Marina Militare, la Difesa condannata al risarcimento dei familiari

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Lavorava a contatto con amianto, la Difesa costretta a risarcire 673mila euro

“Dopo anni di battaglie, finalmente fioccano le sentenze di condanna. Si squarcia il velo sulla strage provocata dall’uso dell’amianto. Sono anni, ormai (dal gennaio 2000), che sale il grido di dolore delle vittime dell’amianto, per molto tempo inascoltato. Poche erano le vicende che erano approdate nelle aule dei Tribunali. Vigeva la consegna del silenzio. La giustizia era sepolta all’interno e insieme ai cadaveri delle vittime. Niente e nessuno avrebbe dovuto interrompere l’idillio dei produttori di amianto, che all’epoca, come adesso (molto di meno), dettano legge sacrificando la salute al profitto” Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA. Il Ministero della difesa condannato al risarcimento!

V.L. morto a causa delle fibre di amianto

Questo è l’ennesimo caso di un uomo, che ha lavorato per anni come dipendente del ministero della Difesa, nella Marina Militare Italiana e, dopo essersi ammalato a causa dell’amianto, è deceduto.
V.L era  impiegato a bordo di molte unità navali, con mansione di motorista, dal luglio del 1961 al settembre del 1987, tra Taranto e La Maddalena.

Il mesotelioma pleurico, tumore strettamente correlato all’esposizione e inalazione delle fibre di amianto, gli era stato diagnosticato nel 2007. La dott.ssa Alessandra Imposimato, giudice della II Sezione Civile del Tribunale di Roma, ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni a favore dei familiari, di circa 673mila euro.

Secondo il verbale della commissione medica di Taranto: “risulta certificata l’esistenza del nesso eziopatogenetico tra il decesso del militare e l’infermità mesotelioma maligno della pleura sinistra da pregressa esposizione lavorativa all’amianto”. Questo, insieme al parere del Comitato di verifica della causa di servizio e la certificazione rilasciata dall’Inail è stato fondamentale per la condanna della Difesa, aggiunge la dott.ssa Imposimato.

I familiari assistiti dal presidente ONA, Ezio Bonanni

I familiari, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, si sono rivolti a lui perché combatte da anni per l’assistenza e la tutela delle vittime del dovere, cioè di coloro che hanno prestato servizio nella Marina Militare Italiana e che sono colpiti da malattie correlate all’amianto.

Non solo, l’avvocato tutela tutti coloro che hanno perso un padre, un marito, un figlio, a causa dell’amianto inalato durante le attività di servizio. È noto da anni il fenomeno epidemico legato alle malattie asbesto correlate tra i militari della Marina.

Sono 1.101 i casi di mesotelioma segnalati alla procura di Padova, molti dei quali ancora pendenti. L’ex sottufficiale V. L., all’epoca dei fatti, ha stabilito la sentenza, non solo lavorava in ambienti contaminati da amianto ma anche inconsapevolmente. Non era stato informato del rischio che correva e senza che “fossero state adottate misure di prevenzione tecnica e di protezione individuale”.

Il nesso di causalità per il giudice è incontrovertibile. È  dimostrato come i minerali cancerogeni fossero presenti non soltanto nella sala macchine, ma anche all’interno del natante.
V.L “era stato costretto non solo a lavorare in ambienti contaminati, ma anche ad indossare tute d’amianto per proteggersi dal calore” – si legge nella sentenza. “Si osservi–  che l’amministrazione della Difesa, nell’unico suo scritto giudiziale, salvo formule di stile (inconcludenti allo scopo), non ha contestato specificamente alcuno dei fatti, né ha mosso osservazioni in ordine all’affidabilità, alla veridicità ed alla efficacia dimostrativa della copiosissima documentazione esibita”.

La nascita dell’ONA e la tutela delle vittime

Nel 2008, le vittime si sono riunite nell’Osservatorio Nazionale Amianto ed hanno dato vita all’associazione indipendente che ha il fine preminente della tutela della salute e la restituzione del senso della dignità della persona umana. Questo, secondo i più alti valori della Costituzione. Contro ogni forma di negazionismo dell’essere umano, troppe volte, sacrificato per il progresso della società, a scopo di lucro.

Sono molti, troppi, i militari sacrificati inconsapevolmente. Hanno dato la loro vita per lo Stato e hanno pagato il prezzo più alto. Non serviranno fiori o un risarcimento a colmare il vuoto lasciato nel cuore dei familiari.

Un vuoto incolmabile. Una ferita che forse, in alcuni, si cicatrizzerà, ma come ogni ferita, si riaprirà quando il ricordo andrà all’amato padre, compagno o figlio deceduto.

E il perdono è difficile, se non impossibile. Per questo la Difesa deve pagare. Perché il prezzo più alto è già stato pagato, con la vita.E sono e saranno troppe le vite stroncate dall’amianto. Sono stati presi provvedimenti. Ma l’amianto è ancora presente, uccide e ucciderà ancora. E non ci sarà perdono per l’essere umano che ha ucciso sé stesso e i suoi simili tacendo sulla pericolosità dell’amianto.

L’avvocato Ezio Bonanni e il lavoro dell’ONA

In qualità di Presidente dell’ONA mi sono fatto portavoce anche con il ministro dell’Ambiente, Generale Sergio Costa, perché dai lavori della Commissione Amianto si giunga ad un riesame della problematica di concerto con il ministero della Difesa. Così che nel Consiglio dei ministri la questione possa essere risolta con la giusta tutela dei diritti delle vittime e dei superstiti. Si deve evitare la condizione paradossale costituita dal fatto che le vittime del dovere, dopo aver donato la loro vita allo stato e alla comunità, siano costrette ad agire giudiziariamente contro quello Stato che hanno servito per ottenere giustizia, in molti casi delle somme che servono per comprare un mazzo di fiori da portare sulla lapide del caro estinto e per pagare gli studi universitari, ovvero per sopravvivere, dopo la perdita del capo famiglia”, così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni.