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Amianto fibrosi pleura e polmoni: tutela legale

Montefibre

Amianto fibrosi nella pleura e nei polmoni

Amianto fibrosi colpisce la pleura e i polmoni. Sono gli organi bersaglio delle fibre dei minerali di asbesto, sinonimo di amianto. Queste fibrosi dei polmoni causano asbestosi e, nella pleura, le placche pleuriche e ispessimenti pleurici da amianto. Inoltre, queste infiammazioni possono evolvere in malattie neoplastiche. Infatti questi fenomeni infiammatori possono evolvere nel tumore dei polmoni e nel mesotelioma pleurico.

È indispensabile evitare di esporsi all’amianto (prevenzione primaria) e bonificare le aree contaminate. Questo è lo scopo dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avvocato Ezio Bonanni. Inoltre, per chi è già stato esposto si raccomanda la sorveglianza sanitaria (prevenzione secondaria) così da avere la diagnosi precoce. In questo modo, è possibile tenere sotto controllo lo sviluppo di eventuali neoplasie.

Infine le vittime e i loro familiari devono tutelare i loro diritti (prevenzione terziaria). Per questo l’ONA e l’Avv. Bonanni hanno istituito il servizio di consulenza gratuita legale e medica.

Consulenza ONA Amianto fibrosi

Indice

Tempo di lettura: 16 minuti

Amianto fibrosi: descrizione della malattia

Tutte le esposizioni ad amianto, oltre a provocare fibrosi della pleura e dei polmoni, hanno attività cancerogena. Quindi sono la causa di cancro, come il tumore della pleura, del polmone (adenocarcinoma e microcitoma) e del tratto gastro-intestinali.

La fibrosi pleurica è l’infiammazione della pleura, provocata dalle fibre di amianto nei polmoni.  Le fibre di asbesto, sia per contiguità che in seguito a frantumazione con la respirazione, dai polmoni penetrano nello spazio pleurico. In questo modo si manifestano le infiammazioni pleuriche. Nelle infiammazioni più gravi, oltre alla dispnea si manifesta il versamento pleurico essudativo.

Successivamente all’aggravarsi delle infiammazioni si possono sviluppare tumori. Perciò i tempi di latenza della fibrosi pleurica, placche pleuriche e ispessimenti pleurici sono inferiori.

Amianto fibrosi, placche e ispessimenti: diagnosi

I lavoratori esposti ad amianto hanno diritto a essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. L’obbligo è a carico del datore di lavoro. In caso di pensionamento, è la ASL a dover effettuare le verifiche tecnico strumentali e le visite di medicina del lavoro. La sorveglianza sanitaria, ex art. 259 D.L.vo 81/2008, permette di provare il danno amianto.

La diagnosi precoce è fondamentale perché permette di estirpare il tumore del polmone prima che si possa estendere e provocare l’irreversibilità del processo cancerogeno. Grazie alla radiografia del torace, si mostrano le aree intorno ai polmoni con bordi nodulari ispessiti che ricordano una foglia di agrifoglio.

In alcune località, la condizione può essere difficile da identificare tramite radiografia. Perciò è la TAC il metodo preferito per diagnosticare questa condizione. Infatti può identificare le placche in qualsiasi parte del torace, anche se non sono calcificate.

I criteri diagnostici specifici per le patologie asbesto correlate sono chiarite da “Asbestos Related Diseases of the Lung and Other Organs“.

Infine, il modo più comune per diagnosticare l’ispessimento pleurico è rappresentato da studi di imaging, come risonanza magnetica a raggi X o scansioni TC. Così si possono rilevare i primi segni di ispessimento fibrotico quando il tessuto cicatriziale ha uno spessore di 1-2 mm.

La fibrosi è il primo stadio del tumore del polmone

Questi fenomeni displasici e infiammatori costituiscono la prima fase della induzione (iniziazione) a cui fa seguito, in alcuni casi, la promozione e la progressione di neoplasie, come il mesotelioma della pleura e, soprattutto, del tumore al polmone.

In quest’ultimo caso, grazie agli strumenti diagnostici, è possibile identificare i segni biologici di esposizione ad amianto, che permettono di marcare la neoplasia come asbesto correlata.

Questo è molto importante nel caso dei lavoratori fumatori, che sono stati esposti ad amianto. Il fumo di tabacco e l’amianto agiscono in modo sinergico, potenziandosi l’uno con l’altro. Dimostrare amianto fibrosi o placche pleuriche e ispessimenti significa, dunque, dimostrare il presupposto dell’esposizione, anche elevata, cioè il nesso causale.

Sintomi della fibrosi pleurica, placche e ispessimenti

La fibrosi diventa clinicamente importante quando coinvolge la superficie pleurica viscerale. La fibrosi pleurica parietale isolata, come con le placche pleuriche correlate all’amianto, non provoca sintomi respiratori o decrementi clinicamente rilevanti nella funzione polmonare. Al contrario, lo sviluppo della fibrosi pleurica viscerale può portare “all’intrappolamento” polmonare con conseguente dispnea e, in alcuni pazienti, insufficienza respiratoria.

Inoltre la fibrosi pleurica limita il movimento dei polmoni. Infatti in assenza di malattia parenchimale associata, i segni clinici possono essere minimi, anche se è rilevabile una compromissione funzionale.

La fibrosi pleurica diffusa: quadro clinico

Nel caso di estensione marcata degli ispessimenti, se lo spessore è di almeno 5 mm con estensione ad almeno il 25% della parete toracica bilaterale o obliterazione di entrambi i seni costo-frenici, si parla di fibrosi pleurica diffusa.

Infatti, in questi casi, oltre al segno biologico di esposizione, siamo di fronte a una vera e propria malattia di una certa rilevanza, come testimonia lo studio scientifico “Benign Pleuropathies due to Asbestos: their clinical prognostic significance and the medicolegal aspects“.

In particolare, la fibrosi pleurica diffusa determina la riduzione della compliance torace-polmone. In conclusione, il malato di fibrosi pleurica diffusa subisce l’indebolimento dell’apparato respiratorio.

Sintomi di placche e ispessimenti pleurici

Le placche e gli ispessimenti pleurici solo apparentemente sono privi di sintomi. In realtà, le placche e gli ispessimenti della pleura incarcerano il polmone e ostacolano la respirazione. Il sistema cardiaco è quindi sottoposto ad uno stress maggiore.

Inoltre alcuni pazienti descrivono il dolore o una sensazione spiacevole e fastidiosa mentre respirano.

In particolare, riguardo l’istologia, le placche pleuriche sono ipocellulari lesione composte da fasci di collagene denso disposti in una configurazione “a trama di cesto”. Invece l’ispessimento pleurico provoca cicatrici pleuriche attorno ai polmoni. Diventa, così, più difficile per loro espandersi completamente durante la respirazione.

Con il progredire della malattia, lo spazio tra i due strati della pleura si può chiudere ed il polmone viene “ingabbiato”, causando ai pazienti dolore toracico, affanno e dispnea.

