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Taranto: strage amianto Marina Militare, 8 indagati

strage Amianto Marina Militare Vittorio Veneto

Il GIP di Taranto: Strage amianto Marina Militare. Così nel provvedimento del GIP Dott. Benedetto Ruberto. Disposta l’iscrizione nel registro degli indagati di Alti Ufficiali della Marina Militare Italiana.

Perché strage amianto nella Marina Militare?

In Marina Militare, per lungo tempo, fino all’entrata in vigore della L. 257/92, è stato utilizzato amianto. Solo dopo i primi anni 2000, hanno avuto inizio le bonifiche. Mentre, in precedenza tutti i dipendenti, compresi gli operai civili, hanno subito esposizione ad amianto, e anche a radiazioni ionizzanti.

Ne sanno qualcosa le vittime e anche le vedove e gli orfani. Tant’è vero che nella più recente sentenza della Corte di Appello di Venezia, III Sez. Pen. n. 2512/2022, si fa riferimento anche a questo carteggio c.d. “riservatissimo“. Infatti, proprio nella rubrica “Amianto News“, fu pubblicato questo carteggio.

Amianto: Marina Militare e Incrociatore Vittorio Veneto

Non solo mesotelioma ma anche tumore del polmone, asbestosi, ed altre neoplasie. Ancora, 570 mesoteliomi già nel 2015. È solo la punta dell’iceberg di una strage amianto nella Marina Militare Italiana. Nel tempo abbiamo ricevuto altre segnalazioni, per cui la strage prosegue. Infatti, proprio la Vittorio Veneto, la nave ammiraglia, era quella che risultava tra le più contaminate.

L’8 giugno del 2021, questa unità navale, con all’interno l’amianto, in parte già rimosso, è uscita dal Ponte girevole di Taranto. I sacchi con l’amianto era stati lasciati all’interno della nave. Aveva come destinazione la Turchia, lì è stata demolita, le componenti riciclate.

Procura di Taranto: chiesta l’archiviazione. Rigetto del GIP

Stranamente, e per la seconda volta, la Procura della Repubblica di Taranto aveva chiesto l’archiviazione per gli Alti Ufficiali della M.M.

Ma come è possibile che con centinaia di decessi per amianto si continui a cercare di negare la realtà? Come è possibile che l’Ufficio del Pubblico Ministero presso la Procura di Taranto chieda di gettare un velo su questi fatti?

Eppure, è recente la sentenza di condanna della Corte di Appello di Venezia n. 2512 del 2022, per omicidio colposo. Con questa sentenza, la condanna degli imputati è estesa anche al Ministero della Difesa, come responsabile civile, per i danni da reato.

Per cui, preannuncio fin da ora, che l’Osservatorio Nazionale Amianto e tutte le vittime ed i loro familiari si opporranno a qualsiasi colpo di spugna. La Giustizia è fondamentale, anche per evitare che questa situazione si perpetui.

Indagine Marina Militare Taranto e Vittorio Veneto

Il GIP ha fatto riferimento a:

  • Capitano di Vascello e Capo dello Stato Maggiore presso il Comando Marittimo Sud;
  • Capitano di Vascello e Capo dello Stato Maggiore presso il Comando Marittimo Sud;
  • Ammiraglio di Divisione e Comandante Marittimo;
  • Capitano Vascello e Capo Ufficio Presidio;
  • Capitano di Fregata e Capo Sezione Supporti;
  • Ammiraglio di Squadra e Comandante Marittimo;
  • Capitano di Fregata e Capo Sezione Supporti;
  • Capitano di Fregata e Capo Sezione Supporti.

Ipotesi di reato: disastro ambientale (434 e 449 c.p.)

Rosa Cavallo e Pasquale Maggi hanno esposto i fatti alla Procura della Repubblica di Taranto. Pasquale Maggi, volontario dell’Osservatorio Nazionale Amianto, assistito proprio da me, Avv. Ezio Bonanni e dal mio team legale, l’Avv. Maria Luisa Grecco e l’Avv. Marika Marcantonio: camminare insieme per la Giustizia. E non solo! Perché speriamo che finalmente la base dei militari di Taranto possa essere definitivamente bonificata.

La Vittorio Veneto con il suo carico di morte è stata una bara per i militari della Marina. Finalmente quella che fu la nave ammiraglia della Marina Militare Italiana è stata radiata.

