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sabato, Giugno 15, 2024

Altra condanna per Fincantieri: operaio morto per amianto. Risarcimento milionario alla famiglia

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Una nuova condanna per il colosso Fincantieri Spa. Dopo la condanna inflitta, e il risarcimento, ai familiari di Alfio Derin, elettricista che ha prestato per anni servizio all’interno dell’azienda cantieristica navale, adesso un altro triste caso. La corte di Appello di Napoli conferma una nuova condanna a Fincantieri e a Sait Spa, azienda appaltatrice della prima, a risarcire la famiglia di un altro operaio, deceduto, anche lui, per l’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro.


Fincantieri condannata per la morte di un operaio per amianto

È successo ad Angelo T, ex operaio di Fincantieri, deceduto all’età di 72 anni, a causa di un mesotelioma, contratto dall’esposizione all’amianto. La morte è avvenuta a marzo del 2023 e la famiglia ha ottenuto un risarcimento milionario. Una magra consolazione rispetto alla morte di una persona cara ma un passo avanti per la giustizia. La stessa giustizia in cui, l’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato della difesa Ezio Bonanni, credono e sostengono da anni, schierandosi al fianco di vittime e famigliari.

La storia di Angelo, morto per l’amianto sul luogo di lavoro

Angelo nasce a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Cresce nella sua città natale, si sposa e si costruisce una famiglia. Una vita normale, come quella di molti altri. Angelo ha anche un lavoro, alla Sait, azienda che prestava manodopera alla Fincantieri. Per Angelo significa uno stipendio, ma non immagina neanche lontanamente il triste epilogo di questa storia che ha lui come protagonista. Dal 1963 al 1995 presta servizio e si occupa di varie mansioni, dal manovale, alla pittura alla coibentazione. Il tutto sempre a contato diretto con le fibre di amianto. Fibre killer, invisibili e prive di odore, che Angelo non vede e non sente entrare nel suo corpo, ma è proprio quello che sta accadendo.

Malattia asbesto correlata confermata e risarcimento danni

Angelo è morto a causa di un mesotelioma contratto dall’esposizione all’amianto. La conferma arriva anche dal dottore Roberto Ficuciello, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, che ha riconosciuto il nesso di causalità tra la patologia riscontrata e il lavoro svolto dall’ex dipendente. Nel referto si legge che “L’ambiente di lavoro era al chiuso, all’interno dell’unità navale, e privo di aspiratori localizzati delle polveri e senza ricambio di aria. Locali chiusi, come la sala macchine, presso i quali trascorreva l’intera giornata lavorativa, gomito a gomito anche con altri colleghi“. Le attività che svolgeva “determinavano aerodispersione di polveri e fibre di amianto, che rimanevano liberate nell’aria

Troppi i decessi da amianto firmati Fincantieri

L’azienda di cantieristica navale è sotto l’occhio del ciclone già da troppo tempo. Il caso di Angelo, così come quello di Alfio, non sono purtroppo isolati. Ciò che emerge, come filo conduttore, è che, oltre alla presenza di amianto sul luogo di lavoro, non venissero nemmeno utilizzate mascherine e tute protettive specifiche per maneggiare questo materiale in sicurezza.

Del resto è già stato confermato che l’azienda Fincantieri utilizzasse amianto in tutti i suoi cantieri. L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Ezio Bonanni sono da sempre in prima fila nella tutela delle vittime dell’amianto per l’esposizione nei cantieri navali durante il Processo Fincantieri.

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