Immunoterapia Atezolizumab per la lotta contro il cancro

L’immunoterapia con Atezolizumab è un protocollo di recente approvazione, commercializzato grazie agli ottimi risultati raggiunti nella cura di differenti neoplasie. Si tratta di un anticorpo monoclonale, ovvero di una molecola prodotta in laboratorio, a partire da un unico clone di cellule B. Più precisamente, gli anticorpi monoclonali sono proteine omogenee ottenute grazie alle più recenti tecniche di DNA ricombinante. Sono farmaci in grado di svilupparsi con elevata affinità a particolari molecole che rappresentano i punti di controllo del sistema immunitario. La realizzazione degli anticorpi monoclonali si basa proprio sulla scoperta che alcune cellule tumorali evitano la sorveglianza immunologica messa in atto dalle cellule del sistema immunitario.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è particolarmente attivo nella ricerca che sostiene la lotta contro il cancro. Infatti, solo in Italia vi sono circa 2 milioni e 250 mila persone affette da neoplasia. Di queste, circa 2.000 sono le nuove diagnosi di patologie asbesto correlate, ovvero tumori strettamente correlati con l’esposizione a polveri e fibre di amianto. Per le vittime dell’amianto e per i loro familiari, nonché di tutte i lavoratori che sviluppano una patologia per esposizione cancerogeni, l’ONA ha attivato uno sportello online. Richiedi una consulenza legale e medica gratuita.

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Immunoterapia mediante gli anticorpi monoclonali

L’immunoterapia mediante l’utilizzo di anticorpi monoclonali, tra cui atezolizumab, ha come scopo quello di potenziare gli effetti del sistema immunitario, in modo da rendere le difese del nostro organismo più efficaci. Solo recentemente sono stati scoperti i “checkpoint immunologici“, ovvero i punti di controllo del sistema immunitario che determinano l’accensione e lo spegnimento della risposta immunitaria. Questi punti di controllo sono presi di mira dalle cellule del tumore. Si tratta sostanzialmente di recettori o di molecole che legano questi recettori, utilizzati dalle cellule tumorali per continuare la loro attività di proliferazione.

Le mutazioni subite dalle cellule tumorali permettono a queste ultime di esprimere sulla loro superficie specifiche molecole che legano i punti di controllo del sistema immunitario. In alternativa, le cellule tumorali perdono l’espressione di alcune molecole in modo che la risposta immunitaria si spenga. Così facendo, le cellule trasformate acquisiscono l’immortalità e si riproducono velocemente. In particolare, il farmaco Atezolizumab è un anticorpo monoclonale che lega e sottrae il ligando del recettore PD-1, ovvero quella molecola che lega con elevata affinità il recettore presente sulle cellule del sistema immunitario. Quando si verifica questa condizione, la risposta immunitaria si spegne. Per questo motivo, la somministrazione dell’anticorpo potenzia la risposta immunitaria contro le cellule del tumore.

Immunoterapia con anticorpo Atezolizumab

L’anticorpo monoclonale Atezolizumab, commercializzato con il nome di Tecentriq, è somministrato in differenti forme di neoplasie. La sua approvazione si è basata sugli eccellenti risultati ottenuti in fase di sperimentazione per un gran numero di patologie. Il medicinale è somministrato per curare e controllare il cancro uroteliale, tumore del polmone, tumore al seno triplo negativo ed il carcinoma epatocellulare. Tuttavia, il farmaco è ancora in fase di sperimentazione per differenti patologie neoplastiche.

Il protocollo di cura con l’anticorpo monoclonale prevede la somministrazione singola oppure combinata, sulla base delle caratteristiche del tumore e sullo stato di salute del paziente. La combinazione di più protocolli di cura permette ai soggetti oncologici di ottenere benefici maggiori rispetto al trattamento singolo. Però, non tutti i pazienti e tumori sono idonei a ricevere la combinazione di più trattamenti oncologici. Quando questa è possibile, la combinazione delle terapie prevede la combinazione con l’operazione chirurgica, la radioterapia e la chemioterapia (ad esempio con il cisplatino).

Somministrazione dell’immunoterapia con atezolizumab

La somministrazione dell’immunoterapia con anticorpo monoclonale atezolizumab prevede l’infusione in vena, con somministrazioni intervallate ogni 2, 3 o 4 settimane. Il lasso di tempo da un ciclo e l’altro dipende dallo stato di salute del paziente e dalla progressione della neoplasia. Inoltre, dipende anche dalla somministrazione di altri medicinali che potrebbero interferire con la terapia. Va tenuto conto che, in generale, la somministrazione degli anticorpi monoclonali non coporta particolari effetti collaterali gravi. Per questo motivo, la terapia può essere somministrata fino a quando il paziente non ottiene benefici ed il tumore non riduce notevolmente le proprie dimensioni.

