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Salerno, amianto nelle tubature della scuola media Tasso

salerno, amianto nella scuola media Tasso
salerno, amianto nella scuola media Tasso

Amianto nelle tubature in una scuola di Salerno. La scoperta è stata fatta il 2 agosto, durante il sopralluogo per alcuni lavori di riqualificazione che interessano il cortile della scuola media “Torquato Tasso“.

Le tubazioni sono quelle di collegamento tra le pluviali e le caditoie del piazzale, che dovrebbero essere sostituite da altre in pvc. Prima della rimozione dunque servirà la bonifica del sito tramite una ditta specializzata. Serviranno quasi cinquemila euro per la rimozione dell’amianto.

Tubature in amianto alla media Tasso di Salerno

La scoperta delle tubature in amianto nella scuola media di via Iannicelli, nel quartiere Carmine di Salerno, risale dunque al 2 agosto. Ma a Salerno è in programma un’azione specifica per eliminare l’amianto dalle strutture pubbliche ed in particolare dalle scuole, dove ci sono stati anche altri precedenti rinvenimenti. Secondo quanto riporta la stampa locale, infatti, il Comune vorrebbe intercettare fondi regionali per le bonifiche.

Il precedente: l’ex Sacro Cuore con amianto

Cantiere ex Sacro Cuore Salerno (Foto: Arpac)

Nei mesi scorsi, nel novembre 2022, a Salerno l’allarme amianto era scattato anche al cantiere dell’ex Sacro Cuore a Torrione. Qui infatti erano in corso lavori per la trasformazione dell’ex edificio scolastico in uno residenziale, quando nell’area del cantiere – in mezzo ai detriti di demolizione – sono spuntati due grossi cumuli di materiale contenente amianto.

Immediata la segnalazione alla polizia locale (che ha sequestrato il cantiere) e all’Arpac, che ha poi confermato la presenza della fibra killer. Dalle rilevazioni in zona, però, per fortuna non erano state rilevate fibre aerodiperse.

Salerno: i risultati delle rilevazioni dell’Arpac

Il 17 novembre scorso, Arpac aveva proceduto a un campionamento di parte del materiale nel cantiere dell’ex Sacro Cuore, in via Volontari della Libertà 56. Dai risultati del Laboratorio regionale Amianto dell’Agenzia è emersa la presenza di amianto di tipo crisotilo e crocidolite. Poi un altro sopralluogo di campionamento per constatare l’eventuale dispersione di fibre nell’aria.

Lo scorso 23 novembre – si legge in una nota dell’epoca rilasciata dall’ente i tecnici del dipartimento provinciale Arpac hanno effettuato un ulteriore sopralluogo per la ricerca di fibre di amianto aerodisperse, effettuando due campionamenti di aria in punti posizionati rispettivamente a nord e a sud del sito di cantiere. Le risultanze analitiche, disponibili in data odierna, evidenziano un valore inferiore al limite di rilevabilità, risultato presumibilmente dovuto anche al fatto che con le piogge il materiale, umido, non rilascia fibre“.

Amianto killer anche per piccole esposizioni

In base alle ricerche di Selikoff (Asbestos and Disease, Accademy Press 1978, Relationships – second criterion, p. 162), anche piccole esposizioni all’amianto possono provocare il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Il periodo di latenza delle malattie può raggiungere anche i 40-50 anni dall’esposizione, senza limiti di soglia di rischio (Fonte: OMS). Anche dopo la fine dell’esposizione, dunque, è necessario attuare una sorveglianza sanitaria.

Nel 2021 la prima sentenza di condanna per il Ministero dell’Istruzione. Stabilito il risarcimento per gli eredi di una prof.ssa di Bologna deceduta a causa dell’amianto presente sul posto di lavoro. “Un provvedimento storico, che sancisce un principio importante: anche i lavoratori delle scuole hanno diritto al risarcimento – ha commentato l’avv. Bonanni, che ha assistito la famiglia della vittima.

L’amianto è ancora molto diffuso nelle scuole italiane, ma anche europee. Proprio di recente se n’è parlato grazie ad una interrogazione parlamentare.

L’ONA da sempre sostiene la lotta all’amianto. Per una consulenza gratuita basta chiamare il numero verde 800 034 294.

Amianto nelle Ferrovie: macchinista deceduto per mesotelioma

Amianto nelle Ferrovie

Il Tribunale di Palermo riconosce l’esposizione all’amianto al macchinista delle Ferrovie dello Stato, Vincenzo Sabato, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico. Ha così condannato l’INAIL al pagamento agli arretrati della rendita a cui aveva diritto, già dal 2007, la vedova, Consiglio Giuseppa.

