano infatti ad affliggere la nostra specie a partire dalla rivoluzione agricola. Con l’ingrandirsi delle comunità, l’intensificarsi dei contatti tra comunità diverse e con l’allevamento degli animali le probabilità aumentarono. Inizia così la storia delle zoonosi, ovvero delle malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo.

Con la rivoluzione industriale il rischio di zoonosi e di epidemie aumenta ulteriormente. Si assottiglia infatti oltre misura lo spazio naturale (di foreste e natura selvaggia) che offre un cuscinetto che ammortizza il diffondersi delle malattie. La deforestazione e il degrado ambientale giocano un ruolo fondamentale in questo. Distruggono infatti il cuscinetto di cui abbiamo appena parlato.

Il Covid-19 ha dimostrato cosa significa l’evolversi di una pandemia senza la presenza di questi cuscinetti che hanno favorito il fenomeno dello spillover. E il traffico di animali selvatici, di proporzioni globali, aumenta il rischio di zoonosi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Sanità sono oltre 200 le zoonosi conosciute. Tra queste ce ne sono alcune note, come la rabbia, la leptospirosi, l’antrace, la SARS, la MERS, la febbre gialla, l’AIDS e Ebola. Ma esiste un reale rischio per il futuro legato a nuove patologie “emergenti”.

Covid-19 e traffico illegale di animali selvatici

La pandemia da Covid-19 è l’esempio lampante di questa situazione. In seguito al fenomeno dello spillover il Coronavirus sarebbe passato dagli animali selvatici all’uomo, causando la pandemia che tutti abbiamo vissuto sulla nostra pelle.

In molti paesi orientali esistono mercati dove è possibile procacciarsi direttamente animali selvatici senza seguire particolari norme igieniche, favorendo il cosiddetto spillover. Nel caso del Covid-19 non siamo certi di come la malattia si sia originata, ma sappiamo che ha raggiunto l’essere umano attraverso la mediazione di una o più specie selvatiche, che erano oggetto di traffici illeciti.

Nella enorme rete coinvolta in questo commercio gli animali selvatici vengono procacciati attraverso il bracconaccio e trasportati in tutto il mondo senza seguire alcuna alcuna norma igienica e restrizione governativa.

Il paradosso è che, in seguito alla pandemia da Covid-19, il bracconaggio è addirittura aumentato. Meno turismo internazionale e meno controlli hanno dato infatti il via libera alle azioni di bracconaggio e ad un maggiore reperimento delle materie prime.

Conseguenze del traffico di animali selvatici

Come abbiamo già visto, dunque, il traffico illegale di animali selvatici, può avere serie conseguenze sulla nostra salute. Può veicolare zoonosi di vecchie malattie conosciute e nuove e favorire epidemie e pandemie.

Molte specie corrono inoltre il rischio di estinzione a causa del prelievo forzato in natura. Ricordiamo il caso del rinoceronte bianco settentrionale estintosi proprio a causa del suo prezioso corno. Il rinoceronte bianco meridionale invece, sebbene minacciato, è in aumento negli ultimi anni.

Anche la perdita di biodiversità è connessa non solo a disastri ambientali ma anche a rischi per la salute. Gli ambienti con poca diversità sono infatti più fragili e meno resilienti. In caso di attacchi esterni (come malattie o incendi) rischiano di scomparire con gravi danni e sconvolgimenti alla catena alimentare e alla quantità e qualità della nostra alimentazione.

Rimedi e soluzioni

La sensibilizzazione dei cittadini al pericolo del commercio di animali selvatici per la salute umana, gioca un ruolo fondamentale. In questa fase così delicata del rapporto tra l’uomo e l’ambiente anche la sensibilizzazione nei confronti della perdita drammatica di biodiversità gioca un ruolo importante.

Sulla crescente attenzione su questi temi possono fare leva i governi a favore di norme più restrittive sul bracconaggio e sul traffico illecito.

Molti progetti di conservazione in Asia, Africa e America meridionale prevedono la creazione di squadre anti-bracconaggio per contenere il fenomeno della cattura e/o uccisione di fauna selvatica e della vendita nei mercati clandestini di animali o parti di essi.

Bracconaggio e traffico di animali selvatici in Italia

L’Italia non è esente da fenomeni di bracconaggio e cattura di fauna selvatica, con zone particolarmente calde come le Valli bresciane, le isole tirreniche o lo Stretto di Messina, zona particolarmente calda per l’avifauna a rischio.

Nel suo annuale rapporto sulle ecomafie, Legambiente ha individuato, dal 2009 al 2020, 35.500 illeciti in tema di bracconaggio e traffico di animali selvatici in Italia. Sono 2.960 ogni anno, ovvero quasi 250 al mese. Il numero più alto di illeciti accertati è stato riscontrato nel Lazio, Lombardia e Campania.

Legge a tutela della fauna selvatica in Italia

La legge n. 157/1992 tutela la fauna selvatica omeoterma (mammiferi e uccelli) e disciplina l’attività venatoria. Questa legge, approvata nel secolo scorso, risulta ormai datata e non più rispondente alle urgenze connesse con la crisi della biodiversità. Infatti tutela solo un misero 1,1% di tutte le specie animali presenti stabilmente o temporaneamente nel nostro territorio (643 specie tutelate contro un numero di 57.460 specie e sottospecie di animali selvatici in Italia). Regolamenta l’attività venatoria ma non altre attività umane, come agricoltura, forestazione e viabilità.

Legambiente ha sottolineato la necessità di modificare questa legge, inserendo anche i delitti per gli illeciti contro gli animali selvatici nel codice penale, regolamentando la coesistenza con le tante attività umane che quotidianamente hanno relazione con la fauna selvatica. Prevedendo inoltre adeguati strumenti e risorse affinché ciò si realizzi, compreso il rafforzamento del sistema sanitario veterinario per la prevenzione di zoonosi e patologie animali che possano avere pesanti ricadute sociali.

Assistenza legale

Numero ONA mobbing
Whatsapp ONA mobbing