Colpo di scena nel processo amianto in Marina

Marina Militare Marina Militare

Il 6 Novembre 1881, nasceva l’Accademia Navale, Istituto di formazione erede delle antiche tradizioni delle quattro Repubbliche Marinare. Per una strana coincidenza, il 6 Novembre 2018, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha deciso di annullare la Sentenza di Appello di Venezia che il 16 marzo 2017 aveva assolto, per intervenuta prescrizione, gli ex vertici della Marina Militare.

La Corte di Cassazione annulla la Sentenza  di Appello di Venezia

Su di loro pendeva l’accusa di omicidio e lesioni colpose per la morte da mesotelioma di due sottufficiali, violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e omissione di misure per tutelare i militari, che non erano stati informati dei rischi legati alla presenza di amianto a bordo delle navi.

Adesso, con un clamoroso colpo di scena, il processo dovrà ritornare  per un nuovo giudizio, il terzo, alla Corte Penale di Appello di Venezia.

Sempre la Corte d’appello aveva altresì attribuito le spese processuali sulle parti civili (Medicina Democratica e l’Associazione nazionale esposti amianto). 

Il fatto:

Nel 2005, dopo la morte per mesotelioma pleurico da asbestosi del capitano di vascello Giuseppe Calabrò e del meccanico di bordo Giovanni Baglivo, entrambi ricoverarti all’ospedale di Padova, il PM padovano Sergio Dini aveva avviato un’indagine volta ad individuare le responsabilità di tali decessi.

Il 22 marzo 2012 il giudice di Padova aveva tuttavia assolto i vertici della Marina perché “il fatto non sussiste”. 

In secondo grado, era infine scattata l’assoluzione per la prescrizione dei termini. 

La Cassazione aveva successivamente annullato con rinvio ai giudici d’appello, i quali hanno riconfermato l’assoluzione, di nuovo azzerata dalla Cassazione. 

Perché è stato richiesto l’annullamento?

La richiesta si è basata sostanzialmente sia sul fatto che la Corte di Appello di Venezia, nella sentenza  non aveva motivato la violazione di Legge che era stato oggetto del ricorso, sia perché la motivazione appariva illogica e contraddittoria.

Amianto nelle navi della Marina: dove si trova?

L’amianto a bordo delle navi si trovava (e si trova ancora) dovunque: protegge dal calore, è nelle guarnizioni, dentro i macchinari, nelle porte tagliafuoco, nei forni delle cucine.

I militari lavoravano a contatto con la fibra killer senza usare mascherine, guanti o altre protezioni, perché quella sostanza non brucia i polpastrelli, non irrita gli occhi, non emana odori repellenti. 

L’amianto veniva lavorato a mani nude ed i residui  venivano usualmente raccolti con scopa e paletta e gettati nelle comuni immondizie.

Tutto ciò avveniva senza che i militari fossero stati avvertiti del pericolo, nonostante già nel 1906 lo scienziato inglese H.M. Murray aveva collegato il cancro al respiro dei “corpuscoli dell’asbesto”.

Un silenzio di tomba

Le massime autorità della Marina, tuttavia hanno sempre dichiarato “di non sapere nulla dei rischi relativi alla presenza dell’amianto”, mette a verbale in Procura a Padova l’ammiraglio Mario Host.

Anche se poi ammette che nell’ambiente giravano voci: “Dagli scambi con ufficiali di altre Marine, a partire dagli anni 90, ho saputo che il primo abbinamento tra amianto e asbestosi è stato riscontrato durante la Seconda Guerra Mondiale nella Reich Marine hitleriana a carico degli equipaggi degli U-Boot. E che nella U.S. Navy, nel primo Dopoguerra, dove l’amianto era ampiamente diffuso, di fronte a un consistente numero di casi di asbestosi, la politica governativa si era orientata a risarcire economicamente le vittime o le famiglie delle vittime, perché non era possibile sostituire questo materiale data l’enorme consistenza della flotta”.

Soldi, soldi, soldi..

Il silenzio è stato mantenuto in nome del Dio denaro. 

del resto, per sostituire un solo interruttore Otomax ci vogliono 1.768 euro; una porta con telaio 3.276, un fumaiolo da 135 mila a 169 mila. 

Non parliamo degli eventuali costi legati alle bonifiche e a quelli per i risarcimenti.

I parenti del meccanico alle caldaie Giovanni Baglivo hanno avuto 850 mila euro. E così quelli del puntatore Giuseppe Calabrò.

E qui è scattata la corsa al negazionismo da parte di Inail, vertici militari, Governi ecc…

Anche perché, come abbiamo detto più volte, questo tipo di cancro può rivelarsi a distanza di anni, ed il numero delle vittime dell’amianto può continuare a crescere fino a una vetta probabile nel 2020. 

Oggi però assistiamo ad un vento di cambiamenti, sarà vero?

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.


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