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venerdì, Settembre 11, 2026

Amianto, bivacco chiuso a Cervignano (Friuli): stop utilizzo e piano CAI

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Il bivacco Giusto Gervasutti, gestito dalla sezione CAI (Club Alpino Italiano) di Cervignano del Friuli non è attualmente utilizzabile: la decisione è stata presa dopo il riscontro di un deterioramento del rivestimento interno, che può rendere accessibile lo strato isolante sottostante contenente amianto.

Un bivacco è un ricovero alpino fisso, incustodito e solitamente gratuito.

Il Club Alpino Italiano ha già avviato un programma di monitoraggio e ha destinato 400.000 euro agli interventi sui ricoveri che presentano maggiori criticità.

Bivacco Gervasutti, utilizzo vietato

La sezione CAI di Cervignano del Friuli ha comunicato lo stop all’utilizzo del bivacco Gervasutti a causa delle condizioni del rivestimento interno.

La struttura, secondo quanto riferito dalla sezione non sarà più al momento utilizzata normalmente come ricovero. La situazione è comunque gestita con particolare cautela in attesa delle indicazioni degli organismi competenti.

Il tema dell’amianto nei vecchi bivacchi

Il caso del Gervasutti non riguarda soltanto una singola struttura. Il CAI ha infatti avviato un’attività specifica per individuare e valutare i bivacchi più datati nei quali possono essere presenti materiali contenenti asbesto.

La valutazione deve tenere conto soprattutto dello stato di conservazione e dell’eventuale deterioramento dei materiali.

Per questo motivo il CAI ha scelto di procedere attraverso verifiche tecniche e sopralluoghi, evitando valutazioni generalizzate basate esclusivamente sull’età o sul modello costruttivo dei bivacchi.

Il fondo da 400.000 euro del CAI

Come anticipato, per affrontare il problema, il Club Alpino Italiano ha previsto un fondo di 400.000 euro, accompagnato dalla creazione di un gruppo di lavoro dedicato.

L’obiettivo è costruire una fotografia aggiornata delle condizioni dei bivacchi e stabilire quali strutture necessitino di interventi prioritari.

Il programma punta quindi a concentrare le risorse dove le verifiche tecniche evidenzieranno le maggiori necessità, affiancando agli interventi anche un’attività di monitoraggio.

Un algoritmo per stabilire le priorità

Tra gli strumenti messi a punto dal gruppo di lavoro c’è anche un sistema di valutazione basato su diversi parametri.

L’idea è prendere in considerazione caratteristiche differenti per ogni bivacco, comprese le condizioni del materiale e il contesto nel quale la struttura è collocata.

I dati raccolti dovrebbero quindi consentire di elaborare una graduatoria delle priorità, distinguendo le situazioni che richiedono interventi da quelle che possono essere seguite attraverso controlli periodici.

Il monitoraggio coinvolge tecnici ed esperti

Il gruppo di lavoro istituito dal CAI comprende rappresentanti delle strutture interne dell’associazione e professionisti con competenze specifiche sul tema dell’amianto.

Il monitoraggio dovrebbe inoltre coinvolgere le realtà territoriali dell’arco alpino, così da raccogliere informazioni più complete sul patrimonio dei bivacchi e programmare gli interventi in maniera coordinata.

La posizione del Club Alpino Italiano

Il CAI ha sottolineato la necessità di affrontare la questione con attenzione, ma anche evitando generalizzazioni o allarmismi.

Il punto centrale del programma è infatti la valutazione concreta delle condizioni di ogni singola struttura.

Le sezioni e i gruppi regionali sono quindi chiamati a utilizzare gli strumenti messi a disposizione a livello nazionale e a segnalare le situazioni che richiedono verifiche o interventi.

Cosa cambia per gli escursionisti

Per gli appassionati che frequentano la montagna, la principale indicazione riguarda il rispetto delle comunicazioni ufficiali relative all’accessibilità dei bivacchi.

Nel caso del Gervasutti, l’utilizzo ordinario è vietato. L’accesso può essere previsto esclusivamente per situazioni di emergenza, secondo le indicazioni fornite dalla gestione locale.

Prima di affrontare itinerari che prevedono il passaggio o il pernottamento in un bivacco è quindi consigliabile verificare sempre le informazioni aggiornate del CAI e delle sezioni che gestiscono le strutture.

Un piano per mettere in sicurezza il patrimonio dei bivacchi

Il caso Gervasutti diventa così un’occasione per fare il punto sulle condizioni di un patrimonio importante per l’alpinismo e l’escursionismo italiano.

Il CAI ha scelto di affiancare alle singole segnalazioni iniziative ampie, basate su censimento, sopralluoghi, valutazioni tecniche e stanziamento di risorse.

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