Ponte Morandi: presentata la diffida a nome ONA e Comitato Liberi Cittadini di Certosa

Ponte Morandi

Al centro della diffida, presentata da ONA e Comitato Liberi Cittadini di Certosa alcuni elementi non chiari che riguardano le gravi problematiche a livello ambientale relativamente al pericolo di aerodispersione di polveri e fibre d’amianto presente tra i materiali di costruzione del viadotto crollato e nelle abitazioni sottostanti.

Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa e Ona hanno depositato in procura una diffida su uso esplosivo sulle pile 10 e 11 dell’ex viadotto Morandi

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto e il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, la popolazione non sarebbe stata messa a conoscenza adeguatamente sia sull’intenzione riguardo l’esplosione del ponte e su altre tematiche come per esempio l’evacuazione, lo stoccaggio e il trasporto dei detriti delle due pile fatte saltare in aria con la dinamite.

Il tema dell’amianto presente nel manufatto, denunciano, rende impossibile pensare a una “soglia rischio 0” per la popolazione dei due quartieri più vicini al Morandi, Certosa e Sampierdarena. Gli enormi piloni del ponte, inoltre, andrebbero a cadere sul terreno del Parco Ferroviario contenente amianto e altre sostanze cancerogene, così come dimostrano le analisi effettuate sul pietrisco dalla stessa struttura commissariale Inoltre la ricaduta di enormi massi di calcestruzzo potrebbe rilasciare nell’aria polveri pericolose.

Una evacuazione “coatta” in una zona densamente abitata e il problema della frantumazione e del trasporto dei detriti rappresentano molto bene il quadro critico che una demolizione con esplosivo porterebbe, soprattutto per la popolazione residente.

Altro punto della diffida riguarda la bonifica delle abitazioni sottostanti il Ponte Morandi. Per queste abitazioni sarebbero state previste solo ispezioni delle visive mentre sarebbe necessaria un’analisi più approfondita. L’ONA da tempo sollecita gli uffici competenti a predisporre proprio un controllo più accurato della situazione.

Da mesi il Comitato e l’ONA collaborano sul fronte della denuncia legale dei danni ad ambiente e salute dei cittadini che sta causando, in questi mesi, la demolizione del Ponte Morandi. Per queste motivazioni entrambi avevano integrato per la seconda volta l’esposto-querela dello scorso 20 febbraio 2019 con il quale avevano chiesto maggiori controlli sull’ipotesi dell’uso degli esplosivi in relazione alla demolizione della Pila 8 dell’ex viadotto Morandi.

Ona e il Comitato Liberi Cittadini di Certosa chiedono anche la produzione di materiale documentale visivo, necessario per la trasparenza verso i cittadini, sulle bonifiche effettuate nei palazzi collocati sotto al Ponte Morandi e destinati alla demolizione, affinché si sappia se è stata fatta una bonifica secondo norma che abbia individuato, non solo l’eternit “esplicito” e conosciuto, ad esempio, delle vasche delle abitazioni, ma anche quello più “occulto” presente nelle pareti delle stesse case.

Ancora una voltasi cerca di porre l’accento sulla salute pubblica e sulla questione ambientale a tutela dei cittadini più esposti ai cantieri del Morandi (ricordiamo che a pochi metri vi è un Istituto Comprensivo e un Asilo Nido) chiedendo più centraline per il controllo della qualità dell’aria e uno screening epidemiologico sulla popolazione, soprattutto per quella parte di popolazione più soggetta ai pericoli dell’aria inquinata, ovvero i bambini. Anche la ricostruzione del futuro nuovo viadotto pone degli interrogativi.

Ona e il Comitato chiedono verifica sulle lavorazioni per gli scavi dei nuovi piloni. Le terre di scavo, infatti, non vengono trattate come rifiuto speciale e, come indicano diverse testimonianze foto e video di alcuni residenti, non vengono né bagnate né trattate come si dovrebbe con prodotti adeguati o inertizzanti.

Questi i motivi della diffida in Procura. La gestione di questo grande cantiere, ad oggi, è sembrata non tenere in conto la peculiarità più delicata: la presenza di un centro urbano e di una popolazione di numero importante, intorno all’ex viadotto Morandi. Una “svista” del genere non può essere tollerata.

Contano le opere che fanno muovere l’economia di una città; ma, prima di esse, vi sono le persone. E le persone non sono fantasmi e devono essere tutelati in quanto cittadine e cittadini italiani. Senza se e senza ma.

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