Ora rimane la triste contabilità, macabra, del numero di coloro che hanno subito infermità. In termini tecnici si fa riferimento a causa di servizio. Purtroppo, molti altri riceveranno brutte notizie. Non solo, ma anche le mogli. È il caso del Luogotenente Mastrovito Leonardantonio, e della moglie Sig.ra Paola Maria Santospirito.

Strage amianto Marina Militare: si ammalano anche le mogli

La storia del Luogotenente Mastrovito Leonardantonio è emblematica: si è ammalato di asbestosi e di altre malattie gravi.

La Marina ha riconosciuto solo l’asbestosi, con il 50%, però intanto lo ha riformato. Posto nella riserva. Nel frattempo si è ammalato di cancro. La Marina Militare ha negato di essere responsabile di questo cancro e a Lecce il TAR aveva dato ragione alla Forza Armata. Ma come è possibile negare questa responsabilità?

La Sig.ra Paola non si è data per vinta, e ha coadiuvato il marito il quale ha ricorso al Consiglio di Stato, e ha ribaltato la sentenza condannando la Marina Militare. Eppure la Sig.ra Paola Santospirito, purtroppo, si è ammalata.

Strage amianto Marina Militare: nanoparticelle e radiazioni

Infatti, la Sig.ra Paola ha nel sangue le nanoparticelle di traccianti radioattivi e metalli pesanti contenuti negli abiti del marito. Questi tornava a casa, dopo aver lavorato nella Vittorio Veneto ancorata a Taranto.

Le indagini tossicologiche hanno confermato che la Sig.ra Paola Santospirito ha nel sangue questi materiali cancerogeni e tossici utilizzati dalla Marina Militare.

Paola Santospirito: moglie di militare malata di asbestosi

La Sig.ra Paola Santospirito non si dà per vinta e chiede che i fatti siano portati a galla. Infatti, secondo la Sig.ra Paola Santospirito, “tutte le vittime devono essere risarcite in vita e non in morte“. Sono d’accordo con Paola.

La sorte non è stata benevola con lei. Così Paola descrive la sua vita: “che colpa ho se ho sposato un luogotenente della Marina Militare? Perché questi uomini debbono essere uccisi con l’amianto? Mio marito si è ammalato di asbestosi e purtroppo anche a me è stata diagnosticata l’asbestosi“.

Questo non è giusto“, dichiara Paola. “Ho due figli e rischiano di rimanere orfani”. “E’ una vera vergogna“, così il pensiero di Paola Santospirito.”Uno Stato che ancora persevera nel non riconoscere i diritti delle vittime e nega l’evidenza“.

Nicola Panei e l’amianto anche nell’Aeronautica Militare

La strage amianto sussiste anche per quanto riguarda l’Aeronautica Militare. Ne sa qualcosa Nicola Panei, Maresciallo Aiutante del Servizio Antincedi dell’Aeronautica Militare italiana. Ora pure lui ha l’asbestosi, ed anche lui stigmatizza il comportamento delle Forze Armate, perché non è stata tutelata la sua salute.

Per questi motivi Nicola Panei ha pure lui cominciato una battaglia giudiziaria che ormai va avanti da anni.

Antonio Dal Cin e strage amianto Guardia di Finanza

La strage amianto colpisce tutte le Forze Armate, e anche il Comparto Sicurezza. L’appuntato scelto Antonio Dal Cin ha ricevuto la diagnosi di asbestosi che è stata riconosciuta per causa di servizio.

Ha chiesto anche il riconoscimento dello status di vittima del dovere dell’asbestosi amianto della Guardia di Finanza. Anche in questo caso, la Guardia di Finanza ha negato che ci potesse essere lo status di vittima del dovere. Anzi, la strategia è stata ancora più arguta perché il militare è stato posto a riposo con una inabilità al 100% e allo stesso tempo riconosciuto al 5%.

Strage amianto Forze Armate: tutele legali

Ma come è possibile questa discrasia? Questo mi chiedevo quando ho ricevuto l’incarico di difendere Antonio Dal Cin. Ho accettato il mandato anche se ne ho intuito gli effetti non certo piacevoli di chi si scontra con i poteri forti. Eppure abbiamo ottenuto giustizia, anche se faticosamente.

