Marina Militare: si alla rinnovazione del dibattimento

Marina Bis

Venezia, 6 febbraio 2020: la Corte di Appello dispone la rinnovazione del dibattimento e rinvia la causa all’udienza del 20.04.2020.

Verranno disposti gli accertamenti peritali per i casi di morte per mesotelioma, tumore del polmone ed asbestosi per coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare Italiana.

Il Ministero della Difesa ha già riconosciuto la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere. Sono in corso anche le azioni civili di risarcimento del danno.

Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Venezia, Antonio Mura, impugnato la sentenza del Tribunale Penale di Padova che vedeva assolti tutti gli imputati. 

Il Procuratore Generale aveva ricevuto l’istanza dell’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, figura chiave del processo Marina Bis e difensore di tre parti civili, che, unitamente ad altri difensori, aveva chiesto di impugnare la sentenza di assoluzione. 

Una sentenza che ancora oggi riecheggia come il ghigno beffardo sul volto del nemico. Un nemico che in questo caso è chiamato amianto.

“Il fatto non sussite”, questa la sentenza di primo grado

Il primo procedimento del Marina bis, si era concluso con gli imputati assolti da una parte con la formula “il fatto non sussiste”, adducendo che non si fosse raggiunta la prova in ordine alla certezza della diagnosi di mesotelioma e, per tre casi, con la formula “per non aver commesso il fatto”, ritenendo inesistente la legge scientifica del c.d. effetto acceleratore, in base alla quale ogni esposizione rileva quantomeno per l’abbreviazione dei tempi di latenza e, quindi, per l’anticipazione del decesso. 

Nell’aula Bunker di Mestre, l’Avv. Ezio Bonanni, preso atto delle richieste del Procuratore Generale, oltre a chiedere la riforma della sentenza di assoluzione – con la conseguente condanna degli imputati e del responsabile civile (Ministero della Difesa) al risarcimento dei danni – ha ribadito il duro atto di accusa nei confronti dei vertici della Marina Militare Italiana, e il vero e proprio autogol costituito dalla richiesta di finanziare le bonifiche. La Marina Militare che, dopo decenni di silenzi e di parziali ammissioni, ha riconosciuto che ad oggi esistono unità navali ancora in servizio che contengono amianto nei punti più disparati, dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini.

“Non può essere accolta la tesi del Tribunale di Padova che nega le diagnosi di mesotelioma perchè assume che non siano stati eseguiti gli esami immunoistichimici. Poichè sono ancora disponibili i reperti, abbiamo chiesto ed ottenuto che la Corte di Appello di Venezia, disponga l’esame peritale. I periti giureranno il prossimo 20.04.2020. Intanto, dopo il riconoscimento della causa di servizio e della qualità di vittima del dovere e l’erogazione delle prestazioni ai famigliari, compresi quelli non a carico, come stabilito dalla Corte d’Appello di Genova, l’ONA ha già attivato innanzi al TAR le azioni di risarcimento dei danni iure hereditario, e innanzi il Tribunale civile, le azioni di risarcimento dei danni iure proprio”, dichiara l’avv. Ezio Bonanni, componente tra l’altro della Commissione Amianto presso il Ministero dell’Ambiente.

L’amianto nelle navi e negli arsenali della Marina Militare

L’utilizzo di amianto nelle unità navali, costruite da Fincantieri, oppure acquisite dalla Marina degli Stati Uniti e nelle basi arsenalizie, è stata la causa di elevate e prolungate esposizioni ad asbesto, le cui fibre hanno capacità infiammatorie e cancerogene.

L’assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale, l’assenza di informazione sul rischio asbesto, ha determinato un forte impatto lesivo della salute sul personale civile e militare.

Sono stati censiti e riportati nel VI Rapporto Mesotelioma, 570 mesoteliomi. Sono centinaia i casi di asbestosi e migliaia gli altri cancri da amianto e da altre sostanze cancerogene.

Ciò risulta acquisito dalla stessa Commissione di inchiesta della Camera dei Deputati e riportato nella sua relazione finale.

