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Stop alla bonifica Biancavilla: la deputata Saverino interroga l’Ars

Stop alla bonifica Biancavilla
Stop alla bonifica Biancavilla: la deputata Saverino interroga l'Ars

Dopo l’avvio ai lavori di bonifica amianto avvenuto nel 2023, la deputata del PD Saverino, chiede all’Assessore al Territorio, il perché del fermo lavori nel sito di Biancavilla.

Biancavilla: un po’ di storia

Nel 2021, questa area venne già riconosciuta come Sin (sito di interesse nazionale). Il centro abitato era totalmente invaso e contaminato da una fibra cancerogena assimilabile all’amianto rinvenuta nella cava di Monte Calvario. Nel 1997 l’Amministrazione Sicilia prese accorgimenti per arginare la propagazione delle fibre, come la bonifica delle abitazioni.

Un minerale killer

Nonostante quest’area non abbia mai avuto a che fare con l’amianto in quegli anni l’alto numero di morti per mesotelioma, fecero avviare le indagini sul territorio.

Dalla cava di Monte Calvario, sorgente del problema, venne infatti rilevata la presenza di un minerale killer la fluorodenite, che in seguito alla sua estrazione, fu ampiamente utilizzato anche nella realizzazione del centro urbano, nei primi anni 70, circa 4.300 abitazioni. Un dato molto preoccupante che all’epoca diede avvio ai primi lavori di bonifica.

I lavori di bonifica amianto

I primi accorgimenti vennero presi dall’Amministrazione Comunale per l’alto tasso di morti per mesotelioma, ma solo in seguito agli accertamenti da parte dell’Arpa Sicilia, Biancavilla si avviò verso i lavori di bonifica nel 2023. Progetto che dall’ area dell’ex cava dovrebbe poi procedere verso le abitazioni del centro. Fondamentali i finanziamenti di 12 milioni di euro provenienti dal Ministero dell’Ambiente e altri 5 milioni di euro dalla Regione Sicilia.

Lo stop ai lavori di bonifica: si esigono risposte

La deputata regionale del PD Ersilia Saverino, ha presentato ultimamente un’interrogazione depositata all’Ars (Assemblea Regionale Siciliana). Chiedendo i motivi che hanno condotto al fermo dei lavori di bonifica, ha sottolineato come il loro avvio, fu risultato di un lunghissimo iter.

Richiesti infatti all’Assessore per il Territorio i motivi dello stop, il programma dei lavori, e quali iniziative ora intende assumere per far fronte al problema, considerando che i ritardi nella prosecuzione dei lavori, potrebbero anche pregiudicare l’erogazione dei fondi statali necessari al proseguimento degli stessi.

Nell’intervento della Saverino, uno sguardo al 2021, anno del riconoscimento del sito ad area di interesse nazionale. La deputata ha ricordato che l’esposizione a questo materiale tossico provocò tra gli abitanti numerose e gravi malattie, prima tra tutte il mesotelioma pleurico. L’obiettivo del progetto sarà realizzare su quei 25 ettari di terreno un parco urbano con copertura di terreno vegetale e piantumazione di alberi.

Ora si attendono ed esigono risposte data la necessità l’urgenza del progetto di bonifica e riqualificazione del territorio.

Vallestaffora srl avvia la bonifica: no alla presenza di amianto

bonifica amianto vallestaffora
Vallestaffora srl avvia la bonifica: no alla presenza di amianto

Avviata la gara di appalto per poter dare avvio ai lavori di bonifica ambientale e bonifica amianto relativi all’ex Vallestaffora srl. Un’area demaniale di gestione regionale nel Comune di Varzi in località Aronchio, frazione San Martino.

La società era proprietaria infatti di uno stabile, un grande capannone il cui tetto era ricoperto da amianto, all’interno del quale realizzava costruzioni edili e stradali.

Il progetto di bonifica amianto

Già nel lontano 2006 ebbe inizio questo lungo iter di bonifica. Dai primi accertamenti infatti venne rilevata la presenza di terreni contaminati da olio minerale. Le indagini di caratterizzazione furuno poi presentate dalla stessa Vallestaffora, che nel 2009 presentò il progetto di bonifica al Comune di Varzi. Il seguente fallimento dell’azienda, portò purtroppo ad un’interruzione in atto ormai da marzo del 2013.

In quel frangente, importante fu l’intervento del Comune di Varzi che richiese alla Regione Lombardia di attivarsi per dare inizio alle operazioni di bonifica dei luoghi. A questo sollecito seguirono gli ulteriori accertamenti di ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia) per accertare la presenza di contaminazioni da amianto.