Tribunale di Latina condanna il Ministero delle Finanze

Il Tribunale di Latina in funzione della Magistratura del Lavoro ha condannato il Ministero delle Finanze. L’invalidità di Antonio Dal Cin non è il 5% ma il 50%. Per questi motivi, c’è stata una condanna secca. Il Ministero ha tentato di non applicare la sentenza ed è per questo che ho pignorato gli importi al Ministero della Difesa.

Ma come è possibile“, osserva Antonio Dal Cin, “che il Ministero si ostini a non pagare gli importi nonostante la condanna del Tribunale?“.

Per questo giustizia è fatta.

Appello per la bonifica amianto Marina Militare

Antonio è ormai il punto di riferimento dei finanzieri dell’ONA che chiedono giustizia per le vittime. Non solo, fondamentale è la bonifica, applicare il principio di precauzione, questo uno dei cardini dell’azione di Antonio. Un eroe civile più che un eroe militare.

Eppure le Istituzioni lo hanno bistrattato ed emarginato. “Non ci arrenderemo mai“, così la cifra morale del giovane finanziere che già, poco più che 40enne, fu colpito dalla fibra killer.

Strage amianto Marina Militare: l’azione dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto, che da tempo denuncia la strage nelle Forze Armate, compreso l’Esercito e l’Aeronautica Militare, continua la sua azione.

Il contrasto è anche per quanto riguarda il rischio amianto e altri cancerogeni nella Marina Militare Italiana che continua a navigare nell’amianto. Un mare di amianto, quello della Marina Italiana.

Marina Militare amianto: vittime del dovere

In ogni caso, insistiamo perchè le vittime amianto Marina Militare siano riconosciute vittime del dovere. Purtroppo, dobbiamo insistere sempre con i ricorsi giudiziari, nonostante questo diritto sia stato riconosciuto con l’art. 20 della L. 183 del 2010. Sono centinaia le sentenze di condanna del Ministero, perchè non ha riconosciuto queste vittime.

Strage amianto: Marina militare condanna per i vertici

L’amianto in Marina Militare ha provocato più decessi che in quelli di tutte le guerre di indipendenza.

Si tratta di “vittime della pace”, così definite da Antonio Dal Cin. La recente sentenza della Corte di Appello di Venezia, contiene un duro atto di accusa nei confronti dei vertici della Marina Militare Italiana.

Strage amianto Marina Militare: condanne in sede civile

Continuiamo la nostra azione di giustizia. Infatti, con la costituzione di parte civile, anche il Ministero è stato condannato a risarcire tutti i danni (responsabile civile).

Ci sono poi le condanne in sede civile: Tribunale di Roma, II sez. Civ., sentenza 17002/21; Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza 7951/2020 pubblicata il 01/06/2020 a definizione del proc. n. 16970/2016 RG; Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza 11030/2021; Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza 12687/2022; Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza 19194/2022.

Marina Militare: tutela rischi danni alla salute

La Marina Militare Italiana ha svolto e svolge un ruolo fondamentale a difesa delle istituzioni democratiche. La stessa nave ammiraglia Vittorio Veneto prima di essere radiata nel 2006 dal naviglio militare. Si tratta della seconda unità che assume questa denominazione, dopo la corazzata Vittorio Veneto, impiegata nella Seconda Guerra Mondiale.

Tra i rischi, anche le radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, il benzene, i solventi, e tanti altri agenti. Per i militari sono rimasti in vigore le norme sul riconoscimento della causa di servizio. Per cui, occorre chiedere il riconoscimento della causa di servizio in caso di infermità, occasionate dal servizio (art. 64 del DPR 1092 del 1973). In questo modo, si potrà ottenere anche la pensione privilegiata.

ONA e costituzione di parte civile a Taranto

L’ONA si costituirà parte civile nel procedimento penale in caso di rinvio a giudizio. Ma proseguiranno anche le azioni civili.

Innanzitutto il riconoscimento della causa di servizio, e poi di riconoscimento dello status di vittima del dovere. Quello delle vittime del dovere è un riconoscimento fondamentale.

In questo modo si ha diritto, oltre che alla speciale elargizione, anche allo speciale assegno vitalizio e all’assegno vitalizio mensile. Questi riconoscimenti sono fondamentali anche per ottenere il risarcimento del danno. Le sentenze anche in sede civile hanno cristallizzato i fatti. Questi accertamenti con la condanna della Marina Militare Italiana sono i precedenti fondamentali per ottenere la tutela vittime amianto Marina Militare.

