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Ancora amianto in RAI: indagine della Procura e dramma delle vittime

amianto in RAI: indagine della Procura e dramma delle vittime
Ancora amianto in RAI: indagine della Procura e il dramma delle vittime (foto Lapresse)

LA SCOPERTA DI AMIANTO NELLA STORICA SEDE RAI DI VIALE MAZZINI, EMERSA A SEGUITO DI UN ALLAGAMENTO, HA RIPORTATO AL CENTRO DELL’ATTENZIONE UNA QUESTIONE IRRISOLTA. L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), CHIEDE MISURE IMMEDIATE DI SORVEGLIANZA SANITARIA PER I DIPENDENTI ESPOSTI, COSÌ DA EVITARE I GRAVI RISCHI A LUNGO TERMINE LEGATI ALLA FIBRA KILLER

La scoperta dell’amianto e l’avvio dell’indagine

Il 17 dicembre 2024, un guasto al sistema di condizionamento ha causato un allagamento al piano terra della storica sede della Radiotelevisione italiana S.p.A (RAI) in Viale Mazzini, portando alla luce la presenza di amianto in alcune aree dello stabile. I rilievi effettuati dalla ASL RM1 hanno rilevato un superamento dei livelli di sicurezza di fibre del killer silente, evidenziando un rischio sanitario significativo. Questa scoperta ha spinto la Procura di Roma ad aprire un fascicolo di indagine a modello 45, ossia senza indagati né ipotesi di reato, per verificare eventuali profili penali.

Il 14 gennaio 2025, dopo una comunicazione ufficiale della ASL, il Consiglio di Amministrazione della RAI, guidato dall’Amministratore Delegato Giampaolo Rossi, ha deciso di estendere lo smart working per i dipendenti che potevano lavorare da remoto e di accelerare il trasferimento degli uffici nella nuova sede di via Alessandro Severo. Questa decisione, adottata “in via del tutto precauzionale”, mira a garantire la tutela dei lavoratori presenti nei locali contaminati.

La Procura sta ora attendendo un’informativa dettagliata dalla ASL RM1, che includerà i risultati delle analisi ambientali e valuterà possibili responsabilità penali legate all’esposizione all’amianto e alla sicurezza sul lavoro, specialmente in caso di dipendenti che abbiano sviluppato patologie correlate.

Le origini del problema e il trasferimento della sede

La presenza di amianto nella sede di Viale Mazzini è nota sin dai primi anni 2000, quando furono avviate le prime bonifiche. Tuttavia, queste operazioni si sono rivelate incomplete, lasciando ancora residui pericolosi in alcune aree dell’edificio, tra cui gli impianti di aerazione e i rivestimenti. Secondo l’ONA, Questa contaminazione ha interessato non solo i dipendenti della sede principale, ma anche quelli delle strutture limitrofe.

Come accennato, nel 2024, la RAI aveva già avviato un piano per trasferire gradualmente i dipendenti nella nuova sede di via Alessandro Severo. Il trasloco era inizialmente previsto per il 2025, ma la scoperta di dicembre ha imposto un’accelerazione del cronoprogramma, con la presentazione di un piano vincolante entro il 27 gennaio. La ASL ha sottolineato che la vetustà degli impianti idrici potrebbe causare ulteriori perdite e aggravare il rischio di esposizione alle fibre di amianto.

Le “vittime eccellenti” dell’amianto: Franco Di Mare e Mariusz Sodkiewicz

L’impatto dell’amianto non è solo teorico. Diversi dipendenti RAI sono stati colpiti da malattie asbesto-correlate, tra cui due figure emblematiche: Franco Di Mare e Mariusz Sodkiewicz, morti a pochi giorni di distanza nel maggio 2024.

Di Mare, noto giornalista e conduttore televisivo, è deceduto dopo una lunga battaglia contro il mesotelioma, una delle patologie più aggressive legate all’esposizione al minerale.

Sodkiewicz, tecnico presso la sede di Viale Mazzini, ha condiviso lo stesso destino. Esposto per anni all’amianto durante il lavoro, ha sviluppato un mesotelioma aggressivo. Prima della sua morte, avvenuta il 13 maggio 2024, Sodkiewicz, assistito dall’ONA, aveva presentato una denuncia alla Procura di Roma. Il suo caso ha portato all’apertura di un procedimento per omicidio colposo, tuttora in corso, che ha posto l’accento sulle responsabilità legate all’esposizione all’asbesto.