Cause dello sviluppo di fibrosi alla pleura o ai polmoni

Lo sviluppo di fibrosi pleurica o polmonare può essere determinato da malattie immunologiche (pleurite reumatoide), infezione (empiema batterico, pleurite tubercolare), emitorace non adeguatamente drenato, farmaci, neoplasie, bypass post coronarico, chirurgia (CABG) e pleurite uremica.

Tuttavia il principale fattore di rischio di processi infiammatori è l’esposizione alle fibre di amianto. Esistono due forme distinte di fibrosi pleurica indotta dall’amianto polmoni: placche pleuriche parietali e ispessimento pleurico diffuso.

Infatti uno studio giapponese del 2018 su 2.132 lavoratori esposti all’amianto ha trovato placche pleuriche su scansioni TC dell’89,4% del gruppo. Queste infiammazioni sono la conseguenza dell’esposizione a tutti i minerali di amianto: crisotilo (serpentino), amosite, crocidolite e gli altri anfiboli (actinolite, antofillite e tremolite).

L’elevato numero e l’intesa esposizione dei lavoratori esposti ad amianto, in Italia, ha provocato un vero e proprio fenomeno epidemico. I dati epidemiologici confermano le risultanze scientifiche e oncologiche della 3^ Italian Consensus Conference on Malignant Mesothelioma of the Pleura, pubblicato nel 2015. Inoltre anche l’Avvocato Bonanni denuncia la grave situazione provocata dalla strage di amianto in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2021“.

Placche pleuriche: una patologia di origine professionale

Le placche pleuriche sono causate da esposizione ad amianto ed erionite. Costituiscono infatti segni di esposizione, e, allo stesso tempo, prognostici dell’evoluzione fibrosa e neoplastica.

Lo studio “A mortality study of shipyard workers with pleural plaques“, attraverso esami autoptici e radiologici, ha dimostrato che nel 90% dei casi le placche pleuriche sono di origine lavorativa. I corpuscoli di asbesto, rilevati in sede autoptica in coloro che sono affetti da placche pleuriche, ne hanno confermato l’origine professionale per elevate esposizioni ad amianto. Si dimostra quindi che le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici sono patologie dose dipendenti.

Le placche pleuriche compaiono in media 15-20 anni dopo all’esposizione iniziale all’amianto, con l’incidenza variabile a seconda del tipo di fibra di amianto e la durata dell’esposizione stessa. Le lesioni che compaiono più comunemente avvengono tra la quinta e l’ottava costola nel torace posteriore-laterale. Le placche possono anche essere trovate sopra la cupola del diaframma e del pericardio.

Ispessimento pleurico diffuso e amianto

Quando una persona inala la polvere di amianto, le microscopiche fibre minerali possono incastrarsi nella pleura. Ciò innesca una risposta infiammatoria che provoca un accumulo cronico di liquido nello spazio pleurico. Questo accumulo è chiamato versamento pleurico. La progressiva raccolta di tessuto cicatriziale fibroso è nota come ispessimento pleurico.

Alcuni studi sull’argomento hanno rilevato che l’ispessimento pleurico si verifica tra il 5% e il 13,5% dei lavoratori esposti all’amianto.  La condizione può insorgere entro un anno dall’esposizione o non può presentarsi fino a decenni dopo.

L’ispessimento pleurico legato all’amianto viene più comunemente diagnosticato come ispessimento pleurico biapico, il che significa che di solito colpisce entrambi i polmoni.

Amianto cancerogeno: la letteratura scientifica lo conferma

La diminuita funzionalità respiratoria di coloro che sono affetti da fibrosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, si associa al maggior rischio di sviluppo di neoplasie. Ciò è confermato anche dall’ultima monografia IARC e dai Quaderni del Ministero della Salute (Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate).

Inoltre la Corte di Cassazione ha precisato che “la scienza medica evidenzia che il processo carcinogenetico inizia con uno stato infiammatorio dell’ambiente respiratorio indotto dalle fibre di asbesto introdottesi nell’organismo. Questo stato si cronicizza a causa del ripetersi degli insulti infiammatori dando luogo a una condizione patologica (placche pleuriche o ispessimenti pleurici) che costituisce terreno fertile per quella che in seguito sarà la possibile prima mutazione genetica da cellula sana a cellula maligna” (Cass., IV sezione penale, 45935/2019).

Perciò tutte le successive esposizioni alimentano l’infiammazione e determinano l’angiogenesi. Sono quindi alla base della promozione e progressione fino alla diagnosi del mesotelioma della pleura, con abbreviazione dei tempi di latenza, oltre che della successiva accelerazione del decorso clinico e della morte del paziente (Cass., IV sezione penale, sentenza 3615/2016 ed ex multis).

Cancerogenesi: dalle infiammazioni al mesotelioma

Con l’esposizione ad amianto, oltre alla risposta immunitaria e alla reazione autoimmune, si vengono a determinare ulteriori fenomeni displasici, attraverso l’infiammazione, le reazioni chimiche di superficie, quelle meccaniche e le aberrazioni cromosomiche.

Il mesotelioma si sviluppa con il meccanismo patogenetico complesso e multistadio, con accelerazione in proporzione all’entità delle esposizioni (dose cumulativa).

La dose è il risultato del tempo di esposizione e della concentrazione media delle fibre, oltre alla dose innescante, che attiva il processo (iniziazione). Rilevano tutte le successive esposizioni (promozione e progressione), con la diagnosi del mesotelioma (latenza preclinica).

Secondo gli oncologi italiani esperti di mesotelioma:  “l’aumentare dell’esposizione determina sia l’anticipazione del tempo con cui la popolazione raggiunge un predeterminato livello di incidenza, sia l’anticipazione del tempo di verificazione di ogni singolo caso di malattia che si verifica all’interno di tale popolazione“.

L’epidemiologia ha poi dimostrato la scientificità delle conclusioni degli oncologi medici italiani esperti di mesotelioma circa l’applicabilità della teoria multistadio della cancerogenesi come legge scientifica universale esplicativa della causalità individuale.

Perciò evitare l’esposizione influisce non solo sull’incidenza del numero dei casi di fibrosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, ma anche sui casi di mesotelioma, che hanno un indice di sopravvivenza limitato. In caso di diagnosi di mesotelioma, purtroppo, le chance terapeutiche sono minime. Per questo motivo è necessaria la diagnosi precoce della fbrosi, delle placche pleuriche e degli ispessimenti pleurici.

L’Avv. Ezio Bonanni ha elaborato le nuove linee guida dell’ONA per la prevenzione, la terapia e la cura del mesotelioma.

I diritti delle vittime amianto fibrosi

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno istituito il servizio di assistenza legale. L’ONA è l’associazione di tutela contro il rischio amianto e insiste perché ci sia prevenzione primaria. Anche le semplici infiammazioni della pleura debbono essere prevenute ed evitate.

Se si è vittima di malattie asbesto correlate dovute a esposizioni sul luogo di lavoro, ci sono prestazioni assistenziali, previdenziali e risarcitorie a cui si ha diritto, come:

  • prestazioni INAIL;
  • benefici previdenziali INPS per esposizione ad amianto
  • pensionamento immediato;
  • risarcimento dei danni.