Il contributo regionale

La Giunta regionale, a seguito delle richieste del Sindaco Giovanni Palli, è riuscita a stanziare oltre 3,6 milioni di euro, approvando il programma di gestione e caratterizzazione degli interventi di bonifica di aree inquinate. Tra queste appunto, il sito dell’ex Vallestaffora, a cui verranno destinati più di 1 milione di euro della cifra sopra citata. Un grande contributo per un operazione di bonifica totale dell’amianto, che comprenderà operazioni di scavo e smaltimento e movimentazione dei terreni.

La presenza di amianto e le operazioni di bonifica

Un ambiente saturo di amianto dunque, di cui si è rilevata la presenza sia nei manufatti delle coperture di alcune delle strutture esistenti, ma anche nei detriti del terreno circostante, a livello superficiale.Il terreno infatti verrà “smosso” attraverso operazioni di “landfarming”.

Questo sistema si basa sull’azione biodegradativa dei microrganismi selezionati a tale scopo. Questi infatti dovrebbero essere in grado di nutrirsi degli agenti inquinanti, degradarli appunto, con l’obiettivo di risanare l’area compromessa da amianto.

La gara d’appalto

Numerosissimi incontri con la Regione e sopralluoghi continui delle aree contaminate, ha ribadito il Sindaco Palli, a sottolineare l’impegno e l’importanza che questo punto in agenda ha ricoperto sin dall’inizio del suo mandato.  La buona notizia è che, Aria Lombardia sta ora procedendo con la gara d’appalto che darà via all’intervento.

Bonifica dall’amianto: al centro l’ex Antonini di Mombello

bonifica antonini amianto a mombello
Bonifica dall'amianto: al centro l'ex Antonini di Mombello

Comprende le strutture e gli edifici dell’Antonini a Mombello, la bonifica dell’amianto, un progetto dapprima ostacolato proprio per la presenza di amianto.

Un intervento indispensabile per la salute dei cittadini

Si è dato avvio al primo e concreto passo verso il progetto di bonifica amianto quindi riqualificazione che vede coinvolta la struttura dell’ex Cral Antonini a Mombello. La struttura era stata ceduta nel 2020 al Comune di Limbiate dalla Provincia di Monza e Brianza, che oggi vuole trasformarlo in un quartiere sportivo a disposizione dell’intera cittadinanza.

La bonifica amianto: il progetto della futura area sportiva

Si tratta di un grande complesso quello dell’Antonini, che comprende, seppur fatiscenti e non utilizzati, un bocciodromo, un teatro, campi da tennis, spogliatoi, chiosco, campo da calcio. L’area si trova all’interno del complesso architettonico del Mombello, ed era centro ricreativo, culturale e sportivo dei dipendenti dell’ex manicomio. Il Comune di Limbiate infatti attraverso la bonifica di questi spazi vorrà assicurare una totale assenza di materiali tossici e contaminanti nei suddetti spazi. L’obiettivo del Comune sarà restituire una nuova area sportiva attrezzata e fruibile per tutto l’anno, con nuovi accessi e con la presenza di un parcheggio.

L’opposizione e le perplessità

Come ogni nuovo progetto, anche il caso in questione non trovò la strada completamente in discesa. In passato infatti le prime resistenze furono sollevate dall’ opposizione di Centrosinistra. Tra queste la presenza di amianto e la quasi inagibilità delle strutture. Notevoli perplessità riguardarono anche i costi che il Comune di Limbiate avrebbe dovuto sostenere per il progetto, e le modalità con cui la Provincia e il Comune hanno gestito la trattativa per la nuova convenzione.

Il finanziamento regionale

Il Sindaco Antonio Romeo, ha da poco annunciato con grande soddisfazione l’avvio dei lavori. L’Amministrazione di centro destra complice favorevole, ha mostrato notevole determinazione anche grazie al finanziamento ottenuto da parte della Regione. I lavori di rimozione amianto, aspetto imprescindibile e primo step della riqualificazione, comporteranno una spesa che ammonta a circa 800 mila euro, ma sono un chiaro segno di come la salute dei cittadini debba essere posta sempre al primo posto, ancor prima di qualsiasi progetto pubblico.

Condannato Ministero della Difesa: risarciti i familiari della vittima

condannato ministero della difesa: risarciti familiari della vittima
condannato ministero della difesa: risarciti familiari della vittima

Il Ministero della Difesa, dovrà risarcire per danno (iure proprio) i familiari di un ex dipendente civile dell’Arsenale militare della Spezia, vittima di amianto. Dovrà corrispondere a questi ultimi la cifra di oltre 700 mila euro. Il caso seguito dall’Avvocatessa Elisa Ferrarello dello studio legale “Frisani” di Firenze, che ha inoltre richiesto ed ottenuto l’accoglimento della domanda a vantaggio di un nipote.

Operaio navale a La Spezia

La vittima in questione mori nel 2021, fu operaio navale presso l’Arsenale Militare della Spezia. La causa del decesso avvenne per effetto di mesotelioma contratto negli ambienti di lavoro. Durante la sua carriera infatti, svolse differenti mansioni che lo portarono a contatto quotidianamente e senza alcun dispositivo di prevenzione ad amianto, in un ambiente ad alto grado di contaminazione. Un arco temporale lungo protrattosi dal 1958, fino al pensionamento avvenuto nel 1994.