Come avviene per tutte le cure oncologiche, anche la somministrazione degli anticorpi monoclonali deve avvenire sotto stretta sorveglianza medica. Infatti, la prescrizione della terapia, e quindi del farmaco, prevede la prescrizione di un medico esperto nel trattamento del cancro. La posologia raccomandata del farmaco corrisponde a 840 mg che possono essere somministrati per via endovenosa ogni due settimane, o quantità maggiori intervallate da un lasso di tempo superiore. La posologia diminuisce quando il trattamento prevede la combinazione di più protocolli di cura.

Effetti collaterali dell’immunoterapia con atezolizumab

L’approvazione dell’immunoterapia con atezolizumab è avvenuta grazie all’alto profilo di sicurezza del farmaco. Gli anticorpi monoclonali, proprio perché agiscono a livello del sistema immunitario, hanno effetti collaterali ridotti che solo raramente possono determinare la sospensione del farmaco. Per questo motivo, l’immunoterapia deve essere somministrata sotto stretta osservazione del personale medico qualificato ed esperto in campo oncologico. Non vi sono particolari restrizioni per la somministrazione del farmaco nei bambini e negli adolescenti di età inferiore ai 18 anni. Tuttavia, attualmente non esistono raccomandazioni che riguardano la posologia del farmaco. Le reazioni avverse immuno correlate alla terapia oncologica con l’anticorpo monoclonale atezolizumab sono:

  • Polmoniti, che solo raramente hanno avuto esito mortale;
  • Colite e altri disturbi gastrointestinali come nausea, vomito e diarrea che nel caso più grave possono determinare la sospensione del farmaco;
  • Infiammazione delle meningi, la cui comparsa dei primi sintomi determina la sospensione del farmaco;
  • Neuropatia immuno-correlata, che in alcuni casi determina effetti collaterali irreversibili gravi;
  • Pancreatite, ovvero l’infiammazione pancreatica a causa dell’assorbimento degli anticorpi monoclonali;
  • Miocardite, che solo raramente hanno un esito fatale;

Tutte queste reazioni avverse sono facilmente modulabili mediante la sospensione del farmaco o mediante la modificazione della posologia. Altri effetti collaterali, di portata inferiore sono: l’irritazione cutanea, febbre, astenia, irritazioni generalizzata delle mucose ed epatotossicità. Tutti questi sintomi sono il chiaro segno che contraddistingue l’attivazione del sistema immunitario e possono essere controllati modificando sia il ciclo di somministrazione del farmaco che la sua dose.

Ulteriori informazioni per l’immunoterapia atezolizumab

Come tutti i farmaci oncologici, anche per gli anticorpi monoclonali utilizzati nell’immunoterapia, tra cui il farmaco atezolizumab, esistono delle raccomandazioni in caso di fertilità, gravidanza e allattamento. In particolare, per le donne in giovane età che vogliono intraprendere un percorso di gravidanza, devono attendere almeno 5 mesi dalla somministrazione dell’ultimo ciclo di cura. Durante la terapia, infatti, alle donne in età fertile è consigliato di adottare misure contraccettive efficaci.

Raccomandazioni analoghe sono state avanzate anche per gli uomini. Inoltre, per questi ultimi vi è la possibilità di conservare il liquido seminale prima di iniziare il protocollo di cura. Alle donne in gravidanza, invece, è sconsigliata l’assunzione di anticorpi monoclonali, in quanto, durante la fase di sperimentazione, è emerso che la risposta immunitaria, in alcuni casi, può determinare il rigetto del feto. Per le donne in allattamento, invece, il rischio per i neonati non può essere escluso.

Tumore del polmone: istologia e ritardo della diagnosi

Il tumore del polmone è una patologia che insorge a causa dell’esposizione a differenti fattori eziologici, tra cui il fumo di sigaretta, il benzene, il monossido di carbonio, l’amianto, etc. Si tratta di una patologia particolarmente invalidante che si manifesta con sintomi, quali: difficoltà respiratoria, tosse persistente, dolore intercostale e al petto, affanno, presenza di sangue nel muco, e molto altro. La diagnosi del tumore del polmone spesso è infausta poiché la neoplasia può essere confusa con una bronchite o broncopolmonite, che determinano il ritardo diagnostico e quindi la progressione della neoplasia.

La diagnosi e la stadiazione di una malattia rappresentano un momento fondamentale per la corretta pianificazione terapeutica, sia in termini sia di scelta della terapia che in caso di una valutazione di comportamenti più idonei da adottare. Infatti, si distinguono differenti forme di tumore del polmone, che possono essere così riassunte:

  • tumore del polmone a piccole cellule, altrimenti chiamato microcitoma. Si tratta di una neoplasia che si sviluppa nelle zone centrali del tumore e coinvolge principalmente le cellule neuroendocrine del rivestimento dei bronchi;
  • tumore del polmone non a piccole cellule, altrimenti chiamato adenocarcinoma polmonare, che rappresenta la neoplasia più frequente. Questa forma di tumore comprende il 70% dei casi, ed è una patologia che ha origine dai tessuti epiteliali intorno ai bronchi e al parenchima polmonare.