Tutela legale vittime strage amianto Marina Militare

Il risarcimento danni a carico del Ministero della Difesa è molto importante, perché permette di avere un quadro chiaro delle responsabilità. È importante che le vittime agiscano perché anche in caso di decesso gli importi sono erogati ai familiari. Il risarcimento per i familiari, eredi vittime del dovere, è fondamentale.

L’azione dell’ONA prosegue anche grazie all’impegno di Antonio Dal Cin, Paola Maria Santospirito, Nicola Panei, ed altri. Ricordiamo anche l’esempio eroico del Col. Carlo Calcagni, e ancora di Lorenzo Motta.

Benedetto XVI: l’ultimo Papa della trascendenza

Benedetto XVI
foto di Benedetto XVI

Omaggio a Benedetto XVI, una figura poco compresa che ha cercato di ripristinare la cristianità delle origini e il concetto dell’inviolabilità del sacro.

Benedetto XVI e la profezia di Malachia 

Nella Profezia di Malachia, testo attribuito a San Malachia, arcivescovo di Armagh (vissuto nel XII secolo), si indica una lista dei Papi che dal 1143 si sarebbero succeduti alla guida della Chiesa.

In 112 brevi frasi scritte in latino, sono riportati attraverso metafore, altrettanti Pontefici.

L’elenco cita, quale 111 Papa, colui che “dice bene”, “benedetto” (riferimento al nome scelto dal Papa emerito?), indicato come “gloria olivae”. 

Profezia a parte, Papa Ratzinger, rappresenta per certi versi un tassello importante tra passato e presente della Chiesa.

Benedetto XVI: difensore della tradizione inviolabile del sacro

Ratzinger, uomo di grande levatura spirituale, si rifaceva in maniera ortodossa al mistero originaleracchiuso nella tradizione cattolica.

Auspicava che il Vaticano fosse esclusivamente il detentore del potere spirituale e che il Pontefice “pontifex” (pontem facere),costruttore di ponti”, fosse pertanto un ponte tra il mondo terreno e spirituale. 

Era un fine teologo, che non si piegava alle “rivoluzioni colorate” tanto in voga oggi, né alle alleanze politiche. Egli voleva riportare la trascendenza all’interno della Chiesa, il divino nella terra. Sentiva la necessità di ricreare una chiesa “piccola”, che doveva ripartire dal punto zero, dalle origini, per ritrovare sé stessa. 

Concetti che probabilmente, all’interno del Vaticano, risultavano scomodi, all’esterno, anacronistici. 

Papa Ratzinger non era ben visto o forse non capito per questa peculiarità. Il suo “ritiro” dalle scene ha dato adito a ogni sorta di speculazione. Poi, la novità: l’elezione di Bergoglio, avvenuta il 13 marzo 2013.

La Chiesa stravolta

L’ elezione di Papa Francesco ha colpito positivamente un po’ tutti. Avere un nuovo Papa “alla mano”, innovativo e rivoluzionario, è piaciuto alle masse.

Francesco ha cominciato a scardinare delle cose vetuste, che i più hanno interpretato come un necessario rinnovamento, per andare al passo con i tempi. 

Un bel salto avanti rispetto al suo predecessore? Bella domanda. In realtà, Bergoglio non si è limitato a utilizzare un linguaggio nuovo, più fresco e moderno. Ha deciso di modificare parte della ritualità sacra.

Dal “padre nostro”, cambiato in qualche punto, alla scelta di non inginocchiarsi davanti all’altare e all’ostia consacrata, per fare qualche esempio.

Senza voler “pontificare”, su tali decisioni, mi preme più che altro sottolineare l’importanza del rito, del mistero e della sacralità all’interno della messa, che è (missa factum es, qualcosa che viene immesso dall’alto ). Concetti tanto cari a Benedetto XVI.

Le basi del cristianesimo: il lavoro del teologo Ratzinger

Ratzinger è stato definito “un fine teologo”, concentrato sulla via della conoscenza. Cosa vuol dire? 

La sua teologia (theos, Dio – logos – parola) non era solo un discorso su Dio. La sua ricerca partiva da assunti archetipici reali, che portavano alla comprensione della vera natura divina, per far capire la similitudine con il divino stesso. 

Se il vero cristianesimo, la vera via cristiana, affonda le basi nel segreto e nel mistero della rivelazione, la tradizione religiosa, “la filosofia perenne” si chiama così perché è perenne.