L’avvocato Ezio Bonanni ha dichiarato: «La vicenda di Sodkiewicz dimostra quanto sia urgente un intervento deciso per tutelare i lavoratori e riconoscere i loro diritti. La RAI deve assumersi le proprie responsabilità per garantire giustizia alle vittime dell’amianto».

Le richieste dell’ONA: sorveglianza e trasparenza

Il presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni (nella foto con il giornalista RAI Franco di Mare) «Ricordo che i tempi di latenza delle malattie collegate all’esposizione all’amianto possono arrivare anche a 60 anni»

L’Osservatorio Nazionale Amianto, ha richiesto l’adozione immediata di un protocollo sanitario per i lavoratori esposti all’asbesto. Il presidente, Ezio Bonanni ha evidenziato: «Ricordo che i tempi di latenza delle malattie collegate all’esposizione all’amianto possono arrivare anche a 60 anni. Per questo motivo, chiediamo che vengano effettuati esami diagnostici, come TAC toraciche e addominali, sotto la supervisione di medici qualificati. È una questione di prevenzione e di giustizia per chi ha subito gravi danni».

L’ONA ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire la trasparenza sui risultati delle bonifiche effettuate e di monitorare eventuali residui del pericoloso minerale presenti nell’edificio. La richiesta di interventi immediati non riguarda solo i dipendenti attuali, ma anche il personale in pensione e i familiari delle vittime.

Le indagini in corso e il ruolo della giustizia

La Procura di Roma sta ora valutando se sussistano profili penali relativi alla gestione dell’amianto in RAI. Gli inquirenti si concentrano su possibili lesioni ai lavoratori e sulla violazione delle normative antinfortunistiche. La vicenda è particolarmente delicata, dato che coinvolge un’azienda pubblica che dovrebbe rappresentare un modello di trasparenza e sicurezza.

Gli sviluppi delle indagini saranno cruciali per determinare eventuali responsabilità e per prevenire ulteriori esposizioni. Come ha sottolineato Bonanni: «Questa vicenda deve rappresentare un punto di svolta. È necessario imparare dagli errori del passato per costruire un futuro più sicuro».

L’ONA offre supporto tramite il proprio numero verde (800 034 294) e il sito ufficiale.

Amianto: danno psichico, morale ed esistenziale tra legge e medicina

Amianto: una battaglia senza fine, tra diritti, giustizia e prevenzione
Amianto: una battaglia senza fine, tra diritti, giustizia e prevenzione

L’AMIANTO, TRISTEMENTE NOTO COME IL “BIG KILLER DEL TERZO MILLENNIO”, CONTINUA A MIETERE VITTIME E RAPPRESENTA UNA DELLE PRINCIPALI EMERGENZE SANITARIE E LEGALI. LA SUA PERICOLOSITÀ È STATA AL CENTRO DELL’ULTIMA PUNTATA DI ONA TV, DOVE SI È DISCUSSO DEL TEMA “AMIANTO: DANNO PSICHICO, DANNI MORALI E DANNI ESISTENZIALI, TRA MEDICINA LEGALE E GIURISPRUDENZA”. QUESTO INCONTRO, ORGANIZZATO DALL’ONA APS, HA OFFERTO SPUNTI DI RIFLESSIONE SUI GRAVI EFFETTI CAUSATI DALL’ESPOSIZIONE AL MINERALE

Le numerose insidie dell’amianto 

L’amianto, tristemente noto come il “big killer del terzo millennio”, continua a mietere vittime

Moderato dalla giornalista Mediaset Valentina Renzopaoli, il dibattito ha visto la partecipazione di esperti illustri. L’avv. Ezio Bonanni, cassazionista e presidente dell’ONA, ha ribadito come le battaglie legali siano fondamentali per il riconoscimento dei diritti delle vittime, sottolineando che: «Ogni vittoria legale rappresenta un passo avanti verso la giustizia per coloro che hanno sofferto». La Dott.ssa Melissa Trombetta, criminologa e collaboratrice dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha approfondito gli effetti psicologici e sociali devastanti delle esposizioni prolungate, mentre il Dott. Pasquale Bacco, medico legale, ha evidenziato l’importanza di una documentazione rigorosa per attestare e quantificare i danni subiti. Il Prof. Matteo Villanova, docente dell’Università “Roma Tre”, ha invece sottolineato come solo un approccio interdisciplinare possa affrontare in modo efficace le problematiche legate all’esposizione all’amianto.

