Diffusione dei pavimenti in vinil-amianto negli anni ’60
A partire dagli anni 60 e per circa un ventennio i pavimenti in vinil-amianto sono stati largamente utilizzati. La sua massiccia diffusione soprattutto in edifici pubblici come scuole ed ospedali è dovuta alle sue qualità, ritenute innovative all’epoca delle sue prime applicazioni, quali la resistenza, la facilità di posa e i bassi costi.
Composizione del vinil-amianto
Il vinil-amianto viene molto spesso denominato anche linoleum-amianto, ma è necessario fare chiarezza sull’argomento ed effettuare una distinzione preliminare. Il linoleum è un tipo di pavimentazione composta di materie naturali come la resina, l’olio di lino, la polvere di sughero, la farina di legno. Il vinil-amianto è il prodotto di una mescolanza di resine di PVC, leganti inorganici, copolimeri, pigmenti e amianto.
Utilizzi del vinil-amianto
Nel processo di produzione, una volta che la miscela di vinil-amianto riscaldata raggiunge la malleabilità necessaria, viene sottoposta a laminazione e tagliata in piastrelle. Spesso anche le colle utilizzate per il fissaggio contenevano amianto. Il largo utilizzo del materiale in edifici densamente frequentati come le scuole e gli ospedali è giustificato soprattutto dalla sua resistenza agli acidi, alle bruciature, a scalfiture e usura da calpestio, qualità che per l’epoca in cui nacque furono considerate avvenieristiche.
Pericolosità del vinil-amianto
Diversi studi dimostrerebbero la non pericolosità dei pavimenti in vinil-amianto tenuti in buone condizioni. Secondo una pubblicazione del 1991 dell’Istituto americano HEI-AR (Health Effects Institute – Absestos Research) la possibilità di cessione di fibre libere di amianto dal pavimento indoor, se il materiale non è abraso, perforato, tagliato e in generale in buono stato, risulta improbabile. La motivazione addotta è di natura chimica: le fibre di amianto (tra il 10 e il 25%) contenute all’interno dei materiali vinilici infatti sono incapsulate in una matrice stabile, che ne eviterebbe la diffusione.
Quando effettuare interventi di bonifica sul vinil-amianto
Interventi di bonifica sul vinil-amianto si rendono necessari solo in presenza di materiale degradato. E’ raccomandabile pertanto che i proprietari adottino un trattamento delle superficie del pavimento di tipo “conservativo”, applicando quelle accortezze che concorrono alla sua preservazione in buono stato. In particolare andrebbe evitata, per scongiurare pericolose abrasioni del materiale, una lucidatura molto aggressiva dei pavimenti e adottata un’abituale pulizia con stracci umidi.
È di appena poche ore fa la notizia che vede al centro delle polemiche la Svizzera. Il caso in questione riguarda la riapertura di un vecchio procedimento giunto a Strasburgo, riguardante una vittima di amianto. La CEDU ha infatti condannato la Confederazione a versare un indennizzo ai familiari della vittima, per non aver garantito loro un equo processo.
Un caso già noto alla Corte svizzera
Il Tribunale Federale Svizzero (FT), era già a conoscenza di questo caso, risalente al lontano 2006. In particolare, la causa del decesso della vittima, venne individuata nell’esposizione ad amianto di cui fu responsabile la multinazionale elvetica (Eternit SA). L’uomo infatti durante la sua infanzia, visse nei pressi di un’area altamente contaminata da amianto nel Canton Glarona. Oltre a vivere in un’abitazione di proprietà della stessa azienda, nella zona erano presenti stabilimenti in cui venivano realizzati prodotti a base di amianto. Il tumore alla pleura sviluppato dall’uomo ne causò dunque la morte.
Un procedimento sospeso
Un procedimento penale per lesioni gravi, era già stato avviato dalla stessa vittima, che cercò di prendere in mano la situazione, poco prima di morire. A questo primo tentativo, fece seguito un’azione legale avvenuta nel 2009, da parte dei familiari. Come controparte i figli dell’imprenditore svizzero Max Schmidheiny, ex proprietario dell’azienda, e le FFS.