Amianto fibrosi: malattie professionali riconosciute

Placche pleuriche, ispessimenti pleurici e asbestosi sono patologie asbesto correlate inserite nella Lista I dell’INAIL. In particolare l’unica causa dell’asbestosi è costituita dall’amianto (DD.MM. del 09.04.2008 e del 10.06.2014), perciò questa fibrosi è stata tabellata con la L. 455/1943.

Anche le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici sono inseriti nella Lista I dell’INAIL, gruppo 4, cod. 4.03 per le lavorazioni di amianto, nella Lista I, gruppo 4, cod. 4.06 per l’erionite e nella Lista III, gruppo I, cod. 1.02. per esposizione all’agente eziologico delle fibre ceramiche.

Inoltre la fibrosi da asbesto provoca anche delle complicazioni cardiache, cardiocircolatorie e cardiovascolari e devono concorrere alla determinazione del danno biologico. Infatti, secondo l’art. 145 del T.U.: “in tutti i casi di silicosi o di asbestosi associate ad altre forme morbose dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio si procederà alla valutazione globale del danno. Le prestazioni si intendono dovute anche nei casi di morte derivata da silicosi o da asbestosi, associate ad altre forme morbose dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio”.

Nella quantificazione del danno biologico si deve tener conto del fatto che la fase infiammatoria è il primo step dell’eventuale successiva insorgenza del tumore del polmone (in caso di fibrosi polmonare) oppure del mesotelioma della pleura (in caso di placche pleuriche e ispessimenti pleurici).

Diritto all’indennizzo e alla rendita INAIL

Dato che queste infermità sono inserite nella Lista I dell’INAIL, sussiste il diritto all’indennizzo INAIL. Si applica il principio della presunzione legale di origine. L’onere della prova, quindi, è a carico dell’INAIL. Solo nel caso in cui l’INAIL eccepisca e dimostri che l’infermità sia il risultato di una esposizione ad amianto esclusivamente extraprofessionale, può negare l’indennizzo.

In caso contrario, anche a titolo di semplice concausa (art. 41 c.p.), deve, comunque, riconoscerne l’indennizzo. È sufficiente l’esposizione ambientale, cioè la presenza dell’amianto nell’ambiente di lavoro.

Perciò, in caso di fibrosi polmonare o pleurica, occorre necessario segnalarlo al medico curante, così da avviare il percorso legale di riconoscimento di malattia professionale da parte dell’INAIL. Solitamente, nel caso di diagnosi di fibrosi polmonare, placche ed ispessimenti pleurici, è necessario inoltrare la certificazione di malattia professionale all’INAIL. In questo modo si ottiene l’istruttoria e la definizione del giudizio e l’eventuale riconoscimento di malattia professionale.

Una volta riconosciuta la patologia di origine professionale, in base al grado di invalidità si ha diritto:

  • inferiore al 6% il risarcimento è totalmente a carico del datore di lavoro;
  • tra il 6 e il 15% l’INAIL indennizza il danno biologico, mentre tutte le altre componenti sono risarcite dal datore di lavoro;
  • dal 16% la vittima ha diritto alla rendita INAIL, che prevede l’indennizzo del danno biologico e del danno patrimoniale per diminuite capacità di lavoro.

Amianto fibrosi: benefici contributivi

Le placche e gli ispessimenti pleurici sono valutati dall’INAIL con un grado invalidante inferiore al 6%, e quindi al di sotto della franchigia INAIL. Tuttavia, il riconoscimento è molto importante perché, anche se inferiore al 6%, vi è il diritto ai benefici contributivi amianto (ex art. 13 co. 7 della L. 257/92).

Le maggiorazioni contributive prevedono la rivalutazione dell’intero periodo di esposizione ad amianto con il coefficiente 1,5, utile per maturare anticipatamente il diritto a pensione e di aumentare i ratei mensili per coloro che sono già pensionati.

Nel caso di mancata maturazione del diritto a pensione, a prescindere dall’età anagrafica e dall’anzianità contributiva, si può chiedere la pensione inabilità amianto (art. 1 co. 250, 250 bis e ter della L. 232/2016).

Tuttavia l’INPS aveva sostenuto che nel caso di un danno biologico inferiore al 6% non fossero dovuti i benefici amianto. La Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 30438/2018, ha però smentito le tesi dell’INPS. Infatti il diritto sussiste sempre e comunque, anche se il danno biologico fosse all’1%.

La Corte di Cassazione ha, quindi, confermato questo principio già da tempo sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni. In questo modo l’ONA continua a ottenere la tutela dei lavoratori che, per esposizione occupazionale da amianto, hanno subito le infiammazioni della pleura e la fibrosi del polmone.

Diritto al prepensionamento per i lavoratori esposti

Gli esami diagnostici eseguiti nel corso della sorveglianza sanitaria permettono la diagnosi precoce di malattia. Così si dimostra il danno biologico amianto fibrosi pleura e polmoni e la diagnosi precoce del mesotelioma e del cancro ai polmoni.

Infatti, qualsiasi lesione, ivi compresa la fibrosi, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici, é patognomica di esposizione ad asbesto. In più,  permette al medico del lavoro di modulare il programma di sorveglianza sanitaria.

Inoltre, questi accertamenti danno diritto all’indennizzo INAIL e al rilascio del certificato INAIL esposizione amianto. Questo certificato potrà essere allegato alla domanda INPS per il prepensionamento.

Amianto fibrosi: diritto alla pensione d’invalidità

Se con l’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto, il lavoratore non ha maturato la necessaria anzianità contributiva per ottenere il trattamento di quiescenza, può, comunque, chiedere e ottenere di essere collocato in pensione (art. 1, co. 250, 250-bis e 250-ter della L. n. 232/2016).

È sufficiente presentare la domanda amministrativa all’INPS e seguire le regole dettate dalla Circolare INPS n. 34 del 09.03.2020. L’avente diritto, entro il 31.03.2023, deve depositare la domanda. Se non si rispetta questo termine, la nuova data di scadenza è la fine di marzo dell’anno successivo e la richiesta sarà presa in esame dal successivo aprile.

L’art. 41-bis della legge 58 del 2019 ha ampliato la platea di coloro che hanno diritto a questa tutela.

Risarcimento danni per amianto fibrosi

Gli effetti dannosi dell’infiammazione sono rilevanti sia in sede INAIL sia risarcitoria. In caso di fibrosi, placche pleuriche e ispessimento, la vittima ha diritto all’integrale risarcimento dei danni, patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale. Il pregiudizio non patrimoniale tiene conto della componente biologica e dei danni morali e danni esistenziali.

La determinazione dei danni, subiti da un lavoratore malato di fibrosi, placche pleuriche e ispessimento, per la sfera non patrimoniale, deve essere quindi personalizzata. Infatti occorre tenere conto delle tabelle del Tribunale di Milano. Si tratta di un criterio di guida per la quantificazione che corrisponda al principio di integrale ristoro (SS.UU. 26972/2008).

In conclusione, l’importo dovuto per il danno biologico deve essere adeguato con personalizzazione e si deve tener conto di questo profilo di danno ulteriore.  Non è possibile quantificare in modo esatto l’entità del risarcimento danni. Tuttavia, è possibile applicando il criterio equitativo puro (artt. 432 c.p.c. e/o 1226 e/o 2056 c.c.).