La sentenza e il caso del Maresciallo Abbate

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L’avv. Bonanni «Ogni vittoria legale rappresenta un passo avanti verso la giustizia per coloro che hanno sofferto»

Un esempio emblematico della lotta per i diritti delle vittime è rappresentato dalla recente sentenza del Tribunale di Taranto sul caso del Maresciallo Francesco Abbate. Dopo oltre 40 anni di servizio nella Marina Militare, con esposizione continua a materiali tossici come l’amianto, Abbate è deceduto nel 2020 per patologie correlate. Il ministero della Difesa aveva inizialmente rigettato la richiesta di riconoscimento dello status di vittima del dovere, ma grazie all’impegno legale dell’ONA e dell’avv. Bonanni, il tribunale ha emesso una sentenza schiacciante, riconoscendo alla famiglia della vittima una speciale elargizione e assegni vitalizi, per un totale di circa 500 mila euro. «Il ministero della Difesa aveva rigettato la domanda, nonostante fosse palese che la morte del Maresciallo fosse provocata dalla sua attività a bordo nave. Questa sentenza è un risultato significativo e una vittoria per tutte le vittime dell’amianto», ha dichiarato Bonanni.

La prevenzione: un imperativo irrinunciabile

Con la sentenza del Tribunale di Taranto sul caso del Maresciallo Abbate, ormai passata in giudicato, si rafforza ulteriormente l’urgenza di affrontare il tema della prevenzione. La necessità di evitare nuove esposizioni all’asbesto e ad altre sostanze tossiche e cancerogene resta al centro delle priorità. Questo impegno non si limita solo alla protezione fisica, ma si estende anche alla cosiddetta prevenzione terziaria, finalizzata al risarcimento dei danni subiti dalle vittime e dai loro familiari. Il risarcimento non solo allevia il peso economico della tragedia, ma contribuisce anche a sancire verità giudiziarie e storiche, elementi imprescindibili per una giustizia completa.

Le pronunce dei tribunali, infatti, costituiscono un pilastro fondamentale della prevenzione primaria, poiché creano precedenti significativi e alimentano una maggiore consapevolezza pubblica e istituzionale. È fondamentale considerare, oltre al danno biologico legato alla lesione dell’integrità psicofisica, anche i danni morali ed esistenziali, nonché quelli psichici derivanti dalle gravi condizioni di stress cui le vittime sono sottoposte. Questi aspetti, se adeguatamente riconosciuti e risarciti, rappresentano un passo avanti verso una società più giusta e responsabile.

Un pool interdisciplinare per combattere l’amianto

L’ONA APS ha istituito un pool interdisciplinare formato da medici legali, criminologi e tecnici, con l’obiettivo di offrire un sostegno completo alle vittime e ai loro familiari. Questo gruppo si impegna non solo a garantire un’assistenza legale efficace, ma anche a contrastare condotte pericolose che potrebbero causare nuove esposizioni o danni irreparabili.

In sostanza l’azione dell’avvocato è anche quella di prevenire danni più rilevanti e irreversibili, come chiarito dall’Avv. Paolo Nesta (Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma) nel corso del convegno che si è svolto il 23 novembre 2023, moderato dal compianto Franco Di Mare, poi deceduto per mesotelioma. 

Permane sempre l’emergenza che riguarda le Forze Armate. Sono tanti, infatti, gli uomini in divisa, alcuni dei quali sono stati anche inviati in missioni di pace, specie nel territorio balcanico, che hanno contratto patologie anche gravi, come il mesotelioma, per esposizione ad amianto e ad uranio impoverito. Non solo il caso sopra descritto del Maresciallo Abbate Francesco, ma anche la storia del Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, che ha prestato servizio nell’Esercito Italiano e che oggi collabora attivamente con l’Osservatorio Nazionale Amianto, oltreché con l’Osservatorio Vittime del Dovere. Anche lo stesso componente del Direttivo Nazionale ONA, M.llo Nicola Panei, ha ricevuto la diagnosi di asbestosi, a causa della sua lunga esposizione ad amianto e altri agenti cancerogeni durante il servizio prestato nella sezione antincendi dell’Aeronautica Militare Italiana. 

