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Seminario: Ambiente Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro

Protocollo d'intesa Ona, Seminario
Protocollo d'intesa Ona

Seminario sulla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro

Seminario sulla sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro. Il ruolo della sicurezza negli ambienti di lavoro ma anche nel sistema scolastico, garanzie e tutele per i lavoratori, la sorveglianza sanitaria, la salvaguardia ambientale e le nuove tecnologie, obblighi e responsabilità da parte dei datori di lavoro, dei committenti e degli appaltatori.

Norme e orientamenti giuridici che regolano un settore vasto e strategico come quello dell’ambiente ma anche del lavoro e delle sue garanzie in una società in cerca di sostenibilità e sicurezza.

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Il tema è stato sviscerato nel corso del II Seminario Nazionale “Ambiente, Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro dopo la riforma del Jobs Act” presso il Palazzo Dogana, piazza XX Settembre, a Foggia.
Circa cinquanta esperti, studiosi, giuristi, docenti, avvocati, imprenditori associazioni e rappresentanti istituzionali hanno messo a nudo problematiche e raccontato esperienze.

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni ha partecipato in qualità di relatore con un intervento intitolato “”La tutela ambientale e l’ambiente di lavoro”.

Sannazzaro de’ Burgondi: l’ONA lancia una petizione

Lomellina Raffineria Sannazzaro De Burgondi
Lomellina Raffineria Sannazzaro De Burgondi

Sannazzaro de’ Burgondi: Ona lancia una petizione popolare

A pochi giorni dall’incendio, avvenuto lo scorso primo dicembre, che ha invaso la raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, sfiorando il dramma, l’Osservatorio Nazionale Amianto prende carta e penna e spedisce alla Commissione e al Parlamento Europeo una Petizione Popolare per promuovere una procedura di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia a carico dello Stato italiano e della Regione Lombardia.

La petizione, firmata dal signor Davide Fabretti in quanto coordinatore del Comitato Ona di Sannazzaro dei Burgondi, chiede una commissione d’inchiesta sul rischio sicurezza legato alla presenza del sito industriale, in particolare per l’esposizione all’amianto e ad altri agenti patogeni e cancerogeni.

Presenza di amianto nello stabilimento di Sannazzaro

Nello stabilimento di Sannazzaro de’ Burgondi, proprio perché realizzato all’inizio degli anni ’60, si utilizzava amianto in matrice friabile e compatta. Ciò accadde fino all’aprile del 1994, quando in Italia sono entrate in vigore le norme di cui alla L. 257/1992, che ne hanno vietato l’estrazione, la commercializzazione, la produzione e la lavorazione, senza peraltro imporne la bonifica.

L’amianto e i suoi derivati sono tutt’oggi presenti all’interno della raffineria. Ci sono come coibente delle tubazioni (linee di vapore, linee per gli additivi, linee idrocarburi) che si estendono per chilometri. Poi sono sotto forma di guarnizioni (per accoppiamenti flangiati, per valvole e altre apparecchiature) e di cordoni – trecce in amianto (per le tenute a baderna). Infine sono come cuscini isolanti.

L’obiettivo della petizione popolare è diretta a promuovere ogni iniziativa di competenza delle istituzioni comunitarie e sovranazionali. Così congiuntamente si possono adottare soluzioni vincolanti (divieto di estrazione e lavorazione di ogni tipo di amianto), nell’interesse della salute e dell’ambiente. Affinché si proceda a codificare nuove norme, con direttive europee vincolanti, secondo principi generali obbligatori per la messa al bando dell’amianto e degli altri cancerogeni.

E affinché si crei uniformità di regole per evitare disparità di trattamento imponendo sanzioni per gli Stati non allineati nell’adozione e attuazione di piani di protezione. Inoltre si imponga all’Italia il rispetto delle norme di diritto comunitario in materia di rischio di incidente rilevante.

