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Uranio Impoverito e i danni alla salute

Uranio Impoverito
Uranio Impoverito

Il Prof. Giancarlo Ugazio sui danni da uranio impoverito

Il Prof. Giancarlo Ugazio parla di uranio impoverito e danni alla salute. L’uranio impoverito e i proiettili per cui è stato utilizzato, ha provocato una vera e propria epidemia tra i nostri militari in missione.

Infatti, i nostri militari impegnati nelle missioni, hanno svolto servizio in territori contaminati per via dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. Circa 8.000 di loro si ammalarono e più di 400 sono deceduti per malattie uranio impoverito.

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, è l’associazione che tutela le vittime dell’amianto e degli altri cancerogeni, come l’uranio impoverito.

consulenza Uranio impoverito

C’è tutta la problematica della pratica vaccinale per coloro che sono stati impiegati in queste missioni, e che si è tradotta in una ulteriore situazione di rischio, che ha aggravato i danni provocati dall’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

L’associazione, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ha denunciato questa situazione, e chiesto la tutela delle vittime dei familiari. Perciò l’associazione ha costituito il Dipartimento “Tutela delle Vittime dell’Uranio Impoverito e dei Vaccini Contaminati”.

Indice dei contenuti

Tempo stimato di lettura: 17 minuti

Ordigni e proiettili all’uranio impoverito

Alla fine degli anni ‘90 l’Italia ha autorizzato gli attacchi con l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. Sono stati utilizzati più di 10.800 proiettili all’uranio impoverito in tutto il territorio attorno a Sarajevo, da parte del sesto stormo Ami di stanza a Ghedi e in Jugoslavia, dove la Nato ha bombardato con 10.800 ordigni all’uranio impoverito.

L’uranio impoverito o DU (depleted uranium) è un sottoprodotto della raffinazione dell’uranio per l’energia nucleare. Questi proiettili si impiegarono nella zona dei Balcani, negli anni ’90 e anche in Afghanistan e Iraq.

Gli effetti delle nanoparticelle sulla salute umana

L’uranio impoverito è meno radioattivo di altri isotopi di uranio e la sua alta densità – il doppio di piombo – lo rende utile per le armature.

L’ONA ritiene fondamentale che per il futuro i nostri militari, sia in patria che all’estero, siano protetti da tutti i rischi, compresi quelli dovuti alle nanoparticelle. Per uranio impoverito Kosovo e altri territori balcanici sono stati luogo di condizioni di rischio per i nostri militari. I reparti dell’Esercito, dell’Aviazione, piuttosto che della Marina Militare, sono stati impiegati in missioni di pace.

Tuttavia, i nostri militari furono impiegati in territori contaminati, dopo l’impiego di proiettili all’uranio impoverito. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito circa 8.000 militari che, dopo aver preso parte alle missioni, sono stati colpiti da patologie. Le più varie, tra le quali linfomi di Hodgkin e non Hodgkin e leucemie. I deceduti in seguito a patologie riconducibili ad esposizione a questi cancerogeni, sono più di 375. Le vittime e i loro famigliari combattono ancora le loro battaglie.

Luigi Sorrentino, vittima dell’uranio impoverito, si è suicidato, per le condotte negazioniste del Ministero della Difesa.

La tutela legale gratuita delle vittime dell’uranio impoverito

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto, è l’associazione di tutela delle vittime dell’amianto e degli altri cancerogeni.

L’associazione ha costituito un pool di sanitari e avvocati per assistere le vittime ed i loro familiari. Il pool di legali è coordinato dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA. L’Avv. Ezio Bonanni è stato sentito dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’uranio impoverito.

L’ONA ha realizzato la più ampia tutela dei diritti delle vittime dell’uranio impoverito, grazie alla consulenza legale gratuita online. La tutela legale mira al riconoscimento causa di servizio e status di vittima del dovere. Inoltre fornisce assistenza medica gratuita alle vittime uranio impoverito.

Vi è una sinergia dell’effetto dell’uso dei proiettili ad uranio impoverito con i danni da amianto. Infatti, i proiettili all’uranio impoverito hanno polverizzato mezzi corazzati e installazioni, tra cui quelle in cemento amianto.

Le fibre di asbesto hanno potenziato gli effetti uranio impoverito delle nanoparticelle. Quest’effetto sinergico è riconosciuto anche per il caso di Lorenzo Motta, come di altre vittime, come il Maresciallo Leopoldo Di Vico, e il caso del Maresciallo Luigi Sanna.

Le vittime dell’uranio impoverito, dei vaccini e degli altri veleni, nella maggioranza dei casi, hanno ottenuto il riconoscimento della causa di servizio e della equiparazione a vittime del dovere e il risarcimento dei danni.

La prova dei danni dell’uso dei proiettili all’uranio impoverito

In molti casi, le cause sono ancora in corso, come per Lorenzo Motta, per altre, invece, i risultati sono stati già ottenuti, come per il caso del Maresciallo Luigi Sanna. Anche se, pure per coloro che sono stati riconosciuti, prosegue la tutela legale.

La relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati costituisce un pesante atto di accusa contro i vertici delle Forze Armate.

Giancarlo Ugazio: uranio impoverito e danni alla salute

Il Giornale dell’amianto, organo di stampa dell’Osservatorio Nazionale Amianto, intervista il Prof. Giancarlo Ugazio, già professore ordinario di Patologia Generale – dal 1976 al 2007 – presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Torino. Il Prof. Giancarlo Ugazio è una delle più eminenti autorità nella scienza medica e biomedica del panorama Italiano. 

Ci fu all’inizio la sottovalutazione del rischio uranio?

Le operazioni belliche nel Kosovo e nell’area Balcanica hanno comportato l’esposizione uranio impoverito soldati italiani e non solo (radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, metalli pesanti, nanoparticelle, residui di proiettili ad uranio impoverito).

I primi governi del paese hanno sempre, però, negato l’evidenza e la presenza in Kosovo uranio impoverito. Perfino l’attuale Capo dello Stato, persona esemplare, quando fu Ministro della Difesa, dal 1999 al 2001, non venne informato correttamente della gravità della situazione sanitaria.

Uranio impoverito: l’inizio dell’epidemia dopo il 2000

Inizialmente, prima del 27 settembre 2000, quando l’allora Ministro della Difesa On.le Sergio Mattarella, successivamente eletto Presidente della Repubblica, era privo di riscontro di casi, sembrava che i proiettili all’uranio impoverito non avessero procurato danni alla salute.

Infatti, l’On.le Sergio Mattarella così dichiarò:

“Desidero anzitutto riaffermare che a oggi nessun militare del nostro contingente in Kosovo è stato rimpatriato perché affetto da leucemia e che non sono mai emersi casi sospetti di questa malattia. In questo senso si sono già espressi nei giorni scorsi i comandi competenti e lo stesso procuratore militare di Roma che dal gennaio scorso ha avviato un monitoraggio in seguito a segnalazioni su possibili rischi di inquinamento e di contaminazione”.

Successivamente, lo stesso On.le Sergio Mattarella, in data 21 dicembre 2000, durante un’audizione alla commissione difesa della Camera fu costretto a smentirsi perché in Bosnia, furono utilizzati i proiettili con uranio impoverito.

La “Sindrome dei Balcani”: chi sono i colpevoli?

C’è una lunga lista di vittime civili e militari che sono stati vittima e sono vittime della poca attenzione degli alti comandi per la salute umana, ed in particolare, quella dei nostri militari. Non cerchiamo, certo, un capro espiatorio. Non sono un legale, né un magistrato. Più e meglio di me potrà rispondere l’Avv. Ezio Bonanni, che ha assistito ed assiste molte di queste vittime.