Il ruolo dell’Accademia della Legalità 

In tale contesto, risulta quindi essenziale il ruolo svolto dall’Accademia della Legalità, presieduta da Paola Vegliantei, oltre a quello del Comitato del Ripristino della Festa del 4 Novembre, sotto la guida del Tenente Pasquale Trabucco. Prezioso anche il contributo nei confronti dell’Osservatorio Nazionale Amianto da parte del Dott. Arturo Cianciosi, che coordina il settore medico, oltre ad essere tra i pionieri nella battaglia contro l’amianto in Italia, al fianco dell’Avv. Ezio Bonanni. 

ONA, sotto il segno dell’interdisciplinarietà, ha lanciato una nuova puntata, disponibile sul canale YouTube dell’associazione, per parlare della tematica amianto, ribadendo l’importanza della collaborazione dei diversi professionisti, non solo in ambito legale. La rilevanza del danno psichico, morale ed esistenziale per esposizione ad amianto e delle relative tutele

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS, con lo sportello amianto, continua a sostenere tutte le vittime e i loro familiari attraverso la consulenza raggiungibile al numero verde gratuito 800 034 294.

Morte del maresciallo Abbate: ministeri condannati

Marina Militare, amianto
Amianto e giustizia: un milione di euro alla famiglia di un militare morto per mesotelioma

IL TRIBUNALE DI TARANTO HA CONDANNATO I MINISTERI DELLA DIFESA E DELL’INTERNO PER LA MORTE DEL MARESCIALLO FRANCESCO ABBATE, RICONOSCIUTO VITTIMA DEL DOVERE. ASSISTITO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), AI FAMILIARI È STATO ACCORDATO UN RISARCIMENTO DI 500MILA EURO.

Un uomo al servizio dello Stato e l’ombra letale dell’amianto


Il Maresciallo Francesco Abbate era nato a Taranto il 21 agosto 1943, in una città profondamente legata alla tradizione navale. Sin da giovane, aveva scelto di servire il Paese, entrando nella Marina Militare Italiana nel 1961, a soli 18 anni. Nel corso della sua carriera, Abbate aveva ricoperto numerosi incarichi, avanzando dal ruolo di motorista navale a quello di aiutante maresciallo con anzianità di grado. Tuttavia, per un lungo periodo della sua vita professionale, aveva operato (sia a bordo delle navi sia nelle officine meccaniche a terra) in ambienti fortemente contaminati da amianto. Questo materiale, ampiamente utilizzato per la coibentazione, si era dimostrato estremamente nocivo per la salute. Nonostante ciò, il militare non aveva mai ricevuto dispositivi di protezione adeguati né informazioni complete sui gravi rischi connessi all’esposizione prolungata.

Maresciallo Abbate, amianto riconosciuto causa del decesso

Marina Militare
Il silenzio dell’amianto: la giustizia rende omaggio al Maresciallo Abbate

Le condizioni lavorative di Abbate erano emerse chiaramente durante il processo. A confermare la pericolosità dell’ambiente, oltre a diversi testimoni, era stato anche Omero Negrisolo, tecnico della prevenzione ambientale, secondo cui: ‹‹I motoristi navali, come Abbate, erano tra i più esposti. Le navi e gli arsenali erano pieni di amianto, e le informazioni sui rischi erano pressoché inesistenti››.

Nel 2017, il maresciallo si era sottoposto a una serie di esami diagnostici che avevano evidenziato un quadro clinico complesso, legato a malattie polmonari e altre patologie correlate all’esposizione all’asbesto. Consapevole della gravità della situazione, aveva inoltrato una richiesta di riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere. Tuttavia, le sue istanze erano state respinte dal Ministero, nonostante le evidenti prove mediche.

Dopo la morte di Abbate, avvenuta nel giugno 2020 all’età di 75 anni, la Commissione Medico Ospedaliera (CMO) aveva riconosciuto finalmente le patologie come causa determinante del decesso. Tuttavia, la Commissione di Verifica del Ministero aveva rigettato nuovamente la richiesta degli eredi. Fu allora che i figli, Antonia e Luigi Abbate, decisero di affidarsi all’ONA e al patrocinio legale dell’avvocato Ezio Bonanni.