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La denuncia dell’ONA sulla situazione

L’Ona da tempo denuncia la situazione del territorio pavese e in particolare, quella legata alla città di Sannazzaro de’ Burgundi e agli altri comuni limitrofi

Un situazione che coinvolge circa 12mila persone su un’area di 100 chilometri quadrati.
L’incidente del primo dicembre ha sconvolto la popolazione, costrette a rimanere chiuse in casa per evitare l’inalazione di sostanze nocive. Le autorità locali hanno disposto la chiusura di strade e scuole.
Ma sul territorio pende anche il rischio di una nuova discarica di amianto, che potrebbe essere realizzata proprio tra l’oleodotto e il gasdotto dell’Eni. Contro la discarica l’Ona si sta battendo fin dal 2013.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso gli eredi del signor F.F., morto di mesoteliama dopo aver lavorato una vita come operaio nella raffineria di Sannazzaro, ha depositato una denuncia alla Procura della Repubblica di Milano per la situazione di elevato rischio legato all’impianto. Successivamente, si deposita un altro esposto alla Procura della Repubblica di Pavia.

Per accendere l’attenzione sulla questione, l’Osservatorio Nazionale Amianto sta organizzando un incontro con cittadini ed istituzioni. Si terrà proprio a Sannazzaro dei Burgondi per il prossimo 14 gennaio.


“L’Ona rivolge un appello al Presidente della Repubblica affinché si garante della salute della popolazione. Se si dovesse perseguire con l’intenzione di realizzare la discarica, oltre all’azione giudiziaria, l’Ona inizierà una lotta gandhiana non violenta attraverso il coinvolgimento delle popolazioni. Mi aspetto che la petizione venga firmata da tutti i cittadini coinvolti”.

Si inoltra la petizione al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri dell’Ambiente, del Lavoro e della Salute. Lo scopo è adottare nell’ambito delle rispettive competenze le necessarie e doverose misure rispettose prima di tutto della Carta Costituzione e poi delle Direttive Comunitarie.

Seminario su amianto: responsabilità civili e penali

Comitato ONA Taranto, Seminario su amianto
ILVA-Taranto

L’Osservatorio Nazionale Amianto insieme al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e alla Scuola Forense di Taranto, organizza a Taranto un seminario su “Amianto, responsabilità civili e penali” per le figure professionali della giustizia sul complesso tema delle norme in materia di amianto.

L’incontro riguarda nello specifico l’ Accertamento dell’esposizione ad amianto con relative responsabilità civili e penali  e le proposte di legge per la modifica normativa in materia di prescrizioni e decadenze rispetto agli esposti all’amianto”.

Seminario su amianto: responsabilità civili e penali

Si terrà sabato 17 dicembre a partire dalle ore 9.00 nella Sala Avvocati del Tribunale di Taranto. L’evento è valido per il conseguimento di 5 crediti formativi.

Già nel mese di ottobre, l’Ona è stata impegnata in una maratona pugliese. Oggi ritiene di rafforzare la sua presenza su un territorio che sta pagando un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento ambientale.

I morti per mesotelioma nella città di Taranto, tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale.

Si tratta di 121 morti solo di mesotelioma, di cui 99 uomini e 22 donne.

Tenendo conto che l’Italia ha una popolazione di circa 60 milioni di abitanti e che ogni anno vengono censiti 1.500 mesoteliomi. Secondo i calcoli si dovrebbe rilevare un caso di mesotelioma ogni 40/50.000 abitanti.

A Taranto, che ha una popolazione di 200mila abitanti, dovrebbero quindi verificarsi 4/5 casi di mesotelioma l’anno. Mentre i numeri drammatici parlano di circa 20 casi, con un’incidenza, quindi cinque volte superiore all’attesa.

L’evento di sabato 17 dicembre è articolato con relazioni che avranno ad oggetto i diversi profili (penale, civile e previdenziale) in relazione alla problematica dell’esposizione lavorativa ed ambientale ad amianto e ad altri cancerogeni.

