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Vallestaffora srl avvia la bonifica: no alla presenza di amianto

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Vallestaffora srl avvia la bonifica: no alla presenza di amianto

Avviata la gara di appalto per poter dare avvio ai lavori di bonifica ambientale e bonifica amianto relativi all’ex Vallestaffora srl. Un’area demaniale di gestione regionale nel Comune di Varzi in località Aronchio, frazione San Martino.

La società era proprietaria infatti di uno stabile, un grande capannone il cui tetto era ricoperto da amianto, all’interno del quale realizzava costruzioni edili e stradali.

Il progetto di bonifica amianto

Già nel lontano 2006 ebbe inizio questo lungo iter di bonifica. Dai primi accertamenti infatti venne rilevata la presenza di terreni contaminati da olio minerale. Le indagini di caratterizzazione furuno poi presentate dalla stessa Vallestaffora, che nel 2009 presentò il progetto di bonifica al Comune di Varzi. Il seguente fallimento dell’azienda, portò purtroppo ad un’interruzione in atto ormai da marzo del 2013.

In quel frangente, importante fu l’intervento del Comune di Varzi che richiese alla Regione Lombardia di attivarsi per dare inizio alle operazioni di bonifica dei luoghi. A questo sollecito seguirono gli ulteriori accertamenti di ARPA (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Lombardia) per accertare la presenza di contaminazioni da amianto.

Il contributo regionale

La Giunta regionale, a seguito delle richieste del Sindaco Giovanni Palli, è riuscita a stanziare oltre 3,6 milioni di euro, approvando il programma di gestione e caratterizzazione degli interventi di bonifica di aree inquinate. Tra queste appunto, il sito dell’ex Vallestaffora, a cui verranno destinati più di 1 milione di euro della cifra sopra citata. Un grande contributo per un operazione di bonifica totale dell’amianto, che comprenderà operazioni di scavo e smaltimento e movimentazione dei terreni.

La presenza di amianto e le operazioni di bonifica

Un ambiente saturo di amianto dunque, di cui si è rilevata la presenza sia nei manufatti delle coperture di alcune delle strutture esistenti, ma anche nei detriti del terreno circostante, a livello superficiale.Il terreno infatti verrà “smosso” attraverso operazioni di “landfarming”.

Questo sistema si basa sull’azione biodegradativa dei microrganismi selezionati a tale scopo. Questi infatti dovrebbero essere in grado di nutrirsi degli agenti inquinanti, degradarli appunto, con l’obiettivo di risanare l’area compromessa da amianto.

La gara d’appalto

Numerosissimi incontri con la Regione e sopralluoghi continui delle aree contaminate, ha ribadito il Sindaco Palli, a sottolineare l’impegno e l’importanza che questo punto in agenda ha ricoperto sin dall’inizio del suo mandato.  La buona notizia è che, Aria Lombardia sta ora procedendo con la gara d’appalto che darà via all’intervento.

Bonifica dall’amianto: al centro l’ex Antonini di Mombello

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Bonifica dall'amianto: al centro l'ex Antonini di Mombello

Comprende le strutture e gli edifici dell’Antonini a Mombello, la bonifica dell’amianto, un progetto dapprima ostacolato proprio per la presenza di amianto.

Un intervento indispensabile per la salute dei cittadini

Si è dato avvio al primo e concreto passo verso il progetto di bonifica amianto quindi riqualificazione che vede coinvolta la struttura dell’ex Cral Antonini a Mombello. La struttura era stata ceduta nel 2020 al Comune di Limbiate dalla Provincia di Monza e Brianza, che oggi vuole trasformarlo in un quartiere sportivo a disposizione dell’intera cittadinanza.

La bonifica amianto: il progetto della futura area sportiva

Si tratta di un grande complesso quello dell’Antonini, che comprende, seppur fatiscenti e non utilizzati, un bocciodromo, un teatro, campi da tennis, spogliatoi, chiosco, campo da calcio. L’area si trova all’interno del complesso architettonico del Mombello, ed era centro ricreativo, culturale e sportivo dei dipendenti dell’ex manicomio. Il Comune di Limbiate infatti attraverso la bonifica di questi spazi vorrà assicurare una totale assenza di materiali tossici e contaminanti nei suddetti spazi. L’obiettivo del Comune sarà restituire una nuova area sportiva attrezzata e fruibile per tutto l’anno, con nuovi accessi e con la presenza di un parcheggio.

L’opposizione e le perplessità

Come ogni nuovo progetto, anche il caso in questione non trovò la strada completamente in discesa. In passato infatti le prime resistenze furono sollevate dall’ opposizione di Centrosinistra. Tra queste la presenza di amianto e la quasi inagibilità delle strutture. Notevoli perplessità riguardarono anche i costi che il Comune di Limbiate avrebbe dovuto sostenere per il progetto, e le modalità con cui la Provincia e il Comune hanno gestito la trattativa per la nuova convenzione.