Il divino è fisso e immutabile

Dio, per come ci è stato tramandato dal Logos è: divino, eterno, assoluto e immortale.

Queste sono quattro leggi assolute, che non si possono cambiare. Sono state generate da una conoscenza divina.

Come si può pensare di mutare le regole di una religione dettate da un essere divino? Il misticismo non si può toccare, in qualsiasi sua forma!

Ratzinger ha tentato di far rispettare quelle leggi divine e trascendentali che stanno alla base della nascita della Chiesa.

Aveva raggiunto un livello di interiorizzazione tale, da essere un “talismano fisico”, un ponte del divino trasmuatato tramite l’amore. 

Temendo per le sorti della Chiesa, la definiva «una barca che sta per affondare», travolta dalla tempesta del relativismo, figlio della modernità. 

Per salvarla, auspicava un ritorno al passato, al pre-Concilio (e al pre ‘68), anzi al Concilio interpretato secondo «l’ermeneutica della continuità», incanalandolo sui sicuri binari della tradizione. 

Benedetto XVI e il futuro della Chiesa 

Con la morte di Ratzinger si è spenta una delle luci più brillanti, un’anima alta dalla emanazione molto potente.

Cosa accadrà alla Chiesa adesso? Si spaccherà, ci sarà uno scisma? 

Confondere il divino, il politico e il sociale è un bene? 

Di sicuro, senza trascendenza la Chiesa non va da nessuna parte.

Di sicuro c’è anche che la Chiesa è rimasta orfana di un leader che ha avuto un ruolo centrale.

(foto dalla pagina Fb Benedetto XVI)

Mesotelioma ambientale da amianto, crescono le domande

mesotelioma ambientale, paziente
mesotelioma ambientale, paziente

Mesotelioma ambientale. Il mesotelioma, tumore della pleura, causato dall’amianto, non colpisce purtroppo soltanto i lavoratori o ex lavoratori che sono stati in contatto con l’asbesto. Sono, infatti, in crescita le domande per ottenere la somma disposta dal Fondo per le vittime amianto, per chi ha avuto un’esposizione ambientale, vale a dire non sul posto di lavoro, ma perché per esempio viveva ad una distanza ravvicinata da una copertura in eternit. O vicino ad una fabbrica dismessa in cui si utilizzava questo minerale killer, non bonificata.

Mesotelioma ambientale, il “Fondo per le vittime amianto”

Spesso è difficile capire quando e per quanto tempo sia stato esposto chi si ammala di mesotelioma ambientale. Questo a causa della lunga latenza tra l’esposizione e la manifestazione della malattia, che in media è di 30 – 40 anni.

La Legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha comunque istituito presso l’Inail il “Fondo per le vittime dell’amianto”. A chi viene colpito da questa malattia spetta una somma una tantum che fino al 2022 era di 10mila euro, aumentata a 15mila nel 2023. Un piccolo aiuto per il paziente e per la sua famiglia, perché non sia lasciato completamente solo dopo una diagnosi così difficile da accettare.

Bonifiche fortemente in ritardo

Le domande, inoltre, crescono e non cesseranno nei prossimi anni perché, come ha spiegato più volte il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, le bonifiche sono fortemente in ritardo. Più passa il tempo, inoltre, più i materiali nei siti contaminati si deteriorano diventando ancora più pericolosi perché il cemento perde il suo potere aggrappante e le fibre si disperdono più facilmente nell’aria.

Il fenomeno amianto può essere approfondito consultando l’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Qui sono anche spiegate le varie tecniche di bonifica necessarie per fermare la strage silenziosa. L’Ona ha anche realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

Le conseguenze dell’uso indiscriminato dell’amianto, quando già era nota da tempo la sua cancerogenicità, sono sotto gli occhi di tutti. I numeri delle patologie asbesto correlate, come dimostra l’ultima analisi statistica del’INAIL, sono in crescita.

Mesoteliomi ambientali, i numeri dell’Inail

Per quanto riguarda più specificamente i mesoteliomi ambientali, al 15 settembre 2022, sono giunte all’Inail 2.706 richieste di prestazioni con anno prima diagnosi 2015-2021. Escludendo l’anno di prima diagnosi 2015, dove sono collocati anche i malati con diagnosi antecedente al 1 gennaio 2015 ancora in vita che hanno presentato la richiesta di prestazione nel 2015, e l’anno 2021 non ancora consolidato, mediamente sono pervenute poco più di 340 istanze l’anno. In aumento: nel 2018 sono state 352, nel 2019 invece, 361.