Come cittadino, prima ancora che come medico, penso che tutti coloro che esercitano una funzione pubblica, avessero il dovere ed abbiano il dovere di denunciare e di opporsi alla violazione dell’art. 11 Cost.

Il ripudio della guerra come valore costituzionale

L’art. 11 Cost. stabilisce il perimetro di legittimità di qualsiasi azione e missione delle Forze Armate Italiane:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

A mio avviso, in questo fatto sta il peccato originale causativo dei problemi correlati con l’impiego del DU, integrato poi da un’infinita successione, di scelte ispirate sia dall’ignoranza passiva, quella naturale, sia dall’ignoranza attiva, quella che è programmata intenzionalmente dagli “addetti i lavori”, per mero conflitto d’interessi.

Gli obblighi di precauzione e di prevenzione per la salute

L’ONU e l’Italia sono state informate dell’impiego delle munizioni in Bosnia nel 1994 e nel 1995. Le informazioni per l’Italia sono state tardive, dopo che si erano verificate le esposizioni. In più, è dubbio che sia stato legittimo l’uso dei proiettili all’uranio impoverito.

Il contingente italiano in Kosovo doveva essere collocato in territori privi di utilizzo di proiettili all’uranio impoverito. Successivamente, gli italiani hanno occupato le posizioni che erano state assegnate ai militari USA. In quei territori erano stati impiegati proiettili all’uranio impoverito.

I militari USA sono stati, invece, destinati a territori un tempo assegnati alla missione italiana. Questo modo di fare e l’assenza di qualsiasi informazione e formazione, ha esposto i militari italiani in un territorio altamente contaminato.

Ciò è contrario, e doveva essere escluso, tenendo conto dell’art. 35 e 55 del protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977.

Quali sono le norme di tutela della salute del militare?

L’ordinamento giuridico Italiano tutela anche la salute dei militari. L’art. 32 deve essere declinato anche alla luce dell’art. 11 della Costituzione.

Con la L.11.07.1978 n. 382,  avente ad oggetto “norme di principio sulla disciplina militare” ,  sono stati dettati anche i principi di tutela della salute del personale civile e militare delle Forze Armate.

Il d.p.r. 18.07.1986 n. 545 di “approvazione del regolamento di disciplina militare”, contente, all’art. 21, co. 2,  la chiara disposizione dell’obbligo di tutela della salute e dell’obbligo di incolumità dei militari. Tutti i superiori debbono:

  • curare le condizioni di vita e di benessere del personale;
  • assicurare il rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione per salvaguardare l’integrità fisica dei dipendenti.

La Corte di Cassazione, IV Sez. Pen., con sentenza n. 3615/2016, ha chiarito  che l’art. 2087 c.c., e tutte le altre norme di tutela della salute e dell’integrità psicofisica e personalità morale del dipendente si applicano anche ai militari.

Prof. Ugazio, lo Stato Maggiore e i Governi erano stati informati?

È assai arduo, anche per un medico, scrutare nei pensieri dei personaggi sopra-citati che hanno contribuito al divenire di questo disastro sanitario.

La mancanza del doveroso “warning” a favore dei “nostri bravi ragazzi” cioè i militari combattenti per la pace, da parte degli amministratori della cosa pubblica e/o dei comandanti delle Forze Armate, è un fatto grave. 

Perché non ci fu informazione sul rischio uranio impoverito?

Ci fu assenza di formazione ed informazione del personale civile e militare impiegato nei Balcani.

Sicuramente ci fu sciatteria, superficialità, egoismo. Non credo che ci fosse dolo. Ma, naturalmente, questo andrebbe approfondito. Noi come Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo tutelato e tuteliamo la salute.

Io sono un medico non pentito e non in vendita. Non esiste una somma che possa comprare il mio silenzio. Per cui riaffermo che, tutti i metalli pesanti, il benzene, le polveri, comprese quelle di amianto, sono lesive per la salute umana, e l’esposizione deve essere limitata.

Gli agenti cancerogeni: che cosa provocano?

Sono circa 8.000 i militari e civili italiani ammalati, di cui almeno 400 coloro che sono venuti a mancare. Negligenza, imprudenza ed imperizia. Le conseguenze sono davanti agli occhi di tutti. Accettare il rischio, ovvero non valutare il rischio, costa vite umane.

Nella migliore delle ipotesi, uranio impoverito malattie gravemente invalidanti.

Quando sono fuori pericolo coloro che sono stati esposti?

Per la vita, MAI. Le alterazioni morbose che configurano la patologia ambientale, procedono su diversi scenari biologici, da un livello subcellulare, molecolare, a quello cellulare, poi tessutale, quindi d’organo, d’apparato, infine organismico.

D’altra parte, i fenomeni iniziali possono anche essere reversibili, dietro all’interruzione di un’esposizione patogena, oppure grazie all’opera di meccanismi naturali di difesa, come quelli anti-cancro.

In seguito, se lo stimolo patogeno persiste e se le difese naturali sono esaurite o sopraffatte, compaiono uranio impoverito sintomi. Questo è il momento del superamento dell’orizzonte clinico.

Per certe patologie, ma non per le neoplasie, la cessazione della noxa patogena potrebbe favorire la restitutio ad integrum, altrimenti gli eventi procedono nel male fino a superare punto di non ritorno, dell’irreversibilità.

Questa catena di patologie è illustrata nel “Compendio di Patologia Ambientale” di Giancarlo Ugazio.

La lesione alla capacità riproduttiva

Per la fertilità, sia dei soldati sia delle soldatesse, il fattore limitante è l’andropausa o la menopausa, rispettivamente, che sono tappe di evoluzione naturale correlata con l’età del soggetto.

Parlando brutalmente, in questo caso, l’infertilità acquisita per effetto del DU rimuoverebbe il rischio di malformazioni dei figli di soldati i cui testicoli o le cui ovaie mettessero sul piatto della riproduzione, rispettivamente, spermatozoi o ovuli latori di un patrimonio di DNA alterato dagli atomi di DU o materiali consequenziali del suo effetto balistico piroforico (micro-fibre di asbesto o nanoparticelle di metalli).

Si può terminare dicendo che il silenzio funzionale naturale dei testicoli e delle ovaie è un fattore limitante dei rischi ma che, fino a quella fase, sui reduci di guerra incombe il rischio di dare vita a figli malformati, con diversi livelli di gravità.

La Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito

Il 22 dicembre è stata istituita una Commissione d’indagine medico-scientifica, che finalmente ha ammesso il nesso tra tumori ed esposizione all’uranio impoverito. È stato creato un Gruppo operativo di assistenza sanitaria ai militari e definito un nuovo protocollo di controlli, da ripetere nel tempo.

I controlli saranno effettuati prima e dopo ogni singola missione all’estero e saranno applicati anche a tutti i militari impegnati in passato. A livello medico, cosa pensa della gestione della situazione, prima e dopo la salvifica ammissione.

In prima battuta, in teoria, il provvedimento sembra un atto favorevole alla salute dei prestatori d’opera delle forze armate.

C’è solo da sperare, oltre che da augurare ai suddetti, che le operazioni sanitarie prescritte non cadano al livello vergognoso di certe visite pre-assuntive o di sorveglianza sanitaria eseguite in corso d’opera che a tutto servono tranne che a preservare la salute in diversi settori produttivi “civili”.

L’uranio impoverito provoca danno al DNA nelle cellule polmonari?

Uno studio sugli effetti del metallo sulle cellule polmonari umane stabilisce che l’uranio causa un danno esteso al DNA. Lo studio aggiunge alla crescente evidenza che il DU causa problemi di salute sui campi di battaglia molto tempo dopo che le ostilità sono cessate. 