Ma la giustizia per Giuseppa Consiglio è arrivata troppo tardi. La donna è venuta a mancare l’anno scorso e ora l’INAIL dovrà devolvere la cifra, circa 200mila euro, ai cinque figli della vittima.

«Quando giustizia viene fatta è sempre tardi – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia -. Nonostante il risultato, infatti, nessuno potrà restituire un padre. Per questo è necessario che si compiano le bonifiche, per liberare il territorio dalla fibra killer ed evitare così altri decessi».

Amianto nelle Ferrovie, la storia di Vincenzo Sabato

Sin dal 2015 la donna aveva cercato di ottenere giustizia per il marito che aveva lavorato in Ferrovie per oltre trent’anni. Proprio tra i dipendenti delle Ferrovie si riscontrano casi maggiori di patologie asbesto correlate, come il mesotelioma, essendo una delle attività lavorative a maggior rischio di esposizione alla fibra killer.

Nell’ultimo Rapporto ReNaM dell’INAIL, giunto alla sua settima edizione, si contano circa 160 casi, di cui quasi 70 tra i macchinisti. E purtroppo, tra le vittime inconsapevoli c’è stato anche Vincenzo Sabato, come riconosce la sentenza del Tribunale: “si può affermare che la patologia (mesotelioma pleurico), che ha portato al decesso Sabato Vincenzo, riconosce la sua origine nell’esposizione lavorativa alle fibre di amianto presenti nei locomotori da lui condotti nei circa 30 anni di dipendenza dalle Ferrovie dello Stato”.

Nel settore ferroviario, infatti, sin dalle locomotive a vapore, l’amianto è stato presente in guarnizioni e rivestimenti. Poi dalla metà degli anni ‘50 è iniziata la coibentazione con amianto sui nuovi rotabili, allargata in seguito a tutte le 8mila carrozze circolanti. Questa pratica si interruppe negli anni ’90, con la messa al bando del pericoloso cancerogeno, e la bonifica poi si completò all’inizio degli anni 2000.

«Le FS hanno utilizzato amianto in modo abnorme nonostante si conoscessero già le sue capacità lesive per la salute umana – continua l’avvocato Bonanni – solo in seguito alle numerose condanne hanno avviato un tardivo processo di bonifica. Ora però occorre risarcire i danni alle vittime e ai loro familiari».

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto che hanno lavorato alle Ferrovie dello Stato e le loro famiglie. Chiamando il numero verde è possibile ricevere tutte le informazioni e richiedere il supporto dell’associazione.

Teverola, amianto abbandonato: è caccia ai responsabili

abbandono amianto
amianto abbandonato nella natura

Alcune lastre di amianto sono state abbandonate in pieno centro, qualche giorno fa, a Teverola, una cittadina vicino Caserta. Ora è caccia ai responsabili: la polizia municipale starebbe visionando i filmati di alcune telecamere per cercare di acquisire informazioni e per inchiodare gli incivili. Ma non basta.

L’amianto è infatti, oltre che un rifiuto speciale altamente inquinante per l’ambiente, anche pericoloso per la salute di chi lo maneggia e degli esposti alle sue fibre. Si tratta di un temibile cancerogeno che può causare danni anche dopo lunghi anni dal momento dell’esposizione.

Purtroppo, dopo il primo sversamento dei giorni scorsi, se ne è verificato un altro poche ore fa.

caserta teverola
Il Comune di Teverola

Altro amianto abbandonato a Teverola, chiesta videosorveglianza

Il 28 agosto l’amara scoperta da parte dei residenti di Via Roma, a Teverola, una cittadina in provincia di Caserta. Ignoti avevano scaricato in pieno centro, accanto al portone dell’ex mulino Chirico, delle lastre di amianto.

Immediato il sopralluogo della polizia municipale non appena arrivata la segnalazione. Mentre l’amministrazione comunale, guidata dal commissario prefettizio, ha stabilito un celere intervento di rimozione.

Ora che però è stata ultimata la messa in sicurezza del materiale abbandonato, durante una riunione ad hoc fissata in prefettura, al commissario prefettizio è stato chiesto di attivare un impianto di videosorveglianza nel centro urbano di Teverola. Anche alla luce del fatto che gli sversamenti, dopo il primo caso, continuano.

A distanza di poche ore dal primo abbandono, infatti, nella mattinata del 30 agosto altri ritrovamenti di amianto abbandonato a Teverola si sono verificati in Piazza Trieste e Trento, in zona San Francesco. Anche in questo caso il materiale è stato subito messo in sicurezza.

