21.7 C
Rome
lunedì, Settembre 21, 2026
Home Blog Page 164

Malattie professionali in crescita: l’amianto spaventa

Malattie professionali, spavento amianto
Malattie professionali, Credits: Pixabay

Si parla sempre più spesso di morti bianche e infortuni sul lavoro, ma mai abbastanza di malattie professionali. Quest’ultime, infatti, hanno subito un significativo incremento nell’ultimo anno. Ciò su cui principalmente bisognerebbe riflettere sono le cause che provocano le infermità, di cui l’amianto sembra essere in cima alla lista.

Malattie professionali
Malattie professionali, Credits: Pixabay

I numeri delle denunce delle malattie professionali iniziano a spaventare, soprattutto dopo l’improvviso incremento che c’è stato negli ultimi anni. I principali responsabili sarebbero l’amianto e il silice.

Malattie professionali: il riconoscimento dell’INAIL

Il lavoratore che contrae una malattia professionale è tutelato dell’ente INAIL. Infatti, quest’ultimo garantisce al dipendente un’assicurazione in temi di infortuni e di malattie professionali. Tra queste due categorie c’è una netta differenza. L’infortunio, infatti, è riferito a un evento traumatico; invece, la malattia professionale viene contratta durante il decorso dell’attività lavorativa e si protrae nel tempo a causa delle attività esercitate. Essa potrebbe insorgere anche a seguito di lunghe esposizioni che si verificano durante le attività lavorative.

Il tema delle malattie professionali, molto spesso viene sottovalutato, nonostante siano stati fatti parecchi passi avanti nel riconoscimento nelle tabelle pubblicate dall’INAIL. Fondamentale, in questi casi è la tutela legale al fine di ricevere un indennizzo, che spetta di diritto al lavoratore. Tra le denunce fatte negli ultimi anni, un posto di rilievo nella lista dei potenziali artefici dell’insorgenza di patologie professionali è destinato all’amianto e il silice. Si tratta di due sostanze che inalate e manipolate, a lungo termine, potrebbero portare alla comparsa di malattie potenzialmente gravi, che il più delle volte portano al decesso del paziente affetto.

L’importanza dell’assistenza medica e legale

Fondamentale, nel percorso di riconoscimento della malattia professionale è l’assistenza medica e legale, al fine di ricevere un indennizzo per il periodo di esposizione a materiali potenzialmente nocivi. In materia di patologie asbesto correlate, un ruolo di spicco lo ha svolto e continua a svolgerlo l’Osservatorio Nazionale Amianto, di cui l’Avv. Ezio Bonanni ne è Presidente, fornendo addirittura un servizio di assistenza legale gratuito on-line. In questo modo diventa più facile accedere al sistema assicurativo dell’INAIL. Quest’ultimo ha istituito, infatti, un sistema di indennizzo attraverso un primo accertamento tecnico della condizione di rischio e una successiva valutazione medico legale.

Malattie professionali
Malattie professionali, Credits: Pixabay

Solo a seguito di tutti i dovuti controlli in merito alla storia lavorativa del paziente, o della vittima in questione, e alle esposizioni subite nel corso del periodo in cui ha prestato attività lavorative, si può giungere al calcolo dell’indennizzo spettante. In questo caso, qualora la malattia professionale fosse riconosciuta nella lista I dell’INAIL, il risarcimento viene immediatamente riconosciuto. Se, invece, la patologia non dovesse rientrare nella lista in questione, il percorso legale potrebbe essere più lungo e tortuoso.

Malattie professionali asbesto correlate

Come abbiamo detto già in precedenza, i maggiori responsabili delle malattie professionali denunciate negli ultimi anni sono il silice e l’amianto. Quest’ultimo è causa delle cosiddette patologie asbesto correlate, tra le quali la più aggressiva è il mesotelioma. Nonostante siano passati più di trent’anni dall’uscita della legge che ha messo al bando l’utilizzo dell’amianto, gli effetti dell’esposizione a fibre di asbesto sono ancora visibili sulla salute e sull’ambiente. Infatti, per quanto siano state effettuate molteplici bonifiche negli ultimi anni, ancora in molti edifici sono presenti tracce di questa sostanza pericolosa per l’ambiente e deleteria soprattutto per l’essere umano.