Un agente cancerogeno, chimico o fisico, colpisce la molecola a doppia elica del DNA promuovendo la formazione di due principali tipi di alterazioni. Uno è una modifica dell’avvolgimento dell’elica nelle tre dimensioni spaziali, l’altro consiste nell’adesione di qualche molecola o frammento di essa estranea sull’elica originaria.

A queste alterazioni le difese naturali dell’organismo fanno fronte per opera degli enzimi riparatori del DNA. Queste funzioni di rinaturalizzazione del DNA operano in un regime di flessibilità.

Infatti, riparano fintanto che non sono sopraffatte dalle noxae patogene. Nel caso dell’insufficienza della funzione riparativa, qualunque cellula portatrice di un DNA nucleare alterato si configura come una cellula cancerosa, suscettibile della risposta anticorpale del sistema immunitario dell’organismo il quale riconosce come non self la cellula alterata nel DNA nucleare.

Che cosa significa il rigetto immunitario?

Il “rigetto immunitario” è la seconda linea di difesa dell’organismo contro il cancro. Anch’essa può fallire quando, per esempio, un grave stress psicogeno blocca l’immunogenesi (O’Leary, 1990).

Tutti questi variabili equilibri funzionali, che operano nell’ambito della cancerogenesi, sono illustrati nell’immagine del ”Tiro alla fune”.

Oltre agli enzimi riparatori del DNA e agli anticorpi, le batterie di difesa dell’organismo possono essere arricchite da agenti, per lo più di origine nutrizionale, dotati di azione antiossidante e/o chelante.

Le difese dell’organismo contro i danni da uranio

Si deve a Yoshiaki Omura la conoscenza del cilantro (2006) e dell’haritaki (2013), e a Guha quella della Lawsonia (2011). A questi agenti favorevoli si affiancano anche gli acidi grassi poi-insaturi (DEA e EPA).

Nella tenzone del tiro alla fune, agli agenti favorevoli detti in precedenza si contrappone un’ampia batteria di agenti nocivi, che comprende minerali, quali l’asbesto e il talco, e diversi metalli pesanti, come il cromo, l’alluminio, il mercurio, il piombo, l’arsenico e il ferro, oltre a dosi eccessive di due vitamine, la C e la D3.

Alcuni microrganismi portano un contributo sinergistico all’azione nociva di questi agenti. I microorganismi lesivi sono: l’Helicobacter pylori, della Clamidia trachomatis, della Candida albicans e del Citomegalovirus.

Inoltre, a questo pacchetto di agenti sfavorevoli per la salute, si trovano altri fattori negativi, alcuni sono di origine nutrizionale, altri derivano dall’ambiente esterno.

Questo gruppo include: gli alimenti abbrustoliti, la cute di molti animali commestibili, come quella dei pesci, soprattutto se abbrustolita, il fumo di tabacco, di legna, di gas combustibile, poi pepe, mango, ananas, cocco, mandorla, aglio e cipolla, zucchero, ciclamato e aspartame.

I danni delle radiazioni e le tecniche di Yoshiaki Omura

A questi agenti nocivi si aggiungono i campi elettromagnetici. Le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti sono emesse dalle attrezzature per telefonia mobile, schermi TV e di computer, oltre che dai motori elettrici di automezzi ibridi.

A Omura si deve il merito di aver scoperto, e poi brevettato, un metodo rapido e non invasivo per determinare accuratamente, in modo quantitativo, i fattori biologici che rilevati dimostrano la cancerogenesi in fieri. 

L’oncogene dell’integrina, e soprattutto di un eccessivo livello del telomero delle cellule cancerose, a fronte di quello delle cellule normali.

L’autore Yoshiaki Omura ha fatto riferimento a tale metodo BDORT, cioè Bi Digital O Ring Test o saggio con un anello ad O fatto con due dita.

La trattazione originale di queste tecniche è stata riportata in seguito, tradotta, in “Attualità su Ambiente e Salute” di Giancarlo Ugazio e in “Patologia Ambientale, Passato-Presente-Futuro” di Giancarlo Ugazio.

C’è anche il ruolo dei vaccini nell’epidemia di cancri dei militari in missione?

Oltre 8.000 – secondo i dati dell’ONA – sono i nostri Militari colpiti da patologie oncologiche riconducibili all’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti come l’uranio impoverito, cui sono esposti durante le missioni internazionali di guerra, imposte dalla NATO.

Anche le vaccinazioni indiscriminate, eseguire prima e durante le missioni hanno svolto un ruolo cruciale per la salute dei soldati. I vaccini somministrati ai militari sono stati deleteri. 

Già dai primi tempi dell’incontro con la MCS, quando ebbi modo di studiare il meraviglioso lavoro di Alison JohnsonCasualties of Progress”, cioè “Vittime del progresso” notai con grande stupore la costanza di un possibile agente patogeno della sensibilizzazione chimica multipla, definita Gulf War Syndrome.

I vaccini multipli poco prima della missione

I militari combattenti in Iraq avevano ricevuto, prima di partire per il fronte, una dozzina di vaccini in un intervallo troppo breve, due-tre giorni: un insulto biologico non trascurabile e certamente non innocuo.

Poi, in tempi recenti, ho avuto la ventura d’imbattermi nella ricerca, pubblicata su Pub Med, di uno scienziato israeliano, Yehuda Shoenfield.

Questo studio dimostra che l’alluminio provoca danni alla salute. I soggetti nefropatici che sono esposti anche ad alluminio, e sottoposti a dialisi, hanno subito la Sclerosi Laterale Amiotrofica. La reazione autoimmune verso i neuroni scatena questa malattia. 

L’autore mette in guardia i sanitari vaccinatori contro la possibilità che l’adiuvante Al presente in quasi tutti i vaccini possa produrre questo tipo di gravissima neuropatia, molto peggiore del paventato autismo.

Uranio e riconoscimento di causa di servizio

L’uranio si configura come causa di malattie professionali. L’uranio impoverito fa parte delle tabelle delle malattie professionali. La Tabella INAIL delle malattie professionali approvata nel 2008 riconosce il nesso causale dell’uranio impoverito con la “nefropatia tubolare“. 

Cosa si poteva fare per evitare l’epidemia da uranio impoverito?

Prima di tutto, invito a consultare la pagina di questo notiziario che spiega come poter ottenere il riconoscimento di causa di servizio. Poi aggiungo che questa domanda merita una risposta ispirata dalla R4. Anche per questa novità, giacche’ con la salute non è lecito scherzare, occorre distinguere tra finzione e realtà.

La storia degli accadimenti, prima, durante, dopo, die Geschichte, è chiara e lampante per essere un vademecum per l’immancabile futuro.

Uranio impoverito danni per la salute dei militari

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni ti tutelano e assistono gratuitamente.

Le risultanze della Relazione Finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta hanno permesso all’Avv. Ezio Bonanni di proseguire il suo impegno a tutela delle vittime da uranio impoverito.

Lorenzo Motta, Antonio Dal Cin, Nicola Panei, lo stesso Calogero Vicario, quest’ultimo impegnato in un duro sciopero della fame, annunciano che la lotta prosegue nel 2022, poiché l’ONA non intende retrocedere nella richiesta di verità e giustizia.

È paradossale che cittadini che hanno dato la vita per la patria, debbano lottare contro lo stesso stato che hanno servito. Per questi motivi è stato istituito l’Osservatorio Vittime del Dovere.

Inoltre l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni hanno approfondito i diritti e le problematiche delle vittime uranio impoverito e amianto durante il quarto appuntamento di ONA news TV: “Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani“.