Nel 2018, i parenti del defunto, a seguito della revisione legislativa approvata dal Parlamento (che allungò i termini di prescrizione da 10 a 20), si rivolse al Tribunale Federale. In entrambi i casi queste accuse vennero respinte dalla corte perché cadute in prescrizione. Il termine della stessa infatti iniziato nel 1972, fu ritenuto scaduto nel momento in cui venne presentata azione legale da parte dei familiari.
Giustizia presso la Corte Europea dei Diritti dell’uomo
Una lunga e ostacolata strada dunque, quella per ottenere giustizia, la stessa che portò questo caso circa quattro anni fa, di fronte la Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo. Oggi infatti, con esito positivo, la CEDU, ha reso finalmente giustizia all’uomo deceduto a causa dell’amianto. Questa ha insistito sul fatto che scientificamente non è provata l’esistenza di un periodo di latenza massimo che separa l’esposizione effettiva all’amianto e l’insorgenza della malattia.
A titolo di torto morale infatti, la Svizzera, accusata di aver violato il diritto ad un processo equo garantito dalla Convenzione Europa, dovrà corrispondere alla vedova e al figlio dell’uomo, un indennizzo di quasi 20’000 franchi. La CEDU infatti ha ritenuto che la giustizia svizzera abbia posto in secondo piano il diritto delle vittime ad un equo processo di fronte ad un Tribunale.
Una condanna giusta e critica dunque, quella della CEDU e giudicata tale anche da chi combatte ed ha a cuore le storie dei malati e delle vittime di amianto.
Ricerca medica del Mesotelioma: il futuro della terapia
Mesotelioma: una battaglia difficile
Cercare di affrontare il mesotelioma, neoplasia che continua a mietere vittime tra i quali tanti ex lavoratori e non solo, è una sfida molto ardua. La tempestività di una diagnosi precoce è un aspetto fondamentale per garantire la sopravvivenza di chi ne viene sfortunatamente colpito. Inoltre è necessario affidarsi a centri specializzati nella cura di malattie asbesto correlate.
Come è già noto, non sempre la chirurgiarisulta essere la soluzione al problema; tranne che nei casi in cui la malattia risulta ad uno stadio iniziale e nei pazienti con uno stato di salute che potrebbe consentire l’asportazione del cancro.
I nuovi sviluppi nella cura e nel trattamento del Mesotelioma
Negli ultimi anni, si sono registrati notevoli passi in avanti nel trattamento e nella cura del mesotelioma e delle malattie asbesto correlate. Dagli ultimi aggiornamenti nell’ambito di studi nazionali ed internazionali infatti, emerge la sperimentazione di nuovi farmaci e di trattamenti per rallentare la malattia.
Obiettivo principale è quello di poter garantire una più lunga sopravvivenza alle persone affette da mesotelioma e asbestosi. I pazienti infatti, fino a pochi anni fa, potevano unicamente contare sulla chemioterapia, non riuscendo sempre ad ottenere i risultati sperati.
L’immunoterapia aumenta la sopravvivenza
Già nel 2022, come ha recentemente affermato il dott. Pasquale Montilla, in un’intervista per ONA notiziario amianto, l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, approvò l’immunoterapia combinata. Essa prevede l’utilizzo di due farmaci che, agendo in modo sinergico hanno come obiettivo quello di distruggere le cellule tumorali. Come dichiarato dal Dr. Montilla: “Il salto di qualità nei trattamenti, che raddoppia la sopravvivenza mediana dei malati di mesotelioma, è stato l’ingresso dell’immunoterapia combinata. L’Aifa ha approvato nel 2022, per pazienti con la forma non epitelioide, la più aggressiva e insensibile di mesotelioma, chemioterapia con due farmaci immunologici: nivolumab e ipilimumab”.
I risultati dopo la somministrazione del nivolumab e dell’ipilimumab furono notevoli. Negli USA molti ricercatori ne hanno dimostrato gli effetti positivi. Si è registrato un aumento dell’aspettativa di vita di oltre il 20% nei pazienti a 5 anni dalla diagnosi. Ad oggi infatti, è il miglior trattamento per pazienti con mesotelioma pleuriconon operabile, che costituisce circa il 25% dei casi.