In Lombardia, la regione più colpita, tra il 2015 e il 2021 le richieste sono state 950, circa 160 in media all’anno (nel 2021 c’è stato un incremento, con ben 269 istanze). La maggior parte è stata accolta o è in fase di istruttoria, mentre nel caso di quelle respinte (224 in Lombardia), circa la metà passa da “malattia non professionale” a “malattia professionale”.

Dopo 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’amianto il fenomeno è ancora, purtroppo, attuale. Anche l’Inail la considera tale e sta, quindi, continuando a lavorare alle statistiche per fornire informazioni puntuali e risposte ai pazienti. Ancora molto c’è da fare, certamente, soprattutto a livello di risarcimenti.

De Andrè: il suo “Giudice” siamo noi

de andrè, foto in bianco e nero
de andrè, foto in bianco e nero

Ricordate la celebre “poesia” di Fabrizio De Andrè, “Un giudice”? Ad analizzarla bene, non possiamo che ritrovarci in tutto e per tutto nella sua descrizione.

De Andrè canta il “ Un giudice” 

De Andrè non era solo un cantautore, per molti è tuttora un patrimonio di riflessioni, valori e ideali intramontabili.

Con lue sue liriche sottili e altamente poetiche si è occupato di temi attuali. Dalla denuncia della guerra al carcere, dall’ipocrisia piccolo-borghese alla prostituzione, dalla droga ai drammi delle maggioranze e minoranze, dagli zingari ai popoli nativi, fino alla omo/trans-sessualità. 

Oggi ci soffermeremo sulla nota canzone un giudice”, scritta nel lontano 1971, anno della mia nascita.

Il personaggio in questione, era stato descritto nella raccolta “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters e nell’opera si chiamava Selah Lively. 

“Giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male”

Nel testo, De Andrè parla di un nano che, per utilizzare un termine moderno, veniva costantemente “bullizzato” per via della sua statura e per il suo aspetto fisico. La canzone narra anche di come, oltre ad essere preso in giro, il nano suscitasse anche la curiosità delle donne,  per via di quella credenza secondo cui i nani sarebbero più “dotati”. Scrive per l’appunto di una ragazza impertinente che vuole scoprire “quanto si dice intorno ai nani, che siano i più forniti della virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”. 

Covando odio per l’altrettanto odio ricevuto, non appena divenne giudice, il nano si vendicò, scatenando tutte le sue frustrazioni. 

Iniziò pertanto a sentenziare condanne a destra e a manca. “E allora la mia statura non dispensò più buonumore. A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore” e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, non conoscendo affatto la statura di Dio”. E noi?

Da De Andrè ai giudici attuali

Oggi, soprattutto con l’avvento di internet e dei social, tutti noi ci siamo trasformati in giudici, né più ne meno come il grottesco personaggio di Faber. Siamo espertissimi in ogni settore e, comodamente nascosti dietro le nostre scrivanie, non facciamo che sputare sentenze su chiunque. 

Magari non ci accorgiamo dell’inquilino del piano di sopra che sta massacrando la moglie. Quando siamo chiamati all’operatività, siamo come le tre scimmiette: non vediamo niente, non sappiamo niente, non parliamo. 

Oppure diventiamo come Giulio Andreotti nell’epico sketch di Massimo Troisi del 1990, quando diceva “Andreotti lo vorrei come padre. Perché è ingenuo, è buono. Sta da quarant’anni in Italia. Sono successi delitti, mafia servizi segreti deviati, stragi e non si è mai accorto di niente”.

In fondo, non siamo davvero giudici, non abbiamo il potere di infliggere pene reali. Giudichiamo con la tastiera, facciamo comunque del male, ma siamo anche noi ingenui e non lo facciamo con malafede.

Ci piace ergerci sulla cattedra. Niente più!

Perché godiamo a giudicare, come il nano di De Andrè?

Certo che, almeno antropologicamente, sarebbe interessante capire perché ci piace così tanto essere “giudici in terra” come il nanetto cattivo di De Andrè.

Una spiegazione?

Prendiamo in discorso alla lontana.

Se esiste Dio, non può che essere buono e non può che essere amore incondizionato. 

Non tanto perché sia interessato a noi. E non penso nemmeno che voglia metterci in fila nel giorno del “giudizio universale”, per separare buoni e cattivi.