Vaccini contaminati e la tutela dell’ONA

L’ONA nelle attività del dipartimento, coordinato da Lorenzo Motta, ha previsto la tutela legale. Un pool di legali, infatti, ha approfondito la problematica e dimostrato la contaminazione dei vaccini. L’azione dannosa dell’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito, si è innestata sul danno provocato dalla pratica vaccinale:

  • militari sottoposti a vaccinazioni poco prima della partenza in missione;
  • almeno 5 vaccinazioni alla volta;
  • eccessiva quantità di farmaci, additivi e contaminanti;
  • mancata verifica delle condizioni di salute prima della vaccinazione;
  • mancata verifica degli effetti delle vaccinazioni.

Ciò ha determinato, successivamente, con l’esposizione ad altri cancerogeni, dovuto all’uso dei proiettili ad uranio impoverito, una sinergia e un potenziamento dei danni. Per questo le vittime hanno il diritto di richiedere il risarcimento dei danni da vaccino.

Consulenza gratuita per le vittime uranio impoverito

Le vittime di uranio impoverito possono chiedere la consulenza gratuita legale e medica chiamando il numero verde o compilando il form.

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Beirut, botto Mediterraneo

Beirut
Beirut

Beirut, botto Mediterraneo: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Delle due, l’una: o dopo decenni e decenni di vita sul filo del rasoio, l’idea della sicurezza diventa labile e opinabile come per i viadotti e le gallerie delle nostre autostrade. Oppure, aver lasciato al centro di Beirut duemilasettecento tonnellate di nitrato di ammonio, rappresenta la differenza che può esserci tra il rischio calcolato e la follia.

L’esplosione di ieri non ha soltanto distrutto la Capitale Beirut, ma ha messo in ginocchio l’intero Libano, destabilizzando ulteriormente un’area di per sè già critica. Ma questa è da sempre cuscinetto tra realtà complesse, che fanno del Mare Nostrum un problema, piuttosto che un vantaggio. 

Il disastro di Beirut varia gli equilibri

Ve lo scrivo con molta serenità di giudizio, avendo anche un minimo di conoscenza di situazioni e luoghi. Il disastro di ieri, le cui cause sono tutte da appurare, peggiora di gran lunga la situazione generale e se volete anche quella in particolare dei conflitti guerreggiati e dei flussi migratori. Questi sono infatti sempre suscettibili alle variazioni degli equilibri in Oikoumene, la casa comune dei popoli del Mediterraneo, di cui noi siamo coinquilini.

Provate a farvi un film. Partite dal sequestro di una nave carica del componente principe del cocktail esplosivo, che viene servito sistematicamente come aperitivo di guerra, morte e disperazione sino all’Iraq, passando per la Siria.

Che cosa accade? Il tutto viene stipato e custodito, in attesa che accada qualcosa. Appunto il botto, che mette in ginocchio una componente strategica, se non vitale, per chi spera nella pace e in un ritorno alla prosperità.

Il Cui prodest?” di ciceroniana memoria torna in ballo. Ripeto, casuale o doloso che sia, il fatto è gravissimo. Ci coinvolge, al di là dei nostri due militari nella Missione UNIFIL feriti.

Il discorso del Presidente della Repubblica

Credo che sollecitare una diversa strategia della Unione Europea e dell’Italia, al riguardo, costituisca davvero il minimo sindacale. Ormai tutti e da troppo tempo mettono le mani, piuttosto che il becco in situazioni in cui noi siamo esposti, oltre che con la faccia, anche con il resto, dall’economia del petrolio e del gas alla nostra stabilità sociale e politica.

D’altra parte, riflettiamo sulle ”ultime” riguardanti i nostri fatti interni. Sorvolando sull’ennesimo sconcerto relativo al processo di riforma dello sport italiano, rimasto alla formula data da Ferretti e Turati nel 1927, la cosa che mi ha colpito è che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’incontro con i Governatori delle Regioni, ha ricordato il ruolo delle Provincie, oltre che quello dei Comuni.

Bene, sappiamo tutti che le Provincie, pur garantite dalla Costituzione, fondamentale nesso per il Bel Paese, oggetto di miope riforma negli anni duemila, sono state devitalizzate, al punto di lasciarne appena parvenza e di creare un vulnus assurdo, rispetto alle vecchie competenze, con tutte le conseguenze del caso, a cominciare dai territori abbandonati al degrado ed agli incendi, alle strade divenute pericolose, se non impraticabili, agli immobili non manutenuti.

Forse bisognerebbe ammettere gli errori a suo tempo compiuti. Farne ammenda e riparare, prima che sia troppo tardi, come l’Aquila accerchiata dal fuoco insegna.

Numero Verde Assistenza ONA

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. L’associazione fornisce servizi per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può ricevere assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA è in prima linea per incentivare la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. 

Infine l’ONA guida un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto e al risarcimento di tutti i danni.

Con il San Giorgio, cambia il tempo, non è più tempo!

Ponte San Giorgio
Ponte San Giorgio

Con il San Giorgio, cambia il tempo, non è più tempo!: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ponte San Giorgio, una tragica realtà

Non penserete mica che mi stia inventando semplici giochi di parole? Macché, dopo l’inaugurazione del Ponte San Giorgio, sul Polcevera, a Genova, faccio sul serio. Credo proprio che non ce ne sia più per nessuno.

La pietra di paragone è volata in campo, come il dado di Giulio Cesare, prima di passare il Rubicone, verso Roma e il suo destino. Dunque, “alea iacta est ! “ .

Ieri a celebrare la serietà del momento, a riconoscere l’estrema concretezza di una parte del Paese, c’erano le massime cariche dello Stato. Ma c’erano anche quelli che ci hanno messo la faccia e l’anima. C’erano coloro che il Ponte lo hanno progettato e realizzato a tempo di record e a regola d’arte, a cominciare da Renzo Piano.

Numero Verde Assistenza ONA

Da adesso in poi non sarà più possibile traccheggiare, invocare i tempi della burocrazia, compresi gli inesorabili ricorsi al TAR. Dunque, da adesso in poi, basta con le contraddizioni in fatti e termini.

Come dire che, se i migranti economici clandestini arrivano a Lampedusa e vengono riorganizzati nelle navi da quarantena, arrivate e in arrivo in Sicilia, ne consegue che gli umani là confinati devono essere considerati da subito degli indesiderati in odore di illegalità e in attesa di ripartenza per i luoghi d’origine, piuttosto che dei sequestrati in barba alle leggi nazionali e internazionali.

Ripresa della scuola e dello sport

Almeno, dal discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio, avvocato Giuseppe Conte, questa sembra essere la prospettiva. Con tanti saluti all’ex ministro Salvini, che sulla Diciotti e la Open Arms si era limitato a bloccare decine di persone. Adesso, il restringimento rischia di assumere proporzioni bibliche, visto che di mezzo ci sono fughe a mitraglia di “rivoltosi” dagli Hotspot e serie minacce di contagio.

Cambierà dunque velocemente il tempo. Perché non c’è più tempo, soprattutto in vista delle consultazioni regionali del 20/21 settembre, quando saranno ancora lontani i soccorsi da Recovery e MES, quando si sarà alle prese con la non semplice ripresa dell’attività scolastica.

Il mondo dello sport, invece, sarà ancora intento a districarsi dal ginepraio del nuovo assetto, dal conflitto delle competenze vecchie e nuove tra CONI, Sport & Salute e Ministero, al numero dei mandati presidenziali e delle competenze ridefinite.