Il danno morale per paura di ammalarsi

La consapevolezza della malattia e dei suoi possibili sviluppi (Cassazione, IV sezione penale, 45935/2019) provoca anche il patema d’animo, cioè un turbamento fisico e morale (Cass., sez. lav., 24217/2017).

Il Presidente dell’ONA ha sempre sostenuto che, anche nel caso in cui le placche e gli ispessimenti pleurici non siano ancora evoluti in cancro della pleura, comunque sia il pregiudizio è elevato. Si pensi a colui che riceve dai medici la diagnosi e anche la prognosi di rischio di evoluzione in tumore della pleura. Il mesotelioma della pleura ha un indice di sopravvivenza ai 5 anni del 7%: è quasi una sentenza di condanna.

Infatti la Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., con Sent. n.45935/2019, ha chiarito che la malattia inizia con l’infiammazione e questo è il punto chiave che giustifica la paura di ammalarsi di cancro.

Per questo motivo “la sentenza della Corte d’appello di Venezia ha commisurato il danno morale spettante all’appellante precisamente al patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi).

Perciò questa Corte ritiene che la quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, sia scaturito da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito e, pertanto, sia adeguata ai criteri generalmente accolti”.

Sportello nazionale amianto dell’ONA

L’ONA assiste e tutela le vittime dell’amianto e di altri cancerogeni, per esposizione ambientale e lavorativa. Tra chi corre maggiori rischio vi è il personale militare e civile delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza. Chi fa parte di queste categorie, in caso di malattia professionale o infortunio sul lavoro, ha diritto al riconoscimento della causa di servizio, dello status di vittima del dovere e delle prestazioni aggiuntive.

L’asbesto induce fibrosi e cancro. Per questo è necessario evitare l’esposizione. Attraverso l’assistenza tecnica dell’ONA si possono avere chiarimenti sul rischio amianto. Inoltre grazie all’App Amianto i cittadini possono segnalare i siti a rischio e agevolare la bonifica.

I servizi di assistenza medica e legale ONA

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno istituito il servizio di assistenza medica e tutela legale per coloro che, affetti da fibrosi, placche pleuriche e ispessimento, hanno subito dei danni alla salute.

L’associazione ha ottenuto significativi risultati nella prevenzione, terapia e cura di malattie da amianto, come il mesotelioma. Inoltre l’ONA fornisce anche il servizio di assistenza legale, con un staff di avvocati specializzati guidati dall’Avv. Ezio Bonanni.

L’ONA assiste gratuitamente cittadini e lavoratori esposti ad asbesto e altri cancerogeni. Per chiedere la consulenza gratuita basta chiamare il numero verde o compilare il form.

Numero ONA amianto fibrosi
Whatsapp ONA amianto fibrosi

    Le regole in batteria

    Giuseppe Conte - regole
    Giuseppe Conte

    Le regole in batteria: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

    Una band scatenata per il rispetto delle regole

    Dovrei partire da un primo colpo in batteria per arrivare alla conclusione con il rispetto delle regole, essenza del fair play. Beh, nella giornata di ieri gli ingredienti non sono venuti meno.

    Al richiamo della Presidente del Senato, Casellati, il Presidente del Consiglio, Conte ha risposto, oltre che nell’Aula della Camera, fuori in Piazza Montecitorio. Si è messo appunto alla batteria con il Presidente della Camera Fico, la Ministra alle politiche agricole Bellanova e il Ministro dell’Economia, Gualtieri.

    Una band scatenata, giusto per sottolineare che è il proprio momento. A maggioranza sono passate le decisioni sullo scostamento di bilancio e sulla proroga dell’emergenza COVID sino al 15 di ottobre.

    Numero Verde Assistenza ONA

    Francamente, devo dire che, anche se sono palesi inciuci e strumentalizzazioni, dalle presidenze delle Commissioni Permanenti alle indagini sui camici in Lombardia, che emergono fibrillazioni e carenze nella Compagine, l’approvvigionamento di danaro con il “Recovery Fund” e prossimamente con il MES, nel breve termine è e sarà arma vincente.

    Perché l’aria che tira è che ci sia un ulteriore picco virale. È temuta, probabile seconda ondata, a causa dei comportamenti umani planetari difformi e dei tempi necessari per contrastare la pandemia con il vaccino.

    Quando, esauriti i soldi e i condizionamenti comportamentali del Coronavirus, nel medio termine, ci renderemo conto di aver seminato miliardi e miliardi di sterili bonus nell’italico “campo dei miracoli”, sarà tardi per noi “Pinocchi” felici e gabbati per un infinito futuro.

    Del resto, si sa che vivere da cicale non dispiace. Poi si trova sempre il modo per piangere sul latte versato. La nostra memoria diviene sempre più corta. I nasi si allungano come l’elenco delle regole, decretate di giorno in giorno, nel clangore di piatti, bonghi e tamburi.

    L’impegno dell’ONA per la salvaguardia dell’ambiente

    A proposito del Recovery plan e delle opportunità offerta per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente parla la diciannovesima puntata di ONA TV – ONA News (Recovery plan: opportunità per l’ambiente).

    Osservatorio Nazionale Amianto ha ideato una trasmissione per portare all’attenzione dell’opinione pubblica tutti i dettagli della problematica amianto e delle azioni di tutela della salute dei cittadini.

    Osservatorio Vittime nell’esecuzione del dovere

    Osservatorio Vittime Del Dovere
    Osservatorio Vittime Del Dovere

    Osservatorio Vittime del Dovere: tutela gratuita

    Osservatorio Vittime del Dovere: amianto, utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, radiazioni ionizzanti, ed altri cancerogeni, hanno provocato un’epidemia tra i nostri militari.

    La tutela dell’Osservatorio Nazionale Amianto

    Tra i dipendenti pubblici e i privati cittadini impegnati in alcune attività specifiche, ci sono coloro che subiscono un danno biologico. Ci sono casi in cui vi è il decesso della vittima.

    In questo contesto, l’ONA svolge attività di assistenza delle vittime del dovere. Quest’attività è di natura medica e di tutela legale in favore di tutti i cittadini.

    Anche coloro che non sono dipendenti pubblici, ma che subiscono dei danni nello svolgimento di attività di pubblica utilità, hanno diritto a tale riconoscimento.

    Il discrimine è costituito dalla funzione di svolgimento di un servizio per la PA, ed in questo modo, sussiste il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

    Chi sono le vittime del dovere? La tutela

    L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni ritengono di prioritaria importanza la tutela di coloro che subiscono danno o perdono la vita nell’esecuzione di un dovere pubblico.

    La più alta incidenza di vittime del dovere si riscontra tra coloro che hanno dedicato la loro vita alla tutela delle istituzioni democratiche.

    Tra questi, in modo particolare, i Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri, ai Militari, da quelli dell’Esercito a quelli della Marina e dell’Aviazione. Cittadini, prima che lavoratori, sono tutti i giorni impegnati nella difesa dei più deboli e nel contrasto alla legalità.