Il ritardo della diagnosi del cancro ai polmoni può avvenire anche per mancanza di particolari segnali di allarme, come avviene per le patologie asbesto correlate. Per questo motivo, è fondamentale informarsi sui programmi di prevenzione (in particolar modo la prevenzione primaria secondaria e terziaria) che permettono di gestire al tutte le fasi di una malattia o di evitarla quanto più possibile.

Le patologie asbesto correlate e l’amianto

Le patologie asbesto correlate sono quelle patologie che insorgono per esposizione a polveri e fibre di amianto. Si tratta di patologie particolarmente invalidanti e frequentemente riscontrate in persone adulte che, per motivi di lavoro, sono entrate a contatto con la fibra killer. L’amianto è un minerale fibroso estratto dalle rocce fino ai primi anni del ’90 perché caratterizzato da particolari caratteristiche chimico-fisiche che ne hanno determinato un largo utilizzo. Tuttavia, la scoperta della sua cancerogenicità, ribadita anche nell’ultima monografia IARC, ha comportato la cessazione di qualsiasi attività riconducibile all’amianto.

Le fibre di amianto, una volta areodisperse nell’aria, possono essere inalate o ingerite, per poi depositarsi a livello delle membrane. Queste fibre, una volta superate le barriere chimico fisiche dell’individuo attivano il processo cancerogenetico caratterizzato da infiammazione prolungata e localizzata. Nei polmoni, in particolare, il processo cancerogenetico prevede l’insorgenza di placche pleuriche, asbestosi e ispessimenti pleurici. Altre forme di tumore che insorgono per esposizione ad amianto sono: il mesotelioma (a sua volta differenziato in pleurico, peritoneale, pericardico e della della tunica vaginale), il tumore della laringe, faringe e dell’esofago, il cancro alle ovaie, ed i tumori dello stomaco e del colon-retto.

Il fenomeno epidemiologico delle patologie asbesto correlate

In Italia si è verificato un vero e proprio fenomeno epidemiologico di patologie asbesto correlate proprio a causa dell’elevato utilizzo dell’amianto. Per questo motivo è stato istituito il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), l’ente il cui fine è quello di monitorare l’incidenza delle patologie da amianto. L’ente monitora in particolar modo il mesotelioma, una patologia che si manifesta esclusivamente in seguito ad esposizione a polveri e fibre di amianto. Il ReNaM ha una gerarchia su base regionale, il cui fine è quello di raccogliere dati sulla storia professionale e sulle abitudini di vita della vittima e dei suoi familiari.

Così facendo è possibile valutare le fonti di esposizione alla fibra killer, che tutt’oggi sono ancora presenti su tutta la penisola italiana. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie alla mappatura ufficiale dei siti caratterizzati ancora dalla fibra killer, in Italia vi sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento-amianto e oltre 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto. Per questo motivo, il fenomeno epidemico continuerà anche nei prossimi anni. Infatti, occorre tener conto che il ReNaM, a Febbraio 2022, ha pubblicato il più recente VII Rapporto Mesoteliomi, ove si evince che, dalla messa al bando dell’amianto al 2018, sono stati censiti più di 31.572 casi di mesotelioma maligno.

Avv. Ezio Bonanni per la lotta all’amianto

L’Avv. Ezio Bonanni ha dedicato la sua carriera professionale alla lotta contro l’amianto. Nel 2008 ha fondato l’Osservatorio Nazionale Amianto, l’associazione in grado di assistere e tutelare non solo le vittime dell’amianto, ma anche i loro familiari. Infatti, il fenomeno epidemiologico delle patologie asbesto correlate e il largo utilizzo dell’amianto sono temi centrali de “il Libro bianco delle morti di amianto in Italia (Ed. 2021)“. L’Avv. Bonanni, autore del testo di gratuita consultazione, racconta in maniera dettagliata tutte le gravi conseguenze derivate dall’utilizzo ubiquitario della fibra killer.

Inoltre, per fronteggiare l’emergenza amianto su tutto il territorio italiano, ha lanciato l’APP Amianto, uno strumento gratuito per segnalare materiali contenenti amianto. Tramite l’app, disponibile anche per smartphone, cittadini e istituzioni possono denunciare gratuitamente edifici, materiali e discariche di amianto. Solo così sarà possibile quantificare le tonnellate di amianto presenti su tutto il territorio. Scopri come smaltire l’amianto grazie alle attività di bonifica.

Assistenza ONA e immunoterapia con atezolizumab

Rivolgersi all’Osservatorio Nazionale Amianto permette di beneficiare di tutti i diritti umani, sia con riferimento alle persone esposte a cancerogeni che a coloro che si sottopongono a particolari protocolli di cura. Infatti, l’associazione assiste tutti i lavoratori e i cittadini che sono stati o sono esposti a sostanze cancerogene, vittime del dovere o della malasanità, che hanno contratto una patologia. Per ottenere l’assistenza medica gratuita assistenza legale, basta chiamare il numero verde o compilare il form.

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