Gli effetti dell’esposizione ad amianto sono visibili solo dopo molto tempo dall’esposizione stessa. Per questo motivo, le conseguenze del largo utilizzo dell’amianto rappresentano ancora oggi un potenziale rischio per la salute umana. La forma più comune con cui si è fatto utilizzo in edilizia dell’asbesto è il fibrocemento, anche chiamato eternit. Si tratta, infatti, di una mistura di cemento e amianto, ancora presente in molti edifici, pubblici e privati.

Tra le malattie professionali più diffuse a seguito di lunghe esposizioni ad amianto, denunciate nel biennio 2017-2019, e in forte crescita negli anni a seguire, ci sono i tumori maligni di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. È il caso del mesotelioma pleurico, che colpisce il mesotelio della pleura, ossia quel sottile strato, detto anche “foglietto”, che riveste i polmoni e la parete interna del torace. In caso di mesotelioma, i sintomi si manifestano attraverso difficoltà respiratorie, causate dall’accumulo di liquido nella cavità pleurica, detto versamento pleurico. Purtroppo, la manifestazione dei sintomi spesso avviene quando la malattia è già a uno stadio avanzato. Proprio la latenza e la scarsa prevenzione finiscono così per diventare letali per i pazienti affetti.

Un metodo per trasformare l’amianto in protesi

Un metodo per trasformare l'amianto in protesi
Creazione di protesi osee-Un metodo per trasformare l'amianto in protesi

La startup siracusana Cirtaa ha brevettato un metodo per trasformare l’amianto in un biomateriale sostenibile, adatto alla produzione di protesi.

Che cos’è Cirtaa?

Cirtaa, ovvero il Centro Internazionale delle Ricerche sul Trattamento e Applicazioni dell’Asbesto s.r.l. , è una startup nata nel 2021 con l’intento di sviluppare sistemi di inertizzazione dei materiali in amianto. Il suo amministratore unico Paolo Tuccitto è l’inventore di 5 brevetti industriali che hanno l’obiettivo di trattare e riciclare l’amianto. Le conquiste di Cirtaa sono il prodotto di una fruttuosa collaborazione, durata anni, con l’Università di Siena, di Milano Bicocca e l’Università di Catania. La startup ha vinto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile per il settore economia circolare, alla fiera Ecomondo di Rimini, giunta nel 2023 alla sua tredicesima edizione. Cirtaa inoltre si appresta a ritirare presso la Camera dei Deputati anche il Premio innovazione America, assegnato dalla Fondazione Italia-Usa.

La trasformazione dell’amianto in biomateriale sostenibile

L’asbesto, da minerale cancerogeno e ad alta pericolosità, viene trasformato in materiale che può essere impiegato nell’industria biomedica: è questa una delle sfide di Cirtaa. In particolare potrebbe essere utilizzato nella creazione di protesi, andando a sostituire il titanio, che spesso comporta episodi di rigetto. L’amianto mutato in forsterite (silicato di magnesio inerte) può interagire con il tessuto osseo, essere assorbito e poi sostituito dal nuovo tessuto che si rigenera. Il processo di inertizzazione dell’asbesto e la sua trasformazione in materiale dal largo impiego (differenti settori industriali, elettronica aerospaziale, centrali nucleari) costituisce un virtuoso esempio di economia circolare.

La prospettiva della realizzazione di un impianto

Paolo Tuccitto auspica di poter costruire quanto prima, in collaborazione con enti di ricerca e università, un primo impianto di inertizzazione e trasformazione dell’amianto, individuando un’area idonea in Italia o all’estero. Il progetto risolverebbe numerosi problemi legati allo smaltimento dell’asbesto, restringendo i tempi di risoluzione e arginando i rischi per la salute dei cittadini.

Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”

Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”
Cagliari, istanza ecologisti: denunciata piccola “Terra dei fuochi”

A Cagliari nel quartiere residenziale di Bonaria, scoperta discarica di rifiuti tossici. Gli ecologisti del Grig (Gruppo di intervento giuridico), hanno presentato un’istanza per richiedere la bonifica dell’area e maggior controllo.

Urgenza bonifica, rischio di rifiuti tossici

Sono in costante crescita le segnalazioni per la presenza di rifiuti sul territorio. L’ultima a Bonaria, quartiere di Cagliari. Nello specifico è stata rinvenuta una recinzione fatiscente con all’interno la presenza di fabbricati interamente coperti con lastre di cemento-amianto, materiale altamente tossico. In più l’area risulterebbe del tutto abbandonata e nel totale degrado.

L’associazione ecologista Grig, ha oggi presentato un ulteriore istanza per chiedere la bonifica dell’ambiente e per far si che vengano predisposti controlli necessari. Importante l’istallazione di sistemi di video-sorveglianza per evitare ulteriori danni all’ambiente. L’associazione ambientalista ha parlato di “piccola terra dei fuochi” a poche decine di metri dalla basilica di Bonaria, vicino a tante abitazioni.

Ad essere partecipi di questa azione, il Comune di Cagliari, il Corpo forestale e di vigilanza, la ASL di Cagliari, i Carabinieri del nucleo operativo ecologico. Non è tardato l’avviso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Si attendono ancora risposte

Non si tratta del primo caso in cui il GRIG ha presentato istanze che non hanno avuto risposta. Il Gruppo ecologista infatti è già intervenuto in passato a favore di una bonifica ambientale dell’area, contenente rifiuti tossici, di cui una parte secondo gli accertamenti effettuati dalla Polizia municipale, è di proprietà comunale. La Polizia avrebbe inoltre già da tempo fornito alle amministrazioni informazioni chiare e precise sullo stato di totale degrado ambientale e igienico-sanitario della zona. Si attendono ora risposte urgenti e necessarie ad un problema che non può più passare inosservato.

Discarica a Caserta: l’associazione DEA scopre amianto e altri rifiuti

Discarica a Caserta, amianto e rifiuti
Discarica a Caserta: l'associazione DEA scopre amianto e altri rifiuti

Scoperti a San Tammaro, in provincia di Caserta cumuli di rifiuti tossici, tra i quali amianto, plastica e pneumatici in precedenza dati in fiamme.

Sempre più “Terra dei fuochi”

Nella mattinata di domenica, durante un monitoraggio ambientale svolto dai volontari dell’associazione DEA (Difesa Eco- Ambientale), sono stati rinvenuti diversi rifiuti tossici soggetti a rogo. A rendere grave la segnalazione, la presenza di amianto. Non è questo il primo caso di discarica a cielo aperto nelle campagne del casertano, un ambiente troppo spesso lasciato all’indifferenza di molti. Dell’inquinamento sarebbero responsabili le molte attività abusive operanti ancora sul territorio.

Rifiuti tossici e amianto in aperta campagna

Nel sito dell’agro sono stati trovati anche elettrodomestici, pneumatici occultati dentro sacchi neri, materassi, scarti di pelletteria, guaine e altri materiali. Ma a peggiorare la gravità della situazione la presenza di all’incirca 100 lastre ondulate di eternit rinvenute tra le stradine di campagna. L’emergenza è stata tempestivamente segnalata alle forze dell’ordine per via dell’alto rischio di propagazione nell’aria delle fibre tossiche. L’ amianto e le altre sostanze chimiche, propagandosi nell’aria, metterebbero seriamente a rischio l’ambiente, le specie animali che vi abitano, e anche gli abitanti delle zone limitrofe.