La maggioranza dei presidenti federali uscenti rischia la decapitazione, salvo congressi bulgari e anticipati rispetto all’entrata in vigore della nuova Legge Delega sullo Sport. Ma a che gioco vogliamo giocare? Tira aria di ripensamenti. Cambia il tempo e non è più tempo!

Sport e salute: l’impegno dell’ONA

Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni hanno partecipato al Salone D’Onore del CONI a Roma. Il tema trattato è quello dello “Sport e scuola, ambiente e sicurezza: via l’amianto!“.

Infatti l’ONA è in prima linea per garantire la bonifica di tutti i siti contaminati d’amianto, che spesso sono scuole o centri sportivi. Tutti i cittadini possono segnalare anonimamente la presenza di siti contaminati tramite l’app su Google Play Store  “Mappatura amianto“.

Crema e le anime scampate al rogo

Crema Rogo
Crema Rogo

Crema e le anime scampate al rogo: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Un soccorritore, come Manrico, protagonista del Trovatore di Verdi, canta : “…Di quella pira l’orrendo foco /Tutte le fibre m’arse avvampò!…/Empi spegnetela, o ch’io tra poco/ Col sangue vostro la spegnerò…”.

Sono ormai passati centosessantasette anni dalla prima di quell’opera al Teatro Apollo di Roma e appena due giorni dal rogo di Crema. Questo sembra aver risvegliato le coscienze critiche di tanti, rispetto al reale civismo di pochi.

Una donna a Crema, nel Campo del Mezzo, pare abbia voluto concludere il suo disagio terreno, scegliendo forse lucidamente la soluzione purificatrice del fuoco, liberando la sua anima. Quando analogamente, cinquantuno anni fa, Jan Palach ed i suoi amici emuli a Praga, come i bonzi vietnamiti, scelsero di immolarsi tra le fiamme, per un nobile intento, qualcuno tentò di salvarli senza riuscirci. Ma sicuramente altri si preoccuparono di documentarne l’estremo gesto, consegnandoli ad un ruolo determinante per il divenire della storia.

Rogo di Crema: incenerire per punire o per purificare?

L’inferno viene immaginato come un luogo di pena, dove le fiamme sono un miraggio, la speranza di potersi liberare da eterne afflizioni fisiche, salvando l’anima. Qui nasce il conflitto tra il dovere di salvare e il diritto presunto di assistere all’olocausto, piuttosto che quello di uccidere, come perverso abuso dell’immaginifico, che si riverbera sull’immaginario, sino alla proliferazione collettiva, sino alla condivisione dei video da cellulare, proprio a significare la straordinarietà, la sublimazione di chi sul rogo ci finisce accidentalmente o volontariamente, piuttosto che costretto e quindi oggetto di attenzioni finanche morbose.

Ma vogliamo ricordarci dei tanti beatificati ed elevati a santità, dopo essere stati purificati loro malgrado, da San Lorenzo, a Santa Barbara, a Sant’Eustachio con l’intera famiglia ? Vogliamo ricordarci di chi, oggi come ieri, è di certo piromane e non di meno assassino? Chi è autore delle migliaia d’incendi che da anni costellano l’Italia dei Fuochi? Questi condannano a morte milioni di esseri animali e vegetali, oltre che non pochi umani, peraltro vittime anche dei mefitici veleni sprigionati.

Numero Verde Assistenza ONA

Divampare delle fiamme: i casi nella storia

Vogliamo rimembrare la fine orrenda inflitta a Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine dei Templari e all’eroina Patrona di Francia, Giovanna d’Arco, piuttosto che a Girolamo Savonarola e a Giordano Bruno. Ricordiamo anche le migliaia di donne dichiarate streghe e arrostite in nome di Dio, nel corso di secoli. In questo periodo,infatti, l’umanità si è distinta per il suo senso criminale e distruttivo, orientato alla soluzione finale, giusto attraverso il fuoco, come avvenuto per milioni di sventurati nei forni dei lager o con l’atomo elevato a fusione e ad ignobile potenza, il nucleare fatto bomba, come capitò ad Hiroshima e Nagasaki, nel 1945.

Aver deciso di attaccare le Torri Gemelle a New York l’ 11 settembre del 2001, uccidendo e carbonizzando almeno tremila esseri umani, per ragioni di terrorismo a matrice estremista religiosa, non fa differenza con l’orribile morte cui sono stati condannati Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due architetti italiani arsi vivi con altre settanta persone nella Torre Grenfell , a Londra, tre anni fa. Inoltre non differisce da per coloro che, ogni giorno, le vite le perdono o le salvano per missione e professione, appunto i Vigili del Fuoco.

Dalla Roma Imperiale, di neroniana memoria, rispetto al divampare del fuoco e quel che rappresenta, nulla è cambiato se non i mezzi e le tecniche di spegnimento. Tutto dipende da come si previene e ci si organizza, purché se ne abbia vero intendimento.

Lo abbiamo capito anche per quel che è accaduto a Parigi e Nantes, come in altre diciannove chiese, in Francia. Lì l’incuria e la dabbenaggine non hanno che favorito la condanna delle Cattedrali all’incenerimento.

Rogo di Crema: la mancanza di forme di prevenzione

Al riguardo faccio un’annotazione, spero a breve futura memoria. Ma è mai possibile che in auto non corra l’obbligo di avere la dotazione di un estintore, come elemento principe di salvaguardia per sè e gli altri? Poche decine di euro avrebbero salvato e potrebbero salvare la vita di tanta gente, compresa quella povera donna a Crema, resasi torcia per illuminare la nostra vocazione all’indifferenza ed alla rassegnazione.

Un minimo barlume di saggezza avrebbe evitato l’incenerimento della nostra antica sapienza, con l’incendio della Biblioteca ad Alessandria d’Egitto, nel 270, quando a Palmira regnava Zenobia e il distruttore era Aureliano, prima che, con i suoi Editti da Costantinopoli, Teodosio I, nel 391 e nel 393, desse il colpo di grazia alla cultura pagana, dalle opere letterarie ai Giochi Olimpici, stoppati alla loro duecentonovantatreesima edizione.

Infine, torno a Giordano Bruno. Prima che gli fosse rinserrata la lingua con una mordacchia, urlò ai cardinali inquisitori Mandina, Pietrasanta e Millini: “Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam!”. Così, il 17 febbraio 1600, il frate domenicano, rivoluzionario filosofo, illuminato assertore dell’infinito cosmico, terminava i suoi giorni terreni su di una pila di legna in Campo dei Fiori, denudato, legato ad un palo, arso vivo , salvo la sua anima scampata per nostro libero beneficio dal rogo, mentre i “caravaggeschi” romani di allora ne gettavano a Fiume quel che di fisico restava: cenere, soltanto cenere.

L’ONA e l’azione di tutela per i Vigili del Fuoco

Tra i rischi più rilevanti per i Vigili del Fuoco, vi è quello delle fibre di amianto. Infatti è dimostrata una più elevata incidenza di malattie asbesto correlate.

Oltre al mesotelioma, infatti, si manifestano molti casi di tumore del polmone, alla laringe, o alla faringe. Questa è la prova che vi è stata e vi è elevata esposizione alle fibre di asbesto a ad altri cancerogeni.

Per tali motivi che l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni sollecitano la sorveglianza sanitaria. Inoltre le azioni di prevenzione primaria dell’ONA si sono manifestate nel convegno che si è svolto in data 06.12.2016. In più le azioni dell’ONA hanno comportato il riconoscimento della qualità di vittima del dovere.