E’ semplicemente che, avendo creato tutto, e se ci guardiamo intorno, ha generato delle belle cose, non può che amare i frutti della sua mente, il suo logos che si è materializzato. 

Avendo tutto, perché tutto è da lui generato, non soffre di invidia come il giudice di De Andrè, il quale era tormentato per il fatto di non avere qualcosa che avevano gli altri. 

L’odio è mancanza 

Concludendo, non si può che dedurre che l’odio, l’invidia, la vendetta e il relativo gusto intrinseco di giudicare, siano “figli della mancanza”. Il giudice, definito iperbolicamente con l’epiteto di “nano” da De André, diventa una carogna per il semplice fatto che gli altri “hanno ciò che lui non ha”. Si accanisce perché gli altri sono sempre stati carogne con lui e trova nella vendetta e nel giudizio l’unica cura possibile.

Un po’ come accade a tutti noi: perché, a pensarci bene, spesso nell’altro non vediamo ciò che non ci piace di lui, ma ciò che ci manca.

Mesotelioma amianto, nuove terapie

Pasquale Montilla mesotelioma amianto
Pasquale Montilla, mesotelioma amianto

Mesotelioma amianto. Pasquale Montilla, oncologo, impegnato nella cura delle vittime dell’uranio impoverito e di altre sostanze tossiche, tra cui l’amianto, alle quali sono stati esposti i nostri militari impegnati nelle missioni di pace all’estero, ma anche in alcune zone d’Italia.

Mesotelioma amianto, intervista a Pasquale Montilla

Nonostante i suoi molteplici impegni, Montilla, che dal 2020 è membro del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale amianto, ci ha concesso un’intervista per Il giornale sull’amianto. Il tema che gli abbiamo chiesto di approfondire in questo caso è relativo al mesotelioma e alle nuove terapie nel 2023 per affrontare il tumore sentinella dell’amianto. Dove c’è asbesto, infatti, l’incidenza di questo tipo di cancro aumenta, purtroppo, esponenzialmente.

Mesotelioma, 2000 casi in Italia nel 2020

I dati Airtum – Aiom (Associazione italiana registri tumori – Associazione italiana di oncologia medica), forniscono una stima per il 2020 di 2000 nuovi casi di mesotelioma maligno in Italia. Sulla base dei tassi di incidenza dei registri tumori italiani proiettati sull’intera popolazione italiana Istat. La stessa valutazione dell’Ona che aggiunge anche tutte le altre vittime delle patologie asbesto correlate, tra cui anche il tumore del polmone. Secondo l’Ona e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono infatti oltre 7mila l’anno le vittime dell’amianto. Il numero fornito dal VII rapporto ReNaM, sempre preso in considerazione, infatti esamina la sola rilevazione osservata, escludendo quindi le aree con dati mancanti.

La frequenza è maggiore tra gli uomini (circa 2/3 dei casi), verosimilmente a causa della più frequente esposizione ad amianto. L’incidenza in Italia è maggiore nelle regioni settentrionali e in particolare nelle aree dove è stato maggiore l’uso di amianto.

Per questo chiediamo al dottor Montilla, la sorveglianza sanitaria sui lavoratori esposta ad amianto è importante? Sappiamo che non è uniforme tra le diverse regioni, anche se sono state emanate linee guida dal Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato Regioni nel 2018.

La sorveglianza è fondamentale. Già uno studio Atom 002 che è stato presentato a Roma nel 18esimo Congresso nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dimostrò quanto fosse necessario attivare screening nelle aree a rischio e la riduzione del 50% della mortalità grazie a questo tipo di screening specifico. In particolare si tratta di una Tac a basso dosaggio per popolazioni accuratamente selezioniate. L’approccio di questo studio ha dimostrato nuove prospettiva per la sorveglianza.

Con quali esami va diagnosticato il mesotelioma amianto? Nel paziente con sospetto mesotelioma pleurico la toracoscopia è raccomandabile rispetto ad altre tecniche diagnostiche invasive?

Il mesotelioma va diagnosticato con un approccio multimodale, con diagnostica per immagini. Si parte con un’indagine radiologica di base e tomografie computerizzate. Per chi presenta delle placche allora si prevede una Tac toracica e addome e una toracoscopia video assistita.

Quest’ultima ci dà anche la possibilità di fare esami istologici per capire di quale tipo di mesotelioma parliamo. Una volta identificato il tipo di tumore della pleura si ricerca una strategia terapeutica, con altri tipi di esami, sempre secondo le linee guida.

