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martedì, Febbraio 10, 2026

Report Ecomafia 2022, Bonanni: “Ambiente settore di produzione”

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Legambiente ha presentato oggi (15 dicembre), il nuovo report Ecomafia 2022. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto è stato chiamato ad intervenire alla trasmissione “Che giorno è” di Rai Radio 1 proprio per commentare i primi dati diffusi sulle ecomafie che hanno continuato anche nel 2021 ad affondare le loro radici nell’ambiente.

Clicca sulla foto per ascoltare la trasmissione

Insieme a Laura Biffi, curatrice del rapporto Ecomafia 2022, l’avvocato Bonanni ha spiegato come spesso le mafie si annidino anche tra le pieghe dello Stato. Uno Stato che a volte non vuole risolvere i problemi ambientali. Come quello dell’amianto, minerale utilizzato per decenni in Italia nonostante si conoscesse bene la sua pericolosità. Causa, infatti, il mesotelioma e altri tumori, come si può leggere ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Bonanni: “Rendere conveniente la legalità”

L’asbesto (altro modo di chiamare l’amianto), anche una volta messo al bando con la L. 257 del 1992, non è stato rimosso se non in pochi casi. La legge non prevede, infatti, un obbligo di bonifica, se non in casi particolari.

“L’ambiente – ha detto Bonanni – va individuato come settore di produzione. Distruggendo l’ambiente, infatti, si distrugge non solo la salute, ma anche l’economia. Anche per questo lunedì scorso in Campidoglio, a Roma, abbiamo lanciato gli Stati generali della sostenibilità”.

Il presidente Ona ha poi spiegato qual è la proposta dell’associazione per arginare anche i reati ambientali, come gli infortuni sul lavoro: “Rendendo conveniente – ha spiegato in trasmissione – il sistema legalità. Creando un sistema virtuoso riconoscendo un credito d’imposta alle aziende che bonificano, per esempio, dalle sostanze cancerogene come l’asbesto, e che non inquinano. L’Ona in questo senso getta un ponte anche al datore di lavoro, perché quando si arriva a processo penale anche la condanna penale non restituirà la vita a chi l’ha persa. Le condotte criminose vanno fermate prima che possano fare danno”.

Oltre 30mila i reati contro l’ambiente nel 2021

I numeri diffusi oggi da Legambiente sono sempre alti anche se in leggera discesa rispetto al 2020. Nel 2021, infatti, i reati contro l’ambiente non scendono sotto il muro dei 30mila illeciti (accertati 30.590), registrando una media di quasi 84 reati al giorno, circa 3,5 ogni ora. Con un -12,3% rispetto ai dati del 2020.

Crescono, invece, gli arresti che arrivano a quota 368, +11,9% rispetto all’anno precedente. Sono 59.268 gli illeciti amministrativi contestati, con una media di 162 al giorno, 6,7 ogni ora.

23 Comuni sciolti per mafia in meno di due anni

Sommati ai reati ambientali – spiegano da Legambiente – questi numeri descrivono un Paese in cui le autorità accertano ogni ora circa 10 violazioni delle norme a tutela dell’ambiente.

Dal 16 settembre 2021 al 31 luglio 2022 le forze dell’ordine e la magistratura hanno avviato 115 inchieste per corruzione, arrestato 664 persone, denunciato 709 soggetti ed eseguito 199 sequestri.

Nel 2021 lo Stato ha sciolto per mafia 14 comuni e nel 2022 ne ha colpiti altri 7, compresi Anzio e Nettuno (RM).

Questi dati mostrano, da un lato, danni gravissimi per l’ambiente, la cui tutela dal 22 febbraio 2022 rientra tra i principi fondamentali della Costituzione italiana, e, dall’altro lato, un bottino d’oro per le ecomafie, che nel 2021 hanno incassato 8,8 miliardi di euro

Report Ecomafia, cemento e rifiuti i settori più coinvolti

Il settore più colpito resta quello del cemento, con 9.490 reati (31% del totale), seguito da quello dei rifiuti (8.473), che registra anche il maggior numero di arresti, 287, e di sequestri (3.745, +15%) e dai reati contro la fauna (6.215).

Aumentano in modo esponenziale i reati contro il patrimonio boschivo: 5.385 tra incendi colposi, dolosi e generici (+27,2%), con una superficie colpita dalle fiamme di oltre 159.000 ettari (+154,8% sul 2020). Crescono anche i reati contro il patrimonio culturale, con l’aumento dei furti di opere d’arte che arrivano a 603 casi (+20,4%).

Nel 2021 le inchieste sui traffici illeciti di rifiuti monitorate da Legambiente sono state 38, contro le 27 dell’anno precedente; nei primi sette mesi di quest’anno il numero è già arrivato a 17.

I quantitativi di rifiuti sequestrati superano i 2,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di 94.537 tir che, messi in fila uno dietro l’altro, formerebbero un serpentone di 1.286 chilometri, capace di collegare Reggio Calabria al confine con la Svizzera.

Da segnalare i 640.195 controlli eseguiti nel settore agroalimentare e il fatto che, tra i nuovi interessi delle ecomafie, sia emerso il traffico illecito degli oli vegetali esausti.

Il Conoe stima che ben 15mila tonnellate all’anno di questi oli sfuggano alla raccolta e al trattamento da parte dei consorzi certificati.

Al sud le 4 regioni maglia nera

Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, registrano il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione. In queste aree le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto accertano il 43,8% dei reati, il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale.

Tra le regioni del Nord, la Lombardia si conferma quella con il maggior numero di illeciti ambientali. In Liguria i reati accertati aumentano fino a 1.228: la regione guadagna cinque posizioni e arriva al nono posto.

A livello provinciale, nel 2021 Roma balza al primo posto con 1.196 illeciti ambientali, superando Napoli (1.058), a sua volta leggermente sorpassata dalla provincia di Cosenza (1.060).

Report Ecomafia, le proposte di Legambiente

Legambiente, nel Report Ecomafia 2022, non si è limitata a registrare i reati, ma ha presentato 10 proposte di modifica normativa per rendere più efficace l’azione dello Stato. Secondo l’associazione ambientalista è necessario approvare al più presto le riforme ancora mancanti, sulle quali il Governo Meloni deve fornire risposte concrete.

Tra queste proposte, Legambiente chiede di istituire la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione Ecomafia).

L’associazione sollecita inoltre l’inserimento dei delitti previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e del delitto di incendio boschivo (art. 423-bis) tra quelli esclusi dalla tagliola dell’improcedibilità. Chiede anche l’approvazione del ddl contro le agromafie, l’introduzione nel Codice Penale dei delitti contro gli animali e l’emanazione dei decreti attuativi della legge 132/2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.

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