    Antonio dal Cin, Nicola Panei, i superstiti Leopoldo di Vico, quelli di Giovanni Tiraferri Roffeni, e centinaia di altri che hanno aderito all’ONA. Il loro impegno prosegue per la tutela della vita e della dignità della persona umana.

    L’ amianto: killer delle vittime del dovere

    L’amianto è quel killer che ha già provocato, nelle sole Forze Armate, 830 casi di mesotelioma fino al 2015, così come risulta dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta del 07.02.2018, e il VI Rapporto Mesoteliomi. È solo la punta dell’iceberg.

    Oltre all’amianto ci sono tutti gli altri cancerogeni, e se per il mesotelioma è solo l’asbesto l’agente causale, per gli altri cancri, come per esempio il tumore del polmone, ci sono tutti gli altri cancerogeni, e c’è una sostanziale violazione di tutte le regole cautelari.

    Le finalità dell’Osservatorio Vittime del Dovere

    L’ONA ha promosso l’associazione con forza. Nasce, così, l’Osservatorio Vittime del Dovere. Questa associazione è di promozione sociale, apartitica e senza fini di lucro.

    L’“Osservatorio Vittime del Dovere”,  presenta una struttura democratica ed elettività delle cariche sociali. Tra le sue finalità troviamo la tutela della salute, in particolare del personale Civile e Militare delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza.

    Il rischio di malattia nella Marina Militare

    L’amianto è uno dei killer dei nostri marinai, imbarcati nelle unità da guerra, come nel trasporto civile. La Marina Militare Italiana è affondata sull’amianto. Sono stati censiti 570 casi di mesotelioma entro il 2015, e molti altri sono stati nel frattempo diagnosticati.

    Sono stati istruiti ben tre procedimenti penali dalla sola Procura della Repubblica di Padova, poiché sono stati segnalati migliaia di casi di vittime, compresi i familiari.

    L’atto di accusa della Commissione Parlamentare d’Inchiesta

    Nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati, della XVII Legislatura, si fa lo specifico riferimento al rischio amianto e all’impatto che l’utilizzo di questi minerali sulla salute:

    Tanto è vero che nella stessa relazione finale della Commissione Parlamentare di Inchiesta risulta, a pag. 34/35, quanto segue: “Tanto è vero che la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o Risono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi).

    Ed allarmano le prospettive di ordine generale delineate dal Direttore del RENAM Alessandro Marinacelo, medito il 19 ottobre 2017: “il picco dei casi di mesotelioma, sia il numero di casi sia il numero di tassi, è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020”.

    Intanto, come si desume da una relazione tecnica di Marinaccio trasmessa in data 29 gennaio 2018 dal Presidente dell’INAIL Massimo De Felice, nell’ambito dei corpi militari, “sono stati identificati 830 casi di mesotelioma maligno con esposizione in tale settore”.

    Ed è sconfortante apprendere da tale relazione che “negli archivi del ReNaM sono presenti informazioni relative a n. 9 casi di mesotelioma maligno con codice di esposizione familiare insorti in soggetti esposti per ragioni di convivenza con familiari professionalmente esposti nel settore della ‘Difesa nazionale'”: una esposizione, dunque, che si è insinuata persino nel domicilio dei militari, coinvolgendo i loro congiunti“.

    Si pubblica il testo della relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati, della XVII Legislatura, del 07.02.2018, anche al fine di dimostrare la necessità di una tutela più pregnate della salute di tutti i nostri militari:

    Tutela legale delle vittime dell’amianto in Marina Militare

    • Marina I: Corte di Appello di Venezia, proc. 2453/2019 R.G. Appello;
    • II: Corte di Appello di Venezia, proc. n. 2905/2019 R.G. Appello. Prossima udienza 14.01.2021 (rinnovazione del dibattimento);
    • III: Tribunale di Padova, proc. n. 15082/2013 R.G.N.R. Richiesta di archiviazione. Opposizione delle vittime.

    Tutela vittime di altri cancerogeni nelle Forze Armate

    Anche gli altri cancerogeni hanno provocato danni a coloro che hanno prestato servizio nelle Forze Armate.

    Tra gli autorevoli membri del direttivo dell’associazione, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, anche il Dott. Arturo Cianciosi, medico legale, e uno dei massimi esperti nazionali sulle malattie asbesto correlate e nell’assistenza delle vittime del mesotelioma, e Nicola Panei, ex luogotenente dell’Aeronautica militare riconosciuto vittima del dovere e già sostenitore delle attività promosse dall’Osservatorio, che ha scelto di aderire attivamente per offrire il suo impegno nella difesa dei diritti delle vittime del dovere.

    Tra i sostenitori anche due militari le cui storie sono state al centro di una importante attenzione mediatica, Lorenzo Motta che, arruolato giovanissimo con all’attivo diverse missioni estere, all’età di 24 anni è stato colpito da linfoma di Hodgkin, il cui caso è stato oggetto di una recente interrogazione parlamentare a firma dei Sen. Stefania Pucciarelli Stefano Candiani.

    L’uranio impoverito e i vaccini contaminati

    L’uranio impoverito e i vaccini contaminati sono gli altri killer dei nostri militari. Per questo motivo nasce l’Osservatorio Vittime del Dovere, per tutelare i militari esposti a questi rischi.

    Condizione di rischio accertata e confermata con particolare riferimento a coloro che sono stati impiegati nelle diverse missioni.

    Il caso di Lorenzo Motta è emblematico. Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 837/2016, testualmente “nei casi come quello in esame, nell’accertare i presupposti sostanziali della dipendenza della patologia da causa di servizio la P.A. procedente ed i suoi organi tecnici sono gravati da un onere di istruttoria e di motivazione assai stringente, circa la sussistenza inconcreta, delle circostanze straordinarie e dei fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di attività.

    Non considerano le appellanti che, nei casi delicati qual’è quello in esame, all’interessato basta dimostrare l’insorgenza della malattia in termini probabilistico – statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l’insorgenza della neoplasia e di contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare“.

    Uranio impoverito: cosa fare in caso di esposizione?

    Nel caso di esposizione ad uranio impoverito, ovvero ai vaccini contaminati, come si è verificato nel passato, è possibile ottenere la tutela dimostrando la sussistenza della malattia/infermità  con onere della prova del decorso alternativo a carico dell’Amministrazione.

    In altre parole, se un militare, come nel caso di Lorenzo Motta, dopo essere rientrato da diverse missioni, alcune delle quali con esposizione ad uranio impoverito, ovvero a un programma vaccinale, con plurime sottoposizioni alla somministrazione di vaccini, alcuni dei quali con additivi e metalli pesanti e l’Amministrazione non è in grado di dimostrare un decorso alternativo, a maggior ragione, sussiste il diritto al riconoscimento della causa di servizio e, soprattutto, della qualità di vittima del dovere, anche per equiparazione.