I temi del seminario amianto: le responsabilità

Al centro del dibattito, innanzitutto, emergono i temi specifici. Legati alle modalità di accertamento tecnico dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze tossico-nocive, come cancerogeni e mutageni. Inoltre, sono approfonditi i diversi profili di indennizzo e risarcimento dei danni che possono essere attivati sia in sede amministrativa sia in ambito civile e penale.

Verranno affrontate tali problematiche anche in chiave di prepensionamento e/o rivalutazione delle prestazioni pensionistiche. Particolare riferimento si farà difatti alle ultime tendenze giurisprudenziali della Suprema Corte. In ordine a decadenza triennale e/o per mancato deposito della domanda all’INAIL ed anche alla prescrizione decennale.

Sarà posta attenzione inoltre alle metodologie per l’accertamento dell’origine professionale delle patologie anche non tabellate, nonché a quelle per il riconoscimento delle relative prestazioni.

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Programma di responsabilità civile e penale

Ing. Giulio Pinto, in primo luogo, CTU del Tribunale di Taranto, si occupa delle modalità di accertamento dell’esposizione ad amianto e ad altri agenti tossico-nocivi e cancerogeni; in particolare, il suo contributo tecnico risulta fondamentale nella ricostruzione dei contesti di rischio.

Avv. Ezio Bonanni, inoltre, è esperto in malattie professionali e da esposizione ambientale ad agenti tossico-nocivi; di conseguenza, opera nell’accertamento del nesso causale in ambito penale, civile e previdenziale, occupandosi anche della quantificazione dei danni.

Dott.ssa Vilma Gilli, successivamente, GIP presso il Tribunale Penale di Taranto, approfondisce il tema della responsabilità penale derivante dall’esposizione ad amianto e ad altri agenti tossico-nocivi e cancerogeni, ponendo l’accento sulle ricadute giuridiche delle omissioni.

Dott.ssa Ilaria Casu, infine, Magistrato presso il Tribunale Civile di Bari, tratta i danni da esposizione a uranio impoverito; a tal fine, analizza sia l’accertamento del danno sia i diversi profili di responsabilità, oltre alle prestazioni previdenziali connesse.

Avv. Giovanni Gentile (il diritto alle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto).

Dott. Cosimo Magazzino, Giudice del lavoro presso il Tribunale di Taranto, (decadenza e prescrizione in materia di benefici contributivi per esposizione ad amianto e altre prestazioni pensionistiche e/o previdenziali).

Modalità per la partecipazione degli avvocati all’evento formativo.

L’evento si svolgerà in Taranto, presso la Sala Avvocati, se concessa dall’Ordine. Avrà la durata di 4 ore ed è a titolo gratuito, con la disponibilità di 150 posti.

Iscrizione al seminario amianto sulla responsabilità

Per l’iscrizione è necessario inoltrare una richiesta all’associazione all’indirizzo e-mail osservatorioamianto@gmail.com.

Amianto all’ex Velodromo, tutti assolti

Amianto all'ex Velodromo

Eur, Amianto all’ex Velodromo: per Tribunale di Roma non c’è reato

Dunque non c’è alcun colpevole per la nube di polvere di amianto che si è sprigionata il 24 luglio del 2008 quando l’ex velodromo dell’Eur esplose, allargandosi su tutto il quadrante sud della capitale.

“Non comprendiamo le ragioni dell’assoluzione – dichiara l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – in ragione della effettiva sussistenza del fatto materiale e del rischio che tali condotte hanno determinato, con lesione di interessi penalmente protetti. Soprattutto, non si possono comprendere le ragioni della formula assolutoria il fatto non sussiste. La nostra associazione formulerà istanza al PM e al Procuratore Generale perché impugnino la sentenza assolutoria” 

Amianto all'ex Velodromo

La vicenda: amianto all’ex Velodromo

Comincia tutto il 24 luglio 2008, giorno in cui la struttura costruita per le Olimpiadi del Sessanta, venne fatta implodere con 120 chili di tritolo. L’esplosione fece saltare in aria quattro tonnellate di materiale contenente amianto.