Dal Cin: finanziere esposto amianto vittima del dovere

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Antonio Dal Cin vittima amianto: riconosciuto vittima del dovere

Antonio Dal Cin vittima amianto. L’appuntato scelto in congedo della Guardia di Finanza, Antonio Dal Cin colpito da asbestosi polmonare e fibrosi pleurica ottiene il riconoscimento di causa di servizio e vittima del dovere. L’Avv. Ezio Bonanni continua nella difesa legale di Antonio Dal Cin vittima amianto.

Vittima amianto Guardia di Finanza: equiparazione a vittima del dovere

Nel caso di infermità contratte per il servizio, per esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, deve essere inoltrata la richiesta di causa di servizio:

L’ONA ha costituito l’Osservatorio Vittime del Dovere, associazione di promozione sociale. È apartitica e senza fini di lucro. L’“Osservatorio Vittime del Dovere”, rappresenta e tutela il personale Civile e Militare delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza.

Sono riconosciuti vittime del dovere anche coloro che non sono dipendenti pubblici, a condizione che svolgano un’attività indicata nell’art. 1,  co. 563, L. 266/05. Sono equiparati alle vittime del dovere coloro che particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Il riconoscimento di vittima del dovere

Le vittime del dovere in Guardia di Finanza

Amianto, uranio impoverito, vaccini. Lesioni per infortunio o attentati. È variegata la classificazione del rischio per i finanzieri, i quali lottano contro l’evasione fiscale e i crimini valutari.

Antonio ha lavorato una vita nella Guardia di Finanza, si è speso contro l’evasione fiscale e per la tutela dell’ambiente e della legalità. Nello svolgimento del suo servizio è stato esposto ad amianto, anche per l’utilizzo dell’edilizia che se ne è fatto nelle caserme (eternit – cemento amianto, coibentazioni dell’impiantistica, coppelle che avvolgevano le tubolature, pareti isolanti, tute antincendio).

Antonio Dal Cin vittima amianto: asbestosi e fibrosi pleurica

Antonio Dal Cin ha i polmoni pieni di amianto. Durante il servizio prestato presso il Corpo della Guardia di Finanza, il Sig. Dal Cin, come motivato nelle more del ricorso depositato innanzi al Giudice del Lavoro del Tribunale di Latina, ha prestato il suo servizio in maniera non cautelata, in pericolo per la sua salute, a polveri e fibre di amianto.

Presso l’istallazione della Guardia di Finanza di Prosecco (TS), l’amianto fu utilizzato per le coibentazioni e gli intonaci. Era presente anche in enormi capannoni che erano utilizzati dalla Dogana per il ricovero del bestiame proveniente dall’est Europa.

Gli stessi convogli ferroviari, con carrozze coibentate in amianto friabile, erano lasciate in sosta in attesa di essere traslati presso i paesi dell’est Europa in violazione della L. 257/92. Queste carrozze ferroviarie erano pericolose per la salute umana. C’erano stati anche dei sequestri da parte delle autorità giudiziaria. Vi era un’elevata contaminazione anche di natura ambientale, con polveri e fibre di amianto, che Antonio ha inalato privo di protezioni.

Antonio Dal Cin vittima amianto: riconoscimento di causa di servizio

Antonio Dal Cin ha ottenuto il riconoscimento di causa di servizio. E’ il primo step. L’Amministrazione non ha potuto negare che è stato esposto ad amianto asbesto per motivi professionali.

Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, adunanza n. 354/2015 del 23.12.2015, ha, infatti, stabilito:

All’esame della documentazione sanitaria e degli atti allegati è dato ravvisare, nel caso di specie, il nesso di casualità utile tra l’infermità denunciata dal richiedente e riscontrata dalla Commissione Medica con l’attività di servizio prestata e che, comunque, gli elementi e le circostanze di fatto evidenziati si prospettano in rapporto di valida efficienza etiopatogenetica con l’insorgenza e l’evoluzione della predetta affezione.

Quanto sopra dopo aver esaminato e valutato, senza tralasciarne alcuno, tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte del dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti; e quindi DELIBERA di esprimere il richiesto parere in senso indicato in parte motiva.

Il tutto in Roma, nell’adunanza n. 354/2015 del 23/12/2015, del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, con atto notificato in data 28.05.2016.)“.

Questo riconoscimento è fondamentale. Infatti, sulla base di Cass., Sez. Lav., n. 4238/2019 e di Cass., Sez. Lav., n. 20446/2019, il riconoscimento di causa di servizio, ovvero dell’origine professionale delle lesioni, dà diritto allo status di vittima del dovere.

Antonio Dal Cin: finanziere vittime dell’amianto. Un leone in divisa

E’ incoraggiato, sostenuto, rappresentato e difeso dall’Avv. Ezio Bonanni, impegnato con tutte le sue forze e tutte le sue energie perchè si faccia luce sulla malattia professionale asbesto correlata del sig. Antonio Dal Cin.

Nonostante la grave malattia –asbestosi – questo “leone in divisa”, Antonio Dal Cin, finanziere in congedo, sono ormai più di 11 anni che collabora con l’Osservatorio Nazionale Amianto e con il dipartimento Vittime dell’amianto in Guardia di Finanza dell’ONA Onlus.

Malattie asbesto correlate tra i militari della Guardia di Finanza

L’utilizzo di amianto nelle caserme, nelle unità navali della Finanza di Mare. Dotazione di guanti e tute di amianto. Mitragliatrici con pezze di amianto, utilizzate per cambiare la canna in caso di surriscaldamento. Ne parla anche il VI Rapporto Mesoteliomi alla pag. 212 si legge:

Si riferisce l’utilizzo di un kit dell’esercito contenente guanti in amianto per la sostituzione della canna di mitragliatrice da guerra (es. Beretta MG-42-59): le indicazioni operative erano di sostituire la canna surriscaldata dopo l’esplosione di 250 colpi.

Detti guanti erano, inoltre, in dotazione assieme a coperte sempre in amianto sui veicoli militari armati con sistemi di sparo ‘senza rinculo’ che producevano una fiammata posteriore al momento dello sparo del proiettile‘.

L’esposizione ad amianto si è verificata priva di cautele. Mesoteliomi, tumori del polmone, della laringe e delle ovaie, piuttosto che della faringe, esofago, fegato, colon.

Le stesse asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari, sono all’ordine del giorno, ed Antonio è la vittima più testarda nell’insistere per la bonifica dei siti contaminati e per il risarcimento delle vittime.

Antonio Dal Cin: una storia di ordinaria violazione di diritti umani

Come tanti altri suoi commilitoni, anche nelle Forze Armate, Antonio Dal Cin ha prestato servizio e alloggiato all’interno delle caserme di Finanza.

I luoghi erano angusti e gli ambienti insalubri. Via via, i commilitoni di Antonio si sono ammalati. Strani cancri, incredibili patologie respiratorie. Erano anche altri i veleni che i finanzieri hanno inalato quando erano in servizio. Nel constatare le violazioni ambientali, piuttosto che nelle missioni.

Il male che divora i polmoni dei finanzieri esposti all’amianto

Ad un certo punto, il male ha divorato i polmoni di Antonio. Ad ogni minimo sforzo, il nostro finanziere giovane, forte e aitante, appena quarant’enne, anche nel salire una rampa di scale mostrava segni di sofferenza e fatica.

Ha chiesto i controlli sanitari ma è stato rassicurato: “sei giovane e forte. Non sentirai la campana”, così i superiori della GdF lo tranquillizzavano. “La divisa ti rende un supereroe, ti proteggerà da ogni rischio. Noi finché portiamo la divisa siamo invincibili“. Così mormoravano i superiori di Antonio Dal Cin vittima amianto.