    Lorenzo Motta è il coordinatore del Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Dipartimento Vittime dei Vaccini. La storia e l’impegno di Lorenzo Motta nel suo ruolo di coordinamento ONA, e ora, nella nuova associazione Osservatorio Vittime del Dovere, ha permesso e permetterà la tutela di tutte le vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini:

    Antonio Dal Cin, finanziere eroe dei tempi moderni

    Nec Recisa Recedit: è il motto di tutti i finanzieri. Lo hanno impresso nella pelle psichica e nel cuore, il loro impegno è contro il crimine, giorno e notte senza alcun riposo. Interdicono la condotta degli evasori fiscali ma, molte volte, lottano anche contro l’amianto.

    Soprattutto Antonio. Il nostro giovane eroe, che per primo, nel 2011, affiancando l’Avv. Ezio Bonanni nella guida dell’Osservatorio Nazionale Amianto e in particolare, nel coordinamento del Comitato Finanzieri Contro l’Amianto.

    Antonio ha sacrificato la vita per la collettività, nella difesa delle istituzioni democratiche, nell’impegno per la salubrità degli ambienti, compresi quelli di lavoro.

    Il principio ispiratore è stato quello della tutela della dignità dell’essere umano, compresi i militari, ed in particolare, i finanzieri molte, troppe volte esposti all’amianto e ad altre condizioni di rischio, tra cui la fibra killer, che impiantandosi sugli alveoli polmonari e sulla pleura, come a lui accaduto, provoca la morte tra atroci sofferenze.

    Antonio ha ricevuto l’ordine di vigilare sui vagoni di amianto che erano stati sequestrati dalla Magistratura prima che fossero esportati nell’est Europeo. Bardato della sua divisa grigio antracite, con le sue stellette, lucidate tutti i giorni, Antonio ha obbedito agli ordini.

    Gli venne detto: il finanziere non si ammala. La divisa lo protegge. Necessario che nessuno si avvicini per evitare che ci siano danni alla salute, ed Antonio ha obbedito. Fino a quando si è imbattuto nell’Avv. Ezio Bonanni e nell’ONA, era ormai il 2008, e aveva strani sintomi. Giovane leone, forte e coraggioso, accusava dolori pleurici e senso di soffocamento e problemi cardiaci.

    La triste notizia: asbestosi polmonare

    Aveva ricevuto quasi una sentenza di morte, Antonio, si preannunciava il mesotelioma della pleura, che lo avrebbe ucciso da lì a poco, oppure un arresto cardiocircolatorio.

    Subito riformato dalla Guardia di Finanza, perché, evidentemente, inidoneo al serivizio: come può un militare continuare la lotta a difesa delle istituzioni democratiche se si è ammalato di asbestosi polmonare e pleuropatia?

    Subito riformato, perché inabile al 100%.

    Però, c’è il coniglio dal cilindro, nel riconoscimento della causa di servizio e di vittima del dovere, la malattia di Antonio non vale più il 100%, quando c’è da sborsare il risarcimento, allora, la sua malattia vale il 5%!

    Anni e anni di lungaggini burocratiche, certificati e controcertificati, pareri, burocrazia, etc., ed ora l’azione giudiziaria.

    Il valore della tutela della dignità umana

    Antonio non si tira indietro, combatte per se e per gli altri, è un leone ancora indomito, e il suo ruggito scuote le coscienze, e impone, intanto, la bonifica delle caserme della Guardia di Finanza, ed ha l’apprezzamento anche del Comandante Generale, anche se privo del risarcimento, e con la pensione minima, perché non è stata riconosciuta quella privilegiata, è costretto a vivere nella ristrettezza economica.

    Infatti, Antonio è sposato con la Sig.ra Monica ed hanno due figli piccoli, Anna, nata il 30.01.2007, e Matteo, nato 08.05.2013, e, nel gennaio 2014 la triste notizia: la riforma e il pensionamento del giovane Antonio (44 anni). Ciò nonostante con coraggio e determinazione, Antonio è riuscito ad essere un ottimo padre e, al tempo stesso un campione nella tutela della dignità di tutti gli esseri umani, un impegno civile che trascende la lotta contro l’amianto per affermare i valori della tutela della dignità di tutti gli esseri umani, civili e militari, giovani e maturi, uomini e donne, senza alcuna distinzione.

    In un mondo che privilegia il profitto e che offende i valori fondamentali e il nucleo essenziale dei diritti della persona umana, l’ONA, che si ispira ai valori più alti, e alla più elevata civiltà giuridica, ha trovato, così come in Lorenzo, in Antonio, Nicola, e tanti altri, gli alfieri, ovvero coloro che portano la bandiera nel campo di battaglia dove si lotta per il bene, ora e per sempre.

    Scopri l’impegno del nostro eroe dei tempi moderni:

    Ali amianto: la corsa delle fibre colpisce gli aviatori

    Neanche le ali della nostra Aviazione Militare riescono a preservare la vita e la salute dei nostri aviatori, impegnati nel pattugliamento dei cieli, e di chi a terra li sorregge, organizzando e costituendo, quindi, la spina dorsale della nostra arma azzurra.

    Azzurra non solo per il colore delle divise, del cielo, e degli occhi dei giovani uomini e donne che si sono arruolati e si arruolano per l’affermazione dei valori più alti, di legalità, di giustizia, di difesa del suolo della patria, ma anche per la crocidolite, l’amianto blu.

    Nicola Panei, Luogotenente dell’Aeronautica Militare, Servizio Antincendio, è ignaro di indossare delle divise di amianto. Le sue sono bianche, perché sono realizzate con la crocidolite, e lo dovrebbero preservare dal fuoco. Svolge un servizio attiguo agli aeromobili, quando sono alimentati dal carburante o in sede di atterraggio, pronto ad intervenire per ogni necessità.

    Fino alla metà degli anni ’90, le tute e i guanti erano in amianto.

    In amianto alcuni componenti degli aeromobili. Si ammala di asbestosi anche lui.

    Questa folle corsa del male, rappresentato dalle fibre di amianto che si conficcano negli alveoli e li forano e giungono alla pleura, per il momento non ha ucciso Nicola, il quale combatte, anche lui, come Antonio, ed è tra i fondatori, nel 2008, dell’ONA e ora, della nuova associazione, l’Osservatorio Vittime del Dovere.

    Tutela dei diritti delle vittime del dovere

    Sono Vittime del Dovere”  coloro che hanno contratto infermità invalidanti, dalle quali possa seguire anche il decesso, in seguito, ovvero nel corso di missioni, qualsiasi ne sia la natura, a condizione che ci sia il riconoscimento di causa di servizio e determinate condizioni:

    • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
    • nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
    • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
    • per operazioni di soccorso;
    • in attività di tutela della pubblica incolumità;
    • in attività di prevenzione e di repressione dei reati.

    Questa previsione di cui all’art. 1, comma 563 L. 266/05 è poi integrata dalle altre fattispecie, cui rientrano coloro che sono equiparati alle vittime del dovere.

    Soggetti equiparati a Vittime del Dovere

    Sono “soggetti equiparati alle vittime del dovere” coloro che sono allo stesso modo vittime per postumi invalidanti o decesso in seguito a missioni dentro e fuori i confini nazionali, sempre dipendenti da causa di servizio, con particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà (art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006).