La demolizione dell’impianto dell’ex Velodromo

La demolizione dell’impianto era stata decisa sotto la giunta del sindaco Gianni Alemanno. Nel progetto dell’Eur Spa si prevedeva la costruzione di una parco acquatico, la così detta Città dell’Acqua. Ma i lavori non sono mai partiti. I comitati di cittadini denunciarono che unico scopo della demolizione era ottenere il cambio d’uso della struttura per poi edificare otto palazzine residenziali.

Il processo per l’amianto all’ex Velodromo

Dopo alcuni anni di indagini si arrivò al rinvio a giudizio di Filippo Russo, unico imputato, sul cui capo pende l’accusa di disastro ambientale. Il processo iniziò il 12 febbraio 2013.

“L’esplosione del velodromo, incauta, ha determinato l’esposizione ad amianto di circa 10mila cittadini romani, che si sarebbe potuta e dovuta evitare, poiché per i prossimi venti, trenta e quarant’anni, c’è il rischio di insorgenza delle classiche patologie asbesto correlate, tra le quali il tumore polmonare e il mesotelioma”, spiega l’avvocato Ezio Bonanni, che per primo presentò l’esposto in Procura.

Leucemia. “Non c’è posto per il trapianto”.

Leucemia

di Valentina Renzopaoli

Malata di leucemia chiede i danni agli ospedali che l’hanno curata

La vita appensa ad un filo, una malattia resistente a tutto, la Leucemia. La speranza fiaccata da anni di cure e il dubbio, atroce, che chi avrebbe potuto e dovuto fare qualcosa, abbia trascurato il proprio compito, soprasseduto al proprio dovere o, peggio, “usato” la situazione per interesse.

Eleonora

Ha 31 anni, un quarto dell’esistenza trascorsa da un’ospedale all’altro, una laurea in Giurisprudenza in tasca, una voce da bambina e una forza da vera guerriera. Da oltre sette anni è malata di leucemia linfoide acuta. Dopo una lunghissima odissea ha intrapreso una causa civile nei confronti del Policlinico Umberto I e dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. Le motivazioni: “negligenza e imprudenza e imperizia” e per “perdita di chance”, e per chiedere l’integrale risarcimento di tutti i danni subiti, patrimoniale e non patrimoniali.

L’incubo della leucemia

Inizia nel 2009 quando le viene la malattia: Eleonora si affida al reparto di Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma, dove viene immediatamente ricoverata per cominciare il protocollo terapico previsto per la sua patologia. Quasi quattro anni di cure durissime comprensivi di cicli di radioterapia al cranio e chemioterapia.

La vita di Eleonora viene sconvolta

Nell’agosto del 2012, alla fine del protocollo di cura, si accende una speranza: la malattia si conferma in remissione.
Eleonora tenta di riprendere le fila della sua giovanissima esistenza, ma non passa nemmeno un anno e, nel maggio 2013, dopo uno dei consueti controlli mensili piomba di nuovo nel buio.

Viene nuovamente ricoverata presso l’Umberto I, dove l’esito di una tac avrebbe rivelato la presenza di cellule leucemiche anche nell’ovaio sinistro. Le fanno la biopsia ma l’esito di questo esame le rimarrà sempre sconosciuto.

La ragazza racconta: “Torno in ospedale ma per quindici giorni, in attesa del responso della biopsia, rimango in regime di mantenimento senza iniziare il protocollo”.

L’avvio della chemioterapia

L’obiettivo è quello di ridurre la presenza del “mostro” per consentirle, presumibilmente, di effettuare il trapianto di midollo osseo. Ma, alla fine della terapia, una complicanza epatica le impedisce di essere sottoposta all’intervento. Per fortuna però le cure hanno fatto effetto ed Eleonora sembra stia meglio. La ragazza prosegue quindi l’iter terapico con chemioterapie di mantenimento in regime ambulatoriale.