Amianto abbandonato in strada, una piaga comune

L’abbandono di amianto e di altri rifiuti pericolosi purtroppo non è un caso isolato in Italia, ma una piaga comune a diversi territori: ne sa qualcosa il Comune di Palermo, che ha dovuto istituire un servizio ad hoc. E soltanto pochi giorni un uomo era stato denunciato perché scoperto a sversare amianto nella Terra dei fuochi.

Succede questo soprattutto quando c’è inciviltà, rassegnazione e mafia, ma anche quando la trafila per gli smaltimenti è articolata e costosa. Ecco perché, come sostiene l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, è necessario che le istituzioni contribuiscano ed usino anche i fondi disponibili del PNRR per le bonifiche. Ne va della salute di tutti.

ONA: Usare i fondi del PNRR per le bonifiche

L’ONA ha segnalato da tempo l’assenza di progettualità nel PNRR: nulla sui siti dismessi, le cave e le discariche abusive. Quando invece tali fondi sarebbero fondamentali per le bonifiche. L’associazione ha quindi chiesto al Governo Meloni che si destinino parte dei fondi del PNRR proprio per le bonifiche di questi siti, magari attraverso una rimodulazione dei progetti, d’intesa con l’Europa.

L’ONA ha elaborato e messo a disposizione di tutti l’App Amianto : qui si possono vedere quali sono i siti contaminati ed è possibile segnalarne altri. Tutti i cittadini possono contattare l’associazione per chiedere informazioni al numero verde 800 034 294.

Dove c’è l’amianto, ci sono malattie e morte, perciò, anche in questo caso, deve valere il principio di precauzione” – afferma Bonanni. “Non è più il tempo di parlare, bisogna agire al più presto“. Per approfondire, è possibile leggere il “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Brescia, rimosso amianto depositato nel frequentato Parco delle Cave

brescia, lavori di spostamento massi nella cava
brescia, lavori di spostamento massi nella cava. amianto

Chi conosce Brescia è a conoscenza della vastità e l’incanto del Parco delle Cave, il parco locale di interesse sovracomunale che si estende per quasi 1000 ettari. Un luogo molto frequentato da abitanti e visitatori che vogliono godere di qualche ora all’aria aperta, immersi nella natura. Ma, poco prima di Ferragosto qualcosa ha iniziato a turbare i frequentatori della zona, che fortunatamente non sono rimasti indifferenti e hanno segnalato immediatamente il pericolo alle autorità competenti. Due grandi sacchi contrassegnati dalle lettere “R” e “A”, a indicare la presenza di rifiuti pericolosi e amianto, sono stati lasciati incustoditi nei pressi di un cantiere.


Parco delle Cave la segnalazione

Tutto accade poco prima della settimana di Ferragosto, nei pressi del cantiere che si trova alle porte del Parco delle Cave, nei pressi del Lago Canneto. I lavori proseguono da diverso tempo e si alternano operai con i vari addetti ai lavori. Non è insolito, in questo contesto, vedere grandi mezzi scavare nel terreno e sgomberare materiali già esistenti. Contrariamente, non dovrebbe accadere di vedere depositare dei sacchi bianchi, con all’interno del possibile materiale pericoloso, incustoditi. È l’11 agosto quando, da parte del Comitato contro le nocività, arriva alla sindaca Laura Castelletti e all’assessora all’Ambiente Camilla Bianchi la segnalazione della presenza di materiali pericolosi all’interno di alcune bigbag. Inoltre, trattandosi di materiali depositati in un luogo non sottoposto a sorveglianza, è alto il rischio che tali materiali siano stati mossi oppure toccati.


Oggi, giovedì 31 agosto la rimozione dell’amianto

Dopo la segnalazione, opportunamente inviata, giusto il tempo della riapertura degli impianti e la ripresa delle attività degli autotrasportatori autorizzati al movimento del materiale, le bigbag contenenti rifiuti pericolosi e amianto sono state rimosse. Sul posto personale che ha indossato tutte le precauzioni e le sicurezze necessarie.

Dopo la scuola Orciolaia di Arezzo, in Toscana, ora tocca a Brescia

Risale a pochi giorni fa la bonifica presso la scuola Orciolaia di Arezzo, dove con l’intervento da 150 mila euro ha previsto la bonifica delle pavimentazioni in vinil-amianto e la successiva posa in opera di pavimento in linoleum. Oggi, invece, è la volta del cantiere nei pressi del Parco delle Cave. Questo, a dimostrazione che, nonostante l’amianto sia vietato dal 1992, sono ancora molti i siti presenti nel nostro paese da bonificare. Basta pensare che, come confermato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, questa fibra killer, causa, nel mondo, ancora più di 107.000 morti ogni anno, e, a tutt’ora, 125 milioni di cittadini lavorano, ancora, a rischio esposizione. Anche l’esposizione/inalazione di poche fibre può essere mortale. In merito, l’Avv. Ezio Bonanni ha denunciato la condizione di rischio e i dati epidemiologici nella pubblicazione il libro delle morti bianche di amianto in Italia“.

