La storia dell’orso: da M49 a Beethoven

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Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

L’orso bruno, M49, sembra si trovi da qualche parte con l’irriducibile settantottenne Graziano Mesina, altro Papillon d’Italia, specializzato in fughe e latitanze. Diciamo, come per la “quinta sinfonia” di Beethoven, che l’orso e l’uomo lottano contro il fato e magari lo vincono. In realtà, si tratta di una metafora adatta per il Bel Paese, da cui si evince che i proverbi e i detti popolari hanno senso e contenuto. Infatti è proprio della pelle dell’orso che dovremmo parlare, di quella pelle che troppo spesso viene venduta ben prima che l’orso sia stato ucciso. Buon per M 49, direte voi e buon per il bandito di lungo corso sardo, diranno i romantici, che sulla latitanza dei briganti hanno costruito il mito ed il novellare popolare, da Fra Diavolo a Musolino, da Ghino di Tacco a Giuliano…

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E allora? E allora, allora quasi quasi verrebbe la voglia di scappare anche a noi ed andare a latitare fuori dalle balle. Ma è mai possibile che in Italia si sia sempre all’inseguimento di qualcuno, dopo che gli si consentito tranquillamente di fuggire? D’altra parte se non crollassero indebitamente i ponti, non ci sarebbe motivo né occasione di battere i record di ricostruzione, né tanto meno di andare al recupero dei 184 evasi dal “CARA” di Caltanisetta, piuttosto che delle centinaia di migliaia di “invisibili” clandestini che circolano dalle spiagge alle campagne, alle periferie ed ai centri nevralgici delle nostre città, peraltro invase dal pattume e dai cinghiali, senza nulla togliere ai sorci. Adesso che l’oro è salito a 1973,5 dollari l’oncia, che tutti coloro che hanno trattato camici e mascherine rischiano scendere nel profondo delle bolge di dantesca memoria, che si profila finalmente il ritorno dei medici scolastici, sempre causa COVID, piuttosto che dei mono-banchi a rotelle e che Fauci annuncia il vaccino per ottobre, giusto in tempo per le 59 e elezioni presidenziali negli USA, il gossip, che non risparmia nessuno e tanto meno Palazzo Chigi, mi fa pensare a chi si occupava nel passato della comunicazione istituzionale, col massimo rispetto per i colleghi del presente.

Mi riferisco ad Antonio Ghirelli che, giunto al culmine di una carriera prestigiosa, si fece carico prima del Presidente più amato, Sandro Pertini e poi di un Capo del Governo molto impegnativo, Bettino Craxi. Ma questa è davvero un’altra storia, purtroppo adesso i conti vano fatti con chi c’è e pure con chi non c’è, perché in fuga, come l’orso M49, Grazianeddu e Ludwig sulle note della sua universale quinta sinfonia, giusto quella che sta salutando il nuovo Ponte di Renzo Piano, quello dell’altra Italia, a Genova.

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