Il finanziamento regionale

Il Sindaco Antonio Romeo, ha da poco annunciato con grande soddisfazione l’avvio dei lavori. L’Amministrazione di centro destra complice favorevole, ha mostrato notevole determinazione anche grazie al finanziamento ottenuto da parte della Regione. I lavori di rimozione amianto, aspetto imprescindibile e primo step della riqualificazione, comporteranno una spesa che ammonta a circa 800 mila euro, ma sono un chiaro segno di come la salute dei cittadini debba essere posta sempre al primo posto, ancor prima di qualsiasi progetto pubblico.

Condannato Ministero della Difesa: risarciti i familiari della vittima

condannato ministero della difesa: risarciti familiari della vittima
condannato ministero della difesa: risarciti familiari della vittima

Il Ministero della Difesa, dovrà risarcire per danno (iure proprio) i familiari di un ex dipendente civile dell’Arsenale militare della Spezia, vittima di amianto. Dovrà corrispondere a questi ultimi la cifra di oltre 700 mila euro. Il caso seguito dall’Avvocatessa Elisa Ferrarello dello studio legale “Frisani” di Firenze, che ha inoltre richiesto ed ottenuto l’accoglimento della domanda a vantaggio di un nipote.

Operaio navale a La Spezia

La vittima in questione mori nel 2021, fu operaio navale presso l’Arsenale Militare della Spezia. La causa del decesso avvenne per effetto di mesotelioma contratto negli ambienti di lavoro. Durante la sua carriera infatti, svolse differenti mansioni che lo portarono a contatto quotidianamente e senza alcun dispositivo di prevenzione ad amianto, in un ambiente ad alto grado di contaminazione. Un arco temporale lungo protrattosi dal 1958, fino al pensionamento avvenuto nel 1994.

La sentenza del Tribunale di Genova contro il Ministero della Difesa

Già nel giugno del 2022, il Tribunale della Spezia, condanno il Ministero della Difesa a risarcire il cd. iure hereditatis, ossia il risarcimento spettante ad una vittima di congiunti, parti alla somma di 100 mila euro.

Oggi è stata emessa una seconda condanna, questa volta emessa dal Tribunale di Genova. Come oggetto del giudizio a completare la causa, la sfera affettiva. A determinare questa sentenza emessa dal Giudice Alberto la Mantia una serie di elementi attinenti proprio a quest’ultima. La durata dell’unione tra i coniugi, sposati da ben 62 anni, l’impegno dei figli nell’assistere il padre durante la malattia, e l’impegno dei nonni nell’accudire un nipote, che ha portato anche all’accoglimento da parte del giudice di una domanda a suo favore. Aspetti questi notevolmente impattanti sulla quotidianità della vita dei diretti interessati.

Negati i danni non patrimoniali

Il Ministero della Difesa ha concesso alla vedova una rendita, ma non il risarcimento per i danni non patrimoniali. Il tutto nonostante le chiare evidenze che hanno portato sia il Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi) che il Cor (Centro operativo regionale) della Regione Liguria insieme all’INAIL ad appurare il nesso causale tra i compiti e le mansioni svolte dall’operaio e la dannosa esposizione ad amianto da parte della vittima. L’avvocatessa Ferrarello, ha ribadito che il Giudice ha dato atto delle prove fornite, tramite l’ascolto di differenti testimoni, colleghi di lavoro del defunto e la visione delle certificazioni mediche della Asl competente che accertò la malattia. Testimonianze che vanno tutte nella direzione di una colposa responsabilità del datore di lavoro nell’omettere la presenza di amianto sul luogo di lavoro.

Per ultimo, si attendono nuovi sviluppi, circa la decisione del Ministero della Difesa di appellarsi alla sentenza o che questa passi in giudicato.

Un riconoscimento per un nobile impegno: premio Eternot

Eternot: premio riconoscimento nobile impegno
Eternot: riconoscimento nobile impegno

Manca poco all’inaugurazione della nuova edizione del Premio Vivaio Eternot 2024, un riconoscimento importante, rivolto a tutti coloro che impegnano la loro vita in azioni significative e battaglie sociali e legali riguardanti i danni causati dall’amianto. Da lunedi 19 febbraio avvio alle candidature per l’edizione 2024. L’assegnazione del Premio avverà il prossimo 28 Aprile, in occasione della Giornata Internazionale delle Vittime di Amianto.

Come nasce il Vivaio Eternot

Opera dell’artista Gea Casolaro, il vivaio venne inaugurato insieme al parco il 10 settembre del 2016. Collocato nel Parco Eternot, una vasta e verde area pubblica nella città di Casale Monferrato, situata nella vecchia valle dell’amianto. Tale vivaio è ormai parte integrante di questo grande spazio verde simbolo di un importante lotta.  Nacque infatti dove si ergeva la più grande fabbrica di Eternit in Europa, in cui veniva fabbricato il cemento-amianto.

Tale giardino pubblico nacque in memoria di tutte le vittime di questo tossico nemico. È considerato infatti il simbolo della lotta all’amianto, una battaglia pubblica e collettiva che portò alla demolizione dello stabilimento e alla bonifica della stessa area.