L’unica soluzione è la bonifica

Nel nostro paese sono ancora migliaia gli edifici contaminati dall’amianto, come strutture, case, scuole, ospedali e palestre. La bonifica amianto è l’unica soluzione per evitare il diffondersi di patologie asbesto correlate. Nel caso di Brescia è stata fondamentale la segnalazione del Comitato, per questo, invitiamo tramite la piattaforma ONA Guardia Nazionale Amianto, a segnalare la presenza di amianto. L’ONA insieme al presidente, Avv Ezio Bonanni, rappresenta, tutela e assiste le vittime dell’asbesto e di altri agenti patogeni e cancerogeni.

L’Amianto durante la rivoluzione industriale: un cambiamento epocale

navi rivoluzione industriale
navi, rivoluzione industriale segna il cambio

Con il termine amianto, o asbesto, si indica un minerale la cui storia risale all’antichità. La sua origine, oltre a essere molto complessa, è anche molto singolare. Secondo alcune scritture e credenze popolari, l‘amianto possedeva delle peculiarità magiche. Addiruttura, in Egitto, questo materiale veniva utilizzato per avvolgere i corpi dei defunti prima della cremazione, così da mantenerne le ceneri separate dal resto del materiale bruciato. Così come, nel Medioevo l’asbesto prende anche il nome di lana della salamandra” per la sua resistenza al calore, associata all’omonimo rettile che si credeva riuscisse a sfidare il fuoco proprio perchè aveva il corpo ricoperto di amianto. Tutto questo fino all’arrivo della rivoluzione industriale.

L’Amianto nel mondo: passato e presente

L’amianto è un materiale fibroso, resistente al calore, e in passato, prima di conoscere la sua nocività, è stato anche utlizzato per realizzare indumenti ignifughi e impiegato per una quantità indefinita di prodotti come muri, tetti, tegole, pavimenti, rivestimenti e arredi. Ma, è con l’arrivo della rivoluzione industriale, e conseguentemente l’uso dell’amianto nell’industria, che inizia il vero cambiamento epocale.

Amianto rivoluzione industriale: la storia

Con l’arrivo della rivoluzione industriale la richiesta dell’amianto aumenta. Soprattutto nel nostro paese era già presente in grande quantità. Inoltre, le sue caratteristiche, già sopra elencate, lo rendevano ottimale per rendere le costruzioni, i mezzi di trasporto e i macchinari più resistenti e ininfiammabili. Da quel momento, l’amianto è stato utilizzato su larga scala e, ancora oggi, una gran parte della popolazione ne sta pagando le conseguenze.

L’impatto dell’Amianto durante la rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale ha comportato un’importante, quanto definitiva, trasformazione del sistema produttivo, industriale, ma anche ambientale. Questo perchè se da un lato questo sviluppo ha migliorato la qualità di vita di molti lavoratori e popolazioni, dall’altro ha aumentato significativamente l’inquinamento con conseguenze notevoli per la salute umana e ambientale. Tra i materiali ampiamente utilizzati troviamo anche l’amianto, che, con le sue proprietà di resistenza al fuoco, facile lavorazione e isolamento termico, è stato ampiamente impiegato nella costruzione di navi, edifici pubblici, treni e nell’industria tessile. Tuttavia, già nel corso degli anni Sessanta, si inizia a parlare della cancerogenicità e dei danni causati dall’amianto, responsabile di neoplasie come il mesotelioma.

Amianto e Salute

E’ il 27 marzo 1992, quando si approva la legge che vieta l’utilizzo dell’amianto. Ma, nonostante sono passati più di trent’anni, a oggi nel nostro paese, ancora esistono e resistono strutture che ne hanno previsto l’impiego. Ormai, infatti, è risaputo che si tratta di un materiale cancerogeno e che l’amianto nel mondo provoca tutta una serie di patologie asbesto correlate. Il collegamento amianto e salute non dipende solo dal contatto con il materiale ma anche dalla dispersione di questo nell’aria, con il pericolo che le singole particelle possano essere inalate.

Come richiedere assistenza legale

L’Osservatorio Nazionale Amianto, e il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, è al fianco di coloro che sono stati a contatto con questo materiale. Lo scopo è quello di vedere riconosciuti i propri diritti e richiedere il giusto risarcimento. Questo perchè, purtroppo, la continua presenza di siti contaminati e i ritardi nelle bonifiche hanno fatto sì che di amianto, si continua a morire.