Leucemia

Arriviamo così all’inizio 2015: la ragazza è tenace e riesce persino a trovare un lavoro nonostante la leucemia

Poi a maggio la terza ricaduta, terribile ed estenuante. Dai medici del Policlinico Umberto I arriva la proposta inaspettata: “Mi propongono di sottopormi ad una cura sperimentale immunoterapica che utilizza cellule killer per attaccare le cellule malate. Mi dicono che gli effetti a lungo termine sono ancora in parte sconosciuti e io in un primo momento non accetto. Ma poi, presa dallo sconforto, non vedendo altra soluzione dico di sì. Mi spiegano che si tratta di una “terapia ponte” necessaria per far regredire la malattia e arrivare finalmente al trapianto. Lo scrivono anche nella relazione clinica”.

L’odissea della malattia riparte

Dopo il primo ciclo arrivano i risultati, la malattia è in regressione. Si procede con il secondo ciclo e a metà del percorso Eleonora inizia a chiedere informazioni sul trapianto. Ma nessuna risposta: “Aspetto ancora ma solo silenzio, poi riesco a parlare con la trapiantologa alla presenza delle ematologhe che mi avevano in cura e della psicologa “.

Ed ecco la rivelazione choc

“La risposta tanto attesa è: per il trapianto non c’è posto”. Rimango allibita. Sapevo che c’erano almeno due donatori compatibili con me al 90%. La posizione dell’ospedale era inspiegabile, soprattutto alla luce del fatto che la scelta di assumere un farmaco sperimentale, era stata dettata esclusivamente dalla prospettiva di arrivare al trapianto”.

Eleonora, malata di leucemia tra incertezza e disperazione

Ma ancora una volta reagisce: cambia ospedale per effettuare più velocemente il trapianto. Entra al Santa Maria della Misericordia di Perugia per il trapianto di midollo da genitori. La mamma e il papà di Eleonora si sottopongono ad uno screaning completo, una miriade di analisi per un valore di circa 2mila euro. Ma anche in questo caso, il tempo passa. Dell’operazione nessuna notizia.

“Cresce in me il terrore che la malattia torni, arriviamo al mese di dicembre e sono ancora scoperta dai farmaci. Infatti il 14 gennaio le analisi dicono che la malattia è tornata. Sono sul punto di mollare, non ce la faccio davvero più, dopo anni di tentativi la malattia è sempre lì, resistente a tutto ed io non vedo più via d’uscita”.

L’ultima spiaggia: il San Raffaele di Milano

Costretta ad una potentissima chemioterapia per contrastare la leucemia, che provoca effetti collaterali di ogni tipo, lo scorso primo settembre Eleonora viene finalmente sottoposta a trapianto. E’ il papà a donargli le cellule del suo midollo. Ora lotta contro la leucemia cercando di superare la fase post operatoria.

“Avrei potuto fare il trapianto molto prima e avere più chance di vivere. Mi hanno costretta a perdere tempo con una malattia con la quale il tempo non si può perdere. Una malattia così grave non può essere trattata come un’influenza”.

Perdita di chance per la mancanza del trapianto, negligenza e imprudenza in perizia. Con questa motivazione il legale di Eleonora, l’avvocato Ezio Bonanni, ha notificato una richiesta di risarcimento danni in sede civile nei confronti del Policlinico Umberto I di Roma e dell’ospedale Santa Maria della Misericordia.

Abbiamo agito in sede giudiziaria con richiesta di risarcimento dei danni per perdita di chance: aver temporeggiato e inizialmente negato un posto, ha fatto aggravare le condizioni di salute della paziente”, spiega l’avvocato Bonanni. “Ulteriore azione di risarcimento danni è per la violazione del Codice di Deontologia Medica (artt. 33 e 35) e in particolare del diritto del paziente ad essere esattamente informati e per l’acquisizione del consenso informato”.