Dunque un cambio di prospettiva quello avvenuto grazie all’immunoterapia, branca dell’oncologia che sfrutta il sistema immunitario per tracciare e riconoscere il tumore. Oltre a riportare notevoli benefici clinici a lungo termine, questaha apportato dei veri e propri cambiamenti agli standard di cura usati in precedenza.
Le ricerche internazionali
Tra i recenti sviluppi scientifici, è importante citare quelli fatti dal National Cancer Institute degli Stati Uniti, con una ricerca (già in fase II), basata sull’utilizzo di un idrogel contenente microRNA (miRNA).
Queste minuscole particelle, aventi come ruolo imprescindibile quello di bloccare la produzione di proteine, vengono impacchettate e rilasciate all’interno delle cellule, rallentando così la malattia. Dunque anche questo sta a rappresentare un’importante risposta per una terapia efficace contro il mesotelioma.
Farmaci chemioterapici post-intervento: uno studio clinico
Non meno trascurabile, è lo studio nazionale su un nuovo farmaco chiamato Azetomeso. La seguente ricerca, che ha preso omonimo nome, chiama in causa importanti Aziende sanitarie tra cui quella del Dott. Giuliano Isontina. In particolare lo studio si basa su questo nuovo farmaco chiemioterapico, e riguarda per questo unicamente i pazienti già stati sottoposti in precedenza ad intervento chirurgico, nei quali non si rilevano ulteriori residui di malattia. Anche in questo caso, i risultati dimostrato come la somministrazione di questo farmaco aumenti la sopravvivenza di queste persone.
A tal proposito, è opportuno riportare lo studio clinicopresente sul sito dell’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), a cui stanno aderendo numerosi centri clinici del Nord e Centro Italia, in cui è possibile prendere visione di tutti i criteri di inclusione ed esclusione dei pazienti con mesotelioma pleurico, già in precedenza operato con pleuroctomia/decorticazione.
Questi ultimi, se daranno consenso al trattamento sperimentale con atezolizumab/placebo, potranno sottoporsi ad un periodo di arruolamento di 24 mesi, durante i quali gli verrà somministrata una dose del relativo farmaco ogni 21 giorni per 1 anno o a fine recidiva.
L’obiettivo primario di questo studio va nella direzione di voler valutare sia l’efficacia del farmaco ma principalmente arginare il più prontamente possibile il cancro.
Alla luce degli evidenti risultati scientifici, non ci resta che prendere atto dell’importante contributo della ricerca scientifica, sia italiana che d’oltreoceano, e continuare per questo ad avere fiducia nella medicina e negli studi clinici circa il trattamento del mesotelioma e delle altre malattie asbesto correlate, augurandoci che tutti i futuri progressi, stiano sempre un passo in avanti rispetto alla complessa sfida di combattere queste ardue malattie.
Diventa sempre più difficile gestire lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, soprattutto di fronte a situazioni create abusivamente. È quello che si è verificato nella regione Campania. Più precisamente a Napoli, nei giorni scorsi, gli organi competenti hanno condotto un’indagine a seguito di diverse segnalazioni di un’area di smaltimento destinata a rifiuti pericolosi che non rispettava le normative di legge.
Rifiuti pericolosi, Credits: Pixabay
L’area posta sotto indagine dagli organi competenti del territorio è stata ispezionata e i due accusati, colti sul fatto durante le operazioni di smaltimento abusivo, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Napoli.
Gestione abusiva di rifiuti pericolosi: i fatti
Potrebbe essere quasi surreale la scoperta fatta nella provincia di Napoli, ma è un problema che si manifesta sempre più frequentemente nella quotidianità e che le forze dell’ordine si stanno impegnando ad eliminare. Nello specifico, due individui sarebbero stati colti sul fatto durante la gestione abusiva di un’area adibita allo smaltimento dei rifiuti pericolosi.
I due, accusati di reato dalla Procura della Repubblica di Napoli, avrebbero costruito uno spazio di circa 300 metri quadri e innalzato nel perimetro un muro di cemento, con tanto di rete metallica e cancello per l’ingresso. All’interno sono stati rinvenuti cumuli di rifiuti, tra cui materiali ferrosi, imballaggi in legno e plastica, rifiuti speciali pericolosi come guaine bituminose e manufatti in amianto, nonché bombole del gas.