Antonio Dal Cin vittima amianto, la confessione della GdF

Antonio si accalora, ricorda la sua condizione di giovane militare della GdF, pensa anche ai tre figli, di cui Anna, nata il 30.01.2007, e Matteo, nato l’08.05.2013.

Matteo aveva appena un anno quando al padre gli è stata diagnosticata l’asbestosi con prognosi di morte. Antonio vive ancora a distanza di quasi 6 anni. La sorte è stata benevola con Antonio. È raro che ci sia un così lungo periodo di sopravvivenza per una vittima dell’amianto. La compromissione cardiaca, cardiocircolatoria e cardiovascolare deponeva per il peggio

L’asbestosi polmonare e la fibrosi pleurica, sono l’anticamera del tumore del polmone e del mesotelioma pleurico. I sanitari sono stati chiari con Antonio Dal Cin vittima amianto, solo un miracolo gli avrebbe permesso di sopravvivere a questo quadro compromettente, sia dal punto di vista respiratorio, che cardiaco e con il rischio di tumore del polmone e della pleura.

Antonio Dal Cin, tra odissea giudiziaria e impegno contro l’amianto

Antonio si è curato. Ha utilizzato i protocolli ONA per tentare di bloccare il decorso cancerogeno. Stranamente l’infiammazione, al momento non è degenerata in tumore della pleura. E’ come se la fibra killer, che continua ad infiammare la pleura, a bucare i polmoni di Antonio e ad affaticare il cuore, sia stata però bloccata dal sistema immunitario, rinforzato dalla voglia di vivere per i figli minorenni, la moglie gravemente malata, e per i commilitoni già deceduti.

Antonio Dal Cin vittima amianto, è un morto che cammina. Sa benissimo che presto o tardi morirà. Per arresto cardiaco probabilmente. Il suo cuore è tanto affaticato dai polmoni intasati dalle fibre di amianto. Eppure lotta. L’ultimo ruggito del leone ferito, è dedicato ai figli minorenni, in particolare Matteo, che ora ha 7 anni. Cresce Matteo, il Buon Dio per ora gli ha risparmiato la morte del padre. Vedere il genitore per l’ultima volta su una lastra di marmo dell’obitorio, esanime ed esangue, è rimandato.

Lo Stato tenta di negare le sue responsabilità

Ritardi, pastoglie burocratiche, bizzantinismi. Mentre chi può, vive in modo parassitario sulle spalle dei cittadini, penso ai tanti politici che hanno distrutto e stanno distruggendo l’Italia (al di sopra delle appartenenze), c’è pure chi è ancora sano, e mantiene intatta la sua dignità e onestà.

Il grido di battaglia di Antonio Dal Cin è il grido di battaglia dell’ONA, e di tutte le persone oneste. Mentre il Presidente Avv. Ezio Bonanni, propone il licenziamento per giusta causa dei politici inadempienti (pensiamo a tutti i parlamentari che riscuotono il loro stipendio e sono sempre assenti dalle sedute …), c’è chi, come Antonio, paga con la vita la sua onestà, e purtroppo non è solo.

Mentre assistiamo ad uno Stato in macerie, con infrastrutture prive di manutenzione (oggi è stato inaugurato il nuovo ponte di Genova), c’è chi crede nei valori di legalità e giustizia, nella dignità e onore, che dovrebbero ispirare tutti i dipendenti pubblici e coloro che detengono cariche elettive.

Per questo motivo l’ONA mantiene viva la sua speranza, e si avvia ad un autunno caldo di mobilitazione per Antonio Dal Cin, come per Lorenzo Motta, e per migliaia di altre vittime che non ottengono giustizia, a causa di uno stato illegale, che ha perfino trattato con la mafia, e coperto gli autori delle stragi, tra cui quella di Bologna (a proposito, un altro anniversario: tutti i politici hanno dichiarato che bisogna desecretare alcuni atti, e raggiungere la verità, ma che cosa aspettano? … se tutti sono d’accordo nel perseguire la verità e giustizia, chi impedisce che questo fine sia raggiunto?).

Antonio Dal Cin vivrà in eterno come tutte le vittime del dovere

Le vittime del dovere sono coloro che donano la propria vita per il bene di tutti e per la salvaguardia delle istituzioni democratiche. Questi uomini e donne vivranno in eterno.

La loro immortalità è consegnata alla storia. Assistiamo ad una condizione paradossale di un eroe dei tempi moderni, come Antonio Dal Cin, che è riconosciuto dallo Stato italiano nella sua causa di servizio, e che, in quanto tale, poichè la sua infermità è legata all’esposizione ad amianto, ha ottenuto anche il riconoscimento dello status di vittima del dovere, ma che ha ottenuto una quantificazione al 5%.

Dal Cin vittima amianto riconosciuto vittima del dovere con il 5%

Incredibile ma vero.

Lo Stato riconosce Antonio Dal Cin per causa di servizio e vittima del dovere. Sembra risolto, almeno in parte il suo dramma, potrà almeno sfamare i figli, assicurare per loro un pasto, e dopo la sua morte un mazzo di fiori sulla sua tomba.

Nel frattempo Antonio, a 44 anni, è stato riformato con il 100%. Le sue malattie infatti sono mortali. E’ un morto che cammina Antonio. La sua sentenza è già scritta: la morte, con la fibra killer. Così morirà Antonio Dal Cin. Ha resistito ai più feroci criminali e soccombe alla fibra di amianto! Questa l’epigrafe che verrà scritta sulla sua tomba.

Ma se lo stato di salute del Dal Cin lo rende inabile al 100%, quando si discute della posizione previdenziale e dell’indennizzo, il danno è il 5%. Incredibile ma vero!

Antonio Dal Cin vittima amianto, ricorre al Giudice del lavoro

L’Amministrazione riconosce la causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Ma se c’è un riconoscimento inferiore al 25%, è dovuta solo la speciale elargizione, nella misura di €2.000,00 più perequazione di ogni punto riconosciuto.

Queste conclusioni sono state impugnate con il ricorso giudiziario presso il Giudice del lavoro del Tribunale di Latina (proc. n. 3985/2018 RG).

La causa ha tempi lunghi, è così in Italia. Si fa presto a morire, ma occorrono decenni per avere giustizia.

Il dramma familiare di Antonio Dal Cin vittima del dovere

Antonio Dal Cin vittima amianto è una quercia invincibile: resiste ormai da più di 6 anni all’asbestosi e al danno cardiaco. Una mano invisibile sembra proteggerlo e lo tiene in vita.

Una vera e propria odissea quella che l’ex militare delle Fiamme Gialle sta vivendo insieme alla sua famiglia; per chi non lo sapesse è padre di 2 figli minorenni, Anna di 13 e Matteo di 7 anni, quest’ultimo è nato quando il padre era già malato di asbestosi, destinati purtroppo a rimanere orfani in giovane età.

Come si fa a spiegare a due bambini così piccoli che vedono nel loro padre un eroe e un punto di riferimento che quest’uomo non ci sarà più quando loro saranno grandi? Ma soprattutto anche adesso che sono piccoli e hanno tanta voglia di giocare e di scoprire il mondo, il loro padre, a causa della malattia, non ha la forza di seguirli e accompagnarli…Chi restituirà alla famiglia questo tempo?

Antonio Dal Cin, riconosciuto vittima del dovere

L’Avv. Ezio Bonanni, nel corso del procedimento amministrativo, successivo al riconoscimento della causa di servizio, è riuscito ad ottenere il riconoscimento dello status di vittima del dovere. +

La Prefettura di Latina, Ufficio Territoriale del Governo – Area 1 Ordine e Sicurezza Pubblica, con la ministeriale prot. n. 559/C/3/E/8/GdiF/392 del 11.11.2016, ha informato il Dal Cin dell’istruttoria in corso. L’Avv. Ezio Bonanni, ai sensi dell’art. 10 bis della L. 241/90, ha impugnato e contestato alcune delle conclusioni assunte per ottenere il riconoscimento della qualità di vittima del dovere di Antonio Dal Cin. 