Avvio alla bonifica

A fronte dei lunghi anni che vedono queste territori invasi da tale silenzioso inquinamento, è sempre lo stesso il modus operandi messo in atto, ossia lo sversamento dei rifiuti prodotti da tali attività nei terreni loro circostanti. Un comportamento fuorilegge, che aggira le norme circa lo smaltimento dei rifiuti.

A seguito della denuncia da parte dei volontari DEA e degli Osservatori Civici Campania, si stanno dunque predisponendo le azioni necessarie per dare avvio alla bonifica dell’intera area, insieme ad un intensificazione dei controlli attraverso l’istallazione di telecamere. La speranza è quella di arginare questa situazione che da troppi anni affonda nel silenzio, e che vede malate tutte le terre di Napoli e provincia.

Stop alla bonifica Biancavilla: la deputata Saverino interroga l’Ars

Stop alla bonifica Biancavilla
Stop alla bonifica Biancavilla: la deputata Saverino interroga l'Ars

Dopo l’avvio ai lavori di bonifica amianto avvenuto nel 2023, la deputata del PD Saverino, chiede all’Assessore al Territorio, il perché del fermo lavori nel sito di Biancavilla.

Biancavilla: un po’ di storia

Nel 2021, questa area venne già riconosciuta come Sin (sito di interesse nazionale). Il centro abitato era totalmente invaso e contaminato da una fibra cancerogena assimilabile all’amianto rinvenuta nella cava di Monte Calvario. Nel 1997 l’Amministrazione Sicilia prese accorgimenti per arginare la propagazione delle fibre, come la bonifica delle abitazioni.

Un minerale killer

Nonostante quest’area non abbia mai avuto a che fare con l’amianto in quegli anni l’alto numero di morti per mesotelioma, fecero avviare le indagini sul territorio.

Dalla cava di Monte Calvario, sorgente del problema, venne infatti rilevata la presenza di un minerale killer la fluorodenite, che in seguito alla sua estrazione, fu ampiamente utilizzato anche nella realizzazione del centro urbano, nei primi anni 70, circa 4.300 abitazioni. Un dato molto preoccupante che all’epoca diede avvio ai primi lavori di bonifica.

I lavori di bonifica amianto

I primi accorgimenti vennero presi dall’Amministrazione Comunale per l’alto tasso di morti per mesotelioma, ma solo in seguito agli accertamenti da parte dell’Arpa Sicilia, Biancavilla si avviò verso i lavori di bonifica nel 2023. Progetto che dall’ area dell’ex cava dovrebbe poi procedere verso le abitazioni del centro. Fondamentali i finanziamenti di 12 milioni di euro provenienti dal Ministero dell’Ambiente e altri 5 milioni di euro dalla Regione Sicilia.

Lo stop ai lavori di bonifica: si esigono risposte

La deputata regionale del PD Ersilia Saverino, ha presentato ultimamente un’interrogazione depositata all’Ars (Assemblea Regionale Siciliana). Chiedendo i motivi che hanno condotto al fermo dei lavori di bonifica, ha sottolineato come il loro avvio, fu risultato di un lunghissimo iter.

Richiesti infatti all’Assessore per il Territorio i motivi dello stop, il programma dei lavori, e quali iniziative ora intende assumere per far fronte al problema, considerando che i ritardi nella prosecuzione dei lavori, potrebbero anche pregiudicare l’erogazione dei fondi statali necessari al proseguimento degli stessi.

Nell’intervento della Saverino, uno sguardo al 2021, anno del riconoscimento del sito ad area di interesse nazionale. La deputata ha ricordato che l’esposizione a questo materiale tossico provocò tra gli abitanti numerose e gravi malattie, prima tra tutte il mesotelioma pleurico. L’obiettivo del progetto sarà realizzare su quei 25 ettari di terreno un parco urbano con copertura di terreno vegetale e piantumazione di alberi.

Ora si attendono ed esigono risposte data la necessità l’urgenza del progetto di bonifica e riqualificazione del territorio.