A seguito delle continue segnalazioni da parte dei cittadini ubicati circostanti all’area interessata, le forze dell’ordine del territorio campano hanno condotto una serrata indagine per cogliere sul fatto i due accusati in questione. La coppia è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Napoli per reati ipotizzati dal punto di vista ambientale poiché coinvolti in un’operazione criminosa congiunta di gestione, raccolta e smaltimento di rifiuti pericolosi, non pericolosi e RAEE.
L’area è stata immediatamente messa sotto sequestro per condurre più dettagliatamente ulteriori indagini. Ma anche per consentire l’adeguato stoccaggio dei rifiuti pericolosi e il conseguente smaltimento negli stabilimenti autorizzati. Le operazioni sono state svolte in completa sicurezza, al fine di ridurre quanto più possibile il danno all’ambiente e alla salute pubblica.
Rifiuti pericolosi: qual è il corretto procedimento?
Il tema dei rifiuti oggi più che mai merita una certa attenzione. Questi, infatti, se non gestiti in modo adeguato posso provocare dei seri danni all’ambiente e alla salute pubblica. Occorre, prima di tutto, fare una classificazione tra rifiuti urbani, di natura domestica, e rifiuti speciali, prodotti nelle realtà industriali, agricole, commerciali o di servizio. In secondo luogo, a seconda del contenuto di sostanze potenzialmente pericolose queste due categorie primarie si suddividono tra rifiuti pericolosi e non. La pericolosità di un rifiuto viene determinata dopo un’analisi che evidenzia la quantità di sostanze rischiose per l’ambiente e per la salute pubblica contenute al suo interno.
Proprio per il potenziale danno che queste tipologie di rifiuti potrebbero causare all’ambiente e all’uomo, è necessario procedere in ogni caso a un corretto smaltimento. Questo prevede di rivolgersi ad impianti specializzati e autorizzati. Anche la fase di trasporto deve rispettare correttamente la normativa vigente. La ditta specializzata si occuperà del prelevamento dei rifiuti e del conseguente smaltimento presso lo stabilimento di riferimento. Inoltre, rilascerà un formulario di identificazione dei rifiuti, a titolo di documento di tracciabilità. È molto importante la comprensione da parte di un’impresa dell’intero processo di smaltimento per non incorrere in sanzioni amministrative e penali.
Gestione errata rifiuti: impatto ambientale e sanzioni
È importante procedere a una corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti anche per non incorrere in severe sanzioni. Ma soprattutto, anche per l’impatto ambientale che un errato ritiro e conseguente smaltimento potrebbe comportare. Innanzitutto, è fondamentale la conservazione e lo stoccaggio dei rifiuti, prima che vengano smaltiti. Infatti, un errato procedimento potrebbe comportare la dispersione di sostanze nocive nell’ambiente e provocare anche importanti danni alla salute pubblica.
Non di meno conto sono anche le sanzioni che l’errata gestione dei rifiuti, specie quelli speciali e pericolosi, potrebbero essere applicate. Come accaduto a Napoli, i responsabili della cattiva gestione di smaltimento dei rifiuti sono imputabili di reati gravi. Infatti, potrebbero correre il rischio di sanzioni penali, oltre che amministrative.
Tra le sostanze inquinanti che circolano nell’aria, l’amianto è spesso presente. A causa del suo largo e duraturo utilizzo negli anni, infatti, non è ancora possibile eliminarne completamente la presenza negli edifici. Questa sostanza tossica nuoce gravemente alla salute dell’uomo, soprattutto nei casi in cui si è esposti alle sue fibre per lungo tempo. Sono tante le patologie e le malattia anche gravi che può, infatti, far insorgere nel tempo e molte di queste sono anche latenti. Tra le più diffuse, il mesotelioma della pleura, che associa il suo nome a un colpevole ricorrente: l’amianto. Scopriamo insieme la sintomatologia e le terapie attualmente in uso.
Mesotelioma amianto, Credits: Pixabay
Si fa sempre più urgente il problema dell’insorgenza di malattie anche piuttosto gravi a seguito di lunghe e durature esposizioni all’amianto. Tra queste rientra anche il mesotelioma della pleura, un carcinoma che si forma all’altezza dei polmoni e che nonostante i numerosi passi avanti fatti dalla ricerca scientifica ancora oggi continua a mietere molteplici vittime.