    Con il DPR 7 luglio 2006, n. 243 (in Gazzetta ufficiale, 8 agosto, n. 183): “Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della legge 23 dicembre 2005 n. 266″,  sono stati identificati i casi e l’ambito di operatività della discipòina della equiparazione alle vittime del dovere. L’art. 1 del DPR 243/06, in base all’art. 1 del comma 564, L. 266/2005, indica la platea di coloro che hanno diritto alla tutela, cui attribuisce le stesse “provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 204″, riservate alle vittime del dovere.

    Il dettaglio dell’art.1 del DPR 243/06

    Questa norma 1 precisa che:

    Ai fini del presente regolamento, si intendono:

    a. benefici e provvidenze indicano le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 204;

    b. per missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall’autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinate al dipendente;

    c. per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

    Coloro che in servizio nelle Forze Armate (Marina Militare, Esercito, Aereonautica Militare, Guardia di Finanza e Carabinieri),  e nel Comparto Sicurezza (Polizia di Stato, Polizia Municipale, Polizia Penitenziaria e Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco), ma anche nell’impiego pubblico e anche per coloro che non sono dipendenti subordinati, hanno subito dei danni alla salute in tale contesto, hanno diritto al riconoscimento delle prestazioni previdenziali connesse al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

    I vari diritti delle vittime del dovere

    Tutti coloro che sono stati riconosciuti vittime del dovere, hanno diritto ad ottenere:

    • Speciale elargizione vittime del dovere, nella misura di €2.000,00, per ogni punto di invalidità;
    • Assegno mensile vitalizio,  nella misura di €500,00 mensili a condizione che l’infermità conseguente al servizio sia almeno del 25%;
    • Speciale assegno vitalizio,  nella misura di €1.033,00 mensili;
    • Incremento della retribuzione pensionabile del 7,5%, per la pensione e indennità di fine rapporto;
    • Aumento figurativo di 10 anni di contributi INPS;
    • Esenzione dall’IRPEF;
    • Collocamento obbligatorio  in favore delle vittime, del coniuge e dei figli;
    • Borse di studio esenti da imposizione fiscale
    • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, anche per i medicinali di fascia C e in favore dei famigliari;
    • Assistenza psicologica a carico dello Stato;
    • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici;

    I superstiti delle vittime del dovere

    In caso di decesso della vittima del dovere, sussiste il diritto dei superstiti ad ottenere la liquidazione della prestazione.

    Secondo l’art. 6 della L. 466/80, riferita soltanto alla speciale elargizione, identifica, secondo un preciso ordine, chi sono i superstiti:

    1. coniuge superstite e figli se a carico;
      figli, in mancanza del coniuge superstite o se lo stesso non abbia diritto a pensione;
      genitori;
      fratelli e sorelle se conviventi a carico.
      Fermo restando l’ordine sopraindicato per le categorie di cui ai numeri 2), 3) e 4),
      nell’ambito di ciascuna di esse, si applicano le disposizioni sulle successioni legittime
      stabilite dal codice civile

    Discriminazione dei figli non a carico

    Si evidenzia che i Ministeri, nell’applicare la disciplina di riconoscimento di vittima del dovere, applicano pedissequamente l’art. 6, L. 466/80, ed escludono dal diritto gli orfani, se non nel carico fiscale, nel caso di sussistenza del coniuge. Queste tesi sono state contestate dall’Avv. Ezio Bonanni, poiché la disciplina applicata dal Ministero è circoscritta alla speciale elargizione e perché sono intervenute successive modifiche normative che non selezionano gli orfani se a carico fiscale o meno.

    In più, l’art. 20, L. 183/2010, che riconosce l’equiparazione a vittima del dovere di tutti coloro che hanno contratto patologie asbesto-correlate perché imbarcati nelle unità navali della Marina Militare, riconoscendo il diritto al risarcimento e allo status di vittima del dovere anche ai famigliari, non opera alcuna distinzione per gli orfani se, o meno, nel carico fiscale.

    L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto significativi risultati nella tutela dei diritti degli orfani non nel carico fiscale.

    È il caso degli orfani del Capitano Sorgente, piuttosto che del sommergibilista Tiraferri Roffeni, e di tanti altri orfani che, ancora, tuttavia, debbono lottare per ottenere il riconoscimento dei loro diritti.

    Anche la Corte di Cassazione si è pronunciata su questa problematica. Nel 2021 ha infatti emesso un’Ordinanza interlocutoria Civile Sez. 6 Num. 15224, tramite la quale ha chiarito di non aver ancora assunto una posizione chiara in merito.

    Equiparazione a vittime del terrorismo

    L’Avv. Ezio Bonanni è  uno dei pionieri della tutela delle vittime del dovere, con riferimento anche agli orfani non nel carico fiscale del genitore vittima del dovere.

    Nel percorso legislativo e giurisdizionale, ci si avvia ad un complesso sistema di equiparazione delle vittime del dovere con le vittime del terrorismo (SS. UU. 22753/2018).

    Già in precedenza, le Sezioni Unite, n. 7761/2017 hanno affermato il seguente principio: In tema di benefici in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad essi equiparati, l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile è uguale a quello dell’analogo assegno attribuito alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, essendo la legislazione primaria in materia permeata da un simile intento perequativo ed in conformità al principio di razionalità-equità di cui all’art. 3 Cosi., come risulta dal ‘diritto vivente’ rappresentato dalla costante giurisprudenza amministrativa ed ordinaria”.

    Sulla base di tale giurisprudenza, le vittime del dovere hanno gli stessi diritti delle vittime del terrorismo, pur non potendo, però, ampliare la platea degli aventi diritto, nel rispetto di SS. UU. 22753/2018. Quindi, l’assegno vitalizio, anche per le vittime del dovere, deve essere erogato nella misura di € 500,00, mensili.

    Graduatoria delle vittime del dovere

    Consulta la graduatoria delle vittime del dovere.

    Risarcimento danni vittime del dovere

    Coloro che sono vittime del dovere e i famigliari, oltre alle prestazioni previdenziali connesse al riconoscimento della causa di servizio, e, quindi, all’equo indennizzo, hanno diritto al risarcimento dei danni.

    Le vittime del dovere hanno diritto al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali, non patrimoniali, patiti e patiendi:

    Risarcimento dei danni non patrimoniali

    • biologici (lesione all’integrità psicofisica)
    • morali (sofferenza fisica e interiore)
    • esistenziali (peggioramento qualità della vita)

    Risarcimento dei danni patrimoniali

    • emergenti
    • lucro cessanti.

    Le azioni dell’ONA per la tutela giurisdizionale delle vittime

    Tra i servizi assicurati dall’ONA:

    • Costituzione di parte civile nel procedimento penale per chiedere il risarcimento dei danni da reato con la citazione del Ministero come responsabile civile;
    • Esercizio dell’azione civile presso il TAR competente, per far valere il diritto al risarcimento del danno del militare;
    • Esercizio dell’azione civile presso il Tribunale nel caso di dipendenti civili dello Stato, sia per il danno diretto della vittima primaria, che dei danni iure proprio dei famigliari;
    • Azione civile innanzi il Tribunale competente, in favore dei famigliari di militari vittime del dovere per il risarcimento del danno iure proprio.