La sentenza del Tribunale di Genova contro il Ministero della Difesa

Già nel giugno del 2022, il Tribunale della Spezia, condanno il Ministero della Difesa a risarcire il cd. iure hereditatis, ossia il risarcimento spettante ad una vittima di congiunti, parti alla somma di 100 mila euro.

Oggi è stata emessa una seconda condanna, questa volta emessa dal Tribunale di Genova. Come oggetto del giudizio a completare la causa, la sfera affettiva. A determinare questa sentenza emessa dal Giudice Alberto la Mantia una serie di elementi attinenti proprio a quest’ultima. La durata dell’unione tra i coniugi, sposati da ben 62 anni, l’impegno dei figli nell’assistere il padre durante la malattia, e l’impegno dei nonni nell’accudire un nipote, che ha portato anche all’accoglimento da parte del giudice di una domanda a suo favore. Aspetti questi notevolmente impattanti sulla quotidianità della vita dei diretti interessati.

Negati i danni non patrimoniali

Il Ministero della Difesa ha concesso alla vedova una rendita, ma non il risarcimento per i danni non patrimoniali. Il tutto nonostante le chiare evidenze che hanno portato sia il Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi) che il Cor (Centro operativo regionale) della Regione Liguria insieme all’INAIL ad appurare il nesso causale tra i compiti e le mansioni svolte dall’operaio e la dannosa esposizione ad amianto da parte della vittima. L’avvocatessa Ferrarello, ha ribadito che il Giudice ha dato atto delle prove fornite, tramite l’ascolto di differenti testimoni, colleghi di lavoro del defunto e la visione delle certificazioni mediche della Asl competente che accertò la malattia. Testimonianze che vanno tutte nella direzione di una colposa responsabilità del datore di lavoro nell’omettere la presenza di amianto sul luogo di lavoro.

Per ultimo, si attendono nuovi sviluppi, circa la decisione del Ministero della Difesa di appellarsi alla sentenza o che questa passi in giudicato.

Un riconoscimento per un nobile impegno: premio Eternot

Eternot: premio riconoscimento nobile impegno
Eternot: riconoscimento nobile impegno

Manca poco all’inaugurazione della nuova edizione del Premio Vivaio Eternot 2024, un riconoscimento importante, rivolto a tutti coloro che impegnano la loro vita in azioni significative e battaglie sociali e legali riguardanti i danni causati dall’amianto. Da lunedi 19 febbraio avvio alle candidature per l’edizione 2024. L’assegnazione del Premio avverà il prossimo 28 Aprile, in occasione della Giornata Internazionale delle Vittime di Amianto.

Come nasce il Vivaio Eternot

Opera dell’artista Gea Casolaro, il vivaio venne inaugurato insieme al parco il 10 settembre del 2016. Collocato nel Parco Eternot, una vasta e verde area pubblica nella città di Casale Monferrato, situata nella vecchia valle dell’amianto. Tale vivaio è ormai parte integrante di questo grande spazio verde simbolo di un importante lotta.  Nacque infatti dove si ergeva la più grande fabbrica di Eternit in Europa, in cui veniva fabbricato il cemento-amianto.

Tale giardino pubblico nacque in memoria di tutte le vittime di questo tossico nemico. È considerato infatti il simbolo della lotta all’amianto, una battaglia pubblica e collettiva che portò alla demolizione dello stabilimento e alla bonifica della stessa area.

L’iniziativa

Nonostante l’amianto sembra essere stato sconfitto sul territorio casalese, in passato etichettato come “valle dell’amianto”, è giusto ricordare tutti coloro che hanno perso la vita a causa di questa sostanza che agisce subdolamente ma senza lasciare scampo. Proprio allo scopo di non dimenticare la sofferenza di molti, nasce tale iniziativa, in occasione della Giornata Mondiale delle Vittime di Amianto, che ricorre ogni 28 Aprile, assegnando dunqu il premio Vivaio Eternot.

Un premio significativo per la giustizia di tutti

In tutto, 10 vincitori tra cui, persone, enti, organizzazioni, progetti, che hanno largamente profuso il loro impegno e la loro dedizione della lotta all’amianto. Ognuno di questi si è distinto per azioni significative nell’ambito della cura, ricerca, divulgazione, informazione, battaglie sociali e legali.

A titolo simbolico, verrà consegnato come premio, una Dividia Involucrata, painta, meglio conosciuta come “albero dei fazzoletti” un chiaro riferimento alle lacrime versate da tutte le persone colpite da questo grave lutto, affinchè attraverso una profonda rete di sostegno, che viene sia dal basso che dall’alto dalle Istituzioni possano ottenere giustizia per i propri cari.