Una volta avuta la diagnosi forse il primo pensiero del paziente è la possibilità di un intervento. La chirurgia è un’opzione e quale tipo lei consiglia?

Nel momento in cui diagnostichiamo un mesotelioma pleurico maligno abbiamo degli algoritmi clinici per valutare la possibilità di un approccio chirurgico o clinico. Oppure per valutare un intervento integrato non chirurgico, con trattamenti alternativi alla chirurgia. Che include i farmaci antiblastici integrati a radioterapia precauzionale o post chirurgica o in combinazione con altri farmaci.

I candidati alla chirurgia toracica sono da valutare attentamente. In particolare si deve prima comprendere la comorbidità del paziente e la sua riserva funzionale cardio -respiratoria. È importante, inoltre, rivolgersi a centri specializzati ed essere seguiti da un team dedicato.

Ci sono due strade che è possibile seguire, l’intervento di pleuro-pneumonectomia che prevede l’eliminazione del polmone, e quello di pleurectomia/decorticazione eventualmente estesa.

Non ci sono studi clinici che confrontino direttamente i due diversi approcci chirurgici. Però i centri internazionali stanno optando per la pleurectomia/decorticazione perché ha meno complicanze e le aspettative di sopravvivenza sono identiche.

Buoni risultati ha dato anche l’uso della chemioipertermia loco-regionale: un trattamento antitumorale basato sull’effetto combinato dei farmaci chemioterapici ad alta temperatura.

Dopo la chirurgia, poi è ipotizzabile una radioterapia adiuvante?

Sicuramente si, data anche la limitata tossicità del trattamento e la difficile gestione farmacologica del dolore da infiltrazione della parete toracica. Con diversi approcci, sempre a seconda dello stadio della malattia e delle condizioni cliniche del paziente. Le nuove opportunità terapeutiche per il mesotelioma pleurico maligno con natura istologica aggressiva e con assetto genomico eterogeneo prevedono una strategia terapeutica di precisione con approccio molecolare. Ogni paziente ha una sua approccio di valutazione genetica.

Per i pazienti, invece, per i quali non è consigliato un intervento chirurgico si può intervenire con la chemioterapia?

In pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno in stadio avanzato non operabile bisogna chiaramente optare un approccio chemioterapico. Esisteno approcci combinati con la chemioterapia a base di pemetrexed e platino. Farmaci utilizzati per il trattamento di prima linea non operabile, localmante avanzato o metastatico.

Quali sono, infine, i risultati delle ultime ricerche sul mesotelioma amianto?

Il salto di qualità nei trattamenti, che raddoppia la sopravvivenza mediana dei malati di mesotelioma, è stato l’ingresso dell’immunoterapia combinata. L’Aifa ha approvato nel 2022 per pazienti con la forma non epitelioide, la più aggressiva e insensibile alla chemioterapia, di due farmaci immunologici: nivolumab e ipilimumab. I ricercatori sono arrivati ad un risultato impensabile: l’aumento della sopravvivenza è di oltre il 20% a 5 anni dalla diagnosi.

È molto interessante perché è una combinazione di due checkpoint immunitari che hanno un meccanismo di azione sinergico per distruggere le cellule tumorali. L’ipilimumab favorisce l’attivazione e proliferazione delle cellule immunitarie, mentre il nivolumab aiuta le cellule T a scoprire il tumore amplificando la risposta immunitaria a lungo termine. Il futuro della cura è l’immunoterapia e la terapia genica.

Ci sono poi nuovi studi molto promettenti. Un approccio, per esempio, realizzato dal National cancer institute, che potrebbe ottenere risultati nelle persone con mesotelioma è l’uso di un idrogel applicato sulla superficie degli organi e sui rivestimenti delle cavità del corpo durante l’intervento chirurgico. Il gel contiene infatti microRNA (miRNA) – minuscoli tipi di RNA che possono bloccare la produzione di proteine – che vengono impacchettati come nanoparticelle e rilasciati per entrare nelle cellule tumorali, che rallentano la malattia. La ricerca è stata pubblicata su Nature.

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L’Avv. Bonanni ha approfondito il protocollo del Dott. Montilla, insieme alla psicologa clinica e appartenete al comitato tecnico-scientifica dell’ONA, la Dott.essa Melpignano.