Mesotelioma da amianto: come riconoscerlo
Non sempre è semplice la scoperta del mesotelioma della pleura, nonché una delle conseguenze cliniche più diffuse a seguito di esposizione ad amianto. Infatti, spesso la malattia si manifesta in forma latente, senza quindi mostrare alcuna sintomatologia. Non solo, potrebbe insorgere anche dopo circa 30 anni dall’esposizione alla sostanza tossica. Il mesotelioma della pleura prende il suo nome proprio dal luogo all’interno dell’organismo nel quale si origina, il mesotelio pleurico, la sottile membrana che riveste e protegge i polmoni.
Solitamente, colpisce maggiormente gli uomini con un’età al di sopra dei 50 anni, con un picco nella statistica attorno ai 70 anni. È inoltre importante sapere che l’insorgenza del tumore può essere anche parecchio successiva all’esposizione alla fibra killer. Il rischio di sviluppare le cellule tumorali, inoltre, non diminuisce nemmeno a seguito dell’interruzione dell’esposizione. Eppure, qualora dovesse presentarsi con sintomatologia evidente è possibile riconoscerlo e iniziare quanto prima le terapie attualmente in uso.
Purtroppo, non è semplice riconoscere i sintomi del mesotelioma della pleura. Infatti, soprattutto nella fase iniziale, questi potrebbero essere gli stessi che si manifestano in caso di malattie cardio-respiratorie. I primi segnali che potrebbero essere riconducibili alla malattia asbesto correlata sono i seguenti: fiato corto (dispnea), dolore intenso al petto o al dorso, tosse persistente e perdita di peso ingiustificata. Nel caso si presenti una sintomatologia riconducibile alla malattia è sempre consigliabile sottoporsi ai necessari accertamenti e alle conseguenti terapie indicate.
Mesotelioma amianto, Credits: Pixabay
La diagnosi del mesotelioma della pleura
Quando si presentano i primi sintomi del mesotelioma della pleura, questi sono solitamente provocati da un accumulo di liquido nello spazio compreso tra i due foglietti pleurici. Il versamento provoca, infatti, una compressione dei polmoni, che non riescono ad espandersi durante la normale respirazione, causando in questo modo problematiche respiratorie al paziente. Purtroppo, non sempre la malattia si manifesta e spesso viene scoperta solo in fase avanzata di esami per altre motivazioni.
Dopo aver analizzato i primi sintomi, è consigliabile sottoporsi a un esame radiologico a cui seguirà necessariamente una biopsia per determinare la natura del tumore. Infatti, con il solo esame radiologico, che sia radiografia, TAC o PET, può essere solamente accertata la presenza di qualcosa di anomalo, ma non la reale natura del carcinoma. Per la diagnosi definitiva servirà analizzare il tessuto malato per via endoscopica, con la toracoscopia. Inoltre, per elaborare una diagnosi istologica occorreranno una serie di biopsie multiple della pleura, attraverso l’aspirazione del liquido in eccesso nella pleura.
Mesotelioma per esposizione ad amianto: le terapie
Fortunatamente, negli anni sono stati fatti parecchi passi avanti dalla ricerca oncologica anche per il mesotelioma della pleura, causato da esposizione ad amianto. Per questo, esistono differenti terapie da poter mettere in atto a seconda dello stadio del tumore e delle caratteristiche specifiche del caso. Generalmente, nelle forme iniziali la cura comprende tre cicli di terapia medica per via endovenosa.
Solamente se la malattia riesce ad essere controllata dalla chemioterapia, si procede a un intervento chirurgico, che in questo caso prevede l’asportazione di tutta la pleura. In alternativa, se le condizioni del paziente lo consentono, si procede con l’asportazione in blocco della pleura del polmone, del diaframma e del pericardio. Essendo un intervento molto invasivo non è possibile effettuarlo in qualsiasi clinica. Eppure, grazie alla sua radicalità consente di ottenere importanti risultati in termini di aspettative di vita del paziente. La scelta della corretta terapia è comunque stabilita attraverso un confronto multidisciplinare tra l’oncologo, il chirurgo toracico, lo pneumologo, il radiologo e il radioterapista.
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