    Per saperne di più: Danni amianto: risarcimenti, rendite e benefici contributivi

    Per approfondimento:

    La condanna della Marina Militare al risarcimento del danno

    Caro Pindaro…

    Editoriale Alcanterini -Pindaro
    Editoriale Alcanterini

    Caro Pindaro…: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

    Ecco, siamo arrivati a dama o se volete al dunque. Perché siamo alla vigilia della tradizionale transumanza estiva, quella dell’inizi agosto, ovvero del trasferimento dalla stanza dello smart working, del computer e dei faldoni trasferiti dall’ufficio, al soggiorno o se preferite in cucina o in sdraia sul balcone, protetti dalla crema solare, ma non dagli sguardi indiscreti, seppure socialmente distanziati, dei vicini.

    Francamente, le odi televisive, scontate quanto l’ennesimo scudetto alla Juve, sulla conclusione forzata di un campionato tra professionisti senza la giustificazione del pubblico, ci hanno restituito alla noia, all’apatia di una vita senza emozioni.

    Numero Verde Assistenza ONA

    Pindaro, senza attività sportiva siamo senza speranza

    Altro che stretti a coorte dal Coronavirus, con inno di Mameli e tricolore alle finestre. Ormai sappiamo che senza stimoli da opportunità agonistica, prof o non prof, non si va da alcuna parte. L’atletica ci sta provando, ma si va in discesa. La Formula Uno ha portato a casa il nulla salvo la catastrofe Ferrari, a conferma che di galli a cantare non se ne possono avere mai più di uno…

    Il ciclismo rinvia i Giri e il tennis i Tornei titolati. E allora, caro Pindaro, dopo l’annuncio di una proroga del fermo da emergenza COVID sino alla metà di ottobre, con buona pace anche tua, ci sarà poco da immaginare voli ed enfatizzare gesta. Poi, se proprio vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, abbiamo sempre un margine di riflessione in più, per aggiustare il tiro, per pensare ad un futuro che minaccia di essere sostanzialmente diverso dal passato. Molte cose, alla luce di quel che sta capitando, non avranno più senso e spazio.

    Altre verranno trascinate in avanti in osservanza alle pastoie della burocrazia, per poi essere inesorabilmente spazzate via dallo stato di necessità, com’è già avvenuto e sta avvenendo. Dunque, da settembre avremo la Legge Delega sullo sport corredata dai Decreti attuativi e la messa in moto potenziale di un’attività progettualizzata di Federazioni, Enti di Promozione e Associazioni Benemerite da imputare al 2020, ma con proiezioni sul 2021, con intermezzi congressuali complicati da nuove regole, a cominciare dal limite al numero dei mandati, con effetto retroattivo.

    Attenzione alla ripartenza post vacanze

    Naturalmente, la vera scommessa sarà quella di far fare più sport agli italiani, avendo però la macchina ferma da mesi e mesi, non adeguata e in attesa del carburante. Infine e non ultimo, sport a parte, attenzione, la ripartenza post vacanze in genere si identifica con la riapertura delle scuole. Ma sappiamo che quest’anno sarà diverso e non soltanto per il problema dei nuovi banchi, mentre si pone anche la questione dei seggi elettorali da spostare in altre sedi in occasione degli election day, il 20 e 21 settembre, quando in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Puglia, Campania e forse la Valle d’Aosta si andrà al voto, come in 1.164 comuni e due collegi uninominali per il Senato in Veneto e in Sardegna.

    Se consideriamo che al tutto si abbinerà il referendum sul taglio dei parlamentari nazionali, si arriva facilmente anche a capire il motivo di quanto sta già capitando da giorni con il tam – tam quotidiano di note giudiziarie, di inchieste, con toni esagerati, modi esagitati e palesi campagne mediatiche strumentali in crescendo rossiniano. Per i prossimi due mesi nulla sarà risparmiato, dato che la posta in gioco è come sempre altissima, compresa la gestione dei miliardi del “recovery”, piuttosto che del “MES”. Preparatevi all’anticipazione dei botti di capodanno perché, caro Pindaro, smentendo la tua massima valoriale, probabilmente non vinceranno, né perderanno, i migliori.

    La storia dell’orso: da M49 a Beethoven

    M49
    M49

    L’orso bruno, M49, sembra si trovi da qualche parte con l’irriducibile settantottenne Graziano Mesina, altro Papillon d’Italia, specializzato in fughe e latitanze.

    Diciamo, come per la “quinta sinfonia” di Beethoven, che l’orso e l’uomo lottano contro il fato e magari lo vincono. In realtà, si tratta di una metafora adatta per il Bel Paese, da cui si evince che i proverbi e i detti popolari hanno senso e contenuto.

    Infatti è proprio della pelle dell’orso che dovremmo parlare, di quella pelle che troppo spesso viene venduta ben prima che l’orso sia stato ucciso. Buon per M 49, direte voi e buon per il bandito di lungo corso sardo, diranno i romantici, che sulla latitanza dei briganti hanno costruito il mito ed il novellare popolare, da Fra Diavolo a Musolino, da Ghino di Tacco a Giuliano…

    Numero Verde Assistenza ONA

    L’orso clandestino è il nostro spirito guida

    E allora? E allora, allora quasi quasi verrebbe la voglia di scappare anche a noi ed andare a latitare fuori dalle balle. Ma è mai possibile che in Italia si sia sempre all’inseguimento di qualcuno, dopo che gli si consentito tranquillamente di fuggire? D’altra parte se non crollassero indebitamente i ponti, non ci sarebbe motivo né occasione di battere i record di ricostruzione, né tanto meno di andare al recupero dei 184 evasi dal “CARA” di Caltanisetta, piuttosto che delle centinaia di migliaia di “invisibili” clandestini che circolano dalle spiagge alle campagne, alle periferie ed ai centri nevralgici delle nostre città, peraltro invase dal pattume e dai cinghiali, senza nulla togliere ai sorci.

    Adesso che l’oro è salito a 1973,5 dollari l’oncia, che tutti coloro che hanno trattato camici e mascherine rischiano scendere nel profondo delle bolge di dantesca memoria, che si profila finalmente il ritorno dei medici scolastici, sempre causa COVID, piuttosto che dei mono-banchi a rotelle e che Fauci annuncia il vaccino per ottobre, giusto in tempo per le 59 e elezioni presidenziali negli USA, il gossip, che non risparmia nessuno e tanto meno Palazzo Chigi, mi fa pensare a chi si occupava nel passato della comunicazione istituzionale, col massimo rispetto per i colleghi del presente.

    Mi riferisco ad Antonio Ghirelli che, giunto al culmine di una carriera prestigiosa, si fece carico prima del Presidente più amato, Sandro Pertini e poi di un Capo del Governo molto impegnativo, Bettino Craxi. Ma questa è davvero un’altra storia, purtroppo adesso i conti vano fatti con chi c’è e pure con chi non c’è, perché in fuga, come l’orso M49, Grazianeddu e Ludwig sulle note della sua universale quinta sinfonia, giusto quella che sta salutando il nuovo Ponte di Renzo Piano, quello dell’altra Italia, a Genova.