L’Avv. Ezio Bonanni audito dalla Commissione, ha denunciato questa situazione e la negazione dei diritti delle vittime e dei superstiti.

Il Marina Bis: giustizia alle vittime

La Procura della Repubblica di Padova ha ricevuto la segnalazione di 1101 casi di patologie asbesto correlate, per esposizione alle fibre nelle navi: dalla Amerigo Vespucci, fino alla Vittorio Veneto, incrociatore ora dismesso, una vera e propria bara del mare.

La strage dei marinai

Numeri agghiaccianti, quelli raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova. Eppure, nel Marina ter, il PM Dott. Dini ha chiesto di archiviare il procedimento.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni si sono opposti alla richiesta di archiviazione del PM Dott. Dini ed hanno chiesto che sia fissata l’udienza in Camera di Consiglio. Il GIP presso il Tribunale di Padova ha fissato l’udienza per il prossimo 09.04.2020. 

Mesotelioma in Marina Militare

Il mesotelioma è lo spettro per i nostri militari della Marina. Non è però l’unica delle patologie asbesto correlata che insorge solo ed esclusivamente entrando in contatto con fibre di asbesto.

Ricordiamo però che il mesotelioma è solo una delle malattie amianto correlate e può colpire diversi organi: mesotelioma pleurico (della pleura), mesotelioma pericardico (del pericardio), mesotelioma del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo.

Infatti la lista di malattie da amianto è ben più lunga e articolata.

Le altre malattie asbesto correlate

Nelle patologie da amianto sono comprese anche tumore al polmone, tumore alla laringe, degli altri organi come per esempio il cancro allo stomaco, oltre che di placche pleuricheispessimento pleurico e asbestosi.

I 1101 casi di vittime di patologie da amianto (dati confermati anche nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta), segnalati alla Procura della Repubblica di Padova, attendono quindi giustizia. L’auspicio è che i responsabili di migliaia di decessi causati dall’esposizione ad amianto vengano condannati.

Le strategie dell’ONA nel Marina Bis

La Corte di Appello ha disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale mediante la nomina di due periti con rinvio al prossimo 20 aprile 2020.

L’associazione ONA predispone l’assistenza alle vittime dell’amianto nella Marina Militare Italiana, proseguendo nell’impegno che ha intrapreso già dal 2008 e che hanno portato, con l’art. 20 L. 183/2010 alla equiparazione di queste vittime a quelle del dovere (art. 1, comma 564, L. 266/2005, con riferimento all’art. 1, lettera c) del DPR 243/2006).

 

Marina Militare: assistenza vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela tutte le vittime da amianto della Marina Militare e delle altre forze armate. L’assistenza è gratuita.

Numero Verde ONAL’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni sono al fianco dei militari della Marina vittime dell’amianto e dei superstiti (famigliari, tra cui gli orfani). Per ottenere tutela è sufficiente rivolgersi all’ONA (vittima del dovere).

Le vittime e i superstiti hanno diritto anche a prestazioni INPS, oltre alla speciale elargizione, all’assegno vitalizio e allo speciale assegno vitalizio. Il riconoscimento della causa di servizio dà diritto, intanto, all’equo indennizzo e al riconoscimento della pensione privilegiata. 

Risarcimento danni alla vittima e agli eredi

Le vittime amianto Marina Militare hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni, sia patrimoniali sia non patrimoniali.

Le somme maturate dalla vittima debbono essere liquidate ai loro eredi legittimi o testamentari (risarcimento danni iure hereditario).

Gli stessi famigliari hanno diritto al risarcimento del danno iure proprio e cioè del pregiudizio che i superstiti hanno subito per la malattia e la morte del loro congiunto. 

Il riconoscimento di malattia professionale all’INAIL è dovuto al personale civile. Tutte le vittime hanno diritto al prepensionamento e al risarcimento danni amianto.

Per accedere ai servizi di assistenza gratuita ONA basta contattare il numero verde o inviare una richiesta di consulenza attraverso l’apposita sezione.

 

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