Nella memoria a firma dell’Avv. Ezio Bonanni, del 05.12.2016, ha ribadito che l’esposizione ad amianto costituisce quel quid pluris per il riconoscimento della qualità di vittima del dovere (ex. art.1 commi 563 e 564 L.266/2005 e D. P. R. 7 luglio 2006, n. 243, per i soggetti equiparati ex. art. 20 L.183/2010).

I finanzieri vittime dell’amianto equiparati alle vittime del dovere

Il concetto espresso dall’Avv. Ezio Bonanni, nell’accidentato percorso della domanda di riconoscimento di vittima del dovere di Antonio Dal Cin, era ancorato alla equiparazione delle vittime dell’amianto tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della marina militare, con tutte le vittime della fibra killer, per motivi di servizio. Questa tesi è stata poi definitivamente avvalorata dalla Corte di Cassazione nel 2019.

Antonio Dal Cin vittima amianto, lo confermano i rapporti informativi

Sulla base delle difese dell’Avv. Ezio Bonanni, il Comitato di Verifica delle Cause di Servizio ha avviato un’ulteriore istruttoria (adunanza n. 222 del 6 marzo 2017).

E’ richiesta ulteriore documentazione al Servizio Assistenza ed Attività Sociali, Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato, Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, che sollecita la Prefettura di Latina (prot. n. 559/C/3/E/8/G di F/392/1548 del 13 marzo 2017) a chiedere all’Amministrazione Guardia di Finanza di integrare i “Rapporti Informativi” utili a poter esprimere il previsto parere.

Il 4 luglio 2017 la Prefettura di Latina, Ufficio Territoriale del Governo, Area 1, Ordine e Sicurezza Pubblica (prot. N 16825/A1 del 04/07/2017, Rif. n. 559/C/3/E/8/GdiF/392/1548 del 13/03/2017), scrive al Ministero dell’Interno Servizio Assistenza ed Attività Sociali, Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato, Dipartimento della Pubblica Sicurezza (altri in indirizzo), con riferimento alla ministeriale sopra indicata, indicando che si trasmette la nota n. 197322/17, con la quale il Comando Generale della Guardia di Finanza ha trasmesso la documentazione richiesta, afferente il nominato in oggetto.

Procedura amministrativa per riconoscimento della vittima del dovere

L’11 luglio 2017, il  Ministero dell’Interno, Servizio Assistenza ed Attività Sociali, Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato, Dipartimento della Pubblica Sicurezza (prot. n. 0017770 del 11/07/2017) ha scritto al Dipartimento di Medicina Legale di Roma, Commissione Medico Ospedaliera Vittime del Terrorismo e della Criminalità Organizzata (altri in indirizzo).

Nel corso dell’istruttoria, è stato chiesto un parere anche alla Commissione Medica Ospedaliera.

La CMO riconosce Antonio Dal Cin vittima amianto

È richiesto alla CMO di esprimere un suo parere medico legale, ‘al fine di esprimersi in ordine alla riconducibilità dell’infermità di cui è affetto il militare alle particolari condizioni ambientali od operative del servizio svolto (ex D. P. R. 243/06), ha deliberato, nell’adunanza del 6 marzo 2017, di richiedere a questo Servizio, a completamento della documentazione già in atti di: “(….)”.

Ciò posto, codesta Commissione Medico Ospedaliera, preso atto della documentazione di cui ai punti 1. e 2. previamente acquisita da questo Ufficio, vorrà, al fine di concludere con una tempistica ragionevolmente contenuta e comunque in linea con i dettami di cui all’art. 2 e ss.mm. della Legge 7 agosto 1990, n. 241, il presente procedimento, “(…) previi occorrenti ulteriori accertamenti clinico strumentali, (…) esprimersi sull’eventuale esplicitazione eziopatogenetica secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia (…)”, nonché accertare l’esatta percentuale di invalidità – espressa con un unico valore percentuale. Sì vorrà rimettere, altresì, ogni riscontro a questo Ufficio per l’ulteriore inoltro al Comitato. Si resta in attesa di un cortese sollecito riscontro‘.

Il provvedimento finale di riconoscimento di Antonio Dal Cin vittima amianto

Antonio Dal Cin è stato quindi riconosciuto. Per il grado invalidante, limitato al 5%, è in corso il giudizio presso il Tribunale di Latina, e si pronuncerà la Magistratura dopo la CTU medico legale,  ma una cosa è certa, la dura battaglia di Antonio Dal Cin vittima amianto, è ormai un tassello dell’epopea centenaria della lotta contro l’amianto.

La causa di servizio e vittima del dovere per migliaia di vittime

Il paradosso è che infuria una dura battaglia legale.

E’ il caso di Lorenzo Motta (asbesto fibrosi placche pleuriche e ispessimento in marina militare), vittima dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati.

Sono stati riconosciuti anche  vittime di mesotelioma (V.L e Camillo Limatola), anche tra le vittime nei Vigili del Fuoco e nella stessa Guardia di Finanza di mare.

Tutela legale dei finanzieri vittime del dovere e vittime dell’amianto

Antonio Dal Cin è il coordinatore dei finanzieri vittime dell’amianto. Questo dipartimento dell’ONA è molto attivo, ed è lo strumento attraverso il quale sono stati ottenuti significativi risultati:

Antonio Dal Cin vittima amianto: articoli del notiziario amianto

Tieniti informato sulle battaglie dell’ONA e di Antonio Dal Cin, nella sua lotta contro l’amianto:

Nasce l’Osservatorio Vittime del Dovere

L’Osservatorio Vittime del Dovere nasce allo scopo di tutelare, dal punto di vista legale, i diritti di tutti coloro i quali hanno contratto patologie asbesto correlate, a causa del servizio prestato nel comparto sicurezza. Questa associazione è rivolta alla tutela della incolumità pubblica, e quindi anche di coloro che non sono dipendenti pubblici.

Osservatorio Vittime del Dovere, tutela delle vittime e risarcimento dei danni

Antonio Dal Cin vittima amianto: aggiornamento 2021

Antonio Dal Cin ha conquistato un’importante vittoria. Il Tribunale di Latina, sezione Lavoro, ha accolto il ricorso presentato dall’Avv. Ezio Bonanni e ha condannato il ministero dell’Interno e quello delle Finanze al pagamento di due assegni vitalizi per un importo complessivo di 1800 euro mensili e alla liquidazione di 90mila euro.

Antonio Dal Cin, 52 anni, dopo anni, ha vinto finalmente la sua battaglia giudiziaria. Grazie al supporto dell’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avvocato Bonanni la causa civile, che ha visto contrapposti il finanziere in congedo Antonio Dal Cin e il governo, ha avuto un risvolto positivo per la vittima.

Il giudice ha così riconosciuto al militare in congedo una invalidità del 50% per aver svolto servizio “in particolari condizioni ambientali e operative eccedenti l’ordinarietà”.

«Ringrazio l’Avvocato Bonanni per questa importante vittoria e sono fiducioso sul fatto che riuscirà a rendermi ulteriore giustizia su questa vita terrena» ha dichiarato Dal Cin, la cui battaglia per tutelare i propri diritti continua.

Infatti l’azione giudiziaria prosegue al Tar del Lazio per chiedere l’integrale risarcimento di tutti i danni.