L’iniziativa

Nonostante l’amianto sembra essere stato sconfitto sul territorio casalese, in passato etichettato come “valle dell’amianto”, è giusto ricordare tutti coloro che hanno perso la vita a causa di questa sostanza che agisce subdolamente ma senza lasciare scampo. Proprio allo scopo di non dimenticare la sofferenza di molti, nasce tale iniziativa, in occasione della Giornata Mondiale delle Vittime di Amianto, che ricorre ogni 28 Aprile, assegnando dunqu il premio Vivaio Eternot.

Un premio significativo per la giustizia di tutti

In tutto, 10 vincitori tra cui, persone, enti, organizzazioni, progetti, che hanno largamente profuso il loro impegno e la loro dedizione della lotta all’amianto. Ognuno di questi si è distinto per azioni significative nell’ambito della cura, ricerca, divulgazione, informazione, battaglie sociali e legali.

A titolo simbolico, verrà consegnato come premio, una Dividia Involucrata, painta, meglio conosciuta come “albero dei fazzoletti” un chiaro riferimento alle lacrime versate da tutte le persone colpite da questo grave lutto, affinchè attraverso una profonda rete di sostegno, che viene sia dal basso che dall’alto dalle Istituzioni possano ottenere giustizia per i propri cari.

Amianto Killer a Roma: la condanna a Roma Capitale

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Un’altra pagina nera è quella della cronaca che coinvolge la città e il Comune di Roma, attendono ancora giustizia i familiari del dipendente del Comune di Roma morto nel 2004. Nessun risarcimento alla moglie e al figlio, che chiedono giustizia.

La Corte di Appello ha condannato Roma capitale all’ indennizzo di sole “61 mila” euro. L’Osservatorio Nazionale Amianto, di cui è Presidente l’Avvocato Ezio Bonanni, annuncia il ricorso in Cassazione, per chiedere un risarcimento adeguato.

Un dipedente del Comune di Roma a cui rendere giustizia

Si tratta di un dipendente comunale, il Sig. Armando Cecconi, stroncato da un mesotelioma all’età di 58 anni. Da quanto emerge dalla sua drammatica storia, l’uomo è stato esposto per diversi anni a fibre e polveri di amianto. Risalendo alle mansioni svolte, questo iniziò a lavorare presso il Comune di Roma dal 1970 al 71 come netturbino, successivamente nel CEU (Centro elettronico unificato) fino al 1984, come addetto allo smistamento della posta nella sede di via dei Cerchi; e per finire altri lunghi dieci anni, fino al 1994, come commesso manutentore presso la stessa sede. Dunque, mansioni e compiti differenti sì, ma aventi come comune denominatore un alta esposizione ad amianto. A soli due anni dalla diagnosi di mesotelioma epitelioide alla pleura, che ha portato alla morte dell’uomo, avvenuta il 14 agosto del 2004.

La mancata attuazione della legge

Il Comune di Roma, non si è mai attenuto all’obbligo di legge circa l’adozione di misure preventive a tutela della salute dei lavoratori (D.P.R 303/1956). Nel 1992 ci fu una graduale sostituzione dei materiali nocivi, con altri meno pericolosi, per l’ambiente e la salute. La malattia ormai aveva già cominciato il suo decorso.

 L’Osservatorio Nazionale Amianto, di cui è Presidente l’Avvocato Ezio Bonanni, legale della famiglia Cecconi, dipendente del Comune di Roma, con le seguenti parole ha spiegato:

L’amianto era ovunque nelle tubazioni, nelle guarnizioni di impianti termici e, in generale, sugli impianti tecnologici”

Il lavoratore si espose dunque quotidianamente ad amianto, entrandovi in contatto per via dell’attività di manutenzione degli impianti, come hanno confermato le attente perizie del CTU antecedenti la sua morte.

Un dramma familiare

Una famiglia umile e monoreddito la loro, travolta da questo infausto evento che oltre all’incolmabile perdita, ha fatto precipitare anche la loro situazione economica. Toccanti le parole espresse dal figlio della vittima, Emanuele, che all’età di soli 24 anni si è trovato orfano di padre, unica fonte di sostentamento della famiglia. A quell’epoca infatti il ragazzo dovette rinunciare ai suoi sogni e insieme alla madre, la Sig. Giovanna Colasanti, furono costretti a vendere casa a causa del mutuo.

La condanna a Roma Capitale

Arriva dalla Corte di Appello la condanna a carico di Roma Capitale. Questa ha negato ogni sorta di responsabilità nel caso oggetto di critica discussione, finendo di liquidare ai parenti della vittima un indennizzo di sole 61.434,96 euro.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, che da anni si balle e sostiene le vittime di amianto, ha ribadito che sono chiare le evidenze ed il legame tra malattia ed esposizione ad asbesto che la vittima ha avuto nel corso della sua vita professionale.

L’avvocato Ezio Bonanni, ha annunciato il ricorso in Cassazione. Si sta battendo affinchè la vedova e il figlio del povero defunto ottengano un adeguato e degno risarcimento, che tenga conto del danno economico arrecato alla famiglia Cecconi, ma anche dell’infinito dolore che tale lutto ha potuto comportare.