L’intervento legale dell’ONA

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L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA ‹‹È fondamentale che le istituzioni riconoscano le loro responsabilità nella tutela della salute dei lavoratori, specialmente di coloro che servono lo Stato in condizioni di rischio. La prevenzione deve diventare una priorità assoluta››

La causa legale avviata dai figli di Francesco Abbate ha trovato solide fondamenta nel dimostrare il nesso causale tra la prolungata esposizione all’asbesto e la malattia che ne ha provocato il decesso. Con il supporto dell’ONA e del suo presidente, il caso è approdato dinanzi al Tribunale di Taranto, dove si è svolta una meticolosa indagine tecnico-peritale. Il 26 novembre 2024, la sezione lavoro, in composizione monocratica sotto la guida del dottor Lorenzo De Napoli, ha riconosciuto il militare come soggetto equiparato alle vittime del dovere. Nella decisione, il giudice ha evidenziato come ‹‹le condizioni ambientali e operative affrontate dal Maresciallo Abbate siano risultate particolarmente rischiose, a causa di una documentata e prolungata esposizione ad amianto, confermata anche da numerose testimonianze››.

La sentenza, ormai definitiva, ha sancito la responsabilità dei ministeri della Difesa e dell’Interno, condannandoli al riconoscimento ufficiale dello status di vittima del dovere. Questo riconoscimento ha comportato l’inserimento del nome di Abbate nella graduatoria delle vittime, consentendo ai familiari di accedere a un’indennità speciale e assegni vitalizi per un totale complessivo di 500mila euro.

L’avvocato Bonanni ha spiegato: ‹‹Abbiamo presentato una corposa documentazione e testimonianze decisive che hanno dimostrato il legame diretto tra l’esposizione ad amianto e la malattia fatale di Abbate. Questa sentenza ha rappresentato un riconoscimento fondamentale del sacrificio del maresciallo e un importante precedente per i diritti di chi, come lui, ha subito le conseguenze di ambienti di lavoro insalubri››.

Un monito per le istituzioni


‹‹Questa sentenza di condanna non lascia dubbi sulla grave esposizione all’amianto del Maresciallo, ed è schiacciante anche alla luce dell’indagine tecnico-peritale del Tribunale di Taranto. Si tratta dell’ennesimo risultato positivo che ci incoraggia ad andare avanti per la tutela dei nostri uomini in divisa››, ha dichiarato Bonanni, sottolineando l’importanza del lavoro svolto dall’ONA.
‹‹È fondamentale che le istituzioni riconoscano le loro responsabilità nella tutela della salute dei lavoratori, specialmente di coloro che servono lo Stato in condizioni di rischio. La prevenzione deve diventare una priorità assoluta››.

Amianto, il pericolo invisibile in Italia discusso a Unomattina

Amianto uno mattina 3
amianto- uno mattina 3

A PIÙ DI TRENT’ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEL DIVIETO SULL’AMIANTO, L’ITALIA SI CONFRONTA ANCORA CON LE GRAVI CONSEGUENZE DI QUESTO MATERIALE, UN TEMPO CELEBRATO COME SOLUZIONE MIRACOLOSA PER L’EDILIZIA E L’INDUSTRIA. DURANTE UN RECENTE CONFRONTO A UNOMATTINA, ESPERTI E RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI HANNO EVIDENZIATO L’URGENZA DI AFFRONTARE UNA PROBLEMATICA CHE CONTINUA A MIETERE VITTIME, TANTO PER L’IMPATTO SANITARIO QUANTO PER LE RIPERCUSSIONI AMBIENTALI. TRA GLI INTERVENUTI, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA)

Il “miracolo” Eternit: l’amianto da innovazione a minaccia

All’inizio del confronto, un plastico che rappresenta un edificio con un tetto ondulato ha immediatamente evocato l’immagine dell’Eternit, materiale iconico dell’epoca industriale italiana. Composto da una miscela di cemento e amianto, è stato ampiamente utilizzato per decenni, grazie alla sua resistenza e al basso costo. Tuttavia, come sottolineato nel programma televisivo, quando questo materiale inizia a deteriorarsi, anche a causa di piccole fratture, rilascia nell’aria particelle microscopiche. Queste fibre, una volta inalate, risultano estremamente dannose per la salute umana e l’ambiente, diffondendosi persino a chilometri di distanza.

Il generale Giuseppe Vadalà, commissario unico per le discariche, ha ribadito che «ancora oggi ci sono migliaia di edifici con coperture in Eternit, comprese strutture pubbliche come scuole e ospedali. L’amianto non è un problema del passato».

Un disastro evitato ad Aprilia

Un esempio emblematico della persistenza del problema è quello di Aprilia, nel Lazio, dove, nel febbraio 2023, un incendio devastante ha colpito un ex capannone industriale coperto da Eternit. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dichiarato: «Fortunatamente, l’incendio ha lambito solo una parte dell’amianto presente e le quantità disperse nell’aria sono state limitate. Due anni prima, noi dell’Osservatorio Nazionale Amianto avevamo segnalato il rischio. Le autorità locali hanno agito tempestivamente, imponendo ai cittadini di rimanere chiusi in casa per evitare l’inalazione di sostanze tossiche, tra cui diossine e polveri di amianto».

Tuttavia, l’incendio ha sottolineato l’urgenza di accelerare le operazioni di bonifica, ancora troppo lente per prevenire disastri ambientali e sanitari. «In Italia, situazioni simili sono comuni: vecchi capannoni industriali, spesso costruiti con amianto compatto, rappresentano un pericolo costante, soprattutto in caso di incendi o altre calamità».

La pericolosità invisibile delle fibre di amianto

Uno degli aspetti più inquietanti dell’asbesto è la sua invisibilità. Le sue fibre sono mille volte più sottili di un capello umano: penetrano nei polmoni, attraversano gli alveoli e rimangono nei tessuti. Non possono essere metabolizzate dal nostro organismo e causano infiammazioni croniche che, col tempo, possono trasformarsi in tumori letali.

Il mesotelioma pleurico, un tumore che colpisce la pleura, è la patologia più strettamente legata al “killer silente”. Questo tipo di neoplasia, può manifestarsi anche a distanza di 50 anni.

Una bonifica ancora troppo lenta

Nonostante il divieto del 1992, il processo di rimozione dell’amianto procede a rilento. Si stima che in Italia ci siano ancora 20mila chilometri di tubature che lo contengono, oltre a una quantità significativa di vecchie coperture edilizie. «È necessario un piano nazionale di bonifica e un maggiore investimento in infrastrutture per lo smaltimento», ha affermato il generale Vadalà.

Purtroppo, le operazioni di bonifica sono ostacolate da burocrazia, costi elevati e carenza di strutture adeguate. Tuttavia, esperti e associazioni come l’ONA continuano a premere per accelerare gli interventi e garantire la sicurezza della popolazione.

«È necessario un piano nazionale per affrontare questa emergenza – ha affermato Bonanni –. La prevenzione primaria, ovvero la bonifica degli edifici contaminati, è indispensabile per evitare nuove esposizioni. Al tempo stesso, dobbiamo garantire una prevenzione secondaria, che consiste nel monitoraggio sanitario per chi è stato esposto, al fine di individuare precocemente eventuali patologie. Ogni ritardo equivale a mettere a rischio vite umane».

Una sfida ancora aperta

Il problema dell’amianto, lungi dall’essere un capitolo chiuso, rappresenta una delle sfide ambientali e sanitarie più urgenti per il nostro Paese. La testimonianza di Ezio Bonanni e degli esperti intervenuti a Unomattina ci ricorda che solo attraverso una sinergia tra istituzioni, cittadini e associazioni sarà possibile superare questa eredità tossica.

Ezio Bonanni ha concluso con un appello: «Il nostro obiettivo è garantire un futuro libero dall’amianto. Per farlo, dobbiamo agire con determinazione e responsabilità. Non possiamo permetterci di sottovalutare un nemico così subdolo e pericoloso».

Solo attraverso un’azione tempestiva e coordinata sarà possibile mettere fine all’epidemia silenziosa causata dall’amianto, proteggendo la salute delle generazioni presenti e future.

Amianto, Marina Militare: risarcimento per Capitano Sorgente

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

IL TAR DEL LAZIO HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE CON 320MILA EURO LA FAMIGLIA DEL CAPITANO DI VASCELLO FRANCESCO PAOLO SORGENTE. MORTO PER UN MESOTELIOMA PLEURICO CAUSATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SUO SERVIZIO NELLA MARINA MILITARE. LA FAMIGLIA, RAPPRESENTATA DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE ONA, HA DIMOSTRATO CHE LA MALATTIA ERA LEGATA ALLA MANCATA PROTEZIONE CONTRO LE SOSTANZE CANCEROGENE

La storia del Capitano Sorgente: una vita al servizio della Marina

Francesco Paolo Sorgente, originario di Vasto (Chieti), ha consacrato una parte significativa della sua esistenza alla Marina Militare Italiana, distinguendosi come Capitano di Vascello del Genio Navale. La sua carriera, durata ben 34 anni, si è svolta al servizio di numerose unità navali, tra cui le navi Freccia, Saetta, Cavezzale e i sommergibili Cappellini, Toti, Morosini e Torricelli. Inoltre, ha operato presso diverse basi arsenalizie. In questi contesti, il contatto con materiali contenenti amianto era inevitabile, dato l’uso massiccio del minerale per l’isolamento termico e acustico delle navi.

L’impatto sulla salute

Capitano Sorgente, Marina Militare e amianto killer
Marina Militare e amianto killer: il pericoloso minerale era impiegato per l’isolamento termico e acustico delle navi

Nel 2005, al Capitano è stato diagnosticato un mesotelioma pleurico, una forma di tumore aggressivo e strettamente correlata all’esposizione prolungata alle fibre di asbesto. Nonostante i trattamenti ricevuti, Sorgente è deceduto nel 2009 all’età di 65 anni, lasciando una moglie e tre figli.

Nel 2011, il ministero della Difesa ha riconosciuto la patologia come “dipendente da causa di servizio” e il decesso come equiparato a quello delle vittime del dovere. Tuttavia, la famiglia non si è fermata a questo traguardo, ma ha deciso di chiedere giustizia per le responsabilità istituzionali.

La battaglia legale

Assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, la famiglia Sorgente ha intrapreso un lungo percorso legale per dimostrare le negligenze del ministero della Difesa. La tesi ha evidenziato che il Capitano era stato esposto al killer invisibile senza che gli fossero fornite adeguate protezioni, formazione o sorveglianza sanitaria, in violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. L’accusa ha inoltre sottolineato la mancanza di interventi per bonificare le navi e gli ambienti contaminati.

Dopo dieci anni di processo, il Tar del Lazio ha accolto le richieste della famiglia, stabilendo un risarcimento di 320mila euro per i danni morali e materiali subiti.

Il significato della sentenza

Ezio Bonanni
L’avvocato Ezio Bonanni «La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese»

L’avvocato Bonanni ha sottolineato l’importanza di questa vittoria legale per tutte le famiglie che hanno subito tragedie simili. In particolare, ha evidenziato come le istituzioni debbano assumersi la responsabilità di prevenire tali situazioni, piuttosto che rispondere a posteriori con risarcimenti tardivi.

«Dopo un decennio di processo, questa sentenza rappresenta un ulteriore riconoscimento delle responsabilità della Difesa per la mancata protezione del personale esposto a fibre di amianto. Non possiamo accettare che tragedie di questa portata siano affrontate solo a posteriori. È necessario un cambio di paradigma, con l’adozione di misure preventive efficaci e tempestive. La giustizia non deve essere un’eccezione, ma la regola per tutti coloro che hanno sacrificato la propria salute al servizio del Paese» – ha dichiarato il presidente ONA.

Basta amianto: l’importanza della prevenzione

La vicenda del Capitano Sorgente non è solo una battaglia per la giustizia individuale, ma un simbolo della lotta contro l’indifferenza istituzionale verso i rischi legati all’amianto. Questa sentenza rappresenta un passo avanti importante, ma il percorso verso una reale tutela della salute dei lavoratori è ancora lungo. «Prevenire significa salvare vite e rispettare la dignità di chi lavora. È tempo che lo Stato dimostri responsabilità e rispetto per chi ha servito il Paese.»

L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari tramite il sito e il numero verde 800 034 294